CINEMATICA RELATIVISTICA del dott. prof. Giorgio Cellai

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Per vedere  gli articoli del prof. Cellai in successione, cliccare sotto:

 

Cinematica rel. 1,2. pdf

Tre applicazioni del concetto di tempo proprio dell’articolo precedente:

rel. 2-cinematica-prof. Cellai.pdf

 

 

 

DIO ESISTE? ALCUNE RIFLESSIONI SUL TEMA; del dott. prof. Francesco Gherardini

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Per leggere le riflessioni in pdf del dott. F. Gherardini cliccare sotto:

dio-esiste-1 (3)

Altrimenti:

Dio esiste ? Alcune riflessioni sul tema

del dott. Francesco Gherardini

In generale si mescolano tra loro due questioni che dovrebbero restare distinte: la nascita e lo sviluppo delle Religioni da un lato e l’Esistenza di DIO dall’altro.

Il primo argomento è stato abbondantemente indagato e squadernato da un punto di vista storico, filosofico e psicologico. Pare ormai chiaro che l’atteggiamento religioso sia connaturato con la stessa condizione umana e che abbia come scaturigine il sentimento della “meraviglia”. Dante vi fa riferimento nel Convivio, in Monarchia e nella Quaestio de aqua et de terra. Il nostro sommo poeta ricorda come Aristotele colleghi (nella Metafisica) meraviglia e conoscenza all’interno di un medesimo stato emotivo, generato dall’ignoranza di fronte a ciò di cui non si conosce la causa ; si tratta di una situazione che stimola ad indagare e quindi a conoscere, di una spinta conoscitiva/emotiva , generata dall’impatto con fenomeni naturali straordinari e dalla volontà/necessità di ricercarne le cause. Curiosità e paura insieme. Tutto il processo parte da un complesso di stati emozionali dominati dallo sbigottimento, da un timore simile a quello artificialmente prodotto nella Tragedia (cfr.Aristotele,l a Poetica) per suscitare pietà e paura negli spettatori.

E’ indiscutibile il fatto che l’uomo sia (nonostante tutti gli sforzi sovrumani fatti nei secoli per elevarlo dal suo stato naturale ) un primate, plantigrado come gli Orsi, le Faine o i Procioni, pentadattilo col pollice opponibile e con gli emisferi cerebrali ben sviluppati come le Scimmie. Potremmo ricorrere all’etologia per approfondire, ma credo che sia già sufficientemente chiaro che per questi mammiferi, come noi del resto, la paura è “un’emozione primaria di difesa, provocata da una situazione di pericolo, che può essere reale, anticipata dalla previsione, evocata dal ricordo oppure prodotta dalla fantasia” (Umberto Galimberti). Dunque fin dalla comparsa dell’essere umano sulla Terra duecentocinquantamila anni fa- ma secondo altri archeologi cinquecentomila anni fa – di fronte all’ ignoto l’uomo ha sviluppato questo sentimento composito della meraviglia, dove la paura predomina, ed ha cercato , consapevole della sua inferiorità, di resistere, contrattaccare, infine ingraziarsi lo sconosciuto avversario fino a trasformarlo in protettore. Ha esercitato soprattutto la fantasia e ha popolato il mondo che lo circondava di un numero infinito di esseri immaginati, pensati, mai visti, spesso a somiglianza degli animali o sua propria, collegati alle forze della natura, visibili e invisibili ai nostri sensi, ricchi degli stessi sentimenti contraddittori, odio e amore, pregi e difetti, vizi e virtù.

Il rapporto dell’uomo con questi esseri (RELIGIO= vincolo che lega) si è sviluppato in modalità diverse da un popolo all’altro con atteggiamenti estremi , ora di un’incommensurabile generosità altruista fino al sacrificio della vita ora invece con manifestazioni di inaudita ferocia ( basti pensare ai sacrifici umani o alle cosiddette guerre sante) o più spesso in altri casi con riti scenograficamente perfetti, creati per incutere timore verso la divinità, ammirazione e rispetto per le persone che facevano da tramite (pontifex) e con liturgie che si sono protratte e tramandate nei secoli, passando da una religione all’altra. Le religioni per altro hanno dato anche ampio spazio alla fantasia, all’immaginazione, alle arti e hanno offerto l’illusione di aver compreso una volta per tutte per quale motivo, fine o scopo, l’uomo si trovi sulla Terra. Non hanno voluto rassegnarsi alla semplice constatazione che ci siamo e basta, come miliardi di altri esseri viventi : senza alcuno scopo, come accade dai virus alle mucche, dalle mosche ai criceti. Anche noi esseri umani nasciamo, viviamo, moriamo e basta. “ E’ una triste speranza quella di credere di essere costituiti da una qualche fumosa sostanza immateriale che resti viva dopo la morte […] una prospettiva implausibile e agghiacciante” (Carlo Rovelli ,Helgoland). Recita il coro delle Troiane di Seneca: “ Verum est an timidos fabula decipit /umbras corporibus vivere conditis?”. Una pietosa favola quella dell’anima immortale per consolare i pavidi (timidos), che non si rassegnano al nulla eterno.

Possiamo rileggere Feuerbach per capire meglio i meccanismi della proiezione che hanno portato l’uomo a costruirsi gli Dei oppure semplicemente pensare a quale punto è arrivato l’antropomorfismo religioso dagli Egizi fino a noi oppure riflettere sul fatto che già i Greci in fondo consideravano poco potenti gli Dei, ben poca cosa di fronte al Fato, di cui dicevano tutto senza realmente sapere niente.

Nel mondo contemporaneo si manifestano migliaia di indirizzi religiosi diversi che condizionano pesantemente i vari popoli. Noi , volenti o nolenti, siamo intrisi di cristianesimo/cattolicesimo ; una religione piena di dogmi, di misteri imperscrutabili, di vicende poco verosimili, mariolatrica nella versione del cattolicesimo, piena di miracoli e di santi che ci propone l’idea di un Dio unico, onnipotente e onnisciente, creatore dell’Universo e ovviamente anche dell’Uomo, straordinariamente misericordioso, sempre pronto ad aiutarci se invocato e capace di perdonare anche gli errori più gravi al punto che ormai molti teologi propongono come vuoto anche l’Inferno. Si tratta di un Dio difficile da pensare e da raffigurare, Pater Noster, ma anche Madre amorevole nella versione di Giovanni Paolo I, al quale è stato affiancato il Volto di un essere umano straordinario in carne e ossa, disposto a sopportare patimenti atroci pur di salvare l’Umanità dal “peccato” ossia dalla sua barbarie e dalle sue nefandezze perpetrate su questa Terra; una Parola (verbum) e un volto vero per una figura, quella di Dio, altrimenti inimmaginabile e incommensurabile; già Aristotele aveva capito che immaginiamo solo ciò che abbiamo già visto e che non possiamo figurarci l’Infinito.

