SCORIE DI VITA del dott. Paolo Fidanzi; capitoli a seguitare

SCORIE DI VITA

Un romanzo senza capo nè coda, un centinaio di capitoli senza titolo, scollegati tra di loro e scritti male. (Parodia dell’autobiografia postuma di Mark Twain)

CAPITOLO

Decisi improvvisamente di partecipare al premio, la prima volta che pensavo seriamente di scrivere un romanzo, un piccolo romanzo, qualcosa che almeno assomigliasse a un romanzo, uno di quelli brevi che avevo letto. Non sono un grande lettore di romanzi, no, decisamente sono un lettore di poesia, la sento più forte, mi lega alle cose con maggiore intimità. Penso che sia così perché non riesco a leggere romanzi che non siano scritti con periodi brevi, che siano fulmine e tuono nello stesso tempo, che mi aiutino a sognare e a ricordare. Qualcuno ha detto che non esiste differenza tra sogni e i ricordi, quando appartengono alla stessa persona. E’ difficile distinguere le due realtà.

Dovevo trovare velocemente una storia da raccontare, dare corpo alle vicende, scegliere un incipit semplice ma efficace, fare una premessa, sviluppare una sequenza di immagini e di suoni, di passaggi che potessero contenere gli abbozzi di un esito felice, sicuramente felice, perché a me piacciono le storie che finiscono bene. Dovevo adottare uno stile personale con cui raccontare, magari prendendo a prestito qualcosa di già sperimentato e che subito aveva fatto presa su di me alla prima lettura. Ecco, cominciavo a sentire l’urgenza di procedere spedito senza un filo troppo logico ma secondo il fluire delle parole degli spazi dei contrappunti delle figure e dei colori, secondo il fluire di coscienza dell’Ulisse Joyssiano, delle sfilate improvvise di aggettivi e sostantivi, di avverbi e consonanti e vocali, e ancora tutto quello che sortiva dall’immaginazione. Pensai alla scrittura di Giuseppe Berto, alla sua cadenza incalzante, senza punteggiatura il ritmo tenuto solo dal sali e scendi delle parole in un discorso più o meno comprensibile anche se poco lineare. Pensai che la prima cosa da fare fosse quella di liberarsi dalla paura di essere giudicato. Pensai che avrei potuto usufruire dell’esperienza accumulata nei miei primi cinquantasei anni e che un pittore comincia a dirsi pittore dopo i sessanta anni. Forse anche uno scrittore, o forse no. Dovevo riempire molte pagine,almeno 15000 battute, che messe di seguito dessero il senso di un romanzo. Potevo scegliere davvero se affidarmi più al sentimento o alla ragione, se dare un taglio tecnico, saggistico o lasciar scorrere appunto liberamente gli oggetti e le cose su una specie di scala mobile pronta a calamitare le sensazioni più originali e nascoste al semplice apparire.

Decisi di lasciarmi andare e vennero fuori un paio di pagine tremendamente arruffate, sgrammaticate e incomprensibili, lontane persino al più sperimentale linguaggio poetico:

  • maremma impestata troia della Sitrì possibile che anche stasera non ci sia una notizia buona a questo telegiornale e che non parlino altro che di morti decapitati bruciati di mogli morte ammazzate di figlioli che si drogano che saltano i terrazzi perché vogliono ribellarsi e preferiscono morire e punire i loro genitori e la scuola perché tutti abbiano rimorsi… e sempre la guerra i bimbi che muoiono di fame, gli immigrati, i negri che potrebbero rimanere a casa sua, accidenti a chi non vuol essere razzista e invece lo è più degli altri.
  • e poi via non si può vedere quanto rubano i politici e anche la Corte dei Conti dice che la sanità è malata e non c’è più rimedio per il popolo italiano fatto di ex eroi e parecchi ladri. Una matassa intrugliata insomma, speriamo bene che qualcuno ci tiri fuori dal baratro ma ci credo poco, non ci si capisce più niente. Il senso comune il bene del paese, tutte cose ora vuote di senso, e noi qui a cercare appunto il senso della vita.

Non potevo continuare a scrivere un romanzo in questo modo. Decisamente mancava la storia e poi tutto questo mio arrovellarmi sullo stile era dovuto al fatto che non sapevo scrivere e volevo farlo per forza, chissà quale torto subito avessi voluto compensare. E poi tutto così in fretta con la furia come compagna e il dolore di testa, tutto in una notte come fossi uno scrittore russo, un Dostoewskji delle “memorie del sottosuolo” o di “povera gente”.

Due gatti della ciurma che abita con me Ringo e Stella si addormentarono ai lati del piccolo computer, ignare sentinelle di una prova d’autore improponibile ad un pubblico di lettori relativamente ragionevoli. La speranza era solo di essere capito nel manifestare un dissenso tardivo verso una società alla quale forse non avevo mai aderito completamente ma nella quale mi ero mimetizzato come essere conformista, furbescamente adattato. Il gatto e la gatta continuarono a dormire tutta la notte e al mattino erano comparse oltre cento pagine già scritte. Come se le avessi buttate giù durante il sonno descrivendo sconclusionatamente i più bizzarri e improbabili avvenimenti i più strani paesaggi e specifiche descrizioni d’interni :- i pennelli nel vasetto di vetro spuntavano come fiori il cannocchiale a cinquanta ingrandimenti si reggeva sul treppiedi di latta il vaso cinese in terracotta con i disegni blu era sul tavolo accanto a tanti vasetti di colore acrilico e una pietra di fiume colorata di verde e blu separava un pennello da un vaso bianco pieno di tinta acrilica bianca, un portafotografie con la cornice rossa conteneva la foto di Paolo e Francesca al mare che si baciavano e che dicevano il nostro amore è come musica, un pezzo di un vecchio carillon fatto come un telefono antico era appoggiato a un vaso di terracotta quadrato con tutti i pennelli dentro e qualche penna a sfera, una bottiglia di plastica di acqua minerale era mezza piena e una scatolina Pelikan con l’inchiostro blu per i timbri si vedeva appena apparire dietro la bottiglia. Tre Cd e il telecomando dello stereo facevano ombra alla testa rossa e buonissima della gatta Stella, alla parete davanti al divano c’erano due diplomi di laurea e di specializzazione con le cornici di ciliegio e subito sopra un gancio per un televisore piccolo quasi sospeso in aria e una piantana alta con un cerchio di cartone colorato e pieno di rose a coprire una lampadina sbilenca. Poi c’era una lunga fila di libri che non finiva più.

Questa volta Paolo aveva accettato di fare la mostra di pittura solo per creare consenso alle sue nuove opere. Era consapevole di proporre cose ostiche al grande pubblico, una specie di logo che avrebbe dovuto affermarsi nel tempo. Non erano gli ulivi blu e neppure le marine tirreniche fredde e violacee e neppure i cavalli arruffati lanciati in corse frenetiche. Erano le ombre bianche, qualcosa che si opponeva alle radici scure e forti dei suoi ulivi blu, era la mancanza e l’assenza da riempire a memoria. Qualcosa che teneva nello sfondo l’animo umano corroso e colorato, grattato e sporcato dal tempo e dalle responsabilità. Era il tentativo di mettere un po’ d’ordine attraverso i tratti neri che tracciavano formelle nel quadro. Era un’arte che andava spiegata e indirizzata verso una nuova metafisica. Quegli oggetti del quotidiano, tazzine, bicchieri, bottiglie, vasi e pentolame che Paolo avrebbe voluto stampare sulle stoffe per i modelli delle collezioni di moda di Francesco, camicie borse e scarpe comprese le cravatte, e non aveva ancora sentito il bisogno di dare soddisfazione a quell’arte grezza e vivace, inquieta con i suoi bianchi ma rilassante per i colori. L’arte che Paolo caparbiamente esponeva qua e là per l’Italia, senza successo, quasi inosservata. O giudicata fredda. Se Francesco fosse tornato in Italia, ma sempre più difficile sembrava che questo accadesse avrebbe sicuramente apprezzato il lavoro incessante e potente della fashion director della OVS, una signora splendida e intelligente che oltre a pensare di rivestire persone pienotte aveva anche scelto stoffe semplici e cascanti con colori simil coloniali macchiati di rossi sfocati e suggellati dai baige in ogni rifinitura. E tutto questo a prezzi davvero accessibili. Paolo pensò di informare Francesco e di metterlo in contatto con la OVS a Londra. Chissà se questa possibilità di coniugare l’estro la bellezza e la qualità con un prezzo accessibile alle persone normali, avrebbe interessato l’estroso ragazzo che forse aveva deciso di rimanere a vita a Londra.

