POMARANCE: UNA BREVE PASSEGGIATA FLORISTICA A SCANSIONE MENSILE, PARTE SESTA; a cura di Sofia; possibili note del coordinatore (NDC)

NDC –  dott. Piero Pistoia

Continua il monitoraggio botanico-educativo delle piante selvatiche, a scansione mensile, lungo un percorso, alla periferia del paese di Pomarance, che, inserito nel paesaggio floristico della Val di Cecina, ne riflette, in prima istanza, le sue caratteristiche botaniche essenziali. Data la vicinanza delle Scuole, potrebbe, nel tempo, se mai la Buona Scuola diventerà attiva, essere utilizzato anche per passeggiate scolastiche culturali ad uso didattico (infatti la comunicazione non sarà meramente descrittiva, ma spesso inserita in un processo di costruzione-scoperta),  e in generale come stimolo all’osservazione guidata della Natura Spontanea della zona, e non solo (se è vero che la vegetazione dell’Italia e delle altre Nazioni limitrofe, circa nella stessa fascia di latitudine, risente mediamente del clima dell’area mediterranea), per ravvivare il concetto di diversità biologica e rinnovare un nuovo patto con la Natura.  E questo è CULTURA! forse più significativa di altre e senza consumare risorse.

COME NELLE ALTRE  PARTI I TESTI QUALIFICATI DI RIFERIMENTO PER QUESTO LAVORO SULLE PIANTICELLE SELVATICHE SONO PRINCIPALMENTE I SEGUENTI (consigliamo i lettori, interessati da questi posts, di  procurarseli per i riferimenti, l’approfondimento e la qualificazione delle biblioteche personali!) :

EUGENIO BARONI “GUIDA BOTANICA D’ITALIA” Ed. CAPPELLI

PIETRO ZANGHERI “FLORA ITALICA Vol. I-II-III” Ed. CEDAM        

SANDRO PIGNATTI “FLORA D’ITALIA Vol. I-II-III” Ed. EDAGRICOLE

EDUARD THOMMEN “ATLAS DE POCHE DE LA FLORE SUISSE” EDITIONS BIRKHAUSER BALE.

N.B. – Il testo precedente di THOMMEN è stato perduto e sostituito dal testo acquistato ad hoc:

E. THOMMEN e A. BECHERER con lo stesso titolo, ma con EDITORE, SPRINGER BASEL AG; più recente, comprende anche le nazioni straniere limitrofe. Si tratta della sesta edizione redatta da Aldo Antonietti. 

VENGONO ANCHE CONSULTATE DUE GROSSE ENCICLOPEDIE SUL REGNO VEGETALE, L’UNA EDITA DA VALLARDI E L’ALTRA DA RIZZOLI; E SVARIATI ALTRI TESTI SECONDARI DI DIVERSE CASE EDITRICI CHE NOMINEREMO QUANDO NECESSARIO.

A questi testi si farà continuamente riferimento esplicito e si spera che Autori ed Editori permetteranno di trasferire ogni tanto anche qualche disegnetto schematico, ‘DESSINS AU TRAIT’, di chiarimento dai testi  a questo post, precisando sempre e con cura le coordinate da cui  estratto.  Gli unici obiettivi di questo lavoro, infatti, sono e rimarranno solo quelli di ‘costruire’ e comunicare didatticamente cultura, per quanto ci riesce, sempre del tutto gratis. Comunque siamo disponibili nell’immediato a qualsiasi intervento su questo post ed altri su avvertimento (al limite, se necessario, anche a sopprimerli!)

Il testo teorico di riferimento sarà:

Carlo Cappelletti “BOTANICA, Vol.  I° e Vol II°”, UTET

VERRANNO USATE NELL’OCCASIONE ANCHE LE SCHEDE RIPRESE DA UN TESTO SCRITTO DA DUE RICERCATRICI DELL’UNIVERSITA’ DI PISA:

Dott.sse GABRIELLA CORSI ed ANNA MARIA PAGNI

 “STUDI SULLA FLORA E VEGETAZIONE DEL MONTE PISANO”;  Arti Grafiche Pacini -Mariotti, Pisa

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LA FLORA DEL 5 NOVEMBRE 2016 NEL PERCORSO DI SOFIA

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Percorso del 4 novembre 2016

1) Subito all’inizio del percorso [della sterrata S. Anna, all’incrocio con via Filosofi] vicino al cartello relativo alla via, ho notato una rigogliosa rosetta di Boraginacea, con la caratteristica peluria che ricopre l’intera pianta.

2) Poco dopo, sull’argine sx che precede l’apertura di accesso all’oliveta ho notato questa Pteridofita, che non so determinare.

3) Mentre di fronte a dx, sbucano dalla roccia altre piccole Pteridofite, che rassomigliano a un Capelvenere, ma che sicuramente non lo sono. Potrebbe trattarsi di qualche ‘Asplenium’?

4) Andando avanti, vicino all’argine che delimita la strada dalla residenza S.Anna, sono spuntati numerosi cespuglietti di Olmaria spirea, proprio dove era posizionato il cartellino che la identificava. Mentre sul lato opposto, al margine dell’asfalto una di queste piantine ha anticipato la sua fioritura primaverile.

5) Ancora sul lato sx, si mescolano alcune rosette di Asteracee. Una in particolare predomina rigogliosa e numerosa sulle altre specie. Le sue foglie potrebbero far pensare a quelle del Tarassaco, nella forma tipica e nella consistenza, ma sicuramente non lo sarà. Sarà invece il fiore, l’elemento che permetterà la sua identificazione certa. Le ipotesi fanno pensare a un ‘Leontodoides’ o a un ‘Crepide’…

6) Durante tutto il tragitto si ripetono numerosissime queste belle margherite; ma di quale ‘Bellis’ si può trattare? Potrebbe essere la ‘perennis’ in una abbondantissima fioritura autunnale, ma potrebbe essere pure la ‘sylvestris’, data l’altezza notevole di queste piantine.

7) Solo durante il ritorno, nell’apertura che dà accesso ai campi di fronte S.Anna, ho intravisto questa piccola ‘Rosacea’ non comunissima. Credo si tratti di un’Agrimonia eupatoria, non proprio facile da fotografare.

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2 – Boraginacae

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4 – FELCI Ax

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NOTE DEL COORDINATORE PIERO PISTOIA

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DESCRIZIONE CAMPIONARIA PARZIALE

Foglie (sporofito) a forma triangolare, verde scuro nelle foglie superiori più adulte, lanceolate come le penne e pennule laterali (lobi e lobetti acuti dentati), larghezza penne laterali inferiori circa uguale all’altezza foglia; lucide sulla faccia superiore, coriaceee persistenti; inferiori settate con punta incisa. Altezza sporofito max 50 cm, rapporto altezza picciolo/foglia, max  circa 1.5 cm (max 3o/20); picciolo nero. Rizoma molto corto. I sori color ruggine sembrano siano diffusi coprendo  le zone centrali di lobi e lobetti. La descrizione è più o meno parziale in relazione allo sviluppo attuale della pianta.

INTERMEZZO SULLA RIPRODUZIONE DELLE PTERIDOFITE

Per classificare le felci è conveniente riassumere brevemente il loro ciclo di riproduzione.  Una breve lezione sulla riproduzione dei vegetali è riportata nel post, situato in questo blog, dal titolo “Tre brevi lezioni sui vegetali…”,   a cura del dott. Piero Pistoia. Questo intermezzo può porsi come una sua integrazione.

Per mitosi si intende il processo complesso di divisione cellulare mediante il quale i nuclei delle cellule figlie posseggono un numero di cromosomi uguale a quelli contenuti nel nucleo della cellula madre. La parola mitosi sembra in generale intervenire nei processi di accrescimento e rinnovamento cellulare di tutti gli organismi indipendentemente dal tipo di riproduzione sessuata o asessuata. Così il gametofito, vedi figura sotto, del ciclo riproduttivo delle felci, un organismo aploide  pluricellulare, sembra prodotto anch’esso per mitosi  a partire da una spora (‘costruita’ per meiosi), come nel caso dell’organismo pluricellulare diploide, lo sporofito.

Per meiosi si intende il meccanismo complesso, attivo nelle cellule destinate alla riproduzione, per ‘costruire’ i gameti femminili e maschili che vengono ad avere la metà dei cromosomi della cellula di partenza (es. dello sporangio diploide), affinché dalla loro unione si possa ripristinare in ogni cellula il patrimonio cromosomico tipico di quella specie (es. dello sporofito). In generale nel processo di divisione meiotica da due cellule diploidi si ottengono quattro cellule aploidi.

PR VEDERE LO SCHEMA-SCHIZZO IN PDF CLICCARE SU:

pteridofite_riproduzione0001

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Al di sopra della striscia gialla si trova la generazione diploide (2n-> con cromosomi doppi, uno dall’organismo femmina ed uno dal maschio;  al di sotto della striscia la generazione aploide (n -> numero cromosomi dimezzati). All’interno dei sori (diploidi, 4a) portati dalla foglia, con un processo di meiosi, si passa da cellule diploidi (4b) a cellule (4c) aploidi (spore). Le spore germinano per mitosi (1) formando un organismo multicellulare aploide (gametofito, 1n, 2a) che porta gameti maschili e femminili aploidi con cellule tutte con metà numero di cromosomi. I due gameti si fondono formando lo sporofito (generazione diploide con 2n), che all’interno dei sori, per meiosi, forma le spore aploidi e così via.

Per leggere altro in questo blog, vedere il post del dott. Piero Pistoia ‘Tre brevi lezioni sui vegetali’.

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CONTROLLARE LE ‘DESSINS AU TRAIT’ O TAVOLE SINOTTICHE SEMPLIFICATE, SCHEMATICHE E SINTETICHE DI FELCI IN THOMMEN E BECHERER (op. citata) PER CONTROLLARE LE IPOTESI FORMULATE PRIMA,  A PARTIRE DALL’ INTUIZIONE, DALLA DESCRIZIONE OTTENUTA DALLE OSSERVAZIONI DIRETTE, DALLE FOTO CAMPIONARIE SINGOLE E DALLE FOTO DI TAVOLE SINOTTICHE CAMPIONARIE AD HOC COSTRUITE.

ASPLENIUM cuneifolium, la felce del serpentino

GRUPPO FELCI DELL’ ASPLENIUM adiantum-nigrum, 61-62-63; tutte con foglie a contorno triangolare; le prime due (A. adiantum-nigrum e A. anopteris)  sono molto simili, la terza più differenziata specialmente per l’ecologia (A. cuneifolium che vive sulle serpentine).

ARGOMENTAZIONE CRITICA SULLA CLASSIFICAZIONE DELLA SPECIE

Confrontando la descrizione fatta sul campione con gli schemi e descrizioni su testi di riferimento concludiamo che: Asplenium cuneifolium (Asplenium serpentini ) è più erbaceo e meno coriaceo ed ha H=max 15 cm e vive sul serpentino; la Cystopteris montana è meno puntata, ha rizoma lungamente strisciante e pinne basali larghe quanto il resto della lamina; la nuova ipotesi sulla specie è che sia da ricercare all’interno di quelle varietà dell’Asplenium adianthum-nigrum, che vivono in un terreno calcareo-argilloso del Pliocene medio (radici intappolate nel calcare arenaceo conchigliare).

FINE NDC

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NON TROVO LE FOTO DI FELCI Bx (vedere dopo)

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5 – Spirea ulmaria (?)

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NOTE DEL COORDINATORE PIERO PISTOIA

Le felcine Ax furono fotografate, insieme alle rosette di base, allora incerte, dell’Inula conyza, nella parte prima.

La Spirea ulmaria (?), fu da me classificata sempre nella Parte Prima come ‘Rosacea Filipendula (Spirea) vulgaris_exapetala’ nella seconda metà di maggio 2015 (vedi foto sotto), come era riportato sulla targhetta in ‘perallum’ posta sull’argine del podere S. Anna, oggi scomparsa insieme a molte altre!

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Filipendula (spirea) vulgaris_exapetala

Per vedere la foto della corolla exapetala  della varietà F. vulgaris exapetala, controllare anche le foto di questa Spirea sempre nella Parte Prima.

Confrontando le foto della Filipendula con i dessins au trait di Thommen possiamo accettare l’ipotesi 1444 come corroborata.

FINE NOTE COORDINATORE Piero Pistoia

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5 – Asteraceae Crepis

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NDC

Si parla delle crepidi, C. vescicosa e C. sancta anche nella Parte Terza

PER LEGGERE LE INFORMAZIONI SULLA  Crepis sancta in pdf, cliccare su:

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LA SCHEDA SOPRA E’ RIPRESA (come accennato all’inizio) DA UN TESTO SCRITTO DA DUE RICERCATRICI DELL’UNIVERSITA’ DI PISA

Dottoresse GABRIELLA CORSI ed ANNA MARIA PAGNI

 “STUDI SULLA FLORA E VEGETAZIONE DEL MONTE PISANO cap. I, pag.137”;  Arti Grafiche Pacini -Mariotti, Pisa

FINE NDC

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10 – BELLIS ….

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6 FOTO – ROSACEAE Agrimonia

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NDC Piero Pistoia

Sarebbe interessante attivare relativamente a questa pianticella, che appare rara almeno nel nostro studio, un percorso di classificazione come abbiamo fatto per la felce, partendo dalla descrizione del campione osservato.

La piantina di Agrimonia nel posto indicato da Sofia sembra sparita e, nell’impossibilità di ottenere foto di Tavole Sinottiche costruite ad hoc, ci contentiamo della descrizione campionaria seguente:

DESCRIZIONE DEL CAMPIONE DELLA ROSACEA A PARTIRE SOLO DALLE FOTO PRECEDENTI

Caule eretto probabilmente semplice, cilindrico ricoperto di peli; foglie verdi sulla faccia superiore e cenerine nella inferiore; imparipennate (terminano con un unico lobo), a foglioline o lobi ovati oblunghi grossolanamente dentati forse decrescenti in  dimensione verso il basso della foglia (vedere la quarta foto in successione); a segmenti principali più lunghi alternati a segmenti molto più brevi intercalati. Lunghi, i racemi (segmento finale del caule con i fiori) spiciformi (a spiga); fiori dialipetali a cinque petali gialli (vedere le prime tre foto).  La descrizione continuerà se potremo osservare meglio l’intera piantina.

DESCRIZIONE DELL’A. eupatoria e  A. procera SECONDO I TESTI DI RIFERIMENTO

Agrimonia eupatoria – Fusto eretto con peli brevi misti a lunghi, alto fino a 60-80 cm; foglie impari pennate a contorno oblanceolato con 4-5 paia di segmenti più lunghi alternati a paia di segmenti molto più brevi; pagina inferiore più chiara; frutto clavato all’ascella di una brattea divisa in 5 lacinie, nella metà superiore con un anello di aculei uncinati. Calice tendenzialmente conico.

La A. procera (A. odorosa) è una piantina profumata simile all’eupatoria, ma con foglie dello stesso colore sulle due facce, con calice più globoso tendenzialmente a maggior volume a semisfera.

Confrontando le due descrizioni ci convinciamo che l’ipotesi di Sofia (1456) era corroborata, salvo controlli ulteriori sugli aspetti non coglibili dalle foto.

FINE NDC

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Continua il giallo della storia dell’Agrimonia che, in secondi controlli, sembrava sparita. In effetti il 23 Dicembre 2016 Sofia riesce di nuovo ad individuarla fra le erbe alte davanti  al masso con l’indicazione del Podere S. Anna, e a rifare le ulteriori seguenti foto di quello che restava, precisando con esse ancora il posto.

