LE EMOZIONI POETICHE DI PIERO PISTOIA: commenti a più voci, post aperto; docente Andrea Pazzagli e dott.ssa Stefania Ragoni, al tempo dirigente scolastico

Post già pubblicato il 19-agosto 2014, ma riproposto per renderlo di nuovo visibile.

PREMESSA DI PIERO PISTOIA (editore del blog) eventuale da scrivere

PER INGRANDIRE LO SCRITTO CLICCARCI SOPRA
I commenti che seguono sono stati rivisitati dall’inserto cartaceo ‘Il Sillabario’

ASPETTI DIONISIACI DELLA POESIA

DI PIERO PISTOIA

Dott.ssa  STEFANIA RAGONI 

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Leggere, per es., in questo blog “Poesie di caccia e Natura” di Piero Pistoia

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IL MITO E LA POESIA DI PIERO PISTOIA

Insegnante ANDREA PAZZAGLI 

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SENTIMENTO DELLA NATURA DI PIERO PISTOIA

 di ANDREA PAZZAGLI

La filosofia, dicevano i Greci, promana dallo stupore che pervade l’uomo di fronte al mondo, al libero manifestarsi (alèteia) di quella phisys che non si lascia mai completamente comprendere dalla ragione calcolante della scienza, della tecnica, delle metafisiche razionalistiche.

Non diverso dal filosofo è il poeta: è poeta chi sempre di nuovo sa meravigliarsi e dire la sua meraviglia davanti allo spettacolo del mondo, sempre uguale eppure sempre diverso, se nuovo sa essere l’occhio che lo contempla.

A ciò probabilmente pensava anche pascoli quando paragonava i poeti ai fanciulli (poetica del fanciullino); i poeti ed i fanciulli condividono la prerogativa di sapersi ancora stupire, sanno, ancora, non essere banali e non rendere banale il mondo circostante.

Questi pensieri si affacciano alla mente mentre leggo o ascolto le poesie di Piero Pistoia. Sono versi, appunto, mai banali e riescono ad esprimere, spesso con forte efficacia, un senso di profonda partecipazione all’Essere, di comunione con la Natura ( intesa nell’accezione greca di phisys, non quella oggettivante dei Positivisti) non facile da trovarsi. Non c’è in questi versi alcuna imitazione di D’Annunzio e dei suoi panismi, piuttosto l’espressione del legame fra noi e ed il mondo, tra noi e la Natura, che, una volta, era forse dato dal senso comune, ma che, oggi, solo le parole della poesia sanno ancora esprimere. La campagna, il bosco, il fiume, i declivi, le piagge: ecco i luoghi della poesia di Pistoia, luoghi dove ora va a caccia e che, nella memoria e nei versi, tuttavia si confondono con quelli, geograficamente e temporalmente lontani, dell’infanzia già remota. Luoghi, visioni: ma, va notato che, per Pistoia il dato visivo non è mai isolato, si arricchisce, si sostanzia di altre sensazioni, più forti, più carnali, più animali quasi, soprattutto uditive e olfattive. Chi (e anche Pistoia è fra questi) ha varcato il limite della maturità, raramente è esente da una vena di nostalgia per un passato sentito perduto e irrecuperabile: nostalgia si respira in effetti anche in talune di queste poesie, ma senza che mai divenga tono dominante, che mai riesca a spegnere la corposa energia di vivere che rimane tratto distintivo.

Resta da dire del linguaggio poetico. Non voglio azzardare giudizi ed analisi, ma credo che i lettori converranno nel riconosce la sciolta, agile eleganza di questi versi che, senza riferimenti troppo espliciti, mostrano però come l’autore abbia fatto propria la lezione della poesia del primo Novecento.

Gli interessi scientifici  di Pistoia, le sue incursioni in svariati campi del pensiero, non sono senza eco nelle sue poesie: numerosi i rimandi a teorie scientifiche e matematiche, frequenti le parole tratte da vocabolari settoriali. Ma (ed è questa una riprova della solidità del linguaggio poetico dell’autore) queste parole. questi rimandi, non stridono affatto, si inseriscono anzi nel contesto, lo arricchiscono e ne fanno esempio della necessità, oggi centrale, di ibridare discipline, esperienze e vocabolari.

LE POESIE DI PIERO PISTOIA SUL BLOG SONO RAGGRUPPATE, FRA L’ALTRO  (es. TERREMOTO IN MOLISE- Vangelo secondo Luca…),   ALLE SEGUENTI VOCI (tags)

Riflessioni non conformi

Poesie di paese

Fatica di vivere

Memoria memoria…

Poesie di caccia e Natura

Poesie di “cose” del mito

Solo rassegnazione

Tempi perduti

RICORDI LONTANI: a cura di Piero Pistoia

DA AGGIORNARE….

LONTANI RICORDI di Monica Barachini e Piero Pistoia 

a cura di Piero Pistoia

Proprio oggi ho ricevuto la mail di risposta, di amici lontani, che trascrivo di seguito e che mi ha fatto molto piacere, e mi ha accompagnato al lontano tempo passato.

Gentilissimo Piero,

                               è trascorso un po’ di tempo dal nostro ultimo contatto, spero che stia bene e che abbia trascorso un periodo sereno.

In questi mesi ho cercato tra le cose di mio padre e sono riuscita a trovare i disegni che Le invio.

Spero possano essere utili per il Vs. blog culturale, io e mia mamma ne saremmo molto contente.

Saluti.

   Giuseppina e Monica Barachini

SCHIZZI A CHINA DI STEFANO BARACHINI, IN PARTICOLARE, DI COSTRUZIONI  RELIGIOSE IN PISA 

a cura di Piero Pistoia

PREMESSA

rivolta agli amici di quei tempi

Cari amici di tempi perduti, sono contento oggi, da vecchio di più di 85 anni, di poter rinnovare quel ricordo lontano e, nonostante tutto, sereno, del dopo guerra, e di quegli amici come Stefano, il fratello Giuseppe e il fratello maggiore Giorgio, interessato alla cultura (che iniziò poi, un percorso di fede che lo portò prima ad indossare il saio e poi la tonaca da sacerdote) che mi avviò alla lettura degli autori russi, in particolare, di Dostojesky o i primi libri del liberale Guareschi, che mitigavano l’allora scontro aspro fra DC e PCI; per non parlare di come stranamente su proposta di Stefano, iniziammo insieme col cugino Giovanni a voler scrivere un libro sulla falsa riga delle letture emotive e appassionate dei racconti di Jack London, con il suo Barren gelido, attraversato da cani da slitta, da cercatori d’oro, e da personaggi così umani che oggi non si incontrano più, e molto altro di quella vita che ruotava tutta intorno alla parrocchia di San Marco alle Cappelle, sotto la guida del nostro priore, personaggio per noi benevolo e degno di fiducia  (insomma una brava persona), Don Renato Corsi. Questi schizzi religiosi di Stefano non banali, evanescenti come i ricordi ormai lontani, rarefatti dai venti del Tempo, da ricostruire nella memoria, richiamano bene quei giorni della nostra giovinezza da tempo perduta.

Così il ricordo di Stefano rimarrà impresso nell’etere di INTERNET, quindi nell’Universo Stellato, per sempre!

SCHIZZI

di Stefano Barachini

N.B.->Possiamo vedere i singoli disegni anche cliccando  sopra al nome a sinistra di ogni Download

COMMENTO  SU QUESTO POST,  di Monica Barachini

Premessa di Piero Pistoia

Trascrivo qui sotto la lettera-commento su questo post  molto gradita e interessante che è stata inviata  dalla moglie Giuseppina e dalla figlia Monica dell’amico scomparso, perché in qualche modo ha riattivato  legami e ricordi lontani, fatto di rilevante importanza in un mondo disumano di individui sempre più isolati dove i rapporti sociali  di amicizia, di fratellanza, di contatto e di tutti gli altri valori umani specie-specifici sono ridotti, stranamente sempre più,  dalle nuove  tecnologie e da una vita sempre più frenetica e complicata, indebolendo in tal modo i valori importanti per la razza umana. Non possiamo certo affidarci alle svariate associazioni dei bonisti che, a mio avviso, forse con i loro catechismi razionali di recupero intervengono di fatto senza anima o sentimento (si fanno le buone azioni perché è la regola!)