CAPITOLO

Oggi ho sentito di nuovo il peso dell’impossibilità gravarmi sulla volontà di agire.

Difficoltà varie, da poco superato positivamente il punto di rimbalzo dopo aver toccato il fondo, sento di aver perso terreno sul piano dell’organizzazione del mio lavoro, sento di essere ancora più solo a combattere per una rivoluzione culturale, piccola, ma necessaria per stimolare la crescita dell’informazione e per raggiungere risultati buoni in poco tempo, prima insomma che si vanifichino gli sforzi fatti prima, come se fosse possibile rimandare in aria e più lontana la palla senza che questa dopo una prima spinta tocchi di nuovo terra. Qualcosa nel continuum dell’impegno necessario a raggiungere l’organizzazione idonea per lo svolgimento di un’attività complessa come l’assistenza sanitaria territoriale, si era inceppata. Ma non per caso o per mancanza di un progetto definito, solo per abbandono voluto scientemente da parte di chi il progetto lo aveva accettato e condiviso apparentemente con convinzione ed entusiasmo. Sono stato abbandonato, o forse di proposito portato, nel mezzo di un guado necessario quanto profondo quel tanto da far sparire ogni prova di passaggio umano.

CAPITOLO

Dopo almeno due anni di mancanza la neve torna di nascosto, silenziosa e lieve, di notte quando tutti dormono pensare che il giorno si diceva sì, vai ormai non nevica più davvero. E invece è nevicato. Stamani le colline le siepi e gli ulivi erano carichi e gonfi di coltre bianca, i rami piegati che non sembrava possibile quella cosa lieve e bianca pesasse in quel modo tanto da rompere e sfinire rami grossi, con il sole giganti e ora umiliati spossati e molti di loro schiantati e spezzati accasciati al suolo o sopra altri rami più robusti o sopra motorini lasciati all’aperto o sopra automobili incautamente fuori dai garagi, auto di campagna abituate al vento e alle intemperie, e quasi felici di restare al calduccio sotto la neve, pronte a esplodere di sole non appena le nuvole fossero scomparse e i raggi gialli riavessero riacquistato la forza di scaldare quel pezzetto di mondo. Da dopo che a casa e intorno girano i nostri gatti, rossi neri e bianchi e neri e grigi non si è visto più un pettirosso. Sono dispiaciuto e penso che anche quello che si affacciava sul balcone della siepe lungo lungo un ramo sporgente sia stato afferrato da un gatto e sia sparito. Non si vedono neppure le cinciallegre. Comincio a pensare che i gatti se sono troppi spadroneggiano nel loro territorio sia a bassa che a quota media e che rovistano dentro le siepi magari distruggendo i nidi nuovi. Restano solo quelli delle processionarie ma a dire il vero quelli proprio in cima ai rami, inarrivabili. Anche le serpi sono sparite e dell’unica vipera che ho scoperta, seppure ci sia la probabilità che l’abbia uccisa decapitandola o quasi con la pala d’acciaio, non si è visto traccia.

Forse per colpa o merito dei tanti gatti che abbiamo. Ad Andrea garba la neve, le scuole sono chiuse e tutti gli studenti felici si riversano a fare pallate o dormono di più, o fanno oggi centinaia di fotografie al paesaggio e si godono lo straniante clima nevoso. I piccoli polloni d’olivo che ho piantato nei vasi per farne dei bonsai sono rammolliti e solo due penso sopravviveranno, perché erano già attaccati” e avevano messo qualche fogliolina nuova e verde chiaro. Con Andrea s’è spalato la neve per due ore per uscire dalla nostra stradetta in discesa con l’utilitaria. Ci s’aveva le gomme da neve ma questa superava dieci centimetri e s’impantanava tra le ruote e la carrozzeria e faceva zeppa e le ruote giravano a vuoto.

CAPITOLO

Effettivamente sono successe varie cose prima che mi tornasse la voglia di scriverle. Sissi per esempio, la gattina nera nana, che non cresce più perchè ha cominciato a seminare semini bianchi dal di dietro come se fosse pollicino, per ritrovare la strada. Ho sentito il veterinario, non ci sono problemi ma una purghetta gliel’ ho data e per tre giorni è rimasta fuori di casa senza che lei ne capisse il motivo. Ogni tanto le facevo le coccole perché non s’impermalisse. Ma in realtà lei cercava solo un po’ di tacchino crudo da mangiare con foga dopo averlo portato fuori tiro dagli altri gatti. OGGI SI E’ CONVINTA CHE LA PINETA FOSSE IL POSTO MIGLIORE PER TRASCORRERE LA GIORNATA. Noncurante dei nidi di processionaria sopra la testa, ben confezionati attorno alle cime dei pini, anche perché di sicuro dalla sua posizione non li vede, di sicuro, scorrazza in lungo e in largo passando e ripassando sopra il piccolo ponte di legno che supera la fossetta di decantazione delle acque che arrivano dall’alto passando, subito dopo la collina di Poggio alle Croci sotto la strada statale 68 che da Siena raggiunge Volterra. Poi si ferma nel piazzale davanti casa e sale sul muretto sotto gli ulivi (c ‘è anche un bonsai di ulivo che devo portare in ambulatorio alla Casa della Salute) dal quale vede è consumata e il legno quasi irreparabile da quanto il vento e il sale marino l’ha torturato. Sissi sa bene di non poterla raggiungere perché intramezzo c’è una specie di fossato che confina dalla parte opposta alla finestra con una ringhiera robusta dalla quale è impossibile spiccare un balzo tale da potermi raggiungere, magari rompendo anche il vetro, senza calcolare bene la distanza e senza avere appoggio necessario. Decisamente, VISTA ANCHE LA PICCOLA STAZZA, NON CI PROVA NEMMENO. MI GUARDA da lontano e ogni tanto si nasconde dietro qualche foglia del leccio peloso che ha fatto una discreta siepe nella longitudine del piazzale più distante dallo studio. Ha piovuto tutta la mattina, poco, come se non piovesse e improvvisamente, da ieri che sembrava primavera, oggi siamo in pieno inverno, come ci ricorda il calendario. E’ domenica e siamo in attesa di sgranare qualcosa di buono, sembra che cuociano in forno due oratelle con le patate. Sissi ha già mangiato e oggi di sicuro dovrà accontentarsi di qualche lisca da spolpare quel tanto che ci rimarrà attaccato.

Ho fatto per la prima volta da mesi una mezz’oretta di ciclette programmata da Silvia e ho preso atto di essere diventato un blocco rigido dal cingolo pelvico in giù. I più elementari esercizi fisici che vengono proposti per stirare i muscoli e sgranchire gli arti sono per me prove disumane e anche molto umilianti. Trascorrere sei sette ore al giorno seduto in posizioni anche sbagliate, così mi dicono, mi ha trasformato in un anguria con piccole gambe anchilosate. Prima di sedermi alla tavola del pranzo mi ascolto qualche brano del nuovo cd di ALLEVI, che per lo meno mi stuzzica la mente. Quella mente che ha detta della moderna Psichiatra, fondata sugli sviluppi delle neuroscienze è sempre più collegata al cervello. Sono sempre più convinto (anche se la convinzione è una finzione ) che tra l’infinitesimamente piccolo e l’infinitesimamente grande non ci siano differenze, come se fossero fotocopie ora ridotte ora aumentate. Ci aiuta in queste riflessioni l’ultimo libretto pubblicato da Adelphi “le sette lezioni di fisica”….di non so quale autore.

