LA NUOVA SCUOLA E L’INSEGNAMENTO DEL LATINO del dott. prof. Renato Bacci

IMPORTANZA DEL LATINO

Ricordo che quando da insegnante presenziavo alla cerimonia di premiazione dello studente più bravo in latino, che ogni anno il locale Rotary club organizzava e organizza in memoria del nostro Aulo Persio Flacco, e di questo va dato al Rotary giusto merito, ero gioco forza tenuto a intrattenere i commensali ( dato che la consegna del premio avveniva nel corso di una cena di gala) sull’importanza e l’utilità dello studio del latino nella nostra scuola e più i premi si accavallavano negli anni più dovevo spremere le meningi per non dire nel corso della cerimonia quello che magari avevo già detto l’anno prima o due anni prima e così via. Oggi, sollecitato dall’amico prof. Piero Pistoia, mi trovo sostanzialmente ad affrontare lo stesso tema a distanza ormai di molti anni dall’ultima conviviale del Rotary perché tempora currunt, non necessariamente mala, per dirla con il buon Cicerone, ma currunt. Già allora ci si domandava in sostanza “ ma è utile studiare ancora a scuola una lingua morta” in una società fortemente tecnologica, dove l’inglese la fa da padrone, e per di più costantemente interessata a profondi e rapidi cambiamenti, nel costume , nella comunicazione, insomma in quella che si definisce tout court la società moderna? Non si potrebbe fare a meno del latino con tutte quelle declinazioni complicate, quelle coniugazioni, le perifrastiche, le eccezioni, che sono l’esatto contrario ad esempio della semplicità dell’espressione inglese, senza parlare poi della fatica che si richiede ai nostri studenti per tradurre la tanto temuta versione, temuta soprattutto agli esami di maturità? E quante volte poi mi sono sentito chiedere dai miei ragazzi “ professore ma alla fine a che serve questo latino, è utile a cosa?” Cinicamente spesso mi veniva da rispondere che intanto era utile a garantirmi uno stipendio a fine mese, ma è chiaro che non poteva essere questa la risposta. La domanda però era semplice e ben chiara e sottintendeva che con buona probabilità del latino si poteva fare tranquillamente a meno come materia di studio in una scuola e soprattutto in una società che fosse davvero al passo con i tempi. Ed è una domanda attuale ancora più oggi con i tempi che hanno visto rapidamente svilupparsi sempre più nuovi strumenti di apprendimento, quelli dell’informatica su tutti gli altri. Perché mi debbo rompere il capo per tradurre una versione quando tranquillamente trovo il testo già tradotto su qualche sito internet? Perché studiare vita, opere e pensiero di Seneca quando in un attimo trovo tutto sul computer se solo mi prende lo sfizio di attivare questa ricerca? Ed entro così in argomento anzitutto facendo una considerazione, che tutto o quasi, e mi rivolgo particolarmente agli studenti, che nel merito sono sicuramente abili, tutto si trova oggi attraverso il nostro computer, la risoluzione di un problema di matematica, un tema di italiano già svolto, gli avvenimenti con tanto di precise date e protagonisti di un periodo storico, e perfino, se si è abbastanza esperti, una buona traduzione di un testo che noi possiamo comporre, traduzione dall’italiano in qualsiasi lingua straniera. Allora, dico io, provocatoriamente si può fare a meno di studiare qualsiasi materia: E’ sufficiente apprendere come usare un computer o uno smartphone, che ce lo possiamo pure portare comodamente dietro, per avere la scienza, ogni scienza in tasca: Ma è davvero cosi? No. Il computer, questo idolo dei tempi moderni, ci può dare tante informazioni ci può assistere nella soluzione dei nostri problemi ma non può, fortunatamente dico io, sostituirsi al nostro cervello, al nostro modo di pensare, alla nostra sensibilità, alle nostre emozioni, al nostro essere uomini e donne in una società che ci chiede di convivere con altri uomini e donne fortunatamente, ancora aggiungo, uomini e donne tutti diversi gli uni dagli altri; meno male, se no