L’EDITORIALE ED ALTRO

ATTENZIONE! QUESTO BLOG E’ IN VIA  DI SVILUPPO

PREMESSA

N.B. IN QUESTO BLOG, il sillabario2013, OGGETTO CULTURALE NUOVO ED AUTONOMO, RIPROPORREMO,  TALORA RIVISITATI, ANCHE INTERVENTI RITENUTI RILEVANTI DA ‘IL SILLABARIO’ OSPITATO AL TEMPO COME INSERTO DELLA ‘COMUNITA DI POMARANCE’,  OLTRE AD ALTRI.

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Per vedere la storia del Sillabario cliccare sul seguente link: sillabario_storia2

 

Dopo anni dalla cessazione del ‘Sillabario’, in una riunione in Comune alla presenza del Sindaco e dell’Assessore alla Cultura, fu proposto che questo blog fosse gestito dal Comune stesso, per es., come ‘scritti’ della Biblioteca Comunale, ma la proposta fu respinta.

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Il nuovo Sillabario2013  appare così  su un piano strutturale diverso: si pone come strumento di comunicazione culturale, il suo unico scopo, completamente gratuito ed indipendente, autodeterminato ed autofinanziato senza alcun legame eccetto quello con i suoi collaboratori ed, in esso, è completamente assente ogni scopo di lucro ed ogni transazione finanziaria di qualsiasi tipo ed a qualsiasi livello. Più di 15 anni fa cessando le pubblicazioni, l’inserto ‘Il Sillabario’ aveva lasciato una ‘nicchia’ culturale scoperta e nuovi soggetti l’avevano utilizzata per costruire questo nuovo oggetto culturale: ilsillabario2013. 

RERUM NATURA COGNOSCERE DIFFICILE QUIDEM EST, AT MODUM COGNOSCENDI LONGE DIFFICILIUS  (Campanella)

DISCORSO E SENSATE ESPERIENZE

 Il pensiero di Galileo nella cultura italiana è stato a lungo male interpretato e in particolare stravolto un aspetto importante del suo metodo scientifico (Galileo era un fisico teorico non un empirista tout court), chiaramente espresso nelle sue parole sulla teoria eliocentrica di Copernico “…, né posso abbastanza ammirar l’eminenza dell’ingegno di quelli che l’hanno ricevuta e stimata vera ed hanno con la vivacità dell’intelletto loro fatto forza tale a i proprii sensi, che abbiano possuto antepor quello che il discorso gli dettava, a quello che le sensate esperienze gli mostravano apertissimamente in contrario e più avanti “…, non posso trovar termine all’ammirazione mia, come abbia possuto in Aristarco e nel Copernico far la ragione tanta violenza al senso che contro a questa ella si sia fatta padrona della loro credulità” (Dialogo dei massimi sistemi 3a giornata in Galileo, Opere, Vol. III, pgg. 81-82, Salani, 1964).

E’ vero che in altri passi del suo trattato sembra sottolineare il contrario, per cui molti pensatori anche oggi in Italia valorizzano ad oltranza le sue ‘sensate esperienze’, anche sull’onda lunga del rimbalzo empiristico-pragmatico del dopo guerra. Secondo noi però in quei passi Galileo argomenta spesso ponendosi come interlocutore in un dialogo che muove dando ragione alla controparte per poi portare argomenti, come quello sopra, a sostegno di una tesi che vede ‘il discorso’ prevalente.

RIFLESSIONE1: Perchè molte relazioni tecniche, preposte alle scelte, costate al sociale svariate decine di migliaia di euro, presentano in piani cartesiani  rette su dati sperimentali senza misurare la loro rilevanza statistica? Risposta: perchè i fenomeni relativi a questi grafici rientrano già nello stato dell’arte. COMMENTO: Caspita, che investimento!    (Un anonimo)

ASSERZIONE1:  Non c’è misura se non appare il suo errore; non c’è grafico sperimentale senza  le bande di confidenza!  (Lo stesso anonimo).

ASSERZIONE2: NEL COSMO CI SONO INDIZI SUFFICIENTI PER CONFERMARE QUALSIASI IPOTESI (KARL POPPER)

RIFLESSIONE2: Noi non cesseremo mai di esplorare  “l’oggetto complesso”  e l’obbiettivo di tutta questa esplorazione sarà quello di tornare al punto di partenza per osservarlo da angolazioni sempre nuove, utilizzando le informazioni che nel contempo si rendono disponibili relative al background culturale dell’oggetto stesso.

Lo stesso Anonimo

RIFLESSIONE3: “Sappiamo che la conoscenza assoluta non esiste, che esistono soltanto teorie; ma se ce ne dimentichiamo, quanto maggiore è la nostra istruzione, tanto più tenacemente crediamo negli assiomi. Una volta a Berlino domandai ad Einstein come gli era stato possibile – a lui scienziato esperto, incallito, un professore, matematico, fisico, astronomo – come, dunque, gli era stato possibile compiere le sue scoperte. <<Ma in che modo mai ha potuto farlo?>> gli chiesi e Albert Einstein rispose sorridendomi con aria comprensiva:<<Sfidando un assioma!>>”

LINCOLN STEFFENS, un emerito reporter a cavallo del ‘900.

Lo scritto è ripreso dalla sua Autobiografia, riportato nel libro di Charles H. Hapgood “Lo scorrimento della crosta terrestre”, Einaudi editore, 2013, pag.1.

RIFLESSIONE4: E’ più importante il viaggio o la destinazione? Il processo o la soluzione del problema? Il cammino o la meta? AZZARDA UNA RISPOSTA.

Suggerimento:  se il cammino si fa con l’andare…, allora….

(Lo stesso anonimo)

RIFLESSIONE5: In termini ‘operativi’, la CULTURA è l’espansione verticale (nel senso dell’approfondimento) e l’estensione orizzontale (nel senso della multidisciplinarità e dell’applicazione) del fenomeno scolastico.

(Lo stesso anonimo)

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 EDITORIALE ED ALTRO: CHE TIPO DI COMUNICAZIONE CULTURALE PROPONIAMO PER QUESTO BLOG?

La realtà non si trova, ma si costruisce (Nelson Goodman “Vedere costruire il mondo”, Laterza1998). Secondo J.Bruner (“La cultura dell’educazione” , Feltrinelli 1997) tale costruzione passa attraverso l’attività del fare significato, per mezzo della così detta ‘cassetta degli attrezzi simbolici della Cultura’, cioè la tradizione ed i modi di pensare. I veicoli previlegiati di questi attrezzi  o strumenti (tradizione e modi di pensare) sono gli scambi interpersonali all’interno del gruppo. Da qui la nuova lezione didattica e il nuovo  modus cognoscendi (Campanella) da applicare e tradurre nel blob.

Importante è questo aspetto intersoggettivo  della costruzione della conoscenza, perchè l’intersoggettività è una delle più straordinarie predisposizioni archetipiche del genere umano, che permette di capire che cosa hanno in mente gli altri, riuscendo a cogliere i significati dal contesto in cui vengono pronunciate le parole, anche quando risultano ambigue.

In questa ottica, nel nostro blog, gli stessi spunti di discussione non conformi, la presenza di scollamenti talora avventurosi nelle argomentazioni e comunque le idee personali e divergenti  favorirebbero interazione col la presente tradizione e possibilità di cambiare il punto di vista. E ancora: più articoli focalizzati sullo stesso argomento, ora possono costituire insieme al lettore una sottocomunità culturale al cui interno si svolge l’interazione, ora la sottocomunità è costituita dagli autori stessi nel loro confronto (far imparare gli altri e imparare noi stessi in una continua interazione), cosicchè, e nello scolastico e nell’extra scolastico, l’aggiornamento assuma l’unica forma efficace quella dell’auto-aggiornamento, fornendo concreti indizi per la soluzione dei problemi posti anche dall’educazione permanente e ricorrente.

L’educazione attraverso questa comunicazione culturale deve saper guidare i giovani ed i meno giovani (si può acquisire cultura a tutte le età, secondo Bruner), che visitano il blog, ad usare gli strumenti del fare significato al fine di costruire una realtà tale da permettere dapprima un migliore adattamento al mondo in cui viviamo e poi, quando necessario, cambiarlo, rivoltarlo. Infatti se il nostro obiettivo non sarà quello di adattarsi al mondo di una tradizione, ma di guardare al di là di questo mondo-significato  – come per gli animali sagaci di Rilke che “fiutano  / che noi non molto sicuri stiamo di casa /  nel mondo significato” (R.M.RILKE, elegie Duinesi, Einaudi 1982) – sarà necessario come dicono alcuni pensatori e poeti anche attuali, “rovesciare” continuamente i mondi significato, portando ad esperire molti degli infiniti cosmi possibili arricchendo ogni volta la conoscenza. Sta forse in questo il Progresso? Più dubbi che certezze  per costruire il mondo (meno persone stupide!), più “discorso” che “sensate esperienze” che, se “semplificate” in esperimento, giocano un ruolo più ridotto di prima, quello di cercare ad oltranza di falsificare il discorso  (e non di verificarlo!) e toccare quindi la realtà (‘verisimiglianza’ popperiana).

Questo concetto di cultura partecipata non rimanda, come prima si pensava, al processo del “raccontare e del “mostrare” dove un singolo docente od un suo sostituto (libro, rivista film, computer predisposto.., oppure guida turistica),     possessore della “verità” in quella sezione del sapere, racconta e mostra in modo chiaro ed esplicito qualcosa a discenti ignari. Fino ad ieri un tale docente veniva valutato di ottima qualità. Ma ultimamente ci siamo accorti  (Bruner, cap.1, III, 1997) che più chiara ed esplicita è la comunicazione per questa via a senso unico, più basso sarà il tasso di apprendimento e meno fecondo di risultati il frammento culturale comunicato. Ci sembra che Bruner voglia con questo sostenere la tesi già sostenuta da B. Russell : “Ecco una importante verità, peggiore è la vostra logica, più interessanti sono le conseguenze a cui essa da origine”. Oggi, nell’era dei computers, si tende a comunicare pezzi fortemente razionalizzati di cultura, ordinati in scalette logiche ben definite e stringenti, dove la chiarezza ad oltranza determina certezza e rigidità senza spiragli al dubbio e all’elaborazione (comunicazione per teoremi e di teoremi), indebolendo la consapevolezza che la “verità” delle proposizioni analitiche della logica e della matematica  sia correlata strettamente ai presupposti: GARBAGE IN -> GARBAGE OUT!

E questa modalità si ritrova  in ogni disciplina: si pensi all’uso esteso della ricerca delle forme retoriche nell’analisi strutturale delle poesie, a scapito di una riflessione profonda sull’emotivita e l’armonia suscitate dalla loro lettura, aspetti necessari per renderle immortali, universali e impresse nella memoria. In definitia, la speranza, comunque, è che possa permanere, forte ed articolato, il discorso sulla poesia, sia mediante la pubblicazione di testi poetici, sia nella veste critica, con la presentazione di saggi e relazioni letterarie. Questo impegno ci pare importante alla luce del ruolo sempre più centrale che, a giudizio di molti, la poesia va assumendo nella formazione culturale dei giovani. Poesia che appare punto fermo di una riflessione sia scolastica che extra scolastica. Poesia contenitore di passioni, sogni e desideri; ispiratrice di dialogo con se stessi e con gli altri, per mezzo del quale si può giungere ad una maturazione di idee nuove ed originali. In una fase oltremodo caotica dell’esperienza politico sociale dei nostri giorni, si ha, tra l’altro, (e forse proprio per questo) il bisogno da una parte di ritornare ad una poesia del significato, dei contenuti comprensibili, come dice G. Manacord e A. Berardinelli nell’Annuario “Poesia 94”. dall’altra di previligiare il significante, il ritmo, la forma, la struttura del verso e di riscoprire, come avviene in G. Conte, il mito, la lontananza, la profondità dell’anima, distanti da quella ragione (razionalità) che più non sembra evocatrice di verità assolute.