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agrimonia-2

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LA FLORA DEL 4 DICEMBRE 2016 NEL PERCORSO DI SOFIA

Piante osservate il 4 dicembre

1–Ho di nuovo fotografato la Pteridophyta(B) all’inizio della strada, sul lato dx, accanto a quel curioso tronco incastrato tra la roccia a lato della stradina che porta a S.Pietro.

Comunque, controllando il percorso di novembre, mi sono accorta che sulla chiavetta, le foto di questa felce sono presenti dal n.7 al n.10 dell’elenco. (Le ho copiate e le ho aggiunte alle nuove).

2–Sotto l’argine del Ponsino, già da tempo avevo notato questa Lamiacea, che ora è veramente vigorosa. Si trova proprio nella fossetta, sul lato dx della strada, dove l’argine è più alto. Suppongo che possa trattarsi di un Marrubium vulgare, ma chiaramente tutte le lamiacee si rassomigliano e questa non avendo nessun fiore, è per ora di difficile identificazione. Si vede il fusto quadrangolare e la fitta peluria che ricopre tutta la pianta.

3—Ho messo a confronto una foglia della lamiacea ignota, con quella di una Nepitella (Clinopodium nepetea)foto n. 3

4—Anche se presente in vari tratti della strada, ho fotografato la Nepitella di fronte al Ponso, dove di solito viene accumulato il concime. Proprio per questo motivo, è facile osservare in ogni stagione, tante specie diverse, pure belle rigogliose!!!!

5—Continuando, dopo il Ponsino ed anche nei pressi della deviazione di Sant’Anna (lato dx della strada), si possono vedere numerosissime piantine di Borragine. Ne ho osservata una, che si prepara ad una fioritura fuori stagione e l’ho fotografata.

6–Proseguendo più avanti, dopo aver oltrepassato altre abitazioni, mi sono soffermata vicino a quella che ha il pelago accanto e ho proseguito per qualche decina di metri dalla parte opposta, nella stradina sul lato dx, che si apre in discesa. In prossimità del cartello che indica la proprietà privata, non si può fare a meno di notare diversi alberelli che ostentano la loro colorazione autunnale. Unisco le foto, anche se non avranno interesse per la descrizione del solito percorso. Ho numerato le foto per identificarle più facilmente. Al n 6, corrisponde un cespuglio suberoso di Ulmus minor e le rispettive foglie riconoscibili dalla base asimmetrica.

7—Euonymus europaeus, con i piccoli frutti tossici al giusto punto di maturazione.

8—Sorbus domestica che mostra proprio tutte le sfumature dell’autunno

9—Fraxinus ornus, sull’altro lato della stradina mostra le sue samare ormai secche

9 FOTO DELLA PICCOLA FELCE Bx (Divisione delle Pterydofite)

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NOTE DEL COORDINATORE (NDC) Piero Pistoia

Osservando le chiare foto precedenti di Sofia, in particolare la forma delle foglie a losanga allungata con lobi che aumentano in dimensioni fino ad 1/4 della lunghezza della foglia e poi diminuiscono; la forma del lobo, come tendenza, inizia con piccolo triangolo con punta sulla nervatura centrale,  seguito da un trapezio con base maggiore sul lato triangolo, con diff. basi minima, leggermente seghettati sulla parte arrotondata distale; in successione: triangolo, trapezio con diff. basi min., arco); distribuzione sori color ruggine allungati lungo i nervi laterali, facendo il confronto con i ‘dessins au trait’ di pag 5 di Thommen (o.c.), si può azzardare l’ipotesi sul genere e la specie della felce in oggetto.

Ipotesi sulla felcetta Bx: 26 – Asplenium trichomanes

Interessante notare che già gli schemetti a guisa di raccolta di sintetiche tavole sinottiche (dessins au trait) del testo Atlas…… di Thommen (o.c.) permettono una rapida prima classificazione!

FINE NDC

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5 FOTO DEL GENERE MARRUBIUM

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2marrubium-5

CONFRONTO FRA FOGLIE DI Marrubium E Clinopodium nepeta

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6 FOTO DI Clinopodium nepeta

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4clinopodium-nepetea-1

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5 FOTO DI BORRAGINE

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5borragine-9

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3 FOTO di ULMUS minor

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4 FOTO DI Euonymus europaeus

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6 FOTO SORBUS domestica

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2 FOTO di FRAXINUS ornus (orniello)

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percorso-del-23-dicembre-2016

Percorso del 23 dicembre 2016

1–Fin dall’inizio del tragitto ho notato piccoli cespugli di una Rosacea, pure ottimo commestibile, che sembrano di Sanguisorba minor. (fotografata nella fossetta a ridosso dell’argine pietroso, dove si trovano anche le felci).

2–Proseguendo nel percorso e giungendo dove era posizionato il cartellino della Filipendula exapetala, ho potuto osservare, come secondo me, le foglioline di questa specie possano rassomigliare alla precedente.

3—Andando ancora avanti, in prossimità del pelago, sul ciglio della strada sono visibili delle rosette di foglie di Asteracea, non ancora identificabile. Anche in questo caso le foglioline sono similari, a prima vista, alle due specie osservate in precedenza.

4—Sotto il cartello che regolamenta la caccia nella zona, (sulla dx della strada, a poche decine di metri oltre il Ponsino) ho fotografato dei cespugli in fiore, uno di Calendula e uno di Borragine, già osservata nel percorso precedente.

5—All’incrocio della residenza S.Anna, sul lato dx dove si trova l’apertura nei campi, ho cercato di individuare di nuovo l’Agrimonia, o meglio quel che resta.

6—Nel loro aspetto invernale, osservati anche i pappi della Galatella linosyris, vicino al relativo cartellino.

7—Su tutto il percorso, infestante in tutte le stagioni, il Senecio vulgaris (fotografato nei pressi del solito letame ammassato).

CLASSSIFICATIONS TROUBLED COURSE  

ROSACEA SANGUISORBA minor (?)

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INIZIO NOTE DEL COORDINATORE  a cura diPiero Pistoia

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DESCRIZIONE BREVE DEI CAMPIONI DALLE FOTO CHE PRECEDONO E  SEGUONO E DALL’OSSERVAZIONE DIRETTA
Sembra esistano due gruppi di campioni diversi. Una Rosacea (?) con rosette di base a lunghe foglie a forma di losanga allungata con densi e numerosi segmenti  ad ellisse pennato partiti, con dimensioni che prima mediamente aumentano e poi diminuiscono (si notano anche foglioline alternate molto piccole); ed altra Rosacea (?)  con caule lungo ed eretto a foglie laterali opposte impari_pennato_sette,  con lobi dispari tendenzialmente ovati e dentellati con sommità da quasi piana o leggermente concava, che diminuiscono in numero ed area verso l’alto, per cui  queste foglie, pensate distese a 90°, determinano un triangolo più o meno isoscele.

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Controllare gli schemi SCHEMI nell’ “Erbario Figurato” di G. Negri, Hoepli

PIMPINELLA

L’ipotesi di Sofia, Sanguisorba minor (1462), sembra corroborata. Il suo nome comune è Pimpinella che serve a conferire all’insalata il gusto di cetriolo.

FILIPENDULA vulgaris (?), già incontrata all’inizio del post

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Dalle osservazioni sui campioni e dirette, fatte nelle NDC, confrontate con testi e schemi risulta corroborata anche la seconda ipotesi di Sofia, Filipendula vulgaris

Seguono altre Foto della  Rosacea Pimpinella (?)

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In questo contesto di argomentazioni abbastanza ‘attrigate’, tanto per precisare, il 31 Dic. per mail, esplicitai a Sofia il dubbio se tutte le piantine che  somigliavano alla Spirea potevano essere considerate ‘Pimpinella’, cioè Sanguisorba minor (2 gruppi di Rosaceae).

SU QUEST’ULTIME  ROSACEAE (?) RELATIVE ALLE NDC, SOFIA SCRIVE IN UNA MAIL DI INIZIO ANNO:

<<Ho visto la tua (NDC) descrizione della rosetta di foglie che mi è sembrato di capire che tu indichi come ‘Pimpinella’.
Tale descrizione è quella che riguarda le foglie pennatosette che si distribuiscono sul caule con la forma di un triangolo isoscele….
A seguire, le immagini con la didascalia:  “seguono altre 3 foto della rosacea…….”  che appaiono subito sotto la figura 98  relativa allo schema della Pimpinella (NDC: la fig. 98 è lo schema della  Filipendula) e che precedono l’immagine del fiore della Borragine…..
Penso che non si tratti di Pimpinella, ma di una A s t e r a c e a (NDC: a lapse of memory o lapsus memoriae? visto le tue proposte di ipotesi; in questo contesto lapse e lapsus acquistano il significato di “svista”). So che ora può sembrare assolutamente prematuro sbilanciarsi in una identificazione della piantina, giacchè è osservabile solo una rosetta con foglie che facilmente si confondono con quelle di altre specie. Secondo me, si potrebbe trattare di sedano selvatico, o di una pianta con un tipo di fioritura molto simile.
La lasceremo crescere e svilupparsi, tenendola in osservazione. In fin dei conti, è anche questo uno scopo del blog, nella sezione che riguarda le piante.
Appena possibile, andrò alla ricerca di nuove piante.
A presto
Sofia>>
Per chiarire meglio mancherebbe la foto delle tre foglie a confronto: foglia di Filipendula (al centro), di Sanguisorba e della piantina incerta!
pimpinella-filipendula-asteracea PIMPINELLA – FILIPENDULA – PIANTINA INCERTA (foto Sofia)
N.B. – Secondo il coordinatore, è in questo dibattito da sbrogliare che si cela e si comunica cultura! Se queste argomentazioni fossero state ignorate non avremmo comunicato niente o poco più  dei nomi! Nullo sarebbe stato il ‘ classification trouble’. Non interessa chi indovina le ipotesi, ma il processo, il percorso, dovunque esso conduca! se non va bene si torna indietro. E’ solo nella dialettica che possiamo avvicinarci sempre più alla ‘Verità’, che è un concetto ‘regolativo’. In questa ottica, mi sono convinto che la preparazione e l’intuito di Sofia in interazione con le NDC interferenti, a mio avviso, conformano un efficiente organismo produttore di cultura in questi posts , molto più  che se considerati separatamente.
Siamo al 11 Dicembre. Seguono altre foto della piantina incerta (non è la Rosacea Pimpinella, prima ipotesi; seconda ipotesi di  Sofia: una Asteracea), scattate dal coordinatore dove si precisano ancora le caratteristiche di questa pianticella giovane, compresa la radice che non sembra a fittone ovvero potrebbe essere a fittone, ma ancora corto, orlato da un anello di sottili radicine biancastre filiformi. Stelo leggermente rigato longitudinale.

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IPOTESI ALTERNATIVA: FORSE UNA APIACEA

 

(per es., pianta appena nata di un prezzemolo selvatico che non ha odore, Petroselinum (vedere sotto schema di P. sativum); il P. però ha,  nella pianta matura, radice a grosso fittone; lo stelo è espanso vicino all’attacco per incastrarsi in un’ bulbo’ iniziale (come il finocchio)! O forse Apium graveolens (sedano selvatico) che ha stelo inciso longitudinalmente, con foglie radicali e cauline inferiori con picciolo più lungo delle superiori e lembo delle foglie pennato-setto a foglioline ovato romboidali dentate. Riprenderemo l’argomentazione se e quando continuerà la crescita.

Controllare sui testi i DESSINS AU TRAIT relativi alle descrizioni ed argomentazioni riportate sopra: per es.,

Scheda da “Flora  italica” Pignatti, Edagricole;  di Proselinum comune

Il 14 gennaio faccio ancora qualche foto sulla piantina in studio ipotizzata come Apiacea, per controllare meglio la presenza o meno della radice a fittone.

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La piantina in studio con i ‘bulbi’ iniziali

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La piantina in studio, dalla foto precedente e seguente mostra, al centro della rosa di radicine bianchicce, la traccia forse della rottura di una radice maggiore rimasta nel terreno.

 

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Ancora una foto di due cauli di Pimpinella (Sanguisorba minor), ripresi da un cespuglio accessibile scendendo a destra, poco prima del masso, a Sx, con l’indicazione di S. Anna, per qualche metro nel campo (lungo il contorno di erba alta fino a quando cessa) e seguendo poi a sinistra, nel campo, lo stesso contorno (che diventa argine) per una decina di metri, alzando infine il capo nella direzione del masso indicatore lontano sulla strada, si dovrebbe intravedere questo cespuglio di Pimpinella, accessibile risalendo l’argine erboso per un paio di metri in quella direzione.

Segue la foto del cespuglio di Pimpinella descritto sopra fotografato in una mattina di brinata.

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Anche ad una ventina di metri dal bivio Via dei Filosofi – inizio vicinale S. Anna,  scendendo a destra, subito sotto uno strato di calcare conchigliare (Pliocene medio), situato a metà scarpata, fra le foglie di quercia vicino al fossetto, si nota il cespuglio di Sanguisorba minor (Pempinella), fotografata da Sofia:

sanguisorba-minor-3

Dalle nuove foto del 14 gennaio possiamo proporre la seguente come ipotesi più plausibile attualmente per la piantina in studio: la forma selvatica di una Apiacea o Umbellifer, di genere Petroselinum, specie  P. sativum (=P. crispum). Se giungerà a maturazione vedremo meglio.

FINE NDC a cura di Piero Pistoia

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BORAGO officinalis

borragine-1

borragine-2

borragine-3

borragine-4

borragine-5

domenica-024

riferimento

Segnale di riferimento per cespugli di G. linòrisis e Borago officinalis

GALATELLA linòrisis

galatella-linosyris-2

galatella-linosyris-3

galatella-linosyris-4

galatella-linosyris-5

calendula-1

calendula-2

SENECIO vulgaris

senecio-vulgaris-2

senecio-vulgaris-3

senecio-vulgaris-4

senecio-vulgaris-5

senecio-vulgaris-6

senecio-vulgaris-7

PERCORSO DEL 25 GENNAIO DI SOFIA

25-gennaio

 

Il percorso purtroppo mostra ancora solo graminacee ingiallite e piccole piante di ogni genere visibilmente appassite dalle gelate di questi giorni.

1)Lamiacea fiorita. Forse potrebbe essere Lamium purpureum. Come alcune delle altre piante descritte, sopravvive vicino al deposito di letame. La potremo osservare meglio durante il suo sviluppo.

2) Piccolo cespuglio di Calendula che grazie alla posizione privilegiata e….concimata…. è sopravvissuta alle gelate.

3) Veronica persica?? Più o meno fiorisce tutto l’anno e sta riprendendo vigore. Come le precedenti, vicino al letame davanti al Ponso.

4)Euforbiacea. Solito dilemma, come in passato, per classificare queste piccole Euforbiacee che stanno spuntando un po’ ovunque. La foto si riferisce alle piantine nel tratto che va da Sant’Anna fino alla casa col pelago.

5) Ranunculus ficaria. Una delle specie che fiorirà tra l’inverno e la primavera, ora mostra i cespuglietti di foglie. Si trova un po’ lungo tutto il percorso. Queste sono sul lato dx della strada, prima del Ponsino, di fronte alla rete dell’oliveta. Cercando di cogliere una foglia per la rituale foto, si sono dissotterrati anche alcuni bulbetti.

