MENTE E SOCIETA’ SONO DISTANTI DA BIOLOGIA E NATURA; una multimetodologia educatica; dott. Piero Pistoia

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MENTE E SOCIETA’

PUR OGGETTI COMPLESSI, SONO DISTANTI DA BIOLOGIA E  NATURA

Una multimetodologia educativa

Riflessioni del dott. Piero Pistoia

  • Insegnare per formare menti ‘adatte’ è un procedimento certamente non lineare che si applica a situazioni molto complesse. L’evoluzione della mente e della conoscenza al suo ‘interno’, si configura come l’evoluzione di un sistema estremamente complesso, fortemente sensibile alle azioni esterne e quindi scarsamente prevedibile. Dall’altra parte la stessa società è controllata da equazioni non lineari e perciò soggetta a divergenze esponenziali, diventando sempre più difficile omologare cittadini adatti alle società del futuro.

    L’oggetto mente/cervello per la sua possibilità di gestire quantità enormi di simboli in continua interazione con la super-sfera del Terzo Mondo popperiano, comporta per il soggetto umano dover gestire un estremo intreccio di algoritmi assai più libero, indeterminato ed arbitrario di qualsiasi altra specie (I. Illich). Ciò, obnubilata la possibilità di una percezione immediata ed univoca dei segni della Natura, conduce ad un mondo a-biologico la cui appartenenza al mondo naturale diventa un requisito nullo o trascurabile (la mente, ragione-intelletto, è lontana dalla biologia e dalla Natura). Sembra allora che solo il sistema inconscio, connotato dall’evoluzione, rimanga a difendere ancora l’appartenenza alla logica del vivente e se vogliamo valorizzare l’aspetto biologico e naturale dell’uomo, dobbiamo renderci consapevoli anche, in termini educativi, delle dinamiche sottese ai processi istintivi e archetipici. Lavorare nel simbolico porta ad una situazione a-biologica lontana dalla Natura. Si perdono i nessi con le cose dell’Universo e le intuizioni su come l’Universo funzioni e come curarlo e prevederne l’evoluzione (perdita del senso ecologico profondo). Ne deriva la probabilità che le argomentazioni razionali, i progetti scientifici, le elaborazioni logiche … non riescano ad indovinare il mondo. Riscopriamo la biologia dell’uomo ed i nessi nella memoria biologica, sollecitando gli archetipi ed usando come catalizzatori il rito ed il magico!

  • Si propone allora in sede didattica una metodologia multi-centrica e multi-direzionale che, per la stessa disciplina preveda un’azione educativa che si esplichi in vari modi e secondo vari metodi. Lo stesso metodo che da poco sta presentando anche in Italia una maggiore diffusione consapevole – che vede il razionalismo critico popperiano come sua base teorica -(ironia della sorte!) non sarà produttivo a lungo, dovendosi favorire ‘un metodo senza metodo’, un modo libero ed anarchico, anche se geniale e creativo, di intervenire sul mondo, “di inventare modelli di interpretazione anche fantasiosi, vere opere d’arte, per ‘rileggere’ il dato sperimentale e ‘costruire’ nuovi fatti e nuove informazioni al fine di formulare idee non precostituite nelle scienze, nella storia, nella letteratura e nella vita”. Il fatto didattico ed educativo non deve prevedere processi lineari e ‘precostituiti’ – programmare a più vie? – che condurrebbero sempre, anche nel migliore dei casi, alla “banalizzazione” del contenuto e della mente (J. Foerster in Manghi), né gli inputs devono condurre all’ “esattezza”, ma alla “complessità”: le idee trasmesse non sono da proporre come “informazioni” ma come “perturbazioni”. Le prove scolastiche tradizionali più che un mezzo per misurare il grado di conoscenza, in questa ottica, si ridurrebbero ad un mezzo per misurare il grado di “banalizzazione”! Chi ha successo nella scuola tradizionale avrebbe subìto un insegnamento banalizzante e per questo prevedibile; un punteggio massimo significherebbe perfetta banalizzazione, studente perfettamente prevedibile e quindi ben accetto nella società, che ammettiamo abbia esigenze indipendenti dal tempo. Esso non sarà fonte di sorprese né di problemi, ma solo finché si manterrà lo Statu Quo, cosa poco probabile in un fermento attivo come nell’attuale processo iperbolico del progresso.

    Riportiamo dal post pubblicato in questo blog “L’intelligenza, la motivazione, la scuola ed il ruolo dell’insegnante” a firma della docente Gabriella Scarciglia, il frammento seguente che precisa la precedente riflessione .

  • <<… ‘Il tempo della lezione’ non deve essere tradizionalmente diviso in tempo di spiegazione davanti ad una classe muta ed in tempo di interrogazione in cui parla un solo alunno. Anche la lezione deve presentare quell’aspetto multidirezionale sempre efficace in situazione non lineare; momenti di spiegazione e interrogazione si alternino con interventi di tutta la classe; il contenuta da spiegare si costruisce così insieme e gli elementi della classe si muovono come in una palestra, ognuno farà il proprio esercizio, partecipando alla costruzione del sapere …. In queste condizioni la comunicazione insegnativa perturba l’atmosfera della classe, creando ansia e tensione, le molle dell’apprendere. E’ la perturbazione l’elemento critico che scuote lo Statu quo ed il precostituito, fino a proporre alternative e nuovi punti di vista sui vari campi del sapere.

    La costruzione della conoscenza sarà guidata da una multimetodologia che dal metodo mnemonico tradizionale, attraverso l’uso dei processi induttivi, pur ‘deboli’, (dai fatti alle idee) e dei ‘potenti’ processi deduttivi (dalle idee ai fatti), passi al “metodo senza metodo”, al modo libero ed anarchico di intervenire sul mondo, di inventare modelli di interpretazione anche fantasiosi, per ‘rileggere’ il dato sperimentale e costruire nuovi fatti e nuove informazioni. Si propongono così nuovi giochi linguistici, si ‘costruiscono’ opere d’arte dalla poesia , dalla pittura-scultura, fino ad idee non precostituite, né fino ad allora conosciute, nella scienza, nella storia e nella vita. Una buona banca-dati di tutti i tipi, anche più strani, per non iniziare sempre daccapo, verrà certamente fornita dai pensieri degli uomini del passato, anche il più lontano e non solo degli uomini (la stessa etologia potrebbe fornire stimoli creativi), che, pur riempiendo l’Universo di ‘posti’ e ‘oggetti’ mistici e strani, non sono da ritenersi meno geniali e affidabili dei nostri migliori ‘maghi’ (nella accezione letterale del termine) della scienza. Alimentiamo l’immaginazione e la creatività fuori norma, insieme al solito metodo logico-razionale pur freddo, amorale, scarsamente naturale (si pensi ai danni irreversibili che ha provocato al mondo non solo animale) e difficilmente coinvolgente, che funziona solo nel semplice, nell’artificiale e nel ‘vicino tempo-spazio’ e a volte nemmeno in queste circostanze, se ci imbattiamo in una ‘turbolenza’ e ciò capita sempre più spesso. Ma “ammorbidiamo” e “riscaldiamo” questo metodo. Inseriamo ai vari stadi del ‘curricolo a spirale’ proposti da Bruner (ai ‘primi’ passi’, ai ‘passaggi di transizione’, ma anche alla ‘comprensione finale’), le idee da apprendere da storie e narrazioni, come suggerisce la Storia della Scienza, se è vero che “si può falsificare una quantità spaventosa di ipotesi senza demolire la teoria in base a cui sono state formulate (Bruner 1997, pag136; “La cultura dell’educazione”, Feltrinelli)”, contro i falsificazionisti ingenui e che nei “cambiamenti di paradigma”si scoprono improvvisi stati intenzionali ed osservazioni da specifici punti di vista aprendo la scienza alla Narrazione ed alla Interpretazione. La Scienza e la Matematica condividono la fallibilità di tutti i tentativi umani, perché umana è la conoscenza, frammista ai nostri errori, ai nostri pregiudizi, ai nostri sogni, alle nostre speranze (K. Popper 1998, pag. 135 e pag.119;”Scienza e filosofia” CDE) dai quali è impossibile liberarci>>.

