IL TAO, CALCOLO DEL FATO, LA CARTA NATALE, I CHING, IL MIRACOLO, IL PRINCIPIO DI MACH; appunti per un lezione di Piero Pistoia; post aperto

Vedere, in questo blog, anche il post a più articoli e a più voci dal titolo “Esiste un metodo di investigazione della Natura, alternativa alla Scienza?” post  curato dello stesso autore, di cui questa riflessione potrebbe porsi come premessa e per il concetto di massa altri articoli, cercando su questo blog per es., ‘massa inerziale’.

Fuggenti e inseguitori
eran confusi in una massa sola.

Macaulay

IL TAO, CALCOLO DEL FATO , LA CARTA NATALE, I CHING, IL MIRACOLO E ALCUNI APPUNTI PER UNA BREVE RICERCA-LEZIONE INTRODUTTIVA SUL PRINCIPIO DI MACH
Una breve riflessione scientificamente difforme di Piero Pistoia

La Carta degli oggetti del cielo al momento della nascita, Carta Natale (*) od altro analogo, come altri escamotage, per es., per certi versi, i CHING con i suoi strani esagrammi…) sono mappe da portare con noi durante la vita, pensata come “UN VIAGGIO”, e quando si viaggia abbiamo bisogno di una mappa; si possono incontrare vicoli ciechi, strade chiuse, ostacoli…, ma se sai dove si possono trovare, puoi cambiare direzione, tornare indietro, cambiare scelta…, se hai la piena consapevolezza di essere connesso con il TUTTO (Tao), con tutto ciò che ti circonda. In questo sta il miracolo che attende di rivelarsi!

Ogni evento è collegato agli altri infiniti e ciò che ti accade in quell’istante non è di natura casuale, o divina, ma condizionato dalla miriade di interferenze istantanee con il vicino e lontano universo. Tutto avviene per una ragione ben precisa. Chissà perché mi viene a mente l’olistico Principio di Mach, rivisitato dal pensiero di Berkeley, e la sua ‘cosmica’ definizione fisica di massa inerziale. Per leggere che cosa accadeva del concetto di massa nella Fisica classica, vedere nota (**). L’inerzia attribuita ad un oggetto è la sua tendenza a mantenere lo stato di quiete e di moto rettilineo uniforme, per cui, in presenza di forze esterne, nasce un’accelerazione inversamente proporzionale ad essa, e in assenza di forze continuerebbe a mantenere quel suo stato di moto. “Per noi è una gioia quando riusciamo a distogliere lo sguardo dal  Tutto e fissarlo sul particolare, ma non dobbiamo tralasciare mai di correggere e completare le nostre idee, mettendole a confronto con ciò che provvisoriamente avevamo lasciato inesplorato (Ernst Mach “La meccanica nel suo sviluppo storico critico”, Boringhieri). Allora, ci chiediamo, un corpo deriverebbe le sue proprietà, come l’inerzia, dall’interazione gravitazionale dinamica con il Tutto, in particolare con gli oggetti cosmici più lontani (galassie lontane) di massa complessivamente sempre più grande o dalle caratteristiche intrinseche dei suoi componenti microscopici come vorrebbe il riduzionismo atomistico? Un osservatore solidale alla terra in rotazione, in un universo completamente vuoto, apparirebbe davvero schiacciata ai poli? (***)

Per il Tao comunque tutto è connesso eccetto, in una metafora molto semplificata, il flusso di una specie di vento cosmico che soffia nell’aria e il flusso di una specie di acqua che scorre nel fiume, che, indipendenti da noi, non possiamo gestire. Gli uccelli non volano ma vengono trasportati e così i pesci non nuotano ma vengono trasportati. Quello che ti succede sarà il risultato delle connessioni, che non conosciamo, con tutti gli elementi a cui siamo collegati. Ciò che possiamo fare è solo cavalcare le onde di questi mari universali e le folate di questi venti cosmici mantenuti attivi da questo olismo di interazioni, aiutati, forse, dalle nostre mappe di cui siamo dotati, sperando nel miracolo.

Così i Ching, il Libro dei Mutamenti, secondo anche le convinzioni dello psicologo C. G. Jung (prefazione riportata nella traduzione, dal cinese in tedesco, di essi a cura di R. Wilhelm; in italiano: “I CHING, il libro dei Mutamenti, Adelphi edizioni, 1991”) con i suoi esagrammi elaborati ad ogni istante del tempo, le cui immagini venivano ad essere in sincronia non solo col tempo fisico, ma anche con la “qualità essenziale della situazione prevalente” al momento della loro elaborazione. L’elaborazione dell’esagramma sembrerebbe cogliere l’ interferenza globale istantanea proprio nell’istante in cui sta accadendo il nostro evento, costruendo il miracolo o la previsione del futuro, la divinazione, attivando la Saggezza (che cosa fare tempestivamente per cambiare eventualmente percorso?). I CHING, libro di Divinazione e Saggezza era già conosciuto almeno prima del 1150 A.C. per cui Confucio e Lao-Tse (quello del Tao) poterono meditare sui suoi insegnamenti.

Concludendo questa breve riflessione, in generale gli umani hanno costruito diversi progetti per il controllo della Natura al fine dell’aumento della loro qualità della vita. Quello più accreditato e scontato è certamente la scienza con i suoi derivati tecnici e tecnologici, in particolare molto efficaci nel campo della medicina e della alimentazione. Ma alla frontiera sono sorti nel tempo, per coprire i vuoti lasciati aldilà di uno spazio-tempo limitato rispetto alla complessità del Cosmo, svariati tentativi per rispondere alle domande ‘lontane’. Sono nate così, fra l’altro, le svariate religioni con i propri riti, le proprie convinzioni intorno ad un Creatore (o ai Creatori), le proprie storie ed i propri miti, in generale dotate di strumenti potenti come la Preghiera, che sembra, stranamente, possa agganciarsi, per energie (mentali?) interne od esterne, direttamente al Reale, modificandolo (da qui il miracolo).

Mi è sempre piaciuto pronunciarmi esplicitamente su materie così incerte, difformi, poco sostenibili razionalmente, anomale, inusitate e poco condivisibili sia per il gusto di provocare, cioè attivare ripensamento e riflessione (escamotage potente per la comunicazione culturale), ma anche per innescare polemiche a fronte delle certezze degli stupidi, specialmente ora che “posso correre questo rischio perché ho superato gli ottanta anni, e le mutevoli opinioni degli uomini non mi fanno più molta impressione e i pensieri degli antichi maestri mi affascinano ed hanno per me maggior peso dei pregiudizi filosofici della mentalità occidentale” (Jung) e, poi ormai, la mia carriera si è da tempo spenta!