 

Gentilissimo Piero,
È con molto piacere che Le scrivo, per ringraziarLa anche da parte di mia mamma Giuseppina, per il bel pensiero che ha avuto per noi.
Il pezzo da Lei scritto ” lontani ricordi” ha suscitato in noi una gioia immensa anche nel vedere postati i disegni di mio babbo Stefano, so, che ne sarà contento.
Per prima cosa vorrei complimentarmi con Lei, per l’idea del blog, ho dato un primo sguardo in generale ed ho trovato la cosa molto interessante, ed è anche con un po’ di tristezza che penso a quanto entusiasmo, mio babbo Stefano, avrebbe messo nel poterci collaborare, nel poterci postare alcuni degli articoli che anche lui scriveva, per il giornalino dell’ Unidea.
E soprattutto In questi tempi di pandemia, e non solo… “strani” …dove come dice Lei ci abbiamo capito poco…il dubbio amletico rimane, perché o capiamo poco o facciamo finta di non capire…e sinceramente propendo per la seconda ipotesi; è con altrettanto immenso piacere che sento parlare di ricordi, di amicizia e soprattutto di una vita sicuramente più lenta, più semplice…ma più vera.
Sono rimasta felicemente colpita quando ha parlato di libri perché ha citato Dostoevskij, il mio autore preferito, e mi ha fatto piacere condividere questa cosa con Lei, perché anche se è passato del tempo da quando veniva a Pisa, io di Lei mi ricordo, mi ricordo di quando si incontrava con mio padre…un ricordo sempre presente, anche se un po’ vago…ma io oggi vedo ancora il suo viso sorridente.
Per me e Giuseppina è stato un piacere incontrarLa di nuovo.
A risentirci presto e contraccambiamo l’ abbraccio simulato.
Giuseppina e Monica

Da sinistra: Stefano-Piero-Vito del gruppo parrocchiale

In una foto lontana

LA STORIA VERA DI CIUCI, IL GATTO DELLA NOSTRA FAMIGLIA ed altro… lungo ‘rami’ divergenti; riflessioni personali fuori dalle righe e, per provocare, forse non tutte condivisibili; dei docenti Piero Pistoia e Gabriella Scarciglia

 CONTINUA LA CORREZIONE della LA NUOVA VERSIONE!

Alla autrice di libri Nadia Arnice (del blog GIOIA PER I LIBRI) è piaciuto questo post

ll seguente articolo verrà rivisitato e aggiornato anche con informazioni nuove raccolte nel tempo, durante la vita del nostro Ciuci.

Il nostro Ciuci

attraversa

la vita facendo

dolce e tenera

compagnia

silenziosamente

(dare un^occhiata alle foto!)

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Le cose più importanti di questo mondo,

l’estasi, l’amore, la bontà,..tutte le

Verità sottili non sono mai troppo

palesi e riproducibili ed il mondo

che si fonda sul palese è tanto solido

quanto misero.

(G. Sermonti, biologo accademico, plurilaureato,

genetista, paleontologo, filosofo, scrittore)

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La mente vera, una mente forte e solida, è quella che può abbracciare allo stesso modo cose grandi e piccole

(Samuel-Johnson, “Life of Johnson”, cap. VI)

Citazione riportata da Jeffrey Satinover all^inizio del cap. 14, opera citata nel prosieguo

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LA STORIA VERA DI CIUCI, IL GATTO DELLA NOSTRA FAMIGLIA

riflessioni personali forse non tutte condivisibili

Al margine del razionale

di Piero Pistoia e Gabriella Scarciglia

PREMESSA

Per vedere l^articolo in pdf cliccare su il link sopra, ovvero continuare leggere :

NB – Il link sopra in pdf contiene, in generale, una versione precedente senza foto; mentre il testo sotto, con foto, verrà continuamente aggiornato e pubblicato in pdf, leggibile direttamente:

AGGIORNAMENTO: ANCORA NOTIZIE SUL NOSTRO GATTO SPECIALE

Oggi è il 31-08- 2022. Il nostro gatto sta crescendo e a febbraio 2023 compirà sei anni. Non si è ancora imbrancato, ma come da abitudine cerca però qualche compagnia e se vuole giocare secondo i suoi desideri, da tempo registrati, ( si rincorrono a turno per poi rotolarsi facendo finta di lottare o anche salendo velocemente sugli alberi…) deve scegliere un gatto che ha come protocollo questo comportamento. Certamente giocherà bene insieme ad un altro gatto sterilizzato; altrimenti potrebbe avere problemi.anche seri, visto che è stato privato anche dell’unghia robusta della zampa anteriore destra, situata un po’più in alto delle altre, con la sua radice, come già comunicato. In questi giorni abbiamo notato un suo strano comportamento con un gatto pezzato marrone e grigio; il nostro, senza correre, con il musetto urtava dietro questo gatto che caminava davanti e ad ogni urto quest’ultimo si voltava stizzoso con un verso di sdegno; ed è probabile che questo rivoltarsi sdegnato del compagno, ad ogni impulso del capo del nostro gatto, fosse accompagnato da una graffio su quest’utimo (da come risulta dalla densita di graffi proprio sul capo del nostro gatto); così percorrevano una cinquantina di metri lungo il marciapiede appoggiato al confine del nostro giardino fino a un rientro a verde pubblico sempre costeggiante la nostra proprietà (vedere foto).

AGGIUNGERE FOTO

Abbiamo interpretato questo particolare comportamento come se il nostro Ciuci volesse invitare il compagno a scappare per essere rincorso e così giocare (un protocollo usato da lui per il gioco). Corremmo dall’interno del giardino per controllare alla fine quello che sarebbe accaduto dalla rete di recinzione interna. Ci fu uno scontro di aggressioni, ma non di gioco, con urli e versi di dolore su questa rientranza del Comune. Riuscimmo, a distanza, a dividerli da lontano con un getto d’acqua a pressione con una sistola. Provammo poi a chiamarlo e dopo una mezz’ora apparve sopra il tetto piuttosto elevato (circa due metri) del recinto dei cani situato in fondo al giardino. Dopo una certa incertezza il gatto saltò giù e provò dolore alla gamba destra. A casa gli scrutammo il manto di pelo che con dispiacere era segnato da molti graffi in particolare sul capo, poi qualcuno sulla guancia destra vicino agli occhi e aveva un cerchio di unghiate attorno a metà dall’arto destro. Cominciammo a disinfettare le unghiate a partire dal capo con betadine ed anche con listeryne (usato per sciacqui). La piccola zona concava della gamba destra, in corrispondenza del taglio dell’unghia e radice, era occupata da sangue, forse danneggiata dal salto dal tetto del recinto dei cani. I giorni successivi cercammo di disinfettarla, ma il gatto continuava a camminava incerto su quella gamba e non era più salito sul tetto del detto recinto, spesso usato per salvarsi anche dall’assalto del cane da caccia GIGI che abita anche lui nel nostro giardino.

Dopo una decina di giorni lo portammo dal veterinario a fargli controllare lo stato generale e le incipienti crosticine, per paura che si trattasse di tigna. Il veterinario confermò che si trattava invece di unghiate e che spesso i gatti non sterilizzati venivano bullizzati dai branchi. Ci dimenticammo di far vedere la gamba destra! Nei giorni successivi continuando i tentativi di disinfezione, il gatto, correndo meno di prima e leccandosi continuamente le unghie ed il piede destro, sembra sia iniziato a migliorare, ma anche oggi in effetti cerca di tenere ancora la gambina nascosta alla nostra attenzione; ma si spera che il nostro gattino comunque abbia maturato da questa dolorosa esperienza, il protocollo per la scelta dei gatti con cui giocare e stare guardingo invece dagli altri gatti che “non sanno giocare” almeno ci auguriamo di si!!! A sorpresa stasera il nostro Ciuci ci ha dimostrato che la sua gambina sta meglio, saltando giù dal tetto, alto più di due metri, dei canili con non curanza! sono prevalentemente dovuti a cercare di sfuggire dal recinto metallico

Ma ci sbagliavamo! Qualche giorno fa arriva coperto ” di croste” come non mai e zoppicando in maniera costante…! Portato di nuovo dal veterinario, dopo accurata visita, ci si accorda che forse le ferite e graffi sono prevalentemente dovuti a cercare di sfuggire dal recinto metallico del giardino e lo zoppicare da un qualche danno al piede gonfio per infezione e con un’unghia spezzata, nel saltare da qualche altezza (da continuare…)