POMARANCE: UNA BREVE PASSEGGIATA FLORISTICA A SCANSIONE MENSILE, PARTE SESTA; a cura di Sofia; possibili note del coordinatore (NDC)

NDC –  dott. Piero Pistoia

Continua il monitoraggio botanico-educativo delle piante selvatiche, a scansione mensile, lungo un percorso, alla periferia del paese di Pomarance, che, inserito nel paesaggio floristico della Val di Cecina, ne riflette, in prima istanza, le sue caratteristiche botaniche essenziali. Data la vicinanza delle Scuole, potrebbe, nel tempo, se mai la Buona Scuola diventerà attiva, essere utilizzato anche per passeggiate scolastiche culturali ad uso didattico (infatti la comunicazione non sarà meramente descrittiva, ma spesso inserita in un processo di costruzione-scoperta),  e in generale come stimolo all’osservazione guidata della Natura Spontanea della zona, e non solo (se è vero che la vegetazione dell’Italia e delle altre Nazioni limitrofe, circa nella stessa fascia di latitudine, risente mediamente del clima dell’area mediterranea), per ravvivare il concetto di diversità biologica e rinnovare un nuovo patto con la Natura.  E questo è CULTURA! forse più significativa di altre e senza consumare risorse.

COME NELLE ALTRE  PARTI I TESTI QUALIFICATI DI RIFERIMENTO PER QUESTO LAVORO SULLE PIANTICELLE SELVATICHE SONO PRINCIPALMENTE I SEGUENTI (consigliamo i lettori, interessati da questi posts, di  procurarseli per i riferimenti, l’approfondimento e la qualificazione delle biblioteche personali!) :

EUGENIO BARONI “GUIDA BOTANICA D’ITALIA” Ed. CAPPELLI

PIETRO ZANGHERI “FLORA ITALICA Vol. I-II-III” Ed. CEDAM        

SANDRO PIGNATTI “FLORA D’ITALIA Vol. I-II-III” Ed. EDAGRICOLE

EDUARD THOMMEN “ATLAS DE POCHE DE LA FLORE SUISSE” EDITIONS BIRKHAUSER BALE.

N.B. – Il testo precedente di THOMMEN è stato perduto e sostituito dal testo acquistato ad hoc:

E. THOMMEN e A. BECHERER con lo stesso titolo, ma con EDITORE, SPRINGER BASEL AG; più recente, comprende anche le nazioni straniere limitrofe. Si tratta della sesta edizione redatta da Aldo Antonietti. 

VENGONO ANCHE CONSULTATE DUE GROSSE ENCICLOPEDIE SUL REGNO VEGETALE, L’UNA EDITA DA VALLARDI E L’ALTRA DA RIZZOLI; E SVARIATI ALTRI TESTI SECONDARI DI DIVERSE CASE EDITRICI CHE NOMINEREMO QUANDO NECESSARIO.

A questi testi si farà continuamente riferimento esplicito e si spera che Autori ed Editori permetteranno di trasferire ogni tanto anche qualche disegnetto schematico, ‘DESSINS AU TRAIT’, di chiarimento dai testi  a questo post, precisando sempre e con cura le coordinate da cui  estratto.  Gli unici obiettivi di questo lavoro, infatti, sono e rimarranno solo quelli di ‘costruire’ e comunicare didatticamente cultura, per quanto ci riesce, sempre del tutto gratis. Comunque siamo disponibili nell’immediato a qualsiasi intervento su questo post ed altri su avvertimento (al limite, se necessario, anche a sopprimerli!)

Il testo teorico di riferimento sarà:

Carlo Cappelletti “BOTANICA, Vol.  I° e Vol II°”, UTET

VERRANNO USATE NELL’OCCASIONE ANCHE LE SCHEDE RIPRESE DA UN TESTO SCRITTO DA DUE RICERCATRICI DELL’UNIVERSITA’ DI PISA:

Dott.sse GABRIELLA CORSI ed ANNA MARIA PAGNI

 “STUDI SULLA FLORA E VEGETAZIONE DEL MONTE PISANO”;  Arti Grafiche Pacini -Mariotti, Pisa

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LA FLORA DEL 5 NOVEMBRE 2016 NEL PERCORSO DI SOFIA

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Percorso del 4 novembre 2016

1) Subito all’inizio del percorso [della sterrata S. Anna, all’incrocio con via Filosofi] vicino al cartello relativo alla via, ho notato una rigogliosa rosetta di Boraginacea, con la caratteristica peluria che ricopre l’intera pianta.

2) Poco dopo, sull’argine sx che precede l’apertura di accesso all’oliveta ho notato questa Pteridofita, che non so determinare.

3) Mentre di fronte a dx, sbucano dalla roccia altre piccole Pteridofite, che rassomigliano a un Capelvenere, ma che sicuramente non lo sono. Potrebbe trattarsi di qualche ‘Asplenium’?

4) Andando avanti, vicino all’argine che delimita la strada dalla residenza S.Anna, sono spuntati numerosi cespuglietti di Olmaria spirea, proprio dove era posizionato il cartellino che la identificava. Mentre sul lato opposto, al margine dell’asfalto una di queste piantine ha anticipato la sua fioritura primaverile.

5) Ancora sul lato sx, si mescolano alcune rosette di Asteracee. Una in particolare predomina rigogliosa e numerosa sulle altre specie. Le sue foglie potrebbero far pensare a quelle del Tarassaco, nella forma tipica e nella consistenza, ma sicuramente non lo sarà. Sarà invece il fiore, l’elemento che permetterà la sua identificazione certa. Le ipotesi fanno pensare a un ‘Leontodoides’ o a un ‘Crepide’…

6) Durante tutto il tragitto si ripetono numerosissime queste belle margherite; ma di quale ‘Bellis’ si può trattare? Potrebbe essere la ‘perennis’ in una abbondantissima fioritura autunnale, ma potrebbe essere pure la ‘sylvestris’, data l’altezza notevole di queste piantine.

7) Solo durante il ritorno, nell’apertura che dà accesso ai campi di fronte S.Anna, ho intravisto questa piccola ‘Rosacea’ non comunissima. Credo si tratti di un’Agrimonia eupatoria, non proprio facile da fotografare.

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2 – Boraginacae

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4 – FELCI Ax

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NOTE DEL COORDINATORE PIERO PISTOIA

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DESCRIZIONE CAMPIONARIA PARZIALE

Foglie (sporofito) a forma triangolare, verde scuro nelle foglie superiori più adulte, lanceolate come le penne e pennule laterali (lobi e lobetti acuti dentati), larghezza penne laterali inferiori circa uguale all’altezza foglia; lucide sulla faccia superiore, coriaceee persistenti; inferiori settate con punta incisa. Altezza sporofito max 50 cm, rapporto altezza picciolo/foglia, max  circa 1.5 cm (max 3o/20); picciolo nero. Rizoma molto corto. I sori color ruggine sembrano siano diffusi coprendo  le zone centrali di lobi e lobetti. La descrizione è più o meno parziale in relazione allo sviluppo attuale della pianta.

INTERMEZZO SULLA RIPRODUZIONE DELLE PTERIDOFITE

Per classificare le felci è conveniente riassumere brevemente il loro ciclo di riproduzione.  Una breve lezione sulla riproduzione dei vegetali è riportata nel post, situato in questo blog, dal titolo “Tre brevi lezioni sui vegetali…”,   a cura del dott. Piero Pistoia. Questo intermezzo può porsi come una sua integrazione.

Per mitosi si intende il processo complesso di divisione cellulare mediante il quale i nuclei delle cellule figlie posseggono un numero di cromosomi uguale a quelli contenuti nel nucleo della cellula madre. La parola mitosi sembra in generale intervenire nei processi di accrescimento e rinnovamento cellulare di tutti gli organismi indipendentemente dal tipo di riproduzione sessuata o asessuata. Così il gametofito, vedi figura sotto, del ciclo riproduttivo delle felci, un organismo aploide  pluricellulare, sembra prodotto anch’esso per mitosi  a partire da una spora (‘costruita’ per meiosi), come nel caso dell’organismo pluricellulare diploide, lo sporofito.

Per meiosi si intende il meccanismo complesso, attivo nelle cellule destinate alla riproduzione, per ‘costruire’ i gameti femminili e maschili che vengono ad avere la metà dei cromosomi della cellula di partenza (es. dello sporangio diploide), affinché dalla loro unione si possa ripristinare in ogni cellula il patrimonio cromosomico tipico di quella specie (es. dello sporofito). In generale nel processo di divisione meiotica da due cellule diploidi si ottengono quattro cellule aploidi.