NOTE

(*) Quando i cuccioli degli animali superiori (o meno), ma anche piante, (flora e fauna), escono dalla protezione interna della ‘madre’ (o dall’uovo o da altro, teche bozzoli… pianta madre per le gemme..), appaiono all’improvviso, in quell’istante, con la superficie del capo (o con altro) soggetti ad una miriade di campi fisici (forze nell’unità di ‘qualcosa’) scalari o vettoriali, conosciuti o sconosciuti, o di altro tipo (segnali, per es. a velocità infinita) emessi da sorgenti collegate a corpi (conosciuti o sconosciuti) dell’Universo vicino o lontano o dalle profondità del Cosmo.
Così dal buio dei tempi, almeno a partire dal 700 A.C.N. (Babilonesi), si iniziò a pensare, in progredire, che oltre alla Memoria Biologica (oggi DNA) e Memoria Culturale (trasmissione educativa, sembra anche prima dell’uscita), gli esseri viventi potessero avere impressa, in qualche modo, nell’istante della loro comparsa dinanzi all’Universo, anche una memoria chiamata appunto Memoria Astrologica (leggere in questo blog, il post dal titolo “Insegnamento della fisica….; Dott. Prof. Piero Pistoia; Parte Seconda, Schema Sviluppo Cognitivo”)

Col tempo, a) attraverso l’intuizione, poi b) per tentativi ed errori, di seguito c) con l’evolversi anche dell’astronomia, iniziando a conteggiare sempre più le frequenze degli accadimenti in funzione delle posizioni dei corpi nel cielo (lo stesso Galileo computava oroscopi!), infine d) con l’applicazione della statistica ad un numero sempre più grande di eventi, sembra che oggi siamo arrivati a corroborare certe ipotesi relative all’influsso del cielo sui comportamenti umani e non solo (si pensi alla luna sui processi di crescita dei vegetali ecc.), ma talora anche su certe tendenze caratteriali ed altro. Vedere l’interessante saggio “Astrologia – Scienza o Superstizione?; H. J.Eysenck, psichiatra e psicologo del comportamento e D. K. B. Nias, entrambi della London University Institute of Psychiatry”.

Sembra comunque che le ipotesi vengano corroborate, cioè risultino rilevanti statisticamente, anche se con legami deboli: relativo a questo, vedere ancora su questo blog, “Un esempio di analisi statistica: la cerca degli Unicorni; di Piero Pistoia”.

Nota_carta_cielo

 Note sul Principio di Mach, appunti per una ricerca didattica o per una breve lezione introduttiva

(**) Se la quiete e il movimento di un qualsiasi oggetto dell’Universo sono relativi ad un sistema di riferimento fisico (Berkeley, Mach) e non relativi ad uno spazio teoricamente definito, se  l’oggetto in questione è solo nell’Universo, allora…

Già Newton affermava che esistevano almeno due tipi di proprietà intrinseche ad un ogni oggetto fisico collegate al concetto di massa: la massa inerziale, che rappresenta la proprietà di opporsi allo stato di quiete e moto rettilineo uniforme, cioè alla accelerazione, e la massa gravitazionale, proprietà invece di farsi accelerare e creare accelerazione in interazione con altri oggetti. Concettualmente, pur interne all’oggetto, le due masse sono concettualmente disgiunte, nel senso che non sono collegate logicamente da una argomentazione teorica; infatti le rispettive grandezze nascono da due esperimenti di misura completamente diversi. La massa inerziale utilizza per la misura una esperimento che fa riferimento al Terzo principio della dinamica, Principio di Azione e Reazione, mentre la massa gravitazionale si misura con una bilancia a bilico. Queste due misure sperimentali, di natura concettuale completamente diversa, con scelta opportuna delle loro unità,  risultano numericamente uguali per qualsiasi oggetto: una stranezza caratteristica del nostro Universo! Allora si disse: E’ così perché è cosi!
La uguaglianza numerica di esse per ogni oggetto fisico poteva essere ricavata più semplicemente anche con un ragionamento argomentativo (Newton) partendo dalla costanza dell’accelerazione di gravità g, per es., in un zona limitata dello spazio intorno alla terra, non solo durante il moto, ma per qualsiasi tipo di oggetto di qualsiasi natura. Se lascio cadere in una piccola zona un qualsiasi un oggetto di qualsiasi natura e grandezza, per le due definizioni di massa e per il Secondo Principio della Dinamica, l’oggetto, sottoposto alla sua forza peso P che, nel nostro caso, rimane circa costante per ogni oggetto durante il moto, ma varia da oggetto a oggetto, crea una accelerazione a costante per ogni oggetto, ma non è detto che abbia lo stesso valore passando da un oggetto all’ altro se P cambia. In effetti alla accelerazione finale contribuiscono i due contributi delle due masse:

a1=kMg e a2=k’/Mi

Poichè a1 è un incremento e a2 è un decremento sull’accelezazione finale, i due contributi devono essere uguali, se l’acc. finale rimane costante (accelerazione di gravità) per tutti gli oggetti in caduta, cioè g, per l’ ipotesi iniziale.

Qualsiasi oggetto prendo, per l’uguaglianza di g, a1=a2 per cui kMg=k’Mi; ne deriva kMg/k’Mg=1 e quindi, se k=k’ (opportuna scelta delle unità di misura, per le due masse), ottengo Mg=Mi. Basta si consideri che l’oggetto campione  per la massa corrisponda ad una unità di Mi e una di Mg? La differenza numerica delle due masse all’interno degli oggetti risultò dell’ordine di 10^-12.

Per leggere un frammento del pensiero galileiano sulla velocità di caduta dei gravi cliccare su:

Galileo_ caduta gravi1

Vediamo  ora di collegare concettualmente le due masse.

………………………….

(***) Un osservatore in quiete con la Terra, comunque essa acceleri in un universo vuoto, non percepisce alcuna forza di inerzia, perché ogni moto è relativo (Principio di Mach). Le forze di inerzia infatti verrebbero avvertite solo da un osservatore, in quiete in un sistema come la Terra, che ruoti con essa rispetto essenzialmente a corpi lontani dell’Universo. Sembra così che quello che conta, ed è essenziale, per far nascere forze di inerzia, sia la presenza di svariati corpi nell’Universo e quindi… la gravitazione dinamica. Non può esserci inerzia di materia nei confronti dello spazio, ma solo inerzia di materia verso la materia (Einstein). L’esplosione, per una intensa forza centrifuga, di un volano ruotante rispetto ad una entità non osservabile,  equivale ad ammettere con John Donne che “Angeli  che hanno un corpo come è  la spuma, come è il vapore, come è un sospiro, eppure con un tocco disgregano… una macina di mulino in farina”. L’introduzione dello spazio assoluto di Newton sembra portare anche a contraddizioni logiche autoreferenti: per rilevare la rotazione della Terra rispetto allo spazio assoluto si possono utilizzare solo la forza centrifuga e quella di Coriolis, ma lo spazio assoluto fu inventato proprio per spiegare l’esistenza di queste forze (Sciama)! Non est multiplicanda entia praeter necessitatem! (Rasoio di Occam).

Come si vede questo Principio dell’Empiriocriticismo di Mach è un tentativo di razionalizzare la relazione fra inerzia e gravità: l’inerzia non sarebbe una caratteristica interna dei corpi, ma la conseguenza dell’azione gravitazionale su un corpo prodotta da corpi lontani in moto accelerato nell’Universo. Allora una particolare azione più o meno mediata dalla gravitazione  dei corpi  lontani in moto accelerato ‘costruisce’ forze di inerzia sui corpi bersaglio (o direttamente l’inerzia dei corpi)?

I tre schemi che seguono sono stati ripresi dal testo di SCIAMA (opera citata successivamente) e ringraziamo autore e editore se permetteranno di mantenerli in cambio della nostra tacita pubblicità. Essi rappresentano i primi passi verso la ‘costruzione’ della legge attraverso cui gli oggetti accelerati nell’Universo lontano costruiscono le forze di inerzia rendendole da ‘apparenti’ a ‘reali’,  fornendo informazioni sulla natura della connessione fra le stelle e la materia locale, problema che Mach non affrontò, e per questo fu soggetto a critiche; in tal modo si rese più credibile questa interazione.