Come non accennare al fatto che Baruch Spinoza pose perfino il tema della materialità di Dio (come può un essere perfettissimo non avere anche questo attributo? Deus sive Natura) e non pensare a quali difficoltà incontra un simile pensiero tanto più oggi che sappiamo che l’Universo è infinitamente grande con miliardi di galassie che hanno miliardi di stelle con miliardi di pianeti? Come dovrebbe essere questo Grande Architetto dell’Universo (per dirla con terminologia massonica) che ha creato il tutto più di tredici miliardi di anni fa (Big Bang)? E avrebbe fatto tutto questo per noi? Per vederci all’opera? E avrebbe fatto morire tra atroci sofferenze il suo figlio unigenito per liberarci “a Malo” ?

C’è voluto un bel po’ di tempo a veder e sprigionare quella scienza , che con grandi difficoltà e piccoli passi, con errori e contraddizioni, oggi è capace di affrontare realisticamente le difficoltà e i mali che attanagliano la vita umana ; finalmente a partire dall’Illuminismo (Aufklarung) si è generato un atteggiamento ben diverso dall’attesa messianica e dall’abbandono fideistico. Ci sono dei versi commoventi di Lucrezio che richiamano la tragedia di Ifigenia ed elogiano Epicuro: Humana ante oculos foede cum vita iaceret/in terris, oppressa gravi sub religione/quae caput a caeli regioni bus ostendebat/horribili super aspectu mortali bus instans,/primum Graius homo mortalis tollere contra/est oculos ausus primusque obsistere contra;/ quem neque fama deum nec fulmina nec minitanti/ murmure compressit caelum, sed eo magis acrem/inritat animi virtutem , ecfringere ut arta/naturae primus portarum claustra cupiret. Lucrezio esalta Epicuro che per primo da umile mortale ha osato sfidare così grandi potenze e spezzare i serrami che impedivano di conoscere realmente la Natura.

Le religioni , anche la nostra, si sono manifestate spesso con un volto orrendo, quando e perché sono diventate strumento di governo e di potere ; si resta sgomenti quando di pensa alle esperienze del passato alla notte di San Bartolomeo o alla Crociata contro gli Albigesi; ci si sente ancora peggio pensando che dopo tanti secoli nel nostro mondo contemporaneo dobbiamo fare i conti con la Jihad islamica o assistere agli orrendi massacri dell’ISIS oppure nell’Europa del relativo benessere alla pulizia etnica in Bosnia o alla recentissima guerra caucasica tra Armeni e Azeri, condita anche da contrapposizioni religiose. Ma come in tutte le vicende e le manifestazioni umane per fortuna c’è anche il risvolto della medaglia, c’è chi in nome della propria fede religiosa compie azioni mirabili; per fermarci all’oggi possiamo citare l’abnegazione e il coraggio dei missionari, la figura di Madre Teresa, il lavoro della Caritas, ma anche di tanti numerosi sconosciuti che operano il bene disinteressatamente per amore, volendo imitare l’esempio di Gesù fino a congiungersi spiritualmente con lui ( fin dal XIV secolo Tommaso da Kempis De imitatione Christi, il monaco benedettino dà precetti per la vita interiore e per la pratica quotidiana delle virtù cristiane).

Certo la Scienza dura una grande fatica nel prospettarci che cosa sia realmente il Mondo e quale ruolo possano svolgere gli esseri umani verso se stessi e verso l’ambiente, flora e fauna, che li accoglie. Oggi ne sappiamo troppo e contemporaneamente troppo poco. La Fisica ci sconvolge al punto che non sappiamo più come rappresentarci l’universo e le forze che lo governano. E’ facile accettare l’idea shopenaueriana del Velo di Maja, il fatto che l’uomo vede il mondo non com’è, ma come desidera che sia. Quel mondo che noi crediamo di conoscere con le persone, gli animali , le piante e le cose, quello pensato dal materialismo semplicistico è già stato abbondantemente stracciato dalle teorie di Einstein e ancora di più da quella di Werner Heisenberg, la teoria dei quanti; siamo fatti di elettroni e di protoni, attraversati continuamente da neutrini e la materia è rimpiazzata da fantasmatiche onde di probabilità (Carlo Rovelli) , per non parlare della materia oscura e dei buchi neri e dei miliardi di galassie che corrono a velocità spropositata non si sa dove. Il mistero si infittisce, ma non ci sono alternative alla ricerca e al progresso scientifico, per stare tranquilli (e illuderci ) non è che possiamo tornare alle teorie creazioniste come accade in diversi stati americani e bandire Charles Darwin. Oppure pensare come l’arcivescovo Berkeley che è tutto un sogno, l’anteprima di un Truman show, che al momento della nostra morte ci sarà svelato da Dio.

La nostra religione a differenza di altre è nata dalla ricerca della solidarietà e dell’amore erga omnes, dalla speranza che tutto possa cambiare in meglio ( Sermone della Montagna) ; in fondo è bello immaginare che un uomo sia la parola di Dio incarnata (Verbum caro factum est ). A questo punto la questione si sposta sull’esistenza reale di questo unico Dio e si scioglie da sé.

Per san Tommaso non può esserci contraddizione tra Ragione e Fede, la Fede afferma sempre la verità, se non concordano, ha torto la Ragione. Non mi pare una premessa molto democratica! San Tommaso propone cinque strade che portano alla certezza dell’esistenza di Dio (ex motu, ex causa, ex possibili et necessario,ex fine, ex gradu), in realtà conducono tutte semplicemente ad affermare l’esistenza dell’Idea di Dio, che nessuno nega. Teniamoci piuttosto a Kant e alla sua conclusione ovvero che non si può né affermare né negare l’esistenza di Dio, una cosa ben diversa e più fruttuosa è credere all’esistenza storica di Cristo e osservare convintamente i valori che ci ha indicato.

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BREVI APPUNTI PROPEDEUTICI PER UNA LEZIONE SULL’IPOTESI “CAUSA DELLA FORMA (causa formalis)” ENUCLEATI DALLA LETTURA DELL’ARTICOLO “LA RISONANZA MORFICA”; dell’accademico Giuseppe Sermonti e pubblicato nella rivista ABSTRACTA N.41 ottobre 1989; a cura del dott. Piero Pistoia

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Ringraziamo Autori e Redazioni se ci permetteranno di mantenere su questo blog, che è senza alcun fine di lucro e completamente auto-finanziato il cui unico scopo è la comunicazione culturale, i successivi interventi. Questo blog, per sua scelta, non riceve alcun contributo sociale o di altra natura. Altrimenti, avvertiti alla mail dell’Editore del blog, ao123456789vz@libero.it, li sopprimeremo.

