L’INNO DI GOFFREDO MAMELI, CANTO DEGLI ITALIANI del generale Dario ORRU’, breve commento dell’insegnante G. Scarciglia e ultima e definitiva notizia sull’inno

 

Per leggere l’articolo del gen. Orrù cliccare sul link sotto:

GOFFREDO MAMELI

(Articolo trasferito da “La Comunita’ di Pomarance, 01-2017”)

BREVE RIFLESSIONE IMPULSIVA ALLA LETTURA DELL’ARTICOLO DI DARIO ORRU’

di Gabriella Scarciglia, insegnante

Nonostante le svariate critiche che si sono lette sull’Inno di Mameli che hanno ritardato nel tempo (almeno 70 anni dalla decisione del Consiglio dei ministri dell’ ottobre 1946 di adottarlo come inno nazionale e almeno 170 da quando fu scritto) la sua definitiva approvazione – es., a) la lotta delle ‘Carbonerie’ condotta, almeno all’inizio, da una élite borghese e non da un popolo consapevole, affamato ed oppresso, b) le critiche sulla musica dell’inno, che può non avere lo spessore di una romanza verdiana, nascendo, però, insieme alle sue parole, da chi di fatto, senza mediazioni o ammaestramenti, dette la vita per l’ideale di unità e indipendenza, c)… ed altro – tale inno è in ogni caso degno di rispetto e di memoria, e per il suo contenuto storico e per l’ emozione e passione che riesce a trasferire, il collante, da sempre, perché la comunicazione culturale diventi anche biologia (insegnamento in apprendimento).

Ho avuto infatti recentemente l’occasione di leggere il coinvolgente articolo di Orrù sull’inno nazionale d’Italia, la sua storia ed i suoi significati profondi che quasi nessuno conosceva. Sono rimasta impressionata, anch’io ero fra coloro che conoscevano poco l’inno e ancor meno i ‘densi’ riferimenti storici in esso contenuti tradotti spesso in versi ‘caldi ‘, come “Son giunchi che piegan/le spade vendute”, o “Ogni uom di Ferruccio/ha il core e la mano”, od ‘aspri ‘ come quelli riferiti alla Polonia ed agli intrecci storici col nostro paese, ecc.

Infine condivido con Orrù l’idea che le scuole, gli insegnanti dovrebbero davvero impegnarsi nel far conoscere l’inno nazionale con tutte le implicazioni storiche ed i loro significati in esso contenuti per favorire negli studenti la consapevolezza profonda della nostra storia rivisitata nell’inno per condividerla e la comprensione che una storia ‘sentita’ comune e condivisa è ciò che può rendere gente un popolo, un popolo unito!

L’inno di Mameli è l’inno che portavano morendo nella testa e nel cuore coloro che sacrificarono la vita per realizzare l’Unità d’Italia! nel bene e nel male.

Non è fuori luogo ricordare l’ultima quartina del carme “Dei Sepolcri” di Ugo Foscolo:

E tu onore di pianti, Ettore, avrai
ove sia santo e  lagrimato il sangue
per la patria versato, e finché il Sole
risplenderà su le sciagure umane.

ULTIMA ED DEFINITIVA INFORMAZIONE 

Come riportato ne Il TIRRENO di giovedì 16 novembre 2017, finalmente dopo 71 anni di provvisorietà, l’Inno di Mameli o meglio “Il Canto degli Italiani” diventa ufficialmente l’inno della Repubblica italiana.

“La Repubblica riconosce il testo del “Canto degli Italiani” di Goffredo Mameli e lo spartito musicale originale di Michele Novaro come proprio inno nazionale”.

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LA POESIA ARCANA DEL POETA VOLTERRANO MARCELLO VANZI con intermezzo