ve lo immaginate che noia sarebbe la vita? E poi ci rendiamo conto che tutto ciò che troviamo in internet qualcuno ce lo ha pur messo con un atto di volontà individuale, per un motivo, con uno scopo, che hanno in misura maggiore o minore messo in moto e a frutto le sue conoscenze, competenze, gusti , passioni, insomma il suo essere uomo con una precisa identità, formazione, esperienza . E secondo voi quest’uomo è più ricco o più povero, culturalmente parlando, se è un po’ imbevuto di cultura classica e se oltre a saper usare il computer sa un po’ anche di latino? Perché faccio questa domanda? Perché non esiste l’uomo informatico, permettetemi questa espressione di sintesi, l’uomo moderno, e dall’altra parte l’uomo antico, attaccato alla tradizione, al mondo dei classici, esiste l’uomo che è un prodotto di sintesi di cultura umanistica e scientifica, di storia personale, di passioni e desideri, in cui cuore e cervello si muovono insieme, non necessariamente in contrasto tra loro, come in contrasto tra loro non sono cultura umanistica.e scientifica. Quella del contrasto tra la cultura umanistica e la cultura scientifica, come la rivendicazione nei diversi momenti storici del primato dell’una sull’altra è una vexata quaestio, insomma un tormentone, tanto vexata quanto fasulla. L’uomo è uno solo, è sempre stato un prodotto di unità, pensa e fa, e non ha bisogno della cultura umanistica per pensare e di quella scientifica per fare, ricorre più semplicemente a quella che è la sua cultura, intesa come esito di conoscenze, di capacità di elaborazione, di traduzione del pensiero in opera adoperando tutti gli strumenti che ha a disposizione. Allora è utile, in questa ottica, lo studio del latino? Certo. Ed a conferma posso portare dati oggettivi, scontati, ricorrenti, quando si vuol difendere, brutta parola in questo caso, il valore degli studi classici. Il latino è utile perché il solo esercizio di traduzione, nella sua complessità, attiva processi di selezione delle conoscenze, di scelta lessicale, grammaticale, sintattica, contenutistica che sono metodo riconvertibile in ogni attività di ricerca. E’ palestra formativa del comprendere, del trovare soluzioni e del sentire, intendo sentire dentro. Lo studio del latino fa riconquistare identità, ci racconta chi siamo da dove veniamo, dove possiamo andare. Provate a immaginare, per assurdo, messa al bando la conoscenza di questa lingua, cosa accadrebbe alle nostre biblioteche, diverrebbero contenitori di opere incomprensibili, sarebbe come dar loro fuoco; pensate cosa ne sarebbe del nostro patrimonio monumentale, dei nostri Musei tra l’altro enormi risorse economiche per il nostro Paese, si trasformerebbero in una caterva di sassi e in depositi di opere senza senso. Pensate a come verrebbero meno la fruizione la comprensione, il piacere di tanta letteratura, di tanta poesia, pur non scritta in lingua latina. Capiremmo Dante o Ariosto senza sapere di Virgilio, e Macchiavelli senza Tacito, Moliere senza Plauto, Skahespeare senza Seneca, o addirittura Pinocchio senza Apuleio? Pensate, ignorando il latino, cosa capiremmo del Rinascimento che ha segnato l’inizio dell’era moderna che è fiore all’occhiello della cultura italiana. Mettendo in soffitta lo studio del latino diventeremmo progressivamente un Paese ben più povero di quello che spending rewiew e spread ci fanno oggi prefigurare. Il latino è una irrinunciabile ricchezza nazionale e direi quantomeno mediterranea tanto più oggi che è accessibile a tutti. Perché non va dimenticato che per secoli il latino è stato la lingua e lo strumento del potere delle classi abbienti, la lingua che imbrogliava il povero Renzo di fronte a don Abbondio e all’ Azzeccagarbugli, il famoso latinorum, la lingua che emarginava i ragazzi di Barbiana, la lingua degli uomini e non delle donne, la lingua delle leggi oscure al popolino, la lingua rituale, comprensibile solo da pochi della Chiesa nella sua versione meno ecumenica. Ebbene