UN POLITICO COME GLI ALTRI di Paolo Fidanzi

UN POLITICO COME GLI ALTRI di Paolo Fidanzi

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La poesia “ELOGIO DELLA RAGIONE”, scritta dal premio Nobel Milosz, è proposta per commenti a più voci; a cura del dott. Piero Pistoia (NDC); commento di Susanna Trentini.

PROPOSTE DI COMMENTI ALLA POESIA:

ELOGIO DELLA RAGIONE  del premio Nobel  Czeslaw Milosz

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Questa poesia fu già commentata, insieme ad altre,  nel lontano 1999 dalla dott.ssa prof.ssa Susanna Trentini (al tempo ancora laureanda) ed il commento fu pubblicato in stampa, nel numero 1-1999 di “Il Sillabario”, inserto della rivista cartacea ‘La Comunità di Pomarance’, con lo scopo di rispondere ad un azzardato esperimento sulla poesia, dal quale pensavamo di avere risposte a domande del tipo “Per capire una poesia è davvero necessario calarla nella sua specifica storia?” ed altre di natura più logica. Noi consigliamo comunque di andare a leggere gli scritti di questa autrice che arricchiscono il pensiero e lo spirito.

Sperando di fare cosa gradita ai lettori interessati riportiamo in pdf le accorate ed emotive pagine (circa 2) scritte da Feyerabend, riprese dal testo “Ambiguità e armonia”, Editori Laterza, sperando che Editori e autore si contentino della pubblicità che facciamo al loro denso libro (in caso contrario, se avvertiti (ao123456789vz@libero.it), elimineremo questo riferimento).

Per leggere il coinvolgente scritto, sia che dica la Verità o meno (il mondo dei rapporti umani è molto complesso), si clicchi su:

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Mi auguro che qualche esperto di poesia e letteratura faccia il proprio commento dal suo punto di vista, consentendo  così di costruire il nostro oggetto-poetico a più dimensioni, una specie di invariante culturale!

Infine abbiamo deciso di ripubblicare anche sul blog,  in pdf,  lo scritto interessante della dott.ssa Susanna Trentini (cliccare sul link sotto riportato:

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dott. Piero Pistoia

CONCETTO DI ENANTIODROMIA ERACLITEA E SUE IMPLICAZIONI SOCIALI del dott. Piero Pistoia e Gabriella Scarciglia

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Una breve poesia di A. Machado come intermezzo.

RIPROPONIAMO ALL’ATTENZIONE QUESTO ARTICOLO IN UN LINK  PER ‘PERTURBARE’, TRAMITE I ‘SEMI’ DEL DUBBIO, IL PENSIERO DI MANICHEI E SICURI DI SE’,  CHE ‘SPARATORI’ DI GIUDIZZI A VENTAGLIO DALLE LORO CERTEZZE, RISCHIANO DI NON VEDERE LONTANO.

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UNA RIDEFINIZIONE DEL MODELLO ES/IO; della dott.ssa Franca Soldateschi, psicologa

Questo intervento è stato ripreso in questo blog, dal post ” MENTE E CERVELLO” (contenente ben otto articoli) per  renderlo più visibile.

Al termine una poesia di Lorella Nardi “OLTRE IL COLLE”.

 

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Scritti enucleati da “Il Sillabario”

LA CREATIVITA’ COME DIFFICILE SQUILIBRIO FRA RAGIONE E IRRAZIONALITA’ della dott.ssa Franca Soldateschi

Questo intervento è stato ripreso in questo blog, dal post ” MENTE E CERVELLO” (contenente ben otto articoli), per  renderlo più visibile.
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Per approfondire i diversi aspetti qui prospettati leggere appunto anche il post a più voci “Mente e Cervello” in questo blog.

POESIA E CANZONE

Il poeta si serve degli altri per parlare di sè

Il cantautore parla degli altri servendosi di sè.

La differenza tra poesia e canzone è sostanziale e determina una platea d’ascolto definita emolto diversa. Non a caso, come dice Magrelli, ai concerti di Bob Dylan ci sono migliaia di spettatori mentre alle letture di Luzi o di altri importanti poeti si arriva appena a qualche decina o poco più.

La canzone è un mezzo mentre la poesia sembra essere un fine. E qui probabilmente sta il motivo della sua scarsa fortuna. Con Valerio Magrelli, che abbiamo ascoltato l’altra sera dalla Gruber duettare con Vecchioni, siamo coetanei e compariamo entrambi sulla circolare di poesia – rassegna di originali BARBABLU’ N° 5 di Siena del 1981. Ricordo anche la sua partecipazione alla COLLINA, foglio di poesia da me fondato sempre a Siena, con altri amici, nel 1984, che dimostrava, nella rubrica Poesia e Poeti:” metapoetica e autocritica, ovvero la poesia che si pensa”,un senso già compiuto della poesia stessa attraverso il recupero di una cultura storico rappresentativa, legata ad una precisa collocazione, condivisibile o meno, dell’arte poetica stessa.

