BREVI RIFLESSIONI PERSONALI, FUORI DALLE RIGHE, SULLA ‘BUONA SCUOLA’, CONTROLLA IL CONTO ED ALTRO, a cura dei docenti Piero Pistoia e Gabriella Scarciglia

 

IN AMBITI ‘INSEGNATIVI’, BREVI RIFLESSIONI CRITICHE E PRECISAZIONI PERSONALI FUORI DALLE RIGHE SU ‘CONTROLLA IL CONTO’, ‘DISCIPLINE E TECNO-RAGIONERIE’, ‘LA BUONA SCUOLA RIDEFINITA’  ED ALTRO
a cura dei docenti Piero Pistoia e Gabriella Scarciglia (vers. in divenire)

LE COMPETENZE DELLE TECNO-RAGIONERIE A FRONTE DELLE DISCIPLINE E DELLO SVILUPPO ONTOGENETICO DELLA MENTE

In particolare, comunque, i buoni scritti, sono sempre aperti a nuove congetture, a nuove argomentazioni, mai definitivi e …se falsificati anche meglio, come ci ha insegnato l’epistemologo K. Popper. Non si tratta di ‘oggetti assoluti’ appartenenti alla categoria della lectio magistralis  che, a ragione o a torto, oggi va di moda alla grande e i gruppi che la ‘sanno fare’ (spesso da sè se lo dicono!) si moltiplicano a dismisura.  Per quanto ci riguarda i nostri sono ‘oggetti in produzione’, in divenire (fieri), che procedono  su percorsi spesso tortuosi; meglio se il ‘macchinario’ per costruirli è una ‘comunità di cervelli’ in interazione, che procede ‘annusando sentieri’, scegliendo ‘percorsi’ e spesso tornando indietro. Comunità non necessariamente appartenenti alle categorie di eccellenza, spesso autoreferenti, ma solo menti ‘che non sanno’ (cioè ‘sanno di non sapere’), ma curiose di sapere e determinate ad acquisirlo in un atteggiamento di ricerca, in un trouble (‘in un travaglio’, come direbbe il grande Socrate nella sua Maieutica) di prove, tentativi ed errori, sorretti però da un einfunlung e da un background culturale più o meno rilevante onde formulare ipotesi, ‘incarnando’ la conoscenza in biologia!

Ecco, leggendo ancora della Buona Scuola, a taglio sempre più tecnologico-ragioneristico, sarebbe da riflettere più a lungo sul pensiero di Socrate relativo al responso dell’oracolo del dio di Delphi, Apollo,  alla domanda chi fosse il più grande sapiente della terra! Senza voler operare un forzato ‘transfer bruneriano’ (con transfer senza la t, come si legge nei testi di J. Bruner), vorremmo riportare però le parole di Socrate  estratte dal suo discorso nell’agorà di Atene nel 399 a.C. dopo la sua condanna a morte, che possono ‘suonare’ così <<Cittadini, svergognate e tormentate i miei figli se vi sembra che si preoccupino più dei soldi  e d’altro prima che delle virtù umane>>. Con cittadini, Socrate intendeva, politici, poeti, possessori di techné, che, con un po’ di fantasia, potrebbero corrispondere agli ideatori della Buona Scuola attiva ancora oggi!

A nostro avviso, ciò di cui parla Socrate, rivisitato oggi, con le sue virtù in riferimento all’oracolo del dio di Delphi, riguarda, forse, la ricerca, nell’attività pedagogica-educativa, di metodi (o multi-metodi) di conoscenza sul mondo naturale ed umano, focalizzati da una riflessione  storico-filosofica sulle singole discipline (strutture diciplinari), che riflettano, accompagnino e amplifichino lo sviluppo cerebrale dello studente che deve essere curato nel pensiero, nel comportamento e nei fatti (per Bruner, infatti, le strutture disciplinari riflettono le funzioni cerebrali della mente, “il logico riflette lo psicologico”). Di fatto questo processo si mantiene per buona parte del corso della vita, perché si continua infatti ad imparare per sempre, Bruner,  Montessori…, con le conseguenti modifiche cerebrali del fenotipo (nuovi collegamenti neurali fra cellule del cervello), come sembra affermare il Darwinismo Neurale del premio Nobel medico fisiologo Edelman, ed altri). Forzando le analogie, semplificando e osservando da ‘fuori’, ci piace pensare  che un buon software (un buon insegnamento-apprendimento durante la vita), possa modificare l’hardware (struttura cerebrale del fenotipo), riuscendo a creare un feedback a spirale virtuoso.