FAMIGLIA LAMIACEAE

1lamiacea-1 1lamiacea-2 1lamiacea-3 1lamiacea-4 1lamiacea-5

 

 

CALENDULA

2calendula

EUFORBIACEAE

Piantina già studiata nella PARTE SECONDA con ipotesi ancora incerta

4euforbiacea-4

4euforbiacea-5piantine numerose  nel tratto dal Ponsino al masso di indicazione per Sant’Anna, scendendo a destra. Primo tentativo di ipotesi nella PARTE SECONDA, E. peplus; forse si tratta come secondo tentativo di E. dulcis.

VERONICA

3veronica-persica-1 3veronica-persica-2 3veronica-persica-3 3veronica-persica-4

INTERMEZZO E NOTE DEL COORDINATORE

Per le Euforbiacee più delicate dopo il Ponsino, descritte diffusamente nella PARTE SECONDA,  potremmo proporre come seconda ipotesi ancora incerta E. dulcis (la prima proposta fu E. peplus).

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Un primo tentativo di ‘specificazione’ per la Scrophulariacea  Veronica 

SEGUE l’argomentazione e la discussione sulla  Veronica fatte a fine gennaio  – inizio febbraio 2014

Per una discussione critica sulla Veronica

I fusti sono sdraiato_ascendenti o sdraiato_diffusi?  Sono radicanti e intrecciati fra loro? Le foglie suborbicolari sono più lunghe che larghe o più rotondeggianti? I peduncoli dei fiori sono due volte la lu. della foglia o più lunghi?  Se prevale l’essere il fusto sdraiato, diffuso, con radici ai nodi e intrecciato con altri e la forma della foglia circa larga quanto alta e fiori o frutti a più lungo peduncolo, è da sostenere come seconda ipotesi da proporre alla critica, Veronica filiformis. La prima ipotesi, proposta da Sofia, era V. persica (appartenente al gruppo delle V. agrestis) . Mancano i riferimenti alle capsule, visto che non sono ancora mature.

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OGGI, riprendiamo l’argomentazione sulla Veronica dall’osservazione diretta e dalle foto che seguono:

Foglie alterne (almeno a partire dalla presenza dei peduncoli fioriferi) a piccoli lobi  (max 15×15 mm), 4-5 per parte, tendenzialmente piatte o leggermente concave presso il corto picciolo, che è fissato al rametto, insieme al lungo peduncolo del fiorellino o del frutto, all’ascella della foglia; calice a quattro sepali (dim. 5-6 mm) ovali appuntiti e frutti lillacei bifidi. Caule sottile talora strisciante su cui appaiono ciuffi di radici filiformi in corrispondenza dell’emissione di rami verso l’alto, ma anche nel piano ad un certo angolo (in tal caso appaiono anche su quest’ultimi altre radici).  Il disegno di colonizzazione sul piano del terreno delle radici di questa piantina può diventare complesso. Il piccolo fiore ha sfumature lilla con quattro petali saldati alla base.

 Capsule più larghe che lunghe e stilo più alto delle capsule

…foglie alterne almeno a partire dalla presenza dei peduncoli fioriferi…

Date queste osservazioni e dal controllo sui testi, considerando rilevanti i fusti radicanti striscianti intrecciati fra loro  (lunghi fino a 40 cm) e la lunghezza dei peduncoli fiorali rispetto all’altezza delle foglie, posso proporre come seconda ipotesi  sulla specie della Veronica: Veronica filiformis

Vedere lo schemino di Thommen per un confronto fra V. hederifolia (2373), V. persica (2374) e V.filiformis (2375):

Post NOTE – Data la somiglianza della filiformis con altre specie (es., la V. persica, prima ipotesi di Sofia) l’ipotesi proposta come seconda rimane incerta. E’ anche possibile che nel nostro percorso esistano  più specie di Veronica. Es., a febbraio 2014, nel post Parte Seconda, fotografai in via dei Filosofi una Veronica a corolle aperte a 5 lobi con un lobo più chiaro e più piccolo e gli altri a tracce centrifughe liliacee e globi di forme e superfici leggermente diverse (per vederla muovere il quadratino di scorrimento dell’articolo fino a circa 1/8 della sua lunghezza dal fondo).

FOTO DI FINE GENNAIO DEL NDC Piero Pistoia

ASTERACEA CON INFIORESCENZE ‘CHIUSE A GLOBI’ molto appariscenti

Foto ripresa lungo via del Poderino, scendendo a sinistra sul ‘marciapiedino’ lungo la rete dello stadio. Presenti anche davanti podere San Domenico, scendendo a destra. Classificazione già eseguita; da riportare genere e specie.

PICCOLA CARIOFILLACEA (?) A FIORELLINI BIANCHI

Fotografata in Via dei Filosofi vicino recinto proprietà Borghetti;

da classificare

 

 

 

ASTERACEA CON FIORE GIALLO E ROSETTA DI BASE

Scarse o assenti le foglie cauline; cauli alti fino a circa un metro; da precisare  la classificazione di questi ‘piscialletto’ fotografati in particolare lungo la via Modigliani sull’argine sinistro della proprietà della Villa andando verso il paese subito dopo la cabina elettrica.

 

 

 

 

 

FOTO DI RADICI E PIANTINE DI CALENDULA

Foto riprese nel parco dell’asilo nido alle panchine poste sotto l’edificio

 

 

FINE INTERMEZZO E FOTO DELLE NOTE  DEL COORDINATORE

____________________________

 

RANUNCULUS ficaria

5ranunculus-ficaria-1 5ranunculus-ficaria-2 5ranunculus-ficaria-3 5ranunculus-ficaria-4 5ranunculus-ficaria-5

1ranunculus-ficaria-1

1ranunculus-ficaria-2

xx-descriz

Lunedì, 13 febbraio, Sofia racconta il suo percorso

Finalmente su tutto il percorso, si cominciano a vedere i segni di una imminente primavera; le piante stanno riprendendo vigore mostrando gemme e fioriture.

  1. Ranunculus ficaria. Fiorito il piccolo ranuncolo già osservato lo scorso mese. Le due foto precedenti si riferiscono alle piantine sulla sx nella discesa verso il Mirto, ma presente ovunque.
  2. Anemone hortensis. Anche questa pianta è stata descritta altre volte, negli anni precedenti. Foto vicino Sant’Anna, ma presente su tutto il percorso.
  3. Fabacee a confronto. Queste due Fabacee, così diverse nel loro aspetto, fioriranno in primavera inoltrata. Le osserveremo fino ad identificarle.
  4. Euphorbia elioscopica. Questa bella Euforbiacea è presente un po’ ovunque. (La foto si riferisce ad alcune piante vicino alla vigna oltre il Ponso.
  5. Vinca major. Nonostante queste piante siano ampiamente coltivate nei giardini e spesso inselvatichite, dovrebbe comunque trattarsi di una specie autoctona nell’Italia del centro e del sud. Le foto si riferiscono alle pervinche fiorite nelle vicinanze del cartello che indica la direzione verso il Mirto.
  6. Olmo campestre. Sempre nella discesa verso il Mirto, le piante di Olmo hanno iniziato la loro fioritura. Le foto si riferiscono a quella che porta il cartello di regolamentazione venatoria, quasi in fondo alla discesa, sulla sx.

 

 

Anemone hortensis

2anemone-hortensis-1

FABACEE A CONFRONTO

3fabacee-a-confronto-1

EUFORBIA ELIOSCOPIA

5euphorbia-elioscopica-1

OLMO CAMPESTRE

VINCA maior

vinca-major-2

DA CONTINUARE

DIARIO FLORISTICA DI SOFIA DEL 7 MARZO 2017

Martedì 7 marzo

Ancora cenni di primavera anche negli arbusti che possiamo osservare nel percorso.

1)Prunus spinosa a poche decine di metri sulla dx, verso il Ponso.

2)Gemme Quercus pubescens. E’ visibile la peluria sui rametti, che contraddistingue la specie. (accanto al Prunus)

3)Lamium purpureum. Poco sotto S.Anna, lato dx della strada. Già osservato nei mesi precedenti. In piena fioritura rende più facile l’identificazione.

4)Lamium bifidum?? Potrebbe trattarsi di questa specie data la colorazione delle foglie e la conformazione del fiore. Aspetteremo la completa fioritura. (All’inizio del percorso, vicino al cartello che indica la via)

5)Confronto delle due specie.

 

PRUNUS spinosa

 

GEMME DI ROVERELLA

LAMIUM purpureum

i

LAMIUM bifidum

i

i

i

i

CONFRONTO LAMIACEE

i

i

i

 

FOTO DI SOFIA IN CORRISPONDENZA DELLA VILLA

19-MARZO-2017

REICHARDIA  picroides

 

i

 

 

i

CREPIS vesicaria

 

i

i

i

i

 

CREPIS sancta

 

i

 

i

 

Confronto Rechardia  –  CREPIs sancta (leontodontoides)

i

CISTO

 

i

i

ORCHIDEA e zona di identificazione

i

VIOLA

i

i

i

 

NDC piero pistoia

OGGI 22 MARZO  2017

Durante il solito footing ho fatto le seguenti foto:

Sopra si tratta della rosetta di base dell’Inula coniza, nata proprio nel posto dove nell’altro inverno era nata una rosetta analoga su cui facemmo le più impensate ipotesi (una Primulacea, una Borraginacea ecc.); solo Sofia disse subito che si trattava di una Asteracea. Ci sono, come allora, anche le felcette del gruppo dell’ Asplenium su cui abbiamo già discusso (Asplenium -adiantum-nigrum: vedere inizio post). Incognita rimane quell’erbetta tenera con rami lunghi e sottili che portano sulla cima un verticillo di 4 foglioline di diverse dimensioni incise a tre quattro lobi e radici filiformi, odora forse di erba; da classificare.

 

 

 

Piantina attualmente molto diffusa

Le foto seguenti, forse una labiata (due sole pianticelle), con fiori rosa-lilla chiaro e foglie lunghe lanceolate, d’imbracciata mi è sembrata un Issòpo, come prima ipotesi debole. Purtroppo le foto non sono venute bene. Le foto sono state scattate, scendendo a destra a circa 5-6 metri dall’incrocio via dei Filosofi e Sant’Anna, nel fossetto affogate in mezzo a Euforbie, Composite, trifogli ed altro.

FINE NDC

 

 

 

UNA PRECISAZIONE ED UN’IDEA del dott. Marco Chiavistrelli

ANNI FA, SU UNA POESIA “AI SASSI NOSTRI FRATELLI” DEL POETA MUSICISTA DOTT. MARCO CHIAVISTRELLI E SU UNO SCRITTO DI G. PETTORALI E P. PISTOIA,* M. CHIAVISTRELLI PRESENTO’ UNA PROPOSTA, <<UNA PRECISAZIONE ED UNA IDEA>>, AGLI ORGANI SOCIALI. QUI VERRA’ RIPORTATA, NON SOLO PER LA SUA ATTUALITA’ nell’attivare legami fra un popolo e la natura, MA anche PER IL SUO ‘DENSO’ CONTENUTO EMOTIVO, DIDATTICO E CULTURALE, A FRONTE DI ALTRI INTERVENTI SOCIALI, A NOSTRO AVVISO PER LO PIU’ MENO RILEVANTI E PIU’ DISPERSIVI, CONTROLLATI DALLE VARIE LOBBIES ECONOMICHE E CULTURALI. **

  * La poesia e l’articolo citato sono riportati su questo blog.                        **  Naturalmente…. questa proposta cadde completamente nel silenzio.

UNA PRECISAZIONE ED UN’IDEA

La poesia “Ai sassi nostri fratelli” era dedicata allo splendido lavoro fotografico-scientifico del dott. Giacomo Pettorali e del prof. Piero Pistoia sui sassi mammellonati della vallata del Cecina. L’evocatività delle immagini, il senso del percorso arcano delle pietre levigate dal tempo, dalle intemperie, dalle leggi della geologia, parevano aprire orizzonti di storia e di vita sconosciuta, percorsa lungo le vie dell’evoluzione incredibile del pianeta. So che altri poeti ed “intellettuali” evidentemente suggestionati dalla potenza delle manifestazioni descritte, hanno scritto in proposito, al punto che potrebbe profilarsi l’idea di una mostra a riguardo, utilizzante più linguaggi espressivi, i sassi stessi, la descrizione scientifica, la prosa, la poesia, la musica, il teatro, con le pietre magari inserite in contesti “forti”, come i nostri centri storici, così scolpiti dal vento e dal passato.

Sarebbe bello avvicinare giovani e persone al mondo scientifico con un approccio inusuale come una rappresentazione viva della geologia delle nostre terre e dei nostri luoghi utilizzando risorse e protagonisti del nostro posto. Le piazze e gli angoli di Pomarance e Volterra parrebbero luoghi perfetti per una siffatta mostra-poesia-spettacolo, così rivolgiamo un appello ai Comuni perchè raccolgano questa proposta multimediale per rilanciarla sul territorio. Sappiamo che anche gli Etruschi utilizzavano le pietre mammellonate come oggetti votivi e sacri, al dire di una certa universalità che percorre le frontiere ed i percorsi temporali dell’uomo, anche la storia quindi entra di prepotenza a contatto con le forme stravaganti e dolcissime dei sassi.

Dott. Marco Chiavistrelli

RIFLESSIONI SU UN ESEMPIO DI ANALISI STATISTICA CON R: MM DI PIOGGIA CADUTI IN CIASCUN ANNO DAL 1907 AL 1990 NELLA ZONA DI LARDERELLO (POMARANCE, Pisa) ED ALTRO; precisazioni su Regressioni lineari, Intervalli di confidenza ed altro, oltre al modo più o meno ortodosso di procedere; del dott. Piero Pistoia

PREMESSA

Post in via di sviluppo; fase iniziale di un processo che si costruisce nell’andare.

CURRICULUM DI PIERO PISTOIA:

piero-pistoia-curriculum

Questi ‘racconti’ di Statistica applicata di fatto sono modelli che automatizzano percorsi nell’analisi dei dati.

R è un programma potente e gratuito, continuamente aggiornato in tempo reale nelle principali Università del mondo. Sono disponibili centinaia di manuali gratuiti e migliaia di packages per tutte le esigenze.

Per vedere gli outputs anche grafici,  le istruzioni (quando pronte girano!) possono essere riportate, con copia incolla, per es, prima sul Blocco Note o direttamente sulla console di R. Nel procedere potremmo anche decidere di alternare le istruzioni ai grafici (vedremo). Nota bene: prima di incollare in R, è necessario ripulire il piano di lavoro di R, premendo dal MENU MODIFICA ‘Pulisci console’ e poi dal MENU VARIE ‘Rimuovi tutti gli oggetti’

Questi primi dati di Larderello sono stati ripresi dalla “COMUNITA’  DI POMARANCE 1-1991” consegnati alla Redazione da Mauro Fanfani, allora Tecnico presso il laboratorio ENEL.

Quelli di Volterra furono forniti dal dott. Juri Bettini.

—————————————-

RIFLESSIONI SU UN ESEMPIO DI ANALISI STATISTICA CON R: MM DI PIOGGIA CADUTI IN OGNI ANNO DAL 1907 AL 1998 NELLA ZONA DI LARDERELLO (POMARANCE, Pisa). POSSIBILITA’ DI TRASFERIRE, CON POCHE MODIFICHE, IL PROCESSO SU ALTRE ANALOGHE SERIE STORICHE (Es., Volterra 1956-1986)

PRECISAZIONI SU REGRESSIONI LINEARI, MEDIE MOBILI, TESTS STATISTICI, INTERVALLI DI CONFIDENZA, FORECASTS ED ALTRO, OLTRE AL MODO PIU’ O MENO ORTODOSSO DI PROCEDERE.
dott. Piero Pistoia

 Versioni del lavoro

PIOGGE_ANN_FORECAST_20_1_7.45 pdf

PIOGGE_ANN_20_1_LAPREVISIONE_ore17.45 in odt

PIOGGE_ANN_OUTPUTS_19.10

Si evidenziano i  files richiamati e si copiano sulla console di R: iniziano automaticamente a girare; se incontrano un grafico si fermano in attesa di un tasto premuto o un click del mouse, permettendo di stampare o memorizzare il grafico stesso. Volendo possiamo anche con copia-incolla trasferire pezzi dell’articolo, per es., da un grafico all’altro. Infine è possibile ricopiare le istruzione direttamente sulla console di R.