SCRITTO PRECEDENTE DELLA STORIA DI CIUCI DALL’INIZIO

Noi non siamo due esperti etologi, ->(praticamente un geo-fisico, laureato con 110/110 e lode presso l^Istituto di Geologia Nucleare di Pisa, via Santa Maria, frequentato questo, per quasi due anni, uno per la tesi ed uno per una borsa di studio vinta, “sostenuto” da svariate pubblicazioni culturali qualificate e concorsi superati su svariati rami delle Scienze compresa la Fisica e una docente elementare, fornita di molteplici attestati, considerata e valutata di buon senso, sensibile e intuitiva, ambedue con passabili cognizioni epistemologiche e ambedue con lunga esperienza ‘insegnativa’ e curiosi dei misteri del Cosmo)<- ma riteniamo di avere titoli, che, in qualche modo, possono entrare in sinergia nello interpretare e studiare un fenomeno naturale (il nostro gatto grigio

Il nostro gatto ci ha scelto. E’ venuto per un certo tempo a dormire sulla soglia del portone di casa e quando aprivamo fuggiva, fino a quando entrò velocemente in casa e… si stabilì da noi.

Non appena fu chiaro che Ciuci stava bene a casa nostra e non  sarebbe più andato via, lo portammo dal veterinario, per visitarlo, vaccinarlo, e ci consigliò anche di sterilizzarlo (se volevamo che vivesse più a lungo e più serenamente fra gli umani e… per gli umani!). Il veterinario abita e lavora a San Dalmazio (comune di Pomarance, Pi, Italy) in una villa, a circa 10 km da Pomarance in cui abitiamo, circondata da boschi fitti di una  macchia mediterranea in una topografia complessa, selvaggia, ricca di forre e pericoli, con presenza saltuariamente anche del lupo. Il tragitto per recarsi dal veterinario fu ovviamente fatto in macchina e quindi in gatto non poté “mappare” il territorio.

Trascorse così un anno in cui imparammo a conoscerci reciprocamente, imparammo a cogliere i segnali del Ciuci e ad agire di conseguenza ed a volerci reciprocamente sempre più bene. Il Ciuci diventava sempre meno selvatico – aiutato anche dalla sterilizzazione! – (non dimentichiamo che fino ad un anno circa era vissuto da randagio). Infatti cominciò a dormire con noi, toccandoci con le sue zampette e facendo, felice, le fusa.

Trascorse in questo modo un anno sereno fino a quando non dovemmo riportarlo dal veterinario per il richiamo del vaccino. Arrivati dal veterinario, il gatto, spaventatissimo, riconobbe il posto e ricordò anche  il tragico esperimento precedente, riuscì in qualche modo a divincolarsi ed a fuggire.

LA STORIA DEI TRAGICI SEI MESI SUCCESSIVI

Cominciò così un periodo tristissimo, per noi vecchi (figlia e nipoti lontani), pieno di ansia, dispiaceri e qualche lieve speranza di ritrovarlo. Cominciammo una lunga ed estenuante ricerca; era febbraio, era freddo e noi pensavamo al nostro caro amico solo, al gelo, magari preda di animali (cinghiali, volpi, lupi… umani…) senza niente da mangiare. Pertanto tutti i giorni andavamo nei boschi vicini al luogo in cui era fuggito, chiamandolo, recandoci in tutti i poderi a chiedere se qualcuno lo avesse visto ed ogni giorno tornavamo a casa sempre più delusi e affranti, ma ancora non disposti a mollare. Avevamo attaccato lungo il tratto di strada di interesse foto-protette dall’acqua del nostro disperso (simili alla foto iniziale della serie riportata sotto). Contattammo famiglie, davvero da ringraziare, sempre disponibili, che quotidianamente portavano cibo a branchi di gatti randagi (es., signora Marena Creatini) e addirittura visitammo un gattile sulla costa, perché era uso che alcuni di questi randagi venissero trasferiti ai ricoveri per gatti o quello che erano. Addirittura  una famiglia ( signor Rolando Calastri) ci catturò, con una gabbia a scatto, un gatto grigio, ma non era il nostro e fu subito liberato! Ma, ci venivano raccontate storie di gatti che avrebbero percorso km per ritornare alla loro famiglie riuscendoci  attivando i loro potenti sensi oltre la vista e ad ognuna di esse riprendevamo un minimo di speranza.

Era febbraio e a luglio, nonostante tutte le ricerche… del Ciuci nessuna notizia. Cominciammo a perdere le speranze consapevoli ormai che non avrebbe potuto rintracciare la nostra abitazione dal momento che il percorso era stato effettuato, chiuso in macchina, come già detto, e per di più avrebbe dovuto attraversare almeno un fiume (il Possera) per arrivare a casa. 

Eravamo davvero disperati e ormai quasi rassegnati quando,  il 30 luglio, ricevemmo una telefonata del veterinario, dottor Cristiano Baroni, molto gradita, di cui lo ringraziamo anche  perché ci rimase psicologicamente e fattivamente vicino per tutto in tempo, ci raccontò di una sua cliente di Castelnuovo V.C. che recandosi da lui gli aveva riferito di aver trovato un gattino grigio….Era possibile che  fosse il Ciuci!!….perché, riflettendo, per ovviare ai fiumi Possera e Pavone, poteva, in questi suoi tentativi, seguire un crinale lungo il loro spartiacque, che portava a sud di Larderello quasi al confine  col paese di Castelnuovo, cortocircuitando i fiumi, e tale percorso si agganciava proprio al tratto della  strada (verso Lanciaia) che portava dal veterinario (vedere frammento cartina, lungo strada subito sopra San Dalmazio a Est-Sud-est. Da lì iniziava il probabile sentiero del gatto mediamente verso Sud-Sud-Ovest fino ad entrare in Castelnuovo. Sotto strada San Dalmazio il torrente sotto il ponte è il Possera).

Frammento ingrandito di Carta Topografica ripreso da “ACI – GRANDE ATLANTE CARTOGRAFICO DI ITALIA 1:250.000”

Partimmo immediatamente, pieni speranza alla volta di Castelnuovo e arrivati constatammo che era davvero il nostro Ciuci. Era arrivato a casa della signora Cinzia Benini Antonelli e figlia, quasi moribondo, dimagrito e pieno di parassiti e Loro avevano provveduto ad effettuare i primi interventi per la sua sopravvivenza così… gli salvarono la vita! La fortuna nostra e del gatto fu quella di trovare persone squisite disposte ad accogliere presso di loro un animale così mal ridotto e difficilmente recuperabile. Saremo sempre grati a quella famiglia che non dimenticheremo mai che aveva contribuito a restituirci affetto e serenità. Il Ciuci da quel momento, appena entrato in casa si riappropriò dei suoi spazi e delle sue abitudini per la nostra e la sua felicità. Lui, il Gatto, non si era mai imbrancato; il suo unico desiderio era tornare a casa sua con tutte le forze!

RIGUARDO AL COMPORTAMENTO DEL GATTO: 1 ) A GRANDE SCALA, INTERPRETAZIONE FILOSOFICA SOPRA LE RIGHE DEL “COME SE. . .” E 2) OLTRE: QUALCOSA A PICCOLA SCALA

Accenniamo brevemente ad alcune particolari interazioni con il nostro Ciuci che sembra possano corroborare, a nostro parere, l’idea che il nostro gatto si comporti come uno strano piccolo umano con qualche svantaggio (se avesse l’ugola di un pappagallo, con questo nostro gatto, potremmo interagire con la parola!)

