TEMA SCOLASTICO”PIETRE DI INCIAMPO” svolto dalla studentessa Giulia Porcinai

TITOLO DEL TEMA

PIETRE D’INCIAMPO: infòrmati su cosa siano le “pietre d’inciampo” dell’artista tedesco G. Demning e approfondisci l’argomento in modo da riflettere sul contributo che in questo caso specifico l’Arte fa ad alcune vittime incolpevoli della Storia.

Un uomo è dimenticato solo se è dimenticato il suo nome. Le pietre d’inciampo, creazioni dell’artista tedesco Gunter Demnig, sono segni che rimarranno nel futuro a salvaguardia della memoria di un passato che ancora ci appartiene. L’iniziativa, avviata in Germania nel 1995, consiste nel porre davanti alle ultime abitazioni delle vittime delle deportazioni nei campi di concentramento, dei blocchi di pietra della dimensione di un sanpietrino, ricoperti, sulla faccia superiore, da una piastra di ottone che riporta il nome della vittima, la data di nascita, il luogo della deportazione e, se conosciuta, la data di morte. Le pietre diventano quindi messaggere delle storie di persone, famiglie, ebrei, antifascisti, dissidenti politici, omosessuali e rom e non solo italiani, infatti le pietre si trovano in ventiquattro paesi europei per un totale di settantacinquemila istallazioni. Camminando per queste città, ci rende conto delle anomalie sul selciato stradale e, abbassando lo sguardo, siamo costretti a fermarci a ricordare e a riflettere sulle violenze e sulle barbarie avvenute durante l’occupazione nazifascista e, più in generale, nella storia dell’umanità. “Inciampiamo”, quindi, in senso visivo e mentale. Basta uno sguardo per creare un dialogo tra passato e presente, per accendere nelle persone l’interesse per le vittime e per le loro singole storie, per riflettere su ciò che è stato e può ancora accadere, per restituire individualità a chi si voleva ridurre soltanto a un numero e per riportare le vittime virtualmente a casa. Come afferma lo stesso Demnig, infatti, “le pietre sono prima di tutto per i parenti che altrimenti non avrebbero un posto dove piangere i loro cari morti in quegli anni. Come dice il Talmud ebraico, quando il nome di una persona è scritto, non si disperde la memoria di quell’uomo o di quella donna”. La memoria di ieri ci stimola a non rimanere inerti davanti alla violenza di oggi e a fare di tutto affinché non venga versato altro sangue. La funzione dell’arte è quindi quella di suscitare una riflessione su temi e problemi della società, ma, in questo caso, soprattutto quella di ricordare quello che è stata la storia. Questo non avviene tramite il solo utilizzo della parola, ma di un mezzo espressivo diverso: questi contro-monumenti costituiscono un nuovo modo di coniugare il linguaggio artistico, architettura e memoria.

Le pietre d’inciampo distribuite sulle strade delle città europee costituiscono, perciò, una mappa della memoria visiva, un museo diffuso su tutto il territorio: una volta istallate diventano parte integrante del tessuto urbano e seguendole si ricostruiscono le storie, come se si sfogliassero le pagine di un libro.

DIO ESISTE? ALCUNE RIFLESSIONI SUL TEMA; del dott. prof. Francesco Gherardini

In via di costruzione…

Per leggere le riflessioni in pdf del dott. F. Gherardini cliccare sotto:

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Altrimenti:

Dio esiste ? Alcune riflessioni sul tema

del dott. Francesco Gherardini

In generale si mescolano tra loro due questioni che dovrebbero restare distinte: la nascita e lo sviluppo delle Religioni da un lato e l’Esistenza di DIO dall’altro.

Il primo argomento è stato abbondantemente indagato e squadernato da un punto di vista storico, filosofico e psicologico. Pare ormai chiaro che l’atteggiamento religioso sia connaturato con la stessa condizione umana e che abbia come scaturigine il sentimento della “meraviglia”. Dante vi fa riferimento nel Convivio, in Monarchia e nella Quaestio de aqua et de terra. Il nostro sommo poeta ricorda come Aristotele colleghi (nella Metafisica) meraviglia e conoscenza all’interno di un medesimo stato emotivo, generato dall’ignoranza di fronte a ciò di cui non si conosce la causa ; si tratta di una situazione che stimola ad indagare e quindi a conoscere, di una spinta conoscitiva/emotiva , generata dall’impatto con fenomeni naturali straordinari e dalla volontà/necessità di ricercarne le cause. Curiosità e paura insieme. Tutto il processo parte da un complesso di stati emozionali dominati dallo sbigottimento, da un timore simile a quello artificialmente prodotto nella Tragedia (cfr.Aristotele,l a Poetica) per suscitare pietà e paura negli spettatori.

E’ indiscutibile il fatto che l’uomo sia (nonostante tutti gli sforzi sovrumani fatti nei secoli per elevarlo dal suo stato naturale ) un primate, plantigrado come gli Orsi, le Faine o i Procioni, pentadattilo col pollice opponibile e con gli emisferi cerebrali ben sviluppati come le Scimmie. Potremmo ricorrere all’etologia per approfondire, ma credo che sia già sufficientemente chiaro che per questi mammiferi, come noi del resto, la paura è “un’emozione primaria di difesa, provocata da una situazione di pericolo, che può essere reale, anticipata dalla previsione, evocata dal ricordo oppure prodotta dalla fantasia” (Umberto Galimberti). Dunque fin dalla comparsa dell’essere umano sulla Terra duecentocinquantamila anni fa- ma secondo altri archeologi cinquecentomila anni fa – di fronte all’ ignoto l’uomo ha sviluppato questo sentimento composito della meraviglia, dove la paura predomina, ed ha cercato , consapevole della sua inferiorità, di resistere, contrattaccare, infine ingraziarsi lo sconosciuto avversario fino a trasformarlo in protettore. Ha esercitato soprattutto la fantasia e ha popolato il mondo che lo circondava di un numero infinito di esseri immaginati, pensati, mai visti, spesso a somiglianza degli animali o sua propria, collegati alle forze della natura, visibili e invisibili ai nostri sensi, ricchi degli stessi sentimenti contraddittori, odio e amore, pregi e difetti, vizi e virtù.