CAPITOLO

Ho ripreso ad occuparmi di politica in modo serio. Un tentativo probabilmente patetico, oggi come oggi, di riscattare le preponderanti ingiustizie sociali ed anche personali che ognuno di noi subisce nei vari ambiti del vissuto sociale. Ho anche mantenuto la sede provinciale del nostro partito a Pisa e ne abbiamo aperta una piccola a livello comunale e intercomunale a -Volterra. Abbiamo segnato un punto per non arrendersi a certa evidenza, per fare un audit sul nostro futuro e proporre nuove linee guida per una serena convivenza tra gli esseri viventi, in particolare umani, e tra essi e il nuovo “paesaggio”da costruire e preservare con ponderata attenzione.

CAPITOLO

Una scrittura minimalista necessaria a sciogliere i nodi della mente ecco cosa mi aspetta e mi diverte, cosa mi avvicina all’universalità del linguaggio. Questo quotidiano che sfugge al tempo stesso del suo passaggio perché invisibile e appositamente nascosto da intrecci di spazio e di azioni complesse irrompe nella mia scrittura e si propone ai lettori che incautamente non hanno ancora smesso di leggermi. Salutoni a loro e andiamo avanti. Mi aspetto un cenno una risposta, come ebbi a dire, un rimando di palla. Di nuovo cari saluti, che valgono per sempre.

Alla mia sinistra sul tavolo c’è una piccolissimo quadretto che incornicia l’immagine della città di Praga sotto la neve. Ha una certa profondità, quasi fatta a sbalzo. Non è una fotografia ma un’operina d’arte compiuta. Ci sono anche due persone accanto ad un muretto in primo piano rispetto a un ponte, caratteristico di PRAHA.

CAPITOLO

E riprovai una profonda tenerezza per quella gatta stupenda e mamma di quattro gattini, Matisse, Picasso, Nina e Einstain, che dopo averli tolti dal terrazzo  nemmeno un giorno a ballettare davanti casa nel giardino ed erano già spariti e non si sapeva dove fossero e invece primo di tutti Einstain se l’era svignata per i campi a cercare il posto dove erano nati perché dopo almeno due mesi Rosina li aveva portati da me sul terrazzo e  avevo provato ad addomesticarli tenendoli chiusi per quindici giorni nella cameretta di Cristian e degli ospiti e ci giocavo tutte le sere e pulivo la lettiera di continuo ma loro avevano sporcato il muro. Pensavo che Einstain fosse quello più docile perchè giocava sempre e si faceva prendere facilmente, un po’ meno Nina, ma anche lei stava spesso ferma sui quadri a prendere il sole con Rosina e si faceva accarezzare, pensavo che ormai una volta messi sul terrazzo a prendere il sole senza che potessero uscire fossero ancor più addomesticati e invece sbagliavo perchè ora erano tutti spariti e non si sapeva dove fossero o dove Rosina li avesse portati. Così ieri dopo che la gatta era venuta a implorare qualcosa da mangiare le ho riempito la pancia di cibo e lei quando è uscita di casa ha preso subito la strada del campo con l’erba tagliata, all’opposto del campo con l’erba alta laggiù fino a un grande capannone dove quasi sicuramente aveva partorito, e poi di corsa a tratti si fermava e mi guardava e io la seguivo deciso a raggiungere i gattini mentre lei pareva proprio mi ci volesse portare. Arrivati in fondo al campo  e’ entrata in un viottolo tra le cespite sotto un leccio, tra erba alta e terra che scendeva in una lunga scarpata con salti di mezzo metro e buche immaginate nel terreno, come fossero tane per volpi, e allora mi sono fermato sull’erba del campo e vedevo tra gli alberi il paesaggio con i poggi di Micciano, la Sassa e lontano Guardistallo e Casole e avanti, prima del cielo ,una fetta di mare lucente perchè il sole a quell’ora di sera nel tramonto colora di giallo l’acqua che finisce proprio  all’orizzonte a lambire il celeste dell’aria. Rosina era ormai sparita e avendo perso la speranza di vedere i gattini tornai a casa. Il giorno dopo nello stesso posto ero di nuovo ad aspettare. Rosina non c’era ma poi tra i rovi e i rami delle arbusti scorsi due orecchie ritte e rosse, piccole, e più in basso un petto bianco di gatto che mi osservava attento da lontano era Einstain, provai a chiamarlo facendo un breve fischio leggero e lui si mosse venendomi incontro, subito dietro arrivava Matisse e Nina, mi avevano riconosciuto e siccome Rosina li aveva lasciati soli corsero felici forse affamati un po’ titubanti verso di me scansando i fili d’erba con le zampine rosse e bianche. ,quando improvvisamente sulla mia sinistra dal costone del calanco risaliva Rosina ,spuntò in lontananza e vedevo la testa e il collo, si fermò a guardare mi riconobbe e continuando a camminare veloce rasente il costone s’infilò nel viottolo che portava, di nuovo in discesa tra i rovi, al covo familiare. Aveva in bocca un topo e subito Einstain che se n’era accorto per primo sparì da me per raggiungere mamma e mangiarselo. Mi ricordai che lo aveva addestrato sul terrazzo a uccidere e mangiare i topi di campagna che quell’anno erano numerosissimi in giro qua e la’, e qualcuno veniva anche in casa. Rosina non la vidi più quella sera e i tre gattini rimasero  a mangiare quello che  probabilmente gradivano più dei topi e avevano anche bevuto dalla ciottola d’acqua che avevo lasciato sull’erba. Pensai che Rosina fosse gelosa dei suoi cuccioli che avesse voluto tenerli lontani dalle persone e dagli atri gatti, che si fosse ricordata delle precedenti figliole Isotta e Mafalda che s’erano donate , lasciandola nella più triste disperazione. Nei giorni seguenti sentivo Rosina lamentarsi e chiamare con il breve gorgoglìo della gola i sui mici. Li aveva portati vicino casa sotto una siepe di aleandro e di abeti. C’erano i covi fatti ma vuoti. E’ rimasto Picasso , testimone di quella cucciolata.

Gli altri, Nina compresa, sono scomparsi e la sera, nei campi sotto casa, una volpe si aggira e una grossa faina si rizza sulle gambe posteriori.

CAPITOLO CON PREMESSA

PREMESSA

-Leggo su un quotidiano che la moda ci salverà.In un momento di crisi globale dove sono trascurate le fondamentali questioni legate ai diritti dei lavoratori e alla possibilità che i giovani possano trovare un’occupazione se non stabile almeno utile a sopravvivere, in un momento dove in maniera confusa ma evidente si parla di guerra mondiale, di intrecci perversi nel sistema socioeconomico mondiale, in un momento in cui è in crisi la specie umana in termini di evoluzione possibile, forse indirizzata verso l’autodistruzione, un’ancora di salvezza   può essere rappresentata dalla creatività giovanile,

Dalla capacità imprenditoriale di trasformare la bellezza e la gioa di sentirsi a posto, ok, indossando alcune vesti rispetto ad altre di esprimere con gli abiti la propria personalità piuttosto che attraverso l’ostentazione di uno stile di vita impostato all’odio e alla violenza. Perchè la moda è bellezza e armonia, è ritrovo dell’anima che si confronta con lo spirito universale del vivere con gli altri. E la moda non vuol dire lusso esclusione o discriminazione; la moda è l’interpretazione di un sentimento alto rivolto agli altri esseri umani. Non è narcisimo , ne presunzione, non è sentirsi ulitizzatori finali di un prodotto finale. E’ partecipazione a un percorso di ricerca d’individualità e d’inserimento sociale attraverso un meccanismo di riconoscimento non verbale delle proprie caratteristiche di personalità. La moda unisce gruppi di appartenenza ampi che possono differenziarsi infinitamente. La moda si può esercitare con pochi soldi poche possibilità economiche, pochi retaggi culturali, rivitalizza e genera speranza . La moda ha un ruolo forte nella motivazione giovanile oltre che nel creare stereotipi culturali anche nel presentarsi come trampolino per raggiungere un livello sempre maggiore di consapevolezza rispetto alla risposta che ogni essere umano può opporre alla malvagità altrui e alle avversità della vita. La moda infatti incarna lo stile di vita molto meglio di qualsiasi altra categoria di esperienza quotidiana.