Ne riporto volentieri la traccia. Scriveva Magrelli:

“Tempo fa, ricevetti l’invito a presentare una scelta delle mie poesie per la collana “Codici di Poesia“edita da “l’orcio d’Oro” e da Vanni Scheiwiller. La pubblicazione, ancora inedita,mi parve un’occasione presiosa per organizzare tanto materiale secondo un criterio coerente (anche se, probabilmente, fittizio). Cercai cioè d’individuare nei miei testi un punto di fuga nascosto, un luogo prospettico privilegiato. Non una figura, né un soggetto, piuttosto la maniera di disporre l’oggetto prima di ritrarlo, il genere di posa preferito.Cercai di chiarire il senso della silloge ricorrendo a un occhiello, una semplice frase tratta da un dizionario che mi parve particolarmentre signficativa

Eccola”Carbonchio. Lat. Carbonculus, dim. Di carbo-onis e applicato al doppio valore di gemma e di malattia: calco sul gr. Anthraks”. Questa parola con cui la malattia convive con la gemma, in cui la gemma arde di una luce malata, mi sembrò indicare con inconsueta precisione uno dei temi ricorrenti nei miei versi: lo scambio tra la pietra e l’organismo. Raccogliendo i miei lavori sparsi ho ritrovato in vari passi tutta una famiglia d’immagini nate da questo processo di cristallizazione dell’animato, di fossilizzazione. Credo infatti che il fossile rappresenti quella condizione ideale in cui il reperto, consumata per intero la sua esitenza creaturale, giunge a trasfigurarla in puro segno, in disegno. E vorrei segnalare due recenti letture che mi hanno guidato all’interno di questo mondo simbolico: il libro di JULIUS VON SCHLOSSER sulle Wunderkammern e l’Essai de paleontologie lingiustique di ADOLPHE PICTET. Non so se queste poche tracce serviranno a chiarire in qualche modo la natura delle mie composizioni(si tratta ovviamente di una ricostruzione a posteriori). Mi basta avere almeno rinvenuto un bizzarro e sublime ascendente in quella linea letteraria tratteggiata da Carlo Ossola in un bel saggio sulla “MINERALISATION DU SIGNE”: De la Conchiglia fossile di (Lorenzo Mascheroni) aux OSSI DI SEPPIA de Montale les “ossements fossiles”de la lettre alliant devenir precieux gisement poetique, lieu de “denaturalisation”, de “fixation lapidaire” de l’ecriture contemporaine”.”

Magrelli , rispondendo a Vecchioni affermava che il testo di una canzone è come la margarina per fare una torta. In sostanza serve per un’amalgama finale che è  e deve restare tale, una canzone. A  proposito della differenza  tra canzone e poesia mi piace riportare l’intervento che l’amico Enrico Diciotti, sempre nel quarto foglio della COLLINA nel novembre 1985 fece su “APPUNTI PER UN’IMPROBABILE POETICA”, riguardo alla poesia. Considerazioni che personalmete sostenni allora e tutt’oggi confermo a testimonianza , appunto , della sciatteria e del disimpengo che pervade il panorama poetico contemporaneo, spesso, come diceva Vecchioni l’altra sera (22/10/16), solo autoreferenziale e portatrice di una chiusura al mondo delle idee e dei sentimenti che allontana la gente dalla poesia  facendola ritenere probabilmente qualcosa di noioso.

Il mio amico Enrico Diciotti scriveva nel 1985:

“1) La società poetica italiana è una società triste. Ha la tristezza delle società piccole, chiuse, ristrette. I suoi processi sono circolari: chi scrive poesia è la stessa persona che legge poesia e viceversa; ben poco di quanto viene prodotto giunge all’esterno, nel mondo indifferente. Le cause

di questa situazione sono in gran parte storiche, culturali, sociali; è però probabile che ad essa contribuiscano anche colpe dei nostri poeti, troppo sicuri di fare cultura (o arte) sia nel semplice riconoscimento dei dieci critici che contano e il successo e l’assunzione per cooptazione nell’empireo della società poetica.

2)Non rientra tra i miei ineressi indagare l’essenza della poesia (ammesso che una simile operazione possa avere un senso) e non pretendo di esprimere un punto di vista che abbia una validità oggettiva; tuttavia anche alcune di queste considerazioni potranno essere forse condivise da chi partecipa alle mie preoccupazioni e sente la tristezza dello stato attuale della poesia in Italia.