Comunicazione interattiva quindi, meno logica, sempre legata ai contesti, mai punti di vista da “nessun dove”. Comunicazione multidirezionale, punteggiata da punti interrogativi, aperta a ipotesi anche avventurose, sempre pronti a tornare al punto di partenza per osservare l'”oggetto” da un’angolazione completamente nuova. Se “la via si fa con l’andare”, un nuovo percorso può aprire prospettive diverse, arricchimenti inaspettatti e imprevisti facilitando la “scoperta” del collo di uscita dalla trappola di Witghenstein (vedere post relativo)!

SCELTE OPERATIVE PROPOSTE PER IL BLOG BASATE SU CRITERI EVINTI DA SCELTE EPISTEMOLOGICHE (in particolare: il FALSIFICAZIONISMO di POPPER E la PSICOLOGIA CULTURALE  di J. BRUNER)

  • Ogni tema scelto di qualsiasi disciplina verrà trattato, quando possibile, contemporaneamente da più punti di vista, a partire da più autori anche da noi scelti per favorire l’apprendimento per confronto di opinioni.
  • Sarà per quanto possibile coinvolto l’ambiente universitario e della ricerca, perchè si garantisca fra l’altro la trattazione dei temi a livello più aggiornato e di alta qualità.
  • Coinvolgeremo sempre più intensamente in prima istanza i docenti di Istituti Scolastici anche locali (Valle del Cecina, Toscana, Italy), perchè non solo si aprano per il lettore possibilità di fruire più consapevolmente del tema trattato da più punti di vista, aumentandone la sensibilità e le aperture, ma si possa vedere realizzato nel tempo l’anello retroattivo positivo anche sulle scuole locali.
  • La scelte della poesia in primo piano (poesia d’autore) o di un’altra opera artistica (sculture e pitture) verrà lasciata ad un docente a rotazione perchè si riflettano in maniera diretta le esigenze dei programmi scolastici ed il blog possa entrare come punto di riferimento dei curricola scolastici locali e non, onde poter scoprire col tempo anche l’efficacia di un ciclo ricorsivo.
  • Si sceglieranno come temi di fondo, onde espandere la base culturale scolastica, una serie di argomenti duali: l’io l’inconscio, l’irrazionale ed il razionale, la poesia e la scienza, la mente ed il corpo, energia ed inquinamento con i relativi aspetti tecnici, conti compresi, evoluzione dei viventi e creazione continua, ecc.,.che verranno trattati a lungo e senza scadenza essendo essi la base di buona parte della conoscenza sia verso l’esterno sia verso l’interno e colgono i principali dibattiti ancora caldi alla frontiera delle ricerca.
  • Altro argomento che permea tutta la conoscenza in specie del mondo occidentale riguarda le origini e l’evoluzione delle “cose” (origine della vita, origine dell’uomo, origine delle montagne, origine del sistema solare, del cosmo …)
  • Altro tema riguarda il significato profondo del paradosso e dell’antinomia che appaiono improvvsi in molti ambiti di conoscenza (forse nelle vicinanze delle uscite dalle trappole di Wittghestein).
  • Tutto questo sullo sfondo delle teorie della conoscenza in particolare il Falsificazionismo popperiano e delle teorie dell’apprendimento in particolare la psicologia culturale di J. Bruner.
  • In ultimo, non certo come importanza, ci divertiremo ad applicare la statistica alle serie di dati utilizzando in specie il programma R e il Mathematica di Wolfram, perchè riteniamo che oggi per falsificare il “discorso”  relativo alle scelte sociali, imposte dalle relazioni tecniche spesso complici del potere, sia necessario un uso esteso, oculato e critico di serie storiche da analizzare. Il cittadino dovrà pur ‘imparare a fare il conto’ se è poi lui che deve pagarlo!
  • Non avere paura di chiedere,
  • compagno! Non lasciarti influenzare, verifica tu stesso! Quel che non sai tu stesso, non lo saprai. Controlla il conto, sei tu che lo devi pagare. Punta il dito su ogni voce, chiedi: e questo, perché? Tu devi prendere il potere.
  • [Bertolt Brecht 1933]

R. Bacci – PF. Bianchi – P. Fidanzi –  F. Gherardini -L. Mannucci – P. Pistoia – A. Togoli,  R. Veracini –> promotori del blog

(PF. Bianchi  è  l’ amministratore del sito)

MENTE E SOCIETA’ SONO DISTANTI DA BIOLOGIA E NATURA; una multimetodologia educatica; dott. Piero Pistoia

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MENTE E SOCIETA’

PUR OGGETTI COMPLESSI, SONO DISTANTI DA BIOLOGIA E  NATURA

Una multimetodologia educativa

Riflessioni del dott. Piero Pistoia

  • Insegnare per formare menti ‘adatte’ è un procedimento certamente non lineare che si applica a situazioni molto complesse. L’evoluzione della mente e della conoscenza al suo ‘interno’, si configura come l’evoluzione di un sistema estremamente complesso, fortemente sensibile alle azioni esterne e quindi scarsamente prevedibile. Dall’altra parte la stessa società è controllata da equazioni non lineari e perciò soggetta a divergenze esponenziali, diventando sempre più difficile omologare cittadini adatti alle società del futuro.

  • L’oggetto mente/cervello per la sua possibilità di gestire quantità enormi di simboli in continua interazione con la super-sfera del Terzo Mondo popperiano, comporta per il soggetto umano dover gestire un estremo intreccio di algoritmi assai più libero, indeterminato ed arbitrario di qualsiasi altra specie (I. Illich). Ciò, obnubilata la possibilità di una percezione immediata ed univoca dei segni della Natura, conduce ad un mondo a-biologico la cui appartenenza al mondo naturale diventa un requisito nullo o trascurabile (la ragione lontana dalla biologia e dalla Natura). Sembra allora che solo il sistema inconscio, connotato dall’evoluzione, rimanga a difendere ancora l’appartenenza alla logica del vivente e se vogliamo valorizzare l’aspetto biologico e naturale dell’uomo, dobbiamo renderci consapevoli anche, in termini educativi, delle dinamiche sottese ai processi istintivi e archetipici.

  • Si propone allora in sede didattica una metodologia multi-centrica e multi-direzionale che, per la stessa disciplina preveda un’azione educativa che si esplichi in vari modi e secondo vari metodi. Lo stesso metodo che da poco sta presentando anche in Italia una maggiore diffusione consapevole – che vede il razionalismo critico popperiano come sua base teorica -(ironia della sorte!) non sarà produttivo a lungo, dovendosi favorire ‘un metodo senza metodo’, un modo libero ed anarchico, anche se geniale e creativo, di intervenire sul mondo, di inventare modelli di interpretazione anche fantasiosi, vere opere d’arte, per ‘rileggere’ il dato sperimentale e ‘costruire’ nuovi fatti e nuove informazioni al fine di formulare idee non precostituite nelle scienze, nella storia, nella letteratura e nella vita. Il fatto didattico ed educativo non deve prevedere processi lineari e ‘precostituiti’ – programmare a più vie? – che condurrebbero sempre, anche nel migliore dei casi, alla “banalizzazione” del contenuto e della mente (J. Foerster in Manghi), né gli inputs devono condurre all’ “esattezza”, ma alla “complessità”: le idee trasmesse non sono da proporre come “informazioni” ma come “perturbazioni”. Le prove scolastiche tradizionali più che un mezzo per misurare il grado di conoscenza, in questa ottica, si ridurrebbero ad un mezzo per misurare il grado di “banalizzazione”! Chi ha successo nella scuola tradizionale avrebbe subìto un insegnamento banalizzante e per questo prevedibile; un punteggio massimo significherebbe perfetta banalizzazione, studente perfettamente prevedibile e quindi ben accetto nella società, che ammettiamo abbia esigenze indipendenti dal tempo. Esso non sarà fonte di sorprese né di problemi, ma solo finché si manterrà lo Statu Quo, cosa poco probabile in un fermento attivo come nell’attuale processo iperbolico del progresso.

    Riportiamo dal post pubblicato in questo blog “L’intelligenza, la motivazione, la scuola ed il ruolo dell’insegnante” a firma del docente Gabriella Scarciglia, il frammento seguente che precisa la precedente riflessione .

  • <<… ‘Il tempo della lezione’ non deve essere tradizionalmente diviso in tempo di spiegazione davanti ad una classe muta ed in tempo di interrogazione in cui parla un solo alunno. Anche la lezione deve presentare quell’aspetto multidirezionale sempre efficace in situazione non lineare; momenti di spiegazione e interrogazione si alternino con interventi di tutta la classe; il contenuta da spiegare si costruisce così insieme e gli elementi della classe si muovono come in una palestra, ognuno farà il proprio esercizio, partecipando alla costruzione del sapere …. In queste condizioni la comunicazione insegnativa perturba l’atmosfera della classe, creando ansia e tensione, le molle dell’apprendere. E’ la perturbazione l’elemento critico che scuote lo Statu quo ed il precostituito, fino a proporre alternative e nuovi punti di vista sui vari campi del sapere.

    La costruzione della conoscenza sarà guidata da una multimetodologia che dal metodo mnemonico tradizionale, attraverso l’uso dei processi induttivi, pur ‘deboli’, (dalle idee ai fatti) e dei ‘potenti’ processi deduttivi (dalle idee ai fatti), passi al “metodo senza metodo”, al modo libero ed anarchico di intervenire sul mondo, di inventare modelli di interpretazione anche fantasiosi, per ‘rileggere’ il dato sperimentale e costruire nuovi fatti e nuove informazioni. Si propongono così nuovi giochi linguistici, si ‘costruiscono’ opere d’arte dalla poesia , dalla pittura-scultura, fino ad idee non precostituite, né fino ad allora conosciute, nella scienza, nella storia e nella vita. Una buona banca-dati di tutti i tipi, anche più strani, per non iniziare sempre daccapo, verrà certamente fornita dai pensieri degli uomini del passato, anche il più lontano e non solo degli uomini (la stessa etologia potrebbe fornire stimoli creativi), che, pur riempiendo l’Universo di ‘posti’ e ‘oggetti’ mistici e strani, non sono da ritenersi meno geniali e affidabili dei nostri migliori ‘maghi’ (nella accezione letterale de termine) della scienza. Alimentiamo l’immaginazione e la creatività fuori norma, insieme al solito metodo logico-razionale pur freddo, amorale, scarsamente naturale (si pensi ai danni irreversibili che ha provocato al mondo non solo animale) e difficilmente coinvolgente, che funziona solo nel semplice, nell’artificiale e nel ‘vicino tempo-spazio’ ( e a volte nemmeno in queste circostanze, se ci imbattiamo in una ‘turbolenza’ e ciò capita sempre più spesso. Ma “ammorbidiamo” e “riscaldiamo” questo metodo. Inseriamo ai vari stadi del ‘curricolo a spirale’ proposti da Bruner (ai ‘primi’ passi’, ai ‘passaggi di transizione’, ma anche alla ‘comprensione finale’), le idee da apprendere da storie e narrazioni, come suggerisce la Storia della Scienza, se è vero che “si può falsificare una quantità spaventosa di ipotesi senza demolire la teoria in base a cui sono state formulate (Bruner 1997, pag136; “La cultura dell’educazione”, Feltrinelli)”, contro i falsificazionisti ingenui e che nei “cambiamenti di paradigma”si scoprono improvvisi stati intenzionali ed osservazioni da specifici punti di vista aprendo la scienza alla Narrazione ed alla Interpretazione. La Scienza e la Matematica condividono la fallibilità di tutti i tentativi umani, perché umana è la conoscenza, frammista ai nostri errori, ai nostri pregiudizi, ai nostri sogni, alle nostre speranze (K. Popper 1998, pag. 135 e pag.119;”Scienza e filosofia” CDE) dai quali è impossibile liberarci>>.