Il rapporto dell’uomo con questi esseri (RELIGIO= vincolo che lega) si è sviluppato in modalità diverse da un popolo all’altro con atteggiamenti estremi , ora di un’incommensurabile generosità altruista fino al sacrificio della vita ora invece con manifestazioni di inaudita ferocia ( basti pensare ai sacrifici umani o alle cosiddette guerre sante) o più spesso in altri casi con riti scenograficamente perfetti, creati per incutere timore verso la divinità, ammirazione e rispetto per le persone che facevano da tramite (pontifex) e con liturgie che si sono protratte e tramandate nei secoli, passando da una religione all’altra. Le religioni per altro hanno dato anche ampio spazio alla fantasia, all’immaginazione, alle arti e hanno offerto l’illusione di aver compreso una volta per tutte per quale motivo, fine o scopo, l’uomo si trovi sulla Terra. Non hanno voluto rassegnarsi alla semplice constatazione che ci siamo e basta, come miliardi di altri esseri viventi : senza alcuno scopo, come accade dai virus alle mucche, dalle mosche ai criceti. Anche noi esseri umani nasciamo, viviamo, moriamo e basta. “ E’ una triste speranza quella di credere di essere costituiti da una qualche fumosa sostanza immateriale che resti viva dopo la morte […] una prospettiva implausibile e agghiacciante” (Carlo Rovelli ,Helgoland). Recita il coro delle Troiane di Seneca: “ Verum est an timidos fabula decipit /umbras corporibus vivere conditis?”. Una pietosa favola quella dell’anima immortale per consolare i pavidi (timidos), che non si rassegnano al nulla eterno.

Possiamo rileggere Feuerbach per capire meglio i meccanismi della proiezione che hanno portato l’uomo a costruirsi gli Dei oppure semplicemente pensare a quale punto è arrivato l’antropomorfismo religioso dagli Egizi fino a noi oppure riflettere sul fatto che già i Greci in fondo consideravano poco potenti gli Dei, ben poca cosa di fronte al Fato, di cui dicevano tutto senza realmente sapere niente.

Nel mondo contemporaneo si manifestano migliaia di indirizzi religiosi diversi che condizionano pesantemente i vari popoli. Noi , volenti o nolenti, siamo intrisi di cristianesimo/cattolicesimo ; una religione piena di dogmi, di misteri imperscrutabili, di vicende poco verosimili, mariolatrica nella versione del cattolicesimo, piena di miracoli e di santi che ci propone l’idea di un Dio unico, onnipotente e onnisciente, creatore dell’Universo e ovviamente anche dell’Uomo, straordinariamente misericordioso, sempre pronto ad aiutarci se invocato e capace di perdonare anche gli errori più gravi al punto che ormai molti teologi propongono come vuoto anche l’Inferno. Si tratta di un Dio difficile da pensare e da raffigurare, Pater Noster, ma anche Madre amorevole nella versione di Giovanni Paolo I, al quale è stato affiancato il Volto di un essere umano straordinario in carne e ossa, disposto a sopportare patimenti atroci pur di salvare l’Umanità dal “peccato” ossia dalla sua barbarie e dalle sue nefandezze perpetrate su questa Terra; una Parola (verbum) e un volto vero per una figura, quella di Dio, altrimenti inimmaginabile e incommensurabile; già Aristotele aveva capito che immaginiamo solo ciò che abbiamo già visto e che non possiamo figurarci l’Infinito.

Come non accennare al fatto che Baruch Spinoza pose perfino il tema della materialità di Dio (come può un essere perfettissimo non avere anche questo attributo? Deus sive Natura) e non pensare a quali difficoltà incontra un simile pensiero tanto più oggi che sappiamo che l’Universo è infinitamente grande con miliardi di galassie che hanno miliardi di stelle con miliardi di pianeti? Come dovrebbe essere questo Grande Architetto dell’Universo (per dirla con terminologia massonica) che ha creato il tutto più di tredici miliardi di anni fa (Big Bang)? E avrebbe fatto tutto questo per noi? Per vederci all’opera? E avrebbe fatto morire tra atroci sofferenze il suo figlio unigenito per liberarci “a Malo” ?

C’è voluto un bel po’ di tempo a veder e sprigionare quella scienza , che con grandi difficoltà e piccoli passi, con errori e contraddizioni, oggi è capace di affrontare realisticamente le difficoltà e i mali che attanagliano la vita umana ; finalmente a partire dall’Illuminismo (Aufklarung) si è generato un atteggiamento ben diverso dall’attesa messianica e dall’abbandono fideistico. Ci sono dei versi commoventi di Lucrezio che richiamano la tragedia di Ifigenia ed elogiano Epicuro: Humana ante oculos foede cum vita iaceret/in terris, oppressa gravi sub religione/quae caput a caeli regioni bus ostendebat/horribili super aspectu mortali bus instans,/primum Graius homo mortalis tollere contra/est oculos ausus primusque obsistere contra;/ quem neque fama deum nec fulmina nec minitanti/ murmure compressit caelum, sed eo magis acrem/inritat animi virtutem , ecfringere ut arta/naturae primus portarum claustra cupiret. Lucrezio esalta Epicuro che per primo da umile mortale ha osato sfidare così grandi potenze e spezzare i serrami che impedivano di conoscere realmente la Natura.

Le religioni , anche la nostra, si sono manifestate spesso con un volto orrendo, quando e perché sono diventate strumento di governo e di potere ; si resta sgomenti quando di pensa alle esperienze del passato alla notte di San Bartolomeo o alla Crociata contro gli Albigesi; ci si sente ancora peggio pensando che dopo tanti secoli nel nostro mondo contemporaneo dobbiamo fare i conti con la Jihad islamica o assistere agli orrendi massacri dell’ISIS oppure nell’Europa del relativo benessere alla pulizia etnica in Bosnia o alla recentissima guerra caucasica tra Armeni e Azeri, condita anche da contrapposizioni religiose. Ma come in tutte le vicende e le manifestazioni umane per fortuna c’è anche il risvolto della medaglia, c’è chi in nome della propria fede religiosa compie azioni mirabili; per fermarci all’oggi possiamo citare l’abnegazione e il coraggio dei missionari, la figura di Madre Teresa, il lavoro della Caritas, ma anche di tanti numerosi sconosciuti che operano il bene disinteressatamente per amore, volendo imitare l’esempio di Gesù fino a congiungersi spiritualmente con lui ( fin dal XIV secolo Tommaso da Kempis De imitatione Christi, il monaco benedettino dà precetti per la vita interiore e per la pratica quotidiana delle virtù cristiane).