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PARTE PRIMA CON INSERIMENTO DI OTTO PAGINE DI GRAFICI (FIG. 1-8) RIPRESI DAGLI OUTPUTS

Si ‘guarda’ dentro i dati ‘provocandoli’ con le istruzioni di R!

#ESEMPIO DI ANALISI STATISTICA CON IL LINGUAGGIO R: MILLIMETRI
#DI PIOGGIA CADUTI IN CIASCUN ANNO DAL 1907 Al 1990
#A LARDERELLO E DAL 1956 AL 1986 A VOLTERRA.
#PRECISAZIONI SU INTERVALLI DI CONFIDENZA ED ALTRA STATISTICA
#dott. Piero Pistoia
#IN QUESTO PRIMO INTERVENTO SI PROPONGONO UNA SERIE DI AZIONI
#MESSE IN ATTO PER PORRE PUNTI INTERROGATIVI AI DATI
#DA ANALIZZARE. NEI GRAFICI SI ‘LEGGONO’ LE RISPOSTE RESE DAI DATI.

#I dati originali erano a scansione mensile, ma noi inizieremo
#ad analizzare i dati annuali ottenuti sommando i 12
#valori mensili delle piogge per ogni anno.

#Se volessimo esprime un’ipotesi sulla pioggia caduta nell’anno
#in un certo intervallo di anni, quella più immediata
#è che la quantità di essa costruisca nel tempo una serie
#stazionaria, senza uniformità interne, (assenza di trend,
#fluttuazioni di circa uguale ampiezza) perché sosterremmo
#che sommare le entità mensili ridurrebbe le oscillazioni
#stagionali di tutti i livelli, mentre non è così immediato
#pensare a fenomeni atmosferici e/o astronomici che
#possano attivare oscillazioni annuali periodi o non periodiche
#(come, per es. i cicli undecennali delle macchie solari…)

library(“UsingR”); library(“TTR”);library(“tseries”);
library(“graphics”);library(“forecast”)
#Le librerie, se non esistono già nella biblioteca attuale della
#versione, devono essere prima caricate dal Menù.

par(ask=T)
par(mfrow=c(2,2))

#Da prove preliminari si evidenzia che nella serie originale di
#Larderello esistono almeno tre autliers: nel 1913
#(636 sostituito da 736.2), nel 1915 (1505.5 sostituito
#da 1145) e 1972 (539.2 sostituito da 739.2), pensando ad una
#serie più armonica internamente (gli autliers, essendo ‘accideni’
#isolati pesano meno nel forecast).

#Con pochi cambiamenti possiamo analizzare meccanicamente diverse
#serie storiche fornendo il vettore dati:
#proponiamo la serie di Larderello di 84 dato a partire dal 1907
#e quella di Volterra di 30 dati a partire dal 1956

#::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

Piogge_annuali_1907_1990=

c(1174,915.7,1204.1,1203.6,891.5,950.6,836.2, 960.6,1145.5,
1142.2,1156.3,876.4,1045.9,968.0,750.8, 878.3,
719.5, 720.7, 1045.7,1198.1,904.2,1142.0,958.0,
914.4,952.1,1141.8,1023.1,966.6,1013.0,823.1,1138.1,
763.1,1102,1083.0,949.3,1054.2,741.2,804.9,814.8,964.6,
1236.2,829.6,1086.2,782.9,1153.8,877.8,780.4,799.4,800.7,
863.8,760.7,821.6,753,1175.6,873,857.4,1192.6,1276.4,
1117.3,1251.2,742.4,1023.8,1107.4,845.6, 769.4,739.2,
782.7,799.2,985.6,1163.4,826.0,880.4,1067.7,923.6,903.6,
856.6,855.6,1010.4,842.1,891.7,1061.8,783,739.3,1009.6)
#si chiude o si apre il vettore dati per analizzare un’altra serie

piogann907990=ts(Piogge_annuali_1907_1990) #si chiude per altro
#vettore dati dello stesso nome yt0
yt0=piogann907990 #si chiude o si apre
t=c(907:990)#si chiude o si apre
#::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::
#Di seguito analizziamo la serie di Volterra di trenta dati dal 1956.
#Da prove precedenti consideriamo 2 autliers 1960 (1253)e 1984 (1156)
#interpolando con 1000 e 950 rispettivamente

#yt0=c(727,766,804,839,1000,892,866,968,957,1002,1042,727,954,1012,869,678,851,655,698,858,988,
#671,932,991,841,781,837,813,950,733,821) piogge annuali Volterra 1956-1986
#t=c(956-986) #si apre o si chiude
#yt0=ts(yt0) #si apre o si chiude

#Fig. 1 -> quattro grafici sulla stessa pagina: 1)(yt0,Time); 2)acf(yt0);
#3)hist(yt0); 4)punti dati e retta di regressione

#3)hist(yt0); 4)punti dati e retta di regressione

piogge_lard_FIG0001

ts.plot(yt0)

#Osservando il grafico dei dati ad occhio ci turba notare un certa tendenza
#delle piogge a diminuire nel tempo,
#falsificando le aspettative se il fenomeno fosse corroborato.

acf(yt0)

hist(yt0)

#Osservando il grafico dei coefficienti di auto-correlazione h,
#sembra chiaramente che all’interno della serie
#non ci siano legami di causalità avvallando le aspettative.

#Applichiamo comunque un modello di regressione lineare semplice
#ai dati per un controllo.
# INIZIO DELL’ELABORAZIONE DEI DATI

# Si prova a cercare il package Using-R
#library(“UsingR”)
#library(“TTR”)

# Fitta i dati delle piogge col tempo in anni e fornisce gli autputs

t=c(1:length(yt0))
result=simple.lm(t,yt0)
summary(result)

#FIG. 2 -> #plot (result) fitta 4 grafici per l’analisi dei residui:

piogge_lard_FIG0002

#1)Nel primo (Residual,fitted) si osserva la diffusione dei dati intorno
#alla linea y=0 e il trend che non è ovvio. 2)Nel secondo (Normal qqplot),
#i residui sono gaussiani se questo grafico segue da vicino la linea
#tratteggiata.

plot(result)
par(mfrow=c(1,1)) #da ora si plotta grafico per grafico.
fit=lm(yt0~t)
attributes(fit)
summary(fit)
fit$coefficients
fit$resid

#plot(lm(yt0~t))
pre=predict(fit)# valori sulla retta
pre # valori predetti

#FIG. 3 -> acf(pre)

piogge_lard_FIG0003

acf(pre)
# Plotta i dati e la linea di regressione
ts.plot(yt0)
abline(fit)
#Opppure:plot(t,yt0); abline(result)
yt1=yt0-pre

#FIG. 4 -> nel piano cartesiano “yt0,time” viene disegnato l’intervallo
#di confidenza al 90% per la media. Ci sono due tipi di intervallo,
quello di ‘confidenza per la media’ e quello per la ‘predizione individuale’,
#naturalmente più grande. Consideriamo questi intervalli al 90%. Nel secondo
#vengono riportati ambedue gli intervalli

piogge_lard_FIG0004

 

# INTERVALLI DI CONFIDENZA
#1
summary(fit)
#2
predict(fit,data.frame(t=sort(t)),level=.90, interval=”confidence”)
#3
ci.lwr=predict(fit,data.frame(t=sort(t)),level=.90,interval=”confidence”)[,2]
#4
points(sort(t),ci.lwr,type=”l”)
#5
ci.upr=predict(fit,data.frame(t=t),level=.90, interval=”confidence”,add=T)[,3]
#6
points(sort(t),ci.upr,type=”l”)

#FIG. 5 -> punti-dati con i due intervalli, di confidenza e di previsone, al 90%

piogge_lard_FIG0005

# Si possono usare comandi di più alto livello del package UsingR di VENABLE
fit=simple.lm(t,yt0)
summary(fit)
simple.lm(t,yt0,show.ci=T,conf.level=0.90,pred=T) #fa un po’ casino!

#FACCIO DELLE PROVE DI ‘SMUSSAMENTO’

#Elimino una parte del contenuto dei files piogann908990
# (yt0) con una media mobile di ordine 5, pesata con 1,2,3,2,1 (Media Mobile 3*3)
#con comandi di basso livello e osservo quello che accade
#(confrontare con media  mobile semplice 5)
#—————————

#SMUSSO5 pesato 1,2,3,2,1 (3*3)
m5=c()
for(i in 2:length(yt0)){
m5[i] =(yt0[i-2] +2* yt0[i-1] + 3*yt0[i] +2* yt0[i+1] + yt0[i+2])/9}
#prova a plottare m5
m5=ts(m5)
m5 # smusso5 la yt0 3*3; elimino dall’originale ciò che non è random!?

L’idea era solo sperimentare en passant, smussando con m5!

Da notare è che d’improvviso ho trovato cancellati i pesi dell’m5,                                                                           sbilanciando risultati e grafici!!

#——————————
#Secondo ‘pezzo’ per cambiare vettore dati da sottoporre al prog.
#::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

#Attenzione! devo fare modifiche per scegliere fra i due vettori dati
#da analizzare
m5=m5[3:82] #per Volterra (31 dati) va da 3 a 29; PER LARDERELLO (84 DATI)
#DA 3 A 82
n5=length(m5)
yt=yt0[3:82] #in yt ci sono da 3 a 82 dati yt<yt0; per Volterra 3-29
#::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

par=(mfrow=c(2,2))

yt
nyt=length(yt)
nyt
par(mfrow=c(2,2))

ts.plot(m5)
acf(m5)

yt_m5=yt-m5 #m5 e yt hanno la stessa lunghezza per cui si possono sottrarre
yt_m5 #originale meno m5_smussata

ts.plot(yt_m5)
lines(m5)

acf(yt-m5) # auto-correlazione di yt-smussamento 3*3

#Analizzo il vettore dati yt-m5 cercando la retta di regressione
t1=c(1:length(m5))
fit1=lm(yt_m5~t1)
summary(fit1)

La retta di regressione non esiste!

#FACCIO DELLE PROVE DI ‘SMUSSAMENTO’

——————————————————

# FIG. 6 -> 4 grafici sulla stesso piano: 1)graf. m5 (smusso 5 pesato 12321,3*3);
# 2)acf(m5); 3)graf. yt1=yt-m5 (yt è yt0 di lunghezza pari a m5 per sottrarre);
# 4)acf(yt1).

piogge_correzione_18_10001

OSSERVAZIONI FUORI NORMA

Da osservare l’acf della serie yt-m5 : il picco fuori range può essere considerato dovuto a un caso accidentale come 1 su 20? e le oscillazioni smorzate dell’ acf di m5 non suggeriscono niente? Le armoniche di Fourier potrebbero ‘suonare’ qualcosa? Ritengo che non siano fuori luogo (anche se azzardate e deboli, ma cariche di significati scientifici, K. Popper,  ipotesi ‘tentative’ o Tentative Theory) su oscillazioni super-annuali  (di periodo circa 5, 11..?) relative ad armoniche rilevanti (si controllino anche i grafici di Fig. 7)

_________________________________

#TENTATIVI DI SMUSSAMENTO con SMA per raccogliere informazioni su                                                        #eventuali cicli super-annuali spesso periodici da analizzare con Fourier

piog3=SMA(yt0,n=3) #opero un semplice smussamento di ordine 3
piog5=SMA(yt0,n=5) # opero ora un semplice smussamento di ordine 5
piog8=SMA(yt0,n=8)
#piog11=SMA(yt0,n=11)
piog12=SMA(yt0,n=12) #opero un semplice smussamento di ordine 12
#piog15=SMA(yt0,n=15)

#ts.plot(piog3)
#ts.plot(piog5)
#ts.plot(piog8)
#ts.plot(piog12)

#smussa l’originale yt0 con 4 ordini (5 pesato 12312; 5;8;12)
par(mfrow=c(2,2))

#4 risultati dello smussamento di yt0: m5, 5, 8, 12

#FIG. 7 -> 4 grafici di smussamento sulla stessa pagina: 1)yt0 smussato m5;
#2)yt0 smussato 5; 3)yt0 smussato 8; 4)yt0 smussato 12.

piogg_18_10005

ts.plot(yt0)
lines(m5,col=”orange”,lwd=2)
ts.plot(yt0)
lines(piog5,col=”orange”,lwd=2)
ts.plot(yt0)
lines(piog8,col=”blue”,lwd=2)
ts.plot(yt0)
lines(piog12,col=”red”,lwd=4)

#Osservando le ‘lisciature’ della curva_dati originale, sarebbe

#interessante sottoporre i vettori dati degli #smussamenti alla

#funzione del PERIODOGRAMMA (scritta dal presente autore

#e testata e riportata nei diversi posts relativi ad esempi statistici a

#cura dello scrivente: in particolare vedere “UN PARZIALE

#PERCORSO DI BASE SULL’ANALISI DI UNA SERIE STORICA

#REALE” dove tale funzione in .jpg è trasferibile e funzionante);

# per la ricerca di armoniche rilevanti.

#Non sembra così strano pensare ad influenze, per lo più

#periodiche,  del Cosmo esterno sulla nostra atmosfera, con periodi

#maggiori di un anno terrestre. Anche l’Analisi di Fourier  scritta

#col Mathematica di Wolfram, in più occasioni utilizzata dallo

#stesso autore, potrebbe essere uno strumento di controllo efficace.

#Si potrebbe anche riportare la Funzione _Periodogramma

#direttamente su questo post, per ogni possibile, anche futuro,

#utilizzo su qualsiasi vettore_dati.

par(mfrow=c(1,1))

#FIG. 8 -> 4 grafici di smussamento sullo stesso piano cartesiano (yt0,Time)

 

piogge_correzione_18_10006

#Confronto 6 curve in un unico grafico (yt0,pre,m5,piog5,piog8,piog12)
ts.plot(yt0)
lines(pre)
lines(m5,col=”orange”,lwd=2)
lines(piog5,col=4,lwd=2)
lines(piog8,col=”blue”,lwd=2)
lines(piog12,col=”red”,lwd=4)
#Riflettiamo sullo smussamento interessante 12: sembra che esso tolga cicli super-annuali
#da investigarne in qualche modo le armoniche con fourier
# LA STATISTICA DI DURBIN WATSON

library(tseries)
y=yt0
n=length(y)
result=c()
result1=c()
for(t in 2:n){
result[t]=(y[t]-y[t-1])^2
}
result=result[2:n]
a=sum(result)
for(t in 1:n)
result1[t]=y[t]
b=sum(y)
dw=a/b
dw

#Possiamo usare anche funzioni di più alto livello caricando qualche #libreria nuova

#(‘lmtest’; attenzione alla versione di R!)

