UNA PASSEGGIATA FIORITA; scritto e foto originali di Anna Cristina Moratti

Per vedere  questo articolo a nome della “Associazione apps “carrozzadergambini” in pdf, cliccare su :

Passeggiata fiorita n

ovvero leggermente rivisitato, cliccare sul file in pdf :

passeggiata-fiorita-1_corretta (2)

Due brevi interventi “GUERRA ASIMMETRICA E TERRORISMO A CASA NOSTRA” e “LA BISTECCA IRACHENA” di Piero Pistoia”

PREMESSA

Sono passati circa sedici anni ormai da quando spedii questi due scritti, in qualche modo correlati (il secondo come riflessioni al margine del primo), alla redazione di un giornale locale (LA SPALLETTA) nella lontana primavera del 2004; oggi rileggendoli mi sono meravigliato di quanto  mi siano sembrati ancora molto attuali concettualmente.

ERRATA CORRIGE- Alla fine  del post, gli ultimi tre righi della terza colonna sono poco leggibili, pertanto  li ripropongo: “Chi ricostruirà la vita di piccoli, donne e vecchi, chi la Cultura perduta, chi la “Diversità” distrutta?

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COSE ALLA ‘RINFUSA’ DI BRUNER E FEYERABEND di Piero Pistoia e Gabriella Scarciglia

Articolo riproposto per  la sua attualità, leggermente rivisitato – per leggerlo cliccare su:

COSE DI BRUNER E FEYERABEND

Oppure leggerlo direttamente di seguito:….

 

Sono nelle storie e interpretazioni che ci raccontiamo

le cause della nostra felicità e delle nostre

disgrazie altro che gettare nel fuoco

ciò che non è spiegazione causale,

come pontificava Hume!

J. Bruner

 

COSE DI BRUNER E DI FEYERABEND

di Piero Pistoia e Gabriella Scarciglia

  • Il processo di apprendimento proprio delle Culture umane (afferma Bruner) è un processo interattivo dove le persone imparano le une dalle altre e non attraverso il mero procedimento del narrare e del mostrare. Appare così evidente il ruolo nuovo del maestro, che, nel migliore dei casi, prima preparava ed organizzava la sua lezione, o almeno pensava alle idee da esporre, alle argomentazioni da proporre, in vista della acquisizione di uno o più concetti. Sistemava cioè la materia in una scaletta che poi avrebbe esplicitata in una maniera chiara e coerente. Ma se viviamo in un mondo complesso-caotico introdurre una sistemazione non significa forse introdurre un aspetto illusorio? Nella nuova ottica la classe diventa una sotto-comunità dove si impara in scambi reciproci di idee ed argomentazioni. L’insegnante non è più così il detentore del sapere, onnisciente, ma un coordinatore dello scambio di idee e saperi degli altri, un orchestratore. E’ facile che molte idee scambiate siano sciocche dal nostro punto di vista; ma anche l’idea più sciocca può avere dei punti a sua forza per alcune persone e non solo. In sistemi complessi verrebbero favorite proprio le idee meno apprezzate dalle posizioni ufficiali dell’interno delle trappole della conoscenza (Piero Pistoia, Frattali, logica e senso comune, Didattica delle Scienze, La Scuola, Brescia, aprile 1995). Non poniamo limiti alla immaginazione, è questo lo slogan di Feyerabend che dovrebbe animare le classi; lasciamo proliferare i diversi punti di vista, diamo ascolto a tutte le voci, anche e specialmente a quelle dissonanti e sorprendenti per le tradizioni standard. Sono le idee diverse, le posizioni diverse, i punti di vista diversi (e più sono e meglio è) che producono progresso in ogni campo.