[N. B. Nel corsivo sono riportati frammenti del prof. Sermonti]

Per leggere questi appunti da Sermonti cliccare sotto:

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risonanza-morfica1 in pdf

N.B. – Gli interessati possono continuare a leggere in che modo questo pensiero, ora ipotetico, della “risonanza morfica”, sembra che possa evolvere nel tempo, attraverso concetti ed escamotage quantistici, verso la costruzione di una teoria, come riportato, esempio fra altri, nell‘articolo del biologo molecolare W. Brown “Risonanza Morfica e Biologia Quantistica” nella rivista pubblicata da Nexusedizioni (info@nexusedizioni.it), N. 97, del 13/4/ 2017.

 

FILOSOFIA: LE PROVE DELLA ESISTENZA DI DIO ed altro; del dott. prof. Giacomo Brunetti; post aperto ad altri interventi.

POST IN VIA DI COSTRUZIONE …… da integrare o aggiungere altri scritti

Per leggere in .odt  cliccare sul link::

DIO_esiste

Ovvero:

DIO ESISTE?

Dice Hermann Hesse che la saggezza che un dotto tenta di comunicare ad altri ha sempre un suono, di pazzia. Non ho certo la pretesa di comunicare saggezza, né tanto meno di essere un dotto, ma può darsi che quanto dico acquisti, comunque, un suono di pazzia. L’interrogativo sull’esistenza di Dio ha sempre turbato la mente dell’uomo e sembra pressoché impossibile che una civiltà, anche la più primitiva, non si formi l’idea di qualche forza superiore che sovrintende alle azioni e alle cose. E non è certo un’idea da poco, poiché per quanto indicibile, talvolta indimostrabile, addirittura impensabile ed inimmaginabile, ha comunque e sempre fino ai nostri giorni, provocato lotte e persecuzioni che hanno disseminato la terra, nelle varie epoche storiche, di centinaia di migliaia di morti. Non vorrei sembrare blasfemo, ma l’idea e la conseguente credenza in un Essere Superiore, ha provocato morti e guerre più di ogni altra causa scatenante, dalla guerra di Troia in poi. Resta il fatto che un essere pensante e auto-cosciente, quale l’uomo è, così come oggi lo conosciamo, ha bisogno di un essere che gli stia al di sopra. Che poi questa entità acquisti una aristotelica conformazione di “motore immobile” che tutto muove senza muoversi, o si esprima attraverso le forze, talvolta distruttrici, della natura, questo non importa. L’importante è che qualcosa ci sia. Indubbiamente l’umanità ha paura di essere solo in mezzo ad un universo pressoché buio, un po’ come un bambino che piange se resta solo in una stanza senza illuminazione. La paura di questa piccola creatura è probabilmente il riscontro atavico di un “paura cosmica” che ha pervaso l’essere pensante ed auto-cosciente fin dalla sua formazione. Fatto sta che l’idea di una divinità ha toccato da sempre in innumerevoli forme le coscienze (o l’auto-coscienza) dell’uomo.

Con il progredire del pensiero l’uomo ha sempre più maturato l’idea della divinità fino a darne vere e proprie dimostrazioni, non solo spirituali (ammesso che di dimostrazioni si possa parlare), ma perfino logiche. Tra le più importanti che hanno caratterizzato il pensiero occidentale cristiano voglio ricordare la prova ontologica della esistenza di Dio, che risale al Proslogio (1077-78) di Anselmo d’Aosta. Secondo questa dimostrazione Dio è l’”ens realissimum”. Voglio, infine ricordare una prova ancora più antica, quella “fisico-teologica”, sostenuta anche da San Paolo, nella “Lettera ai Romani” (1,200) e, nel Medio Evo, da Tommaso d’Aquino. Secondo questa prova, di fronte all’ordine che vediamo nel mondo dobbiamo necessariamente ammettere una intelligenza ordinatrice. Ho citato queste prove come più o meno ce le presenta kant nella sua “Critica della Ragion Pura”. Analizziamo ora come egli le confuta. Intanto va detto che Kant riduce in ultimo le altre due prove a quella ontologica, farò pertanto vedere solo come egli confuta quest’ultima. Secondo Anselmo è contraddittorio pensare a Dio come l’ente assolutamente sommo e negarne poi l’esistenza. Un ente sommo dotato di esistenza rappresenterebbe infatti un aumento a paragone di un ente sommo che l’esistenza non ce l’ha. Ma l’ente assolutamente sommo non ammette per definizione, alcun aumento pertanto deve avere anche l’esistenza. Kant mostra come l’errore non si annida nell’idea di Dio, ma nella ipotesi che l’esistenza sia una perfezione e quindi una proprietà positiva. Kant pone l’accento sui diversi significati di “è” e dice che in “Dio è”, se intendiamo “è” come esistenza, esso è sì un predicato grammaticale (logico), ma non un predicato reale. “Essere” non è un predicato reale. Secondo la tavola delle categorie che lo stesso Kant ci fornisce, la realtà è una categoria della Qualità ed indica il contenuto “oggettivo” della cosa. Se l’argomento ontologico definisce Dio come ente perfettissimo, significa che ad esso non manca nessun contenuto oggettivo positivo. Questo è esatto dice Kant, ma l’esistenza non caratterizza alcuna qualità possibile, non contribuisce in niente al contenuto oggettivo della nozione di Dio. L’esistenza mi porta necessariamente oltre il semplice (puro) pensiero. Pertanto l’enunciato “Dio è”, se lo intendo come “Dio esiste” non è analitico, bensì sintetico. Ma poiché l’argomento ontologico si vuol porre al di fuori dell’ambito delle percezioni e delle esperienze e poiché non c’è altro modo, eccetto la percezione e l’esperienza, per conoscere l’esistenza di oggetti obbiettivi, esso si preclude da sé ogni criterio di esistenza. Attenzione però a credere che Kant neghi con questo l’esistenza di Dio. Egli si pone piuttosto sia contro una “teologia speculativa” sia contro un “ateismo speculativo”. Dio può essere indagato solo secondo una teologia filosofica che si basa su leggi morali.