Certo la Scienza dura una grande fatica nel prospettarci che cosa sia realmente il Mondo e quale ruolo possano svolgere gli esseri umani verso se stessi e verso l’ambiente, flora e fauna, che li accoglie. Oggi ne sappiamo troppo e contemporaneamente troppo poco. La Fisica ci sconvolge al punto che non sappiamo più come rappresentarci l’universo e le forze che lo governano. E’ facile accettare l’idea shopenaueriana del Velo di Maja, il fatto che l’uomo vede il mondo non com’è, ma come desidera che sia. Quel mondo che noi crediamo di conoscere con le persone, gli animali , le piante e le cose, quello pensato dal materialismo semplicistico è già stato abbondantemente stracciato dalle teorie di Einstein e ancora di più da quella di Werner Heisenberg, la teoria dei quanti; siamo fatti di elettroni e di protoni, attraversati continuamente da neutrini e la materia è rimpiazzata da fantasmatiche onde di probabilità (Carlo Rovelli) , per non parlare della materia oscura e dei buchi neri e dei miliardi di galassie che corrono a velocità spropositata non si sa dove. Il mistero si infittisce, ma non ci sono alternative alla ricerca e al progresso scientifico, per stare tranquilli (e illuderci ) non è che possiamo tornare alle teorie creazioniste come accade in diversi stati americani e bandire Charles Darwin. Oppure pensare come l’arcivescovo Berkeley che è tutto un sogno, l’anteprima di un Truman show, che al momento della nostra morte ci sarà svelato da Dio.

La nostra religione a differenza di altre è nata dalla ricerca della solidarietà e dell’amore erga omnes, dalla speranza che tutto possa cambiare in meglio ( Sermone della Montagna) ; in fondo è bello immaginare che un uomo sia la parola di Dio incarnata (Verbum caro factum est ). A questo punto la questione si sposta sull’esistenza reale di questo unico Dio e si scioglie da sé.

Per san Tommaso non può esserci contraddizione tra Ragione e Fede, la Fede afferma sempre la verità, se non concordano, ha torto la Ragione. Non mi pare una premessa molto democratica! San Tommaso propone cinque strade che portano alla certezza dell’esistenza di Dio (ex motu, ex causa, ex possibili et necessario,ex fine, ex gradu), in realtà conducono tutte semplicemente ad affermare l’esistenza dell’Idea di Dio, che nessuno nega. Teniamoci piuttosto a Kant e alla sua conclusione ovvero che non si può né affermare né negare l’esistenza di Dio, una cosa ben diversa e più fruttuosa è credere all’esistenza storica di Cristo e osservare convintamente i valori che ci ha indicato.

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BREVI APPUNTI PROPEDEUTICI PER UNA LEZIONE SULL’IPOTESI “CAUSA DELLA FORMA (causa formalis)” ENUCLEATI DALLA LETTURA DELL’ARTICOLO “LA RISONANZA MORFICA”; dell’accademico Giuseppe Sermonti e pubblicato nella rivista ABSTRACTA N.41 ottobre 1989; a cura del dott. Piero Pistoia

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Ringraziamo Autori e Redazioni se ci permetteranno di mantenere su questo blog, che è senza alcun fine di lucro e completamente auto-finanziato il cui unico scopo è la comunicazione culturale, i successivi interventi. Questo blog, per sua scelta, non riceve alcun contributo sociale o di altra natura. Altrimenti, avvertiti alla mail dell’Editore del blog, ao123456789vz@libero.it, li sopprimeremo.

[N. B. Nel corsivo sono riportati frammenti del prof. Sermonti]

Per leggere questi appunti da Sermonti cliccare sotto:

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N.B. – Gli interessati possono continuare a leggere in che modo questo pensiero, ora ipotetico, della “risonanza morfica”, sembra che possa evolvere nel tempo, attraverso concetti ed escamotage quantistici, verso la costruzione di una teoria, come riportato, esempio fra altri, nell‘articolo del biologo molecolare W. Brown “Risonanza Morfica e Biologia Quantistica” nella rivista pubblicata da Nexusedizioni (info@nexusedizioni.it), N. 97, del 13/4/ 2017.

 

‘FARFUGLIAMENTI’ ARGOMENTATIVI, SENZA “LOGICA PROPOSIZIONALE”, SUL SENSO DELLA POESIA E REALTA’ (oggetto poetico-oggetto reale) e DELLA POESIA E SCIENZA POSITIVA (oggetto poetico e oggetto fisico): riflessioni provocatorie e interrogativi aperti al margine; di Piero Pistoia

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In pdf:

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Altrimenti:

L’oggetto poetico e l’oggetto reale posseggono ambedue infinite sfaccettature, infinite possibilità di significati razionali e/o irrazionali, ambedue non sono riducibili fino in fondo.

L’oggetto poetico ha un disordine intrinseco come quello reale, un disordine ordinato in qualche modo, un caos con il suo ordine interno.

La comprensione dell’oggetto poetico è quindi solo parziale anche per lo stesso poeta, a differenza dell’oggetto fisico che è compreso completamente dallo scienziato che lo ha costruito. L’oggetto fisico infatti, espresso da teorie, è razionalmente comprensibile fino in fondo a differenza dell’oggetto reale. E vero che possono esistere infinite possibilità di vedere razionalmente l’oggetto reale, ma quest’ultimo non sarà mai esprimibile in una teoria che abbia essa stessa infinite possibilità di interpretazione (che comunque sarebbero tutte razionali: infinità di ordine inferiore rispetto alla infinità della classe delle possibili interpretazioni dell’oggetto poetico).

L’oggetto poetico non è comprensibile in senso razionale, né comunque esauribile da parte di qualsiasi persona: tutte le possibili interpretazioni razionali e tutte quelle inesprimibili irrazionali, coglibili solo nell’atto immediato dell’intuito, infiniti punti di vista (come monadi leibniziane?) sarebbero sezioni di un invariante poetico, l’oggetto poetico.

Si può allora concludere che l’oggetto poetico assomiglia (nel senso della complessità) di più all’oggetto reale di quanto assomigli ad esso l’oggetto fisico.

Ne deriva allora che l’oggetto reale, l’alter ego del soggetto, il noumeno kantiano, potrebbe essere capito più in profondità tramite l’oggetto poetico di quanto lo sia tramite l’oggetto fisico?

La risposta a questa domanda non è possibile se non vengono precisate le condizioni di costruzione dell’oggetto poetico e in cosa consista l’oggetto fisico.

