NOTE DI FILOSOFIA: OLTRE IL MITO DEL DATO, DA CARNAP A QUINE; del docente Andrea Pazzagli

(quattro paragrafi)

Post in via di sviluppo

Per leggere l’articolo scorrere le tre pagine sotto o si può anche cliccare, sotto il riquadro di 3 pagine, sul link: “pazzagli-note- filosofiche-1”

Per integrare alcune notizie e chiarimenti su Quine (a nome di Piero Pistoia ed altri), cliccare dal sito il tag “Quine”

LE EMOZIONI POETICHE DI PIERO PISTOIA: commenti a più voci, post aperto; docente Andrea Pazzagli e dott.ssa Stefania Ragoni, al tempo dirigente scolastico

Post già pubblicato il 19-agosto 2014, ma riproposto per renderlo di nuovo visibile.

PREMESSA DI PIERO PISTOIA (editore del blog) eventuale da scrivere

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I commenti che seguono sono stati rivisitati dall’inserto cartaceo ‘Il Sillabario’

ASPETTI DIONISIACI DELLA POESIA

DI PIERO PISTOIA

Dott.ssa  STEFANIA RAGONI 

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Leggere, per es., in questo blog “Poesie di caccia e Natura” di Piero Pistoia

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IL MITO E LA POESIA DI PIERO PISTOIA

Insegnante ANDREA PAZZAGLI 

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SENTIMENTO DELLA NATURA DI PIERO PISTOIA

 di ANDREA PAZZAGLI

La filosofia, dicevano i Greci, promana dallo stupore che pervade l’uomo di fronte al mondo, al libero manifestarsi (alèteia) di quella phisys che non si lascia mai completamente comprendere dalla ragione calcolante della scienza, della tecnica, delle metafisiche razionalistiche.

Non diverso dal filosofo è il poeta: è poeta chi sempre di nuovo sa meravigliarsi e dire la sua meraviglia davanti allo spettacolo del mondo, sempre uguale eppure sempre diverso, se nuovo sa essere l’occhio che lo contempla.

A ciò probabilmente pensava anche pascoli quando paragonava i poeti ai fanciulli (poetica del fanciullino); i poeti ed i fanciulli condividono la prerogativa di sapersi ancora stupire, sanno, ancora, non essere banali e non rendere banale il mondo circostante.

Questi pensieri si affacciano alla mente mentre leggo o ascolto le poesie di Piero Pistoia. Sono versi, appunto, mai banali e riescono ad esprimere, spesso con forte efficacia, un senso di profonda partecipazione all’Essere, di comunione con la Natura ( intesa nell’accezione greca di phisys, non quella oggettivante dei Positivisti) non facile da trovarsi. Non c’è in questi versi alcuna imitazione di D’Annunzio e dei suoi panismi, piuttosto l’espressione del legame fra noi e ed il mondo, tra noi e la Natura, che, una volta, era forse dato dal senso comune, ma che, oggi, solo le parole della poesia sanno ancora esprimere. La campagna, il bosco, il fiume, i declivi, le piagge: ecco i luoghi della poesia di Pistoia, luoghi dove ora va a caccia e che, nella memoria e nei versi, tuttavia si confondono con quelli, geograficamente e temporalmente lontani, dell’infanzia già remota. Luoghi, visioni: ma, va notato che, per Pistoia il dato visivo non è mai isolato, si arricchisce, si sostanzia di altre sensazioni, più forti, più carnali, più animali quasi, soprattutto uditive e olfattive. Chi (e anche Pistoia è fra questi) ha varcato il limite della maturità, raramente è esente da una vena di nostalgia per un passato sentito perduto e irrecuperabile: nostalgia si respira in effetti anche in talune di queste poesie, ma senza che mai divenga tono dominante, che mai riesca a spegnere la corposa energia di vivere che rimane tratto distintivo.

Resta da dire del linguaggio poetico. Non voglio azzardare giudizi ed analisi, ma credo che i lettori converranno nel riconosce la sciolta, agile eleganza di questi versi che, senza riferimenti troppo espliciti, mostrano però come l’autore abbia fatto propria la lezione della poesia del primo Novecento.

Gli interessi scientifici  di Pistoia, le sue incursioni in svariati campi del pensiero, non sono senza eco nelle sue poesie: numerosi i rimandi a teorie scientifiche e matematiche, frequenti le parole tratte da vocabolari settoriali. Ma (ed è questa una riprova della solidità del linguaggio poetico dell’autore) queste parole. questi rimandi, non stridono affatto, si inseriscono anzi nel contesto, lo arricchiscono e ne fanno esempio della necessità, oggi centrale, di ibridare discipline, esperienze e vocabolari.