UNA MOSTRA DI SCULTURE IN ARENARIA DELLA CARLINA “L’azione antagonista dell’uomo” di Roberto Marmelli, scultore

N.B.

QUESTO POST NON PREVEDE ALCUNA TRANSIZIONE VENALE E DI PROFITTO DI ALCUN TIPO E DA ALCUNA PARTE; SI PONE ESCLUSIVAMENTE COME ‘LETTURA’ ED ‘INTERPRETAZIONE’ EDUCATIVO-CULTURALE DELLE VARIE ‘ARTI’, IN SINTONIA ALLO SCOPO GENERALE DEL NOSTRO BLOG.

LA MOSTRA <<L’AZIONE ANTAGONISTA DELL’UOMO>>

DI ROBERTO MARMELLI, SCULTORE BELLIGERANTE E DI PERSONALITA’ VIRTUOSA

COMMENTO DELL’AUTORE: SPIRITO E MITO ANIMANO LA PIETRA

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DA CONTINUARE…

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PIANO O STANZA 4 – IDOLI

Idolo intimo femminile – fronte

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Idolo intimo femminile – parte alta

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Intimo femminile – lato

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La scultura, realizzata in pietra arenaria, rappresenta il profilo essenziale di un tronco femminile, privo di gambe e braccia. Nell’interno, nell’intimo, il  profilo viene realizzato con il tratto caratteristico ottenuto con lo scalpello a ‘gradino’.

Idolo Divinità

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idolo Idoli

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STANZA O PIANO 3 – VOLTI DI PIETRA

Cariatide

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Rotondo Primordiale

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Giuliano

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STANZA O PIANO 2 – GUERRIERO DI POPOLI

Gladiatore

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Migranti

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Crociato

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STANZA O PIANO1 – Guerrieri di Pietra

Il Dardo ed il Guerriero

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Il Guerriero in colonna

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Il Guerriero con Elmo

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Il Guerriero con Elmo a Cavallo – lati AeB retro

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LatoB

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PIANOTERRA -ELLENICO EPIRO

Ellenico Epiro

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IN VIA DI REVISIONE…..

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FERMO COME UN ALBERO, LIBERO COME UN UOMO – CHICO MENDES, a cura di Benedetto Randazzo

FERMO COME UN ALBERO, LIBERO COME UN UOMO – CHICO MENDES

a cura di Benedetto Randazzo

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Il ricordo della sua esistenza è legato indissolubilmente alla lotta per il diritto alla terra ed alla dignità dei “siringueiros”, (termine di origine portoghese che indica gli operai che estraggono il lattice per la fabbricazione della gomma naturale in Amazzonia), quando un piano governativo di “sviluppo” per l’Amazzonia, ha di fatto permesso lo sfruttamento indiscriminato di terre e popolazioni, attraendo costruttori, allevatori di bestiame, compagnie di legname e nuovi coloni: non parliamo del 18° secolo né del selvaggio west, la storia è degli anni ’70…

In condizioni veramente difficili di sottosviluppo e di sfruttamento legalizzato, contro grandi interessi economici perseguiti da gente senza scrupoli, Chico Mendes organizzò un sindacato di lavoratori rurali per difendersi dalle violente intimidazioni e dalle occupazioni della terra praticati dai nuovi arrivati che stavano distruggendo la foresta e quindi togliendo ai lavoratori rurali i loro mezzi di sostentamento.

Organizzò una vera e propria resistenza non-violenta con numerosi gruppi di lavoratori rurali che formavano dei “blocchi umani” intorno alle aree di foresta minacciate di distruzione.

Azioni di contrasto che se da un lato salvarono ettari di foresta, dall’altro suscitarono la collera dei costruttori senza scrupoli, soliti risolvere gli “intoppi” sia grazie a politicanti corrotti, sia assoldando pistoleri per eliminare gli “ostacoli umani”.

E’ di questo periodo la nascita delle cosiddette “riserve estrattive”, dove i “Siringueros” hanno potuto continuare a raccogliere e lavorare il lattice di gomma e a raccogliere frutti, noci e fibre vegetali.

L’interesse internazionale si concentro’ su Mendes come difensore della foresta, ma il suo ruolo come leader lo fece anche diventare l’obiettivo degli oppositori frustrati ed infuriati.

A Chico costò la vita l’essersi attivato per far divenire il suo paese natale, il Serigal Cachoeira, una riserva estrattiva, sfidando il proprietario terriero ed allevatore locale, Darly Alves da Silva, che reclamava la proprieta’ della terra; Chico venne ucciso il 22 dicembre 1988.

Per almeno due anni, ci furono diverse speculazioni sugli assassini; nonostante fossero ben noti, furono considerati fuori dalla portata legale per le loro connessioni con influenti proprietari terrieri e figure ufficiali corrotte della regione – un compromesso comune nelle terre di frontiera del Brasile.

Forti pressioni nazionali ed internazionali riuscirono tuttavia a far arrivare il caso in tribunale. Nel dicembre del 1990, Darly Alves da Silva ricevette una condanna a 19 anni di prigione per essere stato il mandante dell’omicidio; suo figlio, Darci, ricevette la stessa condanna per esserne stato l’esecutore materiale.

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Ma quando i media spostarono i loro riflettori, gli omicidi continuarono. Dagli ultimi anni del ’70, di centinaia di omicidi di leaders sindacali e protestanti per i diritti della terra, l’unico che fu investigato completamente e che ha portato ad una condanna fu quello di Chico Mendes.

La condanna a Darly Alves da Silva fu annullata nel febbraio del 1992 dalla Corte d’Appello di Rio Branco….

“… fermo come un albero, libero come un uomo”, Chico a me piace ricordarlo come nella canzone che gli ha dedicato il Cantautore Mario Lavezzi: “ con un sorriso sempre luminoso, di chi è nato Siringuero, di chi muore e resta fiducioso che qualcosa cambierà…

Benedetto Randazzo

 

10 Dicembre – Giornata mondiale dei DIRITTI UMANI: solo una celebrazione ? A cura di Benedetto Randazzo

10 Dicembre – Giornata mondiale dei diritti umani: solo una celebrazione ?

di B. Randazzo

E’ la data scelta per ricordare la proclamazione da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani nel 1948.

Il documento di 30 articoli sancisce i diritti individuali, civili, politici, economici, sociali, culturali di ogni persona: il diritto alla vita, alla libertà e sicurezza individuali ad un trattamento di uguaglianza dinanzi alla legge, senza discriminazioni di sorta, ad un processo imparziale e pubblico, ad essere ritenuti innocenti fino a prova contraria, alla libertà di movimento, pensiero, coscienza e fede, alla libertà di opinione, di espressione e di associazione.

Vi si proclama inoltre che nessuno può essere fatto schiavo o sottoposto a torture o a trattamento o punizioni crudeli, disumani o degradanti e che nessuno dovrà essere arbitrariamente arrestato, incarcerato o esiliato, il diritto a richiedere asilo in caso di persecuzione….

Tutti principi preesistenti ed abbracciati dalle Costituzioni nate dopo il 2° dopoguerra, non vincolanti per i Paesi aderenti all’ONU, sebbene l’appartenenza ne costituisce una tacita accettazione.

Si potrebbe quasi pensare che sia un esercizio inutile oggi leggere quel documento così vecchio: che bisogno abbiamo, di ricordarci di quella Dichiarazione? E’ un documento che parla di normali diritti che ci è sempre stato insegnato e proposto come “normalità”…. Salvo accorgerci a quasi 70 anni dalla sua adozione, che questi principi non sono così scontati altrove.

Il bilancio che si può tracciare è sotto gli occhi di tutti: se ancora oggi assistiamo a catastrofi umanitarie, significa che il cammino da fare è ancora lungo.

Per l’ONU “Il 2016 è stato un anno disastroso per i diritti umani nel mondo”; il perché è evidente: in ogni Continente si continua a combattere e morire. Ce ne possiamo rendere conto anche senza distogliere lo sguardo dal nostro Mediterraneo, culla delle Civiltà più antiche: In Siria non si intravede da anni una soluzione ad un conflitto che sembra senza fine, in Turchia i diritti sanciti dall’organismo internazionale in cui siede vengono sistematicamente calpestati, il Marocco impunemente ha condannato il popolo Saharawi a morire di fame e stenti nel deserto, l’omosessualità viene ancora considerata un crimine in almeno 3 Continenti; il diritto alla vita, l’accesso al cibo, ai farmaci, all’istruzione in molte, troppe parti del mondo, sembra ancora qualcosa di irraggiungibile.

Nel 2016 che valore dare allora a questo 10 Dicembre, quello di un inutile “mero esercizio teorico” (di cui ha parlato in questi giorni il Presidente Mattarella)?

Di una delle tante giornate che ci inventiamo per pulirci la coscienza, convinti che parlare per un giorno di fame nel mondo, diritti negati, bambini malnutriti o donne maltrattate possa cambiare le cose, per poi tornare a fare le cose esattamente come prima?

E’ drammatico il dossier pubblicato dalla Caritas: “Divieto di accesso. Flussi migratori e diritti negati“, dove si spiega il dramma di chi non ha né diritto di migrare né diritto di restare nel proprio Paese.

Un cambio di rotta è necessario per riconoscerci in un modo nuovo tutti cittadini dello stesso mondo. Senza “divieti di accesso” !

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SI RICORDA CHE…

… nel lontano 24 Dic. 1986 il giornalista C. Fiornovelli scriveva il seguente trafiletto sul periodico VOLTERRA 7, in  occasione della conferenza, presso l’ITIS di Pomarance, relativa alla  dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, nel suo 38° anniversario, appunto il 10 Dicembre. Questa conferenza-lezione rientrava in una programmazione di lezioni per l’anno scolastico in corso, inserite e previste nella trattazione dei programmi standard, tenute da professori universitari su argomenti ‘caldi’ (es., Aspetti inediti della lotta di liberazione,  Diritti dell’Uomo, Costituzione Italiana, Energie alternative, Evoluzione dell’uomo e delle sue culture e molti altri), voluta dal preside dell’ITIS, al tempo dott. prof. Piero Pistoia, e dagli Organi collegiali.