#PARTE SECONDA E IL PACKAGE ‘forecast’; si aggiungono
#6 pagine di grafici ripresi dagli outputs relativi

#Ci permettiamo di prendere un momento di riflessione in questo
#scorcio iniziale della PARTE SECONDA del nostro lavoro di
#’lettura’ dei dati. La retta di regressione apparsa ad occhio sui dati,
#dopo la regressione con i minimi quadrati di fatto ‘spiega’ ben poco
#del nostro campione (R-quadro trascurabile), ma se consideriamo
#le ‘statistiche campionarie T’ relative ai suoi coefficienti e le
#inseriamo sulle ascisse delle rispettive distribuzioni di Student,
#conosciute sotto l’ipotesi nulla, ci accorgiamo che probabilmente
#quella retta ‘esiste anche nell’Universo di tutti i campioni riferiti
#alla nostra ricerca. Così,nonostante questa retta non così ovvia,
#riteniamo ipoteticamente che: “se eliminiamo dai dati originali
#yt0, i valori della retta (pre), yt1=yt0-pre, già e ‘ricondizioniamo’
#il campione aggiungendo la media dei valori (cioè la media di yt0
#o di pre), otteniamo un valore migliore dell’originale almeno per
#l’applicazione del nostro modello di forecast (Simple Exponential
#Smoothing), cioè si rispetterebbero meglio i criteri di applicazione
#(omogeneità delle fluttuazioni col tempo, assenza di correlazioni
#interne…insomma migliore Stazionarietà)”. Tale ipotesi verrebbe
#controllata a posteriori con l’analisi dei residui. Basterà attribuire i
#valori della variabile ‘campione-condizionato’ alla variabile
#originale yt0 e procedere a far girare il programma successivo di
#previsione( yt0=campione-condizionato). Tale prova la qualche                                                                                 #lettore, se vorrà.

#yt1 era il vettore dei dati originali (yt0) meno le ordinate della retta
#(pre)

Myt0=mean(yt0); Mpre=mean(pre); Myt1=mean(yt1)

Myt0

Mpre

Myt1

#Dal plot di yt1

#Possiamo notare dal plot di yt1 che esiste un livello costante
#situato in corrispondenza ad valore di zero per la media; le
#fluttuazioni sembrano rimanere grossolanamente costanti nel
#tempo. E’ possibile probabilmente considerare la serie stazionaria,
#per cui si può tentare di usare un modello addittivo e uno
#’Smoothing Esponenziale Semplice’ per il forecast, forse con
#maggiore ‘matching’ di prima. Naturalmente bisogna
#’ricondizionare’ yt1 (centrata intorno alla media zero) alla serie
#originale. Riteniamo di poterlo fare aggiungendo ai valori di yt1, la
#media dei valori predetti ovvero dei valori originali; procederemo
#poi al solito a controllare questa scelta dal risultato (rilevanza del
#forecast)

Mpre=mean(pre)

yt0_condizionato=yt1+Mpre

#plotto yt0_condizionato insieme a yt0

FIG. 9′

ts.plot(yt0)
lines(yt0_condizionato,col=”blue”,lwd=2)

#Pongo:

#yt0=yt0_condizionato #per immettere nel processo_forecast i dati
#da cui si è tolto  il trend rettilineo di dubbia rilevanza

#Noi però intanto riguardiamo il grafico originale yt0 da sottoporre,

#con A. Coghian, (A LITTLE BOOK OF R FOR TIME SERIES; release

#0.2), ad un processo di previsione.

ts.plot(yt0)

piogge_forecast0001

——————————————-

 

 

#PARTE SECONDA: LA PREVISIONE
#PREMESSA SUL ‘SIMPLE EXPONENTIAL SMOOTHING (SES)’
par(ask=T)
par(mfrow=c(1,1))

#Piogge_annuali_1907_1990=

c(1174,915.7,1204.1,1203.6,891.5,950.6,836.2, 960.6,1145.5,
1142.2,1156.3,876.4,1045.9,968.0,750.8, 878.3,
719.5, 720.7, 1045.7,1198.1,904.2,1142.0,958.0,
914.4,952.1,1141.8,1023.1,966.6,1013.0,823.1,1138.1,
763.1,1102,1083.0,949.3,1054.2,741.2,804.9,814.8,964.6,
1236.2,829.6,1086.2,782.9,1153.8,877.8,780.4,799.4,800.7,
863.8,760.7,821.6,753,1175.6,873,857.4,1192.6,1276.4,
1117.3,1251.2,742.4,1023.8,1107.4,845.6, 769.4,739.2,
782.7,799.2,985.6,1163.4,826.0,880.4,1067.7,923.6,903.6,
856.6,855.6,1010.4,842.1,891.7,1061.8,783,739.3,1009.6)
#Ridefiniamo yt0
#yt0= Piogge_annuali_1907_1990

#FIG. 9
#ts.plot(yt0)

#Le righe dei commenti associati al programma che segue devono essere
#scorciate (con cancelletti all’inizio) se vogliamo far girare il tutto dalla console di R!
#come accade nella prima parte di questo post; in caso contrario vanno riscritte le linee di programma
#in successione sulla console di R

#Il metodo del Semplice ‘Lisciare’ Esponenziale è raccomandato quando 1) i dati non
#presentano un trend ‘esplicito’ e, 2) non è coglibile una stagionalità.

#Da precisare che non si ha ‘trend esplicito’ anche quando si ha, sì, un cambiamento di livello
#o media nel corso del tempo fuori del random, ma tale evento si presenta poco regolare e
#intuibile, scarsamente razionalizzabile in un trend ‘esplicito’

#Sono almeno tre i possibili interventi nei processi di forecast del metodo SES , due
#praticamente immediati, il metodo ‘ingenuo’ , o ‘naive methods’, ‘average methods’
#(per prevedere è importante solo l’ultima osservazione che rimane costante nel tempo
#di previsione), l’altra, il metodo della ‘Media’ (i valori predetti sono tutti uguali alla media
#dei valori che servono per prevedere) e il terzo, più mediato, usa medie pesate, che tengono conto
#dei valori pesandoli in maniera diversa; quelli più lontani sempre meno di quelli più vicini
#secondo una curva esponenziale.

#Fra i modelli del terzo tipo utilizzeremo due modelli di HoltWinters con le funzioni di R HoltWinters()
#e forecast.HoltWinters(); per es., per Larderello: valori annuali 1907-1990; per Volterra valori
#annuali 1956-1986.

#RIASSUMIAMO IL PROCESSO

#Poiché riteniamo di avere una serie storica a cui si può applicare un modello addittivo con fluttuzioni
#pressochè costanti pressochè costanti e che possiede un livello che si mantiene, pensiamo, uguale
#nel tempo (valore medio) e nessuna stagionalità, possiamo usare uno dei tanti modelli SES (Simple
#Exponential Smoothing), per brevi previsioni future, cioè un mezzo per stimare i livelli previsti nei
#punti correnti col tempo.

#Se usiamo però un SES predittivo che utilizza la funzione HoltWinters() di R, sono necessari,
#per questo modello due parametri da immettere nell’argomento, beta e gamma che nella fattispecie
#dobbiamo uguagliare a FALSE (si cambia il loro valore, per es., per casi con trend e/o stagionalità),
#mentre calcola da sé il terzo parametro alfa, che controlla lo smoothing (alfa vicino a zero significa
#che diamo più peso ai dati recenti). Come outputs abbiamo il valore di alfa e tutti i valori previsti
#corrispondenti ai dati delle misurazioni originali (nella fattispecie 84) con cui è possibile costruire
#la curva di previsione all’interno dei dati.

#La funzione di HoltWinters() memorizza gli outputs in una lista di ‘oggetti’ da richiamare contenuta
#nella variabile ‘yt0previsti’ da noi scelta. Così la funzione HW() scrive i valori previsti (ed altro) in
#uno dela lista degli ‘oggetti’ (fitted, SSE…) contenuti nella variabile yt0previsti calcolata, per cui
#essi si troveranno nella variabile yt0previsti$fitted. Gli ‘errori della previsione’ si calcolano
#sottraendo dai valori predetti quelli osservati e l’oggetto SSE (Sum of Squared Errors),
#rappresenta una misura dell’accuratezza del forecast, fornito sempre dalla HW( ), che
# invece verrà richiamato da yt0previsti$SSE.

#E’ interessante notare che è necessario scegliere un valore iniziale di partenza per il calcolo
#dei livelli previsti; se questo valore non viene esplicitato il programma sceglie il primo valore
#dei dati.

#Ci sono anche dei processi per aiutarci a scegliere questo valore.

#Possiamo immettere però anche questo primo valore scelto da noi, aggiungendo il
#parametro ‘1.start’ nell’argomento della funzione HoltWinters(),

#HoltWinters(yt0, beta=FALSE, gamma=False, 1.start=X)

yt0previsti=HoltWinters(yt0,beta=FALSE, gamma= FALSE)
yt0previsti

#HoltWinters exponential smoothing without trend and without seasonal
#component.

yt0previsti$fitted

plot(yt0previsti)

FIG: 10

piogge_forecast0002

#La funzione HoltWinters() calcola i forecasts solo per i dati originali (nella
#fattispecie quelli da 1907 a 1990). Se vogliamo prevedere alcuni dati futuri
#(es., 8) è necessario scaricare il package di R ‘forecast’ , tramite library(‘forecast’),
#il quale contiene la funzione nuova ‘forecast.HoltWinters()’, che memorizzerà l’output
#nella variabile da noi scelta yt0previsti2 e aggiungeremo nel suo argomento
#’yt0previsti, h=8′
yt0previsti2 = forecast.HoltWinters(yt0previsti, h = 8)

#Con la funzione plot.forecast messa disposizione dalla libreria scaricata possiamo stampare
#le predizioni ottenute con la funzione forecast.HoltWinters():

plot.forecast (yt0previsti2)

#La funzione forecast.HoltWinters() dà la previsione per ogni anno con un intervallo di
#predizione all’80% (fascia arancionee) e al 95% (fascia gialla).

library(“forecast”)

FIG. 11

piogge_forecast0003

#La funzione HoltWinters() calcola i forecasts solo per i dati originali (nella
#fattispecie quelli da 1907 a 1990). Se vogliamo prevedere alcuni dati futuri
#(es., 8) è necessario scaricare il package di R ‘forecast’ , tramite library(‘forecast’),
#il quale contiene la funzione nuova ‘forecast.HoltWinters()’, che memorizzerà l’output
#nella variabile da noi scelta yt0previsti2 e aggiungeremo nel suo argomento
#’yt0previsti, h=8′
yt0previsti2 = forecast.HoltWinters(yt0previsti, h = 8)

#Con la funzione plot.forecast messa disposizione dalla libreria scaricata possiamo stampare
#le predizioni ottenute con la funzione forecast.HoltWinters():

plot.forecast (yt0previsti2)

#La funzione forecast.HoltWinters() dà la previsione per ogni anno con un intervallo di
#predizione all’80% (fascia arancionee) e al 95% (fascia gialla).

acf(yt0previsti2$residuals, lag.max=20)

FIG. 12

piogge_forecast0004
#Osservando l’acf dei residui può accadere che qualche ordinata superi la zona permessa
#(dove c’è assenza di autocorrelazione). Può essere che uno o due segmenti escano dai
#’significance bounds’. restando incerti se, fra 1-20 lags, ci sia qualche correlazione significativa.
#Per una conferma attiviamo il test in R di Ljung-Box-test che usa la funzione “ Box-test()”

#della libreria(stats):

#Box-test(yt0previsti2$residuals, lag=20, type=”Ljung-Box”)
#IL TEST DI LJUNG-BOX

#Se il p-value supera 0.05 di poco ci sarà una piccola certezza di qualche correlazione interna,
#che decideremo se sia dovuta al caso.

#E’ buona idea controllare anche la costanza della varianza e la normalità della distribuzione
#dei residui. Per la costanza della varianza facciamo il plot dei residui con il tempo.

plot.ts(yt0previsti2$residuals)

#Appare un grafico che presenta una successive di fluttuazioni col tempo. Può accadere a vista
#che in alcune parti del tempo l’ampiezza di esse risulti leggermente divers da quella di altre parti.
#Sarà da decidere se riteniamo che sia circa costante sostenendo l’ipotesi della uguaglianza
#della varianza col tempo

FIG: 13

piogge_forecast0005

#Per controllare infine se gli errori di previsione siano a distribuzione gaussiana con media zero,
#faremo in un istogramma (area coperta=1) degli errori con sovrapposta una curva gaussiana
#con media zero e deviazione standard pari a quella della distribuzione degli errori di previsione.
#Per far questo, di seguito viene riportata la routine di Avril Coghian di cui l’autore si sente debitore
#di questo scritto.

#Basta, dalla console di R, richiamare la funzione, scritta ad hoc, plotForecastErrors() con l’argomento
#’yt0previsti2$residuals’:

#INIZIO FUNZIONE PERSONALE
#plotForecastErrors=function(forecasterrors)

plotForecastErrors=function(forecasterrors)
{
#faccio un istogramma degli errori di previsioni

mybinsize=IQR(forecasterrors)/4
mysd=sd(forecasterrors)
mymin=min(forecasterrors)-mysd*5
mymax=max(forecasterrors)+mysd*3

#Genero una distribuzione di dati gaussiana con media zero e standard deviation
#pari a mysd

mynorm=rnorm(10000,mean=0, sd=mysd)
mymin2=min(mynorm)
mymax2=max(mynorm)

if (mymin2<mymin){mymin=mymin2}
if (mymax2>mymax){mymax=mymax2}

#Faccio un istogramma rosso degli errori di previsione con un gaussiana
#sovrapposta.

mybins=seq(mymin,mymax,mybinsize)
hist(forecasterrors, col=”red”, freq=FALSE,breaks=mybins)

#freq=F assicura che l’area sotto l’istogramma è = 1.
#genera una gaussian con media zero e standard deviation mysd

myhist = hist(mynorm,plot=FALSE, breaks=mybins)

#plotto una gaussiana blu sopra l’istogramma ddegli errori di previsione:

points(myhist$mids,myhist$density, type=”l”,col=”blue”,lwd=2)
}
#FINE FUNZIONE
plotForecastErrors(yt0previsti2$residuals )

#Possiamo usare questa funzione per costruire un istogramma con gaussiana
#degli errori di previsione per qualsiasi predizione delle
#piogge!
FIG. 14

 

 

piogge_forecast0006

e cambiando scala verticale:

piogge_correzione_18_10007

#Da controllare se la distribuzione degli errori è grossolanamente centrata

#sullo zero, se è più o meno distribuita come una gaussiana, se è ‘skewed’
#da una parte rispetto alla curva normale, ecc.

#Comunque, a mio parere, è da sottolineare che questi nostri racconti di
#statistica nel loro articolarsi, non di rado si imbattono in scelte volontarie
#ed intuitive su grandezze in gioco e questo suggerisce che non è necessario
#poi in generale un atteggiamento troppo intransigente e restrittivo nelle
#valutazioni sulla rilevanza delle ipotesi.

——————————————-

40 916.8477 916.8477

POMARANCE: UNA BREVE PASSEGGIATA ‘FLORISTICA’ (FLORA POVERA, ERBACCE…), A SCANSIONE MENSILE, PARTE SECONDA a cura di Angelo Bianchi, erborista, Piero Pistoia, ‘coordinator’, e Sofia, esperta sul campo e buona fotografa.

POST DA RIVEDERE E CORREGGERE

NDC

Continua il monitoraggio botanico-educativo delle piante selvatiche, a scansione mensile, lungo un percorso, alla periferia del paese di Pomarance, che, inserito nel paesaggio floristico della Val di Cecina, ne riflette le sue caratteristiche botaniche essenziali. Data la vicinanza delle Scuole, potrebbe, nel tempo, se mai la Buona Scuola diventerà attiva, essere utilizzato anche per passeggiate scolastiche culturali ad uso didattico – infatti la comunicazione non sarà meramente descrittiva, ma spesso inserita in un processo costruttivo di scoperta – e in generale come stimolo all’osservazione guidata della Natura Spontanea della zona, e non solo (se è vero che tutta la vegetazione italiana e delle Nazioni limitrofe, circa nella stessa fascia di latitudine, risente mediamente del clima dell’area mediterranea). circa alla stessa fascia di latitudine risente mediamente del clima dell’area mediterranea). Questa comunicazione culturale può così ravviare il concetto di diversità biologica e attivare una interazione più diretta e positiva con il mondo della Natura.