CAPITOLO

Francesco era un ragazzo sveglio, non ancora raggiunta la maggiore età. Qualche disturbo comportamentale velava le sue giornate. Aveva una sorella maggiore, Silvia, che si era sempre occupata di lui , da quando i loro genitori erano morti in un incidente stradale, cinque anni prima. Silvia faceva l’infermiera e aveva una mezza giornata libera da dedicare a Francesco. Lo faceva volentieri, anche se aveva per ora sacrificato la sua vita privata , rinunciando ad una relazione stabile . Si vedeva comunque con Paolo che spesso rimaneva a casa loro e conosceva abbastanza bene  Francesco. Si parlava spesso di moda e di come si poteva aprire un negozietto in franchaise , magari solo moda maschile , magari cominciare a seguire qualche corso professionale, provare a utilizzare tutti quegli strani disegni di camicie e pantaloni che Francesco fin da piccolo aveva accumulato, rigorosamente appoggiate l’una all’altra e racchiuse ogni dieci con un nastro rosso. ( doveva ancora diplomarsi, ed era tra l’altro indietro di una paio d’anni, per diventare geometra) Dalla sua camera era sparito qualsiasi oggetto o libro che rimandasse luce o bagliori, se illuminato. Insomma tutta carta opaca e sfoglie di compensato non riflettente. Francesco si innervosiva se gli arrivava un bagliore o un iperriflesso nel raggio d’azione del suo campo visivo, almeno nella lettura ravvicinata . Soprattutto quando doveva concentrarsi su qualcosa che gli andava a genio. Parlava spesso di look giovanile di anelli e di orecchini da donna. Ne aveva preso di mira uno , di Silvia, che una volta era dovuta andare a cambiarselo altrimenti Francesco non smetteva di giocarci. Silvia gli diceva di stare fermo, cosa mai aveva quell’orecchino . Era rosso, a Francesco piacevano le cose rosse però lo eccitavano: doveva manipolarle o almeno stropicciarle un pò liberamente. Se si trovava per strada, cosa abbastanza rara ,da solo non poteva resistere di fronte ai rossetti di alcune signore e faceva finta di niente ma s’incupiva e se non poteva andare a toccare quelle labbra dipinte. Naturalmente non avrebbe potuto se non difficilmente dopo spiegazioni di terzi alle signore sul suo comportamento. Una volta a Silvia era riuscito, essendo con lui ,convincere una sua amica a farsi dare una strusciatina alle labbra sulle quali aveva un rossetto rosso brillante, quello che a Francesco piaceva di più. Nei suoi tentativi di disegnare abiti quando arrivava a colorali non usava mai il rosso seppur gli piacesse perché poi doveva subito ripulire il foglio stropicciandolo. Si sapeva che il rosso trasmette un’ emozione di rabbia, erano riusciti anche a comunicare con i colori attraverso una terapia CAT (terapia cognitiva affettiva) che  permette di usare il fumetto come mezzo d’espressione e i colori per trasmettere le principali emozioni: rosso per la rabbia, blu per la tristezza, verde per la felicità . Ma il verde Francesco non lo usava mai preferiva il bianco di fronte al quale poteva avere un comportamento neutro, gli dava serenità anziché angoscia. Cercava un bianco che facesse contrasto con il nero che avesse un po di nero intorno, insomma gli piacevano i disegni vergati con il lapis o il carboncino sulle superfici bianche. Anche la sua cameretta studio era dipinta di bianco e le pareti , quelle libere dai mobili le aveva riempite di schizzi e modelli di ogni dimensione, fino in cima al soffitto. Paolo un giorno gli portò una rivista dove si  sceglieva tra tanti designer che presentavano le loro collezioni in bianco e nero. Francesco passò molti giorni a sfogliare quella rivista. Restava sempre intrappolato tra due foto che descrivevano un’abbigliamento semplice e delicato, senza troppe sovrastrutture. Aveva ragione un commentatore ,quel designer, FAITH, una donna credo, lo aveva colpito, sembrava sapesse leggere nel suo cervello, cosa molto difficile poichè Francesco era completamente all’oscuro della mente degli altri e non lasciava spazi per entrare nella sua. Ma da come teneva la pagina aperta e da come guardava quei disegni, quei dress di seta , impalpabili che somigliavano ai suoi schizzi sulle pareti , si capiva bene che in entrambi c’erano immagini di purezza un puro espresso, appunto, come si leggeva(3), attraverso il colore bianco e nero.

Paolo gli aveva fatto vedere anche un suo nuovo quadro, dove tra il molto rosso brillante,spiccavano ,come fosse tagliato da una riga d’incomprensione, due linee sottili nere. Quel motivo per caso lo ritrovarono in un modello di abito maschile in una collezione di Versace.Francesco non si esprimeva molto sul suo futuro ma Paolo capiva bene che non poteva fare grandi cose .-Se spedissimo una decina dei tuoi schizzi disegnati sulla carta, quelli che tieni in camera un pacchetto o due almeno, -disse Paolo ,- a quel concorso di designer che promuove la Camera della Moda di Milano… -Francesco sorrise- e Paolo- sembra che i primi dieci saranno invitati nella famosa boutique di Londra, “ BIBA” mi pare si chiami. Se arrivi li allora si che  potrai aprire un negozio a Volterra !

Francesco si mise a raccontare un sogno che aveva fatto quella notte, aveva visto scendere una palla gialla e rossa proprio sulla pineta dietro casa e poi aveva  visto una porticina che si apriva e due omini rossi che agitavano le braccia mentre lo guardavano .Francesco s’era svegliato impaurito anche se un’altra sua grande passione erano gli ufo, e ci credeva davvero e diceva che gli altri non si rendevano conto degli ufo e loro prima o poi ci avrebbero presi e portati via oltre le nuvole e le montagne della Carlina. Stefania diceva che erano tutti discorsi inutili ,che Francesco caso mai doveva finire di studiare e poi andare a lavorare per mantenere il suo futuro, che anche lei vedeva piuttosto grigio. Intanto su tutta l’Europa e anche in Italia persisteva una tremenda crisi economica e  Paolo sperava di vendere qualche quadro a qualcuno che contasse davvero che gli facesse fare il salto di qualità ,tutti gli dicevano bravo, aveva già avuto un discreto successo ma la gente non comprava, i galleristi cercavano di sopravvivere facendo mostre personali e collettive, spesso indulgevano anche troppo sulla qualità delle opere esposte. Insomma s’inventavano qualcosa per dire che quel pittore li era forte, che l’altro sarebbe entrato in un giro internazionale e cosi’ via, ma nessuno osava dirlo: la crisi era generale e l’arte appariva davvero come un lusso .Solo in un ristretto giro di affari tra miliardari avvenivano gli acquisti e gli scambi di opere d’arte, il giro era breve e pochi gli artisti che ne favevano parte, non solo perchè bravi, ma anche perchè costruiti da grandi galleristi in alcune città d’Italia , d’Europa e del mondo. Basilea per esempio, le fiere si consumavano attraverso flussi cospicui di ricchezza.

CAPITOLO

La sera di Pasqua s’andava a cena da Zia Delvina

C’erano miei genitori e Silvano il mio cugino il figliolo di zia, con Cinzia, la sua figliola che aveva più o meno la mia età . Il mio cugino bono era Silvano che aveva la stessa età di babbo perchè zia Delvina lo aveva fatto quando la mia nonna Cesira fece i babbo. Praticamente Silvano aveva la stessa età di babbo e lo doveva chiamare zio. Quando arrivava il tramonto sull’albero alto e quasi secco davanti casa si appollaiavano tre o quattro faraone e quelle sono state le ultime volte che ho visto le faraone dormire all’aperto.