E’ un bastardino pseudo-Certosino, di colore grigio uniforme  con riflessi argentati, ma non con il pelo lanoso dei Certosini di razza, bensì con pelo lucido e vellutato, ma con alcune macchie circolari scure caratteristiche dei certosini sul palato, e, come tutti i gatti, è curioso e sospettoso ( la curiosità al servizio  del sospetto!), ma  con un istinto estremamente sviluppato (in qualsiasi specie i fenotipi sono sempre differenziati, in particolare nei gatti) nel mappare in modo sistematico e capillare il territorio in cui vive per raccogliere informazioni vitali per poi rielaborarle durante il riposo, il sonno o dormi-veglia, utili a migliorare sempre di più i protocolli comportamentali per la sua sopravvivenza. I protocolli per ogni evento, nella sua potente memoria, gli consentono di formulare, consapevole o meno, un modello ipotetico, continuamente in via di costruzione, ricco di ipotesi che nella quotidianità saranno falsificate o corroborate. Ad ogni ipotesi falsificata gli potrà accadere anche qualche evento negativo, che, se non mortale, consentirà di modificare il modello che diventerà nel tempo sempre più affidabile. Ne deriva che il comportamento di sopravvivenza del gatto, forse come per tutti i viventi, diventando naturalmente sempre più istintivo, scendendo lungo la scala evolutiva della vita, seguirebbe, in qualche modo, le fasi popperiane più o meno consapevolmente: P1 (problema iniziale), TT (teoria tentativa o ipotesi), EE (eliminazione critica dell’errore), P2 (nuovo problema). Tornando al gatto, quando, nella quotidianità, si presenta qualche variabile che rimane anche per poco costante, Ciuci la memorizza e vi si attiene. Qualsiasi evento interattivo che si ripeta si trasforma nella sua memoria come protocollo di comportamento (ipotesi corroborata). Forse sembrerebbe trattarsi di una razionalizzazione indirizzata dei processi “per tentativi, su ipotesi più o meno consapevoli, ed errori”. In questa ottica, probabilmente la epistemologia di Karl Popper sarebbe applicabile a tutto l’Albero della Vita, in maniera più o meno consapevole, presente nel Cosmo!

A nostro avviso, infatti, per certi aspetti, anche i comportamenti dei viventi lontanissimi dagli umani – a partire dai virus, dalle faune improbabili di Burghess del Cambriano medio (leggere sul blog), dai monocellulari, amebe, Parameci,… piante spontanee …, con i loro pur semplici strumenti di difesa, di offesa e per la ricerca di cibo, per sopravvivere – dicevamo, questi comportamenti si potrebbero, forse, attivare, in chiave filosofica, attraverso le diverse fasi popperiane, “accompagnate nella spiegazione”, da processi, a piccola scala, inter e multidisciplinari fisico chimici biologici… differenziati, agganciandosi a micro-meccanismi (piccola scala) come i microtubi (vedere dopo), che dovranno essere ancora studiati in profondità (si leggono già ora alcuni processi di questo tipo, per es., nel conformarsi delle associazioni di piantine spontanee (magari con rami trasformati in aculei) con la relativa fauna, flora associate (insetti, batteri, funghi e quant’altro)… . Naturalmente per questi ultimi casi, fra pensiero e azione non esisterà alcuna riflessione e, a differenza del nostro gatto, per essi, sentire un impulso vuol dire metterlo in atto. Così Azione ed Intelligenza allora coincidono. Come nel Paramecio, situato presso la base dell’Albero evolutivo, con le sue ciglia a guisa di antenne o strumenti per il suo movimento, ma anche capaci di elaborare informazioni provenienti dall’esterno, reagendo all’ambiente circostante al fine di determinare se mangiare, lottare o riprodursie di generare movimenti sincroni necessari per l’esecuzione di queste quattro azioni, attivandosi le proprietà dei così detti microtubi (ogni microtubo sarebbe per alcuni ricercatori, un elemento delle ciglia e non dissimile da un elemento della struttura filiforme del fuso mitotico nella duplicazione cellulare), una struttura enigmatica primigenia, una specie di “pietra filosofale” indispensabile, sembra, per spiegare e riuscire a capire il funzionamento della vita, perché possa sopravvivere a fronte dell’ambiente fisico, a tutti i livelli della scala evolutiva (jeffrey Satinover, nel testo “Il Cervello Quantico, 2002”! Ed. MACRO, a pag 276, a seguire).

Ma ciò (assenza di riflessione) non è poi così diverso da quasi tutti i più civilizzati comportamenti umani! (pontifica con ironia Jeffrey Satinover, op. cit.).

Da questa veloce sintesi, mutuata dal testo di Satinover ( un po’ criptico e di lettura talora ostica dovuti anche alla scarsa nitidezza di molte foto riportate nel testo che abbiamo a disposizione) sembrerebbe comunque si potesse affermare che le ciglia del Paramecio siano microtubi, che costruiscono onde opportunamente sincrone per eseguire le azioni atte alla sua sopravvivenza. Da notare infine che “…Anche i neuroni umani sono particolarmente ricchi di microtubi (il loro citoscheletro è costituito infatti da microtubi) che alimentano sia la propagazione dei segnali sia la costruzione auto-organizzata di nuove connessioni da neurone a neurone“; fra parentesi: un funzionamento anomalo (op. cit., 2002, pag. 278) del citoscheletro della cellula neurale fa perdere sinapsi, causando Alzheimer (una delle ultime ipotesi su questa malattia); la precedente era: la deposizione di placche amiloidi sul cervello posteriore. Ultimamente qualche ricercatore ha anche affermato che fare footing in ambiente ossigenato, se si elaborano col pensiero contemporaneamente problemi, si facilita la moltiplicazione dei neuroni.

Riassumendo la struttura ed il funzionamento di una cellula sono molto più complessi di quello che si pensava pochi anni fa e i suoi misteri forse non sono ancora finiti!

Per ulteriori precisazioni, chiarimenti e per saperne di più, si rimanda al testo dell’accademico Satinover (op.cit., cap. 14)

Per chi volesse approfondire la teoria epistemologica popperiana espressa dalla proposizione logica vera del modus tollens: [(H->Q) U (non-Q) -> (non-H] e vedere la sua critica sul fronte delle ipotesi e dei dati sperimentali, potrebbe, per es., ricercare, su questo blog, con il tag, “Karl Popper” o “Duhem-Quine”, aprendo il post “OSCURI” PENSIERI

Anche da quanto detto, si evince, come il gatto in particolare, possa avere un io anche se non ben definito e forse parzialmente consapevole, per cui comunque si porrà a fronte dell’umano come un individuo che si sente alla pari, in una interazione veicolata, da una parte, da parole chiave in un semplificato linguaggio umano (attento eh!, bravo, no! anche col dito, andiamo!, qualche vezzeggiativo…)  e dall’altra parte, da un “miao” differenziato nel suono a seconda delle situazioni (sgne! stizzito per un netto dissenso, uno gnao debole appena accennato come dire “ci sono, sono arrivato”, uno gnao deciso e ripetuto di rabbia perché si esegua velocemente un comando urgente…un urlo gutturale non ben definibile per spaventare un gatto avversario…), da battito di ciglia (tradotto per es.,“sono in accordo con te”) e ammiccamenti o da torsioni e allungamenti (per indicare e richiamare l’attenzione o un “crecchio”), quando muove la coda sbattendola (per suggerirci di lasciarlo stare), da forme particolari della coda (ritta a punto interrogativo, “ciao e buona giornata”), da rapide graffiature su poltrone (per indicare esigenze e subito dopo ammicca per dire cosa vuole)…; per non parlare del suo magico ruglìo a bassa frequenza, un suono di riconoscenza e di affetto, col quale rasserena se stesso e tutto l’ambiente vicino, quasi a ringraziarci per la nostra presenza; si dice che rugli anche quando sta per morire, per rendere più sereno anche il distacco dalla vita.

CENNI AL COMPORTAMENTO DEL CIUCI

1 – Il Ciuci porta uccellini, topini ed altro per giocarci in casa insieme a noi o per contraccambiare il cibo con cui lo alimentiamo! Per lo più porta animaletti ancora vivi e ciò farebbe pensare che volesse giocare con loro insieme a noi. Il problema è grave in particolare per le arvicole in specie se sono incinte perché la nostra casa è vissuta e piena zeppa di tutto e di più; si rischierebbe una invasione rapida di topolini di campo, pur piccoli e simpatici, in casa, con difficoltà di poterci liberare! Per questo volevamo che il gatto non portasse in casa più niente di vivo! La cosa non era però così semplice a risolvere, dovevamo controllarlo tutte le volte che rientrava! Un giorno arrivò con il suo topolino in bocca vivo. Cercammo di fermarlo e lui lo liberò. Il topolino si mosse davanti al gatto e rapidamente, anche se con dispiacere, lo schiacciammo sul pavimento….il segnale lanciato dalla morte, forse un segnale “morfico” (leggere morfismo sul blog) paralizzò il gatto, alzò i suoi magici occhi gialli verso di noi, poi verso il topino sventrato e avvicinò il muso alla scarpa assassina, mentre gli urlavamo no!, no!, anche con il dito! Per alcuni giorni quando si indossavano le stesse scarpe il gatto le guardava, ma palesemente stava lontano da loro con sospetto, e lo fa ancora oggi! Bene da quel giorno non ha portato più nulla in casa, corroborando quest’ultima ipotesi!