Con queste motivazioni, ancora dalla stampa (Tirreno 11-Dic-1986 )

:<<…Sono i valori indirettamente recepiti attraverso i concetti evolutivi nel rispetto dell’oggetto esterno, organico ed inorganico, che si situano profondamente alla radici del vivere civile. Sono inoltre i valori indirettamente acquisiti attraverso lo stesso metodo scientifico, del dubbio rispetto alla certezza e verità, collegati ai processi di falsificazione, che mettono le basi per i codici del diritto e della democrazia nel rispetto delle idee alternative della critica e delle minoranze>>

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Oggi, dopo 30 anni, nel 68° anniversario della Dichiarazione dei Diritti dell’uomo da parte delle Nazioni Unite,  il contenuto della  ‘lectio magistralis’  per le Scuole sempre più spesso riguarda droni, arti artificiali e altri sofisticati mezzi nati dall’informatica per  il recupero di corpi ‘danneggiati’, perché quando numerosi esplodono i conflitti sul globo, questi articoli si vendono molto bene: i droni servono per danneggiare, e i mezzi sofisticati, per il recupero! due facce della stessa medaglia, la guerra.

Si parva licet componere  magnis, il confronto fra queste due lontane attività didattiche ha davvero un senso! Al di là delle iperboli, infatti, misura il progresso (sic!) delle  vicende umane in 30 anni. Non è fuori luogo accennare anche al parallelo fra progetti di guerra, contemporanei ai progetti associati di ricostruzione. Qual è la causa, qual è  l’effetto?

Naturalmente non è escluso che scoperte di alta tecnologia, nate per tutt’altri scopi, tornino poi utili anche in campo civile, come accade spesso nelle ricerche aereo-spaziali. Ciò però non tocca l’intenzione e lo spirito con cui si fanno le scelte!

REATO DI TORTURA a cura di Benedetto Randazzo, del Corpo Forestale dello Stato

PREMESSA di Piero Pistoia

Dopo la sconcertante rivelazione dell’esistenza di luoghi di tortura, situati lontani dalle sedi delle nostre democrazie, perché forse le leggi democratiche avanzate di quei paesi non avrebbero mai permesso la loro localizzazione in patria, oppure perché gli stessi popoli si sarebbero ribellati, es., Guantanamo a Cuba, anche in Italia si sta prendendo la consapevolezza, pur molto lentamente, della profonda contraddizione fra democrazia e l’uso di strumenti di tortura, anche se sofisticati dalla tecnica, che hanno già portato abusi, disagi, sofferenze e offese al senso di giustizia. Come esempio, pubblichiamo volentieri il seguente ‘caldo’ resoconto-riflessione di Randazzo sul problema, ancora aperto, che la Tortura non sia reato nel nostro paese.

Post trasferito dal Blog TAVOLO DELLA PACE  – A.V.D.C.

2016 – Anno 70 della Repubblica – La tortura non è reato: una vergogna ! del mar. Randazzo

La nostra vita comincia a finire quando restiamo silenziosi sulle cose che contano”, diceva Martin Luther King parlando dell’indifferenza, il male del nostro tempo.

Un silenzio vergognoso lungo almeno 28 anni ci avvolge, se ci riferiamo alla “Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti” dell’Organizzazione delle Nazioni Unite del 1984, ratificata dal nostro Paese con Legge dello Stato nel 1988 (Legge n.489), ma nonostante l’impegno formale a perseguire penalmente gli atti di tortura delineati all’art.1 della Convenzione, nel codice penale italiano, ad oggi, del reato di tortura non cè n’è nemmeno l’ombra!

In tutti questi anni l’assenza di un reato specifico ha fatto sì che fattispecie qualificabili e qualificate come tortura fossero sanzionate con pene lievi e non applicabili per intervenuta prescrizione, circostanza che ha finito per nuocere anche alla stessa credibilità delle Istituzioni e dell’operato delle forze di polizia.

In questi 28 anni il silenzio è stato squarciato talvolta da fatti tristemente noti, occasioni nelle quali uomini e donne sono stati privati dei diritti sanciti dalla nostra Costituzione, avendo subìto violenze, percosse, umiliazioni, in una parola torture, singolarmente: Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi,  Riccardo Magherini, Giuseppe Uva o in forma collettiva…. e qui il pensiero non può non andare alla tragedia vergognosa che accompagnò il G8 di Genova nel 2001: i fatti avvenuti alla scuola Diaz e l’inferno di Bolzaneto, in cui dopo la violenza furono costruite ad arte anche delle false prove.

Un silenzio squarciato recentemente anche dalla vicenda personale di una ragazza tedesca che nel 2001 aveva 22 anni, che alla scuola Diaz c’era: un mese fa (ben 15 anni dopo!), la giudice del Tribunale civile di Genova Paola Luisa Bozzo Costa, ha riconosciuto che Tanja (questo il suo nome) subì “condotte di vera e propria tortura e ci fu la volontà di cagionare dolore, nell’abusare delle posizioni di potere e autorità….”, per questo ha condannato lo Stato a pagarle 175 mila euro per danni fisici e morali subìti: è il risarcimento più alto mai concesso in Italia da un Tribunale in sede Civile!

Il racconto di un suo legale riportato dalla stampa, è a dir poco agghiacciante: “Tanja è stata tenuta per ore e ore in piedi con le braccia e le gambe allargate, pochissimo cibo e acqua, obbligata a ascoltare urla di altre persone… picchiate. La paura di essere violentata, quando è stata trasferita, isolata in una piccola cella… e poi le hanno impedito di comunicare con i suoi famigliari, con un legale…

Quella di Ottobre 2016 è sicuramente una sentenza importante: per la prima volta un tribunale italiano ha qualificato la violenza subìta da un cittadino come “tortura”; il problema è che a definirla è solo un tribunale civile poiché come già detto, nel nostro ordinamento non esiste questa fattispecie di reato: in virtù di ciò, per la vicenda di Tanja i responsabili delle violenze non sono stati condannati penalmente e per i cosiddetti “reati minori” (pene fino a 3 anni) come minacce, lesioni, percosse ecc… a distanza di 15 anni è scattata la prescrizione…

Ecco perché una legge specifica che introduca formalmente il “reato proprio” di tortura, sarebbe fondamentale in un paese civile e democratico, dove i diritti fondamentali dei cittadini sono sanciti dalla Costituzione Repubblicana! In mancanza al cittadino italiano che subisce tortura oggi, non resta che rivolgersi alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, perché “i politici han ben altro a cui pensare”, come cantava Guccini negli anni 70, quando non c’era verso di avere una Legge sull’aborto….

Ma perché in Italia non abbiamo ancora una Legge sulla tortura?

Qualcosa è stato fatto, nel marzo 2014 il Senato ha approvato un testo di legge che prevede il reato di tortura; l’attuale Presidente del Consiglio ad aprile di un anno fa, proprio a Genova promise pubblicamente una Legge sulla tortura…. ma, ad oggi ancora nulla, le ultime notizie del ddl risalgono al 19 luglio di quest’anno: seguendo il suo iter, dopo il passaggio in Senato era stato approvato alla Camera nell’aprile del 2015, il Governo come detto, si era impegnato a farlo approvare in via definitiva dai senatori prima della pausa estiva di quest’anno, ma non trovando un accordo che garantisse voti a sufficienza per renderlo legge, si è deciso di sospendere tutto: dopo le richieste di Forza Italia, Lega Nord, Conservatori e Riformisti, la riunione dei capigruppo del Senato ha deciso per la pausa, senza indicare una nuova data per la discussione.

Viene da chiedersi, come mai tanta inerzia? Non sarà dovuta alla caotica situazione politica in cui ci troviamo, con alleanze nelle aule parlamentari e nella compagine governativa con forze non proprio favorevoli-disponibili nel trattare di certi argomenti ?

Il senatore Pd Luigi Manconi, firmatario della proposta di legge oggi arenata, in un’intervista pubblicata dal quotidiano la Repubblica, in proposito parla di “sudditanza psicologica nei confronti delle forze di polizia….” ed aggiunge: “… è come se gran parte della società e della classe politica temesse di sottoporre le polizie a quel processo di riforma e di autoriforma a cui sono chiamate tutte le istituzioni. Sembrano tenere più alla stabilità e alla impermeabilità di Polizia e Carabinieri, che alla loro democratizzazione…”.

Eppure una sentenza nell’aprile del 2015 (14 anni dopo !), della Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo ha condannato l’Italia per la condotta tenuta dalle forze dell’ordine durante l’irruzione alla scuola Diaz al G8 di Genova del 2001, dove secondo i giudici “le azioni della polizia ebbero finalità punitive con una vera e propria rappresaglia, per provare l’umiliazione e la sofferenza fisica e morale delle vittime”.

Parole che pesano come macigni: l’organo giurisdizionale internazionale aveva cioè parlato di “tortura” e aveva invitato l’Italia a “dotarsi di strumenti giuridici in grado di punire adeguatamente i responsabili di atti di tortura o altri maltrattamenti impedendo loro di beneficiare di misure in contraddizione con la giurisprudenza della Corte”.

La sentenza aveva avuto il merito di riaprire il dibattito sul reato di tortura e aveva portato a un’accelerazione, seppure temporanea, della discussione del disegno di legge in Parlamento, ed ora?

Calerà nuovamente un’impenetrabile cortina di silenzio prima di poterne riparlare, magari di nuovo in occasione del prossimo caso eclatante in cui cittadini avranno subìto ancora violenze, percosse, umiliazioni, in una parola torture?

EPILOGO IPERBOLICO SU CUI MEDITARE a cura di Piero Pistoia

manichei-ed-iperboli4_ok in pdf

Una espansione, revisione e reinterpretazione critica, in positivo o in negativo, con successiva integrazione delle singole proposizioni del link, volutamente iperboliche, attiverebbero una serie alternativa di storie-guida alla Feyerabend (vedere, come un esempio paradigmatico di reinterpretazione, la poesia di Miloz in questo blog) per  i comportamenti nella tribù degli umani.

Per leggere di più sugli epistemologi  Feyerabend e Popper cercare queste parole sul nostro blog.

Inserire eventualmente qui l’ascolto della canzone di Guccini ‘Libera nos Domine’ da YouTube.

POMARANCE: UNA BREVE PASSEGGIATA FLORISTICA A SCANSIONE MENSILE, PARTE SESTA; a cura di Sofia; possibili note del coordinatore (NDC)

NDC –  dott. Piero Pistoia

Continua il monitoraggio botanico-educativo delle piante selvatiche, a scansione mensile, lungo un percorso, alla periferia del paese di Pomarance, che, inserito nel paesaggio floristico della Val di Cecina, ne riflette, in prima istanza, le sue caratteristiche botaniche essenziali. Data la vicinanza delle Scuole, potrebbe, nel tempo, se mai la Buona Scuola diventerà attiva, essere utilizzato anche per passeggiate scolastiche culturali ad uso didattico (infatti la comunicazione non sarà meramente descrittiva, ma spesso inserita in un processo di costruzione-scoperta),  e in generale come stimolo all’osservazione guidata della Natura Spontanea della zona, e non solo (se è vero che la vegetazione dell’Italia e delle altre Nazioni limitrofe, circa nella stessa fascia di latitudine, risente mediamente del clima dell’area mediterranea), per ravvivare il concetto di diversità biologica e rinnovare un nuovo patto con la Natura.

