LA CULTURA CLASSICA, VALORE, SIGNIFICATO, ATTUALITA’, di Roberto Righetto; a cura del dott. Piero Pistoia

Pubblichiamo uno scritto recente  di Roberto Righetto, trascritto dal Blog “RIFLESSIONI” Di Francesco Macri – FIDAE (pubblicato su Avvenire, domenica 22 Aprile2018), perchè in qualche modo ci sembra che si inserisca nel nostro attuale dibattito sulla BUONA SCUOLA, condotto sul nostro Blog (ilsillabario.wordpress.com), uno zibaldone culturale che si dovrebbe collocare, almeno come aspetttativa di noi docenti, nell’interfaccia Scolastico-Extrascolastico. Ci sembra che il nostro Blog abbia intersezioni culturali con il loro (Tematiche educative, dibattito culturale, riforma scolastica).

Abbiamo cercato di comunicare al loro blog RIFLESSIONI il trasferimento dell’art. di Righetto; abbiamo fatto un tentativo, con una nostra mail, inviata a scuolavalore@indire.it, da ‘girare’ a loro.

 

La cultura classica. Valore, significato, attualità

Roberto Righetto 

Un noto saggio edito dal Mulino nel 2014, Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica, la filosofa americana Martha Nussbaum evidenzia che «non c’è nulla da obiettare su una buona istruzione tecnicoscientifica », ma si dice preoccupata perché «altre capacità altrettanto importanti stanno correndo il rischio di scomparire nel vortice della concorrenza ». Si tratta di capacità «associate agli studi umanistici e artistici: la capacità di pensare criticamente, la capacità di trascendere i localismi e di affrontare i problemi mondiali come “cittadini del mondo”; e, infine, la capacità di raffigurarsi simpateticamente la categoria dell’altro ». Per questo – sostiene – nell’educazione dei giovani è fondamentale insegnare filosofia, storia e letteratura, mentre accade che, specie nelle società occidentali, «gli studi umanistici, l’arte e persino la storia vengano eliminati per lasciar spazio a competenze che producono profitti che mirano a vantaggi a breve termine». Scienza, tecnica ed economia hanno bisogno invece di un solido impianto umanistico per poter raggiungere i loro scopi in nome del vero progresso umano.

Esattamente all’opposto la pensa Andrea Ichino, docente laureato alla Bocconi di Milano e addottorato al Mit, per il quale «siamo rimasti l’unico Paese al mondo in cui, nelle scuole tradizionalmente di élite, gli studenti dedicano il massimo delle loro energie a studiare latino, greco e materie umanistiche». Allo stesso modo Michele Boldrin si scaglia contro la «maledetta cultura del liceo classico». Economisti di formazione statunitense vedono insomma nella cultura classica un ostacolo sulla via della globalizzazione. Sono lontani i tempi in cui per essere ammessi ad Harvard bisognava rispondere a domande sulla grammatica e la storia greca e romana oltre a quesiti di matematica; non solo, erano previste anche prove di traduzione al latino e al greco.

Il recente dibattito che ha diviso gli intellettuali italiani a proposito del liceo classico ha dimostrato come si sia indebolita nel nostro Paese, ma anche in Europa e in Occidente, l’idea della cultura classica come patrimonio condiviso. Molti pensano che sia un fardello del passato da cui bisogna liberarsi a tutto vantaggio degli studi scientifici, tecnologici ed economici. Perché continuare a fare versioni dal greco e prevedere ancora lo studio del latino nei licei scientifici?

Una difesa niente affatto scontata arriva ora proprio da uno scienziato, Lucio Russo, in un libro davvero fondamentale per capire le tendenze della cultura occidentale, Perché la cultura classica (Mondadori, pagine 228, euro 19,00). L’autore infatti non segue la linea scontata delle radici culturali che bisogna difendere a ogni costo e soprattutto rammenta che l’immenso patrimonio giunto fino a noi dal mondo antico non riguarda solo campi come filosofia e letteratura, ma anche proprio la scienza.

