UNA STORIA DI BASE SUL MIOCENE, APERTA, DA AGGIORNARE, CIOE’ DA ADEGUARE, CORREGGERE, REINTERPRETARE, NEL CORSO DEL TEMPO; ZONA DI POMARANCE-VOLTERRA; a cura del dott Piero Pistoia

DALLA CARTA STRATIGRAFICA INTERNAZIONALE (ICS)

I LINKS CHE SEGUONO RIMANDANO ALLA PRIMA BOZZA DELL’ARTICOLO DA COMPLETARE CON CALMA ED AGGIUSTARE NELLE FIGURE DA INSERIRE

Le due figure al termine dell’art.  sono state riprese dalle ‘Note illustrative della carta geologica d’Italia a cura del “servizio Geologico D’Italia”; zona Pomarance; Università di Siena; Coord. Lazzarotto –  L.A.C. Firenze 2002

In odt:

MIOCENEok

In pdf:

MIOCENEok

 

CHI E’ L’AUTORE (traccia): CURRICULUM DI PIERO PISTOIA

Piero Pistoia, diplomato negli anni ’50 presso il Liceo Classico Galileo Galilei di Pisa, è dottore in Scienze Geologiche con lode e, da borsista, ha lavorato e pubblicato presso l’Istituto di Geologia Nucleare di Pisa, misurando le età degli “strani” graniti associati alle ofioliti (1) e studiando i serbatoi di gas e vapori della zona di Larderello. Successivamente ha scritto almeno una cinquantina di articoli pubblicati a stampa, a taglio didattico-epistemologico, di cui circa la metà retribuiti secondo legge,  dagli editori Loescher, Torino, (rivista “La Ricerca”), La Scuola di Brescia (“Didattica delle Scienze”), a controllo accademico ed altri, affrontando svariati problemi su temi scientifici: dall’astrofisica all’informatica, dall’antropologia culturale all’evoluzione dell’uomo, dalla fisica alla matematica applicata e alla statistica, dalla geologia applicata al Neoautoctono toscano, dall’origine dell’Appennino alla storia delle ofioliti, alle mineralizzazioni delle antiche cave in Val di Cecina (in particolare su calcedonio, opale e magnesite) ecc..  En passant, ha scritto qualcosa anche sul rapporto Scienza e Poesia, sul perché la Poesia ‘vera’ ha vita infinita (per mere ragioni logiche o perché coglie l’archetipo evolutivo profondo dell’umanità?); ha scritto alcuni commenti a poesie riprese da antologie scolastiche e,  infine decine di ‘tentativi’ poetici senza pretese. Molti di tali lavori sono stati riportati su questo blog. (2)

NOTE

(1) L’età dei graniti delle Argille Scagliose, associati alle ofioliti, al tempo situate alla base della falda in movimento, corroborò sia l’ipotesi che esse fossero ‘strappate’ dal basamento ercinico durante i complessi  eventi che costruirono la catena appenninica, sia, indirettamente, rafforzò la teoria a falde si ricoprimento nell’orogenesi appenninica. Fu escluso così che il granito associato alle ofioliti non derivasse, almeno non in tutti i casi, da una cristallizzazione frazionata (serie di Bowen) da un magma basico od ultrabasico.

(2) Piero Pistoia ha superato concorsi abilitativi nazionali, al tempo fortemente selettivi (cioè non frequentò mai i ‘famigerati’ Corsi Abilitanti voluti dai sindacati!), per l’insegnamento in particolare nella Scuola Superiore per le seguenti discipline: Scienze Naturali, Chimica, Geografia, Merceologia, Agraria, FISICA e MATEMATICA. Le due ultime materie sono maiuscole per indicare che Piero Pistoia in esse, in tempi diversi, fu nominato in ruolo, scegliendo poi la FISICA, che insegnò praticamente per tutta la sua vita operativa.

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FESTA – FOLCLORE E CULTURA SIMBOLICA; lo scritto è a nome di due autori (Pazzagli A. – P. Pistoia); il dott. Piero Pistoia ha anche ricercato e curato la rivisitazione ed il trasferimento di esso su questo blog.

FESTA_FOLCLORE   in pdf :     FESTA_FOLCLORE

 

FESTA – FOLCLORE E CULTURA SIMBOLICA
Mo. Andrea Pazzagli – dott. Piero Pistoia

RIASSUNTO

Il presente lavoro è stato occasionato dagli spettacoli “ Da maggio a maggio” che ritornano periodicamente con le primavere nelle piazze dei nostri paesi. Esso intende recuperare i concetti culturali di festa e folclore attraverso un’analisi di tipo storico e con riferimenti antropologici. Da questa analisi è emersa la possibilità di un legame della festa e del folclore con la cultura attuale. Infine si forniscono almeno ipotesi di interventi operativi.