proprio oggi che questa ricchezza è a disposizione di tutti avrebbe senso rinunciarvi in nome di un modernismo che così risulterebbe approssimativo che anziché portare luce e progresso finirebbe solo per sostituire tecnicismo al sapere? E a chi vede nel latino il vecchio che frena vorrei chiedere per quale motivo allora Paesi oggi in pole position nell’economia mondiale, tecnologicamente all’avanguardia mi riferisco a Cina e Giappone continuano a fare studiare nelle scuole la loro lingua antica che si esprime in faticosi e complessi ideogrammi che non si rinvengono sulla tastiera del nostro computer. Lo fanno perché sanno bene che nella consapevolezza della loro diversità della loro cultura e della loro storia sta il migliore investimento per il futuro delle rispettive comunità. E potrei continuare con molte altre scontate considerazioni per dimostrare quanto è ancora oggi utile il latino come strumento di promozione culturale. Basti pensare al concetto di humanitas che è nell’essenza della cultura latina, humanitas intesa come potenzialità espressiva, etica dell’uomo, come valorizzazione del suo essere individuo e cittadino, uomo che è mosso dalla curiositas quell’irrefrenabile desiderio di sapere, di conoscere, di non porsi limiti, di toccare Dio. C’è nella cultura latina quella migliore, quella vera, la voglia di andare sempre oltre, sempre avanti, un bisogno del nuovo, del miglioramento, del misterico, del bello che niente ha da invidiare ai nostri tempi moderni. C’è anche un profondo sentimento del rispetto della diversità basti pensare a come la religione politeistica romana accoglieva nel proprio Pantheon culti differenti, non originali dell’area italica. Non ricordo nella storia di Roma una sola guerra di religione prima della diffusione del Cristianesimo. Da allora ne abbiamo viste e ne vediamo molte di cui non c’è assolutamente bisogno in un mondo che necessariamente deve andare verso l’integrazione delle culture, la valorizzazione e il rispetto della diversità indispensabili alla convivenza in una società globale e multietnica. Nella cultura latina troviamo insomma una parte importante del nostro essere oggi e una buona prospettiva di quello che vorremmo essere domani. E ne dobbiamo essere consapevoli senza indulgere al culto delle origini. Noi italiani non siamo, come spesso si dice semplicisticamente, gli eredi dei figli della lupa, siamo il frutto di un sincretismo culturale che si è avvalso nel corso dei secoli del contributo di Arabi, Normanni, Francesi, Spagnoli e chi più ne ha ne metta per arrivare fino ad oggi alla evidente penetrazione nella nostra società di abitudini e modelli di vita di provenienza angloamericana. Siamo un prodotto complesso e di questa complessità la cultura classica è parte non esclusiva ma fondante da cui non possiamo prescindere pena un forte rischio di crisi di identità culturale. Ma mi piace chiudere questa dissertazione sulla nostra latinità in maniera paradossale supponendo per un attimo che dopo tutto quello che ho affermato e sostenuto questo benedetto latino non serva a niente e si possa tranquillamente considerare come facente parte oggi della categoria del superfluo. Mi viene in mente una bellissima frase di Oscar Wilde “ posso rinunciare a tutto, meno che al superfluo” Il superfluo è alla fine pur sempre quella cosa che per motivi misteriosi, non logici, si ama di più. Ognuno di noi è attaccato al suo superfluo. Se non ci fosse stato l’amore per il superfluo Van Gogh non si sarebbe imbrattato le dita di colore fin da ragazzino e non ci avrebbe regalato l’emozione che trasmettono i suoi dipinti, e così Mozart non avrebbe scritto musica e Garcia Lorca poesie. E così tutti i grandi autori latini invece di trasmetterci riflessioni, sentimenti passioni avrebbero potuto fare qualche altra cosa. Ci hanno lasciato invece tanta scienza, tanta storia, tanta miracolosa poesia. E’ un nostro patrimonio. Anche se fosse superfluo e non utile gustiamocelo e basta.