D’altro canto, in effetti il coinvolgimento totale del soggetto nell’oggetto, bersaglio dell’atto poetico a costruire l’oggetto poetico, escluderebbe la possibilità di cogliere l’esterno del soggetto stesso, ammesso che esista. Quindi questo oggetto complesso, risultato dell’atto poetico, sembra costituire una fusione quasi mistico-religiosa, del soggetto nell’oggetto, ad animare un oggetto di per sé non coglibile, a meno che non si voglia ammettere che le cose dell’Universo consistano di una congerie di materia e spirito. Solo in tal caso all’oggetto poetico potrebbe corrispondere l’oggetto reale in quanto costituiti dalla stessa sostanza ed ugualmente complessi. Questi due aspetti ancora non garantiscono però un mathing necessario, in quanto può accadere che nonostante ugualmente complessi e della stessa pasta abbiano struttura completamente diversa. E’necessario ammettere ancora qualcosa.

Se quest’ultimo aspetto comunque fosse vero (presenza di mathing), l’atto poetico sarebbe più efficace dell’atto scientifico a cogliere la Realtà dell’Universo. Si verrebbe così a confermare la posizione di Vico che affermava come il noumeno potesse essere colto nell’attità mistica ed artistica e altre posizioni sostenute dalle religioni orientali. Se poi questo aspetto non risultasse vero, allora la suddetta proposizione di Vico dovrebbe essere presa come postulato di partenza per poter sostenere il mathing nella direzione di questo concetto regolativo.

E’ comunque ancora da precisare che, anche se l’ invariante poetico corrispondesse alla realtà, ciò non significa che tale oggetto possa essere compreso completamente nell’esperienza di un solo soggetto, sia esso l’artista od il fruitore.

La questione potrebbe essere però risolta in un altro modo. Ammettiamo che l’Universo consista di un oggetto estremamente complesso in cambiamento evolutivo (crescita? Ontogenesi?); ogni parte di esso è istante per istante in equilibrio con tutte le altre a formare un tutt’uno strutturato finemente. La stessa vita porta il segno di questa struttura nel senso che ogni parte di questo insieme porta scritto in qualche modo informazioni relative al resto dell’ Universo. Pur evolvendo, ogni cosa, che ad un certo stadio, esiste, già c’era in precedenza in qualche altro stato. La stessa mente o spirito deve così essere parte integrante di tutta la materia dell’ Universo. Qualsiasi atto creativo avrà a che fare con archetipi profondi legati a questa struttura universale.

Non ci fu più equilibrio quando entrò la costruzione sempre più simbolica da parte della corteccia, aspetto del cervello non completamente in equilibrio con la Natura. Non è facile trovare archetipi legati all’azione della corteccia. L’oggetto creato dalla corteccia non è un oggetto naturale.

Così ogni atto creativo evoca dal profondo spinte archetipiche atte a costruire un oggetto complesso della stesso impasto universale e ad esso corrispondente.

Si potrebbe evincere anche che l’ Homo prima del sapiens, in perfetto equilibrio con l’Universo, potesse provare esperienze di fusioni mistico-magiche-creative con gli oggetti dell’Universo così profonde da poter cogliere la realtà in una sola esperienza personale ovvero in una esperienza condivisa all’unisono (telepatia?) dall’orda, esperienza catalizzata ed evocata dalla presenza dell’oggetto artistico (Nearderthal e pitture relative alla sua cultura).

Non si tratta quindi di due aspetti ambedue radicati profondamente come archetipi nell’animo umano, correlati alle filosofie della causa e del fine (Razionalismo e Irrazionalismo, Scientismo ed Umanesimo, Mano Destra e Mano Sinistra…), da cercare di armonizzare e integrare. La situazione è ben diversa.

IL MONDO DELLA MANO SINISTRA ED IL MONDO DELLA MANO DESTRA E LE LORO RAGIONI

I mondi della logica, della matematica delle scienze positive ed i correlati mondi del ragionamento razionale, delle argomentazioni critiche, degli standards universali, delle prescrizioni, delle tradizioni rigide…rappresentano una sezione artificiosa e riduttiva del complesso pensiero umano.

Essi derivano da una riflessione parziale ed incompleta sui processi mentali atti a rispondere alle richieste della sopravvivenza  e dell’istinto di conservazione.

Questi mondi, i mondi della tecnica, della scienza, della matematica,…costruiti  utilizzando tali processi riduttivi e parziali del pensiero, risultano quindi solo parzialmente umani e stranamente divisi dalla Natura (mondi artificiali costruiti  su dati incompleti relativi al funzionamento del suo pensiero profondo e quindi scarsamente agganciati  all’equilibrio naturale).

Ci siamo accorti infatti non solo che a) il pensiero intuitivo-creativo non è analizzabile in termini di scansioni veloci, automatiche e non consapevoli attraverso percorsi cibernetici – l’atto creativo rappresenta una visione immediata ed orizzontale della soluzione a problemi, ma anche che b) tutti gli altri processi di pensiero umano non seguono sempre e comunque i passi scanditi da un particolare software, atti al raggiungimento di un dato obiettivo (non esiste necessariamente omologia fra pensiero e software).

Da una parte ciò conduce all’impossibilità di cogliere l’oggetto in sé, il noumeno kantiano, dall’altra alla realizzazione operativa-fattiva di opere e strutture sociali in equilibrio né con l’uomo né con la Natura (si pensi in particolare alle posizioni degli efficientisti, ai manichei coerenti fino in fondo, ai possessori di verità con le chiavi dei ghetti e delle camere a gas, che, insieme ai pazzi, sono e sono stati nella storia spesso i soli responsabili dei più efferati genocidi e di guerre universali).

Il disagio che ne deriva ha prodotto alle dualità espresse nelle distinzioni già nominate fra mano sinistra e mano destra, arte e scienza positiva, mondo dei valori e mondo della ragione… ed ultimamente alla individuazione di particolari problemi detti ipercomplessi, le cui soluzioni non sono possibili con i soli strumenti della ragione.

In effetti tutti i problemi che riguardano l’Universo sono di natura ipercomplessa, la cui soluzione è resa possibile solo attraverso la riscoperta dei profondo legami fra ragione e non, coglibili nelle primitive operazioni mosse dall’istinto di conservazione e degli altri archetipi collegati all’ambiente di sopravvivenza (es. caccia e raccolta) in cui il cervello in equilibrio, almeno prima di 2 milioni di anni fa, si era sviluppato. Forse nello studio del pensiero dei Neanderthal prima ancora dei Cromagnon potremmo trovare indizi di questo aspetto mancante ed abbozzare una risposta, se questa mai esiste.