PARTE PRIMA

MONDO DELLA RETTA E DEL CIRCOLO: LA FESTA ED I MODELLI MITICI

La società industrializzata, caratterizzata da un procedre irreversibile, condizionato essenzialmente da una tecnica, che può crescere solo su se stessa con continuità, ignora pressoché completamente i grandi cicli naturali. L’artificiale uccide o, nel migliore dei casi, nasconde la visione del Naturale (per es., il cemento e la luce elettrica si frappongono fra l’uomo e le grandi ciclicità del Cielo e della Terra). Di fronte a questo mondo della linea retta sopravvive in angoli perduti o come residuo dentro la stessa società industrializzata, il mondo del circolo, le culture della ciclicità. In queste culture esiste una profonda rispondenza fra le caratteristiche antropologiche dell’uomo, sorto da un Cosmo regolato ciclicamente e il Cosmo medesimo. Tale rispondenza si sprigiona essenzialmente in occasione della festa che nelle società arcaiche si riconnette sempre al rapporto uomo-natura sia pure mediato dal rapporto uomo-uomo, cioè dalla Cultura.

Gli studiosi di antropologia ed etnologia vedono nelle feste infatti ben altro che l’odierna contrapposizione di “ tempo libero” e “tempo di lavoro”: la festa è sospensione di attività quotidiana, immissione in un tempo sacro ed immobile, destorificazione e ritorno alle origini e quindi di coinvolgimento diretto con la matrice cosmica comune.

Il diverso rapporto istituito con la natura della festa, trasforma radicalmente anche il rapporto fra gli umani. In questo mondo capovolto (Cocchiara) tutte le regole saltano, come accade presso gli Indiani pescatori Junok, citati da Erikson: l’avaro diventa prodigo, altre volte si disconoscono completamente le regole di castità; anche i ruoli sociali consueti vengono messi in discussione, come in due feste cicliche che hanno resistito fino ad oggi: il Carnevale ed il Maggio. Nel carnevale fino all’epoca moderna si infrangono liberamente da parte dei sudditi i privilegi e le protezioni dei membri della classe dirigente; nel Maggio si eleggono un”re” ed una “regina” del maggio ed i loro poteri sono accettati nella comunità per un intero mese.

L’interpretazione della festa data dagli studiosi può ricondurre a tre posizioni di fondo:

1 – Interpretazione “irrazionale” di Eliàde, secondo la quale la festa ciclica e arcaica attinge l’essenza cosmica.

2 – Interpretazione “culturale” di Jensen e Kereny, secondo la quale nella festa si colgono le implicazioni più profonde della vita di quella comunità: chi partecipa alla festa fa esperimento, erlebnis, diretto della base comune su cui si regge il gruppo.

3 – Interpretazione “funzionalistica” che suggerisce di vedere la festa anche in relazione alla necessità di superamento di problemi psicologici nascenti dall’intersecarsi dell’attività produttiva.

 

Nonostante le diversità di questi punti di vista, essi però concordano nel riconoscere alla festa le caratteristiche di un’occasione privilegiata per riconquistare l’unità profonda fra uomo e cosmo e , di qui, fra uomo e uomo, secondo moduli mitici, differenziati certo da cultura a cultura, ma tuttavia riconducibili ad una unità di esperienza e funzione.

Sul sentimento di unità e identità di gruppo, rivissuti o riconquistati nella festa, si fonderà poi il vario mondo delle relazioni umane da quella familiari a quelle economiche, collegate al principio antropologico a valenza evolutiva della spartizione del cibo, che danno luogo, in società più evolute, a manifestazioni, a loro volta partecipi dello spirito della festa, come la “fiera”. In questo contesto si potrebbero anche situare feste come i “Palii”, es., di Siena, Arezzo, Pomarance…, il “Gioco del Ponte” di Pisa…, che pur risalendo nella loro fenomenologia apparente a fatti storici precisi (e in questo somigliano alle feste religiose della Seconda Parte), rimandano però anch’esse ad esigenze antropologiche a valenza etologica (smorzare e ridurre a gioco simbolico, i conflitti inter-gruppo per il controllo del territorio).

 

PARTE SECONDA

MONDO DELLA RETTA E MONDO DEL CIRCOLO: LA FESTA NELLE GRANDI RELIGIONI

Il mondo della retta è il mondo di oggi, però le sue origini sono lontane. Come diceva Weber il disincanto e la razionalizzazione hanno cominciato a distruggere i miti molto prima dell’età moderna. Questa teoria trova esplicita conferma proprio nel caso della festa e in particolare del rapporto fra modello mitico arcaico e modello delle grandi religioni storiche (Buddismo, Ebraismo e Cristianesimo).