Fig.1 – le forze in riga doppia, le accelerazioni in riga semplice
a) Una  carica elettrica o una massa gravitazionale in quiete o stazionaria agisce su un’altra con la legge di Newton in tutto simile a quella di Coulomb.
b) se invece la carica o la massa gravitazionale hanno una accelerazione (linea semplice), sviluppano sull’altra in basso una forza trasversale inversamente proporzionale alla distanza e non al quadrato di essa e direttamente proporzionale alla componente trasversale della loro accelerazione;  per cui è zero se la carica o la massa non sono accelerate.
c) Forza totale esercitata da una carica o massa soggette ad accelerazione.

 

Dennis William Sciama afferma che corpi lontani, se accelerati sviluppano una gravitazione diversa da quella standard, una speciale onda gravitazionale per certi versi simile a quella di una carica che accelera (Fig.1); in passaggi semplificati Sciama ne ricava anche la legge in formula, che da un risultato uguale a quella della forza di inerzia da ‘costruire’ (D. W. Sciama “L’unità dell’Universo”, cap. VII°, VIII° e IX°; Einaudi), a partire da quanta forza di gravità sia prodotta da una stella in moto accelerato.

Interessante notare che si parla sempre di oggetti lontani (galassie); ciò si capisce se pensiamo 1) che le stelle, immaginate distribuite su gusci sferici di superficie direttamente proporzionale a R^2, con questo ritmo diventeranno sempre più numerose ; 2) che la capacità di ‘costruzione’ delle forze inerziali sia proporzionale alla loro densità e quindi ad R^2 e inversamente proporzionale ad R (didascalia b, Fig.1); 3) risulterà che la capacità di ‘costruire’ forze inerziali alla distanza d=R, aumenterà con d, per cui è necessario, nelle argomentazioni guardare ‘lontano’ alle stelle al bordo dell’Universo.

Perché fu considerata più plausibile l’ipotesi  di un tipo di meccanismo gravitazionale per l’influsso attivato dai corpi lontani al fine di ‘costruire inerzia’?

Sorprendente in questo senso è che l’ac che ne deriva non dipende dalla massa che subisce l’influenza, cioè le forze di inerzia come la forza gravitazionale che agiscono su oggetto devono essere proporzionali alla massa. Per es., quale che sia la massa del pendolo di Foucault posto al polo, il suo piano di oscillazione ruota sempre con la stessa velocità (un giro al giorno), ne deriva che l’influenza delle stelle (non può essere di natura elettrica o magnetica, perché le accelerazioni indotte di tali forze dipendono dalla massa, dalla carica o dalle proprietà magnetiche del corpo bersaglio, non inducono la stessa ac  in tutti i corpi (per es., se neutri ac=0). Se la caduta dei gravi di qualsiasi grandezza e natura è sempre g, cioè l’Universo comunica la stessa accelerazione a qualsiasi oggetto di qualsiasi massa, è sensato ipotizzare, per ricavare la legge dell’influsso, che essa sia di natura gravitazionale. (da H. Bondi, D. W. Sciama et al. “Cosmologia a confronto” Universale Scientifica Boringhieri, cap. VIII). Allora campi gravitazionali e campi delle forze apparenti non sono distinguibili?!

 

Fig.2
a) Se le stelle (galassie) non hanno accelerazione la forza inerziale totale  è zero e non ci sono forze inerziali.
b) Quando le stelle (galassie) hanno accelerazione, esercitano sulla terra una forza gravitazionale che è la forza inerziale nella stessa direzione dell’accelerazione delle galassie.

 

Einstein fu affascinato da questo Principio e allo scrivente non risulta che questa ‘teoria’ (o ipotesi, visto che Mach al tempo non ne fece mai una teoria matematicamente strutturata) sia stata falsificata sperimentalmente, e che, quindi, ancora oggi, con le successive elaborazioni sembra debba essere considerata corroborata, anche se, certamente, meno elegante della Relatività di Einstein; per questo nel secolo scorso questo principio fu ripreso e sviluppato da svariati ricercatori, come, appunto W. Sciama, H. Bondi, W. Bonnor ed altri.  Le forze di inerzia (forze centrifughe, forze di Coriolis, e tutte le altre che appaiono come forze apparenti da sistemi non inerziali nella fisica classica) vengono ‘applicate’ sugli oggetti bersaglio da masse gravitazionali accelerate, in particolare oggetti lontani dell’Universo, calcolate basandoci sulle  stesse formule delle cariche accelerate, sostituendo semplicemente la massa alla carica elettrica.

Fig.3 – somiglianza fra forze magnetiche e forze di Coriolis
a) Forza magnetica su carica in movimento con velocità V che agisce a novanta gradi col campo di induzione magnetica B e con la  direzione della velocità della carica, con verso tale da vedere ruotare il vettore V sul vettore B in senso antiorario di un angolo minore di un piatto (F=qV.B dove . sta per prodotto vettore)
b) La forza di Coriolis  agisce come quella magnetica se si sostituisce al campo magnetico la velocità angolare del sistema ruotante di riferimento.

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SI TERMINA CON DUE IMPORTANTI FATTI SPERIMENTALI  CHE RIASSUMONO IL PROBLEMA ACCENNATO

La conclusione in ambedue in casi è:  1) siamo in accordo con Berkeley e Mach, che esista cioè una connessione causale fra moti locali e corpi lontani dell’Universo (galassie e non stelle fisse che ruotano intorno al centro della Via Lattea ); oppure  2) i risultati degli esperimenti devono essere considerati una semplice coincidenza.

PRIMO FATTO SPERIMENTALE

Supponiamo che l’esperimento del secchio ruotante di Newton venga eseguito con gran precisione al Polo Nord.

1 – Si potrà osservare intanto che anche quando secchio ed acqua sono in quiete sulla terra, la superficie dell’acqua risulta leggermente curva. Infatti il sistema secchio-acqua ruota insieme alla Terra e con essa subisce una interazione gravitazionale con le galassie lontane; anche la terra si appiattisce ai poli e rigonfia all’equatore.

2 – Lasciamo ora ruotare il secchio fino a comunicare il moto all’acqua, ma nel verso contrario alla rotazione della Terra (da est ad ovest in senso orario dal Nord celeste), quando le due rotazioni si bilanciano, la superficie dell’acqua diviene piatta. Berkeley e Mach prevedevano proprio che fosse la rotazione relativa alle galassie lontane la causa della curvatura, e, se non vi fosse rotazione relativa agli oggetti dei cieli lontani, la superfice sarebbe piatta. Per Newton significava che per caso le galassie non ruotavano rispetto allo spazio assoluto.

Chi non accetta questo punto di vista considera questo risultato sperimentale una semplice coincidenza casuale. Infatti per Newton significava che per caso le galassie non ruotavano rispetto allo spazio assoluto. Un corpo che non risulta in rotazione quando studiato con il sistema del secchio con acqua o del pendolo di Foucault non lo è neppure rispetto alle galassie lontane.

(Abbiamo seguito il percorso logico da “Universo in espansione” di W. Bonnor, fisico-matematico cosmologo, per l’editore Boringhieri)

SECONDO FATTO SPERIMENTALE

Due sono i modi sperimentali di misurare la rotazione della terra:

1 – Uso del pendolo di Foucault che è un pendolo composto; si tratta di un grave sospeso ad un giunto universale in modo da essere libero di oscillare in tutte le direzioni; se in un sistema inerziale per la fisica classica il piano di oscillazione si mantiene invariato nello spazio, la Terra gli ruota sotto.  Ammettiamo per semplicità oscilli al polo; un osservatore posto sulla terra vedrà che il piano di oscillazione fa un giro in 24 ore; questo moto del piano di oscillazione può essere attribuito alla forza di Coriolis, da cui si può misurare la velocità di rotazione con osservazioni compiute solo sulla superficie della Terra, cioè  dinamicamente rispetto ad un sistema idealizzato di riferimento (spazio assoluto di Newton).