Abbiamo dovuto terminare l’articolo sulla passeggiata ‘floristica’, perché era impossibile modificarlo ed espanderlo ulteriormente, cosa che invece faremo in un nuovo post considerandolo SECONDA PARTE dell’altro.

N.B. SE NON E’ ESPLICITATO ALTRIMENTI, TUTTE LE  FOTO, SCRITTI E COMMENTI SONO DEL COORDINATORE PIERO PISTOIA

UNA BREVE PASSEGGIATA ‘FLORISTICA’ (FLORA POVERA) SECONDA PARTE

LA REALTA’ DA VICINO E DA LONTANO

COME NELLA PRIMA PARTE I TESTI QUALIFICATI DI RIFERIMENTO PER QUESTO LAVORO SONO PRINCIPALMENTE I SEGUENTI (consigliamo i lettori di  procurarseli per i riferimenti, la lettura, l’approfondimento di questo post e la qualificazione delle biblioteche personali!):

EUGENIO BARONI “GUIDA BOTANICA D’ITALIA” Ed. CAPPELLI

PIETRO ZANGHERI “FLORA ITALICA Vol. I-II-III” Ed. CEDAM        

SANDRO PIGNATTI “FLORA D’ITALIA Vol. I-II-III” Ed. EDAGRICOLE

EDUARD THOMMEN “ATLAS DE POCHE DE LA FLORE SUISSE” EDITIONS BIRKHAUSER BALE.

VENGONO ANCHE CONSULTATE DUE GROSSE ENCICLOPEDIE SUL REGNO VEGETALE, L’UNA EDITA DA VALLARDI E L’ALTRA DA RIZZOLI; E SVARIATI ALTRI TESTI SECONDARI DI DIVERSE CASE EDITRICI CHE NOMINEREMO QUANDO NECESSARIO.

A questi testi si farà continuamente riferimento esplicito e si spera che Autori ed Editori permetteranno di trasferire qualche disegno schematico di chiarimento dai loro testi a questo post, il cui unico obiettivo è e rimarrà solo quello di ‘costruire’ e comunicare didatticamente cultura, per quanto ci riesce, sempre del tutto gratis. Comunque siamo disponibili nell’immediato a qualsiasi intervento su questo post su avvertimento (al limite, se necessario, anche a sopprimerlo!)

Il testo teorico di riferimento sarà:

Carlo Cappelletti “BOTANICA, Vol.  I° e Vol II°”, UTET

LA PARTE PRIMA RIPORTAVA IL ‘DIARIO’ DELLE PASSEGGIATE FINO AL 10 DI OTTOBRE DA CUI RIPARTIAMO.

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ASTER linòrysis (Astro spillo d’oro) e margheritine

Oggi 10 ottobre 2o14ho posto un indicatore in lega di alluminio,a 4-5 metri dopo il secondo ingresso  alla proprietà del P. Sant’Anna, sull’argine sinistro fra i cipressi, per indicare una stazione  ancora in fiore di Galatelle (Aster linòsyris).

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SCORCIO DI PROPRIETA’ DEL P. SANT’ANNA (si nota un tronco di cipresso tagliato)

—————————————————-

Intanto si è interrotta la discussione sulle piantine fotografate pochi giorni fa in via del Poderino, subito sotto strada vicino alla rete dello stadio; è stato rasato tutto il prato sopra il campo sportivo, eccetto una piccola area vicino alla rete (presso il tratto terminale del sentiero lungo rete).

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

A sinistra, verticilli di Asterelle, diffuse le Mercurelle, al centro e in basso forse Borago, il tutto immerso in una specie di ‘liana strisciante’  a foglie circa triangolari 2pennate (?) (da precisare meglio le espressioni).

Scendendo per Sant’Anna, sull’argine a sinistra, a circa 10 metri dalla strada sterrata  per il P. San Pietro, ho fotografato ampie rosette a foglia larga tendenzialmente ovale, ma leggermente più stretta verso il picciolo (una specie di piccola racchetta da tennis), lucide e glabre sulla faccia superiore e piccole felci.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Segue ingrandimento della precedente. Chiocciola sulla sinistra. Piccola felce da classificare.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Diametro rosetta circa 5 volte la lunghezza di una foglia di quercia secca. Lamina della foglia glabra sopra con nervi prominenti e reticolati, attenuata nel picciolo.

Si allega la foto di una pagina ripresa da un interessante libro, con schizzi originali affiancanti lo scritto sintetico e rilevante, a firma di due ricercatrici dell’Istituto Botanico dell’ Università di Pisa,  A.M. Pagni e G. Corsi, stampato da Arti Grafiche Pacini Mariotti, Pisa.

verbenaca0004

Altra foto di rosetta a foglie più grandi pure tendenzialmente ovali (anch’esse si strizzano leggermente  verso il picciolo), glabre sulla faccia superiore,  scattata  a circa 20 metri dopo il bivio per San Pietro sempre sul versante sinistro.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Come prima ‘ipotesi tentativa’ potrebbe trattarsi di una PRIMULACAEA Primula autunnale (?).

Primula acaulis, Occhio di civetta, con fusto nullo; foglie tutte basali  oblanceolato-spatolate; lunghezza foglie alla fioritura fino a 10 cm, dopo, grandi fino al doppio con apice arrotondato e, allo stadio della foto, margine debolmente dentellato.

VEDERE LO SCHEMA IN  S. Pignatti (Edagricole, op.cit.)

LEGGERE LA RIFLESSIONE SU QUESTE ROSETTE RIPORTATA IL 20 FEBRAIO 2016: NON E’ ESCLUSO CHE SI TRATTI (seconda ipotesi tentativa) INVECE DI B. officinalis

__________________________________

Sull’argine all’inizio della proprietà del P. Sant’Anna ho fotografato delle pianticelle appena nate in cui 6-8 foglioline verde chiaro messe a stella, si susseguono lungo il caule. Come prima ipotesi, potremmo avere a che fare con  Asperule (Stelline del prato).

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Pianticelle appena nate in mezzo a foglie di quercia secche e di edera e forse qualche Asperula(?) adulta.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Asperule (?) appena nate raggruppate al piede di una bonariensis con ‘ciuffi’ di semi; si notano foglie di edera e forse qualche stella di Asperula(?) adulta. Foto scattata nei pressi del cartello indicante l’estinto Verbascum tapsus nella sterrata verso Poggio Bianco.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Foto di campioni di Asperula (?) ‘nascente’ e matura (?); si nota il fusto quadrangolare; la successione di nodi verticillati a 6-8 foglioline oblunghe-lanceolate e uninervie; presenza di rami all’inizio dei verticilli; si intravedono pietre siliceo-calcedoniose-magnesitiche. Nella adulta le foglie sono puntate.

NELLA PARTE QUINTA SOFIA CHIARISCE QUESTE OSSERVAZIONI COL PUNTO INTERROGATIVO DEL COORDINATORE SULLE PRESUNTE ASPERULE: si tratta in effetti di due specie diverse

Oggi 18 ottobre la presunta Asperula sta invadendo il percorso; si espande l’ Erba Querciola o Camedrio  (Teucrium camedris) all’inizio del cespuglieto sull’argine che fa da confine alla proprietà del P. Sant’Anna pochi metri dopo la bordatura a Pistacaea lentiscus; presso il cartello della Borago, insieme alla Mercurella e alla iniziale rosetta di B. officinalis (?), fotografai (vedere LA PRIMA PARTE di questo articolo) una piantina che ipotizzai essere una Euphorbiacaea (verrà fotografata anche in futuro); bene, questa piantina sta colonizzando il bordo strada a destra, andando verso il P. Sant’Anna. Le Asterae:  Inule, gli Aster squamatum, i Conyza bonaryensis, i Senecio, le Pulycaraea, …, stanno maturando pappi e semi là dove erano nate. Il Verbascum tapsus rimane ancora assente. Una successione di rosette di Malva e Verbascum sinuatum accompagna il bordo destro del tratto di  strada (una cinquantina di metri) che dai cipressi davanti a P. Poggio Bartolino scende verso il bivio per il P. Mirto.

Subito prima dell’entrata alla proprietà Sant’Anna, nel campo a destra vicino al bordo strada (inizio sentiero per San Piero) e nata una Composita forse già studiata, la Cotha pictoris (da controllare) in mezzo a pianticelle di  Aster squamatum mature e ombrellifere forse di Carota selvatica (da aggiungere foto).

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La Composita Chota ed i pappi dello Aster (=Symphyotricum) squamatum

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Si vedono anche alcune infiorescenze di Ombrellifera

Una piccola piantina da classificare con piccoli ‘fiorellini’ bianchi (infiorescenze? di Composite? di Crucifere? vedremo ) terminali con rami forse a spirale a foglie strette lanceolate (da approfondire con osservazioni e foto più specifiche), è stata fotografata sul poggetto del Ponso, a tre, quattro metri, nel verso di San Vittore, dal cespuglio di Ballotta nigra; nasce in mezzo a Labiate (Menta, Nepitella…), a rosette a foglie più grandi e spesse leggermente dentate in basso spatolate (da osservare più attentamente), a piantine pentafille a foglie ellittiche leggermente seghettate di dimensioni diverse  (Potentille?) e ad altro.

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Rosette di base (sinistra) a foglie spesse e tomentose sempre più strette verso il picciolo e forse spatolate e avvolgenti

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Erba di campo a sinistra verso l’alto e forse Mercurella

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In alto e alto a sinistra, rosette a foglie spesse sempre più strette verso il picciolo e forse spatolate e avvolgenti

Oggi 19 ottobre ho rivisitato il poggetto il Ponso le rosette a foglie spesse spatolate e leggermente avvolgenti iniziano a fiorire; di certo si tratta di Composita; un fiore addirittura ha semi senza  pappi, dai quali sembra plausibile che il genere sia una Calendula, già fotografata e classificata tempo fa da Cristina.

 

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La piantina  associata alla Calendula, osservando bene  fiorellini e foglie, assomiglia alla Crucifera  già classificata da Cristina L. graminifolium.                              ————————————————

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Calendula attuale sul Ponso

 

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Foglie spatolate ed avvolgenti della Calendula, rametto di Cornus sanguinea e di Lepidium  graminifolium. DI SEGUITO VEDERE GLI SCHEMI NUMERATI SOTTO:

 

1106 Lipidium graminifolium

2007 Cornus sanguinea

GLI SCHEMI 1106 e 20o7 sono stati in E. Thommen  (op.cit.)

Il Cornus sanguinea è fiorito alla curva dell’incrocio fra via dei Filosofi e Sant’Anna.

Per trovare la specie della nostra Calendula bisognerà attendere di fotografarne i semi, come precisato nella PRIMA PARTE. In effetti la classificazione delle specie di questo genere non è facile ed è fondata sulla forma degli acheni riportata appunto nella PRIMA PARTE dell’articolo ripresa da S. Pignatti (op. citata). La foto che segue sono le foto degli acheni della nostra Calendula all’attuale maturazione. Il fatto che ci siano nel capolino acheni di vario tipo farebbe pensare ad una Calendula del gruppo delle C. arvensis, ipotesi avvalorata anche dalla forma delle foglie. Vedremo.

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Attendiamo che la maturazione delle nostre Calendule sia definitiva per poter riprovare. A sinistra un gruppo di semi più esterni a destra un gruppo di più interni. In quelli di sinistra, contando dal basso in senso orario, il 1° ed il 3° sono dello stesso tipo del 5° e 7° rovesciati.

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Foglie e capolino e rametto con semi della Calendula

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I semi interni sono ad anello senza sovrastrutture. Sembrano assenti all’esterno quelli con rostro. Al centro sembrerebbe che i fiori fossero stati sterili. Comunque in questa Composita sono assenti i pappi.

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E’ apparsa una ‘rosetta a foglie larghe’ lucide e glabre sulla faccia superiore anche sull’argine prima del Ponsino. Sono piantine che stanno nascendo ora.

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Oggi 22 -Ottobre ho rivisitato la Calendula in fiore sul Ponso. I semi sembrano più maturi e quelli spinati appaiono con tendenza a formare un rostro. Questo corroborerebbe l’ipotesi di una Calendula arvensis; anche se le foto non sono così chiare. Aspetteremo ancora qualche giorno.

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Ecco infine un fiore aperto di Calendula, foto di Sofia:

Sofia_fiore_aperto di Calendula

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Dal P.Ponsino verso il P. Sant’anna, sul lato destro della strada, si notano continue fioriture di Mercurella e dell’Euphorbiacaea da classificare

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Euforbiacea da classificare

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CRISTINA_25_OTTOBRE_15

PRIMO COMMENTO DI CRISTINA MORATTI ALL’ULTIMA PARTE DEL LAVORO FLORISTICO

Ho visto le nuove foto riguardanti la  passeggiata e devo dire che alcune piantine per ora non sono di facile comprensione e individuazione. (Per me)

Concordo con te quando riconosci come “Asperula” le piccole roselline di foglioline verdi.

Sono contenta che tu abbia individuato anche la Calendula, anche se non completamente classificata.

Cornus sanguinea, in seconda fioritura autunnale….e tutte le altre già viste in precedenza.

Riguardo invece all’Euphorbiacea che hai fotografato, non saprei per ora definirne la varietà.

Come pure la rosetta di foglie che tu descrivi come “Primula autunnale”.

“A gatto”, con la sola sensazione del gatto, secondo me non è affatto una Primulacea, ma finché non emette qualche altro particolare, direi che non saprei classificarla. Mi verrebbe in mente forse un’Asteracea, ma molto “a caso”!

Queste benedette  piantine, dopo l’autunno mite che hanno subito, sono come impazzite, fioriscono quando meno te lo aspetti e germogliano tutte fuori tempo, senza rispetto delle stagioni. Questo secondo me le modifica anche un po’ nelle caratteristiche e la loro identificazione diventa più difficoltosa. In una foto mi pare di aver individuato  un rametto di Robbia….ma si vedrà!

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Ripensando a lungo alla piantina con rosetta di foglie rassomiglianti alla primula, 

ho l’impressione che si tratti di un’Asteracea, però non avendo per consulto, l’opera di Sandro Pignatti, dovresti controllare tu, se potesse essere una “Inula bifrons ” (Enula alata). 

Riguardo l’Euphorbiacea forse…Euphorbia minore (=peplis)

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Sulle  rosette a foglia larga, forse conviene aspettare che crescano per pronunciarci con più cognizione di causa rispetto alla grossolana ipotesi di Primula autunnale. 

Oggi 26 nov. ho ricontrollato le piantine di Euforbia nel tratto Ponsino-Sant’Anna lungo il fossetto a destra, fotografando piantine in loco e particolari su campioni.

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Uno dei primi ramoscelli lungo il caule

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Piantina senza radici. Si rompe circa a metà il caule centrale, che consideriamo nodo zero,  nodo con tre foglie da dove si staccano tre rami.

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Parte inferiore prima della divisione in tre rami dove si vedono foglioline con peduncolo e simmetriche

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Il nodo considerato zero è dove da un verticillo di  tre foglie partono tre rami; se ne  stacca uno dei tre, quello più grosso (riportato sotto); latte dalla ferita.