Le grandi religioni storiche anzitutto abbandonano il tema della interazione uomo-cosmo e le vicende naturali per sostituire loro l’evocazione di precisi fatti storici (Natale, Pasqua…) che sollevano la storia umana a storia di salvezza e respingono il linguaggio mitico. Quindi dal mito alla ragione, dal cielo alla storia. Naturalmente questo processo è differenziato da una religione storica all’altra Nel Buddismo infatti la struttura ciclica permane anche se connotata negativamente, come catena da interrompere; nell’Ebraismo e soprattutto nel Cristianesimo gli eventi si presentano secondo una direttrice rettilinea richiamata dalla parusia futura (finale trasformazione del mondo dopo il secondo avvento). Così alcune grandi religioni dischiudono le porte al mondo della retta, cioè all’Era Moderna. Per altre, specialmente all’origine, lo stesso Cristianesimo e tutt’altro che ignaro del grande valore intrinseco della festa ciclica e compie numerosi e significativi tentativi di recupero. La stessa festa del Natale recupera la precedente festa invernale pagana del Sole invitto (già dal solstizio invernale infatti il sole risale a spirale verso il Tropico, quasi a suggerire la rinascita sua e del Cosmo); anche nella Pasqua , festa tipicamente cristiana, c’è un recupero di temi ciclici del Dio che risorge con la Natura e dell’uovo come simbolo di fecondità. Questi aspetti, con il pathos naturalistico e lo stesso pathos mistico specifico delle feste religiose, centrato sul tema della rivelazione e della salvezza, si sono andati sempre più affievolendo nel corso dei secoli; è stato perso il senso della festa, del naturalistico e del sacro. Un poeta italiano alle soglie dell’era moderna, Giacomo Leopardi esprime la crescente incapacità dell’uomo contemporaneo a sentire e vivere la festa.

PARTE TERZA

MONDO DELLA RETTA E MONDO DEL CIRCOLO: LA MORTE DELLA FESTA NEL MONDO CONTEMPORANEO E NECESSITA’ DI UN RECUPERO

Il mondo contemporaneo si caratterizza per un radicale venir meno delle radici mitiche e religiose della festa. Da un lato la festa viene ridotta a mero tempo libero contrapposta, ma insieme uguale, per l’assenza della dimensione “libertà”, al tempo di lavoro; dall’altro lato la festa, ormai svuotata del suo significato, viene ad essere inglobata nell’economia e nella produzione, attraverso l’imposizione e l’esasperazione del consumo.

Sono sorte anche nuove feste legate ad eventi particolari della storia di una nazione, di un gruppo o di una classe (ricorrenze nazionali, celebrazione della resistenza, Primo Maggio…); talora queste feste, come il caso del Primo Maggio, hanno cercato anche di assumere in sé precedenti valori e tradizioni, ma in generale si può dire che tali feste moderne, come semplice assenza di lavoro e più recentemente in quello consumistico, non sono riuscite a recuperare il modulo mitico della festa originaria.

 

Anche altre occasioni come le “fiere”, un tempo ricche di significati simbolici (occasione di incontro fra gruppi, rivolto a favorire scambi esogamici, occasione di riconferma di tradizioni alimentari o di abbigliamento…), tendono , eccetto particolari situazioni di residui di civiltà contadine o montanare, a diventare sempre più occasione per l’acquisto di merce (dalla fiera al mercato). Anche nei Palii si assiste da una discontinuità di partecipazione fra i turisti che assistono ed i cittadini coinvolti nell’evento.

In questi ultimi anni si è assistito ad un tendenza al recupero delle tradizioni, forse dovuto agli effetti atomizzanti sulla società esercitati dalla cultura sempre più simbolica, dalla specializzazione e parcellizzazione crescente del lavoro industriale, nonché dal venir meno di numerose occasioni di scambio nella vita quotidiana. Questa tendenza si è espressa in modi molto vari, talora chiaramente distorti (come l’esasperazione del tipo sportivo per le squadre locali), tal altra strumentalizzati, come nelle feste di partito, altra ancora, certo in modo più genuino, nelle feste e sagre paesane o nella costituzione di gruppi per il recupero delle tradizione folcloristiche (canto del Maggio, Bruscelli; ricerche, anche stampate, su aspetti paesani pieni di ricordi e nostalgie…), ma tuttavia non recuperanti in generale la distanza fra cultura odierna e festa. Infatti, mentre la feste nelle società arcaiche e in quelle contadine più recenti (fino a pochi decenni fa) esplicitava e confermava un mito che a sua volta sostanziava la cultura, ora viene meno proprio questo legame; la discontinuità fra folclore e cultura( o per usare la terminologia gramsciana, fra folclore e storia) rimane profonda.