2 – E possibile anche  misurare la velocità di rotazione angolare  della Terra con un metodo completamente diverso, cioè astronomicamente rispetto  alle galassie lontane.

Le due misure coincidono perfettamente (a meno di errori sperimentali) e questa coincidenza per Berkeley e Mach sarebbe un fatto di importanza primaria, se possiamo trovare una connessione casuale fra moto delle galassie e lo stato di moto dei sistemi di riferimento inerziali.

Un’influenza dal riferimento locale verso le galassie lontane non è accettabile, per cui si deve ammettere che il sistema locale sia determinato in qualche modo dalla media del moto degli oggetti astronomici distanti (Principio di Mach).

Per gli altri ricercatori che non accettano la precedente spiegazione si tratterebbe di una semplice coincidenza casuale.

(Abbiamo seguito il percorso logico da “L’unità dellUniverso” di D. W. Sciama, fisico teorico, cosmologo, per l’editore Einaudi)

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Interessante comunque sarebbe riuscire a focalizzare in maniera organica, in questo blog, una comunicazione accessibile proprio sulla differenza concettuale fra questo Principio e le Relatività di Einstein, in particolare sulle potenzialità predittive di queste teorie e su altri aspetti previsti dalle nuove epistemologie. Che cosa è rimasto del Principio machiano nelle teorie della Relatività di Einstein? E’ giusto considerare questo Principio  come un processo teorico sull’origine del concetto di massa, da tempo caldeggiato, che verrebbe a essere  solo di tipo gravitazionale? E se nell’Universo esistesse un unico corpo, questo non avrebbe né massa gravitazionale, né massa inerziale? E la massa come quantità di materia? Forse, se le nostre domande e perplessità fossero senza senso e non è detto che non lo siano, sarebbe apprezzabile che qualche fisico teorico, come per es. l’accademico prof. Marco Rosa-Clot (che in più occasioni ha dimostrato cura ed attenzione per la didattica e l’epistemologia della fisica, come risulta da alcune delle sue molteplici pubblicazioni, anche di tipo divulgativo,  talune riportate anche su questo sito) volesse dire, in proposito, la sua, cercando di chiarire e correggere, in questo blog alla ‘frontiera’ della Scuola.

 

Questo post è ancora in via di sviluppo, ma, spero, per poco. A meno che non arrivino altri contributi.

 

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GUERNICA proposta osservazione ascolto del dott. Paolo Fidanzi

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I riferimenti storici sono noti: 27 aprile del 1937 bombardieri tedeschi al servizio del Generale Franco bombardano la cittadina di Guernica, in Spagna, facendo una strage di civili. Picasso che doveva rappresentare la Spagna in una grande esposizione internazionale a Parigi, dedicata al progresso e alla pace, dipinse in pochissime settimane il grande quadro di GUERNICA, olio su tela quattro metri per otto, come” risposta alla viltà e all’atrocità di quell’eccidio”.Come dice Argan Guernica non è un quadro storico perchè descrive un fatto storico, ma perchè e’ un fatto storico.In Guernica non c’è né colore né rilievo poiché sembra che la natura abbia smesso di servirsene , che abbia tagliato il rapporto dell’uomo col mondo.La visione di Guernica è la visione della morte in atto.Il pittore non assiste al fatto ma è dentro il fatto. Solo con la forma e il mantenimento della prostettiva si esce dal fatto e si racconta il transito dell’emozione, dello stupore dell’incredulità rispetto all’accaduto. Nel quadro, che sembra essere leggibile da destra verso sinistra piuttosto che partire da altre angolazioni , le immagini che tutti possono percepire ed interpretare hanno a mio parere una prevalente linea di forza espressiva che al di là di ogni immaginaria attribuzione di significato , va dalla faccia sulla destra in alto, a bocca aperta, fino alla faccia capovolta del bambino morto , ormai staccato dalla madre e dalla sua pendula umanissima mammella.Sugli estremi di questo vettore si concentra la mia proposta di visione ascolto di GUERNICA che avviene in tre tempi:

  1. si guarda il quadro mentre si ascolta la violinista VANESSA MAE in TOCCATA E FUGA DI BACH, punto di osservazione la faccia sulla destra in alto,a bocca aperta.
  2. Si guarda il quadro mentre si ascolta SERENADE di SCHUBERT, punto di osservazione la faccia capovolta del bimbo morto e la mammella della madre che lo tiene in braccio
  3. Si guarda mentre si ascolta la QUINTA SINFONIA di SHOSTAKOVICH, scritta nel 1937, proprio nel periodo aprile – luglio 1937, punto di osservazione generale.

Su Youtbe :musica:video trovare 1)VANESSA MAE TOCCATA AND FUGUE 2)SOSTAKOVIC SINFONIA N.5 BERNSTEIN  3)SERENADE SCHUBERT, LonelynMonnRise 9 anni fa

 

Paolo Fidanzi

 

“LA MAGNIFICA SEPTARIA” scritto dell’autrice del blog sulsentierodeicristalli.blogspot.com, la studiosa Eva Saroglia

Note del coordinatore Piero Pistoia

Ringraziamo la studiosa Eva Saroglia, se ci permetterà di mantenere il suo interessante articolo anche sul nostro blog in questo post, al fine di attivare quel processo di costruzione regolativo dell’oggetto Septaria, previsto dai nostri criteri di fare cultura, invariante a più dimensioni, cioè osservato da più punti di vista. L’altro punto di vista è esplicitato dall’articolo pubblicato su questo blog a nome dello studioso Massimo Magni.  In caso contrario può avvertirci alla mail: ao123456789vz@libero.it (la seconda lettera e la o di o-rologio).

Eva Saroglia

 

 

 

GIULIANO GHILLI, UN APPASSIONATO COLLEZIONISTA, dell’insegnante Maria Chiara Bianchi Burgassi; note del coordinatore P. Pistoia

 

NOTE DEL COORDINATORE
Articolo, al tempo Pubblicato sulla “Comunità di Pomarance” n.1 2006, che riproponiamo su questo blog, con note del coordinatore (NDC) Piero Pistoia, come ricordo  dello studioso della Natura e di altro, Giuliano Ghilli
Foto di una ‘magica’ settaria, una pietra di origine e interpretazione complesse e piuttosto criptica, scattata da piero pistoia ad una mostra di Ghilli a Pomarance nel 2008, raccolta dallo stesso Giuliano sulle biancane e crete a calanchi alle pendici della Verna (Gr).

A ‘CACCIA’ DI SEPTARIE IN UN  POSTO DI RACCOLTA IN VAL DI CECINA (Buriano, Le Fogliare), 2009

A destra Giuliano Ghilli, con accanto l’accademico dott. P. Orlandi dell’Università di Pisa, prof. di Mineralogia e Gemmologia; all’estrema sinistra lo studioso e autore della foto Massimo Magni, di cui abbiamo pubblicato su questo blog recentemente l’articolata ricerca sulle Septarie della Val di Cecina; fra parentesi abbiamo pubblicato anche un altro punto di vista sulle Septarie scritto da una studiosa di cristalloterapia Eva Saroglia, alla ricerca di un ‘invariante culturale’ regolativo, come da nostro progetto (leggere premessa al blog); l’ultimo è un personaggio di rilievo del Gruppo Mineralogico di Cecina (Livorno) ed altro.