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Ad ogni nodo, ogni ramo si divide in due rami all’ascella di due foglie opposte, ognuno dei quali  si divide ancora al nodo successivo in altri due rami più brevi, fino al successivo nodo con le solite due foglioline più piccole, alle cui ascelle si inseriscono due rametti più piccoli e così via fino ai rametti fioriferi. Un processo dicotomico quasi perfetto.Vedremo schemino.

 

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Rametto staccato vicino al fiore.

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Piantina dell’Euforbia intera; si nota, a circa a metà, un nodo a tre foglioline dove avviene la divisione del caule in tre rametti terminali. Lungo i tre rametti ai  nodi le foglioline opposte sono asimmetriche rispetto al nervo centrale e sessili, mentre quelle dei rametti prima del nodo zero sono tendenzialmente simmetriche, sub-ovali e lungamente picciolate, leggermente più piccole delle superiori asimmetriche. Nella piantina sembra che i rametti e foglie prima del nodo zero appassiscano prima degli altri, dando un aspetto a piccolo pino.

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LE FOGLIOLINE DELLA EUFORBIACEA e un rametto prima del nodo zero

SCHEMINO DAL NODO ZERO (da immettere)

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L’aspetto caratteristico della piantina deriva dalla crescita quasi-dicotomica degli ultimi elementi che si ripete a frattale – sarebbe possibile scrivere un programma (es., in basic), per disegnarla – e dall’appassimento precoce dei rametti sotto il nodo zero.

Il frutto è costituito da tre globuletti (forse corrispondenti a tre semi) saldati distinguibili (dim. max circa 1 mm) con un leggera cresta longitudinale; il seme porta sulla parte sup. una specie di piccola rete a maglie nere 4*4 e l’inf. con due piccoli rettangoli scuri allungati nel senso delle creste. Ad un estremo di questi piccoli globuli si nota un piccolo un piccolo (0.2-0.3 mm) triangolo a lati concavi, scuro.

Intanto sull’Euphorbia peplus, la prima ipotesi tentativa, S. Pignatti (op.cit.) così si esprime “Fusti robusti serpeggianti sulla sabbia. Foglie grassette e molto asimmetriche”.  P. Zangheri (op. cit.) dal canto suo afferma che i fusti sono carnosi, ingrossati ai nodi  e prostrati. Di contro, per le informazioni ricavate sul campo, sembra che l’Euforbia in studio sia piantina delicata con caule eretto liscio che diminuisce dopo ogni nodo, foglie tenere e sottili anche se talora asimmetriche in alto. Nelle zone di falsificazione ricaviamo informazioni utili per la successiva ipotesi.  Cristina è d’accordo sulla descrizione. Resta ancora da classificare.

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Ho inoltre ricontrollato sul poggetto del Ponso la piantina di Calendula con capolino che porta i semi per seguire la loro maturazione, con le seguenti foto.

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Due semi periferici di Calendula con rostro

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Semi di Calendula e delicata Euforbiacea

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Da notare: 1- semi assenti al centro del talamo per fiori sterili; 2 – nel guscio esterno del capolino, quattro semi esterni ‘globulari’ di cui due mostrano verso l’interno ciascuno un’apertura a ‘fica spalancata’ e verso l’esterno una cresta divisoria sul dorso forse spinosa e altri semi grossi spinosi si alternano ai precedenti di cui uno sulla destra verso l’alto mostra chiaramente un rostro sollevato; 3 – nello strato più interno, una quindicina di semi chiusi ad anello non spinosi con leggere grinze trasversali nodulari. Le foto sono un po’ sbiadite; però, confrontate con  le altre precedenti, sembra che in effetti nel contorno del capolino ci siano almeno altri tre semi con rostri e forse qualche anello non ben chiuso spinato (?): forse la fruttificazione non è ancora completata. Inoltre  ci sembra che i rostrati e gli spinati precedano, alternativamente a ridosso, nella stessa serie, i ‘globolosi’, se ruotiamo in senso antiorario.

 

Cercheremo ora di separare i semi per posizione sul capolino fotografandoli, se possibile, ordinandoli nella posizione originale, a questo secondo stadio di maturazione. Comunque attenderemo la maturazione definitiva per cui lasciamo aperto il problema.

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IL PROBLEMA DELLA SPECIE ED ARGOMENTAZIONE CRITICA

SEGUIRE SUI TESTI DI RIFERIMENTO

I semi non completamente chiusi a cerchio alla periferia del talamo, nel continuare la maturazione, si trasformerebbero in semi con rostro o in  semi  anulari? I cimbiformi, sono i ricurvi, alati, spinosi, senza becco (tipo A di S. Pignatti; vedere Parte Prima) . Quelli del tipo B sono i rostrati, con un rostro o becco, senza ali, spinati nella parte basale e non nel becco. Gli anulari (tipo D), i più interni, sono spesso chiusi ad anello, senza spinule nè becco. I nostri ‘globulari’, così come descritti, sono quelli del tipo C? Dallo schema di Pignatti, non riuscivo a capire bene come erano i nostri globulari! In effetti sembrano arcuati con noduli sul dorso (non spine) e di lato hanno due ali a semiglobo. Pignatti afferma pure che la C. arvensis ha semi del tipo A, tipo B e tipo D e non di tipo C. D’altro canto P. Zangheri (op. cit.) afferma che la C. arvensis <<ha frutti esterni mai alati (?), ma arcuati e aculeati sul dorso>>, come a dire che quelli di tipo A non sarebbero all’esterno (vedere sui testi schemi riportati di seguito n. 4974 e 5434). Sembrerebbe che non tutti gli esterni abbiano il rostro, basterebbe che fossero arcuati e aculeati! Allora i nostri semi globulari esterni sono del tipo C (5433) abbondanti nella C. officinalis (5432), ma non presenti nella arvensis? Sembra di No, perché sono spinati; ovvero di tipo A (arcuati, alati e spinosi). Rimane il fatto che non possono essere all’esterno, cosa che in effetti la foto falsificherebbe! Osservare  anche schema dell’C. arvensis (2808) di E. Thommen (op.cit.), con i tre tipi di semi (globulari in seconda fila).

Calendula: rametto terminale e semi all’attuale maturazione che, se continua, vedremo di capire. Intanto C. arvensis per S. Pignatti ha acheni esterni rostrati, i medi cimbiformi ed i più centrali anulari, come nello schema 2808! E’ il nostro caso?

vari tipi di acheni da S. Pignatti (op. cit., Edagricole); PARTE PRIMA

Sotto alcuni semi di Calendula

5432 -> capolino fruttifero di C. officinalis.

5433 -> Calendula officinalis : frutto esterno; corrisponde al tipo C di Pignatti?

5434 -> Calendula arvensis: frutto esterno

5435 -> Calendula maritima: frutto esterno

Calendula: rametto terminale e semi all’attuale maturazione che, se continua, vedremo di capire. Intanto C. arvensis, per S. Pignatti, ha acheni esterni rostrati D), i medi cimbiformi (A) ed i centrali anulari (B)! E’ il nostro caso?

 

4972 -> Calendula arvensis: capolino in fruttificazione; sei semi arcuati e spinosi esterni di cui 4 con rostro? Quelli senza rostro sono di tipo A?

Se l’argomentazione critica non continua o lasciamo che se la sbrighi il lettore, oppure … aspettiamo la maturazione finale del fiore se la stagione lo permetterà!

Il protocollo sperimentale a questo punto è: “Se il seme globulare è del tipo A (cimbiforme), nel capolino si assestano, alla periferia, i semi del tipo B (rostrato) e quelli del tipo A e più al centro del tipo D (anulare)“. Allora l’ìpotesi ora probabile è: Calendula arvensis? Sì, se si ammette che la presenza alla periferia di semi A e B (come nella foto) sia dovuta a cause contingenti come scarso spazio a disposizione durante la fruttificazione. Fiori corrispondenti ad A e B, pur separati su due file, provocherebbero nel corso della fruttificazione un ammassarsi alla periferia!

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In questo scorcio di novembre le Aster linòsyris stanno costruendo i loro semi piumosi.

E’ stata tagliata l’erba in via dei Filosofi, un bel campione di ‘erbacce’ del nostro percorso, e alla curva con Sant’Anna (scomparso il Cornus sanguinea fiorito sulla curva).

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Oggi 29 novembre sto cercando una piantina, non molto alta, Composita con capolini a ‘pennellino’ ad infiorescenza rada a corimbo, che mi è sembrato di intravedere fra le erbe rimaste di Via dei Filosofi e, scendendo, subito dopo Sant’Anna a destra nel precedente percorso. Ecco le foto

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Involucro senza stipule a corona

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Piantina da classificare (ipotesi: fam. Composite e gen. Senecio)

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Foglie lisce e spesse, più chiare di sotto,  prese a diverse altezze del caule; più piccole vicino al corimbo. Tendenzialmente spatolate avvolgenti.

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Da confrontare sul testo (Vol.II) le ipotesi con gli schemi d1 E. Zangheri (op.cit.) di specie di Senecio, numerati sotto.

5375 -> Senecio viscosus (cima fiorita e foglie); stipule aperte a stella all’involucro

5376 ->Senecio vulgaris (cima fiorita e foglie); senza stipule all’involucro.

 

403 -> Capolino di Senecio vulgaris 

VEDERE ANCHE GLI SCHEMI NEL TESTO DI THOMMEN EDUARD (op. cit.) di specie rilevanti di Senecio, numerati sotto:

2792 -> Senecio vulgaris

2793 -> Senecio silvaticus

2794-> Senecio viscosus

403 -> Senecio vulgaris capolino

Lo scrivente propone come sua ultima ipotesi corroborata sui dati a disposizione: fam. Compositae, gen. Senecio, specie: S. vulgaris. Cristina Moratti approva.

Si attendono altre discussioni.

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Oggi 1° Dicembre ho notato due piantine isolate di Verbasco delle falene (Verbascum blattaria); una è sull’argine della proprietà Sant’Anna in basso vicino al fossetto.

Al Ponso le Calendule stanno crescendo e alcune sono fiorite. Anche le rosette di Cerinthe sono in piena crescita. Speriamo che i fiori di Calendula arrivino a fruttificare per il controllo delle ipotesi proposte. Sarebbe interessante anche studiare la loro distribuzione sul capolino, dalla periferia (ligulati)… verso l’interno… al centro (tubulosi).

In via dei Filosofi, scendendo sul lato destro, è fiorito anche un Asterisco.

Sono di nuovo diffuse in Novembre, fin da primavera,  le salvie selvatiche con oscillazioni in frequenza nel tempo e nello spazio, ancora da classificare. Segue foto di una foglia basale di salvia.

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Foglia basale della nostra salvia: foglie basali con picciolo 2-5 cm, lamina ellittica con tre-quattro lobi più o meno profondi; foglie cauline progressivamente sessili; altezza max 50 cm. Verticilli sulla spiga fiorifera  ravvicinati

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FOGLIE DELLE ROSETTE DI BASE della salvia nel percorso al Ponso

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ROSETTA DI BASE CON RESTI DI ASTERISCUS

VEDERE GLI SCHIZZI RIPRESI IN P. Zangheri (op.cit.) numerati sotto:

4281 -> Fiore di Salvia pratensis

4282 -> Foglia di base di S. pratensis

4283 -> Foglia di base di S. pratensis var. ceratophylloides

4284 -> Fiore di Salvia verbenaca

4285 -> Foglia di S. verbenaca

4286 -> Foglia di S. verbenaca subsp clandestina

4287 -> Foglia verbenaca subsp multifida

VEDERE ANCHE SCHIZZO IN  S. Pignatti (op.cit.)

Ipotesi di classificazione (rapporto corolla/calice, forma delle foglie, frequenza verticilli sulla spiga…): fam: Labiata; gen: Salvia; sp: S. verbenaca

Si consiglia per  ulteriore riscontro SCHIZZI di E. THOMMEN (op.cit.):

2257 -> S. pratensis

2258 ->S. verbenaca

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Foglie a cuore strettamente fascianti su rametti laterali

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Cristina Moratti sostiene che le Salvie del nostro percorso possano essere classificate come S. pratensis; io sono invece più colpito dalla forma delle foglie (anche la sottospecie della pratensis sembra avere l’estremità della foglia diversa e più stretta di  quella dei campioni del nostro percorso (vedere schema Zangheri). Si rimette la scelta al lettore. Si allega la foto di una pagina ripresa da un interessante libro, con schizzi originali affiancanti lo scritto sintetico e rilevante, a firma di due ricercatrici dell’Istituto Botanico dell’ Università di Pisa,  A.M. Pagni e G. Corsi, stampato da Arti Grafiche Pacini Mariotti, Pisa.

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Oggi 11 dicembre ho notato una discreta fioritura di Calendula scendendo  a sinistra vicino agli ultimi cipressi di Poggio Bartolino. Sono della stessa specie tutte le Calendule incontrate nel percorso. Alcune infiorescenze stanno maturando semi. Siamo in attesa per capire meglio. E’ stata distrutta o disvelta la rosetta a foglia larga vicina al guscio di chiocciola e sopra le piccole felci, quella a circa 10 metri, scendendo, prima del viottolo per il podere San Pietro (da qualche giorno non esiste più neppure il cartello in legno con l’indicazione del podere!); le altre sembrano lente a sviluppare; ne sono apparse però altre sull’argine del Ponsino.

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Piccola felce (circa 10 cm) posta sotto rosetta a foglie larghe ora distrutta + chiocciola. La classificazione di questa felcetta con relative argomentazioni si può leggere nella Parte Sesta.

 

Posto con chiocciola sbiadita dove esisteva rosetta a foglie larghe

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Non sono riuscito a ritrovare le due piccole piantine col fiore appena nato di Verbasco delle falene

 

oggi 12 dicembre, guardando con più attenzione presso  Pg. Bartolino il prato sotto i cipressi, si nota una esplosione di piantine di Caledonie in rosetta, in fiore e a semi maturi per almeno una decina di metri quadri.

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Il fiore a ligule chiuse indica la vicina maturazione.

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Decine e decine di piantine di Calendula con fiori maturi

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LE CALENDULE C. arvensis

Oggi 13 dicembre ho notato nell’area delle Calendule, davanti a Poggio Bartolino, sotto i cipressi, una ulteriore estesa di Calendule fiorite e in seme; sembra che la stagione abbia accelerato la ‘seminazione’ (infatti molti capolini stanno perdendo in poco tempo  i semi). La descrizione dei semi e la loro distribuzione sul capolino rimane quella precedente; si mantiene così la nostra scelta della specie come C. arvensis (Cristina è concorde). Stanno diffondendosi per ogni dove, spesso associate ad Aster squamatum e a Conyza bonariensis, rosette con foglie leggermente seghettate_puntate, tendenzialmente lanceolate (max 15 cm) e forse decorrenti_spatolate. Diffuse sull’argine del Ponsino e altrove. Per ogni dove appare vita vegetale spontanea, lì c’è!

 

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Foglie basali di rosetta nuova, lanceolate_puntate, vellutata al tatto, radice a fittone

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Radice a fittone

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Rosetta di base. Si tratta della Composita Crepis?

Rosetta verde tenue di foglioline pelose forse Erigeron bonariensis o sumatrensis (ipotesi di Sofìa). Ma le foglie della bonariensis sono uninervie?

Ecco una rosetta ripresa da un libro  da Sofia di E. sumatrensis, a foglie plurinervie seghettate con punte verso l’alto. come quelle del percorso. Erigeron sumatrensis sembra l’ipotesi più plausibile per ora.