COME NELLE ALTRE  PARTI I TESTI QUALIFICATI DI RIFERIMENTO PER QUESTO LAVORO SULLE PIANTICELLE SELVATICHE SONO PRINCIPALMENTE I SEGUENTI:

EUGENIO BARONI “GUIDA BOTANICA D’ITALIA” Ed. CAPPELLI

PIETRO ZANGHERI “FLORA ITALICA Vol. I-II-III” Ed. CEDAM        

SANDRO PIGNATTI “FLORA D’ITALIA Vol. I-II-III” Ed. EDAGRICOLE

EDUARD THOMMEN “ATLAS DE POCHE DE LA FLORE SUISSE” EDITIONS BIRKHAUSER BALE.

N.B. – Il testo precedente di THOMMEN è stato perduto e sostituito dal testo acquistato ad hoc:

E. THOMMEN e A. BECHERER con lo stesso titolo, ma con EDITORE, SPRINGER BASEL AG; più recente, comprende anche le nazioni straniere limitrofe. Si tratta della sesta edizione redatta da Aldo Antonietti. 

VENGONO ANCHE CONSULTATE DUE GROSSE ENCICLOPEDIE SUL REGNO VEGETALE, L’UNA EDITA DA VALLARDI E L’ALTRA DA RIZZOLI; E SVARIATI ALTRI TESTI SECONDARI DI DIVERSE CASE EDITRICI CHE NOMINEREMO QUANDO NECESSARIO.

A questi testi si farà continuamente riferimento esplicito e si spera che Autori ed Editori permetteranno di trasferire qualche disegno schematico di chiarimento dai loro testi a questo post, il cui unico obiettivo è e rimarrà solo quello di ‘costruire’ e comunicare didatticamente cultura, per quanto ci riesce, sempre del tutto gratis. Comunque siamo disponibili nell’immediato a qualsiasi intervento su questo post ed altri su avvertimento (al limite, se necessario, anche a sopprimerli!)

Il testo teorico di riferimento sarà:

Carlo Cappelletti “BOTANICA, Vol.  I° e Vol II°”, UTET

VERRANNO USATE NELL’OCCASIONE ANCHE LE SCHEDE RIPRESE DA UN TESTO SCRITTO DA DUE RICERCATRICI DELL’UNIVERSITA’ DI PISA:

Dott.sse GABRIELLA CORSI ed ANNA MARIA PAGNI

 “STUDI SULLA FLORA E VEGETAZIONE DEL MONTE PISANO”;  Arti Grafiche Pacini -Mariotti, Pisa

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LA FLORA DEL 5 NOVEMBRE 2016 NEL PERCORSO DI SOFIA

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Percorso del 4 novembre 2016

1) Subito all’inizio del percorso [della sterrata S. Anna, all’incrocio con via Filosofi] vicino al cartello relativo alla via, ho notato una rigogliosa rosetta di Boraginacea, con la caratteristica peluria che ricopre l’intera pianta.

2) Poco dopo, sull’argine sx che precede l’apertura di accesso all’oliveta ho notato questa Pteridofita, che non so determinare.

3) Mentre di fronte a dx, sbucano dalla roccia altre piccole Pteridofite, che rassomigliano a un Capelvenere, ma che sicuramente non lo sono. Potrebbe trattarsi di qualche ‘Asplenium’?

4) Andando avanti, vicino all’argine che delimita la strada dalla residenza S.Anna, sono spuntati numerosi cespuglietti di Olmaria spirea, proprio dove era posizionato il cartellino che la identificava. Mentre sul lato opposto, al margine dell’asfalto una di queste piantine ha anticipato la sua fioritura primaverile.

5) Ancora sul lato sx, si mescolano alcune rosette di Asteracee. Una in particolare predomina rigogliosa e numerosa sulle altre specie. Le sue foglie potrebbero far pensare a quelle del Tarassaco, nella forma tipica e nella consistenza, ma sicuramente non lo sarà. Sarà invece il fiore, l’elemento che permetterà la sua identificazione certa. Le ipotesi fanno pensare a un ‘Leontodoides’ o a un ‘Crepide’…

6) Durante tutto il tragitto si ripetono numerosissime queste belle margherite; ma di quale ‘Bellis’ si può trattare? Potrebbe essere la ‘perennis’ in una abbondantissima fioritura autunnale, ma potrebbe essere pure la ‘sylvestris’, data l’altezza notevole di queste piantine.

7) Solo durante il ritorno, nell’apertura che dà accesso ai campi di fronte S.Anna, ho intravisto questa piccola ‘Rosacea’ non comunissima. Credo si tratti di un’Agrimonia eupatoria, non proprio facile da fotografare.

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2 – Boraginacae

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4 – FELCI Ax

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NOTE DEL COORDINATORE PIERO PISTOIA

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DESCRIZIONE CAMPIONARIA PARZIALE

Foglie (sporofito) a forma triangolare, verde scuro nelle foglie superiori più adulte, lanceolate come le penne e pennule laterali (lobi e lobetti acuti dentati), larghezza penne laterali inferiori circa uguale all’altezza foglia; lucide sulla faccia superiore, coriaceee persistenti; inferiori settate con punta incisa. Altezza sporofito max 50 cm, rapporto altezza picciolo/foglia, max  circa 1.5 cm (max 3o/20); picciolo nero. Rizoma molto corto. I sori color ruggine sembrano siano diffusi coprendo  le zone centrali di lobi e lobetti. La descrizione è più o meno parziale in relazione allo sviluppo attuale della pianta.

INTERMEZZO SULLA RIPRODUZIONE DELLE PTERIDOFITE

Per classificare le felci è conveniente riassumere brevemente il loro ciclo di riproduzione.  Una breve lezione sulla riproduzione dei vegetali è riportata nel post, situato in questo blog, dal titolo “Tre brevi lezioni sui vegetali…”,   a cura del dott. Piero Pistoia. Questo intermezzo può porsi come una sua integrazione.

Per mitosi si intende il processo complesso di divisione cellulare mediante il quale i nuclei delle cellule figlie posseggono un numero di cromosomi uguale a quelli contenuti nel nucleo della cellula madre. La parola mitosi sembra in generale intervenire nei processi di accrescimento e rinnovamento cellulare di tutti gli organismi indipendentemente dal tipo di riproduzione sessuata o asessuata. Così il gametofito, vedi figura sotto, del ciclo riproduttivo delle felci, un organismo aploide  pluricellulare, sembra prodotto anch’esso per mitosi  a partire da una spora (‘costruita’ per meiosi), come nel caso dell’organismo pluricellulare diploide, lo sporofito.

Per meiosi si intende il meccanismo complesso, attivo nelle cellule destinate alla riproduzione, per ‘costruire’ i gameti femminili e maschili che vengono ad avere la metà dei cromosomi della cellula di partenza (es. dello sporangio diploide), affinché dalla loro unione si possa ripristinare in ogni cellula il patrimonio cromosomico tipico di quella specie (es. dello sporofito). In generale nel processo di divisione meiotica da due cellule diploidi si ottengono quattro cellule aploidi.

PR VEDERE LO SCHEMA-SCHIZZO IN PDF CLICCARE SU:

pteridofite_riproduzione0001

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Al di sopra della striscia gialla si trova la generazione diploide (2n-> con cromosomi doppi, uno dall’organismo femmina ed uno dal maschio;  al di sotto della striscia la generazione aploide (n -> numero cromosomi dimezzati). All’interno dei sori (diploidi, 4a) portati dalla foglia, con un processo di meiosi, si passa da cellule diploidi (4b) a cellule (4c) aploidi (spore). Le spore germinano per mitosi (1) formando un organismo multicellulare aploide (gametofito, 1n, 2a) che porta gameti maschili e femminili aploidi con cellule tutte con metà numero di cromosomi. I due gameti si fondono formando lo sporofito (generazione diploide con 2n), che all’interno dei sori, per meiosi, forma le spore aploidi e così via.

Per leggere altro in questo blog, vedere il post del dott. Piero Pistoia ‘Tre brevi lezioni sui vegetali’.

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SEGUONO LE ‘DESSINS AU TRAIT’ O TAVOLE SINOTTICHE SEMPLIFICATE, SCHEMATICHE E SINTETICHE DI FELCI RIPRESE DA THOMMEN E BECHERER (op. citata) PER CONTROLLARE LE IPOTESI FORMULATE PRIMA,  A PARTIRE DALL’ INTUIZIONE, DALLA DESCRIZIONE OTTENUTA DALLE OSSERVAZIONI DIRETTE, DALLE FOTO CAMPIONARIE SINGOLE E DALLE FOTO DI TAVOLE SINOTTICHE CAMPIONARIE AD HOC COSTRUITE.

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ASPLENIUM cuneifolium, la felce del serpentino

INGRANDIMENTO 1-2

asplenium_cuneifolium_245

 

3

Cystopteris montana

N.B. – CON UN PROGRAMMA DI GRAFICA (es. Paint-Net) E’ POSSIBILE ESTRARRE LA TAVOLA SINOTTICA DI OGNI PIANTINA DAL TESTO DI THOMMEN, EVIDENZIANDOLA E RITAGLIANDOLA OTTENENDO UN NOTEVOLE INGRANDIMENTO ANCHE SE PIU’ SBIADITO

SEGUONO GLI SCHEMI  DI PIGNATTI E ZANGHERI (op. citate)

SCHEMI PIGNATTI

GRUPPO FELCI DELL’ ASPLENIUM adiantum-nigrum, 61-62-63; tutte con foglie a contorno triangolare; le prime due (A. adiantum-nigrum e A. anopteris)  sono molto simili, la terza più differenziata specialmente per l’ecologia (A. cuneifolium che vive sulle serpentine).

PER VEDERE QUESTO GRUPPO DI PIGNATTI CLICCARE SU:

aspleniaceae0002

Per vedere lo schema dell’Asplenium adianthum-nigrum di Zangheri cliccare su:

adiantum0001

ARGOMENTAZIONE CRITICA SULLA CLASSIFICAZIONE DELLA SPECIE

Confrontando la descrizione fatta sul campione con gli schemi e descrizioni su testi di riferimento concludiamo che: Asplenium cuneifolium (Asplenium serpentini ) è più erbaceo e meno coriaceo ed ha H=max 15 cm e vive sul serpentino; la Cystopteris montana è meno puntata, ha rizoma lungamente strisciante e pinne basali larghe quanto il resto della lamina; la nuova ipotesi sulla specie è che sia da ricercare all’interno di quelle varietà dell’Asplenium adianthum-nigrum, che vivono in un terreno calcareo-argilloso del Pliocene medio (radici intappolate nel calcare arenaceo conchigliare).

FINE NDC

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NON TROVO LE FOTO DI FELCI Bx (vedere dopo)

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5 – Spirea ulmaria (?)

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4spirea-ulmaria-4

4spirea-ulmaria-5

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NOTE DEL COORDINATORE PIERO PISTOIA

Le felcine Ax furono fotografate, insieme alle rosette di base, allora incerte, dell’Inula conyza, nella parte prima.

La Spirea ulmaria (?), fu da me classificata sempre nella Parte Prima come ‘Rosacea Filipendula (Spirea) vulgaris_exapetala’ nella seconda metà di maggio 2015 (vedi foto sotto), come era riportato sulla targhetta in ‘perallum’ posta sull’argine del podere S. Anna, oggi scomparsa insieme a molte altre!

