GUERNICA proposta osservazione ascolto

Da CONTINUARE…

(NDC: manca il trasferimento copia della pittura con le relative coordinate!)

Foto di esempio da cancellare, dove si vede la ‘pendula umanissima mammella’ della madre!

 

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I riferimenti storici sono noti: 27 aprile del 1937 bombardieri tedeschi al servizio del Generale Franco bombardano la cittadina di Guernica, in Spagna, facendo una strage di civili. Picasso che doveva rappresentare la Spagna in una grande esposizione internazionale a Parigi, dedicata al progresso e alla pace, dipinse in pochissime settimane il grande quadro di GUERNICA, olio su tela quattro metri per otto, come” risposta alla viltà e all’atrocità di quell’eccidio”.Come dice Argan Guernica non è un quadro storico perchè descrive un fatto storico, ma perchè e’ un fatto storico.In Guernica non c’è né colore né rilievo poiché sembra che la natura abbia smesso di servirsene , che abbia tagliato il rapporto dell’uomo col mondo.La visione di Guernica è la visione della morte in atto.Il pittore non assiste al fatto ma è dentro il fatto. Solo con la forma e il mantenimento della prostettiva si esce dal fatto e si racconta il transito dell’emozione, dello stupore dell’incredulità rispetto all’accaduto. Nel quadro, che sembra essere leggibile da destra verso sinistra piuttosto che partire da altre angolazioni , le immagini che tutti possono percepire ed interpretare hanno a mio parere una prevalente linea di forza espressiva che al di là di ogni immaginaria attribuzione di significato , va dalla faccia sulla destra in alto, a bocca aperta, fino alla faccia capovolta del bambino morto , ormai staccato dalla madre e dalla sua pendula umanissima mammella.Sugli estremi di questo vettore si concentra la mia proposta di visione ascolto di GUERNICA che avviene in tre tempi:

  1. si guarda il quadro mentre si ascolta la violinista VANESSA MAE in TOCCATA E FUGA DI BACH, punto di osservazione la faccia sulla destra in alto,a bocca aperta.
  2. Si guarda il quadro mentre si ascolta SERENADE di SCHUBERT, punto di osservazione la faccia capovolta del bimbo morto e la mammella della madre che lo tiene in braccio
  3. Si guarda mentre si ascolta la QUINTA SINFONIA di SHOSTAKOVICH, scritta nel 1937, proprio nel periodo aprile – luglio 1937, punto di osservazione generale.

Paolo Fidanzi

(NDC: manca l’accenno al modo di ascoltare le tre sinfonie)

COMMENTO ALLA POESIA “LA SIEPE” di Giovanni Pascoli, del dott. prof. Francesco Gherardini

NOTE DEL COORDINATORE piero pistoia

Data la ‘densità’ di questa poesia pascoliana, la rilevanza del commento e il modo alla ‘robinson’ con cui fu introdotto la prima volta, lo riproponiamo più ordinato in pdf.

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“LA MAGNIFICA SEPTARIA” scritto dell’autrice del blog sulsentierodeicristalli.blogspot.com, la studiosa Eva Saroglia

Note del coordinatore Piero Pistoia

Ringraziamo la studiosa Eva Saroglia, se ci permetterà di mantenere il suo interessante articolo anche sul nostro blog in questo post, al fine di attivare quel processo di costruzione regolativo dell’oggetto Septaria, previsto dai nostri criteri di fare cultura, invariante a più dimensioni, cioè osservato da più punti di vista. L’altro punto di vista è esplicitato dall’articolo pubblicato su questo blog a nome dello studioso Massimo Magni.  In caso contrario può avvertirci alla mail: ao123456789vz@libero.it (la seconda lettera e la o di o-rologio).

Eva Saroglia

 

 

 

GIULIANO GHILLI, UN APPASSIONATO COLLEZIONISTA, dell’insegnante Maria Chiara Bianchi Burgassi; note del coordinatore

 

NOTE DEL COORDINATORE
Articolo, al tempo Pubblicato sulla “Comunità di Pomarance” n.1 2006, che riproponiamo su questo blog, con note del coordinatore (NDC) Piero Pistoia, come ricordo  dello studioso della Natura e di altro, Giuliano Ghilli
Foto di una ‘magica’ settaria, una pietra di origine e interpretazione complesse e piuttosto criptica, scattata da piero pistoia ad una mostra di Ghilli a Pomarance nel 2008, raccolta dallo stesso Giuliano sulle biancane e crete a calanchi alle pendici della Verna (Gr).