Ho voluto solo mostrare come da sempre l’uomo abbia impiegato molta energia a discutere, e perfino dimostrare l’esistenza di un Essere Supremo. L’idea di dio non ha mai cessato di interessare nemmeno gli scienziati. Il mondo della scienza con sorti alterne, si è sempre cimentato in questo campo “metafisico” (o si dovrebbe dire “meta-scientifico”) e gli scienziati si sono sempre dichiarati più o meno apertamente credenti, non credenti a chi sa cosa. La scienza contemporanea sembra aver riscoperto improvvisamente la dimensione mistica della esistenza e molti sono gli scienziati che vedono nelle loro scoperte una qualche prova di Dio. La scorsa primavera George Smoot, un astrofisico americano, ha aggiunto una curiosa postilla alla presentazione di alcune sue nuove scoperte: le ha consacrate! Avendo scoperto delle piccole, ma costanti fluttuazioni nella “Radiazione cosmica di fondo” D echi, come egli crede, del Big Bang D ha dichiarato che per chi è religioso, questo “è come guardare Dio”! La scelta di Smoot ha spinto molte persone a rientrare in quella categoria di religiosi che cercano un appoggio nella scienza. Molti scienziati stanno prendendo in considerazione la probabilità che ci sia una una legge fisica di base che aspetta di essere scoperta, una legge che definisce le circostanze sotto le quali sistemi forniti di energia si strutturano in maniera più complessa. Una complessità sempre crescente che porta fino ad un essere pensante ed auto-cosciente. Charles H. Bennett, dell IBMs Thomas J.Watson Research Center, sospetta che ci sia una legge che, se conosciuta, renda l’origine della vita meno sconcertante. Una tale legge, dice, rivestirebbe un ruolo “già assegnato a Dio”. Da ciò si può sicuramente arguire che un universo pensato come “predisposto” a creare la vita porti a considerare la possibilità di un disegno divino, in accordo con la “prova fisico-teologica” (indipendentemente dalla critica kantiana). Il fisico Paul Davis pensando ad un universo e ad una legge di tale sorta ritiene che ciò rappresenti un efficace prova che ci sia “qualcosa che accade” (something going on) dietro a tutto. Nel contesto della affermazione di Davis “to go on” può essere interpretato anche come “divenire”, pertanto possiamo tradurre “qualcosa che diviene”. Alla luce di questa interpretazione, se si pensa come è stato detto, che “Yhwh”, il nome biblico di Dio, è la forma causativa all’imperfetto del verbo “Hawah”, che significa appunto “divenire”, si può facilmente notare un interessante corrispondenza. E’ stato chiesto allo scrittore e scienziato americano Michael Crichton se gli scienziati stanno riscoprendo Dio ed egli ha risposto che “nella scienza è sempre necessario guardare a ciò di cui non si è discusso”, concludendo che secondo lui “il posto di Dio è nelle domande che non hanno senso per la scienza

Da tutto questo panorama si evince un assunto al quale anche io, per quanto strano possa sembrare dato il suono talora ”pazzo” delle mie affermazioni, mi attengo fermamente: teorema della scienza moderna, dopo almeno 3000 anni di voli filosofici, è che è necessario sostenere una fede religiosa, per quanto agnostica sia, e che non è assolutamente possibile dichiararsi atei. Se si ammette che non si può scrutare dietro la tenda, come si può essere sicuri che là non ci sia niente?

Dott. Prof. GIACOMO BRUNETTI

 

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

  • Aristotele “Metafisica”, in Opere , Laterza 1992

  • Hermann Esse “Siddharta”, Adelphi, 1991

  • Otfried Hoffe “Immanuel Kant”, Il Mulino, 1986

  • Immanuel Kant ”Critica della Ragio Pura”, UTET, 1986

  • Renato Caldon “Gli uomini sbagliano”, La Spalletta, gennaio 1993

  • Robert Wright “Science, God and man, Time”, Time, 4 gennaio, 1993

  • Ricerca pura senza paura”, intervista con Michael Crichton, Panorama, 10 gennaio1993

    Una versione fu pubblicata ne “La Spalletta”  (23-01-1993)

 

 

‘FARFUGLIAMENTI’ ARGOMENTATIVI, SENZA “LOGICA PROPOSIZIONALE”, SUL SENSO DELLA POESIA E REALTA’ (oggetto poetico-oggetto reale) e DELLA POESIA E SCIENZA POSITIVA (oggetto poetico e oggetto fisico): riflessioni provocatorie e interrogativi aperti al margine; di Piero Pistoia

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Altrimenti:

L’oggetto poetico e l’oggetto reale posseggono ambedue infinite sfaccettature, infinite possibilità di significati razionali e/o irrazionali, ambedue non sono riducibili fino in fondo.

L’oggetto poetico ha un disordine intrinseco come quello reale, un disordine ordinato in qualche modo, un caos con il suo ordine interno.

La comprensione dell’oggetto poetico è quindi solo parziale anche per lo stesso poeta, a differenza dell’oggetto fisico che è compreso completamente dallo scienziato che lo ha costruito. L’oggetto fisico infatti, espresso da teorie, è razionalmente comprensibile fino in fondo a differenza dell’oggetto reale. E vero che possono esistere infinite possibilità di vedere razionalmente l’oggetto reale, ma quest’ultimo non sarà mai esprimibile in una teoria che abbia essa stessa infinite possibilità di interpretazione (che comunque sarebbero tutte razionali: infinità di ordine inferiore rispetto alla infinità della classe delle possibili interpretazioni dell’oggetto poetico).

L’oggetto poetico non è comprensibile in senso razionale, né comunque esauribile da parte di qualsiasi persona: tutte le possibili interpretazioni razionali e tutte quelle inesprimibili irrazionali, coglibili solo nell’atto immediato dell’intuito, infiniti punti di vista (come monadi leibniziane?) sarebbero sezioni di un invariante poetico, l’oggetto poetico.

Si può allora concludere che l’oggetto poetico assomiglia (nel senso della complessità) di più all’oggetto reale di quanto assomigli ad esso l’oggetto fisico.

Ne deriva allora che l’oggetto reale, l’alter ego del soggetto, il noumeno kantiano, potrebbe essere capito più in profondità tramite l’oggetto poetico di quanto lo sia tramite l’oggetto fisico?

La risposta a questa domanda non è possibile se non vengono precisate le condizioni di costruzione dell’oggetto poetico e in cosa consista l’oggetto fisico.

D’altro canto, in effetti il coinvolgimento totale del soggetto nell’oggetto, bersaglio dell’atto poetico a costruire l’oggetto poetico, escluderebbe la possibilità di cogliere l’esterno del soggetto stesso, ammesso che esista. Quindi questo oggetto complesso, risultato dell’atto poetico, sembra costituire una fusione quasi mistico-religiosa, del soggetto nell’oggetto, ad animare un oggetto di per sé non coglibile, a meno che non si voglia ammettere che le cose dell’Universo consistano di una congerie di materia e spirito. Solo in tal caso all’oggetto poetico potrebbe corrispondere l’oggetto reale in quanto costituiti dalla stessa sostanza ed ugualmente complessi. Questi due aspetti ancora non garantiscono però un mathing necessario, in quanto può accadere che nonostante ugualmente complessi e della stessa pasta abbiano struttura completamente diversa. E’necessario ammettere ancora qualcosa.

Se quest’ultimo aspetto comunque fosse vero (presenza di mathing), l’atto poetico sarebbe più efficace dell’atto scientifico a cogliere la Realtà dell’Universo. Si verrebbe così a confermare la posizione di Vico che affermava come il noumeno potesse essere colto nell’attità mistica ed artistica e altre posizioni sostenute dalle religioni orientali. Se poi questo aspetto non risultasse vero, allora la suddetta proposizione di Vico dovrebbe essere presa come postulato di partenza per poter sostenere il mathing nella direzione di questo concetto regolativo.