PR VEDERE LO SCHEMA-SCHIZZO IN PDF CLICCARE SU:

pteridofite_riproduzione0001

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Al di sopra della striscia gialla si trova la generazione diploide (2n-> con cromosomi doppi, uno dall’organismo femmina ed uno dal maschio;  al di sotto della striscia la generazione aploide (n -> numero cromosomi dimezzati). All’interno dei sori (diploidi, 4a) portati dalla foglia, con un processo di meiosi, si passa da cellule diploidi (4b) a cellule (4c) aploidi (spore). Le spore germinano per mitosi (1) formando un organismo multicellulare aploide (gametofito, 1n, 2a) che porta gameti maschili e femminili aploidi con cellule tutte con metà numero di cromosomi. I due gameti si fondono formando lo sporofito (generazione diploide con 2n), che all’interno dei sori, per meiosi, forma le spore aploidi e così via.

Per leggere altro in questo blog, vedere il post del dott. Piero Pistoia ‘Tre brevi lezioni sui vegetali’.

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CONTROLLARE LE ‘DESSINS AU TRAIT’ O TAVOLE SINOTTICHE SEMPLIFICATE, SCHEMATICHE E SINTETICHE DI FELCI IN THOMMEN E BECHERER (op. citata) PER CONTROLLARE LE IPOTESI FORMULATE PRIMA,  A PARTIRE DALL’ INTUIZIONE, DALLA DESCRIZIONE OTTENUTA DALLE OSSERVAZIONI DIRETTE, DALLE FOTO CAMPIONARIE SINGOLE E DALLE FOTO DI TAVOLE SINOTTICHE CAMPIONARIE AD HOC COSTRUITE.

ASPLENIUM cuneifolium, la felce del serpentino

GRUPPO FELCI DELL’ ASPLENIUM adiantum-nigrum, 61-62-63; tutte con foglie a contorno triangolare; le prime due (A. adiantum-nigrum e A. anopteris)  sono molto simili, la terza più differenziata specialmente per l’ecologia (A. cuneifolium che vive sulle serpentine).

ARGOMENTAZIONE CRITICA SULLA CLASSIFICAZIONE DELLA SPECIE

Confrontando la descrizione fatta sul campione con gli schemi e descrizioni su testi di riferimento concludiamo che: Asplenium cuneifolium (Asplenium serpentini ) è più erbaceo e meno coriaceo ed ha H=max 15 cm e vive sul serpentino; la Cystopteris montana è meno puntata, ha rizoma lungamente strisciante e pinne basali larghe quanto il resto della lamina; la nuova ipotesi sulla specie è che sia da ricercare all’interno di quelle varietà dell’Asplenium adianthum-nigrum, che vivono in un terreno calcareo-argilloso del Pliocene medio (radici intappolate nel calcare arenaceo conchigliare).

FINE NDC

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NON TROVO LE FOTO DI FELCI Bx (vedere dopo)

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5 – Spirea ulmaria (?)

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NOTE DEL COORDINATORE PIERO PISTOIA

Le felcine Ax furono fotografate, insieme alle rosette di base, allora incerte, dell’Inula conyza, nella parte prima.

La Spirea ulmaria (?), fu da me classificata sempre nella Parte Prima come ‘Rosacea Filipendula (Spirea) vulgaris_exapetala’ nella seconda metà di maggio 2015 (vedi foto sotto), come era riportato sulla targhetta in ‘perallum’ posta sull’argine del podere S. Anna, oggi scomparsa insieme a molte altre!

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Filipendula (spirea) vulgaris_exapetala

Per vedere la foto della corolla exapetala  della varietà F. vulgaris exapetala, controllare anche le foto di questa Spirea sempre nella Parte Prima.

Confrontando le foto della Filipendula con i dessins au trait di Thommen possiamo accettare l’ipotesi 1444 come corroborata.

FINE NOTE COORDINATORE Piero Pistoia

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5 – Asteraceae Crepis

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NDC

Si parla delle crepidi, C. vescicosa e C. sancta anche nella Parte Terza

PER LEGGERE LE INFORMAZIONI SULLA  Crepis sancta in pdf, cliccare su:

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LA SCHEDA SOPRA E’ RIPRESA (come accennato all’inizio) DA UN TESTO SCRITTO DA DUE RICERCATRICI DELL’UNIVERSITA’ DI PISA

Dottoresse GABRIELLA CORSI ed ANNA MARIA PAGNI

 “STUDI SULLA FLORA E VEGETAZIONE DEL MONTE PISANO cap. I, pag.137”;  Arti Grafiche Pacini -Mariotti, Pisa

FINE NDC

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10 – BELLIS ….

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6 FOTO – ROSACEAE Agrimonia

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NDC Piero Pistoia

Sarebbe interessante attivare relativamente a questa pianticella, che appare rara almeno nel nostro studio, un percorso di classificazione come abbiamo fatto per la felce, partendo dalla descrizione del campione osservato.

La piantina di Agrimonia nel posto indicato da Sofia sembra sparita e, nell’impossibilità di ottenere foto di Tavole Sinottiche costruite ad hoc, ci contentiamo della descrizione campionaria seguente:

DESCRIZIONE DEL CAMPIONE DELLA ROSACEA A PARTIRE SOLO DALLE FOTO PRECEDENTI

Caule eretto probabilmente semplice, cilindrico ricoperto di peli; foglie verdi sulla faccia superiore e cenerine nella inferiore; imparipennate (terminano con un unico lobo), a foglioline o lobi ovati oblunghi grossolanamente dentati forse decrescenti in  dimensione verso il basso della foglia (vedere la quarta foto in successione); a segmenti principali più lunghi alternati a segmenti molto più brevi intercalati. Lunghi, i racemi (segmento finale del caule con i fiori) spiciformi (a spiga); fiori dialipetali a cinque petali gialli (vedere le prime tre foto).  La descrizione continuerà se potremo osservare meglio l’intera piantina.

DESCRIZIONE DELL’A. eupatoria e  A. procera SECONDO I TESTI DI RIFERIMENTO

Agrimonia eupatoria – Fusto eretto con peli brevi misti a lunghi, alto fino a 60-80 cm; foglie impari pennate a contorno oblanceolato con 4-5 paia di segmenti più lunghi alternati a paia di segmenti molto più brevi; pagina inferiore più chiara; frutto clavato all’ascella di una brattea divisa in 5 lacinie, nella metà superiore con un anello di aculei uncinati. Calice tendenzialmente conico.

La A. procera (A. odorosa) è una piantina profumata simile all’eupatoria, ma con foglie dello stesso colore sulle due facce, con calice più globoso tendenzialmente a maggior volume a semisfera.

Confrontando le due descrizioni ci convinciamo che l’ipotesi di Sofia (1456) era corroborata, salvo controlli ulteriori sugli aspetti non coglibili dalle foto.

FINE NDC

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Continua il giallo della storia dell’Agrimonia che, in secondi controlli, sembrava sparita. In effetti il 23 Dicembre 2016 Sofia riesce di nuovo ad individuarla fra le erbe alte davanti  al masso con l’indicazione del Podere S. Anna, e a rifare le ulteriori seguenti foto di quello che restava, precisando con esse ancora il posto.

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LA FLORA DEL 4 DICEMBRE 2016 NEL PERCORSO DI SOFIA

Piante osservate il 4 dicembre

1–Ho di nuovo fotografato la Pteridophyta(B) all’inizio della strada, sul lato dx, accanto a quel curioso tronco incastrato tra la roccia a lato della stradina che porta a S.Pietro.

Comunque, controllando il percorso di novembre, mi sono accorta che sulla chiavetta, le foto di questa felce sono presenti dal n.7 al n.10 dell’elenco. (Le ho copiate e le ho aggiunte alle nuove).

2–Sotto l’argine del Ponsino, già da tempo avevo notato questa Lamiacea, che ora è veramente vigorosa. Si trova proprio nella fossetta, sul lato dx della strada, dove l’argine è più alto. Suppongo che possa trattarsi di un Marrubium vulgare, ma chiaramente tutte le lamiacee si rassomigliano e questa non avendo nessun fiore, è per ora di difficile identificazione. Si vede il fusto quadrangolare e la fitta peluria che ricopre tutta la pianta.

3—Ho messo a confronto una foglia della lamiacea ignota, con quella di una Nepitella (Clinopodium nepetea)foto n. 3

4—Anche se presente in vari tratti della strada, ho fotografato la Nepitella di fronte al Ponso, dove di solito viene accumulato il concime. Proprio per questo motivo, è facile osservare in ogni stagione, tante specie diverse, pure belle rigogliose!!!!

5—Continuando, dopo il Ponsino ed anche nei pressi della deviazione di Sant’Anna (lato dx della strada), si possono vedere numerosissime piantine di Borragine. Ne ho osservata una, che si prepara ad una fioritura fuori stagione e l’ho fotografata.