È il caso della cosmologia e dell’astronomia. Soprattutto in epoca ellenistica, vi fu un eccezionale sviluppo scientifico che portò ad esempio Aristarco di Samo a formulare la teoria eliocentrica, tanto che persino Copernico era cosciente di riprendere un’idea antica. E così la scoperta che le stelle fisse in realtà si muovono e l’idea newtoniana dell’attrazione degli astri fra loro e del Sole sui pianeti si può far risalire a Ipparco. Ciò nonostante, «il debito della scienza moderna verso l’antica cultura greca – constata Russo con una certa amarezza – è oggi in genere gravemente sottovalutato».

Oltre che ricordare il contributo della cultura classica in tutti i campi, compresi il diritto e la politica, l’autore dimostra come esso sia sempre più misconosciuto, tanto che oggi prevalgono le opinioni di Voltaire, che polemizzò contro chi sosteneva la superiorità della cultura antica, e di Spengler, per il quale «la storia del sapere occidentale è quella di una progressiva emancipazione dal pensiero antico». Russo delinea le tendenze fondamentali della nostra cultura che vanno in questa direzione. A partire dalla scuola, che nella seconda metà del Novecento ha finito per marginalizzare un po’ in tutta Europa gli indirizzi finalizzati a una preparazione generale polivalente.

A ciò si è abbinata la crescita impetuosa dell’industria culturale e dello spettacolo. Se il superamento della separazione storica fra cultura alta e cultura bassa è stato un bene per tutti, l’aver sostituito la scuola con l’intrattenimento ha portato sempre più a disprezzare l’eredità antica. Tanto più che – nota Russo contrapponendosi alla visione esageratamente ottimistica di Claudio Giunta nel suo pamphlet L’irragionevole processo alla cultura di massa siamo ben lontani dall’aver realizzato quella crescita culturale tanto auspicata, visto che «il 70 per cento degli italiani sono analfabeti funzionali, vale a dire incapaci di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere con testi scritti per intervenire attivamente nella società», come ha commentato Tullio De Mauro. Altro che “Rinascimento di massa”!

A tutto ciò si aggiunge il preoccupante analfabetismo scientifico, fenomeno non certamente aiutato dal diffondersi di una contaminazione con l’irrazionalismo, come si può constatare leggendo le opere del medico e guru indiano Deepak Chopra o del fisico americano Frank Tipler. Ma anche ricostruzioni oggi così amate come quella dell’antropologo Jared Diamond, che privilegia le ragioni geografiche e naturalistiche a quelle culturali nel considerare l’avanzamento e lo sviluppo delle civiltà nel corso dei secoli, si dimostrano assai parziali.

Al termine del suo excursus quanto mai efficace, Lucio Russo così conclude: «Fra gli aspetti non secondari dell’indebolimento dei nostri legami con la civiltà classica, accanto al progressivo abbandono del metodo dimostrativo, dobbiamo includere l’ampliarsi della frattura tra matematica e fisica, l’incrinarsi del rapporto classico tra teorie e fenomeni e il diffondersi dell’irrazionalismo in importanti settori della comunità dei fisici».

In breve, non è solo la cultura umanistica a dover preoccuparsi per la perdita d’aureola della cultura classica, ma anche quella scientifica. Per evitare il rischio dilagante di un’eccessiva specializzazione, occorre tornare alla visione di un grande studioso come Wilamowitz, il quale giudicava indispensabile «la conoscenza del mondo greco in tutti i suoi aspetti, letterari, filosofici, politici e scientifici, non tanto come disciplina in sé ma piuttosto come punto di partenza verso le diverse discipline».

Avvenire domenica 22 aprile 2018

 

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ANCORA SULLA SCUOLA DI IERI E SCUOLA DI OGGI: commento al margine della dott.ssa prof.ssa Lucia Ghilli

Concordo pienamente con voi. Voglio avere il coraggio di aggiungere al vostro ricco e magnifico intervento poche (e già conosciute) riflessioni tra le miriadi che sottolineano l’importanza della scuola e della conoscenza quando aiutano a crescere davvero.

Conoscenza e vita: “Omnia mea mecum sunt”

E’ in primo luogo di fondamentale importanza che nessun tipo di interesse pratico si ponga come causa/effetto del sapere.