A questo livello si pongono con urgenza due problemi:

1 – E’ possibile un collegamento fra folclore e cultura?
2 – Se è possibile a quali condizioni?

Alcune correnti sociologiche sostengono l’impossibilità di ritrovare un legame fra la cultura attuale ed il folclore e ritengono quindi che il fenomeno della riscoperta del folclore sia solo sintomo di una sterile nostalgia, per altro ben comprensibile nelle condizioni di aridità e solitudine delle società tecnologicamente avanzate, che fra l’altro stimolano anche l’insorgere di fenomeni come l’interesse per la parapsicologia, l’astrologia, la magia nera.

A nostro avviso sono più accettabili altre posizioni della cultura contemporanea che affermano la possibilità, sia pure problematica, di ristabilire un rapporto fecondo fra folclore e cultura. Lo stesso Gramsci, anni addietro, intuiva tale necessità e possibilità e, anziché irridere illuministicamente alla cultura del popolo, ritenuta per altro insufficiente, ne ipotizzava tuttavia un recupero necessario ad una presa di coscienza, in vista dell’emancipazione del popolo stesso.

In contesto culturale assai diverso il grande antropologo Levi-Strauss distingue fra civiltà fredda e civiltà calda, intendendo col primo termine le società primitive di cacciatori-raccoglitori orientate ad un rapporto simbiotico e non distruttivo con la natura, e, col secondo termine, l’odierna civiltà tecnologica caratterizzata al contrario da un rapporto distruttivo e ad alta entropia con la realtà naturale;egli auspica e ritiene non impossibile che le civiltà calde possano, in qualche modo, assumere alcuni caratteri delle civiltà fredde e non è fuori luogo vedere, proprio in un ben inteso recupero culturale del folclore, una delle strade per tale necessaria integrazione.

Ritornando all’iniziale metafora del circolo e della retta, per altro sorretta da concezioni di carattere cosmologico, pare opportuno pensare ad una società in cui il circolo non si chiude mai completamente, aprendo con continuità a spostamenti lungo la retta (vedi figura), in tal modo le componenti del progresso e della stabilità non si oppongono, né si escludono, ma al contrario reciprocamente si completano. Viene formulata così una risposta positiva al primo interrogativo.

 

 

PARTE QUARTA

MONDO DELLA RETTA E MONDO DEL CIRCOLO: IPOTESI OPERATIVE

Circa i modi di rendere concreta la possibilità di recupero della festa alla cultura contemporanea, sembrano da respingere gli attuali tentativi che o ripetono il vecchio modulo della festa, diretto intenzionalmente da parte delle classi dirigenti ad esorcizzare e riassorbire conflitti e tensioni (De Masi, Europeo N°21 del 3 agosto 1981), oppure si riconducono ad essere semplice “Festa dell’oblio”, fine a se stessa, magari inserendosi nelle tendenze, oggi diffuse nei giovani, al disimpegno, al rifiuto politico, all’isolamento totale singolo o di gruppo nella droga o nel rock.

La strada da seguire è un’altra:

1° – In primo luogo si tratta di immettere il folclore nel circuito culturale attraverso una presa di coscienza colta dei valori intrinseci che la festa autentica ed il folclore recano in se stessi, consapevolezza da riportare poi al pubblico tramite esperimenti di drammatizzazione e teatralizzazione che che consentano la immedesimazione e la partecipazione emotiva degli spettatori, portati a rivivere così in forme mediate il loro folclore. Esperienza colta significa anche confrontare e così capire il proprio modo di vivere, nel folclore, fondamentali esperienze umane, col modo in cui le stesse sono vissute o celebrate in altre culture, anche molto lontano nel tempo e nello spazio, sottolineando in tale maniera la comune umanità che pervade le differenti tradizioni: è in questa fase che è colto esplicitamente il rapporto valorizzante fra folclore e scienza antropologica, possibile sapere disciplinare fra altri come Botanica, Zoologia, Fisica…), quindi fra folclore e cultura simbolica.