6–Proseguendo più avanti, dopo aver oltrepassato altre abitazioni, mi sono soffermata vicino a quella che ha il pelago accanto e ho proseguito per qualche decina di metri dalla parte opposta, nella stradina sul lato dx, che si apre in discesa. In prossimità del cartello che indica la proprietà privata, non si può fare a meno di notare diversi alberelli che ostentano la loro colorazione autunnale. Unisco le foto, anche se non avranno interesse per la descrizione del solito percorso. Ho numerato le foto per identificarle più facilmente. Al n 6, corrisponde un cespuglio suberoso di Ulmus minor e le rispettive foglie riconoscibili dalla base asimmetrica.

7—Euonymus europaeus, con i piccoli frutti tossici al giusto punto di maturazione.

8—Sorbus domestica che mostra proprio tutte le sfumature dell’autunno

9—Fraxinus ornus, sull’altro lato della stradina mostra le sue samare ormai secche

9 FOTO DELLA PICCOLA FELCE Bx (Divisione delle Pterydofite)

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NOTE DEL COORDINATORE (NDC) Piero Pistoia

Osservando le chiare foto precedenti di Sofia, in particolare la forma delle foglie a losanga allungata con lobi che aumentano in dimensioni fino ad 1/4 della lunghezza della foglia e poi diminuiscono; la forma del lobo, come tendenza, inizia con piccolo triangolo con punta sulla nervatura centrale,  seguito da un trapezio con base maggiore sul lato triangolo, con diff. basi minima, leggermente seghettati sulla parte arrotondata distale; in successione: triangolo, trapezio con diff. basi min., arco); distribuzione sori color ruggine allungati lungo i nervi laterali, facendo il confronto con i ‘dessins au trait’ di pag 5 di Thommen (o.c.), si può azzardare l’ipotesi sul genere e la specie della felce in oggetto.

Ipotesi sulla felcetta Bx: 26 – Asplenium trichomanes

Interessante notare che già gli schemetti a guisa di raccolta di sintetiche tavole sinottiche (dessins au trait) del testo Atlas…… di Thommen (o.c.) permettono una rapida prima classificazione!

FINE NDC

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5 FOTO DEL GENERE MARRUBIUM

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CONFRONTO FRA FOGLIE DI Marrubium E Clinopodium nepeta

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6 FOTO DI Clinopodium nepeta

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4clinopodium-nepetea-7

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5 FOTO DI BORRAGINE

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3 FOTO di ULMUS minor

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4 FOTO DI Euonymus europaeus

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6 FOTO SORBUS domestica

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2 FOTO di FRAXINUS ornus (orniello)

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Percorso del 23 dicembre 2016

1–Fin dall’inizio del tragitto ho notato piccoli cespugli di una Rosacea, pure ottimo commestibile, che sembrano di Sanguisorba minor. (fotografata nella fossetta a ridosso dell’argine pietroso, dove si trovano anche le felci).

2–Proseguendo nel percorso e giungendo dove era posizionato il cartellino della Filipendula exapetala, ho potuto osservare, come secondo me, le foglioline di questa specie possano rassomigliare alla precedente.

3—Andando ancora avanti, in prossimità del pelago, sul ciglio della strada sono visibili delle rosette di foglie di Asteracea, non ancora identificabile. Anche in questo caso le foglioline sono similari, a prima vista, alle due specie osservate in precedenza.

4—Sotto il cartello che regolamenta la caccia nella zona, (sulla dx della strada, a poche decine di metri oltre il Ponsino) ho fotografato dei cespugli in fiore, uno di Calendula e uno di Borragine, già osservata nel percorso precedente.

5—All’incrocio della residenza S.Anna, sul lato dx dove si trova l’apertura nei campi, ho cercato di individuare di nuovo l’Agrimonia, o meglio quel che resta.

6—Nel loro aspetto invernale, osservati anche i pappi della Galatella linosyris, vicino al relativo cartellino.

7—Su tutto il percorso, infestante in tutte le stagioni, il Senecio vulgaris (fotografato nei pressi del solito letame ammassato).

CLASSSIFICATIONS TROUBLED COURSE  

ROSACEA SANGUISORBA minor (?)

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INIZIO NOTE DEL COORDINATORE  a cura diPiero Pistoia

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DESCRIZIONE BREVE DEI CAMPIONI DALLE FOTO CHE PRECEDONO E  SEGUONO E DALL’OSSERVAZIONE DIRETTA
Sembra esistano due gruppi di campioni diversi. Una Rosacea (?) con rosette di base a lunghe foglie a forma di losanga allungata con densi e numerosi segmenti  ad ellisse pennato partiti, con dimensioni che prima mediamente aumentano e poi diminuiscono (si notano anche foglioline alternate molto piccole); ed altra Rosacea (?)  con caule lungo ed eretto a foglie laterali opposte impari_pennato_sette,  con lobi dispari tendenzialmente ovati e dentellati con sommità da quasi piana o leggermente concava, che diminuiscono in numero ed area verso l’alto, per cui  queste foglie, pensate distese a 90°, determinano un triangolo più o meno isoscele.

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Controllare gli schemi SCHEMI nell’ “Erbario Figurato” di G. Negri, Hoepli

PIMPINELLA

L’ipotesi di Sofia, Sanguisorba minor (1462), sembra corroborata. Il suo nome comune è Pimpinella che serve a conferire all’insalata il gusto di cetriolo.

FILIPENDULA vulgaris (?), già incontrata all’inizio del post

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filipendula-exapetala-2

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Dalle osservazioni sui campioni e dirette, fatte nelle NDC, confrontate con testi e schemi risulta corroborata anche la seconda ipotesi di Sofia, Filipendula vulgaris

Seguono altre Foto della  Rosacea Pimpinella (?)

asteracea-1

In questo contesto di argomentazioni abbastanza ‘attrigate’, tanto per precisare, il 31 Dic. per mail, esplicitai a Sofia il dubbio se tutte le piantine che  somigliavano alla Spirea potevano essere considerate ‘Pimpinella’, cioè Sanguisorba minor (2 gruppi di Rosaceae).

SU QUEST’ULTIME  ROSACEAE (?) RELATIVE ALLE NDC, SOFIA SCRIVE IN UNA MAIL DI INIZIO ANNO:

<<Ho visto la tua (NDC) descrizione della rosetta di foglie che mi è sembrato di capire che tu indichi come ‘Pimpinella’.
Tale descrizione è quella che riguarda le foglie pennatosette che si distribuiscono sul caule con la forma di un triangolo isoscele….
A seguire, le immagini con la didascalia:  “seguono altre 3 foto della rosacea…….”  che appaiono subito sotto la figura 98  relativa allo schema della Pimpinella (NDC: la fig. 98 è lo schema della  Filipendula) e che precedono l’immagine del fiore della Borragine…..
Penso che non si tratti di Pimpinella, ma di una A s t e r a c e a (NDC: a lapse of memory o lapsus memoriae? visto le tue proposte di ipotesi; in questo contesto lapse e lapsus acquistano il significato di “svista”). So che ora può sembrare assolutamente prematuro sbilanciarsi in una identificazione della piantina, giacchè è osservabile solo una rosetta con foglie che facilmente si confondono con quelle di altre specie. Secondo me, si potrebbe trattare di sedano selvatico, o di una pianta con un tipo di fioritura molto simile.
La lasceremo crescere e svilupparsi, tenendola in osservazione. In fin dei conti, è anche questo uno scopo del blog, nella sezione che riguarda le piante.
Appena possibile, andrò alla ricerca di nuove piante.
A presto
Sofia>>
Per chiarire meglio mancherebbe la foto delle tre foglie a confronto: foglia di Filipendula (al centro), di Sanguisorba e della piantina incerta!
pimpinella-filipendula-asteracea PIMPINELLA – FILIPENDULA – PIANTINA INCERTA (foto Sofia)
N.B. – Secondo il coordinatore, è in questo dibattito da sbrogliare che si cela e si comunica cultura! Se queste argomentazioni fossero state ignorate non avremmo comunicato niente o poco più  dei nomi! Nullo sarebbe stato il ‘ classification trouble’. Non interessa chi indovina le ipotesi, ma il processo, il percorso, dovunque esso conduca! se non va bene si torna indietro. E’ solo nella dialettica che possiamo avvicinarci sempre più alla ‘Verità’, che è un concetto ‘regolativo’. In questa ottica, mi sono convinto che la preparazione e l’intuito di Sofia in interazione con le NDC interferenti, a mio avviso, conformano un efficiente organismo produttore di cultura in questi posts , molto più  che se considerati separatamente.
Siamo al 11 Dicembre. Seguono altre foto della piantina incerta (non è la Rosacea Pimpinella, prima ipotesi; seconda ipotesi di  Sofia: una Asteracea), scattate dal coordinatore dove si precisano ancora le caratteristiche di questa pianticella giovane, compresa la radice che non sembra a fittone ovvero potrebbe essere a fittone, ma ancora corto, orlato da un anello di sottili radicine biancastre filiformi. Stelo leggermente rigato longitudinale.