Seneca insegna:
“Il saggio non può perdere niente; ha tutto dentro di sé, non lascia niente alla sorte, tiene i suoi beni al sicuro, è tutto teso alla virtù, che non è legata a ciò che viene dalla sorte e per questo non può crescere né diminuire, perché […] la sorte può togliere solo ciò che ha dato, ma la sorte non dà la virtù, quindi non la può togliere: la virtù è libera, inviolabile, salda […] Il saggio […] mantiene il possesso della sola virtù […] e si serve di tutto il resto come di qualcosa di passeggero. […]. Demetrio Poliorcete, che aveva conquistato Megara, chiese al filosofo Stilpone se avesse subìto qualche perdita e Stilpone rispose: «Niente. Tutte le mie cose sono con me». Eppure il suo patrimonio era stato preso come bottino di guerra, il nemico aveva rapito le sue figlie, la sua patria era caduta in mani straniere e un re, circondato dalle armi di un esercito vincitore, gli faceva domande dall’alto della sua superiorità. Ma il filosofo scalfì la sua vittoria assicurandogli che, pur nella perdita della patria, non soltanto restava non vinto, ma addirittura non aveva subito danni. E aveva davvero con sé i veri beni, quelli che nessuno può toccare. Quei beni che aveva perso, quelli che erano stati sottratti, non li considerava suoi, ma cose precarie che seguivano un solo cenno della sorte. Per questo non li aveva mai amati come propri, perché il possesso di tutte le cose che provengono da fuori di noi è instabile e incerto.”
L’exemplum estremo di Stilpone non suggerisce l’inutilità del pane quotidiano, ma afferma l’assoluta superiorità dell’immateriale.

L’anomalia in nature ben dotate”

Arato, grande nemico dei tiranni, animato da un grande senso di giustizia, cadeva poi nelle imprese campali. Ecco la riflessione di Plutarco:
“A quanto pare, non solo esistono alcuni animali che hanno una vista acuta nell’oscurità e debole di giorno, perché la secchezza dovuta al sottile strato di umore oculare rende loro insopportabile il contatto con la luce, ma ci sono anche degli uomini che possiedono una forza e una perspicacia per natura soggette al turbamento allo scoperto e nelle guerre dichiarate e che riprendono vigore nelle imprese segrete e furtive. Una simile anomalia in nature ben dotate è provocata dalla mancanza di un’educazione filosofica, e ciò porta la virtù a restare priva di scienza, come un frutto nato spontaneamente e non coltivato.”

L’ingegno multiforme

Perché, tra tutti gli eroi dell’Iliade, solo di Ulisse ci resta un ampio e magnifico poema? L’uomo dall’ingegno multiforme compie un lungo e tortuoso viaggio, durante il quale più volte si ferma per una curiositas che lo spinge a osservare. Che cosa osserva Ulisse? L’uomo. La mente che indaga non si ferma se non per capire, a costo di correre grandi rischi, e solo così può tornare a casa, ovvero riscoprire il suo autentico sé, il vero “regno di Itaca”.

Programmi e ferraglia

Umberto Eco scriveva:
Tutti sappiamo che, per dirla in parole povere e con inevitabili anglicismi, il futuro sarà sempre più dominato dal “software” a scapito dello “hardware”, ovvero dalla elaborazione di programmi più che dalla produzione di oggetti che ne consentono l’applicazione. Steve Jobs è diventato quel che è diventato non perché ha progettato degli oggetti che si chiamano computer o tavolette (che ormai li costruiscono i paesi del Terzo mondo) ma perché ha ideato programmi innovatori che hanno reso i suoi computer più efficienti e creativi di quelli di Bill Gates, che fa peggio a ogni nuova versione di Windows. Quindi, anche nel mondo della tecnologia, l’avvenire è di chi sappia ragionare in modo da inventare programmi. E si dà il caso che chi abbia fatto una tesi di logica formale, di filologia classica, di filosofia, abbia allenato una mente più adatta a inventare programmi (che sono materia del tutto mentale) di chi abbia studiato come fabbricante di “ferraglia”.