Ma veniamo all’articolo; in prima istanza, per leggere le tre pagine dello scritto dell’insegnante Maria Chiara Burgassi cliccare in successione sui tre links seguenti:

 

Mail0911

Mail0913

Mail0915

 

Successivamente, per facilitarne la lettura, con calma, previa ristampa dei tre files, cercheremo di inserirli, sempre in pdf, in uno solo, con una opzione dello scanner, ovvero di riportare per esteso l’articolo sul blog, scannerizzando di nuovo le tre pagine stampate, questa volta in JPG, da inserire in successione. La via della conversione dei testi da PDF a ODT modificabile, sembra poco affidabile nonostante le garanzie degli svariati convertitori e certamente non percorribile se esistono nel documento intermezzi diversi (es. foto) . Faremo dei tentativi e vedremo…

In base alla precedente nota, intanto cliccando sul link sotto, si legge l’intero articolo.

GHILLI0001

Proviamo ora a riportare i tre files in jpg, inserendoli poi in successione.

 

LA SEPTARIA DELLA VAL DI CECINA: strana e magica pietra di origine litologica secondaria per ‘azione diagenetica’ da una tendenzialmente argillosa, dello studioso Massimo Magni, Gruppo Mineralogico di Cecina (li)

NOTE DEL COORDINATORE (NDC) piero pistoia

FOTO DI UN ESEMPLARE DI SEPTARIA

Autore della foto di anteprima, Piero Pistoia (scattata ad una  mostra di Giuliano Ghilli nell’ottobre 2008); proprietario della pietra, Giuliano, uno studioso oggi scomparso, grande conoscitore di rocce, minerali, fossili e dei luoghi di raccolta, in particolare in Val di Cecina, dotato di notevole Einfhunlung nella ricerca e nella scoperta. Vedere l’art.  sui calcedoni di cui è co-autore ed un breve  suo ricordo, sempre in questo blog,  a nome dell’insegnante Maria Chiara Bianchi Burgassi.

 

 

PER VEDERE L’ARTICOLO DI MASSIMO MAGNI CLICCARE SUL SEGUENTE LINK:

DeSeptaria_Articolo

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IL PERCORSO DI PENSIERO DI J. S. BRUNER: DAL COGNITISMO COMPUTAZIONALE AL NARRATIVISMO, di Andrea Pazzagli

J. BRUNER: DAL COGNITIVISMO  COMPUTAZIONALE AL NARRATIVISMO
di Andrea Pazzagli

bruner20001

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Per leggere l’articolo in pdf cliccare sul link sopra

 

Art. rivisitato dall’inserto ‘Il Sillabario’ cartaceo.

CERCARE ANCHE LE PAROLE  ‘BRUNER’, ‘EPISTEMOLOGIA’  da questo blog, per trovare altri articoli ed informazioni sul Mentalismo Americano, Feyerabend, Popper ed altri, a cura dei docenti Piero Pistoia, Gabriella Scarciglia, Giacomo Brunetti.

 

I SASSI DI MONTEBUONO: I MAMMELLONATI ED ALTRO; della dott.ssa prof.ssa Susanna Trentini, laureata con lode, al tempo laureanda in Filosofia

NOTE DEL COORDINATORE (NDC) Piero Pistoia

E’ possibile vedere molte foto dei ‘mammellonati’ nel post relativo ad essi in questo blog e insieme avere informazioni su come osservarli anche in posto (articolo – ricerca del dott. Giacomo Pettorali e del dott. Piero Pistoia, integrato a ‘zibaldone’ da svariati altri personaggi della cultura).

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Per leggere l’articolo in odt o in pdf cliccare sui link che seguono:

MAMMELLONATI_DI_MONTEBUONO_Susanna Trentini in odt

MAMMELLONATI_DI_MONTEBUONO_Susanna Trentini in pdf

Mammellonati in acqua

Di seguito la possibilità di leggere l’articolo direttamente

I SASSI DI MONTEBUONO: I MAMMELLONATI ED ALTRO; riflessioni personali della dott.ssa prof.ssa Susanna Trentini, al tempo dello scritto laureanda in filosofia

PARTE PRIMA

Guardate questi sassi.
Viene da chiedersi cosa significhino, perché nei suoi elementi la natura parla una lingua muta , traduce un linguaggio che non è convenzione da noi controllata, patteggiata, stabilita.
Eppure è una lingua che ci esiste, che ci fa esistere. E quanto dice ognuno di questi massi lisci, ognuna delle sue fessure, e, come per contrasto ogni terra ruvida, arsa, sbriciolata, che per antitesi ci viene alla mente e alle dita….
Ognuno di questi sassi parla alle zone della nostra anima che non decidiamo come rispondono, di cui non padroneggiamo le catene, i simbolismi, le associazioni emozionali. Parla ai nostri cinque sensi, al tatto, e al nostro bisogno di toccare, e alla tattilità in generale, e alla musica in cui l’anima è tatto.
Ogni sasso è un’emozione, una parola, un pensiero che non in un altro modo potrebbe essere detta.
Ogni sasso è una carezza di irripetibile forma, un’immaginazione di cui toccare la musica.
Quando la natura parla non ci asseconda, è unica come lo è il sentirla, intraducibile come il suo stesso canto.
E’vita senza verbo, un’impotenza a comunicarla, e un movente a comunicare. Di sicuro non possiamo avere il potere di restituire ciò che proviamo.
Ci penso: noi non saremo mai il sole che tramonta, e con le parole, in fondo, neanche l’emozione che ci dà possiamo rendere. Ma possiamo unirci ai sassi e alle stelle e al sole, ogni giorno diverso, ogni giorno lo stesso, consapevoli che nell’insondabile incontriamo tutto questo. Consapevoli che nell’insondabile facciamo poesia tentando di restituire il divino.

Con le parole e la letteratura preghiamo di rendere il tramonto del sole, con le età della nostra vita lo siamo, con il dolore del nostro amare lo traduciamo inconsapevoli fin da giovani, o fin dall’inizio, quando si nasce e accade il nostro primo essere strappo al nulla.
E ugualmente tentiamo di cantare questi sassi, ma è la nostra vita che si modella di tempo come il loro levigarsi di epoche, e sono le nostre sensazioni che si elaborano in divenire per avere anche una posa di macigni nel bisogno nostro d’eterno, d’eterno posato dove tutto scorre, come i sassi sul fiume.

Ma che sono i sassi? I sassi nello stomaco, i sassi sulle spalle. I sassi che pesano, che restano, che ostruiscono, che testimoniano.
Il nostro corpo è pieno di sassi, è pieno di acqua, è pieno di tempo e di inizio.
Il nostro corpo ricettacolo della nostra immaginazione, della nostra libido, del nostro dramma di transito, di fascino. Di pietre che conteniamo, sciolte o insolubili, e di pietre fuori, su cui ci proiettiamo, che sciogliamo investendole di liquido flusso, o che ci sopravvivranno, impermeabili, intangibili, imperterrite.

Guardo questi sassi. Qualcosa in me li tocca, li sente, li trova dentro la mia mente, il mio stomaco, la mia psiche.
I sassi sono nodi, sono segnaposti, cippi, steli, ruzzolamenti d’anima che si fermano.
I sassi sono resti, sono pesi che incombono dal passato, o che somigliano tondi al matrimonio dei contrari che fa la sfera, alla completezza dell’atemporale dove le dimensioni temporali si uniscono. Dove solo con il passato il presente può abbracciare l’ignoto futuro, ricongiungersi agli albori interi, originari. Sfere. Sfere atemporali di istanti pieni di tempo, apologie di completezze irrisolte, solo tensionali, matrimonio di significati, di continuità, del ricordo con la nuova e nota inspiegabilità. Involontari cerchi a somatizzare memorie. Pietre piene, verso il tondo e l’anello, e il nuovo e il ritorno.