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IPOTESI ALTERNATIVA: FORSE UNA APIACEA

 

(per es., pianta appena nata di un prezzemolo selvatico che non ha odore, Petroselinum (vedere sotto schema di P. sativum); il P. però ha,  nella pianta matura, radice a grosso fittone; lo stelo è espanso vicino all’attacco per incastrarsi in un’ bulbo’ iniziale (come il finocchio)! O forse Apium graveolens (sedano selvatico) che ha stelo inciso longitudinalmente, con foglie radicali e cauline inferiori con picciolo più lungo delle superiori e lembo delle foglie pennato-setto a foglioline ovato romboidali dentate. Riprenderemo l’argomentazione se e quando continuerà la crescita.

Controllare sui testi i DESSINS AU TRAIT relativi alle descrizioni ed argomentazioni riportate sopra: per es.,

Scheda da “Flora  italica” Pignatti, Edagricole;  di Proselinum comune

Il 14 gennaio faccio ancora qualche foto sulla piantina in studio ipotizzata come Apiacea, per controllare meglio la presenza o meno della radice a fittone.

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La piantina in studio con i ‘bulbi’ iniziali

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La piantina in studio, dalla foto precedente e seguente mostra, al centro della rosa di radicine bianchicce, la traccia forse della rottura di una radice maggiore rimasta nel terreno.

 

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Ancora una foto di due cauli di Pimpinella (Sanguisorba minor), ripresi da un cespuglio accessibile scendendo a destra, poco prima del masso, a Sx, con l’indicazione di S. Anna, per qualche metro nel campo (lungo il contorno di erba alta fino a quando cessa) e seguendo poi a sinistra, nel campo, lo stesso contorno (che diventa argine) per una decina di metri, alzando infine il capo nella direzione del masso indicatore lontano sulla strada, si dovrebbe intravedere questo cespuglio di Pimpinella, accessibile risalendo l’argine erboso per un paio di metri in quella direzione.

Segue la foto del cespuglio di Pimpinella descritto sopra fotografato in una mattina di brinata.

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Anche ad una ventina di metri dal bivio Via dei Filosofi – inizio vicinale S. Anna,  scendendo a destra, subito sotto uno strato di calcare conchigliare (Pliocene medio), situato a metà scarpata, fra le foglie di quercia vicino al fossetto, si nota il cespuglio di Sanguisorba minor (Pempinella), fotografata da Sofia:

sanguisorba-minor-3

Dalle nuove foto del 14 gennaio possiamo proporre la seguente come ipotesi più plausibile attualmente per la piantina in studio: la forma selvatica di una Apiacea o Umbellifer, di genere Petroselinum, specie  P. sativum (=P. crispum). Se giungerà a maturazione vedremo meglio.

FINE NDC a cura di Piero Pistoia

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BORAGO officinalis

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domenica-024

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Segnale di riferimento per cespugli di G. linòrisis e Borago officinalis

GALATELLA linòrisis

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SENECIO vulgaris

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PERCORSO DEL 25 GENNAIO DI SOFIA

25-gennaio

 

Il percorso purtroppo mostra ancora solo graminacee ingiallite e piccole piante di ogni genere visibilmente appassite dalle gelate di questi giorni.

1)Lamiacea fiorita. Forse potrebbe essere Lamium purpureum. Come alcune delle altre piante descritte, sopravvive vicino al deposito di letame. La potremo osservare meglio durante il suo sviluppo.

2) Piccolo cespuglio di Calendula che grazie alla posizione privilegiata e….concimata…. è sopravvissuta alle gelate.

3) Veronica persica?? Più o meno fiorisce tutto l’anno e sta riprendendo vigore. Come le precedenti, vicino al letame davanti al Ponso.

4)Euforbiacea. Solito dilemma, come in passato, per classificare queste piccole Euforbiacee che stanno spuntando un po’ ovunque. La foto si riferisce alle piantine nel tratto che va da Sant’Anna fino alla casa col pelago.

5) Ranunculus ficaria. Una delle specie che fiorirà tra l’inverno e la primavera, ora mostra i cespuglietti di foglie. Si trova un po’ lungo tutto il percorso. Queste sono sul lato dx della strada, prima del Ponsino, di fronte alla rete dell’oliveta. Cercando di cogliere una foglia per la rituale foto, si sono dissotterrati anche alcuni bulbetti.

FAMIGLIA LAMIACEAE

1lamiacea-1 1lamiacea-2 1lamiacea-3 1lamiacea-4 1lamiacea-5

 

 

CALENDULA

2calendula

EUFORBIACEAE

Piantina già studiata nella PARTE SECONDA con ipotesi ancora incerta

4euforbiacea-4

4euforbiacea-5piantine numerose  nel tratto dal Ponsino al masso di indicazione per Sant’Anna, scendendo a destra. Primo tentativo di ipotesi nella PARTE SECONDA, E. peplus; forse si tratta come secondo tentativo di E. dulcis.

VERONICA

3veronica-persica-1 3veronica-persica-2 3veronica-persica-3 3veronica-persica-4

INTERMEZZO E NOTE DEL COORDINATORE

Per le Euforbiacee più delicate dopo il Ponsino, descritte diffusamente nella PARTE SECONDA,  potremmo proporre come seconda ipotesi ancora incerta E. dulcis (la prima proposta fu E. peplus).

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Un primo tentativo di ‘specificazione’ per la Scrophulariacea  Veronica 

SEGUE l’argomentazione e la discussione sulla  Veronica fatte a fine gennaio  – inizio febbraio 2014

Per una discussione critica sulla Veronica

I fusti sono sdraiato_ascendenti o sdraiato_diffusi?  Sono radicanti e intrecciati fra loro? Le foglie suborbicolari sono più lunghe che larghe o più rotondeggianti? I peduncoli dei fiori sono due volte la lu. della foglia o più lunghi?  Se prevale l’essere il fusto sdraiato, diffuso, con radici ai nodi e intrecciato con altri e la forma della foglia circa larga quanto alta e fiori o frutti a più lungo peduncolo, è da sostenere come seconda ipotesi da proporre alla critica, Veronica filiformis. La prima ipotesi, proposta da Sofia, era V. persica (appartenente al gruppo delle V. agrestis) . Mancano i riferimenti alle capsule, visto che non sono ancora mature.

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OGGI, riprendiamo l’argomentazione sulla Veronica dall’osservazione diretta e dalle foto che seguono:

Foglie alterne (almeno a partire dalla presenza dei peduncoli fioriferi) a piccoli lobi  (max 15×15 mm), 4-5 per parte, tendenzialmente piatte o leggermente concave presso il corto picciolo, che è fissato al rametto, insieme al lungo peduncolo del fiorellino o del frutto, all’ascella della foglia; calice a quattro sepali (dim. 5-6 mm) ovali appuntiti e frutti lillacei bifidi. Caule sottile talora strisciante su cui appaiono ciuffi di radici filiformi in corrispondenza dell’emissione di rami verso l’alto, ma anche nel piano ad un certo angolo (in tal caso appaiono anche su quest’ultimi altre radici).  Il disegno di colonizzazione sul piano del terreno delle radici di questa piantina può diventare complesso. Il piccolo fiore ha sfumature lilla con quattro petali saldati alla base.

 Capsule più larghe che lunghe e stilo più alto delle capsule

…foglie alterne almeno a partire dalla presenza dei peduncoli fioriferi…

Date queste osservazioni e dal controllo sui testi, considerando rilevanti i fusti radicanti striscianti intrecciati fra loro  (lunghi fino a 40 cm) e la lunghezza dei peduncoli fiorali rispetto all’altezza delle foglie, posso proporre come seconda ipotesi  sulla specie della Veronica: Veronica filiformis

Vedere lo schemino di Thommen per un confronto fra V. hederifolia (2373), V. persica (2374) e V.filiformis (2375):

Post NOTE – Data la somiglianza della filiformis con altre specie (es., la V. persica, prima ipotesi di Sofia) l’ipotesi proposta come seconda rimane incerta. E’ anche possibile che nel nostro percorso esistano  più specie di Veronica. Es., a febbraio 2014, nel post Parte Seconda, fotografai in via dei Filosofi una Veronica a corolle aperte a 5 lobi con un lobo più chiaro e più piccolo e gli altri a tracce centrifughe liliacee e globi di forme e superfici leggermente diverse (per vederla muovere il quadratino di scorrimento dell’articolo fino a circa 1/8 della sua lunghezza dal fondo).