2° – In secondo luogo si può vedere nel recupero del folclore locale, la possibilità di far recuperare ad un gruppo le sue comuni radici quindi di ridarli un’identità che troppo spesso la società attuale tende a cancellare e gettare nell’oblio. Ci riferiamo ad esperienze che a noi paiono esemplari in tal senso, nei nostri paesi spesso le autorità sociali (Assessori della cultura e dell’istruzione, Commissioni alla cultura…) attivano, usando strutture presenti come Filarmoniche, Filodrammatiche ed altro se disponibile, per, es., spettacoli che si riferiscono al folclore coinvolgendo di solito interi paesi. Così la solidarietà di gruppo, caratteristica, almeno in passato, delle nostre popolazioni si trova spesso amplificata per es., nelle diverse versioni del “Maggio” tramandate oralmente per generazioni: si leggono spesso strofe che indicano la buona disponibilità verso l’ospite, lo straniero che bussa alla porta del podere; al tempo si aprivano le cantine si imbandiva la tavolata in allegria (“Quando andate giù in cantina / fate il giro alla rotonda / e prendete la meglio forma / della tavola su in cima” ovvero “Quando andate a quel prosciutto / e prendete quel coltello / e tagliate il cordicello / affettaticelo tutto”). Rimane qui l’immagine di una società contadina resa peraltro tanto disponibile all’ospite anche dalla diffusa abitudine alla caccia di gruppo, grandemente sviluppata anche oggi (si pensi alle cacciate al cinghiale nelle macchie della Carline, di Monte Castelli, di Sant’Ippolito, della Trossa, della Casa…) e dalla relativa cultura (divisione del cibo…), nonché dalle caratteristiche territoriali della zona, con poderi molto isolati, in cui si aspettava con ansia l’arrivo del forestiero in vista di scambi di oggetti, esperienze, legami affettivi (esogamia).

3° – Infine si nota una forte connessione fra recupero del folclore da una parte e cultura ed educazione ecologica dall’altra; la natura o più precisamente una natura ben più ricca di quella attuale, un ambiente non ancora degradato, sono protagonisti dei canti di Maggio e di altri momenti del folclore: le “bubbolelle” e gli “allori spontanei” sono quasi scomparsi dalla Val di Cecina, i prati inaridiscono sotto gli zoccoli delle pecore o sfruttati fino all’inverosimile dai seminati intensivamente condotti e dalle monoculture, solo i margini dell’asfalto sono ancora accessibili e gli stessi fiori di maggio si sono ritirati in rare stazioni (si pensi ai “tromboni”, alla “ruta”, alla “camomilla”…); è diventata esperienza privilegiata riuscire ad ascoltare il gaio, dolce e articolato canto dell’usignolo o rivedere il frizzante giallo del cardellino (quanti ne sono consapevoli?): “E’ tornata la bubbolella / a far nido in su pe’ prati / come fan l’innamorati /quando vanno dalla bella” ovvero “Su per Cecina e per l’Era / son fioriti già l’allori / cardellini e rosignoli / cantan ben la primavera”. E’ riascoltando questi versi che non solo si ha nozione nostalgica di un mondo che ormai sta scomparendo, ma si riceve forse l’impulso potente al rispetto dell’ambiente naturale in ogni suo componente.

 

LE DUE SCULTURE DI INIZIO GIUGNO 2017 della scultore Roberto Marmelli

 

NDC – Piero Pistoia

Per dare senso culturale alle foto delle tue sculture dense di significato sarebbe opportuno un minimo di interpretazione sulle idee guida, sugli stili e sulle dimensioni. Segue un primo intervento dello scultore in tal senso.

 

 

Per vedere la comunicazione cliccare sul link sotto:

TORSO_Marmelli

Ovvero leggere di seguito:

20° Concorso Nazionale di pittura – scultura – grafica CITTA’ DI RIPARBELLA

Verbale della Commissione Esaminatrice
Il giorno 20 giugno 2017, alle ore 16,00, a Riparbella, nella sede della Pro Loco, si è riunita la Commissione Esaminatrice del 20° Concorso Nazionale di pittura – scultura – grafica CITTA’ DI RIPARBELLA per esaminare e valutare le opere partecipanti al concorso.
La commissione composta dai Signori Monica Meini, Umberto Cazzuola, Serena Baroncini e Patrizia Scapin è presieduta dal Signor Renzo Meini, presidente e fondatore del Concorso Nazionale di pittura – scultura – grafica CITTA’ DI RIPARBELLA.
I componenti della commissione esaminatrice ringraziano tutti gli artisti che hanno aderito alla selezione presentando le proprie opere nelle varie sezioni in cui è strutturato il premio ed esprimono la più ampia soddisfazione per i risultati raggiunti.
In seguito ad una approfondita valutazione delle opere, la commissione, a suo insindacabile giudizio, esprime i seguenti risultati:

Secondo premio sezione scultura: opera n.15 – ROBERTO MARMELLI
Il torso mirabilmente lavorato in pietra locale è modellato nel rispetto della pietra stessa e si presenta quasi come un reperto archeologico, un oggetto proveniente dall’antichità. Profondo è il rimando evocativo non solo all’archeologia ma all’uomo stesso quando viene privato delle sue capacità.