INTERMEZZO: pittura di  Gabriella Scarciglia

MEMORIA DI PAESE

Ho riudito l’uccello piumato dei monti
librarsi davanti alle cattedrali di castagni
in questo silenzio universale di ricordo –
passaggio di un tempo felice di equinozi
quando tu – mia cara – accompagnavi
la mia trepida attesa sulle sponde
di questo paese appenninico –
e le acque dei torrenti scendevano
caste da altitudini polverose
e non c’era pensiero di morte
nei nostri occhi innamorati.
Ho riudito il passo della volpe
avvicinarsi nel brivido degli abeti –
anche allora parlavamo del rifugio
nelle sere di montagna – quando
i greggi transitavano da nord
e baciava il cielo le case del paese
con quelle ombre lunghe dietro Villa Ada
e silente il pensiero cadeva in spazi d’erbe.
Ora si torna nel perimetro sentimentale
più curvi – senza il fascino più di quelle attese –
ora i boschi ed i monti hanno il colore
crudele ed esangue delle cose perdute –
ora il paese conduce le sue gemme in questa estate –
non più pastori a chiamare crepuscoli
non più le onde degli antichi abbracci –
andiamo cara – nel vortice esasperato
di giorni ed albe lunari – nostro dolce paese – addio

(Marcello Vanzi)

(Marcello Vanzi)

MENTE E SOCIETA’ SONO DISTANTI DA BIOLOGIA E NATURA; una multimetodologia educatica; dott. Piero Pistoia

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MENTE E SOCIETA’

PUR OGGETTI COMPLESSI, SONO DISTANTI DA BIOLOGIA E  NATURA

Una multimetodologia educativa

Riflessioni del dott. Piero Pistoia

  • Insegnare per formare menti ‘adatte’ è un procedimento certamente non lineare che si applica a situazioni molto complesse. L’evoluzione della mente e della conoscenza al suo ‘interno’, si configura come l’evoluzione di un sistema estremamente complesso, fortemente sensibile alle azioni esterne e quindi scarsamente prevedibile. Dall’altra parte la stessa società è controllata da equazioni non lineari e perciò soggetta a divergenze esponenziali, diventando sempre più difficile omologare cittadini adatti alle società del futuro.

    L’oggetto mente/cervello per la sua possibilità di gestire quantità enormi di simboli in continua interazione con la super-sfera del Terzo Mondo popperiano, comporta per il soggetto umano dover gestire un estremo intreccio di algoritmi assai più libero, indeterminato ed arbitrario di qualsiasi altra specie (I. Illich). Ciò, obnubilata la possibilità di una percezione immediata ed univoca dei segni della Natura, conduce ad un mondo a-biologico la cui appartenenza al mondo naturale diventa un requisito nullo o trascurabile (la mente, ragione-intelletto, è lontana dalla biologia e dalla Natura). Sembra allora che solo il sistema inconscio, connotato dall’evoluzione, rimanga a difendere ancora l’appartenenza alla logica del vivente e se vogliamo valorizzare l’aspetto biologico e naturale dell’uomo, dobbiamo renderci consapevoli anche, in termini educativi, delle dinamiche sottese ai processi istintivi e archetipici. Lavorare nel simbolico porta ad una situazione a-biologica lontana dalla Natura. Si perdono i nessi con le cose dell’Universo e le intuizioni su come l’Universo funzioni e come curarlo e prevederne l’evoluzione (perdita del senso ecologico profondo). Ne deriva la probabilità che le argomentazioni razionali, i progetti scientifici, le elaborazioni logiche … non riescano ad indovinare il mondo. Riscopriamo la biologia dell’uomo ed i nessi nella memoria biologica, sollecitando gli archetipi ed usando come catalizzatori il rito ed il magico!

  • Si propone allora in sede didattica una metodologia multi-centrica e multi-direzionale che, per la stessa disciplina preveda un’azione educativa che si esplichi in vari modi e secondo vari metodi. Lo stesso metodo che da poco sta presentando anche in Italia una maggiore diffusione consapevole – che vede il razionalismo critico popperiano come sua base teorica -(ironia della sorte!) non sarà produttivo a lungo, dovendosi favorire ‘un metodo senza metodo’, un modo libero ed anarchico, anche se geniale e creativo, di intervenire sul mondo, “di inventare modelli di interpretazione anche fantasiosi, vere opere d’arte, per ‘rileggere’ il dato sperimentale e ‘costruire’ nuovi fatti e nuove informazioni al fine di formulare idee non precostituite nelle scienze, nella storia, nella letteratura e nella vita”. Il fatto didattico ed educativo non deve prevedere processi lineari e ‘precostituiti’ – programmare a più vie? – che condurrebbero sempre, anche nel migliore dei casi, alla “banalizzazione” del contenuto e della mente (J. Foerster in Manghi), né gli inputs devono condurre all’ “esattezza”, ma alla “complessità”: le idee trasmesse non sono da proporre come “informazioni” ma come “perturbazioni”. Le prove scolastiche tradizionali più che un mezzo per misurare il grado di conoscenza, in questa ottica, si ridurrebbero ad un mezzo per misurare il grado di “banalizzazione”! Chi ha successo nella scuola tradizionale avrebbe subìto un insegnamento banalizzante e per questo prevedibile; un punteggio massimo significherebbe perfetta banalizzazione, studente perfettamente prevedibile e quindi ben accetto nella società, che ammettiamo abbia esigenze indipendenti dal tempo. Esso non sarà fonte di sorprese né di problemi, ma solo finché si manterrà lo Statu Quo, cosa poco probabile in un fermento attivo come nell’attuale processo iperbolico del progresso.