LE POESIE DI PIERO PISTOIA SUL BLOG SONO RAGGRUPPATE, FRA L’ALTRO  (es. TERREMOTO IN MOLISE- Vangelo secondo Luca…),   ALLE SEGUENTI VOCI (tags)

Riflessioni non conformi

Poesie di paese

Fatica di vivere

Memoria memoria…

Poesie di caccia e Natura

Poesie di “cose” del mito

Solo rassegnazione

Tempi perduti

ALCUNE RFLESSIONI SULLA POPOLAZIONE DELL’UCRAINA dell’accademico dott. Paolo Ghelardoni

PREMESSA

Ho allegato alcune riflessioni sull’Ucraina riguardo alla sua

popolazione; niente di originale ma ho raccolto da fonti diverse dati e

notizie che mi sembrano interessanti sulla difficile situazione attuale

e futura di questa popolazione che è destinata ad un avvenire molto duro

e che risente delle lotte fra occidente e Russia e ne paga sulla sua

pelle i disastri.

Con una superficie quasi doppia dell’Italia (570 mila kmq) nel 2010 aveva una popolazione di 45 milioni di abitanti per 2/3 concentrata nelle città; tra queste la capitale Kiev (2,5 milioni di abitanti), poi Karkov (1,5), Dnipropetrovk (1,1), Doneck (1,1), Odessa (1,05), Leopoli (0,8) e altri capoluoghi di provincia vicini al mezzo milione di abitanti.

Già dal 1990, quando aveva una popolazione di 51 milioni di abitanti l‘Ucraina ha visto una forte riduzione di questi causata dal peggioramento delle condizioni economiche e sociali dovute alla dissoluzione dell’Unione Sovietica per cui una forte emigrazione sia verso i paesi occidentali che verso i paesi dell’ex-URSS, aveva ridotto a 45 milioni gli abitanti nel 2010. I continui sommovimenti politici per l’alternarsi al potere di presidenti filorussi e filoccidentali, una forte corruzione, un apparato giudiziario in parte compromesso dalle influenze politiche, una libertà di stampa limitata, hanno contribuito all’insicurezza della popolazione inducendola a cercare paesi più tranquilli. Il sistema educativo è invece relativamente solido con un tasso di alfabetizzazione al 100%, un livello delle scuole primarie e secondarie molto elevato con un numero crescente di studenti universitari; ciò che dà una buona qualificazione alla popolazione in genere.

Come diversi stati europei, compresa l’Italia attualmente, il bilancio demografico è negativo, cioè le morti superano le nascite. L’Ucraina oggi, senza le repubbliche del Donbass, del Lugansk e la Crimea, ha una popolazione di poco più di 30 milioni di abitanti dei quali circa 7 milioni si sono trasferiti nelle aree occidentali del paese meno pericolose, ben 3,5 milioni sono fuggiti all’estero, forse migliaia i morti per i bombardamenti e i combattimenti; ridotto il numero dei lavoratori costretti alle armi sottraendo una forte capacità produttiva al paese; difficoltà di sviluppo economico che rende la nazione dipendente dagli aiuti esterni; diminuzione enorme della capacità di riproduzione della popolazione.

Prendendo in esame alcuni recenti dati statistici infatti la situazione demografica ucraina presenta serie difficoltà. Il tasso di crescita è del 6,6 per mille, un tasso di decessi del 14,7 per mille e l’aspettativa di vita dei maschi è di 66 anni e delle femmine di 76; il tasso di fertilità è di 1,3 bambini per donna, molto al di sotto del tasso di sostituzione che è del 2,1, quindi forte declino demografico anche per la mortalità infantile doppia di quella europea. Negli ultimi 25 anni, pur con sensibili oscillazioni da un anno all’altro, la popolazione è diminuita di quasi 300 mila persone l’anno.

L’Ucraina è uno dei paesi più poveri d’Europa, stime recenti le danno un reddito medio mensile inferiore ai 300 euro con una situazione aggravata dal covid-19 per le evidenti situazioni di carenze socio-sanitarie.

La massa di profughi in libera uscita dall’Ucraina ha il carattere di una evacuazione. Si sta sottraendo popolazione alle aree urbane e quindi si colpisce la capacità del sistema terziario (servizi, commerci), si sottrae popolazione al secondario compromettendo le industrie e diminuisce la popolazione rurale che costituisce il nerbo della produzione agricola e primaria anche nelle esportazioni. Il fatto che ad emigrare siano soprattutto donne e bambini non è un vantaggio; qui le donne procreano poco ma lavorano più degli uomini e i bambini che se ne vanno sono generazioni che si perdono e non saranno disponibili quando il paese ne avrà più bisogno; rimangono i vecchi e i maschi adulti risorse precarie per la guerra. Di fatto il paese, che da otto anni è in più o meno intensa guerra civile, si priva di tutte le risorse economiche e demografiche per condurla. (F.MINI, La guerra demografica. In “Ucraina.La guerra e la storia.Paper First.2022)

Tra i paesi interessati all’emigrazione ucraina, l’Italia accoglie un consistente numero di Ucraini che rappresentano la quarta comunità tra le nazionalità extra-Ue. La composizione è fortemente sbilanciata a favore del genere femminile con il 78,6% di donne contro il 21,4% di uomini.