I sassi sono volti, sono ricordi, sono presagi, sono sfere divine cadute sulla terra a diventare imperfette del miracolo del loro esistere, e del loro esistere per noi.
Il miracolo dell’esistenza è la sua imperfezione.

 

-Perdiamoci nei sassi, in un libero flusso. E’ un alfabeto potente ed esterno di natura, per questo diventa soggettivo, dove ognuno può scegliere cosa identificare, un alfabeto vasto.
Forse sono i sassi che ci guardano,…. perché noi li liberiamo dalla perfezione di un indistinto in cui sono panismo agli altri elementi naturali, in cui sono panismo a dove si trovano contestualmente inseriti e uniti, e domandano di svincolarsi….magari ci chiedono di poter corrispondere ciascuno, con la sua forma limitata , ad un limite nostro soggettivo ma partecipato, e vasto, vasto quanto il nostro immaginario personale….Sì, perché mai univoca e assoluta è l’associazione di sassi o altri elementi che la natura partorisce come significanti, a un nostro significato…
Allora….
Usiamo il serbatoio magico in noi….vediamo…..
Nei sassi ci sono visi, nasi, occhi che ci cercano dal fiume….
Nei sassi ci sono isole, profili di terre da cercare navigando…
Nei sassi ci sono graffi, scalfiture come nella nostra memoria…., nei sassi c’è il lavoro inarrestabile del mare e dell’oceano che leviga e consuma la terra, risciacquando la nostra esistenza…Raccontando….ripetendo ciò che accomuna ogni uomo….e ciò che da chiunque lo allontana, lo separa…perché dell’amore abbia bisogno, affinché l’amore sia tensione, forse nell’impotenza più piena…
Nei sassi ci sano ombre quando scende la sera sulla loro forma, sono scogli di fiume, ma arrotati di sale quasi…
Se i sassi potessero urlare cosa a loro brucia direbbero quanto sale sta nell’acqua dolce, come nella vita dell’uomo le cose dolci bruciano al ricordo….e fanno sale sulla ferita con il miele di ciò che non ha doppio, che non si ripete….che motiva esistenze intere senza poter essere ritrovato….

Per Eraclito tutto scorre, e mentre tutto scorre i sassi restano? Ma allora sono segni, tracce di presenza, bisogno di ricordare, che l’uomo senza memoria non è umano, i sassi,no, sono sassi anche senza ricordare, ma un’anima forse ce la hanno, e ricordano….Viene di pensarlo….
Sarà mitopoiesi proiettare sulla natura, sarà primitivo cruento dell’infanzia attribuire emozioni alle cose non viventi, ma guardateli, quei sassi vivono….sembrano vivere, non somigliano alle cose rimorte che ingombrano una piena dell’esistenza: sono troppo pieni per non tradurre il moto, e sono troppo feriti per non avere sangue…

Questi sassi sono seni, diventano trasparenti, antecedenti alle epoche, questi sassi sono grossi ventri rotondi di Veneri ancestrali, questi sassi sono l’inizio, e meteoriti cadute….Questi sassi sono una gestazione di madre, di terra, di suolo,un matriarcato fecondo, eppure sono anche visi di maschi, o maschere, irregolari, un pirandelliano non riconoscersi…

Questi sassi sono orecchie al sotterraneo, sono palle con cui giocano i cuccioli dei giganti….questi sassi sono pianeti in un universo d’acqua, scagliati da un big bang che la mente immagina di fuoco sulle trasparenze del fiume….e diventano colori, “gigantesche” biglie, non carboncini se non sulla tela che sente le ombre quando scende la sera sui letti d’acque….e le ombre si sentono nelle mani, e i sassi, allora, li si sente nel cuore….e le tinte bevono scurendosi…..come bagnandosi…..

Questi sassi sono reperti, reperti di un universo non artificiale, memorie del non costruito, memorie della pochezza e dell’impotenza dell’uomo, eppure la mente e il corpo e lo spirito d’ogni uomo possono ricreare quelle pietre mentre quell’uomo le sente, e le sente in ciò che solo per lui rappresentano, nel proprio istinto, nella propria fantasia, in quel preciso inconscio istante che non sarà reso, che passerà…
Ma allora questi sassi sono storia, storia umana se l’uomo la inventa, e storia libera dall’umano, storia che non addomesticheremo, perché ci oltrepassa, e accetta solo una nostra breve fantasia, una breve sensazione che si dilata a rappresentarsi……..,anche nella meraviglia e nel dramma della propria impotenza…….questi sassi sono spacchi al nostro senso di potenza e sono sublime che ci ricomprende al tempo…..e al disegno infinito di un incontrollabile universo…

Questi sassi sono da contare, come cabale non catalogabili, sono il primo abaco alle dita e al ventre….o sono materia sostrato del sogno che la terra cambi colore e possa diventare oro, e che l’oro sia astro e non soldo nella mia fantasia vige, chissà in quella dei maghi, dell’alchimia e del Graal…
Allora possiamo giocare, usarli come simboli più che come quantità, adoperati per un’aritmetica magica, per una scienza sragionante, sono scienza a mutare, e contarli li rende speciali, ma in base a regole alchimiche primigenie,…..allora sono materia di quanto la terra bassa è pietra preziosa che si eleva dentro di noi…..

 

Questi sassi sono palazzi, roccia da inserire nei nostri palazzi, quelli prima dei grattacieli, noi non domeremo mai le pietre che abbiamo usato nel nostro costruire, ogni pietra lavorata o adoperata è divenire limitato e limitato esito di quell’immaginazione che tanto ci rende umani mentre la guardiamo nel suo primo contesto, quando ancora la sua identità è potenziale e indefinibile…
Anche noi siamo tutto in potenza prima di divenire adulti, prima d’essere solo qualcosa di tradotto dell’indistinto dei sogni…….ed umano è il cruccio d’essersi spesi in qualcosa soltanto, in irreversibile scelta, ma che sia limite d’amore,…..sia ricchezza imperfetta di poter dire ho vissuto se c’è stato amore……

Che poi anche la nostra identità è indefinibile, come quella dei sassi…sì, questi sassi ci insegnano l’umiltà, i nervi dell’uomo del novecento che è le sue mille maschere pretese vere, ma in fondo immaginate, in un viaggio che si arresta senza poter corrispondere, e segue nell’acqua del fiume….

Questi sassi sono tutti i visi e nessuno, l’identità è un equivoco, bisogna posare con i sassi in una follia anonima per conoscere attraverso il sentire, la sensazione….perchè sembrano immobili i sassi ma non si arrestano, come la vita che non intrappoli, e poi non sono mai gli stessi come noi, dialogici a destini e ambienti: i sassi vivono in relazione a un un letto di fiume che scorre, che secca, che ogni mattino senza posa muta,e non c’è cosa che resta uguale mentre cambia l’acqua che la accoglie, se quella cosa incontra quell’acqua perennemente differente….
Sì, perché ogni cosa esiste “con”, esiste “in base a”, esiste in un contesto, ogni amore in base all’interlocutore e all’epoca, e ai momenti di una vita se di una sola vita si parla……..