Prof. Renato Bacci

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IMPORTANZA DEL LATINO_BACCI

ASPETTI DI LINGUISTICA APPLICATA a cura del Dott. Renato Bacci, Giovanni Albertini ed altri; post aperto

LE ORIGINI DEL VOLGARE NEL VOLTERRANO E LA GUAITA DI TRAVALE

Del Dott. Prof. Renato Bacci

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PERDITA DI CULTURE SPECIFICHE E SCOMPARSA DI PAROLE 

di Giovanni Albertini

Si perdono certe tradizioni, usanze, modi di vivere legati al quotidiano, in definitiva si ‘spengono’ certe culture e con loro muoiono le parole e modi di dire ad esse collegati.

Progongo in tale ottica una raccolta di scritti ripresi dal libro, da me curato,“CIRINGAGLIA, parole , storie e aneddoti salinesi”; edito dalla PRO LOCO, Saline di Volterra e stampato nel luglio 2013 dalla Grafitalia, Peccioli (Pi).

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Per vedere il paragrafo: “MODI DI DIRE VECCHI COME IL CUCCO” clica qui:

MODI DI DIRE2.pdf

Per vedere il paragrafo: “LE PAROLE CONDANNATE A MORTE” clicca qui:

PAROLE MORTE4.pdf

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Art. in via di costruzione.

Le poesie “L’Ode sublime” e “Tramontata è la luna” di Saffo: commenti a più voci con Intermezzo

Anche testi rivisitati da il ‘Sillabario’ n. 4 1996

LINKS AI SINGOLI COMMENTI

 

Saffo e “L’ode sublime”, L. Ghilli
Saffo e il testo greco, L. Ghilli
Tramonto della luna, A. Togoli
Tramontata è la luna, R. Bacci
INTERMEZZO, a cura di Piero Pistoia

 Scultura ripresa da lospeaker.it_Newsletter del 4-2-2015_Art. di Antonio Vitale

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Saffo e “L’ode sublime”, L. Ghilli
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Saffo e il testo greco, L. Ghilli
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   Dott.ssa Lucia Ghilli

INTERMEZZO a cura di Piero Pistoia

INIZIO INTERMEZZO

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Sappho-Musei-Capitolini

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A cura di Piero Pistoia

L’ODE 31 DI SAFFO SECONDO LA TRADUZIONE di Giovanni Pascoli

A me pare simile a Dio quell’uomo,
quale e’ sia, che in faccia ti siede, e fiso
tutto in te, da presso t’ascolta, dolce-
mente parlare,

e d’amore ridere un riso, e questo
fa tremare a me dentro al petto il core;
ch’ai vederti subito a me di voce
filo non viene,

e la lingua mi s’è spezzata, un fuoco
già non hanno vista più gli occhi, romba
fanno gli orecchi

e il sudore sgocciola, e tutta sono
da temore presa, e più verde sono
d’erba, e poco già dal morir lontana,
simile a folle.

TESTO LATINO DEL CARMEN N. 51 di Catullo 

Ille mi par esse deo videtur,
ille, si fas est, superare divos,
qui sedens adversus identidem te
spectat et audit
dulce ridentem, misero quod omnis
eripit sensus mihi: nam simul te,
Lesbia, aspexi, nihil est super mi
vocis in ore,
lingua sed torpet, tenuis sub artus
flamma demanat, sonitu suopte
tintinant aures, gemina teguntur
lumina nocte.
Otium, Catulle, tibi molestum est:
otio exsultas nimiumque gestis:
otium et reges prius et beatas
perdidit urbes.

BREVE COMMENTO RELATIVO AL CARMEN 51 di Catullo A CONFRONTO CON LA “L’ODE SUBLIME (31)” di Saffo; rivisitato da SKUOLA.NET.

Questo carme è la traduzione, o meglio un libero rifacimento, della celebratissima ode 31 di Saffo nel vedere la fanciulla amata a colloquio con un uomo. La lirica, ancora oggi interpretata come una sorta di dichiarazione d’amore del poeta a Lesbica-Clodia e tradizionalmente collocata ai primi tempi dell’amore tra i due, testimonia l’originalità con cui Catullo sa entrare in competizione con i modelli letterari più suggestivi.
Il testo fu a lungo inteso come documento della gelosia di Catullo nei confronti di Lesbia, intenta a civettare con un altro uomo. In realtà esso risulta piuttosto centrato sull’analisi che il poeta compie di sé e dei propri sentimenti, a partire dalla constatazione dell’incapacità nel controllare la propria passione, contrapposta alla serenità di chi può stare accanto a Lesbia senza alcun turbamento. Questa lettura, del resto, non è molto diversa da quella che oggi prevale anche nell’interpretazione dell’ode di Saffo, non più ritenuta il canto della gelosia, ma piuttosto l’analisi degli effetti provocati nell’amante dalla contemplazione della persona amata.
Del tutto originale rispetto al modello saffico sembra l’ultima strofa, di carattere propriamente riflessivo, sulla cui reale appartenenza al carme si è lungamente discusso. Particolarmente suggestiva, nel quadro generale dell’opera, l’interpretazione secondo cui questa strofa, centrata sui danni provocati da amore, costituirebbe una prima, implicita percezione da parte di Catullo della sofferenza che il suo sentimento per lesbia gli avrebbe arrecato.
È bene tuttavia non lasciarei suggestionare troppo da indizi che solo apparentemente depongono a favore dell’originalità catulliana. Se si considera che della quinta strofa di Saffo ci è giunto soltanto l’incipit del primo verso: “Ma tutto bisogna sopportare”, e che anch’esso in qualche modo potrebbe introdurre un ripensamento sull’opportunità di liberarsi dalla rovinosa passione d’amore, l’effettivo divario di Catullo rispetto all’originale potrebbe ridursi anche di molto.