Infine, in questa ottica, se fosse vero quello che sembra afferma con forza l’accademico Emilio del Giudice, stimato fisico teorico da poco scomparso, cioè che il fenotipo sarebbe una Totalità,  un Uno, allora i vari enti che lo compongono vibrerebbero in risonanza, cioè sarebbero tutti in fase. Questo comporterebbe che una leggera modifica di fase in un certo punto (piccola zona) della struttura (per es., dove si modificano alcuni legami fra cellule cerebrali sotto l’impulso di cultura assimilata durante la vita), invierebbe messaggi, senza entrare nel merito delle ipotesi sul loro trasporto,  a tutti gli altri punti, che si attiverebbero di conseguenza, compreso quindi anche il genoma (potenzialità culturali che si trasmetteranno alle generazioni future?); forse un nuovo modo di vedere il concetto di epigenesi?  (processo di incarnazione della cultura nella biologia). Se si ipotizzasse un trasferimento attraverso onde elettromagnetiche, probabilmente tali segnali dovrebbero essere dotati di energia infinitesima o quasi, per la quasi infinita numerosità dei punti da colpire,  a meno che nei viventi fossero sufficienti anche segnali sotto l’errore per renderli operativi.

Solo gradatamente, ad un certo livello, si potrà iniziare a proporre le competenze relative alle tecno-ragionerie, inserite però armonicamente nei processi di formazione mentale (ma ciò oggi non accade quasi mai!) per creare poi i cittadini operativi del domani. Insomma, prima di tutto la formazione del cervello, seguendo tutti gli insegnamenti conosciuti della Psicologia (‘norme cerebrali’) e della Epistemologia (‘norme delle discipline’),  poi… la pratica delle carriere! Risalendo un ramo di iperbole, la Buona Scuola non è quella che si riduce alle mere visite (didattiche?), meglio se sempre più frequenti, delle fabbriche dei soldi! onde iniziare a costruire formiche ammaestrate alla loro produzione e a quella del capitale. Non è fuori luogo ricordare, a prescindere dalle motivazioni diverse, che solo ora un ministro dell’istruzione sta riflettendo criticamente sul senso dell’alternanza scuola-lavoro (intervista condotta da Gianna Fregonara riportata sul Corriere della sera, alla pagina Scuola, del 31-Agosto-2018).

Alla luce di queste argomentazioni, viene anche in mente per certi versi l’intervista sulla valutazione scolastica di Chiara Dino nel Corriere della sera  del 29-agosto-2018 dove si legge nelle risposte della docente intervistata che nell’ottica di una auspicabile collocazione professionale  quello che conta soprattutto è insegnare ai ragazzi a <<saper essere>> piuttosto che a <<saper fare>> e più avanti, sui test invalsi, si afferma che <<sono noti perché voluti da istituzioni commerciali e non educative>>

Un professore universitario durante un corso di aggiornamento ebbe a dire che non era necessario preparare gli alunni e fornire loro conoscenza come se tutti da grandi dovessero divenire ricercatori universitari. Noi non siamo mai stati d’accordo, a tutti dobbiamo fornire le basi per poterlo diventare! Lo stesso Bruner afferma che se nell’insegnare procediamo con il (o con un) metodo di un ricercatore di quella disciplina, certamente gli allievi apprenderanno nel modo migliore possibile, ottenendo un cittadino più consapevole, responsabile, pronto ai cambiamenti per adeguarsi anche alle tecno-ragionerie che fra l’altro mutano sempre più rapidamente.

Riassumendo, secondo noi, tutta la vicenda culturale che riguarda Socrate e il dio di Delphi  potrebbe così voler significare che le competenze tecnico-ragionieristiche di “politici, poeti e tecnici s.l.”, da tradurre in personaggi attuali, dovrebbero, riguardo alla maturazione ontogenetica del cervello (un processo essenziale per le ‘virtù socratiche’), avere una posizione di secondaria importanza nella nuova definizione di Buona Scuola, cosa che sembra oggi accadere sempre meno.