La domanda, l’ipotesi, la libera analisi critica minacciano il mondo dell’interesse. Chiamare la scuola di oggi e, come alcuni sperano (e purtroppo saranno facilmente accontentati), anche quella di domani “buona scuola” significa usare un sotterraneo e pericoloso ossimoro.
La scuola “buona” è quella che cresce individui autonomi che sappiano ben porsi in relazione con altri individui e siano in grado di agire all’interno di una società che migliora se stessa grazie a “foreste” di sollecitazioni.
La scuola “buona” non insegna solo a reperire panem et circensem. La stessa espressione “alternanza scuola lavoro” suggerisce l’idea che finora scuola e lavoro siano stati “altera” (sappiamo che non è così) e che finalmente la buona scuola abbia fornito una soluzione efficace, permettendo di spendere immediatamente le conoscenze che si acquisiscono. Un’idea non solo utopistica, ma anche pericolosa, perché ormai sappiamo che una valida formazione si spende per lo più a distanza.

Grazie per i vostri preziosi contributi

Lucia Ghilli

LEGGERE SU QUESTO BLOG anche i due posts sulla ‘Buona Scuola’ a nome dei docenti Piero Pistoia, Donatella Scarciglia, Gabriella Scarciglia  ed il commento del dott. Prof Giacomo Brunetti

RIFLESSIONI SULL’EVOLUZIONE ED OPINIONI SU PARADOSSO DELLA DEMOCRAZIA; a cura del dott. Piero Pistoia

ART. IN VIA DI COSTRUZIONE…..

N. B. – RINGRAZIAMO AUTORI ED EDITORI, NOMINATI IN QUESTO ARTICOLO, SE CI PERMETTERANNO DI MANTENERE IN QUESTO BLOG, MESSAGGERO DI CULTURA (almeno nelle nostre intenzioni di insegnanti) SENZA FINI DI LUCRO (con estrema certezza), IL PRESENTE INTERVENTO; IN CASO CONTRARIO, AVVERTITI ALLA MAIL ao123456789vz@libero.it,  LO SOPPRIMEREMO IN BREVE.

 

S. J. GOULD E LA FAUNA DI BURGHESS, TEORIA DELLE CATASTROFI, EVOLUZIONE

APPUNTI PER UNA LEZIONE

dott. Piero Pistoia

PREMESSA

“Un primo affascinate insegnamento che ci viene dal giacimento [di argilloscisti] di Burghess, [dopo l’esplosione del Cambriano], è quello di una differenza sorprendente fra la vita del passato [lontano] e quella del presente pur contando un numero di specie molto minore, il giacimento [ di fossili a corpo molle] di Burghess – [a partire da] una cava, non più lunga di un isolato urbano, nella British Columbia, sulle Montagne Rocciose canadesi – contiene una disparità di piani anatomici che supera di gran lunga la varietà moderna in tutto il mondo!” Da Feltrinelli, “La vita meravigliosa” di S. J. Gould, pag. 61, prima edizione nei Saggi, Ottobre 1990

L’ambiente di Brurghess era di tipo marino del Cambriano medio, pressochè privo di ossigeno, ubicato alla base di scarpate spesso soggette da frane del sedimento, che spesso travolgevano gli animali che venivano inglobati in ogni posizione (vedere foto di ‘spaccati’ tridimensionali sotto). Esistevano specie bentoniche o che vivevano infossate nei sedimenti, che poi venivano intrappolate dalle frane, ma anche, quelle planctoniche e natanti, che avrebbero lasciato traccia solo dopo la morte, quest’ultime certamente lasciarono a burghess meno fossili rispetto alle altre, potendo sfuggire agli eventi drammatici.

Le specie di animali di Burghess presentavano un grado di specializzazione straordinaria; di essi furono recuperati decine di migliaia di fossili e continuamente studiati da decine di ricercatori accademici nel corso più di un secolo e, ancora oggi, sta aumentando il numero dei fossili raccolti, studiati o rivisitati. Il problema Burghess, nonostante tutto, rimane ancora aperto sia nel pratico, sia nel teorico. Oggi quello che è certo è che la fauna cambriana di Burghess avesse già raggiunto uno stato di evoluzione e differenziazione straordinario nei loro piani anatomici strutturali (phyla).