FINE INTERMEZZO

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Saffo-di-Giuseppe-Mazzullo-239x300Saffo, granito, 239×300

Fondazione Mazzullo, Taormina

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Saffo e “Tramonto della luna”, A. Togoli
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Tramontata è la luna, R. Bacci
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L’EDITORIALE ED ALTRO

ATTENZIONE! QUESTO BLOG E’ IN VIA  DI SVILUPPO

PREMESSA

N.B. IN QUESTO BLOG, il sillabario2013, OGGETTO CULTURALE NUOVO ED AUTONOMO, RIPROPORREMO,  TALORA RIVISITATI, ANCHE INTERVENTI RITENUTI RILEVANTI DA ‘IL SILLABARIO’ OSPITATO AL TEMPO COME INSERTO DELLA ‘COMUNITA DI POMARANCE’,  OLTRE AD ALTRI.

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Per vedere la storia del Sillabario cliccare sul seguente link: sillabario_storia2

 

Dopo anni dalla cessazione del ‘Sillabario’, in una riunione in Comune alla presenza del Sindaco e dell’Assessore alla Cultura, fu proposto che questo blog fosse gestito dal Comune stesso, per es., come ‘scritti’ della Biblioteca Comunale, ma la proposta fu respinta.

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Il nuovo Sillabario2013  appare così  su un piano strutturale diverso: si pone come strumento di comunicazione culturale, il suo unico scopo, completamente gratuito ed indipendente, autodeterminato ed autofinanziato senza alcun legame eccetto quello con i suoi collaboratori ed, in esso, è completamente assente ogni scopo di lucro ed ogni transazione finanziaria di qualsiasi tipo ed a qualsiasi livello. Più di 15 anni fa cessando le pubblicazioni, l’inserto ‘Il Sillabario’ aveva lasciato una ‘nicchia’ culturale scoperta e nuovi soggetti l’avevano utilizzata per costruire questo nuovo oggetto culturale: ilsillabario2013. 

RERUM NATURA COGNOSCERE DIFFICILE QUIDEM EST, AT MODUM COGNOSCENDI LONGE DIFFICILIUS  (Campanella)

DISCORSO E SENSATE ESPERIENZE

 Il pensiero di Galileo nella cultura italiana è stato a lungo male interpretato e in particolare stravolto un aspetto importante del suo metodo scientifico (Galileo era un fisico teorico non un empirista tout court), chiaramente espresso nelle sue parole sulla teoria eliocentrica di Copernico “…, né posso abbastanza ammirar l’eminenza dell’ingegno di quelli che l’hanno ricevuta e stimata vera ed hanno con la vivacità dell’intelletto loro fatto forza tale a i proprii sensi, che abbiano possuto antepor quello che il discorso gli dettava, a quello che le sensate esperienze gli mostravano apertissimamente in contrario e più avanti “…, non posso trovar termine all’ammirazione mia, come abbia possuto in Aristarco e nel Copernico far la ragione tanta violenza al senso che contro a questa ella si sia fatta padrona della loro credulità” (Dialogo dei massimi sistemi 3a giornata in Galileo, Opere, Vol. III, pgg. 81-82, Salani, 1964).

E’ vero che in altri passi del suo trattato sembra sottolineare il contrario, per cui molti pensatori anche oggi in Italia valorizzano ad oltranza le sue ‘sensate esperienze’, anche sull’onda lunga del rimbalzo empiristico-pragmatico del dopo guerra. Secondo noi però in quei passi Galileo argomenta spesso ponendosi come interlocutore in un dialogo che muove dando ragione alla controparte per poi portare argomenti, come quello sopra, a sostegno di una tesi che vede ‘il discorso’ prevalente.