L’inesistenza di risposte a tali dicotomie dovrebbe allora essere ricercata forse nella incompletezza del cervello umano. In tal caso comunque dovrà esistere un controllo capillare delle costruzioni artificiali, siano esse opere o ragionamenti, da parte degli aspetti umani più primitivi, ma certamente più in equilibrio col Tutto.

Con gli ultimi salti evolutivi la capacità di costruire simboli e quindi teorie fornì un nuovo metodo di programmazione e manipolazione dell’ambiente per la sopravvivenza della specie ed oltre: un metodo certamente umano s.l., perché posseduto dall’uomo, ma non naturale, in quanto non previsto dalle esigenze dell’allora cultura in cui si era sviluppato il cervello.

Data l’efficienza e la soddisfazione conseguente a tali processi che facevano morire teorie al posto di organismi, questo metodo affascinò a tal punto che fu dimenticato quasi completamente l’altro. Ed era l’altro quello in equilibrio con l’Universo, quello del rispetto dell’essere vivente in quanto tale, dell’oggetto inanimato e dell’energia; quello del vivere sociale armonico e condiviso, anche se per piccoli gruppi.

Da quel momento le orde non si riunirono più intorno all’opera d’arte a meditare al fine di cogliere l’oggetto reale, il noumeno Kantiano. Da quel momento quel metodo si ridusse in brandelli i cui resti ancora oggi rimangono nebulosi nel profondo del nostro essere e quando ne prendiamo consapevolezza si rimane invischiati in una dualità irrisolvibile.

Dovevamo accorgersi subito che l’altro,non vistoso, era invece il metodo più potente, in quanto alla nostra sopravvivenza avrebbe partecipato consenziente il Tutto, completamente compreso.

Molti scritti sacri delle più disparate religioni non suggeriscono forse di dimenticare la logica, la scienza e le loro opere? E le teorie da queste discipline razionali proposte, non sono forse solo convenzioni, che funzionano sì, ma solo ai nostri scopi a danno del Tutto e quindi anche di noi stessi?

Armonizzare ed integrare questi due aspetti è senza senso: con la mano destra invento costruzioni artificiali per lo più tautologiche e le rendo funzionali ai nostri scopi (Verum Ipsum Factum, di Vico), con la mano sinistra riesco a costruire, ormai malamente, oggetti incompleti i cui significati rimangono nebulosi in un mondo di significati artificiali ed innaturali. Questa è la situazione a cui conduce la nostra argomentazione.

Oggi, (ieri dopo l’Homo sapiens, o come alcuni antropologi, Homo sapiens sapiens) il processo di cogliere l’invariante poetico è solo un tentativo nella direzione dell’esperienza di fusione originale, prima degli strani mondi dispersivi di energia costruiti dalla corteccia.

L’invariante poetico, se vogliamo portare l’argomentazione fino in fondo, potrebbe essere colto da un solo soggetto o da un piccolo gruppo solo se esso, in profonde meditazioni, fosse capace di liberarsi dalla sovrastruttura acquisita nell’ultimo o negli ultimi salti evolutivi.

Concludendo, l’invariante poetico sarebbe una specie di traduzione in chiave umana e naturale dell’oggetto reale, che diventa più accessibile di altre tradizioni allo sguardo della mente umana, in quanto riproposto dal profondo interno dell’uomo, dove c’è nascosto l’Universo, anche se sembra rimanere incomprensibile per la singola persona, a meno che essa non si trovi in situazioni particolari.

PROPOSTE PER L’AZIONE EDUCATIVA

Ad un insegnamento fondato sulla ragione, che ormai, purtroppo ,  continua ad essere necessario per la sopravvivenza in un mondo non naturale, che è stato costruito con il primo metodo descritto e che ormai non può più essere distrutto e modificato (oltre l’80% del Terzo Mondo popperiano controlla e riflette l’ambiente artificiale in cui siamo immersi, e questo Terzo Mondo ha acquisito vita autonoma, con forte istinto di sopravvivenza!), dovremmo affiancare con estrema cura un insegnamento ove si dia spazio alla meditazione e riflessione intuitiva, utilizzando la religione e l’opera d’arte: stiamo attenti molto per es., ai nuovi metodi razionali e strutturali che vengono sempre più usati per ‘leggere’ le opere d’arte!

SPUNTI DI ULTERIORE RIFLESSIONE

Rapporto fra opera d’arte s.l. e poesia.

Con la teoria evolutiva degli Equilibri Punteggiati, si può ancora sostenere una armonia con il Tutto?

PIERO PISTOIA

 

Da continuare…

BREVE RIFLESSIONE ED EPILOGO EPISTEMOLOGIC: caso dei mammellonati’; di Piero Pistoia

Epilogo epistemologico

Breve riflessione ed epilogo epistemologico-didattico: contro il tacito “rispetto” dello Stato dell’Arte

Piero Pistoia

Potrebbe essere aspetto rilevante della ricerca scientifica, in specie su oggetti complessi da studiare, anche tornare sui propri passi per investigare ogni volta da un punto di vista diverso. Se nel procedere della conoscenza la “via si fa con l’andare” possono essere disponibili più vie di interpretazione possibili, rispetto ad uno stato dell’arte ormai accettato, in fenomeni, per es. come i sassi mammellonati inclusi in formazioni diverse, in epoche diverse anche lontane fra loro, in posti diversi anche lontani fra loro ed in situazioni paleo-geografiche diverse. L’uso delle nuove tecnologie nel contempo acquisite potrebbero anch’esse controllare i percorsi. “Se ti volgi indietro non c’è più via, ma scie sul mare”, continua la significativa poesia di Machado paradigmatica del processo costruttivo della conoscenza (Costruttivismo pedagogico). Se torniamo indietro ritroviamo ancora il vecchio percorso? Addirittura le stesse leggi naturali, tendenzialmente stabili, formatesi per alcuni (Scheldrak, cit. da Sermonti: vedere il post sul morfismo) dopo il big bang,  vengono “riscritte” via via nel tempo, “come comportamenti naturali dapprima eccezionali, poi diffusi ed infine generalizzati, tuttavia suscettibili di alterazioni per la insorgenza di comportamenti anomali che vengono integrati in essi”. Certamente, comunque sia, nella Comunicazione didattica e Lezioni sulla Scienza, nella Divulgazione scientifica, …, come è il caso spesso nei nostri articoli, almeno nella intenzione degli autori, diventa invece aspetto necessario riporsi i problemi, pur già risolti e quindi di diritto situati ormai nel Terzo Mondo di Popper, per riaprire i relativi percorsi di scoperta, in particolare durante una lezione. La lezione scientifica s.l. non si esaurisce in un mero racconto o narrazione, anche se limpido ed accurato (J. Bruner), del tipo “Il fenomeno dei mammellonati è dovuto a diagenesi …” e di seguito la descrizione del loro attuale Stato dell’Arte relativo, già conosciuto dal docente o dal comunicatore, ma deve porre l’interlocutore (la classe, lo studente, il fruitore dell’articolo di divulgazione …) di nuovo davanti al problema per procedere poi in maniera guidata nel processo o processi, spesso non lineari, di scoperta a partire da ipotesi.. Foerster in uno slancio certamente iperbolico vede il Comunicatore di scienza non solo come coordinatore dei fruitori ancora inconsapevoli durante la costruzione, ma addirittura esso stesso non completamente padrone dell’obbiettivo che verrà raggiunto!