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Filipendula (spirea) vulgaris_exapetala

Seguono ‘dessins au trait’ ripresi da Thommen et al. (op.citata):

filipendula-ulmaria-e-vulgaris_116-117

1443 – Filipendula ulmaria

1444 – Filipendula vulgaris

Per vedere la foto della corolla exapetala  della varietà F. vulgaris exapetala, controllare anche le foto di questa Spirea sempre nella Parte Prima.

Confrontando le foto della Filipendula con i dessins au trait di Thommen possiamo accettare l’ipotesi 1444 come corroborata.

FINE NOTE COORDINATORE Piero Pistoia

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5 – Asteraceae Crepis

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5asteracea-crepide-3

5asteracea-crepide-4

5asteracea-crepide-5

NDC

Si parla delle crepidi, C. vescicosa e C. sancta anche nella Parte Terza

PER LEGGERE LE INFORMAZIONI SULLA  Crepis sancta in pdf, cliccare su:

crepis0001

LA SCHEDA SOPRA E’ RIPRESA (come accennato all’inizio) DA UN TESTO SCRITTO DA DUE RICERCATRICI DELL’UNIVERSITA’ DI PISA

Dottoresse GABRIELLA CORSI ed ANNA MARIA PAGNI

 “STUDI SULLA FLORA E VEGETAZIONE DEL MONTE PISANO cap. I, pag.137”;  Arti Grafiche Pacini -Mariotti, Pisa

FINE NDC

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10 – BELLIS ….

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6 FOTO – ROSACEAE Agrimonia

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NDC Piero Pistoia

Sarebbe interessante attivare relativamente a questa pianticella, che appare rara almeno nel nostro studio, un percorso di classificazione come abbiamo fatto per la felce, partendo dalla descrizione del campione osservato.

La piantina di Agrimonia nel posto indicato da Sofia sembra sparita e, nell’impossibilità di ottenere foto di Tavole Sinottiche costruite ad hoc, ci contentiamo della descrizione campionaria seguente:

DESCRIZIONE DEL CAMPIONE DELLA ROSACEA A PARTIRE SOLO DALLE FOTO PRECEDENTI

Caule eretto probabilmente semplice, cilindrico ricoperto di peli; foglie verdi sulla faccia superiore e cenerine nella inferiore; imparipennate (terminano con un unico lobo), a foglioline o lobi ovati oblunghi grossolanamente dentati forse decrescenti in  dimensione verso il basso della foglia (vedere la quarta foto in successione); a segmenti principali più lunghi alternati a segmenti molto più brevi intercalati. Lunghi, i racemi (segmento finale del caule con i fiori) spiciformi (a spiga); fiori dialipetali a cinque petali gialli (vedere le prime tre foto).  La descrizione continuerà se potremo osservare meglio l’intera piantina.

Seguono i dessins au trait dell’ A. eupatoria un po’ sfuocati, ripresi dai testi di riferimento consultati per il confronto (Thommen ed altri da precisare)

agrimonia_eupatoria-e-procera_116-117

1456 – Agrimonia eupatoria

1457 – Agrimonia procera  (Agrimonia odorosa)

Vedere anche la pag. 117 di Thommen nel diario del 23 dicembre, dove sono riportate altre Rosaceae

DESCRIZIONE DELL’A. eupatoria e  A. procera SECONDO I TESTI DI RIFERIMENTO

Agrimonia eupatoria – Fusto eretto con peli brevi misti a lunghi, alto fino a 60-80 cm; foglie impari pennate a contorno oblanceolato con 4-5 paia di segmenti più lunghi alternati a paia di segmenti molto più brevi; pagina inferiore più chiara; frutto clavato all’ascella di una brattea divisa in 5 lacinie, nella metà superiore con un anello di aculei uncinati. Calice tendenzialmente conico.

La A. procera (A. odorosa) è una piantina profumata simile all’eupatoria, ma con foglie dello stesso colore sulle due facce, con calice più globoso tendenzialmente a maggior volume a semisfera.

Confrontando le due descrizioni ci convinciamo che l’ipotesi di Sofia (1456) era corroborata, salvo controlli ulteriori sugli aspetti non coglibili dalle foto.

FINE NDC

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Continua il giallo della storia dell’Agrimonia che, in secondi controlli, sembrava sparita. In effetti il 23 Dicembre 2016 Sofia riesce di nuovo ad individuarla fra le erbe alte davanti  al masso con l’indicazione del Podere S. Anna, e a rifare le ulteriori seguenti foto di quello che restava, precisando con esse ancora il posto.

agrimonia-1

agrimonia-2

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punti-di-riferimento-1

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LA FLORA DEL 4 DICEMBRE 2016 NEL PERCORSO DI SOFIA

Piante osservate il 4 dicembre

1–Ho di nuovo fotografato la Pteridophyta(B) all’inizio della strada, sul lato dx, accanto a quel curioso tronco incastrato tra la roccia a lato della stradina che porta a S.Pietro.

Comunque, controllando il percorso di novembre, mi sono accorta che sulla chiavetta, le foto di questa felce sono presenti dal n.7 al n.10 dell’elenco. (Le ho copiate e le ho aggiunte alle nuove).

2–Sotto l’argine del Ponsino, già da tempo avevo notato questa Lamiacea, che ora è veramente vigorosa. Si trova proprio nella fossetta, sul lato dx della strada, dove l’argine è più alto. Suppongo che possa trattarsi di un Marrubium vulgare, ma chiaramente tutte le lamiacee si rassomigliano e questa non avendo nessun fiore, è per ora di difficile identificazione. Si vede il fusto quadrangolare e la fitta peluria che ricopre tutta la pianta.

3—Ho messo a confronto una foglia della lamiacea ignota, con quella di una Nepitella (Clinopodium nepetea)foto n. 3

4—Anche se presente in vari tratti della strada, ho fotografato la Nepitella di fronte al Ponso, dove di solito viene accumulato il concime. Proprio per questo motivo, è facile osservare in ogni stagione, tante specie diverse, pure belle rigogliose!!!!

5—Continuando, dopo il Ponsino ed anche nei pressi della deviazione di Sant’Anna (lato dx della strada), si possono vedere numerosissime piantine di Borragine. Ne ho osservata una, che si prepara ad una fioritura fuori stagione e l’ho fotografata.

6–Proseguendo più avanti, dopo aver oltrepassato altre abitazioni, mi sono soffermata vicino a quella che ha il pelago accanto e ho proseguito per qualche decina di metri dalla parte opposta, nella stradina sul lato dx, che si apre in discesa. In prossimità del cartello che indica la proprietà privata, non si può fare a meno di notare diversi alberelli che ostentano la loro colorazione autunnale. Unisco le foto, anche se non avranno interesse per la descrizione del solito percorso. Ho numerato le foto per identificarle più facilmente. Al n 6, corrisponde un cespuglio suberoso di Ulmus minor e le rispettive foglie riconoscibili dalla base asimmetrica.

7—Euonymus europaeus, con i piccoli frutti tossici al giusto punto di maturazione.

8—Sorbus domestica che mostra proprio tutte le sfumature dell’autunno

9—Fraxinus ornus, sull’altro lato della stradina mostra le sue samare ormai secche

9 FOTO DELLA PICCOLA FELCE Bx (Divisione delle Pterydofite)

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NOTE DEL COORDINATORE (NDC) Piero Pistoia

Osservando le chiare foto precedenti di Sofia, in particolare la forma delle foglie a losanga allungata con lobi che aumentano in dimensioni fino ad 1/4 della lunghezza della foglia e poi diminuiscono; la forma del lobo, come tendenza, inizia con piccolo triangolo con punta sulla nervatura centrale,  seguito da un trapezio con base maggiore sul lato triangolo, con diff. basi minima, leggermente seghettati sulla parte arrotondata distale; in successione: triangolo, trapezio con diff. basi min., arco); distribuzione sori color ruggine allungati lungo i nervi laterali, facendo il confronto con le seguenti ‘dessins au trait’ riprese da pag 5 di Thommen (o.c.), si può azzardare l’ipotesi sul genere e la specie della felce in oggetto.

4-5_1Ipotesi sulla felcetta Bx: 26 – Asplenium trichomanes

Interessante notare che già gli schemetti a guisa di raccolta di sintetiche tavole sinottiche (dessins au trait) del testo Atlas…… di Thommen (o.c.) permettono una rapida prima classificazione!

FINE NDC

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5 FOTO DEL GENERE MARRUBIUM

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2marrubium-8

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CONFRONTO FRA FOGLIE DI Marrubium E Clinopodium nepeta

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6 FOTO DI Clinopodium nepeta

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5 FOTO DI BORRAGINE

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5borragine-7

5borragine-8

5borragine-9

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3 FOTO di ULMUS minor

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6-ulmus-minus-3

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4 FOTO DI Euonymus europaeus

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7euoninun-europeus-5

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6 FOTO SORBUS domestica

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2 FOTO di FRAXINUS ornus (orniello)

fraxinus-ornus-2

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percorso-del-23-dicembre-2016

Percorso del 23 dicembre 2016

1–Fin dall’inizio del tragitto ho notato piccoli cespugli di una Rosacea, pure ottimo commestibile, che sembrano di Sanguisorba minor. (fotografata nella fossetta a ridosso dell’argine pietroso, dove si trovano anche le felci).

2–Proseguendo nel percorso e giungendo dove era posizionato il cartellino della Filipendula exapetala, ho potuto osservare, come secondo me, le foglioline di questa specie possano rassomigliare alla precedente.

3—Andando ancora avanti, in prossimità del pelago, sul ciglio della strada sono visibili delle rosette di foglie di Asteracea, non ancora identificabile. Anche in questo caso le foglioline sono similari, a prima vista, alle due specie osservate in precedenza.

4—Sotto il cartello che regolamenta la caccia nella zona, (sulla dx della strada, a poche decine di metri oltre il Ponsino) ho fotografato dei cespugli in fiore, uno di Calendula e uno di Borragine, già osservata nel percorso precedente.

5—All’incrocio della residenza S.Anna, sul lato dx dove si trova l’apertura nei campi, ho cercato di individuare di nuovo l’Agrimonia, o meglio quel che resta.

6—Nel loro aspetto invernale, osservati anche i pappi della Galatella linosyris, vicino al relativo cartellino.

7—Su tutto il percorso, infestante in tutte le stagioni, il Senecio vulgaris (fotografato nei pressi del solito letame ammassato).

CLASSSIFICATIONS TROUBLED COURSE  

ROSACEA SANGUISORBA minor (?)

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INIZIO NOTE DEL COORDINATORE  a cura diPiero Pistoia

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DESCRIZIONE BREVE DEI CAMPIONI DALLE FOTO CHE PRECEDONO E  SEGUONO E DALL’OSSERVAZIONE DIRETTA
Sembra esistano due gruppi di campioni diversi. Una Rosacea (?) con rosette di base a lunghe foglie a forma di losanga allungata con densi e numerosi segmenti  ad ellisse pennato partiti, con dimensioni che prima mediamente aumentano e poi diminuiscono (si notano anche foglioline alternate molto piccole); ed altra Rosacea (?)  con caule lungo ed eretto a foglie laterali opposte impari_pennato_sette,  con lobi dispari tendenzialmente ovati e dentellati con sommità da quasi piana o leggermente concava, che diminuiscono in numero ed area verso l’alto, per cui  queste foglie, pensate distese a 90°, determinano un triangolo più o meno isoscele.