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VERGINE MADRE

CONDOTTIERO

L’UOMO, LA BESTIA E L’ALBERO, Pensieri difformi; a cura del dott. Piero Pistoia; intermezzo: due poesie di L.. Nardi di riferimento

ANCORA DA PRECISARE……

 

DA INTEGRARE E PRECISARE….

UNO ZIBALDONE DI BREVI RIFLESSIONI (democrazia, addomesticamento, anything goes, evoluzione, felicità e piacere (Bookchin) ed altro) SU CUI MEDITARE, a cura del dott. Piero Pistoia

 

ERRATA CORRIGE – Alcuni di questi frammenti sono stati trasferiti da alcuni numeri de ‘Il sillabario’ cartaceo  di cui Piero Pistoia era direttore culturale; oggi esso è promotore insieme ad altri e, di fatto solo per necessità (pro bono), esercita la funzione non ufficiale di coordinatore. Così la scrittura ‘Direttore culturale’ in questo post, va sostituita con ‘Coordinatore’ (NDC).

ECCLESIASTE (9,11 – 12)

UNO ZIBALDONE DI RIFLESSIONI SU CUI MEDITARE

N.B. – La bibliografia a nome di Piero Pistoia può essere cercata su questo blog

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A cura del dott. Piero Pistoia

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UN PENSIERO SULLA COSTRUZIONE DELLA CONOSCENZA (NDC)

La conoscenza non si costruisce per tentativi ed errori, ma per ‘tentativi creativi’ ed errori, che un einfunlung specifico attiva, trasformando un ambiente ‘caotico’ in uno ‘stocastico’ (da greco stocàzomai =tirare una freccia con l’arco su un bersaglio). Si tratta però di una “creatività”  da “dentro” e non da “fuori”! Creatività che partecipa  anche degli eventi della memoria biologica – astrologica (forse) (dalla pietra, alla pianticella spontanea all’albero della macchia, dall’acqua, all’aria, alla terra: eventi della vita che suggeriscono ipotesi per la vita),  oltre alla memoria culturale in stadi successivi, che spiegano un fitting che migliora sempre più nel futuro, richiamato da un matching regolativo foggiato dal marasma evolutivo.

Piero Pistoia

LA DANZA DI SHIVA (NDC)

Dietro la danza di Shiva non c’è solo la fine, la morte termodinamica, ma anche l’inizio. La distruzione ha significato evolutivo, nel senso che alla fine di essa si aprono alla vita nuove possibilità; riecheggia anche qui il concetto di enantiodromia eraclitea (vedere il post su questo blog). Solo se tali possibilità saranno inibite da un intervento esterno (per es., da quello umano) si ha l’estinzione definitiva!

La danza cosmica di Shiva, la dea della distruzione/creazione dell’Olimpo che sopravvive, con la compagna binaria del sole, sembra perturbi, attraversando la nebulosa di Hoote, le traiettorie delle comete che ‘piovono intorno alla terra. Così sembra infatti che la compagna binaria del sole passi ogni 26-28 milioni di anni, nei dintorni della nebulosa origine delle comete, venendo a controllare la vita e la morte sul nostro pianeta. Per questo qualcuno chiamò appunto Shiva la ‘gemella del sole.

Piero Pistoia

UN PENSIERO AZZARDATO, UNA “CAZZATELLA”  SUL NOUMENO

Certe proposizioni qualitative-descrittive pur sperimentali ‘lette’ dall’occhio umano, non si modificano aumentando la precisione dello strumento. Così sembra che le proposizioni che attengono ai cambiamenti in valore o intensità di molte grandezze, per es. l’altezza di oggetti, la loro posizione, la loro velocità…;  le affermazioni del tipo “questi oggetti A e B hanno  altezze diverse”, o “Questi oggetti A e B sono in posizioni diverse,; A e più vicino a me di B…”, o “A va più veloce di B”….Un essere capace di vedere il Noumeno non percepirebbe la stessa cosa? Allora, se fosse così, noi non dovremmo percepire qualcosa del Noumeno, cioè una parte di esso, indipendentemente dal significato intrinseco di A e B e dello spazio in cui sono situati?