A ‘CACCIA’ DI SEPTARIE IN UN  POSTO DI RACCOLTA IN VAL DI CECINA (Buriano, Le Fogliare), 2009

A destra Giuliano Ghilli, con accanto l’accademico dott. P. Orlandi dell’Università di Pisa, prof. di Mineralogia e Gemmologia; all’estrema sinistra lo studioso e autore della foto Massimo Magni, di cui abbiamo pubblicato su questo blog recentemente l’articolata ricerca sulle Septarie della Val di Cecina; fra parentesi abbiamo pubblicato anche un altro punto di vista sulle Septarie scritto da una studiosa di cristalloterapia Eva Saroglia, alla ricerca di un ‘invariante culturale’ regolativo, come da nostro progetto (leggere premessa al blog); l’ultimo è un personaggio di rilievo del Gruppo Mineralogico di Cecina (Livorno) ed altro.

Ma veniamo all’articolo; in prima istanza, per leggere le tre pagine dello scritto dell’insegnante Maria Chiara Burgassi cliccare in successione sui tre links seguenti:

 

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Mail0913

Mail0915

 

Successivamente, per facilitarne la lettura, con calma, previa ristampa dei tre files, cercheremo di inserirli, sempre in pdf, in uno solo, con una opzione dello scanner, ovvero di riportare per esteso l’articolo sul blog, scannerizzando di nuovo le tre pagine stampate, questa volta in JPG, da inserire in successione. La via della conversione dei testi da PDF a ODT modificabile, sembra poco affidabile nonostante le garanzie degli svariati convertitori e certamente non percorribile se esistono nel documento intermezzi diversi (es. foto) . Faremo dei tentativi e vedremo…

In base alla precedente nota, intanto cliccando sul link sotto, si legge l’intero articolo.

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Proviamo ora a riportare i tre files in jpg, inserendoli poi in successione.

 

COMMENTI DELLE POESIE DI IVANA ROSSI: Il punto di vista del poeta-pittore dott. Paolo Fidanzi, medico-psicologo, ed il punto di vista del dott. Francesco Gherardini professore di ruolo in Lettere nella Scuola Superiore.

COMMENTO ALLE POESIE DI IVANA del dott. Paolo Fidanzi

Ho letto le poesie di Ivana Rossi. In due tempi . Le prime sei, le più antiche . Poi le ultime. Ho buttato giù alcune considerazioni , generiche, poiché la conoscenza è scarsa e potrei cadere nel giudizio.Resto a parlarne nel campo cognitivo di un “Effetto Alone”. E’ un fluire di ricordi, di connotazioni di un sentimento relativo, familiare. C’è il bisogno di ridefinire l’oggetto di cui si parla.
Si usano molti aggettivi, più che un sentire è uno svelare gli stati d’animo attraverso ciò che accade o sembra accadere. Si lascia una testimonianza precisa invitando , implicitamente, il lettore a trarne un vantaggio culturale. Si racconta qualcosa che in quanto lirico passa dal privato al sociale. Ma nella Rossi tende molto a restare nel privato , nel territorio intimo più che in quello sociale. Riguardo alla poetica si evocano atmosfere crepuscolari legate a tentativi post ermetici . C’è spesso la ricerca della parola asciutta che impronti un’immagine compiuta o uno scorcio di paesaggio , ma
lo sforzo viene ripagato solo in alcuni casi:”l’audace occhieggiare del fosso.” In altri la necessità di aggettivare prevale e spezza l’emozione, la frantuma sul nascere.
Bene, oltre non ritengo proseguire, troppo breve la frequentazione di queste poesie e ancora incerta la vocazione poetica, mi pare, per poter giungere a conclusioni critiche efficaci.

Dott. Paolo Fidanzi

 

COMMENTO ALLE POESIE DI IVANA del dott. prof. Francesco Gherardini

LE POESIE DI IVANA / MATERNITA’