In questa ottica ci siamo posti, per es., nell’articolo relativo riportato sul nostro blog, dinanzi al problema dei sassi mammellonati di Montebuono ex-novo, cioè a prescindere dal generico Stato dell’Arte di oggetti di questa natura. Tramite argomentazioni, discussioni critiche e controlli siamo riusciti a formulare diverse ipotesi scientifiche su cui discutere ed argomentare per cercare di falsificarle, secondo il criterio di falsificabilità di Popper. Abbiamo così raggiunto l’obbiettivo prefissato di guidare il lettore nella prima fase di una ricerca didattico-scientifica e qui ci siamo fermati.

ALCUNI SCRITTI DEL POETA_SCRITTORE G. MAZZOLINI; trasferiti dal blog abdensarly “SUONO DELLA PAROLA”; a cura di Piero Pistoia e Gabriella Scarciglia

POST IN VIA DI COSTRUZIONE… forse…

INTERMEZZI

SULLA DOXA ED EPISTEME
Non è che gli dei abbiano rivelato i loro segreti ai mortali, tuttavia, col tempo,
se cercheremo troveremo ed impareremo a conoscere meglio (Senofane VI secolo a.C. , B 18).
Ma la Verità nessun uomo la conosce né la conoscerà mai, né sugli dèi né sulle cose di cui parlo.
E anche se per caso dovesse pronunciare la Verità definitiva, lui stesso non lo saprebbe:
perché tutto è tentativo di indovinare (Senofane, B 34)

Se le porte della percezione fossero ripulite, ogni cosa apparirebbe come essa è, infinita (W. Blake)

 

PREMESSA

Passiamo a trovarVi, Elena e Paola, del sito abdensarly per averci fatto conoscere il blog “Il suono della Parola” dedicato agli scritti del poeta-scrittore Guido Mazzolini, e per l’apprezzamento di un nostro post.

Inoltre in anticipo Vi ringraziamo se ci permetterete di mantenere sul nostro blog alcuni scritti molto emotivi e coinvolgenti del prolifico autore G. Mazzolini, che riflettono sul mondo umano, degni di rispetto (come direbbe J. Bruner) anche se, in qualche modo, almeno ad un primo approccio, ci sembra  che, come background del suo pensiero, questi scritti riescano ad intra-vedere il mondo da un punto di vista diverso dal nostro (e questo è positivo secondo le intenzioni del nostro blog), cioè che, secondo le nostre idee, la Verità, riferita all’oggetto “complesso”, sia un concetto regolativo (per dirla con Kant) a moltissime dimensioni, che, “sbucciate” a cipolla, forse… potremmo riuscire solo ad avvicinarci al loro nucleo, tramite un processo di falsificazione; una fra le tante epistemologie rivisitata da Quine ed altri,   (verisimiglianza popperiana), in cui particolarmente crediamo almeno per uso didattico. (Per leggere di più cliccare dal nostro blog, per es., i tags: Popper o Quine). Naturalmente a meno che un Dio, re degli eserciti (sic!) e re dell’Universo, non abbia consegnato agli umani la mappa che tracci i percorsi attraverso frattali e vortici! Ma questa è un’altra storia di fede e di speranza! Altra storia infine è anche quella del mondo fisico: mentre in ambiti circoscritti di spazio-tempo, che hanno controllato il nostro sentire durante il processo evolutivo, sembra funzionare secondo ragione,  in altri ambiti più generali, a nostro avviso, ci perdiamo almeno per  ora, in soluzioni di complessi sistemi di equazioni matematiche di onde analoghe a quella di Schrodinger,  che calcolano l’evoluzione temporale di una stato di moto di un sistema (particella elementare, atomo, molecola…o delle loro,proprietà), molto lontani dalla nostra realtà circoscritta.

Se ci sono problemi contattare ao123456789vz@libero.it e,  se non d’accordo sul trasferimento, noi  elimineremo questo inizio di post.,

Con rispetto, in attesa,

piero pistoia, editore del blog ilsillabario2013.wordpress.com

Le nostre scelte determinano il destino, giuste o sbagliate, appropriate o no. E non solo grandi scelte o decisioni importanti, ma anche piccole minuzie quasi invisibili e apparentemente inutili. La vita è un sistema complesso, un gigantesco castello di carte tenuto insieme da piccole gocce di casualità. Ma esiste davvero il caso? Siamo auto-determinati o in balia del destino? Forse sono gli errori che dipingono il nostro futuro e a pensarci bene, senza gli sbagli quale sarebbe il senso della vita, una noiosa, insapore, sterile perfezione? Spesso le occasioni migliori nascono da un colpo di fortuna, da un impercettibile cambio di direzione o da un clamoroso salto nel buio. Cambiano le stagioni, il tempo vola, tutto passa e anche in fretta. Soltanto chi ami davvero resterà come un marchio indelebile nel cuore, soltanto chi ami davvero potrà cambiare il tuo destino.