Forniamo come dati di oggi non definitivi sulla composizione della fauna di Burghess, i seguenti: 50000-60000 fossili recuperati; almeno 150 specie non riconosciute suddivise in  119 generi, con 9 (10) Phyla già conosciuti (Priapulidi, Anellidi, Artropodi, Poriferi, Ctenophori, Echinodermi, Onychophora, Brachiopodi [Cefalopodi (Nectocaris prima incerta), da rivista Nature del 1-giugno-2010]; vedere immagine alla fine) e otto (8) phila, entro cui racchiudere tutte le nuove specie non catalogabili (confrontare i due spaccati di Burghess, trasferiti da Le Scienze, 1979 e 1994, da cui è possibile ricavare i nomi dei fossili numerati nelle due figure).

Lo spaccato seguente è ripreso da Le SCIENZE  ed. italiana di Scientifica American settembre 1979 n. 133, alle pagg 76-77. Lo scrivente è abbonato a detta rivista da sempre ed il blog dove scrive è uno zibaldone culturale calato nell’interfaccia scolastico-extrascoalstico ed è completamente senza scopo di lucro. L’illustrazione fu inserita ne Le Scienze per l’articolo “La fauna degli Argilloscisti di Burghess” di Simon Conway Morris e H. B. Whittington. Si rimandano, alla lettura della stessa rivista, i nomi con breve descrizione dei  28 animali numerati in questa prima ricostruzione marina. Chi volesse vedere una rappresentazione a colori della stessa fauna con 46 fossili numerati compresi i 28 precedenti (i numeri dei due schemi non corrispondono), leggere Le Scienze dicembre 1994, n. 316 o confrontare i  28 animali numerati nello Schema 1 con i 46 dello Schema 2 dei quali sono riportati tutti i nomi in legenda, cercando di riscoprirne le forme, vedere dopo).  La legenda sottostante riporta invece  i nomi ricordati nella stessa illustrazione riportata anche in Gould, op. cit. pag. 200 (in tutto, 5 animali bizzarri di Burghess). Si tratta di una ricostruzione sottomarina di un luogo dove i sedimenti degli argilloscisti formano una piattaforma sotto l’acqua di mare in discesa che parte dai piedi di una grande scogliera (situata a nord della figura) e degrada verso il mare profondo lungo un gradiente NE-SO. La piattaforma è soggetta a frane. Da notare intanto la Pikaia gracilens (28) (10) unico rappresentante del phylum dei cordati nel Cambriano medio mentre nuota solitario a N-O.

Nello schema illustrativo 1, i notino i vermi Priapulidi nelle loro tane e vari organismi bizzarri di Burghess fra cui  Dimomischus (17) (17), l’Hallucigenia (18) (39) che si prepara a cibarsi di un verme  morto, l’Opabinia (19) (3) nell’atto di afferrare un vermetto con la sua unica appendice biforcuta e la wiwaxia (24) (1) coperta di squame e spine difensive. Uno sbaglio appare a nord-Ovest: due “fette di ananas” (10) (41) stanno nuotando; in effetti  gli autori dell’articolo de Le Scienze  riparano l’errore: questa struttura rappresenta la bocca carnivora dell’Anomalocaris. 

SCHEMA ILLUSTRATIVO 1

Vicino al nome dell’orgonismo si notano due numeri: Il primo numero fra parentesi rimanda allo schema 1 e il secondo allo schema 2

 

IL CAMMINO DELLA VITA A PARTIRE DA 3.75 MILIARDI DI ANNI (inizio della vita sulla terra) A 570 MILIONI DI ANNI (limite Precambriano/Cambriano), VERSO LA SEDIMENTAZIONE DELLA FAUNA DI BURGHESS (530 Ma)

0 – Il pianeta terra 4.5 miliardi di anni fa terminò la sua crescita dalla nebulosa planetaria; iniziò allora a differenziarsi in gusci in quanto fuso dall’impatto dei corpi celesti e dal decadimento di isotopi radioattivi di breve vita media e, quando la crosta raffreddata fu pronta per la vita, a circa 3.75 miliardi di anni in sedimenti ad ovest della Groelandia apparvero tracce di attività organica individuate da azione fotosintetica differenziale su isotopi del Carbonio con aumento del rapporto 12C/13C, indicanti un tipo di vita molto primitivo. Ma da  3.75 miliardi di anni  a 570 Ma (inizio Cambriano) non ci fu praticamente nessuna tendenza evolutiva rilevante per la vita, cioè per ben circa 2.4 miliardi di anni fu abitata da primitive cellule singole incomplete (procariote), prive di organelli interni (nucleo, cromosomi appaiati, mitocondri, cloroplasti) e da cui circa 1.4 miliardi di anni fa iniziarono a ‘costruirsi’ le molecole singole eucariote forse per aggregazione coloniale dalle procariore più piccole. 