Tre nipoti, l’ultimo tre mesi fa; da nonno ho ri-scoperto la stupefacente bellezza dell’evento della nascita di un bambino e della felicità , incommensurabile rispetto a qualsiasi altro evento , che ha portato ai suoi genitori (e ai nonni ) . Il viatico giusto- credo- per leggere e commentare le tre poesie di Ivana Rossi sul tema della maternità. Mi limiterò alla prima con pochi richiami alle altre due.
Nei primi sei versi colpisce la scelta della parola “presagio” ; la trovo straordinariamente pregnante: il verbo presagire [ deriva dal latino prae = avanti e sagire = penetrare con lo spirito , derivante da sagus=indovino , termine che non casualmente ritorna nella poesia al verso 11 ] dà l’idea del preannunziare, del predire, del profetare, della magia. Vengono in mente le mille domande di amici e conoscenti : la prima “sarà maschio o femmina? ” . Un tempo a queste domande si rispondeva con congetture, le più bizzarre, si guardava ad esempio alla forma della pancia per stabilire il sesso del nascituro. Oggi si risponde quasi immediatamente con la sicurezza delle sentenze di laboratorio e ben presto si vede ( e si fotografa ) il feto mentre naviga nel suo mare. La poesia di Ivana risale , credo, a una trentina di anni fa, quando ancora la tecnologia non cancellava la visione e il sogno. Al presagio si accompagna l’aggettivo “segreto” . Vocabolo e attributo concorrono a fornirci l’idea del tentativo da parte della futura mamma di immaginare, di ascoltare , di interpretare, di capire le variazioni del corpo, tanto più in caso di prima gravidanza, di pre- vedere il futuro tenendolo stretto nei propri pensieri , proprio come fa un indovino. In “Maternità 1” compare un’immagine sublime : “La gioia nel grembo si muove / come ape nel vento / come alga nel mare”.
A che cosa si riferisce il presagio, quale è il suo contenuto? “di chiari archi notturni”. Certo è difficile interpretare emozioni e sentimenti ineffabili, soprattutto da chi certe trepidazioni può viverle solo di riflesso (come un nonno). Si nota subito il contrasto chiari/notturni, un ossimoro apparente che lascia immaginare le notti insonni a disegnare il futuro; il vocabolo “archi” suggerisce più di un’immagine : la volta del cielo, il ponte tra gli uomini e il Creatore,il sentirsi parte integrante di un tutto, le volte immense delle cattedrali; in “Maternità 1” è “chiarità di infinito”. Dalla volta celeste giunge la luce che penetra ovunque (“contagia l’attesa”) . Alla prima lettura urta un po’ questo verbo (contagia) che esprime sempre in altri contesti un pensiero negativo, ma in fondo risponde bene a ciò che accade nella realtà: la notte spesa a pensare… i pensieri che si sviluppano nella mente della donna sono come una materia impercettibile e volatile, un virus meraviglioso e positivo, imbattibile , ineliminabile che impregna di sé ogni attimo dell’attesa (l’impazienza è incontenibile , anche quando è “tenue” ossia tenuta a bada, non ostentata) , al punto di essere avvertita come linfa vitale. Da sottolineare due termini particolarmente allusivi : linfa , un vocabolo che immediatamente richiama l’immagine del feto nel liquido amniotico e attesa, la straordinaria bellezza dell’attesa, in questo caso dell’attesa di una gioia, anzi dell’evento più bello della vita umana, dell’ esperienza più piena e più profonda. Si tratta di una sensazione simile a quella che esprime Leopardi nella lirica “Il Sabato del Villaggio”, ma tutta sotto una luce positiva.
La “luce” rende l’attesa attraente, emozionante, la prima nascita, la visione della culla, la delicatezza degli atteggiamenti , una nuova vita che nasce dentro e che si avverte dai battiti del nuovo cuore. Un evento straordinario e sorprendente (la prima volta). Impossibile da descrivere da chi non l’ha provato. Qui sta la superiorità delle donne, la loro fortuna rispetto ai maschi. Il rovesciamento della freudiana invidia del pene. Un concetto – credo – forse adombrato anche in un verso successivo dalla espressione “stupore di donna”.
La seconda quartina è veramente pregevole: La vivida ansia si scioglie stupita / nel ritmo antico del tempo/
e inonda di pace il mio stupore di donna.L’impazienza, l’ansia non si può celare; ma quella certa agitazione si stempera e si supera quasi magicamente nel ritmo antico del tempo ; forse pensando che in fondo il miracolo della nascita , della vita, si ripete da secoli e che quello che ciascuna donna sta vivendo e che è meraviglioso, è stato già vissuto da milioni di donne nel corso della lunga storia dell’umanità. E arriva la pace, la serenità, quasi come un’onda improvvisa che travolge ogni altro pensiero , dilaga e placa l’ansia. Un po’ come “ e naufragar m’è dolce in questo mare” di leopardiana memoria.
Tiepidi fili / le tue carezze esitanti/ nel lieve respiro del ventre.
La poesia si sa è del poeta, ma anche del lettore che la interpreta ; in definitiva il testo assume, appena scritto e divulgato, una sua vita autonoma, tanto più se l’interpretazione letterale non è così agevole. A me pare che questi versi introducano la figura del compagno e mi sembrano accennare a un tipo di azione che ho visto tante volte in questi ultimi mesi prima della nascita del mio nipotino : il compagno che si avvicina alla donna gravida e che con estrema delicatezza (i fili) , titubante di fronte alla nuova vita che si distingue e si muove, le accarezza il ventre con le mani per sentire i movimenti del bambino e pone l’orecchio sul ventre per ascoltare i battiti del suo cuore, una carezza piena di amore per entrambi ,madre e figlio.
Racchiudo indifesa / la tenera gratitudine / dell’amore che cresce/ e indovino dolcezze impetuose/invisibili gesti furtivi/
palpitanti di carne/nella vita che nasce.
Anche questi versi si prestano a più di una interpretazione perché piuttosto criptici.
Racchiudo : questo verbo dà l’idea della volontà di proteggere la nuova vita in formazione, mentre l’aggettivo indifesa lascia pensare alla fragilità, alla debolezza, alla preoccupazione della puerpera di non farcela, di non essere all’altezza. L’amore che cresce? una circonlocuzione che può sostituire il vocabolo “ bambina”, la gravidanza ormai sta per terminare; ma associata all’altro termine “gratitudine” può invece essere più facilmente riferirsi al compagno. La nascita di un figlio in effetti generalmente rinsalda il rapporto amoroso tra i coniugi; l’amore coniugale cresce insieme col nascituro con il passare dei mesi di gestazione e in fondo si materializza nella nuova vita . Gratitudine in questo caso per l’ amore che il compagno le ha dato e che ha prodotto la nuova vita. Cfr. in proposito i versi in Maternità 2 “nel gioco dell’attesa/ il notturno ricordo/ tremante di fuoco” Ma la gratitudine potrebbe essere perfino indirizzata verso qualcosa di superiore, verso il Creatore per esempio , come accade in tante culture.Il nuovo nato come Dono del Cielo, del Signore.
Negli ultimi quattro versi ritorna la visione, il “presagio” (indovino= percepisco, immagino) che mescola ogni cosa: le dolcezze impetuose , traboccanti d’amore, lasciano pensare al desiderio di inondare di baci e carezze la figlia che sta per nascere che è carne della sua carne (palpitanti di carne), mentre gli invisibili gesti furtivi sono tenerezze che possiamo immaginare: gesti di affetto verso la bambina o verso il compagno ( in questo caso meglio si spiegherebbe l’uso dell’aggettivo furtivi, ovvero volutamente nascosti o non notati ). Ma la mia attenzione si è soffermata soprattutto sull’espressione “palpitante di carne” ; mi ha suggerito l’idea del battito del nuovo piccolo essere (lui sì indifeso) che si stacca definitivamente dalla madre, che era poco prima carne della sua stessa carne e che diventa un soggetto nuovo e autonomo, grazie a quel primo dolore che è il taglio del cordone ombelicale , la parte più traumatica – dicono gli psicologi- della nostra vita di esseri umani.