FOTO DI FINE GENNAIO DEL NDC Piero Pistoia

ASTERACEA CON INFIORESCENZE ‘CHIUSE A GLOBI’ molto appariscenti

Foto ripresa lungo via del Poderino, scendendo a sinistra sul ‘marciapiedino’ lungo la rete dello stadio. Presenti anche davanti podere San Domenico, scendendo a destra. Classificazione già eseguita; da riportare genere e specie.

PICCOLA CARIOFILLACEA (?) A FIORELLINI BIANCHI

Fotografata in Via dei Filosofi vicino recinto proprietà Borghetti;

da classificare

 

 

 

ASTERACEA CON FIORE GIALLO E ROSETTA DI BASE

Scarse o assenti le foglie cauline; cauli alti fino a circa un metro; da precisare  la classificazione di questi ‘piscialletto’ fotografati in particolare lungo la via Modigliani sull’argine sinistro della proprietà della Villa andando verso il paese subito dopo la cabina elettrica.

 

 

 

 

 

FOTO DI RADICI E PIANTINE DI CALENDULA

Foto riprese nel parco dell’asilo nido alle panchine poste sotto l’edificio

 

 

FINE INTERMEZZO E FOTO DELLE NOTE  DEL COORDINATORE

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RANUNCULUS ficaria

5ranunculus-ficaria-1 5ranunculus-ficaria-2 5ranunculus-ficaria-3 5ranunculus-ficaria-4 5ranunculus-ficaria-5

1ranunculus-ficaria-1

1ranunculus-ficaria-2

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Lunedì, 13 febbraio, Sofia racconta il suo percorso

Finalmente su tutto il percorso, si cominciano a vedere i segni di una imminente primavera; le piante stanno riprendendo vigore mostrando gemme e fioriture.

  1. Ranunculus ficaria. Fiorito il piccolo ranuncolo già osservato lo scorso mese. Le due foto precedenti si riferiscono alle piantine sulla sx nella discesa verso il Mirto, ma presente ovunque.
  2. Anemone hortensis. Anche questa pianta è stata descritta altre volte, negli anni precedenti. Foto vicino Sant’Anna, ma presente su tutto il percorso.
  3. Fabacee a confronto. Queste due Fabacee, così diverse nel loro aspetto, fioriranno in primavera inoltrata. Le osserveremo fino ad identificarle.
  4. Euphorbia elioscopica. Questa bella Euforbiacea è presente un po’ ovunque. (La foto si riferisce ad alcune piante vicino alla vigna oltre il Ponso.
  5. Vinca major. Nonostante queste piante siano ampiamente coltivate nei giardini e spesso inselvatichite, dovrebbe comunque trattarsi di una specie autoctona nell’Italia del centro e del sud. Le foto si riferiscono alle pervinche fiorite nelle vicinanze del cartello che indica la direzione verso il Mirto.
  6. Olmo campestre. Sempre nella discesa verso il Mirto, le piante di Olmo hanno iniziato la loro fioritura. Le foto si riferiscono a quella che porta il cartello di regolamentazione venatoria, quasi in fondo alla discesa, sulla sx.

 

 

Anemone hortensis

2anemone-hortensis-1

FABACEE A CONFRONTO

3fabacee-a-confronto-1

EUFORBIA ELIOSCOPIA

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OLMO CAMPESTRE

VINCA maior

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DA CONTINUARE

DIARIO FLORISTICA DI SOFIA DEL 7 MARZO 2017

Martedì 7 marzo

Ancora cenni di primavera anche negli arbusti che possiamo osservare nel percorso.

1)Prunus spinosa a poche decine di metri sulla dx, verso il Ponso.

2)Gemme Quercus pubescens. E’ visibile la peluria sui rametti, che contraddistingue la specie. (accanto al Prunus)

3)Lamium purpureum. Poco sotto S.Anna, lato dx della strada. Già osservato nei mesi precedenti. In piena fioritura rende più facile l’identificazione.

4)Lamium bifidum?? Potrebbe trattarsi di questa specie data la colorazione delle foglie e la conformazione del fiore. Aspetteremo la completa fioritura. (All’inizio del percorso, vicino al cartello che indica la via)

5)Confronto delle due specie.

 

PRUNUS spinosa

 

GEMME DI ROVERELLA

LAMIUM purpureum

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LAMIUM bifidum

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CONFRONTO LAMIACEE

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FOTO DI SOFIA IN CORRISPONDENZA DELLA VILLA

19-MARZO-2017

REICHARDIA  picroides

 

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CREPIS vesicaria

 

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CREPIS sancta

 

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Confronto Rechardia  –  CREPIs sancta (leontodontoides)

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CISTO

 

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ORCHIDEA e zona di identificazione

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VIOLA

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NDC piero pistoia

OGGI 22 MARZO  2017

Durante il solito footing ho fatto le seguenti foto:

Sopra si tratta della rosetta di base dell’Inula coniza, nata proprio nel posto dove nell’altro inverno era nata una rosetta analoga su cui facemmo le più impensate ipotesi (una Primulacea, una Borraginacea ecc.); solo Sofia disse subito che si trattava di una Asteracea. Ci sono, come allora, anche le felcette del gruppo dell’ Asplenium su cui abbiamo già discusso (Asplenium -adiantum-nigrum: vedere inizio post). Incognita rimane quell’erbetta tenera con rami lunghi e sottili che portano sulla cima un verticillo di 4 foglioline di diverse dimensioni incise a tre quattro lobi e radici filiformi, odora forse di erba; da classificare.

 

 

 

Piantina attualmente molto diffusa

Le foto seguenti, forse una labiata (due sole pianticelle), con fiori rosa-lilla chiaro e foglie lunghe lanceolate, d’imbracciata mi è sembrata un Issòpo, come prima ipotesi debole. Purtroppo le foto non sono venute bene. Le foto sono state scattate, scendendo a destra a circa 5-6 metri dall’incrocio via dei Filosofi e Sant’Anna, nel fossetto affogate in mezzo a Euforbie, Composite, trifogli ed altro.

FINE NDC

 

 

 

LETTERA SPEDITA AL CICAP PER ESPRIMERE UN PENSIERO PERSONALE ALTERNATIVO; dott. Piero Pistoia, prof. di ruolo in Fisica

Per vedere l’articolo in pdf possiamo anche cliccare sotto:

cicap_lettera0

CICAP è acronimo di “Comitato Italiano per il controllo delle affermazioni sul Paranormale”. La parola “Paranormale” oggi è stata sostituita da “Pseudo-scienze”

Dopo aver letto anni fa alcuni scritti pubblicati dal CICAP decisi di esprimere alcune mie opinioni in proposito che inviai loro per posta, oggi un po’ rivisitate per precisarne alcuni aspetti [frammenti fra parentesi quadre]. Ricevetti una lunga lettera dal CICAP, scritta da un dott. prof. di Fisica Teorica di una Università del Nord, che devo ricercare in mezzo al caos della mia libreria e quando l’avrò trovata, la trascriverò volentieri in questo post.