Guido Mazzolini

Siamo smarriti tra la ragione e la pazzia, tra il tutto e il nulla, cercando piccole gocce di verità e acchiappandole al volo. Poi tutto finisce, impariamo a stare al mondo ed è già ora di andarsene. Avvolti nella coperta del tempo, lasciamo che tutto scorra, sorridiamo ed è il sorriso di chi ha perso. Dove abbiamo lasciato l’istinto, il bisogno, la voglia di libertà? In quale universo si è nascosto il bambino che gridava e danzava sotto la pioggia? Ieri brancolavamo nel buio cercando la luce. Oggi il buio è lo stesso, ma i nostri occhi si sono abituati alla penombra e interpretano le forme che ne emergono. Così ognuno ha la proprio idea di libertà e la modifica in base alle occasioni. Ciò che piace a me, ciò che va bene a me. Il resto non conta.
Con gli anni impari che la vera libertà non consiste nel poter fare ciò che si vuole, ma nel poter essere ciò che si è.

Guido Mazzolini

Certe cose le getti via lontano, ci provi ma è un lancio fasullo, le scagli con forza sopra la testa e ti illudi di averle buttate. Ma ti sbagli. Esiste una forza di gravità e molto spesso ciò che hai lanciato in aria torna indietro. È il peso dei sentimenti, sembrano così leggeri, evanescenti, invece hanno una loro sostanza e materia, e una forza di gravità talmente forte che li trascina verso il basso, ancora addosso a te. E tutto torna, e ogni volta non sarà mai la stessa.

Guido Mazzolini

Mi piace la parola “altrove” perché definisce un luogo che non c’è ancora, un mondo che non ha una collocazione precisa nel tempo o nello spazio, ma proprio per questo ne definisce l’essere.
“Sono qui” implica un collocarsi, un situarsi, uno stare immobile. Al contrario “sono altrove” implica la consapevolezza che non tutto è evidente, ma vive e si estrinseca in un futuro che non è soltanto una dimensione temporale, ma soprattutto un contorno dell’anima.

Guido Mazzolini

Difficile esternare affermazioni categoriche che eludano i deboli percorsi del pensiero imperante nella opinione pubblica. I filosofi del passato sapevano bene che la conoscenza nasce dal discrimine e dal discernimento consapevole. Non è bastato Benedetto XVI a ricordarlo, scagliandosi contro la dittatura di quel relativismo assoluto e imposto dai media, dalla scuola, dalla modernità e dalla globalizzazione intesa come categoria di pensiero. Al contrario, oggi il relativismo è sostenuto pure da molti vescovi e sacerdoti, in questo modo il pensiero debole è diventato un nuovo comandamento, siamo passati dal “cogito ergo sum” al “dubito ergo sum” e all’incapacità di approfondire in coscienza qualsiasi argomento, dal senso della vita al concetto di verità e natura, fino al significato della sofferenza e al bisogno di Dio. Oggi è la tirannia del “secondo me” del “dipende” e del “bisogna vedere”, concetti fumosi che dominano incontrastati, la conseguenza è che ogni ricerca della verità risulta preclusa fino dalle origini, lasciando regnare il “liquidume” dell’indeterminatezza. Non posso discernere, e perciò non posso stabilire i confini e le differenze, tutto è basato sull’arbitrio e sulla maggioranza del consenso. È vero quello che è politicamente corretto e che pensa la maggior parte della gente, attraverso idee inculcate da pochi alla massa. Nulla è sicuro e nulla è conoscibile, ma tutto diventa materia di discussione soggettiva. La verità cambia in base alla latitudine e alla moda, la verità diventa un abito da indossare in base alle occasioni. Attenzione perciò, non pensiamo che il naufragar sia così dolce in questo mare di niente, relativo e indeterminato. Il bene e il male sono solo categorie mentali, modificabili dalla storia? Non credo, e la risposta è chiara, sotto i nostri sguardi distratti e assenti, assuefatti dagli orrori che devastano la quotidianità e che continueranno a stordirci, lasciandoci in balia del nulla a cercare risposte su qualche motore di ricerca, migrando da un consumo all’altro, da un capriccio a una precostituita certezza, bellamente servita già pronta.

Guido Mazzolini

Una ragione non guidata dalla Verità rischia di fallire molto presto, diventando superstizione e mitologia. Ecco che l’intelletto naufraga in un fideismo medioevale, ecco che oggi si torna a una politica apparentemente razionalista, ma in realtà nutrita di mitologie pseudo-scientiste e poco razionali. Diciamolo ad alta voce, la pandemia di Covid19 non fa più paura, ne stiamo uscendo, per ora la situazione è sotto controllo. Eppure continua il mito del pericolo utilizzato per aumentare la paura, limitare le libertà e fasciare le bocche con il consenso di tutti. Siamo davanti a un’emergenza costruita ad arte da conferenze stampa e da “poderosi” interventi massmediatici di un’informazione totalmente asservita al potere. È una retorica da vecchio impero, sdolcinata e fintamente populista. Il mito della pandemia che rischiava di sterminarci ha mostrato il suo vero volto. Si è parlato di una mortalità del 4 per cento, e anche qualcosa meno. I decessi sono stati causati da carenze sanitarie e da altre patologie, o peggio dalla mancanza di interventi efficaci e dalla penuria di posti in terapia intensiva. Si è creato il mito della paura, nutrito da un eccessivo allarmismo e da misure insensate, da forze dell’ordine che fermavano “criminali” accusati di fare jogging in spiaggia, e multavano poveri dissidenti sacerdoti, accusati di avere creato pericoli sociali all’interno di una chiesa.
Un altro mito è stato quello della scienza che ci avrebbe salvato la vita. Ma nessun virologo ha saputo dare delle certezze, solo pareri discordanti spesso giocati al rilancio e a chi la sparava più grossa. E il governo si è trincerato dietro questi pareri. Ci hanno convinto che serve un vaccino, e chi è contrario viene zittito e tacciato di attentato all’umanità. Si condanna il libero pensiero in nome di una scienza che libera non lo è più. Si sono stigmatizzate le opinioni diverse e il Parlamento è stato imbavagliato, l’opposizione avrebbe dovuto collaborare e mettersi prona, e tutto nel nome di una finta unità, di uno stare insieme che altro non è che la rappresentazione della peggiore massificazione. Il governo si è circondato di costosissimi “esperti” anche per capire cosa fare dopo il virus, e tutto per nascondere i ritardi e le incompetenze di chi non è stato in grado di decidere.
Siamo ormai alla fine della commedia, la vera emergenza comincia ora e non si chiama pandemia, si chiamo lavoro, povertà, crollo dei valori, e un senso strisciante di nichilismo che esce dalle sagrestie per arrivare dappertutto. Difficile fermare la penombra se non si riparte da quella forma di Verità che è Via e Vita, e va ricercata a tutti i costi, al di là dei miti e delle paure.