Da riflettere su come nella Natura selvaggia il segnale di morte, in specie la violenta, è fortemente percepibile dagli altri esseri viventi più o meno consapevoli!

Alcuni ricercatori hanno addirittura progettato circuiti elettronici, nella loro intenzione, sensibili a tali segnali! Quello che costruì uno degli autori, mutuando il raccontino che segue sui pescatori di gamberi di fiume ed il progetto del circuito, da una delle tante riviste di elettronica applicata, che al tempo leggeva con entusiasmo ed interesse, e che ancora oggi sono “posteggiate” da qualche parte nella sua nutrita biblioteca sempre più dispersiva e polverosa, emise un segnale (in questo caso elettromagnetico) che, purtroppo, rientrava nel range dell’errore sperimentale (si perdeva nel rumore di fondo). Ci sono anche altre storie che narrano di questi eventi e di animali. Fra gli uomini, sembra, in qualche modo, si percepisca il segnale di morte fra individui legati da emozioni forti. Se muore, per es., un parente od un amico è facile che onde morfiche perturbino i sogni dei conoscenti… nella vicinanza temporale dell’evento, ma forse, date le caratteristiche di una onda morfica a velocità infinita (se esiste!), anche molto lontano nello spazio! Da notare che il concetto di morfismo sembra che fosse stato introdotto nella cultura per ovviare alla mancanza di indizi nel pool genetico degli antenati, che permettessero la trasmissione delle “forme” ai discendenti e non solo i singoli svariati caratteri genetici. Ci torna a mente quello che diceva B. Russell <<Se vedi un gatto ed uno ti chiede “Perché è un gatto?”, la risposta “E’ un gatto perché assomiglia ad un gatto, cioè ha la forma di un gatto!” è accettabile. L’accettabilità della risposta ci sembra potrebbe significare che ci vuol molto di più per trasferire ai posteri la forma!

Come accennato precedentemente, infatti, si racconta che dei pescatori di fiume accesero un fuoco per far bollire dell’acqua in un campo ricoperto di fiori selvatici e raggiunta la bollitura gettarono direttamente nella pentola una manciata di gamberi d’acqua dolce vivi appena pescati. Improvvisamente un “nuvolo” di api ed altri insetti si sollevarono dai fiori, apparvero spaventati e rumorosi intorno al fuoco per poi volar via. Un altro caso accadde agli autori. Sotto la nostra grondaia qualche anno fa, le rondini per un lungo periodo di tempo avevano costruito decine di nidi (oggi ne sono rimasti i ruderi e le rondini si sono dileguate!), e in quel tempo a primavera un centinaio di rondini (balestrucci per la verità) si addensavano in continuo via vai, sopra il nostro pianerottolo in cima alle scale che portano al portone di casa. Una grossa ghiandaia svolazzava anche in nostra presenza, sfrontata e senza paura, addirittura sopra la parabola della televisione murata al parapetto, posta subito sotto la striscia dei nidi e spesso saltava anche sopra di esso, sempre la stessa.  Da tempo, sempre la stessa, attaccava i nidi col becco e gli artigli mandandoli in pezzi, facendo cadere giù in basso i resti con i nidiacei, che poi tranquillamente divorava. A noi lo svolazzare di rondini davanti al portone, non sappiamo perché, ci rendeva felici, rendendo il pianerottolo un luogo quasi magico, come dissero anche i due sacerdoti quando vennero a benedire la casa. Infine, quando ci accorgemmo che le rondini diradavano e le rimanenti schizzavano nervose (conoscevano bene il loro assassino!), prendemmo una decisione un po’ “bastarda” (anche la ghiandaia doveva sopravvivere…, ma noi siamo chiamati a distinguere fra il bene ed il male a favore nostro!); ci facemmo infatti prestare una carabina ad aria compressa e la uccidemmo. Proprio in quell’istante di morte, alzando gli occhi al cielo, in alto vedemmo chiaramente costruirsi una enorme circonferenza stabile e quasi perfetta, ruotante, costituita  da rumorose rondini,  il cui centro si spostava avanti e indietro verso di noi. Al lettore la interpretazione…di questo strano evento. Forse per gli animali più o meno gregari è attiva una intelligenza collettiva.

Dopo questo,  per qualche altro anno ancora, le rondini tornarono in primavera a “manutentare” i loro nidi sotto la nostra grondaia…poi sono sparite. A questo proposito  si può leggere su questo blog gli scritti anche con foto sulle rondini richiamati dai tag  “Breve racconto su un evento di natura” e nel post “Poesie di cose del mito” con la poesia dal titolo “Rondini ed Unicorni”,  ambedue gli interventi degli autori della presente storia)

2 – Dall’ultima foto si intravede la televisione di camera e i relativi fili buttati sul letto. Il Ciuci dorme spesso sul letto e privilegia sdraiarsi sopra qualche filo o toccare con la zampina qualche punto del corpo umano a nudo (vedere alcune foto), in qualche modo. All’inizio rosicchiava i fili e un giorno ne staccò un pezzo, che noi raccogliemmo e in un secondo momento, quando il gatto si riposava, lo costringemmo a guardare questo frammento, strofinandoglielo sul muso, mentre a voce alta e muovendo il dito gli urlavamo il solito No! No! Lui non riusciva a capire, ma poi si avvicinò di nuovo al filo per due volte con la zampa per far finta di aggredirlo (chiaramente per noi, per corroborare o falsificare  una sua ipotesi mentale sul nostro comportamento!) e noi ancora gridando e muovendo il dito, per due volte gli demmo uno scapaccione non molto forte e lui allora capì che non doveva rosicchiare i fili (ipotesi ritenuta da lui corroborata!), perché, nonostante preferisca ancora oggi sdraiarsi sui fili, non li ha più  rotti!

3 – Il comportamento adottato quando viene da fuori in casa e, per caso si siede incerto al centro di quattro porte aperte indeciso a pensare (come spesso fa), è allora che deve vagliare le informazioni sui contenuti delle 4 stanze mappate con accuratezza in precedenza, informazioni, che riesce a mantenere nella sua incredibile memoria, in maniera da poter sospettare delle variazioni che possono essere avvenute in sua assenza, perché è in quelle che potrebbe annidarsi il pericolo! A conferma, in una di queste occasioni Gabriella aveva occupato lo spazio della camerina per stirare disponendo oggetti per questa attività, lasciando però libera la poltroncina dove riposa sempre il gatto, quando sceglie questa stanza. Il Ciuci dopo aver mappato questi oggetti per lui nuovi, annusandoli e esplorandoli con le zampette, decise che non c’era niente di pericoloso (la sua ipotesi corroborata!) e si accomodò sulla sua poltroncina stando ad osservare Gabriella con i suoi occhi gialli spalancati. Si mise subito a rugliare; allora Gabriella gli parlò con le solite affettuose parole di sempre e lui si acciambellò, esponendo la guancia ed il collo in attesa del “crecchio con grattino”. Da notare che spesso quando si arrotola cerca di poggiare capo e musetto sulla parte distale delle 4 zampette e della coda, cioè di porre tutti gli strumenti di interazione con l’ambiente vicini e disponibili ad occhi, testa e dentini aguzzi! (vedere ultima foto)

4 – Che il nostro gatto possa formulare, in maniera inconscia o parzialmente conscia, a se stesso ipotesi e conseguenti aspettative, lo possiamo intuire anche da un altro complicato accadimento. La poltrona del tinello è generalmente occupata da Gabriella, ma se  Gabriella si muove nei dintorni o è seduta su una sedia, allora può essere occupata da lui, e quando lei arriva o si alza, fugge via lasciandole il posto. Quando però ha compreso (in un gioco di falsificazioni e corroborazioni) che può sdraiarsi sulla poltrona senza che nessuno lo rimproveri, allora si adatta anche a dividere il suo spazio con altri.