  • Non c’è un’unica spiegazione, quella causale, quella apollinea, avulsa dal contesto, il cui punto di vista è da “nessun dove”. Ma tante interpretazioni a seconda dei contesti, delle tradizioni e delle Culture. Questo tipo di atteggiamento in classe è, a nostro parere non soltanto opportuno, ma necessario in un momento in cui la Scuola sta diventando sempre più multietnica; in ogni classe si incontrano storie, tradizioni, culture di mondi totalmente diversi fra loro; convivono e si confrontano alunni tedeschi, svizzeri ecc. ed anche marocchini, albanesi, sloveni ecc. senza contare le varianti all’interno della nostra tradizione (i poveri ed i ricchi, i figli dei divorziati e quelli adottati ecc.). La famigerata formula di pluriclasse, fortemente criticata in ambiti pedagogico-didattici e da tempo eliminata, non sarebbe oggi, se rivisitata, una proposta all’avanguardia? Ecco due concetti irriducibili a confronto/scontro: la spiegazione e l’interpretazione, l’armonia e l’ambiguità, l’aspetto addomesticato e l’aspetto più selvaggio della conoscenza, se non quella del lupo, almeno quella del cane bastardo, che non è asservito al padrone razionale fino in fondo (Piero Pistoia, Il cane, il lupo ed il bastardo, Didattica delle Scienze, La Scuola, Brescia, novembre 1994).

  • Forse esistono situazioni psico-biologiche ereditate dalla specie (specie specifiche), ma l’efficacia delle costruzioni degli altri significati, all’interno di questo background psico-biologico dipende quasi esclusivamente dai teatri culturali in cui avviene l’interazione (“mercati simbolici” di Bourdieu). Bruner,1996, pag. 126. L’aspetto esplicativo-causale è certamente potente (forse troppo) nella tradizione della ricerca scientifica (nella tradizione di un Indiano Hopi che significato potrebbe avere il tensore di gravità di Einstein?) ma solo se rimaniamo in ambiti spazio-temporali limitati e con poche variabili; è infatti capace di prevedere e controllare per tempi brevi il mondo fisico inorganico (che poi non è tutto il mondo inorganico) e perfino alcuni pochi aspetti del mondo della vita. Comunque certamente non riuscirà a fornire ragioni causali all’enorme mare tempestoso (per dirla con Wittgenstein) che squassa la piccola isola del razionale, addomesticata, povera e sonnolenta (“Che Dio ci scampi dalla povertà della visione e dal sonno di Newton”, Blake). A nostro avviso la stessa isola, insieme alla sua frontiera, potranno trovare anch’esse, nell’ambito della narrazione e della interpretazione, i modi per aprire nuovi percorsi, direttrici teoriche ed operative mai sperimentate, per recuperare dal non dicibile i nuovi giochi per agitare opportunamente il dicibile e rompere i paradigmi (Piero Pistoia, La teoria, la Realtà ed i Limiti della conoscenza, Didattica delle Scienze, La Scuola, Brescia, ottobre,1993).