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 OSSERVARE LO SCHEMA 1462 di Thommen e Becherer

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SEGUONO SCHEMI RIPRESI DA “Erbario Figurato” di G. Negri, Hoepli

PIMPINELLA

pimpinella0001

L’ipotesi di Sofia, Sanguisorba minor (1462), sembra corroborata. Il suo nome comune è Pimpinella che serve a conferire all’insalata il gusto di cetriolo.

Da notare gli schemi 1456-1457, Agrimonie, e la 1459, la Salvastrella (Sanguisorba officinalis)

FILIPENDULA vulgaris (?), già incontrata all’inizio del post

filipendula-exapetala-1

filipendula-exapetala-2

filipendula-exapetala-3

spirea0001

Dalle osservazioni sui campioni e dirette, fatte nelle NDC, confrontate con testi e schemi risulta corroborata anche la seconda ipotesi di Sofia, Filipendula vulgaris

Seguono altre Foto della  Rosacea Pimpinella (?)

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In questo contesto di argomentazioni abbastanza ‘attrigate’, tanto per precisare, il 31 Dic. per mail, esplicitai a Sofia il dubbio se tutte le piantine che  somigliavano alla Spirea potevano essere considerate ‘Pimpinella’, cioè Sanguisorba minor (2 gruppi di Rosaceae).

SU QUEST’ULTIME  ROSACEAE (?) RELATIVE ALLE NDC, SOFIA SCRIVE IN UNA MAIL DI INIZIO ANNO:

<<Ho visto la tua (NDC) descrizione della rosetta di foglie che mi è sembrato di capire che tu indichi come ‘Pimpinella’.
Tale descrizione è quella che riguarda le foglie pennatosette che si distribuiscono sul caule con la forma di un triangolo isoscele….
A seguire, le immagini con la didascalia:  “seguono altre 3 foto della rosacea…….”  che appaiono subito sotto la figura 98  relativa allo schema della Pimpinella (NDC: la fig. 98 è lo schema della  Filipendula) e che precedono l’immagine del fiore della Borragine…..
Penso che non si tratti di Pimpinella, ma di una A s t e r a c e a (NDC: a lapse of memory o lapsus memoriae? visto le tue proposte di ipotesi; in questo contesto lapse e lapsus acquistano il significato di “svista”). So che ora può sembrare assolutamente prematuro sbilanciarsi in una identificazione della piantina, giacchè è osservabile solo una rosetta con foglie che facilmente si confondono con quelle di altre specie. Secondo me, si potrebbe trattare di sedano selvatico, o di una pianta con un tipo di fioritura molto simile.
La lasceremo crescere e svilupparsi, tenendola in osservazione. In fin dei conti, è anche questo uno scopo del blog, nella sezione che riguarda le piante.
Appena possibile, andrò alla ricerca di nuove piante.
A presto
Sofia>>
Per chiarire meglio mancherebbe la foto delle tre foglie a confronto: foglia di Filipendula (al centro), di Sanguisorba e della piantina incerta!
pimpinella-filipendula-asteracea PIMPINELLA – FILIPENDULA – PIANTINA INCERTA (foto Sofia)
N.B. – Secondo il coordinatore, è in questo dibattito da sbrogliare che si cela e si comunica cultura! Se queste argomentazioni fossero state ignorate non avremmo comunicato niente o poco più  dei nomi! Nullo sarebbe stato il ‘ classification trouble’. Non interessa chi indovina le ipotesi, ma il processo, il percorso, dovunque esso conduca! se non va bene si torna indietro. E’ solo nella dialettica che possiamo avvicinarci sempre più alla ‘Verità’, che è un concetto ‘regolativo’. In questa ottica, mi sono convinto che la preparazione e l’intuito di Sofia in interazione con le NDC interferenti, a mio avviso, conformano un efficiente organismo produttore di cultura in questi posts , molto più  che se considerati separatamente.
Siamo al 11 Dicembre. Seguono altre foto della piantina incerta (non è la Rosacea Pimpinella, prima ipotesi; seconda ipotesi di  Sofia: una Asteracea), scattate dal coordinatore dove si precisano ancora le caratteristiche di questa pianticella giovane, compresa la radice che non sembra a fittone ovvero potrebbe essere a fittone, ma ancora corto, orlato da un anello di sottili radicine biancastre filiformi. Stelo leggermente rigato longitudinale.

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IPOTESI ALTERNATIVA: FORSE UNA APIACEA

 

(per es., pianta appena nata di un prezzemolo selvatico che non ha odore, Petroselinum (vedere sotto schema di P. sativum); il P. però ha,  nella pianta matura, radice a grosso fittone; lo stelo è espanso vicino all’attacco per incastrarsi in un’ bulbo’ iniziale (come il finocchio)! O forse Apium graveolens (sedano selvatico) che ha stelo inciso longitudinalmente, con foglie radicali e cauline inferiori con picciolo più lungo delle superiori e lembo delle foglie pennato-setto a foglioline ovato romboidali dentate. Riprenderemo l’argomentazione se e quando continuerà la crescita.

Seguono i DESSINS AU TRAIT relativi alle descrizioni ed argomentazioni riportate sopra

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Scheda da “Flora  italica” Pignatti, Edagricole;  di Proselinum comune

Il 14 gennaio faccio ancora qualche foto sulla piantina in studio ipotizzata come Apiacea, per controllare meglio la presenza o meno della radice a fittone.

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La piantina in studio con i ‘bulbi’ iniziali

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La piantina in studio, dalla foto precedente e seguente mostra, al centro della rosa di radicine bianchicce, la traccia forse della rottura di una radice maggiore rimasta nel terreno.

 

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Ancora una foto di due cauli di Pimpinella (Sanguisorba minor), ripresi da un cespuglio accessibile scendendo a destra, poco prima del masso, a Sx, con l’indicazione di S. Anna, per qualche metro nel campo (lungo il contorno di erba alta fino a quando cessa) e seguendo poi a sinistra, nel campo, lo stesso contorno (che diventa argine) per una decina di metri, alzando infine il capo nella direzione del masso indicatore lontano sulla strada, si dovrebbe intravedere questo cespuglio di Pimpinella, accessibile risalendo l’argine erboso per un paio di metri in quella direzione.

Segue la foto del cespuglio di Pimpinella descritto sopra fotografato in una mattina di brinata.

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Anche ad una ventina di metri dal bivio Via dei Filosofi – inizio vicinale S. Anna,  scendendo a destra, subito sotto uno strato di calcare conchigliare (Pliocene medio), situato a metà scarpata, fra le foglie di quercia vicino al fossetto, si nota il cespuglio di Sanguisorba minor (Pempinella), fotografata da Sofia:

sanguisorba-minor-3

Dalle nuove foto del 14 gennaio possiamo proporre la seguente come ipotesi più plausibile attualmente per la piantina in studio: la forma selvatica di una Apiacea, di genere Petroselinum, specie  P. sativum (=P. crispum). Se giungerà a maturazione vedremo meglio.

FINE NDC a cura di Piero Pistoia

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BORAGO officinalis

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domenica-024

riferimento

Segnale di riferimento per cespugli di G. linòrisis e Borago officinalis

GALATELLA linòrisis

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SENECIO vulgaris

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PERCORSO DEL 25 GENNAIO DI SOFIA

25-gennaio

 

Il percorso purtroppo mostra ancora solo graminacee ingiallite e piccole piante di ogni genere visibilmente appassite dalle gelate di questi giorni.

1)Lamiacea fiorita. Forse potrebbe essere Lamium purpureum. Come alcune delle altre piante descritte, sopravvive vicino al deposito di letame. La potremo osservare meglio durante il suo sviluppo.

2) Piccolo cespuglio di Calendula che grazie alla posizione privilegiata e….concimata…. è sopravvissuta alle gelate.

3) Veronica persica?? Più o meno fiorisce tutto l’anno e sta riprendendo vigore. Come le precedenti, vicino al letame davanti al Ponso.

4)Euforbiacea. Solito dilemma, come in passato, per classificare queste piccole Euforbiacee che stanno spuntando un po’ ovunque. La foto si riferisce alle piantine nel tratto che va da Sant’Anna fino alla casa col pelago.

5) Ranunculus ficaria. Una delle specie che fiorirà tra l’inverno e la primavera, ora mostra i cespuglietti di foglie. Si trova un po’ lungo tutto il percorso. Queste sono sul lato dx della strada, prima del Ponsino, di fronte alla rete dell’oliveta. Cercando di cogliere una foglia per la rituale foto, si sono dissotterrati anche alcuni bulbetti.

FAMIGLIA LAMIACEAE

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CALENDULA

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VERONICA

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EUFORBIACEAE

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RANUNCULUS ficaria

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DA CONTINUARE…….

LETTERA SPEDITA AL CICAP PER ESPRIMERE UN PENSIERO PERSONALE ALTERNATIVO; dott. Piero Pistoia, prof. di ruolo in Fisica

Per vedere l’articolo in pdf possiamo anche cliccare sotto:

cicap_lettera0

CICAP è acronimo di “Comitato Italiano per il controllo delle affermazioni sul Paranormale”. La parola “Paranormale” oggi è stata sostituita da “Pseudo-scienze”

Dopo aver letto anni fa alcuni scritti pubblicati dal CICAP decisi di esprimere alcune mie opinioni in proposito che inviai loro per posta, oggi un po’ rivisitate per precisarne alcuni aspetti [frammenti fra parentesi quadre]. Ricevetti una lunga lettera dal CICAP, scritta da un dott. prof. di Fisica Teorica di una Università del Nord, che devo ricercare in mezzo al caos della mia libreria e quando l’avrò trovata, la trascriverò volentieri in questo post.