E’ comunque ancora da precisare che, anche se l’ invariante poetico corrispondesse alla realtà, ciò non significa che tale oggetto possa essere compreso completamente nell’esperienza di un solo soggetto, sia esso l’artista od il fruitore.

La questione potrebbe essere però risolta in un altro modo. Ammettiamo che l’Universo consista di un oggetto estremamente complesso in cambiamento evolutivo (crescita? Ontogenesi?); ogni parte di esso è istante per istante in equilibrio con tutte le altre a formare un tutt’uno strutturato finemente. La stessa vita porta il segno di questa struttura nel senso che ogni parte di questo insieme porta scritto in qualche modo informazioni relative al resto dell’ Universo. Pur evolvendo, ogni cosa, che ad un certo stadio, esiste, già c’era in precedenza in qualche altro stato. La stessa mente o spirito deve così essere parte integrante di tutta la materia dell’ Universo. Qualsiasi atto creativo avrà a che fare con archetipi profondi legati a questa struttura universale.

Non ci fu più equilibrio quando entrò la costruzione sempre più simbolica da parte della corteccia, aspetto del cervello non completamente in equilibrio con la Natura. Non è facile trovare archetipi legati all’azione della corteccia. L’oggetto creato dalla corteccia non è un oggetto naturale.

Così ogni atto creativo evoca dal profondo spinte archetipiche atte a costruire un oggetto complesso della stesso impasto universale e ad esso corrispondente.

Si potrebbe evincere anche che l’ Homo prima del sapiens, in perfetto equilibrio con l’Universo, potesse provare esperienze di fusioni mistico-magiche-creative con gli oggetti dell’Universo così profonde da poter cogliere la realtà in una sola esperienza personale ovvero in una esperienza condivisa all’unisono (telepatia?) dall’orda, esperienza catalizzata ed evocata dalla presenza dell’oggetto artistico (Nearderthal e pitture relative alla sua cultura).

Non si tratta quindi di due aspetti ambedue radicati profondamente come archetipi nell’animo umano, correlati alle filosofie della causa e del fine (Razionalismo e Irrazionalismo, Scientismo ed Umanesimo, Mano Destra e Mano Sinistra…), da cercare di armonizzare e integrare. La situazione è ben diversa.

IL MONDO DELLA MANO SINISTRA ED IL MONDO DELLA MANO DESTRA E LE LORO RAGIONI

I mondi della logica, della matematica delle scienze positive ed i correlati mondi del ragionamento razionale, delle argomentazioni critiche, degli standards universali, delle prescrizioni, delle tradizioni rigide…rappresentano una sezione artificiosa e riduttiva del complesso pensiero umano.

Essi derivano da una riflessione parziale ed incompleta sui processi mentali atti a rispondere alle richieste della sopravvivenza  e dell’istinto di conservazione.

Questi mondi, i mondi della tecnica, della scienza, della matematica,…costruiti  utilizzando tali processi riduttivi e parziali del pensiero, risultano quindi solo parzialmente umani e stranamente divisi dalla Natura (mondi artificiali costruiti  su dati incompleti relativi al funzionamento del suo pensiero profondo e quindi scarsamente agganciati  all’equilibrio naturale).

Ci siamo accorti infatti non solo che a) il pensiero intuitivo-creativo non è analizzabile in termini di scansioni veloci, automatiche e non consapevoli attraverso percorsi cibernetici – l’atto creativo rappresenta una visione immediata ed orizzontale della soluzione a problemi, ma anche che b) tutti gli altri processi di pensiero umano non seguono sempre e comunque i passi scanditi da un particolare software, atti al raggiungimento di un dato obiettivo (non esiste necessariamente omologia fra pensiero e software).

Da una parte ciò conduce all’impossibilità di cogliere l’oggetto in sé, il noumeno kantiano, dall’altra alla realizzazione operativa-fattiva di opere e strutture sociali in equilibrio né con l’uomo né con la Natura (si pensi in particolare alle posizioni degli efficientisti, ai manichei coerenti fino in fondo, ai possessori di verità con le chiavi dei ghetti e delle camere a gas, che, insieme ai pazzi, sono e sono stati nella storia spesso i soli responsabili dei più efferati genocidi e di guerre universali).

Il disagio che ne deriva ha prodotto alle dualità espresse nelle distinzioni già nominate fra mano sinistra e mano destra, arte e scienza positiva, mondo dei valori e mondo della ragione… ed ultimamente alla individuazione di particolari problemi detti ipercomplessi, le cui soluzioni non sono possibili con i soli strumenti della ragione.

In effetti tutti i problemi che riguardano l’Universo sono di natura ipercomplessa, la cui soluzione è resa possibile solo attraverso la riscoperta dei profondo legami fra ragione e non, coglibili nelle primitive operazioni mosse dall’istinto di conservazione e degli altri archetipi collegati all’ambiente di sopravvivenza (es. caccia e raccolta) in cui il cervello in equilibrio, almeno prima di 2 milioni di anni fa, si era sviluppato. Forse nello studio del pensiero dei Neanderthal prima ancora dei Cromagnon potremmo trovare indizi di questo aspetto mancante ed abbozzare una risposta, se questa mai esiste.

L’inesistenza di risposte a tali dicotomie dovrebbe allora essere ricercata forse nella incompletezza del cervello umano. In tal caso comunque dovrà esistere un controllo capillare delle costruzioni artificiali, siano esse opere o ragionamenti, da parte degli aspetti umani più primitivi, ma certamente più in equilibrio col Tutto.

Con gli ultimi salti evolutivi la capacità di costruire simboli e quindi teorie fornì un nuovo metodo di programmazione e manipolazione dell’ambiente per la sopravvivenza della specie ed oltre: un metodo certamente umano s.l., perché posseduto dall’uomo, ma non naturale, in quanto non previsto dalle esigenze dell’allora cultura in cui si era sviluppato il cervello.

Data l’efficienza e la soddisfazione conseguente a tali processi che facevano morire teorie al posto di organismi, questo metodo affascinò a tal punto che fu dimenticato quasi completamente l’altro. Ed era l’altro quello in equilibrio con l’Universo, quello del rispetto dell’essere vivente in quanto tale, dell’oggetto inanimato e dell’energia; quello del vivere sociale armonico e condiviso, anche se per piccoli gruppi.

Da quel momento le orde non si riunirono più intorno all’opera d’arte a meditare al fine di cogliere l’oggetto reale, il noumeno Kantiano. Da quel momento quel metodo si ridusse in brandelli i cui resti ancora oggi rimangono nebulosi nel profondo del nostro essere e quando ne prendiamo consapevolezza si rimane invischiati in una dualità irrisolvibile.