RIFLESSIONE1: Perchè molte relazioni tecniche, preposte alle scelte, costate al sociale svariate decine di migliaia di euro, presentano in piani cartesiani  rette su dati sperimentali senza misurare la loro rilevanza statistica? Risposta: perchè i fenomeni relativi a questi grafici rientrano già nello stato dell’arte. COMMENTO: Caspita, che investimento!    (Un anonimo)

ASSERZIONE1:  Non c’è misura se non appare il suo errore; non c’è grafico sperimentale senza  le bande di confidenza!  (Lo stesso anonimo).

ASSERZIONE2: NEL COSMO CI SONO INDIZI SUFFICIENTI PER CONFERMARE QUALSIASI IPOTESI (KARL POPPER)

RIFLESSIONE2: Noi non cesseremo mai di esplorare  “l’oggetto complesso”  e l’obbiettivo di tutta questa esplorazione sarà quello di tornare al punto di partenza per osservarlo da angolazioni sempre nuove, utilizzando le informazioni che nel contempo si rendono disponibili relative al background culturale dell’oggetto stesso.

Lo stesso Anonimo

RIFLESSIONE3: “Sappiamo che la conoscenza assoluta non esiste, che esistono soltanto teorie; ma se ce ne dimentichiamo, quanto maggiore è la nostra istruzione, tanto più tenacemente crediamo negli assiomi. Una volta a Berlino domandai ad Einstein come gli era stato possibile – a lui scienziato esperto, incallito, un professore, matematico, fisico, astronomo – come, dunque, gli era stato possibile compiere le sue scoperte. <<Ma in che modo mai ha potuto farlo?>> gli chiesi e Albert Einstein rispose sorridendomi con aria comprensiva:<<Sfidando un assioma!>>”

LINCOLN STEFFENS, un emerito reporter a cavallo del ‘900.

Lo scritto è ripreso dalla sua Autobiografia, riportato nel libro di Charles H. Hapgood “Lo scorrimento della crosta terrestre”, Einaudi editore, 2013, pag.1.

RIFLESSIONE4: E’ più importante il viaggio o la destinazione? Il processo o la soluzione del problema? Il cammino o la meta? AZZARDA UNA RISPOSTA.

Suggerimento:  se il cammino si fa con l’andare…, allora….

(Lo stesso anonimo)

RIFLESSIONE5: In termini ‘operativi’, la CULTURA è l’espansione verticale (nel senso dell’approfondimento) e l’estensione orizzontale (nel senso della multidisciplinarità e dell’applicazione) del fenomeno scolastico.

(Lo stesso anonimo)

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 EDITORIALE ED ALTRO: CHE TIPO DI COMUNICAZIONE CULTURALE PROPONIAMO PER QUESTO BLOG?

La realtà non si trova, ma si costruisce (Nelson Goodman “Vedere costruire il mondo”, Laterza1998). Secondo J.Bruner (“La cultura dell’educazione” , Feltrinelli 1997) tale costruzione passa attraverso l’attività del fare significato, per mezzo della così detta ‘cassetta degli attrezzi simbolici della Cultura’, cioè la tradizione ed i modi di pensare. I veicoli previlegiati di questi attrezzi  o strumenti (tradizione e modi di pensare) sono gli scambi interpersonali all’interno del gruppo. Da qui la nuova lezione didattica e il nuovo  modus cognoscendi (Campanella) da applicare e tradurre nel blob.

Importante è questo aspetto intersoggettivo  della costruzione della conoscenza, perchè l’intersoggettività è una delle più straordinarie predisposizioni archetipiche del genere umano, che permette di capire che cosa hanno in mente gli altri, riuscendo a cogliere i significati dal contesto in cui vengono pronunciate le parole, anche quando risultano ambigue.

In questa ottica, nel nostro blog, gli stessi spunti di discussione non conformi, la presenza di scollamenti talora avventurosi nelle argomentazioni e comunque le idee personali e divergenti  favorirebbero interazione col la presente tradizione e possibilità di cambiare il punto di vista. E ancora: più articoli focalizzati sullo stesso argomento, ora possono costituire insieme al lettore una sottocomunità culturale al cui interno si svolge l’interazione, ora la sottocomunità è costituita dagli autori stessi nel loro confronto (far imparare gli altri e imparare noi stessi in una continua interazione), cosicchè, e nello scolastico e nell’extra scolastico, l’aggiornamento assuma l’unica forma efficace quella dell’auto-aggiornamento, fornendo concreti indizi per la soluzione dei problemi posti anche dall’educazione permanente e ricorrente.