Ma mi chiedo:c’è qualcosa di immobile in noi umani, qualcosa di immobile almeno temporaneamente, come quel parziale restare fermi dei sassi, e come quel loro cambiare tanto lentamente da sembrarci uguali a se stessi ,data la lentezza del loro trasformarsi? Poiché anche questo cogliamo, che la pietra è più lenta di noi, più ferma…almeno in apparenza…

Chissà, forse il mutare lento delle pietre, che non si può cogliere in pochi secondi, somiglia all’uscita benedetta del tempo che l’amore consente , che l’amore consente anche fosse errore, nel tentativo di non lasciar macinare quella tensione a mescolarsi che è animalità nell’unicità: magari ogni sasso traduce quell’abbraccio,….elevatezza della materia, materia come oscura carne in abbraccio nel pieno dei sassi…nel suolo, ….. sassi come pulsioni che escono e arrestano lo scorrere….
Ma la passione forte brucia, consuma, vorticosamente: che anche quell’istinto possa posare con una certa immobilità?
Sì, dentro noi, nel ricordo, nel bisogno che ci fa amanti perenni anche da soli, e forse il fiume dove si trovano i sassi è quell’interno dove i nostri fuochi vissuti posano, e si fanno sassi…..
Ma si fanno cenere, sassi frantumati, o fuoco ancora, fuoco sfuggito al mutare nel ricordo……fuoco che sopravvive, mai pietrificabile, in movimento continuo che arde, sprona, morde….
E’ tutto molto confuso, quando la vita è un vulcano….I sassi allora sono lapilli che vengono schizzati e scagliati al cielo dalla pancia del mondo, come Van Gogh schizzò al cielo, dal peso della Camargue, la sua notte stellata….e dalla sua follia endogena il suo volo di corvi nel grano, incandescente come la lava, schiantato come la sua pazzia….e la terra ha il potere d’essere pazza, l’universo si muove secondo moti di pazzia, e Dioniso secondo furori sacri e matti d’oscuro…

I sassi ,sì,mantengono il loro arcano anche nel garbo di un giardino, anche fossero in un giardino all’inglese, perché ciò che si lega alla terra è sempre doppio, ha in sé il selvaggio, il non coltivabile, comunque lo si componga, a significare, o semplicemente a sprigionare irrazionalmente….
Perché, che l’irrazionale non abbia senso, francamente, è per me la più grossa delle stupidaggini…. ……..

-Mi sembra l’abbia detto il piccolo principe che gli adulti non rintracciano nelle forme disegnate nient’altro che la spicciola plausibilità per somiglianza. Ora io vi dico che violenza è associare alle cose ciò che meramente somiglia loro mentre tutto può significare tutto? Forse il collante tra forme e sensi non è associazione logica e abitudinaria, ma dettata dall’amore, anche quando pare la cosa più incomprensibile…, o la cosa più assurda…
Non possono questi sassi essere le mura del mio mondo tormentato? O un seno felliniano? O fantasmi? O la sfera della fata guardiana,una delle tre guardiane, quella del destino, quando il mare e i boschi di Irlanda diventano tondi come un mandala alata, di femminile e bendato dominio?
Non possono essere, questi sassi, altrettanto, la mela blasfema del paradiso terrestre, e la disobbedienza che motiva la nostra vita?
L’illusorietà dei manicheismi, la disobbedienza come virtù’?
E non possono essere lapidi luttuose a ricordare, senza nomi incisi, proprio chi abbiamo amato nella purezza della natura che, per anonima che sia, non somiglierà mai alle fosse comuni in cui l’uomo dimentica i propri morti? E ancora può ogni sasso conoscere l’unicità più dei sepolcri foscoliani?

Può essere ogni sasso una pancia gestante sogni?
Possono essere, i sassi, in quanto pietra, una sorta di materia da scultore, una materia che l’arte fa sviluppare come dal marmo usciva la forma Michelangiolesca? Un marmo grigio all’invenzione, dove nasce colore con la forma….Scultura colore…non grigio, non bianco….
E bianche sono le strade del sud nel nostro cuore, di polvere senza sassi…
Ma poi cave, sassicaie, stavolta bianche loro, talora grige…..Il colore dipende da cosa si estrae nella cava……E se la cava è di novelle, o di miti?
Ecco, ……ecco, ho trovato questi sassi, ho trovato cosa sarebbero allora, o cosa sono: sono fiabe. Sono la nostra fiaba.
Sono un volo peso a terra. Sono un rammento del fantastico che resta e non vuol morire, che chiama ciascuno al pari diritto di inventare e d’essere il proprio sentire. Di essere il proprio sognare…perché niente quanto la natura concede libertà e pari diritti laddove la sua è potenza da tutti interpretabile, e da nessuno assoggettabile.
Perché nessuno al potere può dire “I sassi sono solo questo”.
Perchè quando qualcuno trova dei sassi, e decide solo lui cosa sono, e pensa di controllarli, o di poter imporre un loro senso immodificabile agli altri esseri viventi, allora esiste Babele e la dittatura.
Ogni cosa è “relativamente”, ogni cosa è ciò che per noi significa nel caleidoscopio infinito dei significati che esistono in base al nostro pensiero che ama anche l’esistenza dell’altrui emozione, dell’altrui pensiero.
Di differenze e ricchezze è la vita.
E non c’è un sasso uguale a un altro, un animale uguale a un altro.
Ma tu diresti mai “Ecco per quel sasso lì sbriciolate tutti gli altri!”, oppure diresti mai “Quel sasso lì suggerisce solo ciò che ho in testa io, solo ciò che sento io!”…..Io posso fare una piramide di sassi, ma franerà prima o poi, perché quello che conta, se proprio voglio farla, o se ne ho bisogno per passione, per dare un senso alla mia vita, è che io sappia che per il mio amore ho messo un sasso sopra agli altri, e che gli altri sassi reclamano la stessa vita…e che l’immobile non lo è mai così tanto immobile, e che un altro essere sfarebbe la mia piramide, e per amore terrà nei ricordi la mia….. Non sono piramidi basate sul valore assoluto dei loro elementi quelle fatte da mani pure, sono forme e non piramidi, forme dal cuore pulsante, come ognuno di questi sassi…., forme dure e lisce con il cuore morbido e ombroso, oscuro o multicolore….Però confido che si può dare la vita per un sasso che è al primo posto nel nostro cuore, ci rende necessari, e grati….e al contempo senza assoluti, pieni d’amore per ogni sasso che esiste……

Questi sassi sono un canto che dura il tempo di quando li accarezziamo o li immaginiamo, e questi sassi sono l’esistenza, perché dureranno più di noi come la vita che continua senza noi, e che continua quando chi amiamo muore o ci abbandona….ma nella straziante bellezza di tutto mi piace pensarli come una piccola scia di eterno, come ho sete e bisogno io, nell’umiltà di tanta poesia che, dio mio, quanto mi oltrepassa mentre mi è donata…….

E penso e sento, fin da quando ero bambina, che forse quando gli angeli si incarnano è come se dall’etereo, e dalla perfezione rarefatta e totale, accettassero il peso che tiene a terra, quel peso della morte che esiste, del limite in cui ha senso amare, e chiedere di dio.