1 – Subito prima di tale limite (570 Ma) probabilmente iniziò un fenomeno piuttosto improbabile, a partire da una estinzione i massa

2 – All’inizio del Cambriano o subito prima, infatti, sembra sia avvenuto un episodio abbastanza ‘dolce’ di diversificazione di forme prima dell’Esplosione del Cambriano medio;  infatti (almeno 100 Ma prima di Burghess), si ebbe l’apparizione nei documenti fossili di animali pluricellulari primitivi con parti molli (?), organismi a forma di frittella diffusi su scala mondiale come Ediacara (Australia, tra 620 e 550 milioni di anni fa) e le minuscole lame, coppette e capsule rigide del Tommotiano in Russia pure su scala mondiale, ‘la piccola fauna con parti dure’.  Si estinsero praticamente prima di Burghess e  sembra che questi pluricellulari iniziali  forse rappresentarono un tentativo evolutivo fallito. Comunque anche le loro diverse fasi di sviluppo furono discontinue ed episodiche e non in progresso graduale. Un creazionista forse potrebbe dire “sono le prove sperimentali iniziali di un Creatore  prima di affrontare la vera creazione della vita sulla terra (cioè l’esplosione del Cambriano medio)! Con l’ esplosione del Cambriano medio infatti, a partire da 530 Ma, in un intervallo di tempo di un secondo (5 Ma geologici), apparvero contemporaneamente tutti i phylum (piani anatomico -strutturali) degli animali moderni forse meno uno, i Briozoi, che si presentarono all’inizio del periodo successivo (Ordoviciano); ma è facile che cercando ancora nelle argilliti a Burghess…. L’Universo è così complesso che chi cerca trova? Si fa per dire! In una iperbole potremmo azzardare l’ipotesi che l’esplosione del Cambriano medio avesse le stesse caratteristiche funzionali  di un piccolo big bang per l’evoluzione della fauna terrestre. Chi sa se ci furono anche  prove sperimentali qualche frazione di secondo prima, come nel caso della fauna (tentativi sperimentali di Ediacara e Tommotiano)!

3 – Riassumendo con Gould (pag. 58, op. cit.), tra la nascita della vita e fauna di Burghess, invece di avere una continuo processo darwiniano di complessità, notiamo una successione di faune senza apparenti legami di continuità: da 3.75 a 1.4 miliadi di anni  (quasi per 2.5 miliardi di anni) si rinvengono solo cellule eucariote in stasi; successivamente da 1,4 miliardi a 570 milioni di anni (inizio Cambriano), cioè per altri 700 milioni di anni si aggregarono cellule protocariote a formare le prime cellule eucariote più grandi e organizzate, ma non una vita pluricellulare; infine, per arrivare a Burghess, passarono ancora 100 milioni di anni circa, 20 secondi geologici prima dell’esplosione Cambriana che durò 1 secondo (5 Ma) e in questa frazione di tempo geologico, si susseguirono tre faune straordinariamente diverse, Ediacara, Tommotiano e Burghess. E poi? Per arrivare a noi, cioè ancora 500 milioni di anni (altri 100 sec), la vita si mosse in tutte le direzioni e su essa si possono raccontare storie mirabili di trionfi e tragedie le più svariate, …ma non un singolo nuovo phylum o piano anatomico fondamentale si è aggiunto alla serie di Burghess“! E’ anche probabile che i piani anatomici strutturali a Burghess fossero in numero superiore a quelli rinvenibili della fauna attuale data che “molti dei primi esperimenti si sono estinti col passare del tempo e non è comparso alcun nuovo phylum. (Le Scienze, 1994, op. cit.).