Nel nostro paese con l’invecchiamento della società e la crescente partecipazione delle donne alla forza lavoro si è creata una corrispondenza puntuale e perfetta fra la domanda delle famiglie italiane di una manodopera economica (atta a lavorare con gli anziani a tempo pieno) e l’offerta di donne bianche, cristiane, di mezza età e sole provenienti dall’Ucraina. Nel gennaio 2020, ultimo rapporto del ministero italiano del Lavoro, i 230.639 cittadini ucraini in Italia rappresentavano la quarta comunità extra-Ue e il 6,4 dei cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti; gli ultrasessantenni raggiungevano un’incidenza del 24,6% mentre i minori erano solo il 9,1%.

La tipica rappresentante dell’emigrata ucraina è una madre che garantisce il benessere economico della sua famiglia sacrificando il proprio, subendo un processo di svalutazione radicale; spesso ben istruita e qualificata, in Italia trova solo lavori sottostimati e mal pagati nel settore domestico e assistenziale. Questo le permette di risparmiare su vitto e alloggio e poter effettuare rimesse in patria anche molti anni dopo la partenza; nel 2021 gli ucraini hanno spedito a casa 141 milioni di euro.

“L’espatrio è vissuto dalla stragrande maggioranza delle ucraine in Italia come una sospensione della storia personale, un momento transitorio della loro vita, con il piano di restarvi un solo anno o due, guadagnare abbastanza per risolvere i problemi economici a casa e aiutare i figli ad avviare la propria strada verso l’indipendenza. E invece il soggiorno in Italia si protrae per anni trattenendole in una condizione precaria e marginale. Il ritorno, che resta intenzionalmente l’obiettivo principale di molte, diventa mito e miraggio. La situazione di instabilità permanente impedisce loro sia di integrarsi pienamente nel tessuto culturale italiano sia di mantenere una posizione sociale nel paese di origine.”

La maggioranza (oltre il 90%) degli immigrati ucraini in Italia proviene dalle regioni occidentali storicamente non russe anzi con una forte separazione di fede, lingua e storia con Mosca che anche la diaspora italiana mantiene viva.

Quanto all’altra minoritaria russofona rimpiange il passato sovietico della zona orientale con condizioni economiche e lavorative un tempo migliori e considera russi e ucraini un popolo solo.

In sostanza l’integrazione della minoranza ucraina in Italia rimane incompleta; essa è fondata non su famiglie complete ma su un numero massiccio di madri che svolgono lavori di ripiego e che sono mosse dall’intento nel rientrare a casa nel giro di un paio di anni; per cui chi arriva si sente sempre un po’ in transito. Tutto questo suggerisce un’integrazione dimezzata che fortunatamente non significa ghettizzazione. (G.CRISTINI, La diaspora ucraina in Italia divisa dal Dniepr. Limes. La Russia contro il mondo.2022.).

La precarietà della permanenza e l’incertezza per le sorti del paese sono notevoli tenendo conto anche del fatto che con la guerra nel Donbass del 2014 lo sviluppo del paese era gravato, prima dell’invasione del febbraio 2022, da 13 mila morti, 33500 feriti, 1,5 milioni di persone costrette alla fuga, il 7,2% del territorio espropriato o non più sotto controllo (la sola regione di Doneck prima del conflitto ospitava il 10% della popolazione totale, produceva il 20% del PIL e il 25% delle esportazioni) un danno complessivo che secondo le diverse stime va dai 70 ai 300 miliardi di dollari. E le sue conseguenze sulla psiche collettiva hanno senza dubbio incentivato il proposito di allontanarsi il più possibile dalla Russia; infatti nel giugno 2021 una ricerca nel paese aveva accertato che il 65% degli ucraini era favorevole ad interrompere o ridurre la collaborazione con la Russia e la sua influenza sul paese. (F:SCAGLIONE, Senza Urss niente Ucraina. Limes. CCCP. Un passato che o passa.2021).

Dopo il 2014 e fino al 2021 è emigrato dell’Ucraina verso la Russia più di un milione di persone e questi russi erano occupati in genere nel settore industriale e in quello pubblico ed erano in media più istruiti, tra loro molti professori e scienziati. Un altro elemento da considerare per il difficile futuro dell’Ucraina.