SULLA LEZIONE NELLA BUONA SCUOLA RIDEFINITA

In questa posizione riecheggiano le argomentazioni dell’articolo “Inventare per apprendere, apprendere per inventare” di Heinz von Foerster , riportato nel testo di Paolo Perticari (a cura di) “Il senso dell’imparare” Anabasi, 1994; di questo articolo, nel tempo, potremmo anche proporre una breve “lettura critico -interpretativa” da agganciare a quello che accade oggi.
Intanto, senza entrare nel merito, nell’ottica di questo background metodologico, potremmo riformulare quel concetto di Buona Scuola, che ultimamente andava per la maggiore, in modo che l’aggiornamento dei lavoratori, per lo più si possa configurare come auto-aggiornamento, dove le conferenze, le lezioni, i corsi dei tecnici non si richiuderebbero su se stesse, come spesso accade, ed, essenziali per le misurazioni del lavoro, sarebbero le ‘argomentazioni intorno a punti interrogativi’ e mai o quasi un confronto con un quiz ad items, dove il rispetto dei dictat dei ministeri, del Miur e dei programmi non si esaurirebbe nell’applicare protocolli ai punti interrogativi, perché nel complesso i protocolli, mai definitivi, spesso falliscono l’obbiettivo, per cui sono spesso a favore dei comunicatori e non degli alunni. C’è anche una probabilità che il protocollo possa ‘uccidere’! Se ‘muore’ il paziente, ma il protocollo è rispettato (da loro se lo dicono), nè il ‘maestro’ verrà punito , nè il suo superiore! Semplificando, il protocollo potrebbe essere considerato come una scaletta operativa, applicata ad un caso da risolvere, calibrata sullo stato dell’arte relativo a quel problema.

Proporre un evento culturale (progetto) nella speranza che abbia successo, è certamente una buona cosa, 1) se vengono attivati prima gli ‘incastri’ relativi a quell’evento, sulla frontiera del particolare ‘Mondo 3’ (Popper) degli utenti o delle classi,  ciascuno con la propria (vedere anche, per es., nel blog “Ilsillabario2013.wordpress.com”, il post ‘Epistemologia, psico-pedagogia e insegnamento della fisica nell’ottica di una nuova riforma della scuola’ a cura del dott. prof. Piero Pistoia), e 2) se verrà controllato, dopo l’evento, che qualcosa di culturale sia stato davvero ‘agganciato’! Spesso ci si limita invece semplicemente ‘a fare’ secondo legge e protocolli, perché è questo che richiede la burocrazia. Non c’è niente di nuovo sotto il sole, forse è meglio l’antico!

Ciò che davvero conta in una Buona Scuola è anche il tipo di lezione che viene fatta. E’ necessario articolare la lezione in maniera che venga condotta proprio per far sorgere dalla classe le domande legittime di Foerester, di cui gli alunni non conoscono ancora le risposte; devono sorgere interrogativi specifici che si calino nel merito e che si aggancino ai successivi passi in divenire della spiegazione ‘insegnativa’ del docente!

La lezione in costruzione deve sorgere da una interazione continua fra classe, insegnante ed alunni fra loro e sta in questa interazione multipla l’assimilazione concettuale e l’apprendimento.
La lezione-spiegazione condotta in maniera continua dall’insegnante in cattedra, magari anche al di là dei 20 minuti prescritti dalla psicologia dell’attenzione, avrà scarsa efficacia anche se condotta con tutti i crismi della logicità e della chiarezza (il vecchio ottimo insegnamento!).

Bruner parla di costruzione di una tradizione di una piccola società ( la classe), che rimarrà attiva nel ricordo e nel comportamento, non solo culturale, per tutta la vita dell’alunno.

Per l’apprendimento e l’assimilazione concettuale, il problema centrale, davvero rilevante, della comunicazione culturale in generale, non sta nella preparazione culturale specifica del comunicatore o almeno non solo in quella cioè, in ambito scolastico, nel continuo anche se qualificato aggiornamento accademico di base, d’altra parte scontato, del docente!

Ecco, invece, due importanti processi fra gli altri che favoriscono l’apprendimento:

1 – Abolire molti degli escamotages sempre più complicati che cercano di pianificare e semplificare il processo comunicativo indebolendo  l’immaginazione e la riflessione personale; l’apprendimento è personale e faticoso!

2 – Dare spazio all’arte s.l. sempre disinteressata, che attiva immaginazione e creatività, aprendo finestre per gettare uno sguardo al di là delle apparenze (per certi versi il “BEYOND THE INFORMATION GIVEN” di Bruner!)