Dovevamo accorgersi subito che l’altro,non vistoso, era invece il metodo più potente, in quanto alla nostra sopravvivenza avrebbe partecipato consenziente il Tutto, completamente compreso.

Molti scritti sacri delle più disparate religioni non suggeriscono forse di dimenticare la logica, la scienza e le loro opere? E le teorie da queste discipline razionali proposte, non sono forse solo convenzioni, che funzionano sì, ma solo ai nostri scopi a danno del Tutto e quindi anche di noi stessi?

Armonizzare ed integrare questi due aspetti è senza senso: con la mano destra invento costruzioni artificiali per lo più tautologiche e le rendo funzionali ai nostri scopi (Verum Ipsum Factum, di Vico), con la mano sinistra riesco a costruire, ormai malamente, oggetti incompleti i cui significati rimangono nebulosi in un mondo di significati artificiali ed innaturali. Questa è la situazione a cui conduce la nostra argomentazione.

Oggi, (ieri dopo l’Homo sapiens, o come alcuni antropologi, Homo sapiens sapiens) il processo di cogliere l’invariante poetico è solo un tentativo nella direzione dell’esperienza di fusione originale, prima degli strani mondi dispersivi di energia costruiti dalla corteccia.

L’invariante poetico, se vogliamo portare l’argomentazione fino in fondo, potrebbe essere colto da un solo soggetto o da un piccolo gruppo solo se esso, in profonde meditazioni, fosse capace di liberarsi dalla sovrastruttura acquisita nell’ultimo o negli ultimi salti evolutivi.

Concludendo, l’invariante poetico sarebbe una specie di traduzione in chiave umana e naturale dell’oggetto reale, che diventa più accessibile di altre tradizioni allo sguardo della mente umana, in quanto riproposto dal profondo interno dell’uomo, dove c’è nascosto l’Universo, anche se sembra rimanere incomprensibile per la singola persona, a meno che essa non si trovi in situazioni particolari.

PROPOSTE PER L’AZIONE EDUCATIVA

Ad un insegnamento fondato sulla ragione, che ormai, purtroppo ,  continua ad essere necessario per la sopravvivenza in un mondo non naturale, che è stato costruito con il primo metodo descritto e che ormai non può più essere distrutto e modificato (oltre l’80% del Terzo Mondo popperiano controlla e riflette l’ambiente artificiale in cui siamo immersi, e questo Terzo Mondo ha acquisito vita autonoma, con forte istinto di sopravvivenza!), dovremmo affiancare con estrema cura un insegnamento ove si dia spazio alla meditazione e riflessione intuitiva, utilizzando la religione e l’opera d’arte: stiamo attenti molto per es., ai nuovi metodi razionali e strutturali che vengono sempre più usati per ‘leggere’ le opere d’arte!

SPUNTI DI ULTERIORE RIFLESSIONE

Rapporto fra opera d’arte s.l. e poesia.

Con la teoria evolutiva degli Equilibri Punteggiati, si può ancora sostenere una armonia con il Tutto?

PIERO PISTOIA

 

Da continuare…

“INTERVENTI-SCUOLA: ALCUNE CONSIDERAZIONI SUL NUCLEARE, SULLA BOMBA A NEUTRONI ED ALTRO; a cura di Piero Pistoia e Gabriella Scarciglia

POST IN VIA DI AGGIORNAMENTO E CORREZIONE…

PREMESSA

In questo periodo per molti aspetti particolare, ci siamo messi, scartabellando, a rileggere qua e là  svariati fogli ciclostilati, ingialliti e ‘sbecchellati’ al bordo, scaturiti da una lontana associazione culturale a sfondo sociale -politico di tanto tempo fa, che si riproponeva però anche di collegare in modo stretto e significativo il mondo della cultura s.l. con quello scolastico. Abbiamo rivisitato i suddetti articoli con la convinzione iniziale che, dato il numero grande di anni trascorsi, avessero perso la loro validità. Rileggendo e confrontando ciò che scrivevamo allora con il mondo culturale e scolastico di oggi; ci siamo resi conto che gli scritti di allora hanno mantenuto, a nostro parere, non solo la loro importanza e validità, ma oggi più di allora, riteniamo occorrerebbero più associazioni sociali che di occupassero di più delle stesse tematiche che possano agire come legame e tramite con la scuola. Questa organizzazione culturale politico-sociale sorse allora nel nostro territorio per dar conto di quanto si elaborasse da varie parti ed in varie direzioni, appunto a livello culturale, per cui non si sarebbe potuto trascurare un aspetto tanto essenziale  quanto la scuola, ai suoi differenti livelli e settori. Ciò condusse a produrre un foglio dove nelle “pagine libere” da altri interventi e contenuti sindacal-politici potessero essere accolti contributi a carattere pedagogico e comunque riferiti a tutto quello che nella scuola si sarebbe prodotto di valido da parte di docenti e alunni. Fu aperta così una rubrica dal titolo “Interventi-Scuola” che anche noi oggi riutilizzeremo per costruire il nostro post e per pubblicare intanto alcuni di questi scritti, alla meglio recuperati, fra cui un lavoro scientifico di ricerca scolastica di due giovani alunne, che riteniamo di segnalare, tenendo conto del livello scolastico, per la relativa rigorosità e completezza dei concetti, che, uniti al linguaggio piano, ne fanno un esempio di divulgazione, anche al di là della specifica occasione scolastica che lo ha originato.

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I due interventi-scuola, accennati precedentemente e dei quali si parla nel seguente scritto, sono in via di pubblicazione…

 

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Molti altri furono gli interventi pubblicati nelle “pagine libere”, per es., di botanica del territorio, di fisica terrestre, di poesia, di psicologia e pedagogia, anche temi svolti, uno interessante su Van Gogh… ed altro e molto è andato perduto, insieme ad una esperienza, forse da non dimenticare.

P.P. – G.S.

ALCUNI SCRITTI DEL POETA_SCRITTORE G. MAZZOLINI; trasferiti dal blog abdensarly “SUONO DELLA PAROLA”; a cura di Piero Pistoia e Gabriella Scarciglia

POST IN VIA DI COSTRUZIONE… forse…

INTERMEZZI

SULLA DOXA ED EPISTEME
Non è che gli dei abbiano rivelato i loro segreti ai mortali, tuttavia, col tempo,
se cercheremo troveremo ed impareremo a conoscere meglio (Senofane VI secolo a.C. , B 18).
Ma la Verità nessun uomo la conosce né la conoscerà mai, né sugli dèi né sulle cose di cui parlo.
E anche se per caso dovesse pronunciare la Verità definitiva, lui stesso non lo saprebbe:
perché tutto è tentativo di indovinare (Senofane, B 34)

Se le porte della percezione fossero ripulite, ogni cosa apparirebbe come essa è, infinita (W. Blake)

 

PREMESSA

Passiamo a trovarVi, Elena e Paola, del sito abdensarly per averci fatto conoscere il blog “Il suono della Parola” dedicato agli scritti del poeta-scrittore Guido Mazzolini, e per l’apprezzamento di un nostro post.