L’educazione attraverso questa comunicazione culturale deve saper guidare i giovani ed i meno giovani (si può acquisire cultura a tutte le età, secondo Bruner), che visitano il blog, ad usare gli strumenti del fare significato al fine di costruire una realtà tale da permettere dapprima un migliore adattamento al mondo in cui viviamo e poi, quando necessario, cambiarlo, rivoltarlo. Infatti se il nostro obiettivo non sarà quello di adattarsi al mondo di una tradizione, ma di guardare al di là di questo mondo-significato  – come per gli animali sagaci di Rilke che “fiutano  / che noi non molto sicuri stiamo di casa /  nel mondo significato” (R.M.RILKE, elegie Duinesi, Einaudi 1982) – sarà necessario come dicono alcuni pensatori e poeti anche attuali, “rovesciare” continuamente i mondi significato, portando ad esperire molti degli infiniti cosmi possibili arricchendo ogni volta la conoscenza. Sta forse in questo il Progresso? Più dubbi che certezze  per costruire il mondo (meno persone stupide!), più “discorso” che “sensate esperienze” che, se “semplificate” in esperimento, giocano un ruolo più ridotto di prima, quello di cercare ad oltranza di falsificare il discorso  (e non di verificarlo!) e toccare quindi la realtà (‘verisimiglianza’ popperiana).

Questo concetto di cultura partecipata non rimanda, come prima si pensava, al processo del “raccontare e del “mostrare” dove un singolo docente od un suo sostituto (libro, rivista film, computer predisposto.., oppure guida turistica),     possessore della “verità” in quella sezione del sapere, racconta e mostra in modo chiaro ed esplicito qualcosa a discenti ignari. Fino ad ieri un tale docente veniva valutato di ottima qualità. Ma ultimamente ci siamo accorti  (Bruner, cap.1, III, 1997) che più chiara ed esplicita è la comunicazione per questa via a senso unico, più basso sarà il tasso di apprendimento e meno fecondo di risultati il frammento culturale comunicato. Ci sembra che Bruner voglia con questo sostenere la tesi già sostenuta da B. Russell : “Ecco una importante verità, peggiore è la vostra logica, più interessanti sono le conseguenze a cui essa da origine”. Oggi, nell’era dei computers, si tende a comunicare pezzi fortemente razionalizzati di cultura, ordinati in scalette logiche ben definite e stringenti, dove la chiarezza ad oltranza determina certezza e rigidità senza spiragli al dubbio e all’elaborazione (comunicazione per teoremi e di teoremi), indebolendo la consapevolezza che la “verità” delle proposizioni analitiche della logica e della matematica  sia correlata strettamente ai presupposti: GARBAGE IN -> GARBAGE OUT!

E questa modalità si ritrova  in ogni disciplina: si pensi all’uso esteso della ricerca delle forme retoriche nell’analisi strutturale delle poesie, a scapito di una riflessione profonda sull’emotivita e l’armonia suscitate dalla loro lettura, aspetti necessari per renderle immortali, universali e impresse nella memoria. In definitia, la speranza, comunque, è che possa permanere, forte ed articolato, il discorso sulla poesia, sia mediante la pubblicazione di testi poetici, sia nella veste critica, con la presentazione di saggi e relazioni letterarie. Questo impegno ci pare importante alla luce del ruolo sempre più centrale che, a giudizio di molti, la poesia va assumendo nella formazione culturale dei giovani. Poesia che appare punto fermo di una riflessione sia scolastica che extra scolastica. Poesia contenitore di passioni, sogni e desideri; ispiratrice di dialogo con se stessi e con gli altri, per mezzo del quale si può giungere ad una maturazione di idee nuove ed originali. In una fase oltremodo caotica dell’esperienza politico sociale dei nostri giorni, si ha, tra l’altro, (e forse proprio per questo) il bisogno da una parte di ritornare ad una poesia del significato, dei contenuti comprensibili, come dice G. Manacord e A. Berardinelli nell’Annuario “Poesia 94”. dall’altra di previligiare il significante, il ritmo, la forma, la struttura del verso e di riscoprire, come avviene in G. Conte, il mito, la lontananza, la profondità dell’anima, distanti da quella ragione (razionalità) che più non sembra evocatrice di verità assolute.