Erigeron_sumatrensis

 

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ALTRA ROSETTA NUOVA di Composita (erba di campo) DA CLASSIFICARE, (presso Poggio Bartolino); forse Tarassaco (?) o una Bunias erutago ? Rosetta appiattita al suolo foglie pennato sette con segmenti tendenzialmente triangolari e rivolti verso il basso, con  parte terminale ovoidale. Ipotesi Sofìa: genere Urospermum, specie U. dalechampii. Abbastanza plausibile, ma vedremo quando e se fiorisce.

sofia_18_12_urospermum0001

5752 -> Urospermum dalechampii

Si allega la foto di una pagina ripresa da un interessante libro, con schizzi originali affiancanti lo scritto sintetico e rilevante, a firma di due ricercatrici dell’Istituto Botanico dell’ Università di Pisa,  A.M. Pagni e G. Corsi, stampato da Arti Grafiche Pacini Mariotti, Pisa, che ringraziamo.

ERBE DI CAMPO0005'

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Oggi 18-12 Sofìa ha fotografato un’Asteracea fiorita, da mangiare:

Sofia_18_12_asteracea_eduleAsteracea edule, foglie di base piuttosto irregolari più o meno lobate

sofia_1812_asteracea_fiore_ligule

Asteracea_ edule con ligule gialle del capolino tendenzialmente rettangolari con all’estremità 4-5 piccoli lobi

sofia_18_12_asteracea_involucro

Asteracea involucro dell’infiorescenza. Ipotesi Sofia: Reichardia picroides

Ci permettiamo ancora di allegare la foto di una pagina ripresa da un interessante libro, con schizzi originali affiancanti lo scritto sintetico e rilevante, a firma di due ricercatrici dell’Istituto Botanico dell’ Università di Pisa,  A.M. Pagni e G. Corsi, stampato da Arti Grafiche Pacini Mariotti, Pisa che ringraziamo.

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sofia_18_12_robinia_frutti

Sofia: Rubia peregrina, Robbia selvatica, frutti.

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Sofia sempre il 18 dicembre sotto Sant’Anna fotografa l’ Anemone hortensis  (si trova poco dopo P. Bartolino, salendo,  a sinistra …

 

Sofia_18_12_anemone

… e <<rigogliose dagli argini e dai fossetti>> le foglie di Arum italicum

Sofia_18_12_arumFotografa poi l’Aster Galatella linòrysis con i capolini ricoperti da pappi, vicino all’indicatore in alluminio:

Sofia_18_12_A. linòrysis_pappi

L’ultima posizione di Sofia sull’Euforbiacea <<delicata ingannevole, per cui sono ritornata sulla prima ipotesi: Euforbia peplus (Euforbia minore). Credo che non sempre abbia doverosamente fusti estremamente arrossati e coriacei, ma nella prima fase dello sviluppo…mettiamoci pure fuori stagione,…si può mostrare anche particolarmente esile come la nostra “ignota”!>> e … diciamo pure eretta! Ma si vedrà.

A fine Dicembre 2015 si ha un’esplosione di vita verde nel percorso comprese le erbe di campo che normalmente si raccolgono in Primavera. Il 28 Dicembre Sofia ha ‘raccontato’ il suo ‘denso’ percorso valorizzato da belle foto.

IL RACCONTO DI SOFIA

“Ho cercato di fare delle foto alle piante che ho potuto osservare in un giretto di qualche ora fa.

Viste diverse varietà di Asteracee in zona S.Anna e lungo tutto il tratto, ma fino a che non emettono un fiore, alcune per me sono di difficile identificazione.

Ti invio a più riprese qualche immagine:

La prima è quella che comunemente viene chiamata “Cicoria selvatica”, Cichorium intybus, (ed è  un ottimo commestibile),……….        

cichorium intybus

…….come la “aspraggine”, Helminthia (=Picris) echioides, nelle tre foto successive, compreso un timido fiore fuori stagione. Anche questa, malgrado la sua rugosità è apprezzata, naturalmente dopo cottura.

Helminthotheca echioides(3)

Helminthotheca echioides (2)

Helminthotheca echioides (1)

Ho osservato questo genere di piante su tutto il percorso. In particolare nella zona di S. Anna.

Si allega la foto di una pagina ripresa da un interessante libro, con schizzi originali affiancanti lo scritto sintetico e rilevante, a firma di due ricercatrici dell’Istituto Botanico dell’ Università di Pisa,  A.M. Pagni e G. Corsi, stampato da Arti Grafiche Pacini Mariotti, Pisa che ringraziamo.

 

ERBE DI CAMPO0002_

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La Plantago lanceolata, è la comune piantaggine, buona da mangiare e rimedio antico del mal di denti.

plantago lanceolata (1)

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Il Sonchus oleraceus è quello che qui a Pomarance e dintorni viene chiamato “mosciolo”, pure questo tra i migliori da mangiare cotti, talvolta crudo quando é tenero.

sonchus oleraceus (1)

sonchus oleraceus (2)

sonchus oleraceus(3)

Due foto un po’ sbiadite di P. Pistoia con Mosciolo (?) ed altre pianticelle erbacee da individuare, scattate sotto S. Anna, il 1° di gennaio, nei dintorni dell’Erba morella.

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Sonchus oleraceus (?) che ‘abbraccia’ una Mercurella

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La Geraniacea da classificare, che comincia ad emettere gruppi di foglioline  si trova proprio sotto l’argine di S.Anna.

Geraniacea

 

Foto di Piero sull’argine del Ponsino, nella zona dei Moscioli in mezzo alla vetriola.

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Cespugli di Pistacea lentisco, mostrano le piccole drupe rosse, nelle immediate vicinanze del “Ponso”. Sul lato sx della discesa. (Quale discesa? siamo su un poggio!).

Sofia precisa: dx e sx  sono rispetto alla linea di percorso nel verso dal Ponsino al Ponso e giù fino al P. Il Mirto.

Pistacea lentiscus

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La Silene latifolia, invece è proprio davanti al Ponso, sempre sul lato sx (?), (in vari esemplari a poca distanza tra loro).

Sofia precisa: dx e sx  sono rispetto alla linea di percorso nel verso dal Ponsino al Ponso e giù fino al P. Il Mirto.

Silene latifolia

Silene latifolia (3)

Silene latifolia(2)

Silene latifolia

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Intermezzo argomentativo di piero pistoia (NDC)

PROBLEMA

  La S. latifolia per Pignatti ha calice subsferico e petali spesso rosei. La S. alba (=Lycnis alba) ha fusto prostrato o ascendente, foglie ellittico-lanceolate, petali candidi con unghia e lembo spatolato e bilobo su metà lunghezza. Calice piriforme; capsula con 10  denti. Faremo la foto della capsula quando possibile

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Sempre il 28 dicembre di Sofia

Ho fotografato l’Euforbiacea proprio vicino il pelago,…..

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Intermezzo di piero pistoia (NDC)

Invece ho notato un’Euforbiacea,  a circa 30 metri dal pelago, venendo da S. Anna, a sinistra della strada e a circa 20 metri dall’ultimo fabbricato dello stesso podere. E’ la stessa?

La nuova Euforbia(?) di Piero pistoia

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Euforbia (si intravede al centro sinistra e centro destra) con altre pianticelle (Filipendula exapetala, Moscioli, margherite ecc.) da scoprire.

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Euforbia con Bellis perennis?

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A colpo d’occhio: stelo prostrato-eretto singolo che, nel corso dello sviluppo,  termina ad ombrella fino a 5 segmenti con i fiori; foglie oblunghe, non opposte, leggermente dentate alla sommità, si allungano verso il caule e, assottigliandosi a spatola, diventano decorrenti; aumentano in dimensioni e si alternano a spirale destrorsa, mentre le spire tendono ad avvicinarsi, salendo lungo la parte più eretta del caule, aumentando in densità; tendono anche a divenire sempre più tondeggianti (più larghe e più brevi); nella parte prostrata sono più piccole. Radice a fittone. Da osservarne meglio lo sviluppo. Tentativo di ipotesi: una varietà toscana di una E. nicaeensis? (presente anche sul serpentino).

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Foglie lungo il caule (le più allungate in basso)

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Alcune foto con l’Euforbia si intravedono rosette attaccate al suolo con foglie del tipo:

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Si tratta di Lapsana communis ?

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Sofia continua….

…..mentre ho notato il Ranuncolo (Ranunculus ficaria) solo poco dopo il Ponsino, lato sx della strada, anche se in piccoli esemplari ho avuto modo di notarlo sotto Il Ponso (a dx).
Ranunculus ficaria

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Servizio fotografico completo per l’Erba morella (Solanum nigrum), rinvenuta sotto l’argine pochissimi metri prima del Ponsino. Peccato che con l’avvicinarsi della stagione fredda, non ce la farà sicuramente a maturare i suoi frutti. Ci accontentiamo di vederli ancora verdi, con l’apprezzato ospite sotto le sue foglie.

Solanum nigrum(1)

Solanum nigrum(2)

Solanum nigrum(3)

Solanum nigrum

Ancora una foto dell’Erba morella scattata da Piero Pistoia il 1° gennaio 2016 subito prima del  Ponsino sull’argine a destra venendo da Pomarance, vicino al bordo strada (forse la stessa di Sofia)

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OGGI 13 Gennaio 2016,

le avverse condizioni del tempo, non invitavano certo nei giorni passati alla ricerca delle nostre piantine.

Oggi, nelle poche ore di sole della giornata ho avuto modo di fare una passeggiata nel solito percorso.

A dir la verità non ho trovato niente di nuovo, o di interessante, ho solo avuto modo di fotografare tre arbusti presenti varie volte sul lato sinistro nella discesa che arriva fino a Poggio Bianco.

L’Alaterno, ignaro che siamo ancora all’inizio di gennaio, prova a mettere i primi boccioli.

ALATERNO

Mentre il Ligustro, insieme alle sue bacche nere, conserva ancora alcune delle sue foglie …..semicaduche

LIGUSTRO

Infine l’Olmo campestre mostra le prime gemme.

Olmo campestre

Nel tratto in discesa, che da Poggio Bianco porta al Mirto, un colorato anticipo di primavera.

ANEMONE stellata

PERVINCA maggiore

Sofia

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La passeggiata di Sofia del 18 gennaio 2016

Ultimamente anche le nostre piantine, sembra che risentano del clima pungente di questi giorni.

Ieri sono andata di nuovo lungo tutto il percorso, ma non ho visto nessuna novità da segnalare.

Ti invio lo stesso una foto della rosetta di foglie del Verbascum sinuatum che ho notato nella discesa poco dopo San Domenico, sul lato dx della strada proseguendo verso il Mirto.

Altra cosa curiosa che non avevo visto altre volte (sempre nella discesa che porta al Mirto) è una Roverella, Quercus pubescens, a suo tempo bersaglio di un fulmine.

Lo so che non fa parte di quella “flora minore” presa in considerazione, ma ho finalmente potuto osservare che effettivamente trattiene le sue foglie ormai secche fino a questo periodo. Ciò la contraddistingue tra le altre specie di Quercia e ne rende più facile l’identificazione.

Quercus pubescens

Verbascum sinuatum

 

Sofia

24 GENNAIO

Durante la passeggiata di oggi ho avuto modo di notare questa piccola piantina fiorita.

Suppongo che si tratti della Veronica persica, specie appartenente al gruppo di Veronica agrestis.

La si può notare lungo tutto l’intero percorso, ma le piante che mostrano una più evidente fioritura,

sono quelle che si trovano nelle zone più soleggiate. In special modo all’inizio della discesa che conduce al

podere Mirto.

I fiori della pianta rimangono chiusi nelle giornate nuvolose o comunque con poca luce.

VERONICA1

 

VERONICA2

VERONICA3

SOFIA

 


NOTE DEL COORDINATORE

OGGI E’ IL 28 GENNAIO e siamo andati a cercare nel nostro percorso la Veronica fotografata da Sofia (ipotesi proposta V. persica). In effetti l’alto ingrandimento usato è probabile che deformi l’aspetto delle gracili e tenere pianticelle che potrebbero apparire più spesse e ‘grasse’ del reale ed i fiori molto più grandi. Scendendo lungo il tratto di via dei Filosofi, a destra a metà percorso circa, si notano associazioni di piantine simili che fotografiamo. Anche davanti al P. Ponsino sotto l’argine a destra, scendendo, appaiono freschi strati prostrati agganciati a radici filiformi lungo i primi nodi, a caule sottile strisciante anche per circa 40 cm, forse di Veronica. Stesse piantine sono diffuse per un buon tratto a Poggio Bartolino al bivio per il Poder Nuovo, scendendo in coincidenza dell’indicazione per il Mirto per qualche decina di metri sulla sinistra della strada (forse è qui che Sofia ha fatto le sue belle foto ingrandite). In tutti i casi i fiori erano per lo più chiusi per la stagione e il fresco della mattina. E’ da precisare che due sono i cartelli che indicano il podere il Mirto distanti qualche centinaio di metri a partire da Poggio Bartolino. Ci sembra che Le Veroniche siano in espansione, come altre pianticelle come le Euforbie della seconda specie , di cui è stata proposta come prima ipotesi E. nicaeensis (quelle della prima sembrano in difficoltà, la cui ipotesi iniziale era E. peplis). Su  queste due ipotesi, per ora nessuna argomentazione ulteriore.

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QUALI ALTRE PIANTICELLE SI VEDONO NELLA FOTO? Nominarle ed indicarne la posizione

 

 

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Le foglie sono brevemente peduncolate (due hanno perduto il peduncolo); la base della foglia è tendenzialmente concava (incavata in dentro). la lunghezza dei peduncoli diminuisce lungo il caule.

DA CONTINUARE CON L’ARGOMENTAZIONE

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Riguardo alle Euforbie (E. nicaeensis? ) si notano diffuse specialmente  scendendo dal P. Sant’Anna verso il ‘pelago’ di San Vittore, per circa 20-30 metri da ambo i lati della strada e lungo il tratto, salendo oltre Sant’Anna,  sulla sinistra fino alle rosette di Borrago (?).

 

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Controllare la foto precedente con Euforbia e rosette di erbe di campo (forse Composite) da interpretare. Quella appiattita al suolo è della stessa specie  della foto sotto, ripresa a Poggio Bartolino qualche tempo fa (fine dicembre) che Sofia classificò?

Ipotesi Sofìa: genere Urospermum, specie U. dalechampii

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Da notare la scomparsa di un indicatore in alluminio (Borago officinalis) subito dopo il Ponsino scendendo a destra. Era quasi nel fossetto, non poteva dare noia! Ma forse era necessario richiedere un permesso ufficiale per apporlo?

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Ecco le presunte foglie basali di B. officinalis senza il loro cartello indicativo.

Forse la pianta genitrice, in piena estate, col cartello scomparso, è rappresentata nello stesso posto dalla foto successiva:

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OGGI E’ IL 29 GENNAIO e siamo di nuovo sul percorso. Si scattano foto ad una piantina a caule sottile lungo e gracile incapace di sostenerla, tendenzialmente strisciante, le cui foglie ovali-lanceolate che tendono ad abbracciare il caule, terminano in tre filamenti o cirri ciascuna, in continuità con la nervatura centrale (?), per attaccarsi. Chi sa perché mi fa pensare ad una Papilionacea. Siamo ad una ventina di metri dal secondo cartello per il Mirto, scendendo verso Poggio Bianco. La piantina  sta diffondendosi su ambo i lati .

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Pianticella da classificare

 

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OGGI 30 GENNAIO ancora sul percorso con le seguenti foto sulla presunta Papilionacaea (Fagacaea) che sta espandendosi anche più il alto nella zona delle Pervinche.

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