Questo insegnamento proposto, che, a nostro intendimento, potrà costruire “IO” presenti e consapevoli in tutte le circostanze, diventerà davvero uno strumento efficace per sopravvivere nel mondo degli umani e non solo, rispondendo anche ai suggerimenti significativi e liberatori suggeriti dai sei versi seguenti di Bertolt Brecht:

Non avere paura di chiedere,
compagno! Non lasciarti influenzare, verifica tu stesso!
Quel che non sai tu stesso, non lo saprai.
Controlla il conto, sei tu che lo devi pagare.
Punta il dito su ogni voce, chiedi: e questo, perché?
Tu devi prendere il potere.

Bertolt Brecht 1993

 

Docenti Piero Pistoia e Gabriella Scarciglia

 

Curriculum di PIERO PISTOIA (Traccia):

piero pistoia curriculum ok

 

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COMMENTO ALL’ARTICOLO PRECEDENTE DEL Dott. Prof. FRancesco Gherardini

04-09-2018, ore 12.55

Ho letto l’articolo, sono molto d’accordo con la vostre valutazioni.

Saluti.

Francesco

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COMMENTO ALL’ARTICOLO PRECEDENTE DEL dott. prof. Giacomo Brunetti

27/09/2018 (83) Libero Mail. Posta

Buongiorno

Ho letto con piacere e faccio i miei complimenti per le considerazioni che condivido in pieno e che vedo ben sopportate scientificamente.
Qualche parola da parte mia, meno scientifica, ma che scaturisce piuttosto dalla “pancia”.

200/400 ore di alternanza scuola/lavoro: per la maggior parte “tempo perso”!!! Forse si otterrebbero migliori risultati con un ventesimo delle ore, organizzate con grande perizia (che purtroppo manca sia alla classe dirigente che alla gran parte della classe insegnante).
Progetti… progetti…progetti: per dirla con un mio arguto amico di viaggio (pensionato ormai da 27 giorni) io proporrei il progetto: “una settimana di lezione in classe”!!
Siamo andati sulla luna (dopo lo “scandalo dello sputnik” che ha risvegliato i pedagogisti americani) con le belle lezioni frontali e con il “sano” studio. Cavallo che vince non si cambia… perché i metodi di insegnamento sì ??
Infine un po’ di organizzazione: mia figlia Amelia, 16 anni, fa il liceo in Francia, a Bordeaux. Là la scuola è iniziata il 27 settembre, ma il 7 agosto aveva già ricevuto via mail l’ ORARIO DEFINITIVO. Qui siamo ad oltre dieci giorni dall’inizio delle lezioni e stiamo viaggiando ancora ad orario ridotto con il 30/40% dei docenti (non esagero controllate pure!!!); l’orario definitivo, come ogni anno, arriverà più o meno con i regali di Natale!!!!!
Che VERGOGNA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Grazie della gentile attenzione. A presto.
G

 

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15/10/2018

COMMENTO ALL’ARTICOLO PRECEDENTE DEL dott.ssa prof.ssa Ghilli Lucia

Concordo pienamente con Voi. Voglio avere il coraggio di aggiungere al vostro ricco e magnifico intervento poche (e già conosciute) riflessioni tra le miriadi che sottolineano l’importanza della scuola e della conoscenza quando aiutano a crescere davvero.

Ghilli Lucia

Per leggere le riflessioni della dott.ssa prof.ssa Lucia Ghilli cliccare, in questo blog, sul Post <<Ancora sulla “Scuola i ieri e Scuola di oggi”: commento al margine>>, della dott.ssa prof.ssa Ghilli Lucia.

 

 

 

 

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POESIE DI CACCIA E NATURA poesie di Piero Pistoia

Curriculum di piero pistoia:

PIERO PISTOIA CURRICULUM1

 

1-A CACCIA SUL POGGETTO DEL BULERA
2-A CACCIA NELLA MACCHIA DELLA SELVA
3-A CACCIA NELL’ACQUITRINIO DI GRANCHIO
4-LO SPIRITO ANIMALE
5-SQUARCIO
6-LA PALUDE
7-LA SOLITA ONDA
8-GABBIANI AL TRAMONTO
9-A BISCONDOLA(1)
10-I SASSI MAMMELLONATI DI MONTEBUONO(1) 
+ lettera autografa di Roberto Veracini
11-QUAL E’ IL SENSO
12-RICORDI-FLASCH SULLA NATURA
13- I SASSI DI Piero di ROBERTO VERACINI con lettera autografa