  • Come insegnare l’argomento più vicino alla vita, quello delle “narrazioni” e delle “interpretazioni “ per eccellenza, come gli Studi sociali, la Storia e la “Letteratura” (le tre P di Bruner, il Presente, il Passato ed il Possibile) che a differenza della Scienza, suscita passioni contrastanti? Come si fa ad insegnare ai giovani una storia tragica e travagliata, che da molte parti è considerata un grosso errore? Come facciamo ad indurre la nuova generazione a riflettere sulla propria storia, non solo a studiarla, ma a reinterpretarla? Le reinterpretazioni possono “smascherare” le storie ufficiali delle nostre vittorie? E’ permesso? Ogni vittoria porta con sé ideologie, verità, insegnamenti istituzionalizzati da comunicare ed imporre! Sono queste le “narrazioni” che le nuove generazioni devono cercare di formulare od almeno porsi il problema di poterle formulare, se non la necessità di formularle.”Ma allora non c’è niente di sacro?”, si chiede Bruner (1996, pag.104) e la sua risposta è “Di sacro c’è che qualsiasi ricostruzione del Passato, del Presente e del Possibile che sia ben forgiata, ben argomentata, scrupolosamente documentata e prospettivamente onesta merita rispetto”. Nell’operazione Desert storm (Guerra del Golfo), abbiamo vinto o perso? Perché nessun lutto ufficiale per le decine di migliaia di civili iracheni uccisi? Bruner 1996, pag. 127. Quanti dei nostri? Per non parlare di quella efficace e brillante azione strategica, dal sapore fortemente “causale”, che vince in un sol colpo la guerra: migliaia di soldati nemici soffocati nella sabbia del “loro“ deserto, nelle trincee scavate nella “loro” terra, al semplice passaggio dei “nostri” potenti carro-armati giunti da un “lontano” continente. Il nemico non ha forse donne, bimbi e vecchi e ragioni da vendere? Proprio come noi, i vincitori! Non sono forse umani come noi e come noi appartenenti alla stessa specie Homo sapiens (sottospecie sapiens)? Dalla molteplicità delle interpretazioni della storia del passato, potremmo acquisire la compossibilità di soluzioni ai problemi del presente, aprendo possibilità più umane per il futuro. Sono nelle storie che ci raccontiamo le cause della nostra felicità o delle nostre disgrazie, altro che gettare nel fuoco ciò che non è spiegazione causale, come suggeriva Hume! Se sono tutte sofisticherie ed inganni (Hume), perché in regime di tirannia i primi ad essere imprigionati sono i romanzieri ed i poeti? Lo stesso Platone voleva espellere i tragediografi dalla sua Repubblica perché inutili e pericolosi! Rendere strano ciò che è fin troppo familiare ed aiutare a vedere continuamente in modo nuovo, a chi fa paura? Da una parte l’uso strettamente razionale e quindi innaturale e violento che fa la società dell’uomo, dall’altra l’interpretazione, collegata al sacro interiore (Moravia). Se davvero vogliamo rinnovare la Scuola portiamo in classe romanzieri e poeti!

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NOTE

Il lettore che volesse ritrovare ed approfondire le idee appena accennate, può leggersi gli ultimi due libri scritti da Bruner e Feyerabend (Bruner, La cultura dell’educazione, Feltrinelli,1996 e Feyerabend, Ambiguità e armonia, Laterza 1998), che riassumono le loro tesi, oggetto di lunghi e sofferti dibattiti nel corso dell’ultimo mezzo secolo ed oltre. Da notare infine che tutti gli articoli di riferimento scritti da Piero Pistoia si trovano riportati in questo blog.

Piero Pistoia e Gabriella Scarciglia

“COMMENTO DELLA DOTT.SSA STEFANIA RAGONI, ALLORA DIRIGENTE ISTITUTO COMPRENSIVO POMARANCE, SUI SASSI MAMMELLONATI”, “ALCUNE POESIE DELLA STESSA AUTRICE” e “UN COMMENTO A POESIE DI TERZI”; a cura di Piero Pistoia, Editore

POST IN VIA DI COSTRUZIONE…

Se la dott.ssa Ragoni volesse modificare o integrare i suoi scritti od anche sopprimere questo post, ovvero scrivere su qualche altro argomento, conforme allo spirito di questo blog… contattare ao123456789vz@libero.it.

Riproponiamo il commento della dott.ssa Stefania Ragoni sui “sassi mammellonati”, per renderlo più visibile, data la sua densità espressiva e culturale, a fronte degli altri ben undici commenti  riportati, in questo blog, al termine dell’articolato post, su questi oggetti, firmato da Piero Pistoia e Giacomo  Pettorali

 

 VEDERE” LA BELLEZZA DI UNA PIETRA E’ UN DONO

E’solo un sasso “. E’ un primo commento di qualcuno, forse di molti, comprensibile in un mondo in cui non tutti sono filosofi . O poeti.