Inoltre in anticipo Vi ringraziamo se ci permetterete di mantenere sul nostro blog alcuni scritti molto emotivi e coinvolgenti del prolifico autore G. Mazzolini, che riflettono sul mondo umano, degni di rispetto (come direbbe J. Bruner) anche se, in qualche modo, almeno ad un primo approccio, ci sembra  che, come background del suo pensiero, questi scritti riescano ad intra-vedere il mondo da un punto di vista diverso dal nostro (e questo è positivo secondo le intenzioni del nostro blog), cioè che, secondo le nostre idee, la Verità, riferita all’oggetto “complesso”, sia un concetto regolativo (per dirla con Kant) a moltissime dimensioni, che, “sbucciate” a cipolla, forse… potremmo riuscire solo ad avvicinarci al loro nucleo, tramite un processo di falsificazione; una fra le tante epistemologie rivisitata da Quine ed altri,   (verisimiglianza popperiana), in cui particolarmente crediamo almeno per uso didattico. (Per leggere di più cliccare dal nostro blog, per es., i tags: Popper o Quine). Naturalmente a meno che un Dio, re degli eserciti (sic!) e re dell’Universo, non abbia consegnato agli umani la mappa che tracci i percorsi attraverso frattali e vortici! Ma questa è un’altra storia di fede e di speranza! Altra storia infine è anche quella del mondo fisico: mentre in ambiti circoscritti di spazio-tempo, che hanno controllato il nostro sentire durante il processo evolutivo, sembra funzionare secondo ragione,  in altri ambiti più generali, a nostro avviso, ci perdiamo almeno per  ora, in soluzioni di complessi sistemi di equazioni matematiche di onde analoghe a quella di Schrodinger,  che calcolano l’evoluzione temporale di una stato di moto di un sistema (particella elementare, atomo, molecola…o delle loro,proprietà), molto lontani dalla nostra realtà circoscritta.

Se ci sono problemi contattare ao123456789vz@libero.it e,  se non d’accordo sul trasferimento, noi  elimineremo questo inizio di post.,

Con rispetto, in attesa,

piero pistoia, editore del blog ilsillabario2013.wordpress.com

Le nostre scelte determinano il destino, giuste o sbagliate, appropriate o no. E non solo grandi scelte o decisioni importanti, ma anche piccole minuzie quasi invisibili e apparentemente inutili. La vita è un sistema complesso, un gigantesco castello di carte tenuto insieme da piccole gocce di casualità. Ma esiste davvero il caso? Siamo auto-determinati o in balia del destino? Forse sono gli errori che dipingono il nostro futuro e a pensarci bene, senza gli sbagli quale sarebbe il senso della vita, una noiosa, insapore, sterile perfezione? Spesso le occasioni migliori nascono da un colpo di fortuna, da un impercettibile cambio di direzione o da un clamoroso salto nel buio. Cambiano le stagioni, il tempo vola, tutto passa e anche in fretta. Soltanto chi ami davvero resterà come un marchio indelebile nel cuore, soltanto chi ami davvero potrà cambiare il tuo destino.

Guido Mazzolini

Siamo smarriti tra la ragione e la pazzia, tra il tutto e il nulla, cercando piccole gocce di verità e acchiappandole al volo. Poi tutto finisce, impariamo a stare al mondo ed è già ora di andarsene. Avvolti nella coperta del tempo, lasciamo che tutto scorra, sorridiamo ed è il sorriso di chi ha perso. Dove abbiamo lasciato l’istinto, il bisogno, la voglia di libertà? In quale universo si è nascosto il bambino che gridava e danzava sotto la pioggia? Ieri brancolavamo nel buio cercando la luce. Oggi il buio è lo stesso, ma i nostri occhi si sono abituati alla penombra e interpretano le forme che ne emergono. Così ognuno ha la proprio idea di libertà e la modifica in base alle occasioni. Ciò che piace a me, ciò che va bene a me. Il resto non conta.
Con gli anni impari che la vera libertà non consiste nel poter fare ciò che si vuole, ma nel poter essere ciò che si è.

Guido Mazzolini

Certe cose le getti via lontano, ci provi ma è un lancio fasullo, le scagli con forza sopra la testa e ti illudi di averle buttate. Ma ti sbagli. Esiste una forza di gravità e molto spesso ciò che hai lanciato in aria torna indietro. È il peso dei sentimenti, sembrano così leggeri, evanescenti, invece hanno una loro sostanza e materia, e una forza di gravità talmente forte che li trascina verso il basso, ancora addosso a te. E tutto torna, e ogni volta non sarà mai la stessa.

Guido Mazzolini

Mi piace la parola “altrove” perché definisce un luogo che non c’è ancora, un mondo che non ha una collocazione precisa nel tempo o nello spazio, ma proprio per questo ne definisce l’essere.
“Sono qui” implica un collocarsi, un situarsi, uno stare immobile. Al contrario “sono altrove” implica la consapevolezza che non tutto è evidente, ma vive e si estrinseca in un futuro che non è soltanto una dimensione temporale, ma soprattutto un contorno dell’anima.

Guido Mazzolini

Difficile esternare affermazioni categoriche che eludano i deboli percorsi del pensiero imperante nella opinione pubblica. I filosofi del passato sapevano bene che la conoscenza nasce dal discrimine e dal discernimento consapevole. Non è bastato Benedetto XVI a ricordarlo, scagliandosi contro la dittatura di quel relativismo assoluto e imposto dai media, dalla scuola, dalla modernità e dalla globalizzazione intesa come categoria di pensiero. Al contrario, oggi il relativismo è sostenuto pure da molti vescovi e sacerdoti, in questo modo il pensiero debole è diventato un nuovo comandamento, siamo passati dal “cogito ergo sum” al “dubito ergo sum” e all’incapacità di approfondire in coscienza qualsiasi argomento, dal senso della vita al concetto di verità e natura, fino al significato della sofferenza e al bisogno di Dio. Oggi è la tirannia del “secondo me” del “dipende” e del “bisogna vedere”, concetti fumosi che dominano incontrastati, la conseguenza è che ogni ricerca della verità risulta preclusa fino dalle origini, lasciando regnare il “liquidume” dell’indeterminatezza. Non posso discernere, e perciò non posso stabilire i confini e le differenze, tutto è basato sull’arbitrio e sulla maggioranza del consenso. È vero quello che è politicamente corretto e che pensa la maggior parte della gente, attraverso idee inculcate da pochi alla massa. Nulla è sicuro e nulla è conoscibile, ma tutto diventa materia di discussione soggettiva. La verità cambia in base alla latitudine e alla moda, la verità diventa un abito da indossare in base alle occasioni. Attenzione perciò, non pensiamo che il naufragar sia così dolce in questo mare di niente, relativo e indeterminato. Il bene e il male sono solo categorie mentali, modificabili dalla storia? Non credo, e la risposta è chiara, sotto i nostri sguardi distratti e assenti, assuefatti dagli orrori che devastano la quotidianità e che continueranno a stordirci, lasciandoci in balia del nulla a cercare risposte su qualche motore di ricerca, migrando da un consumo all’altro, da un capriccio a una precostituita certezza, bellamente servita già pronta.