1-A CACCIA SUL POGGETTO DEL BULERA

Dove finisce l’ulivo, la stoppia:
una “posta” nel pruno.
Albe macchiate,
pezzi di cielo,
nubi dense,
altitudine verde.
Lontano,
sul poggio di S. Michele,
stormi di colombi diventano punti.
Un frullo di lodole
sulla civetta viva,
occhieggiante.
Pispole nascono dall’aria,
improvvise.
Volo pesante di schiattoni.
Verso S. Carlo,
lame di sole tagliano
voli risonanti del fringuello.
Orizzonti di macchie
aprono il “passo” verso il mare.
Brezze di tramontana
ravvivano ricordi di cacce lontane.

(Piero Pistoia

2-A CACCIA NELLA MACCHIA DELLA SELVA

Irti
serpicano sentieri
dal campo
alla macchia della Selva1.

Poldo,
il Bretone,
bubola e traccia
lontane ellissi
nel silenzio freddo
dell’alba silvestre:
mappa
vie inusitate,
memoria-archetipo degli antenati.

Il bubolo cessa
e l’attesa con lui.
Non lontano,
nella spina,
il Bretone
sniffa fulvo
sulla fermata.

Al comando,
la macchia alterna il cerro
nel frullo ambiguo della beccaccia.

Un colpo sordo,
il ciclo si chiude.

(Piero Pistoia

1 La macchia mediterranea della Selva fa parte degli estesi boschi (per lo pù cerro) che si scorgono, allungati lungo il Cecina, a destra di una delle due foto dell'”Agriturismo di Santa Lina”.

colline toscane

A CACCIA NELL’ACQUITRINIO DI GRANCHIO: un lampo incerto nel vuoto dell’aria

Prologo antropologico
Già in altri scritti proposi, fra l’altro, una possibile interpretazione dell’attività venatoria in chiave evolutiva.
L’uomo moderno dell’epoca post-industriale ha plusibilmente lo stesso cervello (come qualità e quantità) del cacciatore raccoglitore delle savane di qualche decina di migliaia di anni fa (l’uomo di Cromagnon della specie Homo sapiens) e le pressioni selettive che hanno ‘costruito’ la sua mente umana si devono ricercare nel tipo di economia legata all’attività della caccia e raccolta. Infatti per quasi tre milioni di anni il cervello del genere Homo evolve in questo ‘environment’ e, una volta giunto pressochè alla fine della sua evoluzione biologica (circa quarantamila anni fa), tale ambiente selettivo (e solo quello), perdura per altri trentamila anni, giungendo a circa decimila anni fa (prime avvisaglie della rivoluzione agricola).

E’ durante questa semplice economia che plausibilmente si sono radicati profondamente nell’animo umano i migliori aspetti del suo comportamento selezionati dall’operare in piccoli gruppi profondamete uniti per una precaria sopravvivenza in delicati equilibri (addirittura alcuni pensano anche ad un possibile legame telepatico). Se si abusa delle stazioni di raccolta e delle prede di caccia si può morire di fame e/o di altro (si pensi alle piante officinali)! Tali aspetti empatici sono coglibili nel rapporto uomo-uomo e uomo-natura modificati, affievoliti e talora soffocati dalle culture successive (evoluzione non più biologica, ma culturale) seguite alla rivoluzione agricola, successivamente a quella industriale (a cavallo del 1900) e all’attuale post-industriale.

Concludiamo quindi nel considerare la caccia, opportunamente intesa, come rito essenziale per la riscoperta ed attivazione di valori umani profondi perduti (come la condivisibilità, la solidarietà, il rispetto dell’altro e della Natura, per es. ecc.)

In questa ottica ho cercato di esprimere (in tentativo di poesia) alcune emozioni che la caccia potrebbe innescare al fine di catalizzare pensieri e atteggiamenti più favorevoli al rispetto di tutte le ‘cose’ dell’Universo.

3-A CACCIA NELL’ACQUITRINIO DI GRANCHIO
In attesa …
Sulla ginestra piegata …
l’ombra del silenzio
ondeggia
al vento gelido di Volterra.
Lontano
l’ellero nereggia
di suoni.
Grida d’amore:
la gallinella
vibra onde
tra le canneggiole.
Il sole trema
negli specchi d’acqua.
L’Airone
vigila grigio
l’azzurro
nel pelago di Granchio.
Ecco!
punta la squadra
delle marzaiole
alla solita ora.
Un lampo incerto
nel vuoto dell’aria.
La caccia:
rumori di sopravvivenza!