Galileo, davanti a un sasso, aveva l’ardire di supporre che anche dietro quell’oggetto informe, si celassero le leggi universali della natura, svelando le quali si troverebbero i disegni di Dio. Così apriva la suggestiva terra di confine tra scienza e religione in cui anche oggi ci ritroviamo, più o meno schierati nell’uno o nell’altro campo.

Certo, è sconvolgente pensare che anche i sassi sono composti di molecole come noi, e che sono gli spazi intercellulari, i legami, a determinare, talvolta, le infinite forme di questo nostro universo, così ricco da togliere il fiato. E pensare che il sasso, questi sassi, c’erano molto prima di noi e saranno ancora lì quando di noi si sarà persa ogni traccia. Noi abbiamo il potere di forzarlo, di modificarlo, ma tra cent’anni lui sarà qui. E noi no.

E’ già stato pietra di una casa, muro di un campo o drenaggio di un oliveto e potrà esserlo ancora, cambiando sì, ma con una lentezza sconvolgente, terribile. Perché il suo tempo è un altro tempo : non è il nostro che è un soffio.

E, fra tanti, ci affascinano questi sassi di fiume, perché ritroviamo la dinamicità della vita, delle modifiche, del lento divenire che anche un sasso mostra, i segni del suo scontro quotidiano con l’altro elemento sacro: l’ acqua.

Non te lo sai spiegare, ma se ti fermi davanti a un sasso, come davanti all’acqua o al fuoco, ti perdi .

Non quesiti metafisici scaturiscono, ma il senso di una sacralità atavica che componeva di sassi i templi agli dei o i cerchi magici nei campi dove non streghe, ma antiche donne “ sagge “ cercavano la divinità dentro di loro, prima che il Cristo lo confermasse che è vero, Dio è anche dentro di noi.

E pensi che proprio una pietra il Cristo ha indicato a simbolo della Sua Chiesa : richiamandoci a un tempo infinitamente più grande del nostro, di noi cellule di Divino i cui legami sono altrettanto invisibili di quelli di un sasso, ma misteriosamente belli .

E attraverso il dono di “ vedere “ la bellezza di una pietra, scopri l’altro elemento divino del creato :

l’ unicità. Ogni sasso è di diversa bellezza, ha una sua forma, le sue esperienze, la sua storia. E’come noi : bello, unico, irripetibile.

Non so cosa abbia mosso Piero, come alcuni di noi, a raccogliere sassi, a circondare di sassi la propria casa e la propria vita .

Quello che so è che i raccoglitori di sassi sono esseri particolari.

Raccoglitori di forme dell’ armonia dell’ universo. Alla ricerca continua di risposte. Di “ quelle “.

Stefania Ragoni

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Per leggere alcune brevi poesie della stessa autrice ed altro (trasferiti dal Sillabario cartaceo), in pdf, cliccare sul link:

Stefania Ragoni_poesie0001

Per leggere un commento a poesie di terzi:

ASPETTI DIONISIACI DELLA POESIA

DI PIERO PISTOIA

Dott.ssa  STEFANIA RAGONI 

piero_pistoia_poesiek1

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LE POESIE DI PIERO PISTOIA SUL BLOG SONO RAGGRUPPATE, FRA L’ALTRO, ALLE SEGUENTI VOCI (tags)

Riflessioni non conformi

Poesie di paese

Fatica di vivere

Memoria memoria…

Poesie di caccia e Natura

Poesie di “cose” del mito

Solo rassegnazione

Tempi perduti

 

DAL FILM “SPARTACUS” LA POESIA DI ANTONINO: oltre il razionale ed il pragmatico… umane briciole di amara nostalgia, immaginazione poetica e forse speranza; a cura di Piero Pistoia

Post in via di costruzione…

Il giorno 07-05-2012, dieci ore circa dopo la pubblicazione del post, il dott. Paolo Fidanzi  lo commenta col seguente breve scritto “Si tratta di una poesia cruda e nello stesso tempo carica di sentimento. Credo perché densa di esperienza di lontananze tacite e poi di un forte sentimento di appartenenza, una nostalgia matura”