Dott. Francesco Gherardini

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LA SEPTARIA DELLA VAL DI CECINA: strana e magica pietra di origine litologica secondaria per ‘azione diagenetica’ da una tendenzialmente argillosa, dello studioso Massimo Magni, Gruppo Mineralogico di Cecina (li)

NOTE DEL COORDINATORE (NDC) piero pistoia

FOTO DI UN ESEMPLARE DI SEPTARIA

Autore della foto di anteprima, Piero Pistoia (scattata ad una  mostra di Giuliano Ghilli nell’ottobre 2008); proprietario della pietra, Giuliano, uno studioso oggi scomparso, grande conoscitore di rocce, minerali, fossili e dei luoghi di raccolta, in particolare in Val di Cecina, dotato di notevole Einfhunlung nella ricerca e nella scoperta. Vedere l’art.  sui calcedoni di cui è co-autore ed un breve  suo ricordo, sempre in questo blog,  a nome dell’insegnante Maria Chiara Bianchi Burgassi.

 

 

PER VEDERE L’ARTICOLO DI MASSIMO MAGNI CLICCARE SUL SEGUENTE LINK:

DeSeptaria_Articolo

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IL PERCORSO DI PENSIERO DI J. S. BRUNER: DAL COGNITISMO COMPUTAZIONALE AL NARRATIVISMO, di Andrea Pazzagli

J. BRUNER: DAL COGNITIVISMO  COMPUTAZIONALE AL NARRATIVISMO
di Andrea Pazzagli

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Art. rivisitato dall’inserto ‘Il Sillabario’ cartaceo.

CERCARE ANCHE LE PAROLE  ‘BRUNER’, ‘EPISTEMOLOGIA’  da questo blog, per trovare altri articoli ed informazioni sul Mentalismo Americano, Feyerabend, Popper ed altri, a cura dei docenti Piero Pistoia, Gabriella Scarciglia, Giacomo Brunetti.