PARTE SECONDA

Oltre a scrivere tutto quello che di getto sto scrivendo come a me nasce dentro, mi era stato chiesto di scrivere anche un pezzo sui sassi insieme a Renato Bacci (NDC: docente di lettere, di ruolo al Liceo Classico di Volterra (Pisa), con cui spesso ho lavorato.
Ma lui è in viaggio: non abbiamo potuto incontrarci, o parlarne. Allora proseguo da sola, ancora seguendomi liberamente in un flusso.
Renato, per caso, diversi mesi fa, mi ha parlato dei sassi di Matera, che non ho visto mai. Ho sentito sassi vuoti, dove stavano i poveri. Sassi concavi: la miseria abita grotte e pietre. La terra è fertile del valore più scomodo, e meno scontato: questo è stato il mio primo pensiero.
Il ventre della terra genera uomini ricchi di inizio, pieni di suolo, e di cielo, e di fame, mi è venuto subito di pensare.
E poi ,mentre Renato descriveva quei sassi, ho sentito che quando qualcuno tocca la tua memoria storica con quella di sé bambino fa diventare la vita ciò che ti descrive. Un pezzo di vita, di te bambina, che immensamente percepisci. Uno di quei pezzi di vita che immensamente viaggi più che con gli aeroplani, là dove, per anima, sei empatica e ricettiva in una forma devastante.
Poi ho sentito la vita intera di chi non mangiava, e aveva i sassi e il sole. Questi sassi che vediamo,svuotati, sarebbero i sassi di Matera. Potrebbero. Io li sento partorienti, sonanti ora.
Rimpiccioliti questi sassi qui, a Pomarance, sì, qui, non a Matera, ma attribuisco a loro lo stesso senso di quelle dimore di Sud, tremanti, fisse, in un’associazione che mi fa il cuore, che il corpo rende avulsa dal nome dei paesi. Un’associazione che mi si sveglia nel sangue. Percepisco con fisicità.
E mi dono alla bellezza della vera memoria, che è singola e insieme universale, collettiva, ancestrale: ora mi pare tutta in questi sassi. Li guardo alla luce delle storie che solo l’amore racconta.
Li guardo con gli occhi che l’amore presta quando dedica ciò che di lui fa parte mentre un’altra persona dona. Un’altra persona nell’epoca dei calzoni corti.
Sento la mia vita all’epoca della guerra, di mia nonna, sento quanto amo la sua borsina scomparsa, le mani. Sento la macchia.
Sento anche le lotte dei “sassi” che sono state dopo, e le sommosse della guerra delle idee, delle piazze.
Sento i quartieri popolari,poi i poderi del sud assolati e isolati, gli stinchi dei bimbi. Perché mi sono. E questo mi viene di unire a ogni sasso. E dunque al racconto di quando dei sassi sono case per disgraziati, prima di divenire oggi abitazioni che è lusso comprarsi.
Ed ecco in me il grano che affastella devastazioni. L’arsura, la vita, l’oscurità e l’ombra, le cantine da sempre mio fondo. Ed è in me questo perché questo amo, grido.
E faccio partire tutto dal guardare questi sassi di fiume. Perché ogni cosa è spunto al filo immenso che fa essere ovunque la nostra anima, nel ritorno di noi a ciò che amiamo, che patiamo, che è la nostra soggettività. Lo spunto è una cosa, la catena d’amore si libera dove sentiamo il bisogno, il rimpianto, l’empatia, la partecipazione. La radice di noi.
Questi sassi, da questi sassi può partire tutto.
Dal racconto di chi mi ama io trovo immagini mie, che non mi vengono dette , e che sono alla base di me, da ridonare, per ricompensare del racconto. Quando mi produce sensazioni ignote, sacre all’inizio del mio viaggio quaggiù, le più conosciute da me. Immagini senza le quali non sarei io dagli albori della mia vita mi pare, e senza le quali non amerei così tanto oggi. In questo preciso istante, negli istanti che verranno, in quelli in cui trasmetterò e riceverò.
Noi siamo mille vite, e una vita sola. Noi siamo mille anime da ripescare, da ridonare, da partecipare, siamo origini da dedicare. Mi affascina credere che siamo tutte queste vite da ben prima di nascere.
Siamo incodificati sassi di fiume che l’amore sviluppa, e rende antropomorfi. Ogni volta che amiamo, che conosciamo, che doniamo l’inconoscibile in noi, che lo lasciamo creare in noi dall’amore, dal ricordo di popoli, individui dentro di noi.
Lasciamo che la vita entri, che da sempre sia.
Renato mi racconta di Matera, della scuola con le ginocchia scoperte. Io gli racconto di mia nonna, dei poderi, io canto del mio Pavese, e diventa nostra la Sicilia.
Ora io sono in Toscana. Davanti ai sassi di fiume che un professore di fisica, un geologo di grande valore, ha scelto per studiare. Un professore di straordinaria capacità, che dona al mondo una realtà dei sassi da scienziato. Intelligente all’estremo.
E io allora penso: la vita è ventaglio che unisce e fa convivere.

-Guardo i sassi nel giardino del professore.
Vedo un presepe, vedo natività,ancora è sentire, non vedere. Gesù non contaminato da gerarchie nasce in una grotta. Fieno e pietre, immagino. Non di barocco terreno e di Vaticano. Eppure consistenti di materia, fisiche, nude. Pietre come il corpo che io prego dio ami.
Gli etruschi,poi, penso, chiudevano i corridoi alle camere mortuarie con pietre schiacciate. Più schiacciate dei sassi di fiume.
Ma che sia natività cristiana o al di là etrusco, dalla pietra, secondo me,nasce un contatto con l’oltre, con il divino di dei, o del dio.
Io credo che conti l’amore e l’immaginazione. Per me la pietra ha un sangue, deriva dalla terra. Sento la terra che batte nel mio sangue, io.
Le “lase” etrusche tentano di sbozzarsi da pietre tonde sulle pareti delle stanze dei morti. Stavolta pietre tonde, non schiacciate a chiudere corridoi. Io devo a Renato la conoscenza della parola “Lasa”. Mi ha mostrato lui, tempo fa, quella pietra tonda in una tomba. Mi disse che era per gli etruschi una specie di angelo.
Per me ha un suono divino la parola lasa. Per me i sassi suonano.

E Renato non sapeva che i miei sassi di fiume sarebbero stati anche “lase”. Nessuno sa cosa diventa un segno nell’altrui amore, nell’altrui significato, nell’altrui cammino di mente, e nel viaggio dei piedi.

 

La Toscana è etrusca.
La Palestina è lontana. Ma qui anche lei, come infinite altre culle sacre in pietra….L’amore e i sassi sono vicini.
La nascita e la morte.
La pietra dove si nasce, quella che suggella la morte, il proseguire altrove….e la pietra su cui si cammina, quella dell’eremita e del fare l’amore…. La scientificità, poi, è in un giardino vicino a casa mia. Il divino attraversa paesi e cuori .

Umilmente, ringraziando le pietre e la terra, le persone e la possibilità di scrivere involando sassi soggettivi come fossero parola …e ringraziando Piero Pistoia, e la sua intelligenza che ricerca, e Renato che crede nei viaggi che sento. E che sa esistere con la naturalezza dei sassi quando vivono,quando davvero vivono.

PARTE TERZA: conclusioni

E questi sassi sono il non trasmissibile, e il mio primo bagno, nel fiume Cecina, che ho fatto appena ieri per andare a trovare la loro origine.
Sono frutti d’acqua gelida,sono la melma che copre i loro fratelli sotto l’acqua pregna di zolfo. La melma che confonde ciò che l’uomo può capire in luoghi dove egli così tanto sente, e dove non può chiarificare. Non deve chiarificare…….se prega di partecipare…..
Sono un battesimo di Giordano, questi sassi, e il temperarsi del corpo alle acque, e al sangue caldo che la terra ricede la sera al fiume deserto.
Sono il corridoio di luce verde azzurra sotto cui i macigni si spostano d’onda. Sono l’elicriso e la croce sul masso più alto, che è a picco sul corpo, quel nostro corpo immerso, che alza gli occhi a dio. Agli dei.
Questi sassi sono come viaggiano lenti sul fondo di secoli, o di veloci imprendibili istanti, e sono come il piede li sente quando dall’acqua fonda torna alla terra.
Sono il vento che muove le piante e l’oro di ogni estate che sta per avventarsi. Di lingue altre. Devastanti e lì, a intriderci di lontano e di primario.

SUSANNA TRENTINI

 

DA INSERIRE FOTO MAMMELLONATI FRA LE SINGOLE PARTI……..