Si mangiava la stracciatella e “gli americani”,dolci fatti con il rosso delle uova. Non mancavano i cialdoni riempiti di crema fatta sempre con le uova delle galline che raspavano tutt’intorno alla casa.

A volte si passava la notte lì al podere Lagrimana e si andava a vedere il granaio, vicino alle camere e il giorno dopo ci si buttava sopra alle balle di crine e di grano e ci si divertiva a guardare fuori della finestrina e si vedevano i campi in fondo al podere con il noce gigante che stava in piedi da decenni e regalava migliaia di noci dolcissime perchè col vento cascavano nel campo .Oppure se si bacchiavano venivano giù a decine e decine. In fondo a quei campi c’era una stradina dalla quale partivano di qua e di la piccoli filari di viti che avevano grandi ciocche di uva ,qualcuna trebbiano bianco, qualcuna fragola nera. E poi più in basso dopo aver superato un altro campo o due un po in discesa si arrivava in “PELAGA”, un oasi di freschezza d’estate ,dove c’era uno piccolo pelago alimentato da una vena d’acqua sorgiva. Ci saltavano ranocchi e salamandre , tutte colorate di arancio e nero, e poi si vedeva una distesa di foglie di zucca di cetriolo di melanzane e tante canne più o meno mature e tanti fusti di quelle piante con i manicotti marroncini in cima , piante aquatiche per eccellenza. Anche sull’acqua si distendevano le nifee e qualcuna era fiorita e allora mi ricordavo i bei quadri, grandissimi ,dipinti da Monet nel suo ultimo periodo di vita. Sopra il pelago , o stagno, vegliava un leccio enorme e forse più di uno e lasciava ombra dappertutto anche su di noi che ci spingeva di corsa fino a una filatina di peschi che facevano tantissimi frutti di polpa bianca e fuori erano rosa e rossi. Qualche pesco invece, che s’intercalava tra i filari di viti, era più robusto e tarchiato e dalle sue belle foglie verdi lanceolate rosseggiavano davvero alcune pesche giganti di polpa gialla che non si poteva fare a meno di staccarne una e di mangiarla subito , anche se zio Corrado avrebbe brontolato. Non ce ne importava , cosi come brontolava se si piluccava gli acini delle ciocche d’uva. Non lo sopportava perché gli faceva andare a male la vendemmia.

CAPITOLO

Potrei intitolare questo mio lavoro – divagazioni e ricordi- oppure -scorie di vita- perché non potrà mai diventare un romanzo e a questo punto credo di non avere nemmeno più la necessità o la capacità di scriverlo ora un romanzo. Bisogna che mi liberi da ricordi, fatti personali e altri sentiti o letti nel mare magnum di articoli libri e testimonianze che ho accumulato nel tempo preso dai miei studi scolastici e universitari poi legati ad attività culturali varie dalle quali sono stato preso e nelle quali mi sono coinvolto. Per esempio potrebbe essere interessante proporre al pubblico fututo dei miei lettori una sintesi D’INFORMAZIONI che contengono di per se alti livelli emotivi attivabili dai singoli lettori. Potrei scegliere di raccontare cose avvenute nel tempo e nello spazio, cose che mi hanno colpito e generato sorpresa ed interesse che mi hanno stimolato a saperne di più, ad ampliare le mie conoscenze :

LETTERATURA E POESIA

-Si dice che Simenon non abbia usato più di duemila parole in tutta la sua carriera letteraria. Lui stesso conferma che quando piove basta scrivere che piove.

-In molti sanno che Alfonso Gatto era un poeta e anche un pittore.”In pochi che Salvatore Quasimodo oltre ad essere un poeta fosse anche un pittore e avesse dipinto spendide “gouaches”

(La gouache si tratta dell’acquerello, che ha l’acqua esplicita, solo che i colori nella gouache, invece di essere stemperati nella gomma arabica, sono sciolti in altri ingredienti). Quasimodo e Gatto sono stati anche grandi critici d’arte nella Milano del dopo-guerra.

-Il poeta Mario Luzi , nel suo volume “TRAME” ha scritto un racconto di tre pagine su un viaggio fatto a Volterra.

-Nel 1988 per lanciare un libro si cominciarono ad usare le tecniche all’americana dove per ogni autore e di conseguenza , per ogni tipo di pubblico, si studiava una tattica.”(1)Da solo il libro non si vende. Senza la spinta iniziale, oggi non partirebbe neanche la- DIVINA COMMEDIA-”

-Alberto Bevilacqua, che era un fanatico della cancelleria e un collezionista di biciclette da corsa, diceva di scrivere a penna con una scrittura minutissima ritrovandosi così in mezza pagina mi ritrovo con tre cartelle già fatte.Aveva come portafortuna una preziosa scatoletta in avorio scolpito con al centro le sue iniziali in oro.

-Interessante la recensione del libro LA MIA FEDEA di LEONE TOLSTOJ pubblicato nel 1984, e poco conosciuto in Italia: Tolstoj dice che dopo 35 anni di vita vissuti da nichilista, nel senso di mancante di ogni fede, dopo aver passato anni a occuparsi dei Vangeli , scoprì il vero e semplice messaggio di Cristo ,ricevendo serenità e felicità. Questo avvenne attraverso la lettura del passo del V capitolo del Vangelo secondo Matteo, versetto 39: ”Vi hanno detto: occhio per occhio, dente per dente; ma io vi dico: non opponete resistenza al male” Dice Tolstoj che per anni saltava queste parole per leggere solo quelle dopo ”se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli la sinistra….E sempre esse mi si configuravano come una richiesta di sofferenza e di sacrifici, impropria alla natura umana..ma oggi ho capito le parole sulla non resistenza alla malvagità, ho chiarito che Cristo non esagera nulla e non pretende alcuna sofferenza per la sofferenza, ma soltanto dice quello che dice con molta precisione e chiarezza sostiene: non resistete al male, e così facendo sappiate in anticipo che vi può essere gente che dopo avervi percosso su una guancia, non incontrando resistenza, vi percuoterà anche sull’altra; voi tuttavia non opponete resistenza al male. Fate ugualmente del bene a coloro che vi percuoteranno e che vi recheranno offesa.”

-Nel 1925 PIERO GOBETTI stampa gli OSSI DI SEPPIA di Eugenio Montale.Dice Prezzolini:

“Fui io a convincere Gobetti perplesso a pubblicare questo giovane poeta che in seguito s’è andato sempre migliorando man mano che si spogliava di certe artificiosità della lingua per vestirsi di una semplicità esemplare”.

-Si legge(1) che Umberto Eco ,il professore di Semiotica che ha scritto nel 1980 IL NOME DELLA ROSA ,venduto in ben oltre dieci milioni di copie, possieda quasi cinquantamila libri, che non preferisca nessuna squadra di calcio , che scriva i suoi libri al computer e che abiti in una casa della vecchia Milano, tappezzata di quadri di Baj, Capogrossi,Schifano e Pericoli…che abbia una moglie tedesca di nome Renate.

-”(1) lo sapevate che il giovane Carducci maltrattava i libri?”E che Nicola Zanichelli ,il fondatore della casa editrice, patriota e autodidatta aveva rifiutato un libro ,invendibile,-SPIGOLATURE FILOLOGICHE ED ERUDITE- del poeta, ma che poi due anni dopo ebbe inizio la loro straordinaria collaborazione?”(1)

-Luciano de Crescenzo tiene nel suo studio incorniciate le copertine delle traduzioni dei suoi libri. Dalla finestra del salotto della sua casa di Roma si vede il campanile del Campidoglio.