4 – Ma quale potrebbe essere la ragione scientifica per il fatto che in un attimo geologico si siano sprigionati tutti i tipi di organizzazione anatomica? Ci sono almeno due ragioni: una <<esterna>> e l’altra <<interna>>.  Quella esterna è fondata “su base ecologica….L’esplosione del Cambriano rappresenta il riempimento iniziale del serbatoio ecologico di nicchie [completamente libere] per gli organismi pluricellulari e qualsiasi esperimento vi ha trovato spazio“; Quella interna è “basata sulla genetica e sullo sviluppo: i più antichi animali pluricellulari avevano forse conservato una certa flessibilità per il cambiamento genetico e la trasformazione embriologica, flessibilità che si è fortemente ridotta allorchè essi si sono <<bloccati>> in un insieme di modelli stabili e di successo”. (Le Scienze, 1994, pag. 69; op. cit.)

SCHEMA ILLUSTRATIVO 2
Illustrazione (modificata sulla destra) riportata ne LE Scienze, dicembre 1994, n. 316, pagg. 68-69. Molti organismi come il gigantesco Animalocaris, non vissero a lungo ed hanno una anatomia così peculiare che è impossibile classificarli nei phyla noti.

5 – Se fosse davvero così si potrebbe formulare una ipotesi azzardata e poco razionale per la presenza della vita sulla terra. Da quanto descritto sembrerebbe che Chi o che cosa avesse ‘progettato’ o ‘attivato’ Burghess in effetti avrebbe costruito l’attuale vita sulla terra con tutte le sue forme e, riavvolgendo il film, anche tutte le altre infinite possibili.

6 – Poco dopo questa prima fase, diciamo, incerta,  nell’ultimo episodio dell’Esplosione del Cambriano di fatto si sviluppò la improbabile Fauna di Burghess, con sviluppo anche di forme pluricellulari a tessuto molle.

7 – Di ‘trascendente bellezza‘ sono risultati gli organismi di Burghess e rilevanti  ‘per la nuova visione della vita che hanno ispirato‘ e per la loro estrema complessità dei loro apparati, che avrebbero fatto immaginare, in regime di neo-darwinismo – se avessero saltato il baratro della catastrofe cambriana – la loro sopravvivenza verso spettacolari esplosioni di forme di certo mai viste, dal partire da una loro strabiliante molteplicita di piani strutturali: l’Opabinia con i suoi 5 occhi e l’organo di prensione frontale, l’Anomalocaris, l’animale più grosso del suo tempo, un terribile predatore con una mascella circolare, l’Allucigenia con una anatomia che giustifica pienamente il suo nome ….. (Gould, op.cit.). Vedere legenda dello spaccato.

Da terminare……

CONCLUDIAMO QUESTI APPUNTI UN PO’ SCONNESSI CON I PUNTI INTERROGATIVI DI S. J. Gould (La vita Meravigliosa, op. cit. pag. 62), RINVIANDO IL LETTORE INTERESSATO A LEGGERE IL TESTO.

In un momento geologico prossimo all fine del Cambriano, fecero la loro prima apparizione praticamente tutti i phyla moderni,  assieme ad una serie ancora maggiore di esperimenti anatomici che non sopravvissero a lungo. Nei successivi 500 milioni di anni non emerse alcun nuovo phylum, ma solo variazioni su piani  già ben affermati, anche se alcune di tali variazioni, come quella della coscienza umana, avrebbero in seguito esercitato un impatto sorprendente sul mondo. Che cosa mise in moto l’esplosione di Burghess? e che cosa lo disattivò così rapidamente? Che cosa, se qualcosa ci fu, favorì l’insieme limitato di progetti sopravvissuti rispetto alle altre possibilità fiorite nella fauna di Burghess? Questo schema di decimazione e di stabilizzazione, che cosa cerca di dirci sulla storia e sulla evoluzione?

Infine rimane da sottolineare ancora come la fauna di Burghess sembra così autorizzare l’introduzione di un nuovo concetto la ‘catastrofe’ o ‘decimazione’ improvvisa e indiscriminata che distruggendo gran parte della fauna del pianeta può avviare l’evoluzione in direzioni in gran parte imprevedibili, lasciando alla selezione naturale un raggio di azione più circoscritto. Nel ‘bestiario’ degli argilloscisti di Burghess, cè un piccolo ‘cordato’ dall’aspetto insignificante, simile ad un verme. Quello che è certo è che, se quel lontano progenitore fosse stato coinvolto in una di tali decimazioni, l’uomo non sarebbe mai esistito.