    Riportiamo dal post pubblicato in questo blog “L’intelligenza, la motivazione, la scuola ed il ruolo dell’insegnante” a firma della docente Gabriella Scarciglia, il frammento seguente che precisa la precedente riflessione .

  • <<… ‘Il tempo della lezione’ non deve essere tradizionalmente diviso in tempo di spiegazione davanti ad una classe muta ed in tempo di interrogazione in cui parla un solo alunno. Anche la lezione deve presentare quell’aspetto multidirezionale sempre efficace in situazione non lineare; momenti di spiegazione e interrogazione si alternino con interventi di tutta la classe; il contenuta da spiegare si costruisce così insieme e gli elementi della classe si muovono come in una palestra, ognuno farà il proprio esercizio, partecipando alla costruzione del sapere …. In queste condizioni la comunicazione insegnativa perturba l’atmosfera della classe, creando ansia e tensione, le molle dell’apprendere. E’ la perturbazione l’elemento critico che scuote lo Statu quo ed il precostituito, fino a proporre alternative e nuovi punti di vista sui vari campi del sapere.

    La costruzione della conoscenza sarà guidata da una multimetodologia che dal metodo mnemonico tradizionale, attraverso l’uso dei processi induttivi, pur ‘deboli’, (dai fatti alle idee) e dei ‘potenti’ processi deduttivi (dalle idee ai fatti), passi al “metodo senza metodo”, al modo libero ed anarchico di intervenire sul mondo, di inventare modelli di interpretazione anche fantasiosi, per ‘rileggere’ il dato sperimentale e costruire nuovi fatti e nuove informazioni. Si propongono così nuovi giochi linguistici, si ‘costruiscono’ opere d’arte dalla poesia , dalla pittura-scultura, fino ad idee non precostituite, né fino ad allora conosciute, nella scienza, nella storia e nella vita. Una buona banca-dati di tutti i tipi, anche più strani, per non iniziare sempre daccapo, verrà certamente fornita dai pensieri degli uomini del passato, anche il più lontano e non solo degli uomini (la stessa etologia potrebbe fornire stimoli creativi), che, pur riempiendo l’Universo di ‘posti’ e ‘oggetti’ mistici e strani, non sono da ritenersi meno geniali e affidabili dei nostri migliori ‘maghi’ (nella accezione letterale del termine) della scienza. Alimentiamo l’immaginazione e la creatività fuori norma, insieme al solito metodo logico-razionale pur freddo, amorale, scarsamente naturale (si pensi ai danni irreversibili che ha provocato al mondo non solo animale) e difficilmente coinvolgente, che funziona solo nel semplice, nell’artificiale e nel ‘vicino tempo-spazio’ e a volte nemmeno in queste circostanze, se ci imbattiamo in una ‘turbolenza’ e ciò capita sempre più spesso. Ma “ammorbidiamo” e “riscaldiamo” questo metodo. Inseriamo ai vari stadi del ‘curricolo a spirale’ proposti da Bruner (ai ‘primi’ passi’, ai ‘passaggi di transizione’, ma anche alla ‘comprensione finale’), le idee da apprendere da storie e narrazioni, come suggerisce la Storia della Scienza, se è vero che “si può falsificare una quantità spaventosa di ipotesi senza demolire la teoria in base a cui sono state formulate (Bruner 1997, pag136; “La cultura dell’educazione”, Feltrinelli)”, contro i falsificazionisti ingenui e che nei “cambiamenti di paradigma”si scoprono improvvisi stati intenzionali ed osservazioni da specifici punti di vista aprendo la scienza alla Narrazione ed alla Interpretazione. La Scienza e la Matematica condividono la fallibilità di tutti i tentativi umani, perché umana è la conoscenza, frammista ai nostri errori, ai nostri pregiudizi, ai nostri sogni, alle nostre speranze (K. Popper 1998, pag. 135 e pag.119;”Scienza e filosofia” CDE) dai quali è impossibile liberarci>>.