-Qualcuno si è chiesto se il grande scrittore, medico, Louis -ferdinad-Celine , l’autore dello straordinario “viaggio al termine della notte”  vada giudicato in base anche al suo detestabile comportamento politico e morale.Oppure no.” per Celine l’antisemitismo è soltanto una metafora dell’odio per il mondo?..Per Celine l’ebreo rappresentava il prototipo del potere? Gide scriveva: Celine eccelle nell’invettiva, la userebbe a proposito di ogni cosa. L’ebraismo è solo un pretesto, il pretesto più facile e banale..”(1)

-La Bianca Maria Fabrotta l’ho conosciuta a Pisa alla presentazione di un suo libro, qualche anno fa, probabilmente un rapporto sofferto con la poesia a quello che ho scoperto della sua vita, aveva tentato la via della narrativa con pochissimo successo e alla poesia ritornava. Si comportò non bene con me e Veracini che la invitò a partecipare al suo premio “Ultima Frontiera” Snobbò decisamente il nostro foglio di poesia”edito da Felici, prova di una poesia popolare distribuito al di fuori delle librerie con buoni risultati non compresi del tutto dall’editore FELICI.

-STORIA E PROVERBI

-ELENCO DI AUTORI LATINI: Eutropio, Cornelio Nepote, Marziale, Seneca, Publio Sirio, Vegezio..

PROVERBI

-Agnosco veteris vestigia fiammae: conosco i sintomi dell’amore antico. Dante la tradusse in purg.XXXcanto 48 in “Conosco i segni dell’antica fiamma”

beati pauperes spiritu!”:Beati gli umili di cuore.

carminam non dante panem”:le poesie non danno il pane

festina lente”:affrettati len è quella che corona l’opera.

non virtute hostium,sed amicorum perfidia decidi”: non al valore dei nemici, ma alla perfidia degli amici debbo la mia rovina.

numquam est fidelis cum potente societas”:l’alleanza con il potente non è mai sicura.

medice cura te ipsum” :medico cura te stesso

vox populi,vox dei”: voce di popolo, voce di Dio

-L’inziatore dell’architettura rinascimentale fu Filippo Brunelleschi il cui capolavoro fu la cupola della chiesa di S.Maria del fiore a Firenze

-il Masaccio, morto solo a 27 anni fu il maestro della prospettiva,che egli aveva appreso dal Brunelleschi-. La sua pittura rivoluzionò il campo dell’arte del ‘400 e alle sue tele si ispirarono moltissimi artisti che vennero dopo di lui.

-Carlo Magno(768) re dei franchi imparò a scrivere solo a tarda età ma ebbe vivo il senso dell’arte e della cultura

-Le armature rinascimentali erano: l’abito di ferro, le armi da botta o mazze ferrate, le armi bianche ,la spada decorata, armi da spettacolo, l’elmo da torneo; armi difensive, la corazza e la celata, chiamata anche barbuta: era un elmo senza cimiero e con visiera mobile .

-Il 4 giugno 1783 un enorme pallone di dodici metri di diametro , chiamato dal cognome dei costruttori, MONGOLFIERA, salì fino a duemila metri fra gli applausi di una folla delirante di gioia

-Nel campo della moda la Francia dettò legge nel periodo che va dalla fine del 1700 e l’inzio dell’1800. La rivoluzione francese spazzò via parrucche e trine e semplificò le linee degli abiti.

Nel clima di uguaglianza proprio della rivoluzione anche la moda contribuì a livellare le diverse classi sociali. Nella moda maschile comparvero i primi elementi della moda moderna: il cappello a cilindro la giacca abbottonata, mentre tra il popolo apparivano i pantaloni lunghi .

-Carlo III di Durazzo è stato Re di Napoli dal 1381 al 1386

-Avignone è una città della Francia, sul Rodano, sede dei papi dal 1305 al 1377

-Brianson è la più alta città (in senso di altitudine) della Francia.

-La Bastiglia è la fortezza di Parigi adibita a prigione di stato, presa d’assalto e demolita dal popolo il 14/luglio/1789.

-La prima lega lombarda fu costituita dall’accordo fra i principali comuni italiani contro il Barbarossa, stipulato a Pontida il 7 aprile 1167

-La seconda lega lombarda fu costituita dall’accordo fra i principali comuni italiani contro Federico II

La prima Repubblica italiana nacque con Napoleone Bonaparte dal 1802 al 1805

La seconda repubblica Repubblica italiana ebbe inizio con il referendum del 02 giugno 1946

-La prima automobile al mondo fu la SIEGFRID MARCUS del 1865

-L’ ONU è un organismo internazionale fondato da cinquanta nazioni a San Francisco il 26 giugno 1945 con lo scopo di garantire la pace e la sicurezza nel mondo

-il fascismo è stato un movimento politico italiano totalitario fondato da Benito Mussolini nel 1921.Ebbe il governo dal 28 ottobre del 1922(marcia su Roma)(2)fino alla sua caduta(25 luglio 1943)

-il monte Sabotino è un monte sulla destra dell’Isonzo,occupato dalle truppe italiane nel 1916(prima guerra mondiale)

CAPITOLO

Ho ripreso una copia di Millelibri antico del 1992, sono attratto dalle vecchie riviste sono interessanti e i loro contenuti di solito mi sorprendono sono proiettati nel futuro più che nel passato e per questo sono attuali. Trovo dentro un opuscolo relativo al servizio di referenza micologica e prevenzione delle intossicazioni della trascorsa USL 15 quella che comprendeva la sola Val di Cecina , ed era compresa nella Comunità Montana omonima. C’e’ il decalogo del cercatore di funghi , al primo punto si legge: “ ricorda che i funghi, oltre ad essere un incomparabile ornamento del bosco, sono indispensabili alla sua vita, perchè molte specie (i funghi simbionti) aiutano le piante ad assorbire dal terreno le sostante minerali di cui hanno bisogno; ed altre specie (i funghi saprofiti) aiutano i batteri a degradare le sostanze organiche marciscenti nel terreno, restituendole al mondo inorganico sotto forma di acqua, anidride carbonica e sali minerali, elementi che formeranno nuovo alimento a successive generazioni di piante, assicurando il ripetersi del ciclo biologico del regno vegetale.” Trovo il discorso interessante forse perchè mi ha spiazzato da quello che pensavo di leggere su Tuttolibri.

Al punto 5:” non credere che un fungo buono (ad es. un porcino) possa divenire velenoso se cresciuto in vicinanza di ferri vecchi, pezzi di cuoio o altro: è una delle erronee credenze popolari più diffuse”. Come è vero che spesso si prendono per buone cose che ci fanno credere vere! Siamo spesso dei creduloni.

Non sono un cercatore di funghi. Mi c’imbatto. Anni fa siamo andati con Cristian in un bosco vicino a Pomarance “nella CASA” a cercare pinaroli. Quelli di macchia sono più bianchi e sodi. E saporiti.

Si tornava da nonna Iolanda con i panieri pieni. Si lavavano in garage e nonna li faceva sotto pesto nelle vaschette con l’olio e il prezzemolo. Poi ci si metteva sotto il ciliegio a prendere il sole. Quel ciliegio che per decine di primavere ha dato frutti golosi già a fine maggio e che ora è tagliato e non c’è più. E neppure nonna Iolanda c’è Più. E Nonno Mario era già morto prima che Cristian nascesse. L’autunno e i funghi portano questi ricordi. E altri ancora..

Riprendo a leggere millelibri e trovo un articolo favoloso scritto da Enrico La Stella che traccia una biografia di salvatore Quasimodo, il nobel malinconico e potente che nel 1959 sorprese tutti, di sicuro Montale e Ungaretti, nel ricevere il prestigioso riconoscimento e che andò a Stoccolma con l’amante lasciando a casa la moglie. Quasimodo ,che a mio parere resta il più vivido esempio di come si faccia poesia e di come ci si possa servire della sua forza comunicativa. Un poeta che accosta la passione e l’audacia al sentimeto civile, pronto a smascherare l’altrui debolezza, intellettuale,con estrema chiarezza:” Debenedetti mi elogia, ma su di me non scrive una riga”,”e ancora” “Quella cornacchia di Ungaretti”, diceva”che sta sempre a sparlare di me, e pensare che quando presiedevo il premio Etna sono stato io a battermi per farglielo vincere, invece quello pensa solo a farmi la guerra..”” e il nostro caro Eusebio (così gli amici chiamavano Eugenio Montale,) non si contenta di bere il brodo grugnendo come un maiale, ma proprio lui, che quando non gli davo ombra mi scriveva”Quasimoduccio mio” adesso mi sparla dietro da quel bottegaio ligure che è.”