‘ALBERI’ DELLA VITA A CONFRONTO

Walcott, nonostante fosse lo  scopritore ed il primo studioso della fauna di Burghess, continuò a pensare convenzionalmente che la vita col tempo si diversificasse sempre più con continuità a partire da una semplicità anatomica alla base con pochi piani strutturali, “interpretando ogni organismo della fauna di Burghess come un membro primitivo di qualche ramo importante del successivo albero della vita” (Gould, op. cit. pag. 42)

CONO DELLA DIVERSITA’ CRESCENTE

L’iconografia erronea ma ancora convenzionale della diversità crescente

Ma l’esatta ricostruzione di questa fauna sembra suggerire un modello (quasi albero rovesciato), dato il grande numero di piani anatomici strutturali subito dopo la diversificazione dei primi animali pluricellulari (EDIACARA e compagni) e l’albero successivo procedette per eliminazione e non per espansione di piani strutturali. La caterva di specie attuali sarebbere una “variazione sulla base di pochi piani anatomici fondamentali;  con un singolo piano fondamentale i tassonomisti hanno infatti descritto più di mezzo milione di specie di coleotteri “(Gould, op. cit. pag. 43)

ALBERO CAPOVOLTO DELLA DECIMAZIONE E DIVERSIFICAZIONE

<———-diversità anatomica ———>
Modello riveduto della decimazione e diversificazione

Albero filogenetico derivato dalla reinterpretazione della fauna di Burghess. L’eliminazione della maggior parte dei gruppi per estinzione lascia grandi vuoti morfologici fra gli organismi sopravvissuti. La linea tratteggiata rappresenta il tempo della fauna di Burghess, con la disparità a livello massimo (Gould, op. cit., pag. 220)

 

Continuano le ricerche, aumentano i fossili, si modificano le attribuzioni da phyla primitivi a fossili bizzarri e viceversa.

L’ULTIMA MODIFICA DELLA SAGA AVVENUTA NEL 2010

Nel Portale dell’evoluzione, detto PIKAIA, dell primo giugno 2010, si parla che, su l’ultimo numero di Nature, Smith e Caron, studiando nuovi fossili di Nectaris, già descritto come un animale con la testa di un artropode primitivo ed il corpo di un cordato, lo inseriscono come membro primitivo del phylum Cephalopoda. Pensavamo che questo phylum iniziasse 30 milioni di anni dopo il Cambriano medio (Burghess), con fossili simili al nautilo. Ancora una prova che a burghess ci potrebbero essere i ‘germi’ di tutti i phyla di oggi!

ECCO LA NUOVA NECTARIS

Forma corporea schiacciata e romboidale, grosse pinne laterali, un imbuto boccale con cui accelerava, coppia di lunghi tentacoli per procacciarsi le prede.

La lettura di questi appunti poco ordinati dovrebbero stimolare il lettore ad approfondire questi argomenti relativi all’evento più importante e bizzarro fin’ora conosciuto nel processo evolutivo della fauna terrestre, almeno sugli scritti nominati:

Stephen Jay Gould “La vita meravigliosa” Feltrinelli, 1990

LE SCIENZE, Settembre 1979 n. 133 “La fauna degli argelloscisti di Burghess” di S. C. Morris e H. B. Whittigton

LE SCIENZE, Dicembre 1994 n. 316 “L’evoluzione della vita sulla terra” di J. S. Gould

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Chi volesse leggere ‘Il paradosso della Democrazia’ in PDF, cliccare su:

DEMOCRAZIA0001

Altrimenti, con un po’ di pazienza, leggere di seguito:

PARADOSSO DELLA DEMOCRAZIA

di Piero Pistoia


.Nota –  Le Tre P di Bruner  rappresentano il Passato, il Presente  e specialmente il Possibile che reinterpreta continuamente gli altri due. Controllare, anche sul blob, il loro significato ampliato, in particolare, nel post ANCORA SULL’ANALISI DELLA POESIAIl Circolo Ermeneutico, di piero pistoia e gabriella scarciglia.      


 

La base in -jpg dei precedenti articoli è stata trasferita da ‘Il Sillabario’ cartaceo

 

da continuare…