5 – Il Ciuci è felice quando  uno di noi si sofferma in giardino; controlla dove andiamo: se ci avviciniamo al cancello lui esce pensando  di accompagnarci fino alla macchina; se invece ci sediamo in giardino lui fa “le prodezze”, ci fa ammirare quanto è bravo salendo velocemente sugli alberi intorno e aspettandosi il nostro “bravo”!

A fronte di quanto detto siamo convinti che il nostro gatto Ciuci, che per sua scelta, da anni, non usa più la lettiera (i gatti, si sa sono molto puliti, a volte hanno il fiato maleodorante se hanno mangiato cibo a base di pesce!), possa uscire di casa quando vuole sia di notte che di giorno. Esce per alcune ore al giorno e di notte, ma rientra sempre circa alle stesse ore quasi possedesse un orologio interno. Conosce molto bene il suo mondo esterno e lo controlla tranquillamente con i suoi innumerevoli protocolli comportamentali sempre pronti e attivi in memoria, sperando naturalmente di non incontrare eventi così improvvisi da renderli non prevedibili, a togliercelo o a danneggiarlo per sempre! (per es., un umano nascosto gattofobo con una carabina, un arco, o forse magari una pinza, per poter strappare “di brutto” un unghiolo, da vero delinquente! e Ciuci ha subito forse anche questo ). Qualche mese fa, infatti, arrivò dolorante a casa zoppicando, trascinandosi un grosso unghiolo della gamba destra anteriore, pendolante da un legamento di circa 5-6 cm! Il veterinario disse che un evento come quello non lo aveva mai visto! e fu costretto a tagliare “di brutto” l’unghiolo insieme a tutta la radice, e così il gatto è rimasto indebolito nella difesa per tutta la vita.

Riassumendo comunque pensiamo che il cervello del nostro gatto, tornando alla piccola scala, abbia superato l’efficienza delle così dette reti neurali, ancora in studio, che, per alcuni ricercatori, sembra, abbiano necessità interna di feeback per controllare i propri errori di percorso e questo fatto sembra aprirebbe in qualche modo la via verso la scelta libera, non casuale (LIBERO ARBITRIO)….(leggere, per es., alcuni passi del testo di J. Satinover, op. citata, cap. V°). Se l’umano non è una macchina, non lo è neppure il nostro gatto! Azzarderemmo affermare che il nostro bastardino sembrerebbe, a volte, indirizzare arbitrariamente il proprio addestramento! e di esso diventare così arbitro assoluto a differenza dei gatti di razza più ammaestrabili e quindi meno liberi e degli altri viventi non umani.

Concludiamo riassumendo che il gatto, in particolare il nostro, fortemente curioso, tornando a ragionare sul reale a grande scala, raccoglie informazioni capillari dal territorio, variato e variabile in cui vive, le memorizza nella sua capace e potente memoria, rielaborandole poi probabilmente quando sembra addormentato (e dorme per molto tempo! ). Costruisce così, attraverso la successione popperiana un poco semplificata e reinterpretata, numerosi protocolli di comportamento variabili nel tempo – di difesa, di offesa, ricerca del cibo… o  di tenero conforto – efficaci per la sua vita, affinché tutti i diversificati ambienti visitati e da visitare non contengano sorprese per mantenere – con la vita e con gli eventi molto svariati che vi incontra – un rapporto favorevole per lui, ….ma, per mantenere, in particolare, con gli umani della sua famiglia sempre il solito grande affetto. Di fatto, nel mappare intenso l’ambiente esterno, incontra, certamente più del cane ed altri animali domestici, in positivo o in negativo, altri gatti, cani, topi, ramarri, lucertole, uccellini,… ma anche trappole, terreni avvelenati… per non parlare di macchine biciclette motorini … e umani talora pericolosi per superstizione, per sciocco divertimento o per cattiveria… [una favola metropolitana infatti insegna, se vera, che più commetti ingiustizie e soprusi gratuiti a danno di un qualsiasi “prossimo che vive”, otterrai per te miglior qualità di vita!! come a dire, mutuando un verso di una canzone pseudo-goliardica, “i pezzi di merda non muoiono mai”: (MUORE LA PECORA E LA CAVALLA, MUORE LA MUCCA NELLA STALLA, MUORE LA GENTE PIENA DI GUAI, MA I PEZZI DI MERDA NON MUOIONO MAI!]

Alcune risonanze di quanto raccontato forse ci sono state suggerite anche da alcuni passaggi nella lettura del post di Dario Antiseri “Memoria biologica, Mondo 3 e stati problematici oggettivi” riportato in questo blog.

Protocolli di comportamento insomma, in generale per tutti, non sono sicuri e più dubitiamo di essi e più siamo disposti a crederlo,… più impariamo dalla vita e così più numerosi saranno i protocolli in memoria e più ci sentiremo in sicurezza. Non facciamo come nel racconto del tacchino del matematico-filosofo B. Russell che pensava, al sorgere del sole, di avere il nutrimento, invece trovò la morte… per nutrire gli umani! Facciamo morire le nostre teorie al nostro posto, in questo insegnamento sta qui la soluzione per una vita forse meno serena, ma più intensa e protetta. E’ per questo che molti pensatori religiosi considerano che lo stesso sorgere del sole la mattina possa essere in effetti da considerare un vero e proprio miracolo! Così il nostro Ciuci lo abbiamo scherzosamente ribattezzato “Il grigio quasi popperiano con i baffi!”

Infine, se nel corso del tempo, girovagando nell’etere, a qualche studioso interessato di etologia o quant’altro, prima o poi fortuitamente, gli capitasse di gettare uno sguardo a “ilsillabario2013.wordpress.com“e leggesse per curiosità il nostro post “Ciuci, il gatto“, gli saremmo grati se volesse e ampliare il discorso e/o correggere le nostre argomentazioni considerate sbagliate, inviando un proprio scritto a: ao123456789vz@libero.it; lo aggiungeremmo e/o integreremmo, nell’articolo, così come è, rispettando tutte le Vostre coordinate. Un grazie sentito in anticipo.

COME SCRITTO ALTERNATIVO Friederich Nietzsche manda un commento sintetico al nostro blog del tipo:

DU BIST EIN UNTERMENSCH

riferito agli autori del precedente articolo sul Ciuci

 I nostri post si articolano su scritti partendo da punti di vista diversi. In effetti è apparso un intervento, di autore presumibilmente di lingua tedesca (Friederich Nietzsche), che nel giudicare il precedente nostro articolo, che parla del nostro gatto Ciuci, ci ha avvicinati ad un livello inferiore nell’albero della vita (UNTERMENSCH!) e può anche darsi, che, per certi versi, abbia ragione! la non condivisibilità, per una discussione, era prevista e voluta già nel titolo (ma non certo per una nota di disprezzo che puzza di vendetta!). Lui stesso, l’UMANO, peraltro, vede il nostro caro Ciuci, addirittura, secondo la modalità dello scritto sarcastico, correggendo un tema sul gatto, tratto dal Vernacoliere toscano, trasferendo anche due nostre foto del caro gatto al fine di intensificare il sarcasmo! [per il controllo, dal blog, cercare col Tag “Scritti Sarcastici”]

Davvero non ci sembra un punto di vista corretto, né molto umano, e né molto culturale, anche perché utilizza, per il suo scopo scritti e foto che non sono farina del suo sacco !!!

I docenti: Piero Pistoia e Gabriella Scarciglia

 

SEGUONO ALCUNE FOTO DI RIFERIMENTO DEL NOSTRO GATTO

Qui il nostro Ciuci aveva due anni e a Febbraio 2022 ne avrà cinque; è dell^Acquario, con tutti i suoi pregi e difetti

Nelle due foto precedenti appare un gatto “abusivo”, non so come sia salito sul terrazzo ad est ed il Ciuci sta di guardia a che non entri nella sua casa
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La poltrona nel tinello del punto 4
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PROBLEMI SULLA ENERGIA: post aperto a varie voci (Intervista all’accademico Marco Rosa-Clot, articolo Enel Green Power, contributo redazione ANSA.it ed altro); a cura del dott. Piero Pistoia

POST DA CONTINUARE…

Ringraziamo Autori e Redazioni se ci permetteranno di mantenere su questo blog, che è senza alcun fine di lucro e completamente auto-finanziato, il cui unico scopo è la comunicazione culturale, i successivi interventi. Questo blog, per sua scelta, non riceve alcun contributo sociale o di altra natura. Altrimenti, avvertiti alla mail dell’Editore del blog, ao123456789vz@libero.it, li sopprimeremo.