Continuo a leggere e trovo un bellissimo articolo , moderno, sul Macchiavelli dove mi si dice di leggere IL PRINCIPE  e subito dopo LA MANDRAGOLA ,per rendermi conto della loro  singolare contrapposizione.

da riguardare

Alle 9.30 di questa mattina  di settembre, dopo una notte piena di temporali e di pioggia caduta, dispersa in tutta la vallata,in una stradetta di campagna,lontano da Volterra,che entra come un ago nei campi e tra le colline, una donna anziana con “una crocchia” bianca,una vestaglia azzurra e bianca e le pantofole, cammina lentamente e sembra che vada a far chiocciole. Una nuvola densa che sfuma sulle cime dei poggi incornicia questo calmo paesaggio fatto di crete e cespugli, di un verde che varia e di qualche cipresso appuntito. L’aria e’ pulita e un pezzo di cielo celeste s’apre a ovest di CHIASSALE.

Quel piccolo gregge di ulivi che si adagiano sul versante basso del podere quasi nascosto dai cipressi, sotto S. Cipriano, sono gli stessi che avevo dipinto dieci anni fa in uno dei miei primi quadri acrilici. Ora si presentano cresciuti, scossi dalla pioggia, i loro colori più vivi e mi sembrano più discosti tra loro. Più ampie le chiazze d’erba gialla a separarli. E più celeste il cielo sopra di loro,con qualche nuvola bianchissima. Sulla sinistra, in alto, LE BALZE, con la BADIA CAMALDOLESE, non hanno mai acceso in me immagini fitte di bellezza. Le ho sempre guardate nella loro statica espressione. Non sono mai riuscito a dipingerle, una volta sola ci ho provato senza esito. Forse le rimuovo perchè mi fanno paura.

Il cielo invece è un vortice di luce e d’ombra, un rotolare di fumo e pane fresco. Una prova d’autore ben riuscita.

CAPITOLO

Ora tocca alla pittura…… ma prima racconto una sensazione provata stamani mentre andavo a fare una visita a Mazzolla. Vicino al paese dopo aver sceso un piccolo dislivello con la mia nuova panda e dopo avere esternato alla famiglia che avevo appena lasciata dopo la visita il mio grande apprezzamento per i frutti dei cachi, un bellissimo gatto nero inizia ad attraversarmi la strada, da sinistra a destra proprio come nel mio antico immaginario avevo registrato segno di sventure e di sfortuna. Penso un po’, avrei giurato fino ad oggi che mi sarei fermato dopo innumerevoli gesti propiziatori la fortuna e caccia jella. Ho pensato ancora, pochissimo, e mi è apparsa davanti la mia cara gatta nera Syssi, che con i suoi dentini asimmetrici sembra un vampiro o un oggetto non identificato . Ho sentito un fremito come se la paura e la superstizione sparissero, come se avesse attraversato la strada una bella creatura che sa dare tanto affetto e lo vuole .E allora ho proseguito più tranquillo, sarà quel che sarà. Grazie Sissy La pittura dicevo, mi ha preso cinque o sei anni della mia creatività mi è sembrato di aver trovata una strada dritta da percorrere con serenità e in piena libertà. Un mezzo buono per distrarmi, da autodidatta e per recuperare le immagini di un mondo desiderato, interiore, attraverso l’opera d’arte da compiere, il quadro da risolvere, per guardarlo da fuori come non fosse mio . Cercare in esso un’oggettività dei sentimenti , esporlo alla vista e al giudizio del pubblico. Avvertire il flusso continuo , più o meno impetuoso dell’emozione che va e torna dallo sguardo al cuore e alla mente e che rimbalza e torna agli occhi il più delle volte stupiti o ingannati dagli strani giochi della luce e della prospettiva. Ho esposto in varie gallerie, sono diventato artista in permanenza in una di queste, ho partecipato a un solo premio e sono stato finalista con un mio quadro, pubblicato su Arte Mondadori numero settembre 2012.Poi ho capito che se volevo andare avanti dovevo impiegare molto più tempo nella pittura, e molte più risorse economiche e molta più testa .  Allora mi sono fermato, mi sono divertito a giocare a fare il pittore,  ho rischiato di invadere territori altrui, come con la poesia e la politica. Ho continuato a lavorare modestamente giorno dopo giono a fare il medico della mutua e ho ripreso un mio vecchio progetto letterario e ho pensato di fare un nuovo  libro di poesie, una nuova raccolta antologica. E di provare a scrivere qualcosa in modo diverso, una serie di prose poetiche o prose brevi, articolate magari in un continuum che possa nascondere un’abbozzo di storia al suo interno. Insomma mi sono dedicato ad un passaggio creativo più consono al mio mestiere. Ho  persino elaborato un manualetto di counselling  a posta  per il medico di famiglia. CAPITOLO I gatti maschi si comportano quasi sempre come fossero in cerca di una madre, cercano coccole e stanno vicino alle persone cn questo scopo.Le gatte invece si comportano quasi sempre come fossero in cerca di cuccioli da coccolare o per giocare con loro e mettersi a disposizione dei loro bisogni. Per questo ho notato che i maschi gatti entrano in sintonia più con le donne e le femmine invece più con gli uomini. Naturalmente esiste anche una propensione tra gli esseri umani in tal senso. Gli uomini sono più accoglienti con le gatte, e le donne con i gatti.E’ un’ipotesi di studio, magari gli etologi potrebbero darmi una risposta precisa. O forse no. CAPITOLO Francesco era arrivato a Londra con l’aereo . Era partito da Pisa , scalo a Milano e dopo qualche ora GIà nel centro della Cyti . Con lui c’erano Paolo e Silvia. Francesco aveva paura di volare . Aveva preso la decisione di non assumere ansiolitici anche se per due volte era stato sul punto di scendere dall’aereo, prima che tirassero su la scaletta e anche dopo, quando pensò di sfondare il vetro dal quale vedeva la terra allontanarsi sempre di più e una macchia grigia scurissima farsi di fronte all’aereo. Questo da Milano a Londra. Una volta scesi chiesero a un taxista di portarli alla boutique BIBA  ma l’uomo, un signore di mezz’età con un cappello grigio in testa fino agli orecchi  domandò in quale negozio volevano andare perchè boutique BIBA non voleva dir niente. Allora Francesco tirò fuori dalla tasca del cappotto un foglio dove c’era l’indirizzo preciso . Vogliamo andare in Abingdon Rood . Va bene rispose il taxista in italiano allora a Kensinton London, ci vorranno un paio d’ore. Ad attenderli c’era una signora di mezza età, carina che subito invitò Francesco in un ampio locale e senza perdere tempo lo invitò a lasciar lì i suoi disegni e passò subito a illustrare certe idee, compresa la possibilità di sviluppare una nuova linea di borse griffate.Francesco si smarrì immediatamente perchè nel salone, seppure ampio ,c’erano molte persone che parlavano contemporaneamente e alzavano un rumore di fondo insopportabile. Non riusciva a capire quasi niente di quello che la signora gli diceva tanto che Silvia doveva ripetergli le cose. E poi non si aspettava di essere così rapidamente investito d’ impegni. D’altra parte era lì per mostrare la sua prima collezione in bianco e nero …. ma di seguito gli vennero in mente i bei modelli di borsa per l’estate di Franco Gabrielli , quelle con tutte le barche bianche sul mare con le scritte rosse e pensò di fare una prova con il fondo nero e le ombre bianche dei quadri metafisici di Paolo, che seguiva zitto zitto tutta la situazione. A Francesco gli vennero subito in testa anche modelli di scarpe a zeppa alta bianche con “ frange borchiate” nere. Si disse che avrebbe dovuto stupire quegli inglesi con qualcosa di forte basato su contrasti eccessivi, contrari all’aplomb inglese. Parlottarono ancora una decina di minuti con due signore che si erano avvicinate incuriosite dai disegni che intanto Francesco aveva ripreso e riposto nella sua grande cartella trasparente. La sfilata si sarebbe tenuta la settimana prossima e Avrebbero potuto,intanto che sarebbero dovuti restare a Londra tutti e tre, lui Silvia e Paolo , approfittare del tempo rimasto per visitare qualcosa di Londra che non fossero i soliti siti turistici, quelli del  turismo mordi e fuggi per intendersi. Gli sarebbe piaciuto capire la giornata tipo di uno studente universitario, per esempio,o quella di un insegnante o quella di un operaio addetto alla manutenzione della metropolitana. Insomma aveva umili aspettative , ma significative al fine di trarne ispirazione per le sue future, se ce ne fossero state, collezioni di camicie e di cappelli da donna.