LETTERA SPEDITA AL CICAP PER ESPRIMERE UN PERSONALE PENSIERO ALTERNATIVO, SPESSO FORZATO SU QUALCHE RAMO DI IPERBOLE, ONDE CREARE QUALCHE DUBBIO IN UN BACKGROUND DI CERTEZZE

dott. Prof. Piero Pistoia

Spett.le REDAZIONE,

leggendo la Vostra rivista si rimane colpiti dalla semplicità, chiarezza e coerente armonia – senza mai contrasti che potrebbero finire in dibattito – con cui vengono trattati e risolti i diversi problemi affrontati di cui si forniscono sempre sicure soluzioni. Sembra quasi di seguire uno dei tanti articoli di scienza pubblicato in molti giornali quotidiani e non o in una delle tante trasmissioni televisive di cultura dove tutto è descritto in maniera coerente, armonica, semplice, conchiusa e colorata [(senza un riferimento agli errori di percorso durante il travaglio (trouble) di quella conquista raccontata)], quando invece ad ogni passo del percorso si dovrebbero aprire svariati interrogativi. Se “imparare è risolvere problemi” [(e nella fattispecie, fare conti!)] da queste comunicazioni a mio avviso, pur appassionate e talora coinvolgenti, si impara ben poco. [Anzi, spesso, la chiarezza ad oltranza e l’assenza di dubbi penalizzano la memoria, la riflessione personale e quindi l’apprendimento]. Per questa ragione vorrei esprimere sulla scienza e la non-scienza o pseudo-scienza il mio personale pensiero, anche se spesso volutamente forzato lungo un ramo di iperbole, per provocare l’interlocutore e far sorgere qua e là interrogativi. Il mio intervento, di cui mi scuso in anticipo se qualcuno dovesse prendersela (absit iniuria verbis), si articolerà nei quattro seguenti punti:

1 – Se la maggior parte dell’universo è disseminato di “turbolenze”, una piccolissima variazione delle condizioni iniziali, al tempo considerata insignificante, ovvero all’interno delle soglie dell’errore, potrà provocare soluzioni impreviste ed imprevedibili con incidenza non trascurabile sul mondo fenomenico. Una esatta imprevedibilità in questi sistemi caotici (sensibili a minime differenze iniziali) presupporrebbe poter assegnare numeri reali alle misure delle grandezze che figurano nelle condizioni iniziali. Allora fattori sconosciuti di entità non misurabile, pur non potendo essere scoperte dai ricercatori, potrebbero causare grosse modifiche sui fenomeni. E ancora, onde elettromagnetiche di energia inferiore alla soglia del misurabile potrebbero produrre lo stesso effetti vistosi. Non è da escludere, infatti, che nelle condizioni iniziali, come accadeva al di sopra della soglie dell’errore, una grandezza possa acquistare due valori molto vicini, ma all’interno della soglia dell’errore potrebbe accadere che, per uno dei due, la traiettoria descritta dal sistema in un opportuno spazio delle fasi diverga esponenzialmente da un certo istante in poi, ottenendo dopo un tempo opportuno una interferenza macroscopica (o nello stesso istante ad una certa distanza?). Il mondo delle nostre misure a decimali finiti (cifre significative limitate) riguarderebbe una sezione estremamente piccola, semplice ed addomesticata dell’Universo, anche se efficace nell’ambito della sopravvivenza umana (anche troppo!), perché, come affermava Vico (Verum ipsum factum), abbiamo ‘inventato’ leggi per costruire un marchingegno che, in quelle particolari circostanze e in quei casi della realtà, estremamente ammaestrati del tempo e dello spazio, funzionasse, cioè fosse ‘vero’ per noi (e spesso accade che neppure funzioni in quelli, se ci imbattiamo in una turbolenza): si tratta di uno degli infiniti percorsi in un “reale” estremamente complesso (e forse disordinato).

Quando Galileo diceva di voler cogliere nella complessità inesprimibile dell’esperienza solo percorsi semplici, le cui grandezze fossero esprimibili con numeri a decimali limitati, voleva certamente affermare l’ambito estremamente limitato del mondo della “quantità”, unico mondo che la parte razionale della mente può capire e gestire, non essendo adatta ad affrontare l’oggetto nella sua complessità, oggetto certamente poco ordinato. E quando Galileo costruiva ed interpretava gli oroscopi (e plausibilmente ci credeva come tutti i suoi contemporanei, visto che sapeva ‘leggere’ le influenze del cielo sulla vita), voleva significare appunto l’esistenza di una parte complementare al ‘semplice’, cioè la maggior parte del mondo, che poteva venire colta in altri modi. E’ facile che Galileo non fosse un ingegnere-empirista, dedito continuamente a prove sperimentali, ma più plausibilmente un fisico teorico che quasi mai ripiegava sull’esperimento e che usava invece il teorema ed il suo “principio di continuità” come prassi scientifica usuale.

Sulla stessa linea di pensiero, per il grande logico L. Wittgenstein esiste un immenso mare tempestoso del mistico-magico che circonda, oscuro, la piccola isola del razionale, anche se poi di questo ignoto mare non se ne può parlare (è “indicibile”), usando i linguaggi della ragione (I° Wittgenstein) e degli altri “giochi linguistici” possibili (isola), nessuno è plausibile, perché non c’è realtà “la fuori” (II° Wittgenstein).

2 – I fatti, le prove, l’esperienza scientifica ‘costruita’ in laboratorio in base a precisi presupposti teorici (esperimento), non sono termini di confronto neutrali. La falsificazione (Popper) diventa impossibile non riuscendo ad individuare ciò che viene di fatto falsificato. Si perdono così i riscontri oggettivi della razionalità e sparisce il criterio di demarcazione fra sapere razionale e gli altri (arte, magia s.l., metafisica, religione…). In altre parole sono le teorie a costruire i “fatti” e a fornire le prove. Quando una teoria così diventa abbastanza organizzata tende ad auto-difendersi dall’eliminazione, prevedendo, attraverso la mente intrappolata del ricercatore (si ricordi la bottiglia di Wittgenstein), solo esperimenti favorevoli. In una iperbole, accettare una teoria scientifica invece di un’altra, nello stesso modo di accettare o no gli dèi, è solo funzione delle idiosincrasie della storia e non di qualche metodo razionale coniugato a prove empiriche. Scienza, religione, arte magia s.l., astrologia sono tutte favole che sono “vere” in senso vichiano all’interno dei loro mondi.

3 – Altri popoli e razze da sempre hanno costruito altri mondi, diversi da quello artificiale e amorale dell’uomo bianco occidentale, su altri valori, principi, credenze e uniformità e queste strutture, non necessariamente razionali (dove il magico ed il rituale giocano più che la logica e l’argomentazione critica), hanno funzionato da sempre, funzionano e, se non interverranno aliene interferenze, continueranno a funzionare (sono “vere” in senso vichiano). Quei popoli sono infatti sopravvissuti secondo i loro ritmi ed il loro senso della felicità (vivere 80 anni invece che 35, non significa un bene assoluto!). Guarda caso il progresso operato dalla scienza è misurato con i valori interni allo stesso mondo in cui si dice che la scienza opera progresso! Ci sono pregevoli culture umane, modelli di visione del mondo non derivate dalla scienza che, non solo sono capaci di far sopravvivere la specie riuscendo a controllare l’ambiente in massima armonia, ma costruiscono, a differenza della cultura occidentale, un uomo più completo all’interno, con un Io più evoluto, consapevole e vigoroso a fronte di un mera amplificazione sensoriale e percettiva sul piano simbolico, amorale nei confronti del resto dell’Universo. In ognuno di questi mondi, senza onde di probabilità né codici, avvengono “miracoli” non dissimili per quei popoli da quelli basati sulla scienza per il nostro popolo. Gli spiriti, i Mani delle cose e gli stregoni o gli sciamani che li controllano, hanno potere effettivo sugli oggetti dell’Universo anche se solo all’interno di questo cielo chiuso, come potere ebbe Afrodite sulle cose e sui cuori degli umani, quando i Greci credevano negli dèi. Nello stesso modo funziona per noi il nostro mondo artificiale, disarmonico e sovrapposto alla Natura che, divenuto meno vincolato e più potente dal succhiare continuamente la vita alle altre specie ed energia all’ambiente, spinge fino ai limiti dell’Universo conosciuto il proprio rumore assordante e la propria spazzatura. Se il nostro mondo interferisce su uno degli altri, il fragile meccanismo proprio dei mondi in armonia con la Natura si rompe, i riti si inquinano, gli spiriti si nascondono, i Mani abbandonano le cose, i miracoli cessano e la struttura culturale non funziona più; l’unica via è affidarsi allora alle mani dell’invasore, perdendo la propria identità e i propri dèi , divenendo in pratica una sottospecie. Pionieri, colonizzatori, missionari, eroi scopritori, civilizzatori, antropologi, ed altra “ciurma” di questa sorta, se ne stiano a casa loro! E’ inutile: le loro tecniche non saranno in grado di arginare i danni da esse provocati! La foresta amazzonica si salva nel segno della “empatia”, del rispetto incondizionato, com’è nei costumi “totemici” delle popolazioni indie che l’abitano e non nel segno della “scienza” e del “calcolo”, dell’uso interessato com’è nei propositi “occidentali” di finalizzarlo non solo alla sopravvivenza ad oltranza della nostra specie, ma all’aumento oltre ogni limite della sua qualità della vita! Voler giudicare e misurare con idee e strumenti del nostro mondo valori e grandezze di un altro è mera utopia, presunzione e irresponsabilità: la furba Afrodite non si farà mai scoprire dagli strumenti dell’uomo razionale!