Guido Mazzolini

“NOVELLA FANTAPOLITICA IN UN PROSSIMO FUTURO – RE-INVOLUTION: A-LIBERTE’, A- EGALITE’, A- FRATERNITE’; autori del reportage G.P. – P.S.; a cura di Piero Pistoia

NOVELLA DI FANTAPOLITICA IN UN PROSSIMO FUTURO

UNA PASSEGGIATA FIORITA; scritto e foto originali di Anna Cristina Moratti

Per vedere  questo articolo a nome della “Associazione apps “carrozzadergambini” in pdf, cliccare su :

Passeggiata fiorita n

ovvero leggermente rivisitato, cliccare sul file in pdf :

passeggiata-fiorita-1_corretta (2)

Due brevi interventi “GUERRA ASIMMETRICA E TERRORISMO A CASA NOSTRA” e “LA BISTECCA IRACHENA” di Piero Pistoia”

PREMESSA

Sono passati circa sedici anni ormai da quando spedii questi due scritti, in qualche modo correlati (il secondo come riflessioni al margine del primo), alla redazione di un giornale locale (LA SPALLETTA) nella lontana primavera del 2004; oggi rileggendoli mi sono meravigliato di quanto  mi siano sembrati ancora molto attuali concettualmente.

ERRATA CORRIGE- Alla fine  del post, gli ultimi tre righi della terza colonna sono poco leggibili, pertanto  li ripropongo: “Chi ricostruirà la vita di piccoli, donne e vecchi, chi la Cultura perduta, chi la “Diversità” distrutta?

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“COMMENTO DELLA DOTT.SSA STEFANIA RAGONI, ALLORA DIRIGENTE ISTITUTO COMPRENSIVO POMARANCE, SUI SASSI MAMMELLONATI”, “ALCUNE POESIE DELLA STESSA AUTRICE” e “UN COMMENTO A POESIE DI TERZI”; a cura di Piero Pistoia, Editore

POST IN VIA DI COSTRUZIONE…

Se la dott.ssa Ragoni volesse modificare o integrare i suoi scritti od anche sopprimere questo post, ovvero scrivere su qualche altro argomento, conforme allo spirito di questo blog… contattare ao123456789vz@libero.it.

Riproponiamo il commento della dott.ssa Stefania Ragoni sui “sassi mammellonati”, per renderlo più visibile, data la sua densità espressiva e culturale, a fronte degli altri ben undici commenti  riportati, in questo blog, al termine dell’articolato post, su questi oggetti, firmato da Piero Pistoia e Giacomo  Pettorali

 

 VEDERE” LA BELLEZZA DI UNA PIETRA E’ UN DONO

E’solo un sasso “. E’ un primo commento di qualcuno, forse di molti, comprensibile in un mondo in cui non tutti sono filosofi . O poeti.

Galileo, davanti a un sasso, aveva l’ardire di supporre che anche dietro quell’oggetto informe, si celassero le leggi universali della natura, svelando le quali si troverebbero i disegni di Dio. Così apriva la suggestiva terra di confine tra scienza e religione in cui anche oggi ci ritroviamo, più o meno schierati nell’uno o nell’altro campo.

Certo, è sconvolgente pensare che anche i sassi sono composti di molecole come noi, e che sono gli spazi intercellulari, i legami, a determinare, talvolta, le infinite forme di questo nostro universo, così ricco da togliere il fiato. E pensare che il sasso, questi sassi, c’erano molto prima di noi e saranno ancora lì quando di noi si sarà persa ogni traccia. Noi abbiamo il potere di forzarlo, di modificarlo, ma tra cent’anni lui sarà qui. E noi no.

E’ già stato pietra di una casa, muro di un campo o drenaggio di un oliveto e potrà esserlo ancora, cambiando sì, ma con una lentezza sconvolgente, terribile. Perché il suo tempo è un altro tempo : non è il nostro che è un soffio.

E, fra tanti, ci affascinano questi sassi di fiume, perché ritroviamo la dinamicità della vita, delle modifiche, del lento divenire che anche un sasso mostra, i segni del suo scontro quotidiano con l’altro elemento sacro: l’ acqua.

Non te lo sai spiegare, ma se ti fermi davanti a un sasso, come davanti all’acqua o al fuoco, ti perdi .

Non quesiti metafisici scaturiscono, ma il senso di una sacralità atavica che componeva di sassi i templi agli dei o i cerchi magici nei campi dove non streghe, ma antiche donne “ sagge “ cercavano la divinità dentro di loro, prima che il Cristo lo confermasse che è vero, Dio è anche dentro di noi.

E pensi che proprio una pietra il Cristo ha indicato a simbolo della Sua Chiesa : richiamandoci a un tempo infinitamente più grande del nostro, di noi cellule di Divino i cui legami sono altrettanto invisibili di quelli di un sasso, ma misteriosamente belli .

E attraverso il dono di “ vedere “ la bellezza di una pietra, scopri l’altro elemento divino del creato :

l’ unicità. Ogni sasso è di diversa bellezza, ha una sua forma, le sue esperienze, la sua storia. E’come noi : bello, unico, irripetibile.

Non so cosa abbia mosso Piero, come alcuni di noi, a raccogliere sassi, a circondare di sassi la propria casa e la propria vita .

Quello che so è che i raccoglitori di sassi sono esseri particolari.

Raccoglitori di forme dell’ armonia dell’ universo. Alla ricerca continua di risposte. Di “ quelle “.

Stefania Ragoni

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Per leggere alcune brevi poesie della stessa autrice ed altro (trasferiti dal Sillabario cartaceo), in pdf, cliccare sul link:

Stefania Ragoni_poesie0001

Per leggere un commento a poesie di terzi:

ASPETTI DIONISIACI DELLA POESIA

DI PIERO PISTOIA

Dott.ssa  STEFANIA RAGONI 

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LE POESIE DI PIERO PISTOIA SUL BLOG SONO RAGGRUPPATE, FRA L’ALTRO, ALLE SEGUENTI VOCI (tags)

Riflessioni non conformi

Poesie di paese

Fatica di vivere

Memoria memoria…

Poesie di caccia e Natura

Poesie di “cose” del mito

Solo rassegnazione

Tempi perduti