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DAL FILM “SPARTACUS” LA POESIA DI ANTONINO: oltre il razionale ed il pragmatico…una riflessione personale “umane briciole di amara nostalgia, immaginazione poetica, che richiama ad una Natura, che ai tramonti si acquieta e mitiga un inquieto dolore in languida tristezza e forse speranza in un mondo umano migliore pacificato e di buon senso come era quello ormai remoto di casa sua dove, di fatto, non tornerà più, fondato sui valori di una religione morale, del rispetto reciproco e della cultura; ma anche un inconscio rimpianto per occasioni lontane perdute e lontane scelte o aspirazioni genitoriali disattese in nome di ideali, valori e sacrifici che spesso, di fatto, non pagano…e per Antonino della storia, dal film raccontata, non hanno pagato

piero pistoia

Quando il radioso sole cala ad occidente,
quando il vento muore sui monti,
quando il canto dell’allodola tace,
quando della cicala muore il sisto,
quando la spuma del mare s’addorme
e il crepuscolo cala sulla terra,
torno a casa mia per ombre azzurre e boschi porporini,
torno a casa mia,
torno al paese dove sono nato,
torno a mia madre ove mi generò e mio padre che mi istruì tanti tanti tanti anni fa;
solo ora mi sento, perduto e solo in un lontano mondo
e pure ancora quando il sole ardente cala
e si placa il mare e il giorno muore
e il crepuscolo scende sulla terra torno a casa mia.

“UN APPROCCIO DIDATTICO OPERATIVO ALLA ANALISI DI FOURIER SU DATI SPERIMENTALI E SIMULATI COL SUPPORTO DEL SOFTWARE MATHEMATICA DI WOLFRAM; cenni al rapporto fra senso comune ed insegnamenti dei saperi preposti alle scelte”; del dott. Piero Pistoia

Per leggere lo scritto guida del dott. Piero Pistoia in pdf cliccare sul link seguente:

ARTFOUART-math1OK

Per seguire le esercitazioni col MATHEMATICA e vedere i grafici relativi  integrare con  il post “Un parziale percorso di base sulla analisi di una serie storica reale“; in particolare: Appendix5 che comprende “math_funzione_premessa1 in pdf” scritto sempre di Piero Pistoia

“UN’IDEA DI PESSOA”; del dott. prof. Roberto Veracini

Un’idea di Pessoa

Mi sono moltiplicato per sentirmi,

per sentirmi ho dovuto sentire tutto

(Fernando Pessoa)

 

 

Pessoa aveva una faccia qualunque, sotto un cappello d’ordinanza, eppure c’erano mille facce diverse nascoste dietro quella faccia e mille nomi, uno per ogni evenienza.

Pessoa non sorrideva mai, lasciava che il tempo gli scorresse addosso, ricopiando.

Ricopiava tutto quello che sentiva come se riguardasse un altro; sentiva tutto quello che ricopiava, come se riguardasse lui soltanto.

Pessoa sembrava non vivere nessuna vita, si camuffava nel suo vestito d’ordinanza, nei baffi solitari, eppure viveva più d’ogni altro, perché ogni suo nome (finto) era vero fino in fondo, occupava tutto il suo spazio.

Pessoa era un fingitore, ma sembrava non ci fosse nessuno più vero di lui (non è forse questa l’essenza di uno scrittore?).

Pessoa fuggiva il tempo, con mille nomi diversi e una sola faccia, una faccia qualunque (e un cappello d’ordinanza e baffi solitari, non si sa se finti o veri…).