Piero Pistoia

M. BOOKCHIN: SULLA FELICITA’ ED IL PIACERE

Vittorio Pedrinazzi

RADIAZIONE SOLARE: UNA LEZIONE INTRODUTTIVA SUL BILANCIO TERMICO NELLA ATMOSFERA del dott. Piero Pistoia

Per leggere una traccia del curriculum dell’autore cliccare su:

PIERO PISTOIA CURRICULUM2

PREMESSA

In questa lezione propedeutica si forniscono le nozioni di base per affrontare lo studio del Bilancio Termico nell’atmosfera, in particolare nella troposfera; questa prima parte può essere considerata una premessa necessaria a qualsiasi “discorso” per continuare a razionalizzare questo argomento, sia, nel caso più auspicabile,  di un aggiornamento personale successivo (autoaggiornamento), sia per comprendere ed assimilare,  una eventuale seconda parte, se andrà in porto, ancora da scrivere, ma in progetto.

Per leggere l’articolo in PDF cliccare sul link che segue, altrimenti leggere in successione:

BILANCIO_TERMICO_ ATM0001

DA CONTROLLARE E CONTINUARE CON PRECISAZIONI ED INTERMEZZI…..

MENTE E SOCIETA’ SONO DISTANTI DA BIOLOGIA E NATURA; una multimetodologia educatica; dott. Piero Pistoia

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MENTE E SOCIETA’

PUR OGGETTI COMPLESSI, SONO DISTANTI DA BIOLOGIA E  NATURA

Una multimetodologia educativa

Riflessioni del dott. Piero Pistoia

  • Insegnare per formare menti ‘adatte’ è un procedimento certamente non lineare che si applica a situazioni molto complesse. L’evoluzione della mente e della conoscenza al suo ‘interno’, si configura come l’evoluzione di un sistema estremamente complesso, fortemente sensibile alle azioni esterne e quindi scarsamente prevedibile. Dall’altra parte la stessa società è controllata da equazioni non lineari e perciò soggetta a divergenze esponenziali, diventando sempre più difficile omologare cittadini adatti alle società del futuro.

    L’oggetto mente/cervello per la sua possibilità di gestire quantità enormi di simboli in continua interazione con la super-sfera del Terzo Mondo popperiano, comporta per il soggetto umano dover gestire un estremo intreccio di algoritmi assai più libero, indeterminato ed arbitrario di qualsiasi altra specie (I. Illich). Ciò, obnubilata la possibilità di una percezione immediata ed univoca dei segni della Natura, conduce ad un mondo a-biologico la cui appartenenza al mondo naturale diventa un requisito nullo o trascurabile (la mente, ragione-intelletto, è lontana dalla biologia e dalla Natura). Sembra allora che solo il sistema inconscio, connotato dall’evoluzione, rimanga a difendere ancora l’appartenenza alla logica del vivente e se vogliamo valorizzare l’aspetto biologico e naturale dell’uomo, dobbiamo renderci consapevoli anche, in termini educativi, delle dinamiche sottese ai processi istintivi e archetipici. Lavorare nel simbolico porta ad una situazione a-biologica lontana dalla Natura. Si perdono i nessi con le cose dell’Universo e le intuizioni su come l’Universo funzioni e come curarlo e prevederne l’evoluzione (perdita del senso ecologico profondo). Ne deriva la probabilità che le argomentazioni razionali, i progetti scientifici, le elaborazioni logiche … non riescano ad indovinare il mondo. Riscopriamo la biologia dell’uomo ed i nessi nella memoria biologica, sollecitando gli archetipi ed usando come catalizzatori il rito ed il magico!

  • Si propone allora in sede didattica una metodologia multi-centrica e multi-direzionale che, per la stessa disciplina preveda un’azione educativa che si esplichi in vari modi e secondo vari metodi. Lo stesso metodo che da poco sta presentando anche in Italia una maggiore diffusione consapevole – che vede il razionalismo critico popperiano come sua base teorica -(ironia della sorte!) non sarà produttivo a lungo, dovendosi favorire ‘un metodo senza metodo’, un modo libero ed anarchico, anche se geniale e creativo, di intervenire sul mondo, “di inventare modelli di interpretazione anche fantasiosi, vere opere d’arte, per ‘rileggere’ il dato sperimentale e ‘costruire’ nuovi fatti e nuove informazioni al fine di formulare idee non precostituite nelle scienze, nella storia, nella letteratura e nella vita”. Il fatto didattico ed educativo non deve prevedere processi lineari e ‘precostituiti’ – programmare a più vie? – che condurrebbero sempre, anche nel migliore dei casi, alla “banalizzazione” del contenuto e della mente (J. Foerster in Manghi), né gli inputs devono condurre all’ “esattezza”, ma alla “complessità”: le idee trasmesse non sono da proporre come “informazioni” ma come “perturbazioni”. Le prove scolastiche tradizionali più che un mezzo per misurare il grado di conoscenza, in questa ottica, si ridurrebbero ad un mezzo per misurare il grado di “banalizzazione”! Chi ha successo nella scuola tradizionale avrebbe subìto un insegnamento banalizzante e per questo prevedibile; un punteggio massimo significherebbe perfetta banalizzazione, studente perfettamente prevedibile e quindi ben accetto nella società, che ammettiamo abbia esigenze indipendenti dal tempo. Esso non sarà fonte di sorprese né di problemi, ma solo finché si manterrà lo Statu Quo, cosa poco probabile in un fermento attivo come nell’attuale processo iperbolico del progresso.