Guido Mazzolini

Una ragione non guidata dalla Verità rischia di fallire molto presto, diventando superstizione e mitologia. Ecco che l’intelletto naufraga in un fideismo medioevale, ecco che oggi si torna a una politica apparentemente razionalista, ma in realtà nutrita di mitologie pseudo-scientiste e poco razionali. Diciamolo ad alta voce, la pandemia di Covid19 non fa più paura, ne stiamo uscendo, per ora la situazione è sotto controllo. Eppure continua il mito del pericolo utilizzato per aumentare la paura, limitare le libertà e fasciare le bocche con il consenso di tutti. Siamo davanti a un’emergenza costruita ad arte da conferenze stampa e da “poderosi” interventi massmediatici di un’informazione totalmente asservita al potere. È una retorica da vecchio impero, sdolcinata e fintamente populista. Il mito della pandemia che rischiava di sterminarci ha mostrato il suo vero volto. Si è parlato di una mortalità del 4 per cento, e anche qualcosa meno. I decessi sono stati causati da carenze sanitarie e da altre patologie, o peggio dalla mancanza di interventi efficaci e dalla penuria di posti in terapia intensiva. Si è creato il mito della paura, nutrito da un eccessivo allarmismo e da misure insensate, da forze dell’ordine che fermavano “criminali” accusati di fare jogging in spiaggia, e multavano poveri dissidenti sacerdoti, accusati di avere creato pericoli sociali all’interno di una chiesa.
Un altro mito è stato quello della scienza che ci avrebbe salvato la vita. Ma nessun virologo ha saputo dare delle certezze, solo pareri discordanti spesso giocati al rilancio e a chi la sparava più grossa. E il governo si è trincerato dietro questi pareri. Ci hanno convinto che serve un vaccino, e chi è contrario viene zittito e tacciato di attentato all’umanità. Si condanna il libero pensiero in nome di una scienza che libera non lo è più. Si sono stigmatizzate le opinioni diverse e il Parlamento è stato imbavagliato, l’opposizione avrebbe dovuto collaborare e mettersi prona, e tutto nel nome di una finta unità, di uno stare insieme che altro non è che la rappresentazione della peggiore massificazione. Il governo si è circondato di costosissimi “esperti” anche per capire cosa fare dopo il virus, e tutto per nascondere i ritardi e le incompetenze di chi non è stato in grado di decidere.
Siamo ormai alla fine della commedia, la vera emergenza comincia ora e non si chiama pandemia, si chiamo lavoro, povertà, crollo dei valori, e un senso strisciante di nichilismo che esce dalle sagrestie per arrivare dappertutto. Difficile fermare la penombra se non si riparte da quella forma di Verità che è Via e Vita, e va ricercata a tutti i costi, al di là dei miti e delle paure.

Guido Mazzolini

BREVI APPUNTI INTRODUTTIVI DI MECCANICA CLASSICA: Sistemi di misura – Analisi dimensionale: esercitazione – Cenno agli errori di misura e concetto di cifre significative – Analisi vettoriale: esercitazione, prodotto scalare, prodotto vettoriale; a cura di Piero Pistoia

Post in via di controllo…ed eventuale correzione

PREMESSA NECESSARIA

Questo scritto nasce da una serie di appunti di mio nipote, presi in diretta da alcune prime lezioni di Fisica all’Università.

Rovistando in una caterva di testi e quaderni di appunti scolastici conservati  alla rinfusa nel ripostiglio per attrezzi e mobili dismessi ho notato un quaderno con la scritta a mano, Fisica 1.

Mi sono messo a sfogliarlo e a leggerlo dove riuscivo qua e là. Gli appunti scolastici sono leggibili, forse, solamente da quelli che con difficoltà li scrivono, se riescono contemporaneamente a tracciarli mentre capiscono per ricordare! cioè ad appuntare velocemente qualcosa di rilevante, legato da un filo logico in successione. Ad occhio mi è sembrato che quelle lezioni fossero state capite per la maggior parte da mio nipote e riportassero concetti rilevanti propedeutici ad una successiva comprensione di un corso di fisica superiore. Così ho pensato di affrontare la “messa in bella”, come allora si diceva,  di queste prime lezioni introduttive alla Meccanica Classica con qualche integrazione, pensando che potessero servire anche per altri. Data la difficoltà di questo lavoro la forma viene qua e là trascurata.

 

Per vedere questi appunti cliccare su:

in odt

fisica_brevi-appunti-di-meccanica-classica1 (1)

in pdf (da aggiornare…)

fisica_brevi-appunti-di-meccanica-classica1 (1)

 

 

ANCORA SULL’AUTO-AGGIORNAMENTO: una facility di nozioni, appunti, disquisizioni per “costruire” alcune lezioni di base in Fisica (in particolare forza centrifuga e centripeta); a cura del dott. Piero Pistoia

Siamo quasi alla fine del lavoro, poi lo trasferiremo in pdf!

ANCORA SULL’AUTO-AGGIORNAMENTO

UNA FACILITY DI NOZIONI, APPUNTI E DISQUISIZIONI PER ‘COSTRUIRE’ ALCUNE LEZIONI DI BASE IN FISICA

IN PARTICOLARE SUI CONCETTI DI FORZA CENTRIPETA E CENTRIFUGA

a cura del Dott. Piero Pistoia

Questo scritto, come tutti quelli che nascono da un auto-aggiornamento, non ha avuto la limatura ottimale di un vero articolo, essendo compilato in tempi diversi, da letture diverse sugli stessi argomenti, e con una certa immediatezza, per cui il linguaggio non è cosi scorrevole, organizzato e ripulito, ed il contenuto spesso ripetitivo e frammentato, risentendo anche della finalità di una tale ricerca che è quella di precisare il contenuto piuttosto che la forma, da rielaborare in una lezione scolastica.

Corpo che ruota

in pdf, cliccare su:

forza-centrifuga_centripetaok5-1-1-1

E…

“L’ISTINTO E LA RAGIONE – evoluzione, istinto e ragione: aspetti educativi e pensieri personali divergenti”; del dott. Piero Pistoia

Da continuare….

ISTINTO E RAGIONE