  1. Il linguaggio serve per comunicare e l’uso del linguaggio è un atto di fiducia verso la possibilità della comunicazione; anche se ciò non significa un completo abbandono allo strumento, né un uso totalmente acritico di esso. Comunque, CHI NON CREDE NEL LINGUAGGIO AGISCA IN SILENZIO.
  2. Ne consegue la necessità di cessare ogni esercizio solipsistico e cerebrale, rompendo il muro che circonda gli orticelli della poesia, dialogare con un pubblico più ampio-che esiste, a patto di cercarlo, confrontarsi con la vita che esplode all’esterno, immettersi nel flusso della comunicazione.
  3. Una volta stabilita la meta, ognuno prenda la steada che vuole, visto che le strade sono sempre molte, anche se più di una si rivela poi insicura, in disuso, ecc.;così, dopo aver preso le premesse e gli obiettivi, giungo adesso a considerare una strategia poetica e questa si fa,credo, più personale, più privata.Non ho una ricetta, propongo alcuni ingredienti.Un po’ di cinismo per prima cosa:donare alla poesia l’astuzia (e l’incanto) di una merce che deve fare pubblicità a se stessa, renderla piacevole, venderla come torte e pasticcini- e che il lettore mangi e inghiotta anche il veleno di cui è eventualmente farcità. Poi la passione, la passione e il desiderio di stare nel mondo impossessandosi delle sue immagini, lasciandosi sedurre dal suo immaginario per utilizzarlo poi come arma scintillante di seduzione verso il lettore.La poesia, dunque, essenzialmente come seduzione; e qui si fondono gli elementi che parevano contraddittori:cinismo e passione. Altri elementi della seduzione:ambiguità bellezza. Tutto questo credo possa significare restituire alla poesia il proprio splendore.

Splendore e anche una qualche forma di grandezza. C’è qualcosa che si perpetua con la vita- al di là della storia e della moda letteraria- e che sentiamo più grande della nostra essitenza individuale: dico l’enigma dell’origine e della morte, la gioa , la malattia, l’angoscia, il tempo ..;io credo che dobbiamo rischiare (la banalità, la misera ripetizione di ciò che che è già stato detto magnificamente) e tornare a parlarne con meraviglia, amore, terrore.

Qualcuno dice che siamo discrepiti ormai. Io non ho questa convinzione; mi pare invece che, ovunque adesso siamo (sull’orlo della storia, sul limitare di un’era,al termine di un millennio, o nell’istante diu una nascita, o in qualunque altro momento senza nome) , la nosttra sensazione è di vivere in una fiamma in cui brucia ogni esperienza , arte, poesia, di ogni tempo e luogo: forse in questa fiamma molto (tutto) è di nuovo, possibile……..”

Due parole ora sulla questione , insita in tutto il mio intervento,del Nobel per la letteratura, assegnato nel 2016 al cantautore Bob Dylan.

La poesia può essere musicale e anche pittorica. Il ritmo e l’ironia servono a questo. La parola che dispiega significati può essere paesaggio e anche transfigurazione diventa la disposizione dei versi,come troviamo nel primo futurismo , per esempio. Ma la poesia rimane poesia con la sua tensione interna che difficilmente si trasmette con il testo della canzone o con un opera pittorica. Perchè la poesia può rimanere incompiuta e restare poesia , cosa che non accade in musica e pittura. Forse per questo le canzoni di Dylan assomigliano alla poesia , nel momento che ogni volta ,reinterpretandole in modo diverso, si fanno poesia. I giudici di Stoccolma sono forse stati indotti da una simile rappresentazione a definire le sue canzoni poetiche e letterarie? Dove stanno le valide argomentazioni a favore del Nobel a questo cantautore? E giustamente di questo parlavanoMagrelli e Vecchioni l’altra sera. Non c’entra l’invidia od altro. Il confronto mi è parso maturo.

Poi, naturalmente , ognuno la pensi come vuole.

Dott.Paolo Fidanzi

ISTINTO ARCHETIPO RITO ESPERIENZA di piero pistoia

Questo intervento è stato ripreso in questo blog dal post ” MENTE E CERVELLO” (contenente ben otto articoli) per  renderlo più visibile.

ISTINTO, ARCHETIPO, RITO, ESPERIENZA: SPUNTI PER UNA DISCUSSIONE CRITICA

del dott. Piero Pistoia

In queste brevi considerazioni, forse anche banali, per lo più scritte di getto e volutamente iperboliche, ogni proposizione affermativa si deve pensare terminata non da un punto fisso (dato duro), ma da un punto di domanda, cioè aperta alla argomentazione critica più severa (per dirla alla Popper).

Come intermezzo un dipinto di Batini.

PER LEGGERE L’ARTICOLO IN pdf CLICCARE SU:

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Per chiarirsi i concetti vedere anche gli altri interventi contenuti nel Post ” MENTE E CERVELLO” in questo blog.