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Per leggere il primo intervento sull^attuale dibattito energetico, una intervista all^accademico Marco Rosa-clot, promossa da <BYOBLU – la TV dei cittadini>, cliccare sul link successivo.

PREMESSA AL PRIMO INTERVENTO

L^accademico dott. prof. Marco Rosa-Clot della Scuola Normale di Pisa, già docente di fisica teorica e quantistica in varie università, progettatore di sistemi al top per utilizzare le comuni, inesauribili, energie del pianeta per gli umani rispettando in concreto la Terra, autore di apprezzati testi per Università europee ed accademie del mondo, e geniale tecnico progettatore, secondo noi e non solo (dare una occhiata, per curiosità, in questo post al suo spettacolare curriculum), forse alla ragioneria e alla politica, potrebbe dare una mano per superare il bla, bla universale dominante!

Il curatore del post

CURRICULUM SINTETICO DEL DOTT. PROF. ROSA- CLOT

ERRATA CORRIGE: al termine del quinto rigo, dopo oltre, inserire 80

Chi volesse leggere il curriculum di Rosa-Clot piu^ dettagliato può  cliccare sul link seguente:

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Per leggere il secondo intervento originale “Il cambiamento climatico: le cause, gli effetti, i rimedi”, autore  ENEL GREEN POWER,  si rimanda al link:

https//enelgreenpower.com/it/learning-hub/transizione-energetica/cambiamento-climatico-cause-conseguenze; che permetterebbe di leggere sull^energia anche molto altro….,

cioè cliccare questo link da GOOGLE e scegliere la proposizione di interesse.

Comunque, per leggere il nominato articolo, basterebbe, sempre da Google, battere il titolo di esso: “Il cambiamento climatico: le cause, gli effetti, i rimedi”  

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Per il terzo articolo dal titolo:

ALLARME  CLIMA: “La temperatura aumenterà fino alla metà del secolo”

Scienziati avvertono, contro disastri tagliare subito gas serra

Contributo alla discussione sulla energia della redazione Ansa.it del 20-09-2021

Si può leggere l^articolo  completo cliccando da Google
direttamente il titolo

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UN BREVE APPUNTO, PROPEDEUTICO, SINTETICO E SEMPLIFICATO, SUL CALCOLO DEGLI ERRORI SPERIMENTALI IN LABORATORI SCOLASTICI (E NON!), con esempi operativi; del dott. Piero Pistoia, prof. di ruolo ordinario in Fisica

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PARTE PRIMA

PARTE SECONDA

Si riporta una tabella complessa elaborata dall^alunno Andrea Garfagnini, oggi un ingegnere qualificato, al tempo studente del biennio superiore durante un esperimento in laboratorio sul moto uniformemente accelerato, per dare un^idea del metodo usato di cui si parla.

Per chi volesse, in questo blog, approfondire l^argomento precedente , leggere dello stesso autore Piero Pistoia, i post, utilizzando i Tag seguenti per richiamarli: 1-“Riflessione  per una lezione sulla lettura degli strumenti” (approvato in accademia),  2-“Programmi in Basic per il calcolo degli errori di misura” ( art. già pubblicato da DIDATTICA DELLE SCIENZE e informatica nella scuola, n. 132 , pag. 32) e 3- “Un programma per calcolare gli errori su grandezze derivate” (art. già pubblicato da DIDATTICA DELLE SCIENZE e informatica nella scuola, n. 212, pag16)

SCHEDE PER CONTROLLARE L’ASSIMILAZIONE DEI CONCETTI RILEVANTI

Il nostro metodo <insegnativo> comprendeva, al tempo, anche la preparazione di questionari ciclostilati (almeno dieci ogni anno) da somministrare ai singoli alunni come lavoro personale da svolgere in classe per riuscire a misurare l’ assimilazione dei concetti spiegati nelle lezioni di fisica man mano che procedeva lo svolgimento del programma ministeriale. In questo post, che si prefigura come propedeutico alla studio degli errori sperimentali, proponiamo, come esempio di questo aspetto del progetto, le prime due schede per il primo anno di Fisica (teoria semplificata degli errori e primi concetti di cinematica), ma anche una per l’inizio del secondo anno (domande di riepilogo, elettrostatica, una rilevante palestra per i concetti elettrici).

QUESTIONARIO FISICA0001

QUESTIONARIO 1

Per ingrandire i questionari seguenti,  cliccarci sopra appare un cerchietto, a sinistra della parola CONTENUTO…, con cui estendere o contrarre lo scritto. 

QUESTIONARIO 2

Questionario 3 ( il terzo del secondo anno; 1 e 2 di riepilogo)

Da continuare…

IL FIDANZI DOTT. PAOLO, POETA-PITTORE-PSICOLOGO, di seguito, parla brevemente della sua arte in questo modo…e si legga anche una sua poesia “Mare Poco Mosso”, con brevi riflessioni personali di Piero Pistoia e Gabriella Scarciglia

Per leggere lo scritto del dott. Fidanzi in pdf cliccare sul link riportato sotto:

o leggere direttamente in odt:

BREVI RIFLESSIONI PERSONALI, VOLUTAMENTE SOGGETTIVE E, FORSE, POCO CONDIVISIBILI, AL MARGINE DELLA POESIA “MARE POCO MOSSO” scritta da Fidanzi

di Piero Pistoia e Gabriella Scarciglia

Vele, barche e gabbiani sembrano essere metafore di una vita che corre sul pianeta lungo i più impensabili percorsi, favorevoli o sfavorevoli, (lame di sole e specchi alla deriva), attivati dalle sue scelte ora volontarie, ora inconsapevoli o istintive, basate su ipotesi piu’ o meno presenti alla coscienza e alle conseguenti aspettative; ogni aspettativa si configurerà come centro di un bersaglio e l’emergenza sarà così di tipo stocastico. Il palcoscenico di questa corsa è controllato fino ad un certo punto dalle leggi fisiche causali, in sinergia, forse, con i segnali, ancora opachi alla ragione, trasmessi dai così detti campi morfici, all’interno di diversi elementi della terra, dell’inorganico, dell’organico e della vita. Per avere in questo blog piu’ informazioni sui Campi Morfici e sulla Risonanza Morfica, cercare il post con il tag, per es., “Risonanza Morfica”.

L’atmosfera della poesia è resa pacata dal mare poco mosso; i movimenti rapidi della vela, che si inarca all’orizzonte e passa veloce per poi sparire e quelli del giovane gabbiano che, mentre cerca di cantare, si avvita nella piccola onda schiumosa, che accompagna il suo canto, appaiono, a chi osserva, un gioco brioso che taglia tacitamente, in rapida successione, il ritmo dell’onda piccola e lenta.

La vita, a questa vista, appare piena di fiducia e tutto il mondo rasserenato si “rannicchia” (come fa il nostro gatto grigio-argentato, il Ciuci, che ci ha adottato, che “ruglia” in bassa frequenza in attesa delle coccole) (vedere NOTA), affidandosi ad un benevolo Destino di speranza che supera l’indebolimento di libertà, il libero arbitrio.

In generale si tratta di un lento osservare che placa e distende in una nostalgica atmosfera che rende meno grave anche la piccola ingerenza del Fato, un impossibile meccanismo, apparentemente senza regole conosciute, a funzionamento ignoto, da sempre e per tutti, forse anche per gli déi. Anche se, fin dai tempi lontani, quasi come un avvertimento, si tramanda che “è il Fato e non i cavalli a far girare le ruote dei carri!”

In definitiva per chi legge la poesia e forse anche per il poeta, si apre, con un leggero velo di nostalgia, una atmosfera di speranza per il futuro. Anche noi dalla lettura, ci troviamo stampato sul viso un benevolo sorriso di quiete e speranza verso la Vita e la Natura, al di là dei travagli del presente.