4 – Dalle nostre parti la tradizione dominante per eccellenza è quella razionale che sostiene oggi più che mai i gruppi di potere. Dopo 50 anni di sufficiente libertà un po’ per tutti, oggi c’è la tendenza a realizzare una società fortemente ordinata e programmata dove tutto sia previsto e ogni azione vigilata e se non conforme punita. Fra poco nessuno potrà più permettersi di oscillare intorno alla norma, o, [in una metafora banale di mini-ragioneria], qualche volta calpestare un’aiola o fare una fotocopia di un articolo; [più grave superare un limite di velocità, ma sembra comunque che fra poco metteranno meccanismi registratori su qualche satellite o scatole nere all’interno delle auto; per non parlare della tendenza generalizzata ad aggiungere ad ogni carta di identità il codice DNA di ciascuno, o , magari, a misurare l’aria che ciascuno respira, perché consuma ossigeno e riempie l’atmosfera di anidride carbonica od altro gas (es. metano… un gas serra 20 volte più potente della CO2, come afferma P. Wadhams, Univ. di Cambridge !).   Molti, seconda la strana morale occidentale, diranno scandalizzati che non si devono sostenere, per es., i primi due eventi delle aiuole e delle fotocopie (esempio metaforico, insieme ad altri, di piccole cose ragionieristiche), ma nessuno di essi potrà affermare di aver sempre rispettato il terzo evento (cose che riguardano invece la vita e la morte! Come a dire si punisce la ragioneria e si ignora la guerra! Per non parlare dei vari imposti catechismi senza un contemporaneo controllo costante sulle filiere senso lato. Naturalmente  i controllori controlleranno tutti, eccetto se stessi! Mi vengono a mente paradossi russelliani che iniziano così, per finire in contraddizioni]. L’uomo occidentale ormai disarmonico con la Natura, impaniato in migliaia di vincoli esosi, potrà percorrere ormai pochissimi sentieri ed il suo desiderio di libertà sarà fortemente frustrato. I molti sentieri infatti che non si lasciano percorrere, anche se di scarsa rilevanza, portano in nessun posto e la vita quotidiana si riempie così di una miriade di vuoti, anche se piccoli! Se a questo aggiungiamo che l’Homo sapiens sta perdendo i legami anche con i suoi simili e si sente sempre più solo in mezzo agli altri, ben vengano maghi, psicologi, cartomanti, astrologi, psichiatri, fattucchiere, preti delle diverse religioni, pranoterapisti, tecnici dell’ago puntura …, pronti a pagamento a ascoltare i problemi di vita di noi poveri diavoli. Non importa se le cose non funzionano sempre (forse perché tradizioni incomplete, parziali, aperte), ma certamente serviranno a recuperare qualche momento di pace e speranza, completamente sconosciute in questa società globalizzata del profitto e della ragioneria atomizzata, del cemento e del lungo tempo di vita. E’ giusto denunciare i profittatori (maghi, psicologi e preti…… che siano), ma pagare il giusto prezzo per i curatori di anime, mi sembra un fatto accettabile.

Concludendo, se non fosse possibile alimentare le più svariate tradizioni (scienza, arte, magia s.l., religione…) in ogni testa, sarebbe necessario farlo nella società (relativismo democratico), perché ogni tradizione porta con sé una sua visione dell’oggetto, anche se parziale, incompleta, inventata e falsa; ma l’insieme di tutti i punti di vista creerà un invariante di vita umana, un’emergenza, in particolare per l’uomo occidentale, la migliore possibile. Anche le tradizioni più squalificate e considerate negative e non degne di credibilità (es., le ‘streghe’, bruciate sul rogo a migliaia,  dal primo Medioevo alle soglie dell’Illuminismo), vanno lasciate, magari isolate in attesa, in modo che, in quel momento fuori tempo, non disturbino (J. P. Feyerabend, l’epistemologo anarchico), perché nessuno è in grado di dire quanto bene ci sia ancora nel male e in che misura l’esistenza del bene sia stata legata ai crimini più atroci (enantiodromia eraclitea); [il Bene ed il Male sono connotati dalla storia e se la Storia (Historia) è  ‘oggetto’ complesso, nessuno potrà mai prevedere quanto, per es., l’evento ‘streghe’ possa aver  ‘perturbato’ la Storia futura (in particolare le res gestae, o humanae res), nei millenni successivi, cioè nel tempo lontano. Il filosofo medioevale Tommaso d’Aquino affermava  che <<Multae utilitates impedirentur si omnia peccata districte proibentur>>.

L’oggetto della conoscenza si fa analogo ad una pozzanghera di fango, dove sono cadute alcune gemme razionali ed a intervalli si aprono e si richiudono delle bolle oscure indicibili attraverso le quali è possibile gettare un rapido sguardo nelle zone più profonde.

Ho ritenuto di non aggiungere alcuna bibliografia, sicuro che il lettore di questa missiva sarà in grado senz’altro di riconoscere dietro lo scritto i nomi degli autori a cui si fa tacito riferimento.

DISTINTI SALUTI

piero pistoia

 

 

La poesia “ELOGIO DELLA RAGIONE”, scritta dal premio Nobel Milosz, è proposta per commenti a più voci; a cura di Piero Pistoia.

PROPOSTE DI COMMENTI ALLA POESIA:

ELOGIO DELLA RAGIONE  del premio Nobel  Czeslaw Milosz

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Il breve commento iperbolico precedente è curato da Piero Pistoia

Questa poesia fu già commentata, insieme ad altre,  nel lontano 1999 dalla dott.ssa prof.ssa Susanna Trentini (al tempo ancora laureanda) ed il commento fu pubblicato in stampa, nel numero 1-1999 di “Il Sillabario”, inserto della rivista cartacea ‘La Comunità di Pomarance’, con lo scopo di rispondere ad un azzardato esperimento sulla poesia, dal quale pensavamo di avere risposte a domande del tipo “Per capire una poesia è davvero necessario calarla nella sua specifica storia?” ed altre di natura più logica. Noi consigliamo comunque di andare a leggere gli scritti di questa autrice che arricchiscono il pensiero e lo spirito.

Sperando di fare cosa gradita ai lettori interessati riportiamo in pdf le accorate ed emotive pagine (circa 2) scritte da Feyerabend, riprese dal testo “Ambiguità e armonia”, Editori Laterza, sperando che Editori e autore si contentino della pubblicità che facciamo al loro denso libro (in caso contrario, se avvertiti, elimineremo questo riferimento).

Per leggere il coinvolgente scritto, sia che dica la Verità o meno (il mondo dei rapporti umani è molto complesso), si clicchi su:

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Mi auguro che qualche esperto di poesia e letteratura faccia il proprio commento dal suo punto di vista, consentendo  così di costruire il nostro oggetto-poetico a più dimensioni!

Piero Pistoia

CONCETTO DI ENANTIODROMIA ERACLITEA E SUE IMPLICAZIONI SOCIALI di Piero Pistoia e Gabriella Scarciglia

Una breve poesia di A. Machado come intermezzo.

RIPROPONIAMO ALL’ATTENZIONE QUESTO ARTICOLO IN UN LINK  PER ‘PERTURBARE’, TRAMITE I ‘SEMI’ DEL DUBBIO, IL PENSIERO DI MANICHEI E SICURI DI SE’,  CHE ‘SPARATORI’ DI GIUDIZZI A VENTAGLIO DALLE LORO CERTEZZE, RISCHIANO DI NON VEDERE LONTANO.

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UNA RIDEFINIZIONE DEL MODELLO ES/IO; della dott.ssa Franca Soldateschi, psicologa

Questo intervento è stato ripreso in questo blog, dal post ” MENTE E CERVELLO” (contenente ben otto articoli) per  renderlo più visibile.

Al termine una poesia di Lorella Nardi “OLTRE IL COLLE”.

 

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Scritti enucleati da “Il Sillabario”

LA CREATIVITA’ COME DIFFICILE SQUILIBRIO FRA RAGIONE E IRRAZIONALITA’ della dott.ssa Franca Soldateschi

Questo intervento è stato ripreso in questo blog, dal post ” MENTE E CERVELLO” (contenente ben otto articoli), per  renderlo più visibile.
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Per approfondire i diversi aspetti qui prospettati leggere appunto anche il post a più voci “Mente e Cervello” in questo blog.