Roberto Veracini

“OGNUNO COSTRUISCE NEL TEMPO LA PROPRIA ‘RELIGIONE’ SULLA VITA VISSUTA”; ed “EVOLUZIONE: APPUNTI DIDATTICI”; riflessioni di Piero Pistoia

Vers. forse…definitiva: per leggere questa riflessione di Piero Pistoia in pdf cliccare sul link seguente:

Evoluzio_traccia99_OK

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TABELLA ORIGINE DELLA VITA SULLA TERRA (in jpg)

Fino ad esplosione del Cambriano medio

TABELLA DELLA ORIGINE DELLA VITA SULLA TERRA (in pdf)

TABELLA origine vita0001

 

LA POESIA DI RAIMONDO PISTOIA

OCCHI A GUARDARE FRA FUMO DI NEBBIE

Alle prime albe dei giorni del freddo

cormorani  in formazione a muover ali maestose .

Un ritmo costante , teste dritte a guardare verso i futuri.

Una lunga linea nera taglia i cieli del primo mattino.

Silenziosa, fra fumo di nebbie e fioca luce dei lampioni,

tentennanti sotto l’agire dei venti .

Occhi a guardare il ripetersi della vita

e un timido raggio di sole a trafiggere nuvole.

 

CREPUSCOLO
 A scrutare orizzonti. A costruire castelli. A portare sorrisi.
Un vecchio canuto  al battere d’ali d’uccelli…
le civette: gli uccelli di Minerva a levarsi sul far della sera.
E canti ed inni celesti, ad accompagnare  pensieri nelle notti,
fra il sorriso dei bimbi… Come la filosofia….
MONTESCUDAIO
Venti di grecale a frustare guance per i poggi di Montescudaio.
Alla piazza , lassù, sotto la chiesa.
A sognare illusioni
AI TEMPI DEL CORONAVIRUS
primavera 2020
Voglio salire per i cieli.
Volare con le rondini e i gabbiani.
odorare le nuvole cariche di mare.
Uscire a fare una passeggiata sulla Luna.

raimondo pistoia

CHI è RAIMONDO PISTOIA

Poeta e musicista amatoriale, maestro di arti marziali, maglia nera 2° tecnico di Win Tsun, 3° dan cintura nera di Wing fight, esperto di armi e Kalì Eskrima: è un umano che ha combattuto tutta la vita stringendo i denti per poter raccontare, da nonno, alla sua nipotina Camilla… che nella vita è stato un grande guerriero! e …lo è diventato davvero.

Il fratello Piero, editore del blog

SPUNTI CRITICI PER TEMI SCOLASTICI E PROPOSTE PER RICERCHE ARGOMENTATIVE: brevi consigli, ma ‘densi’, incisivi e rilevanti per facilitare, almeno all’inizio, la soluzione per due problemi, a nostra avviso urgenti, la ‘Integrazione e la ‘Forestazione’; a cura di Piero Pistoia e Gabriella Scarciglia

Post da terminare….

PROBLEMI POSTI DALLA INTEGRAZIONE

Una voce poetica sparge i suoi semi affinché germoglino in ogni ascolto, per riuscire a riportare l’essere nei confini dell’umano. E’ la disarmante ironia del poeta del Mali, che vive da tempo in Italia, Soumaila Diawara, che conosce ‘bene’ l’anima  degli umani, in particolare quella di pelle chiara, quando si rivolge ai migranti.

Migranti di tutto il mondo state attenti.

Se siete belli, abbruttitevi.

Se siete intelligenti, fate gli scemi.

Se siete alti, camminate sulle ginocchia.

Ma badate bene a non far sentire

nessuno di loro  uguale  a Voi.

Specie, quando come me,

non siete altro che neri.

 

PROBLEMI DI FORESTAZIONE da Le Scienze.it news del 23-10-2019

“I benefici climatici di un bosco vanno ben oltre l’assorbimento della CO2, ma serve una gestione strategica della forestazione: gli alberi vanno ripiantati nelle zone urbane più che ne boschi, già in espansione, per es., in Italia ed in Europa”.

Forse un consiglio da dare agli uffici  preposti al controllo dei giardini nelle città: “più alberi liberi e meno pratini e cespuglieti”, pur organizzati esteticamente secondo le forme classiche, però ormai lontane dalle nostre esigenze, anche culturali!