CAPITOLO

Quattro calzini , la gatta cieca, bella, di tre colori, ma un po’ anzianotta, ha fatto due gattini rossi e li ha posizionati sotto la siepe prima di arrivare alla tettoia per le auto, sulla destra. Li ho visti subito e me li ha fatti guardare da vicino. Non li ho toccati però , considerato che il tempo era bello ho pensato di lasciarli in pace per un giorno o due. Poi invece ha cominciato a piovere e quattro calzini li ha spostati e non sapevo dove e non avevo il tempo di cercarli perchè dovevo andare a lavoro. Così sono passati cinque o sei giorni che la gatta arrivava, miagolava come al solito, mangiava croccantini, perchè l’umido le piace poco, e poi spariva . Dopo altri dieci giorni, almeno ,ho deciso di andare a vedere se fossero vivi o se l’acqua li avesse portai via attraverso il tubo di cemento in fondo alla siepe. Non li ho trovati. Dopo due giorni sono entrato nel capanno di Maria Rosa, sempre dietro la siepe ,e  ho cominciato a guardare meglio nelle cassette negli angoli, tra i vasi dei fiori, vuoti ,e i legni.Niente. Poi ho visto quattro calzini uscire da un bidone di plastica nero con dentro alcuni sacchi di terriccio e una risacca nel fondo. E c’erano i gattini, al sicuro e asciutti, solo che già troppo inselvatichiti, avevano paura e cominciavano a soffiare.Ho pensato di prenderli e di  tenerli in casa qualche ora. Lì per lì mi soffiavano ,poi  si sono accoccolati in braccio e siamo andati  in casa. Anastasia li ha messi sulla sua coperta di pelo arricciato caldo e loro, felici, anche se un po’ sospettosi ,sono stati buoni e hanno anche dormito . Sono un maschio e una femmina. Bellissimi , tutti rossi, col faccione simpatico  lui e col faccino più dispettoso lei. Lui Gougain, lei di nuovo Matisse, come la gattina grigia figlia di Rosina che dovemmo regalare per forza perchè i gatti erano troppi e si rischiava di fare una colonia felina all’ ” Albizzino”.Quattro calzini, ora che ho preso l’abitudine di portare i gattini in casa tutti i giorni qualche ora, aspetta fiduciosa e tranquilla il momento che li rimetto nel secchio  e dopo averli riconosciuti li allatta. Di noi si fida.

CAPITOLO

Le processionarie sono scese dai pini, un prurito generalizato pervade i nostri corpi in particolare i nostri arti scoperti poichè la primavera ha giocato lo scherzo di somigliare all’estate e il caldo, umido, s’e’ affacciato sulla nostra Valle del Cecina e sulle nostre Colline Metallifere. Leggo sulla stampa dell’ultimo film di Woody Allen, che sembra tornato al suo antico splendore. Leggo che niente s’inventa comunque nel cinema, come nel giornalismo ,come in letteratura. Conta solo il talento ,secondo Allen imparare è secondario. La creatività non ha fine . Quando si manifesta può usare di tutto, se prende in prestito qualcosa la utilizza per uno scopo nuovo.

Così Francesco studiava il verso di presentare una sfilata calda e colorata per quell’estate, cercando di catturare “le luci del mediterraneo” per esportarle almeno in tutta l’Europa.

Chiome perfette di signore maldestre, sognando l’odore del mare ,che andavano mese dopo mese verso la ricerca di un trattamento intensivo del corpo per rimettersi in forma, magari trattandolo bene ricoprendolo con panni leggeri e morbidi, accoglienti e freschi.E così anche Paolo imparò l’arte di mixare la frutta e la verdura in un beverone , uno Smooties su misura. E poi ne fotografava le forme e i colori per trarne immagini nutrienti alla vista e allo spirito. Insieme, con Francesco stavano per affrontare l’agone modaiolo delle coste tirreniche dalla Sicilia alla Liguria.

Per quell’anno decisero di non seguire la stella della riviera Adriatica.

Ogni giorno Francesco comprava tre o quattro quotidiani ed era per dare un senso a questa sua abitudine che decise di fare una specie di dossier moda attraverso le notizie che ci trovava,recenti e spesso stimolanti nei contenuti. Partiva da uno spunto banale, leggero che a piacimento poteva essere approfondito attraverso le mille possibilità che la curiosità gli offriva.

Gli sembrava un peccato sprecare tutte quelle piccole idee o ipotesi di notizia che i giornalisti si affannavano a pubblicare e voleva valorizzarle e renderle determinanti alla lettura come faceva Verga disseminando le sue opere di proverbi e modi di dire sicuramente legati alla sua terra di origine e alla sua personale conoscenza.

CAPITOLO

Una storia di borse fiorentine,il pitone e camoscio della “MANZONI” si ispira a un modello del 1996.Dalla Versilia alla maremma si va al mare tutto l’anno con le zeppe black ,di camoscio nero che si possono indossare dalla mattina alla sera, e i bichini hanno le piume stampatate e colorate. Ferragamo firma le emozioni, ci sono molte creme sontuose con i vasetti trasparenti che ammordiscono la pelle femminile. Essenze che uniscono accordi fioriti a texture legnose arricchite da sensuali note di frutta oppure ci sono deliziosi coffret di “signorina” tra i quali quello classico con profumo e body lotion. Per i bichini, se si resta sul macramè,da scegliere il due pezzi con top a fascia senza spalline e slip mossi da laccetti laterali.E poi nuovi marchi, Filles à Papa è belga,e le nuove sciarpe Suzusan e la nuova collezione vintage-glam firmata Giuliette Brown e Filippa Lager.

Eccoci all’evento Zegna alla fashion Week di Shanghai dove un film porta in Cina l’eleganza maschile : è un movie online che in breve tempo ottiene 20 milioni di passaggi. Bellissimi gli smalti Louboutin con lo smalto top “gli artigli Rosso Louboutin”.

Per le donne ma direi per tutti, visto che la faccenda tocca aspetti così delicati che abbisogna di ulteriore precisa e dettagliata informazione:

“Vic Matiè si è schierato contro la violenza sulle donne collaborando con l’associazione DOPPIA DIFESA fondata da Michelle Hunziker e dall’avvocato Giulia Buongiorno per offrire assistenza legale alle donne che hanno subito abusi. Il brand marchigiano ha donato per un’asta benefica un’esclusiva della collezione p/e 2015 indossata alla fashion week di Milano da Federica Pellegrini .Un tronchetto techno chic con il tacco di acciaio piegato a mano.”

VENEZIA

Alla Fondazione Cini coppe e lampadari del geniale designer Tomaso Buzzi.

La bellezza è nella differenza dice K.Costner a proposito del film contro il razzismo”Black

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