    Riportiamo dal post pubblicato in questo blog “L’intelligenza, la motivazione, la scuola ed il ruolo dell’insegnante” a firma della docente Gabriella Scarciglia, il frammento seguente che precisa la precedente riflessione .

  • <<… ‘Il tempo della lezione’ non deve essere tradizionalmente diviso in tempo di spiegazione davanti ad una classe muta ed in tempo di interrogazione in cui parla un solo alunno. Anche la lezione deve presentare quell’aspetto multidirezionale sempre efficace in situazione non lineare; momenti di spiegazione e interrogazione si alternino con interventi di tutta la classe; il contenuta da spiegare si costruisce così insieme e gli elementi della classe si muovono come in una palestra, ognuno farà il proprio esercizio, partecipando alla costruzione del sapere …. In queste condizioni la comunicazione insegnativa perturba l’atmosfera della classe, creando ansia e tensione, le molle dell’apprendere. E’ la perturbazione l’elemento critico che scuote lo Statu quo ed il precostituito, fino a proporre alternative e nuovi punti di vista sui vari campi del sapere.

    La costruzione della conoscenza sarà guidata da una multimetodologia che dal metodo mnemonico tradizionale, attraverso l’uso dei processi induttivi, pur ‘deboli’, (dai fatti alle idee) e dei ‘potenti’ processi deduttivi (dalle idee ai fatti), passi al “metodo senza metodo”, al modo libero ed anarchico di intervenire sul mondo, di inventare modelli di interpretazione anche fantasiosi, per ‘rileggere’ il dato sperimentale e costruire nuovi fatti e nuove informazioni. Si propongono così nuovi giochi linguistici, si ‘costruiscono’ opere d’arte dalla poesia , dalla pittura-scultura, fino ad idee non precostituite, né fino ad allora conosciute, nella scienza, nella storia e nella vita. Una buona banca-dati di tutti i tipi, anche più strani, per non iniziare sempre daccapo, verrà certamente fornita dai pensieri degli uomini del passato, anche il più lontano e non solo degli uomini (la stessa etologia potrebbe fornire stimoli creativi), che, pur riempiendo l’Universo di ‘posti’ e ‘oggetti’ mistici e strani, non sono da ritenersi meno geniali e affidabili dei nostri migliori ‘maghi’ (nella accezione letterale del termine) della scienza. Alimentiamo l’immaginazione e la creatività fuori norma, insieme al solito metodo logico-razionale pur freddo, amorale, scarsamente naturale (si pensi ai danni irreversibili che ha provocato al mondo non solo animale) e difficilmente coinvolgente, che funziona solo nel semplice, nell’artificiale e nel ‘vicino tempo-spazio’ e a volte nemmeno in queste circostanze, se ci imbattiamo in una ‘turbolenza’ e ciò capita sempre più spesso. Ma “ammorbidiamo” e “riscaldiamo” questo metodo. Inseriamo ai vari stadi del ‘curricolo a spirale’ proposti da Bruner (ai ‘primi’ passi’, ai ‘passaggi di transizione’, ma anche alla ‘comprensione finale’), le idee da apprendere da storie e narrazioni, come suggerisce la Storia della Scienza, se è vero che “si può falsificare una quantità spaventosa di ipotesi senza demolire la teoria in base a cui sono state formulate (Bruner 1997, pag136; “La cultura dell’educazione”, Feltrinelli)”, contro i falsificazionisti ingenui e che nei “cambiamenti di paradigma”si scoprono improvvisi stati intenzionali ed osservazioni da specifici punti di vista aprendo la scienza alla Narrazione ed alla Interpretazione. La Scienza e la Matematica condividono la fallibilità di tutti i tentativi umani, perché umana è la conoscenza, frammista ai nostri errori, ai nostri pregiudizi, ai nostri sogni, alle nostre speranze (K. Popper 1998, pag. 135 e pag.119;”Scienza e filosofia” CDE) dai quali è impossibile liberarci>>.