Epilogo
Bene, gli amici pensano, forse scherzando, che forse sono l’unico cacciatore a cui quelli del WWF darebbero volentieri la loro tessera: impinguo le industrie di caccia per i materiali che acquisto, ma la selvaggina può stare tranquilla. In effetti non mi sono mai posto il problema di procacciarmi tante prede (io uccido solo quello che mangio!) e poi il ‘vuoto dell’aria’ è molto più esteso del ‘pieno’ dell’animale selvatico.

Io e il mio vecchio cane Pullero siamo insomma cacciatori come ci pare. Ma una cosa è certa, per nulla al mondo io e il mio vecchio cane rinunceremo alle nostre belle cacce persi nella Natura per poco ancora incontaminata della Maremma.

(Piero Pistoia

4-LO SPIRITO ANIMALE

La luce
bagna
la macchia della valle,
tenera,
all’alba.

La dove ruderi emanano,
antichi,
l’acre odore del fico nero,
oltre il “confine del mondo”,
dove sanno di prede
il sasso, l’humus e l’albero
e di muschio
sanno grumi di pietra
nella macchia di lecci
– dove ulula storie
lo spirito del cerro
cupo fra i rami al vento
e nel fosso
la rana canta
e invoca la pioggia –
lì incontrerò
il mio spirito animale,
selvaggio,
e forse allora capirò.

Crepita il ginepro
nel fuoco del bivacco;
fra storie di animali
ognuno la “parte” attende.
A dividere il cibo
e non a gioco
conterà il cacciator la preda.

PIERO PISTOIA

5-SCQUARCIO

Apre Terra Sole a mezzo cielo
spreme umida macchia, a velo,
fitti di nebbia a tramontana.

Urla vento dirupo alla lontana.

Sprazzi a grani
fittan d’azzurro tempo
a rocce a forre a piani.

Avida quercia avita fissa rami
e cinghiali branchi e di mufloni
e trame, e progetti e dolori
e l’umana sorte assieme.

L’ansia quotidiana preme.

“fitta”(1) Sacro Terra attonita e Cielo.

Denso l’istante cessa
e sommessa riprende al fin l’ambita
corsa sfrenata nel tempo della vita.

PIERO PISTOIA

(1) Dall’inglese To Fit= adeguarsi, adattarsi

6-LA PALUDE

Là dove fiume
spande,
grigi
spirano cieli
nebbie d’orizzonti.

Vita diversa freme.
Anima fango il giunco al beccaccino.
Tracce, segni, formule a creature
perdon confini
aprono vie:
fra sasso e vita la palude.

Improbabili figure
acuti vortici
linfe,
tetraedri-cristallo in fango
e fango creò.

Ruba
cielo la macchia
aspro
dove ghebbio stride.

(Piero Pistoia)

7-LA SOLITA ONDA

Come quando tramontana
stagliano su cieli alberi e montagna,
netta la linea corre
fra ‘coscie’ mielate a dolci presagi.
Su rotondità tremor di vesti in fiore
curano sguardi complici.
Spremute di odori a piene mani:
selce libera spezzata arcano sole;
umore di lucertola,
del serpente addomesticato emblema
– d’acque antiche Uroboro si freccia –
s’addensa
e nel tormento geme
e rapido s’espande.
Tutta la Vita freme e l’Universo.

Amigdala bagnata segno di luna.

La solita onda sempre nuova:
primavera di sopravvivenza.

(Piero Pistoia)

8-GABBIANI AL TRAMONTO

Guardo la sera
rientro al mare
triste di gabbiani
nel fuoco del Tramonto.
Uno due tre…
lenti gruppi
diffondono,
misurano il cielo,
vaghe speranze
al nuovo sole.

Volano volano
nell’orrido dei fiumi
alle discariche
torsione entropica di tempi,
metamorfico acido
di mare vento tempesta,
memorie archetipo
di geni perduti.1

Dolorosi equilibri
alieni
percorsi impongono
di novello Prometeo.2

Un segmento
anche umano
dentro si perde:3
gabbiani dorati
figli dei mari
addio!

Piero Pistoia

1 La discarica per il gabbiano è una “torsione entropica…di mare vento tempesta”, coinvolti in una trasformazione velenosa. E’ quasi come se sbalzi di entropia creino vortici nel tempo.
Il mondo gabbiano
precipita, si risolve e presto si dissolverà in un vortice entropico che abbrevia i tempi della specie, conseguenza di geni che stanno perdendosi.