NOTA

Le vibrazioni sonore a bassa frequenza, in bio-fisica, sembra in qualche modo “accarezzino” i neuroni del sistema nervoso pacificando l’ambiente interno ed esterno; inoltre, se il gatto che “ruglia” è una mascotte che porta fortuna, una specie di Famiglio nel linguaggio della magia, è plausibile possa interagire, in qualche modo, positivamente anche sul Fato.

INQUINAMENTO DA GAS SOLFOROSI: principali cause ed effetti collaterali sulla salute; scritto del dott. Sergio Landini. A cura del dott. Piero Pistoia

A Francesco Giovanni Bissoli è piaciuto il seguente articolo; si ringrazia.

PREMESSA

di Piero Pistoia

Cenno alla strana unità di concentrazione ppm priva di unità di misura (ppm=sigla per parte per milione)

Riuscire a intuire come sia possibile ridurre una misura di concentrazione standard ad una specie di concentrazione senza unità di misura, viene facilitato dall^uso del sistema metrico decimale: così se un milligrammo è un millesimo di grammo e grammo è a sua volta un millesimo di chilogrammo, ne consegue che un milligrammo è un milionesimo di chilogrammo (1000*1000 =un milione). In altri termini piu^ verbali, un milligrammo è una parte di un milione di parti tutte uguali costituenti un chilogrammo, cioè una misurazione può avere un valore espresso in una parte per (o su o di) milione di parti uguale a lei (come un milligrammo per ogni chilogrammo: 1ppm=1mg/Kg ovvero 1ppm=1mg/10^6mg). Come si vede mg si semplifica e ppm è privo di marca (grandezza adimensionata)

Questa sigla ppm si usa per misurare basse concentrazioni di un elemento chimico o di una sostanza presente in un^altra sostanza, sciolta o dispersa, che la contiene, e ci indica quanti milligrammi della sostanza contenuta sono presenti in ogni Kg o m^3 del contenitore (per es. acqua, aria, crosta terrestre, e altre sostanze che contengono la sostanza in studio).

Esempio

Ammettiamo si voglia ottenere in ppm la concentrazione di acido solfidrico in aria; si dovrà imparare come trasformare 1 m g/m3 = 1 10-6 g/m3, in ppm : a) Prima si deve trovare il numero di grammi-molecole contenute in 1  m g, dividendolo per il peso molecolare in g dell’H2 S [10-6g/ PM-H2S in g]; b) Si moltiplica questo numero di molecole per 22.41 litri (0° e 1 atm: condizioni standard) che è il volume di una grammi-molecola, ottenendo il volume di tutte queste moli espresso in litri [10-6 g/(34 g) *22.41 litri]; c) Questo risultato lo dividiamo per 1000 litri (che corrisponde ad un 1 m3). Con il passaggio c) il risultato voluto è che 1mg m3 = 0.659 litri/(106*103 litri) = 0,659*(10-3) litri su 106 litri =0.659*10-3 ppm.

Segue in pdf il calcolo a mano dell^esempio:

cvd

Seguendo i suggerimenti del blocco precedente è possibile calcolare anche il ppm per le concentrazioni di O3 e SO2 seguenti:

Controllare anche il seguente conto:

Da continuare…e controllare

Per vedere l^articolo in pdf cliccare su:

BIBLIOGRAFIA

UN PRESEPE NON CONFORME, perché acquista significato dal concetto di RISONANZA MORFICA, che è ancora in fase di ricerca e sperimentazione al margine delle accademie (con breve argomentazione di Pier Francesco Bianchi a sostegno di questo scritto); di Piero Pistoia

In fondo una breve riflessione dell’Amministratore

Nella mia sala, più o meno ordinati, ci sono sassi, geodi con cristalli (calcedoni, quarzi, magnesiti),  fossili, sculture che potrebbero somigliare ad “idoli”….insomma “oggetti” del creato e anche, se indirettamente, degli umani, che, secondo la mia intenzione, potrebbero rimandare nel complesso a tutte le “cose” che esistono nel cosmo. Reinterpretando questi oggetti, in nome anche della tolleranza generalizzata di pensiero emanata dalla globalizzazione, ho pensato di progettare un piccolo Presepe descritto sotto.

DIDASCALIA-Foto di un frammento di una parte del presepe che, nella mia intenzione, dovrebbe “simulare” tutte le “cose” dei pluri-Universi, che guardano curiose, attonite e perplesse alla parte umana del presepe, situata davanti, che si articola intorno alla capanna dell’EVENTO SACRO di cui è assente
la foto. In prima fila si notano i fossili del grande riccio (Echinide) pliocenico, CLYPEASTER pentagonum, dietro, geodi di calcedonio, opale, quarzo e magnesite e specie di idoli vari scolpiti in pietra arenaria e legno da umani, e dalla Natura (i sassi mammellonati)……….

“Il verbo era nel principio ed il Verbo era in Dio.

Dio era il Verbo. Questo nel principio era Dio.

Ogni cosa fu creata per suo mezzo e

senza di Lui nulla fu fatto di ciò

che è stato creato”

(Vangelo secondo San Giovanni, fine I° secolo)

“Il Tao genera uno,

uno genera due,

due genera tre,

tre genera tutte le cose”

(Laotzu oltre 4000 ante Cristum natum)

La Creazione ha in sé il potere, accompagnato dal Dio (al di fuori del tempo; tag: Freccia del Tempo), di diversificare, di moltiplicare, evolvere dal semplice al complesso, al molteplice, e questi contenuti si ritrovano indipendentemente, in quasi tutte le cosmologie antiche e in quasi tutti i miti della Creazione in ogni tempo ed in ogni luogo (in ogni particella della Creazione!)

Chi volesse leggere di piu^ sul concetto, in via di precisazione, di “Risonanza Morfica”, da questo sito (ilsillabario2013.wordpress.com) può cercare con il tag, per es., Risonanza Morfica o Sermonti.

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Su questo postulato ho ricevuto una mail il giorno 02-02-2021 da parte del dott. Pier Francesco Bianchi (amministratore del blog) che qui riportiamo:

Caro Piero,

ho riflettuto su quello che hai scritto e sul postulato che hai messo alla base del presepio che hai fatto per Natale. Queste particelle di un oggetto animato o inanimato, se al minimo cambiamento, emettono una vibrazione o un’onda che si propaga nell’Universo, certamente il Progettatore di esso le percepirà e le comprenderà. Certamente però il Creatore non ha influenza su questi cambiamenti, altrimenti non si spiegherebbero tanti avvenimenti che accadono sulla terra. Però una volta che il Creatore ha percepito questo, non è dato di capire che cosa farà di questa sua percezione. [Certamente avrà il modo di registrarla nella sua infinita memoria; N.d.A.] . Quindi comunque queste particelle saranno in certa misura in contatto con il Creatore e pertanto in questa luce ha senso fare partecipe questi oggetti alla nascita del Figlio di Lui. Questo è quello che penso; non so se ho centrato la tua argomentazione.

Da pfBianchi@ hotmail.com

N.B. E’ opinione dell’autore di questo post che il rapporto fra il Creatore architetto e la sua ‘creatura’ non si limiti alla sfera morale! Questa interpretazione molto limitativa sembra dipendere dalla situazione storica con i relativi interessi emergenti degli umani. Se non vogliamo che l’atto creativo sia opera di magia, indebolendo la credibilità e la figura del Creatore, è necessario pensare ad una sua applicazione di numerosissime e potenti leggi razionali (o forse anche non, da noi impensabili) conosciute e sconosciute (ancora da scoprire, forse e lo speriamo, nelle ombre della meccanica quantistica-relativistica) nella sfera della FISICA-MATEMATICA la cui emergenza, dopo sette giorni (o quanti furono!), si rivelò essere l’intero Universo capace di evolvere, non ancora completamente mappato!

VINCENT VAN GOGH: IL GENIO LA SOLITUDINE LA PAZZIA; di Marino Magnabosco

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Marino Magnabosco, studente al tempo iscritto all’Istituto Tecnico Industriale di Pomarance (PI), scrisse questa interessante ricerca sul grande Vincent: da una sintesi iniziale, alla influenza sulla sua pittura  della Scuola Olandese,  degli Impressionisti e dell’arte giapponese.

Un enorme e sconvolgente campo di grano sotto cieli tormentati, svolazzano corvi neri , oscuri presagi della vita travagliata e solitaria del grande artista.

 

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