Comunicazione interattiva quindi, meno logica, sempre legata ai contesti, mai punti di vista da “nessun dove”. Comunicazione multidirezionale, punteggiata da punti interrogativi, aperta a ipotesi anche avventurose, sempre pronti a tornare al punto di partenza per osservare l'”oggetto” da un’angolazione completamente nuova. Se “la via si fa con l’andare”, un nuovo percorso può aprire prospettive diverse, arricchimenti inaspettatti e imprevisti facilitando la “scoperta” del collo di uscita dalla trappola di Witghenstein (vedere post relativo)!

SCELTE OPERATIVE PROPOSTE PER IL BLOG BASATE SU CRITERI EVINTI DA SCELTE EPISTEMOLOGICHE (in particolare: il FALSIFICAZIONISMO di POPPER E la PSICOLOGIA CULTURALE  di J. BRUNER)

  • Ogni tema scelto di qualsiasi disciplina verrà trattato, quando possibile, contemporaneamente da più punti di vista, a partire da più autori anche da noi scelti per favorire l’apprendimento per confronto di opinioni.
  • Sarà per quanto possibile coinvolto l’ambiente universitario e della ricerca, perchè si garantisca fra l’altro la trattazione dei temi a livello più aggiornato e di alta qualità.
  • Coinvolgeremo sempre più intensamente in prima istanza i docenti di Istituti Scolastici anche locali (Valle del Cecina, Toscana, Italy), perchè non solo si aprano per il lettore possibilità di fruire più consapevolmente del tema trattato da più punti di vista, aumentandone la sensibilità e le aperture, ma si possa vedere realizzato nel tempo l’anello retroattivo positivo anche sulle scuole locali.
  • La scelte della poesia in primo piano (poesia d’autore) o di un’altra opera artistica (sculture e pitture) verrà lasciata ad un docente a rotazione perchè si riflettano in maniera diretta le esigenze dei programmi scolastici ed il blog possa entrare come punto di riferimento dei curricola scolastici locali e non, onde poter scoprire col tempo anche l’efficacia di un ciclo ricorsivo.
  • Si sceglieranno come temi di fondo, onde espandere la base culturale scolastica, una serie di argomenti duali: l’io l’inconscio, l’irrazionale ed il razionale, la poesia e la scienza, la mente ed il corpo, energia ed inquinamento con i relativi aspetti tecnici, conti compresi, evoluzione dei viventi e creazione continua, ecc.,.che verranno trattati a lungo e senza scadenza essendo essi la base di buona parte della conoscenza sia verso l’esterno sia verso l’interno e colgono i principali dibattiti ancora caldi alla frontiera delle ricerca.
  • Altro argomento che permea tutta la conoscenza in specie del mondo occidentale riguarda le origini e l’evoluzione delle “cose” (origine della vita, origine dell’uomo, origine delle montagne, origine del sistema solare, del cosmo …)
  • Altro tema riguarda il significato profondo del paradosso e dell’antinomia che appaiono improvvsi in molti ambiti di conoscenza (forse nelle vicinanze delle uscite dalle trappole di Wittghestein).
  • Tutto questo sullo sfondo delle teorie della conoscenza in particolare il Falsificazionismo popperiano e delle teorie dell’apprendimento in particolare la psicologia culturale di J. Bruner.
  • In ultimo, non certo come importanza, ci divertiremo ad applicare la statistica alle serie di dati utilizzando in specie il programma R e il Mathematica di Wolfram, perchè riteniamo che oggi per falsificare il “discorso”  relativo alle scelte sociali, imposte dalle relazioni tecniche spesso complici del potere, sia necessario un uso esteso, oculato e critico di serie storiche da analizzare. Il cittadino dovrà pur ‘imparare a fare il conto’ se è poi lui che deve pagarlo!
  • Non avere paura di chiedere,
  • compagno! Non lasciarti influenzare, verifica tu stesso! Quel che non sai tu stesso, non lo saprai. Controlla il conto, sei tu che lo devi pagare. Punta il dito su ogni voce, chiedi: e questo, perché? Tu devi prendere il potere.
  • [Bertolt Brecht 1933]

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