2 Il nuovo equilibrio genetico si pone come alieno e doloroso per la specie che, costretta dalla biologia, si trasforma in novello Prometeo.

3 Se è vero ciò che afferma la sociobiologia che tutte le specie sono in equilibrio delicato. 

9-A BISCONDOLA(1)

Oggi,
a “biscondola”
brezze di tramontana.

Sul poggio.

Raggi di luce
frunscian
fra stipa e ginestra.
Aleatori
traccian
percorsi su roccia serpente.
Bianche nubi
fuman lente.

Di lontano.

In aria
improvviso
fluttua un evento.

In attesa …

anima
nel sasso sento
e nel fiore selvatico.

Nella tremula cifra
smarrito,
formule invoco
ed esperimento.

Ma, sgomento,
nella bruma
mi perdo
e dimentico.

(Piero Pistoia)

(1) Espressione spesso usata nel Volterrano. Si tratta di uno spazio magico in cui il sole che filtra attraverso le verdi foglie tremule e delicate costruisce luci ed ombre vibranti. In giapponese, lingua di un popolo sensibile agli aspetti emotivi delle strutture della Natura, esistono singole parole del loro  linguaggio che ne riassumo il significato complesso; per es., l’espressione ‘a biscondola’ potrebbe essere tradotta con la singola parola giapponese ‘Komoredi‘.

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10-I SASSI MAMMELLONATI DI MONTEBUONO(1)
Li puoi vedere i morfi.
Nubi lisce di pietra.
Là dove in alto formano i ‘nidi’.

Già a primavera appaiono giganti
a reggere lo spumeggiare del fiume.

Da Giugno nella calura d’Estate
poggiano pesanti
in acqua
fra sassi di fiume
lenta
dalle rive secche.

Nuova generazione.

Sassi con Anima
respirano aria dei nostri tempi.
Solo per poco.

Ogni primavera appaiono i nuovi
allo schiudere delle uova del Tempo,
le stesse che fanno apparire fossili
ad ogni aratura profonda.
Qui da noi.

I vecchi si perdono nel ciclo esteso
dei sedimenti d’inverno
dove nei tempi lunghi della Terra
faranno ritorno in alto ai nuovi nidi
sopra tracce di nuovi fiumi
al profumo di nuove epoche.
Da miriadi di inverni.

Forse.

Quelli visti oggi torneranno.
Tra milioni di anni!
Ci sarà qualcuno ad osservarli?

(Piero Pistoia)

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11-QUAL E’ IL SENSO”>

Arde la canicola
Lenta meridiana
Oltre le stoppie
Tremule
Sui fili neri di formiche.

In segni sempre uguali.
Quali geometrie!?

Muoiono a milioni
Le singole formiche.
Fili di fatica e di dolore.

Qual è il senso?
L’Ente
La forma
L’invariante regola d’esperimento?

Ha cifra l’Essere?
Segni…
Messaggi criptati…
Rivolti a chi? Per chi?

Il due più due fa quattro dell’Universo
Conta il senso delle celle:
Questa si, questa no, questa…

Ma quest’unico senso
Sospende la speranza.

Piero Pistoia

12-RICORDI-FLASCH SULLA NATURA

(in divenire)

Alieno sguardo, il gabbiano,
di cieli stridenti,
lame di ghiaccio, aghi d’argento.

Tempi in fiore di ginestre,
albe dischiudono nebbie,
spighe ammantan di grano,
tele vibranti di punti
brillanti(1) al primo sole.

Oltre il muro sgretolato di sassi,
campo ‘petroso’ si estende e di nepitella(2).
Ma Verbasco, il tasso, domina alto,
lanoso, giallo splendente(3).

(Piero Pistoia)

(1) ragnatele gocciolanti di rugiada.
(2) Calamyntha nepeta
(3) Il Verbascum tapsus della poesia ‘Memoria, Memoria…’

13-I SASSI DI Piero di ROBERTO VERACINI con lettera

I sassi di Piero

Materia emersa
dall’ultima lontananza, sassi.
Presenze ferme
del tempo, misure
degli occhi, forme intatte
dei sogni, volti assenti
invisibili resti
del libero Mondo
che non c’è.

(Roberto Veracini, 16/10/06)