CONCETTO DI ENANTIODROMIA ERACLITEA E SUE IMPLICAZIONI SOCIALI del dott. Piero Pistoia e Gabriella Scarciglia

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Una breve poesia di A. Machado come intermezzo.

RIPROPONIAMO ALL’ATTENZIONE QUESTO ARTICOLO IN UN LINK  PER ‘PERTURBARE’, TRAMITE I ‘SEMI’ DEL DUBBIO, IL PENSIERO DI MANICHEI E SICURI DI SE’,  CHE ‘SPARATORI’ DI GIUDIZZI A VENTAGLIO DALLE LORO CERTEZZE, RISCHIANO DI NON VEDERE LONTANO.

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LA DELICATA PITTURA DI ELENA DELLO SBARBA, a cura di Gabriella Scarciglia, post aperto

POST in costruzione

Il primo commento e qualche immagine sono ripresi dall’inserto  Il Sillabario

BREVE COMMENTO SU FIGURE  E  SCHIZZI DELICATI DI ELENA DELLO SBARBA

Il motivo floreale è quello prevalente nella ricerca stilistica dell’artista. I disegni sono realizzati con un tratto sicuro, rapido, che, attraverso l’apporto di colore non materico, diffondono l’impressione di freschezza e vivacità. Determinante al raggiungimento di questo obbiettivo sono le scelte compiute dalla pittrice sulle tecniche usate; colori acquerellati abbondantemente diluiti che costituiscono gli elementi tipici della espressione poetica dell’artista. Le figure, invece, decorate nelle parti interne, fortemente stilizzate, fanno pensare alla pittura degli antichi egizi. In questi disegni, modernità e antichità si fondono insieme in armonia.

IL CRITICO D’ARTE

COMMENTO ALLE ‘MARGHERITE CENTRIFUGHE’, dott. Paolo Fidanzi

Evidente la citazione di MIRO’. A parte il taglio netto del disegno,interessante la sovrapposizione del colore poco accademica e molto emotiva.Quindi più poetica ed elegante. Il lavoro con i fiori – margherita – quei petali a stella molto centrifughi accentuano la linea di fuga del colore e della luce e ricordano, non ripetono, le geometrie kandinskyane. Molto bella l’apertura umile del lavoro – bozza ancora da riempire di colore. Quelle macchie sfocate, ombre di un’eventuale perfezione di contenuto e d’intento realizzativo dell’artista, toccano corde emotive profonde.

Dott. Paolo Fidanzi

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PROBABILI NUOVE TENDENZE DI QUESTA PITTURA

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L’IMMAGINE CHE SEGUE,  “DECORATA NELLE SUE PARTI INTERNE”,  E’ UNA DELLE PIU’ BELLE.

QUANDO RIUSCIRO’ A TROVARE L’ORIGINALE A COLORI LA SOSTITRUIRO’

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P. Fidanzi dice:
Evidente la citazione di MIR0′. A parte il taglio netto del disegno, interessante la sovrapposizione del colore poco accademica e molto emotiva. Quindi più poetica ed elegante. Il lavoro con i fiori -margherita-quei petali a stella molto centrifughi accentuano la linea di fuga del colore e della luce e ricordano, non ripetono, le geometrie kandinskyane. Molto bella l’apertura umile del lavoro -bozza ancora da riempire di colore. Quelle macchie sfocate, ombre di un’ eventuale perfezione di contenuto e d’intento realizzativo dell’artista, toccano corde emotive profonde.

Dott. Paolo Fidanzi

ESEMPI DI ANALISI STATISTICA APPLICATA: LA ‘CERCA’ DI UNICORNI del dott. Piero Pistoia; intermezzi pitture di Gabriella Scarciglia

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   DATA DI NASCITA E FASI

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INTERMEZZI: LE TRE “LUNE” DI GABRIELLA SCARCIGLIA

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PRIMA LUNA

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SECONDA LUNA

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TERZA LUNA
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PIERO PISTOIA CURRICULUM:

PIERO PISTOIA CURRICULUMOK