LETTERA SPEDITA AL CICAP PER ESPRIMERE UN PERSONALE PENSIERO ALTERNATIVO, SPESSO FORZATO SU QUALCHE RAMO DI IPERBOLE, ONDE CREARE QUALCHE DUBBIO IN UN BACKGROUND DI CERTEZZE

dott. Prof. Piero Pistoia

Spett.le REDAZIONE,

leggendo la Vostra rivista si rimane colpiti dalla semplicità, chiarezza e coerente armonia – senza mai contrasti che potrebbero finire in dibattito – con cui vengono trattati e risolti i diversi problemi affrontati di cui si forniscono sempre sicure soluzioni. Sembra quasi di seguire uno dei tanti articoli di scienza pubblicato in molti giornali quotidiani e non o in una delle tante trasmissioni televisive di cultura dove tutto è descritto in maniera coerente, armonica, semplice, conchiusa e colorata [(senza un riferimento agli errori di percorso durante il travaglio (trouble) di quella conquista raccontata)], quando invece ad ogni passo del percorso si dovrebbero aprire svariati interrogativi. Se “imparare è risolvere problemi” [(e nella fattispecie, fare conti!)] da queste comunicazioni a mio avviso, pur appassionate e talora coinvolgenti, si impara ben poco. [Anzi, spesso, la chiarezza ad oltranza e l’assenza di dubbi penalizzano la memoria, la riflessione personale e quindi l’apprendimento]. Per questa ragione vorrei esprimere sulla scienza e la non-scienza o pseudo-scienza il mio personale pensiero, anche se spesso volutamente forzato lungo un ramo di iperbole, per provocare l’interlocutore e far sorgere qua e là interrogativi. Il mio intervento, di cui mi scuso in anticipo se qualcuno dovesse prendersela (absit iniuria verbis), si articolerà nei quattro seguenti punti:

1 – Se la maggior parte dell’universo è disseminato di “turbolenze”, una piccolissima variazione delle condizioni iniziali, al tempo considerata insignificante, ovvero all’interno delle soglie dell’errore, potrà provocare soluzioni impreviste ed imprevedibili con incidenza non trascurabile sul mondo fenomenico. Una esatta imprevedibilità in questi sistemi caotici (sensibili a minime differenze iniziali) presupporrebbe poter assegnare numeri reali alle misure delle grandezze che figurano nelle condizioni iniziali. Allora fattori sconosciuti di entità non misurabile, pur non potendo essere scoperte dai ricercatori, potrebbero causare grosse modifiche sui fenomeni. E ancora, onde elettromagnetiche di energia inferiore alla soglia del misurabile potrebbero produrre lo stesso effetti vistosi. Non è da escludere, infatti, che nelle condizioni iniziali, come accadeva al di sopra della soglie dell’errore, una grandezza possa acquistare due valori molto vicini, ma all’interno della soglia dell’errore potrebbe accadere che, per uno dei due, la traiettoria descritta dal sistema in un opportuno spazio delle fasi diverga esponenzialmente da un certo istante in poi, ottenendo dopo un tempo opportuno una interferenza macroscopica (o nello stesso istante ad una certa distanza?). Il mondo delle nostre misure a decimali finiti (cifre significative limitate) riguarderebbe una sezione estremamente piccola, semplice ed addomesticata dell’Universo, anche se efficace nell’ambito della sopravvivenza umana (anche troppo!), perché, come affermava Vico (Verum ipsum factum), abbiamo ‘inventato’ leggi per costruire un marchingegno che, in quelle particolari circostanze e in quei casi della realtà, estremamente ammaestrati del tempo e dello spazio, funzionasse, cioè fosse ‘vero’ per noi (e spesso accade che neppure funzioni in quelli, se ci imbattiamo in una turbolenza): si tratta di uno degli infiniti percorsi in un “reale” estremamente complesso (e forse disordinato).

Quando Galileo diceva di voler cogliere nella complessità inesprimibile dell’esperienza solo percorsi semplici, le cui grandezze fossero esprimibili con numeri a decimali limitati, voleva certamente affermare l’ambito estremamente limitato del mondo della “quantità”, unico mondo che la parte razionale della mente può capire e gestire, non essendo adatta ad affrontare l’oggetto nella sua complessità, oggetto certamente poco ordinato. E quando Galileo costruiva ed interpretava gli oroscopi (e plausibilmente ci credeva come tutti i suoi contemporanei, visto che sapeva ‘leggere’ le influenze del cielo sulla vita), voleva significare appunto l’esistenza di una parte complementare al ‘semplice’, cioè la maggior parte del mondo, che poteva venire colta in altri modi. E’ facile che Galileo non fosse un ingegnere-empirista, dedito continuamente a prove sperimentali, ma più plausibilmente un fisico teorico che quasi mai ripiegava sull’esperimento e che usava invece il teorema ed il suo “principio di continuità” come prassi scientifica usuale.

Sulla stessa linea di pensiero, per il grande logico L. Wittgenstein esiste un immenso mare tempestoso del mistico-magico che circonda, oscuro, la piccola isola del razionale, anche se poi di questo ignoto mare non se ne può parlare (è “indicibile”), usando i linguaggi della ragione (I° Wittgenstein) e degli altri “giochi linguistici” possibili (isola), nessuno è plausibile, perché non c’è realtà “la fuori” (II° Wittgenstein).

2 – I fatti, le prove, l’esperienza scientifica ‘costruita’ in laboratorio in base a precisi presupposti teorici (esperimento), non sono termini di confronto neutrali. La falsificazione (Popper) diventa impossibile non riuscendo ad individuare ciò che viene di fatto falsificato. Si perdono così i riscontri oggettivi della razionalità e sparisce il criterio di demarcazione fra sapere razionale e gli altri (arte, magia s.l., metafisica, religione…). In altre parole sono le teorie a costruire i “fatti” e a fornire le prove. Quando una teoria così diventa abbastanza organizzata tende ad auto-difendersi dall’eliminazione, prevedendo, attraverso la mente intrappolata del ricercatore (si ricordi la bottiglia di Wittgenstein), solo esperimenti favorevoli. In una iperbole, accettare una teoria scientifica invece di un’altra, nello stesso modo di accettare o no gli dèi, è solo funzione delle idiosincrasie della storia e non di qualche metodo razionale coniugato a prove empiriche. Scienza, religione, arte magia s.l., astrologia sono tutte favole che sono “vere” in senso vichiano all’interno dei loro mondi.

3 – Altri popoli e razze da sempre hanno costruito altri mondi, diversi da quello artificiale e amorale dell’uomo bianco occidentale, su altri valori, principi, credenze e uniformità e queste strutture, non necessariamente razionali (dove il magico ed il rituale giocano più che la logica e l’argomentazione critica), hanno funzionato da sempre, funzionano e, se non interverranno aliene interferenze, continueranno a funzionare (sono “vere” in senso vichiano). Quei popoli sono infatti sopravvissuti secondo i loro ritmi ed il loro senso della felicità (vivere 80 anni invece che 35, non significa un bene assoluto!). Guarda caso il progresso operato dalla scienza è misurato con i valori interni allo stesso mondo in cui si dice che la scienza opera progresso! Ci sono pregevoli culture umane, modelli di visione del mondo non derivate dalla scienza che, non solo sono capaci di far sopravvivere la specie riuscendo a controllare l’ambiente in massima armonia, ma costruiscono, a differenza della cultura occidentale, un uomo più completo all’interno, con un Io più evoluto, consapevole e vigoroso a fronte di un mera amplificazione sensoriale e percettiva sul piano simbolico, amorale nei confronti del resto dell’Universo. In ognuno di questi mondi, senza onde di probabilità né codici, avvengono “miracoli” non dissimili per quei popoli da quelli basati sulla scienza per il nostro popolo. Gli spiriti, i Mani delle cose e gli stregoni o gli sciamani che li controllano, hanno potere effettivo sugli oggetti dell’Universo anche se solo all’interno di questo cielo chiuso, come potere ebbe Afrodite sulle cose e sui cuori degli umani, quando i Greci credevano negli dèi. Nello stesso modo funziona per noi il nostro mondo artificiale, disarmonico e sovrapposto alla Natura che, divenuto meno vincolato e più potente dal succhiare continuamente la vita alle altre specie ed energia all’ambiente, spinge fino ai limiti dell’Universo conosciuto il proprio rumore assordante e la propria spazzatura. Se il nostro mondo interferisce su uno degli altri, il fragile meccanismo proprio dei mondi in armonia con la Natura si rompe, i riti si inquinano, gli spiriti si nascondono, i Mani abbandonano le cose, i miracoli cessano e la struttura culturale non funziona più; l’unica via è affidarsi allora alle mani dell’invasore, perdendo la propria identità e i propri dèi , divenendo in pratica una sottospecie. Pionieri, colonizzatori, missionari, eroi scopritori, civilizzatori, antropologi, ed altra “ciurma” di questa sorta, se ne stiano a casa loro! E’ inutile: le loro tecniche non saranno in grado di arginare i danni da esse provocati! La foresta amazzonica si salva nel segno della “empatia”, del rispetto incondizionato, com’è nei costumi “totemici” delle popolazioni indie che l’abitano e non nel segno della “scienza” e del “calcolo”, dell’uso interessato com’è nei propositi “occidentali” di finalizzarlo non solo alla sopravvivenza ad oltranza della nostra specie, ma all’aumento oltre ogni limite della sua qualità della vita! Voler giudicare e misurare con idee e strumenti del nostro mondo valori e grandezze di un altro è mera utopia, presunzione e irresponsabilità: la furba Afrodite non si farà mai scoprire dagli strumenti dell’uomo razionale!

4 – Dalle nostre parti la tradizione dominante per eccellenza è quella razionale che sostiene oggi più che mai i gruppi di potere. Dopo 50 anni di sufficiente libertà un po’ per tutti, oggi c’è la tendenza a realizzare una società fortemente ordinata e programmata dove tutto sia previsto e ogni azione vigilata e se non conforme punita. Fra poco nessuno potrà più permettersi di oscillare intorno alla norma, o, [in una metafora banale di mini-ragioneria], qualche volta calpestare un’aiola o fare una fotocopia di un articolo; [più grave superare un limite di velocità, ma sembra comunque che fra poco metteranno meccanismi registratori su qualche satellite o scatole nere all’interno delle auto; per non parlare della tendenza generalizzata ad aggiungere ad ogni carta di identità il codice DNA di ciascuno, o , magari, a misurare l’aria che ciascuno respira, perché consuma ossigeno e riempie l’atmosfera di anidride carbonica od altro gas (es. metano… un gas serra 20 volte più potente della CO2, come afferma P. Wadhams, Univ. di Cambridge !).   Molti, seconda la strana morale occidentale, diranno scandalizzati che non si devono sostenere, per es., i primi due eventi delle aiuole e delle fotocopie (esempio metaforico, insieme ad altri, di piccole cose ragionieristiche), ma nessuno di essi potrà affermare di aver sempre rispettato il terzo evento (cose che riguardano invece la vita e la morte! Come a dire si punisce la ragioneria e si ignora la guerra! Per non parlare dei vari imposti catechismi senza un contemporaneo controllo costante sulle filiere senso lato. Naturalmente  i controllori controlleranno tutti, eccetto se stessi! Mi vengono a mente paradossi russelliani che iniziano così, per finire in contraddizioni]. L’uomo occidentale ormai disarmonico con la Natura, impaniato in migliaia di vincoli esosi, potrà percorrere ormai pochissimi sentieri ed il suo desiderio di libertà sarà fortemente frustrato. I molti sentieri infatti che non si lasciano percorrere, anche se di scarsa rilevanza, portano in nessun posto e la vita quotidiana si riempie così di una miriade di vuoti, anche se piccoli! Se a questo aggiungiamo che l’Homo sapiens sta perdendo i legami anche con i suoi simili e si sente sempre più solo in mezzo agli altri, ben vengano maghi, psicologi, cartomanti, astrologi, psichiatri, fattucchiere, preti delle diverse religioni, pranoterapisti, tecnici dell’ago puntura …, pronti a pagamento a ascoltare i problemi di vita di noi poveri diavoli. Non importa se le cose non funzionano sempre (forse perché tradizioni incomplete, parziali, aperte), ma certamente serviranno a recuperare qualche momento di pace e speranza, completamente sconosciute in questa società globalizzata del profitto e della ragioneria atomizzata, del cemento e del lungo tempo di vita. E’ giusto denunciare i profittatori (maghi, psicologi e preti…… che siano), ma pagare il giusto prezzo per i curatori di anime, mi sembra un fatto accettabile.

Concludendo, se non fosse possibile alimentare le più svariate tradizioni (scienza, arte, magia s.l., religione…) in ogni testa, sarebbe necessario farlo nella società (relativismo democratico), perché ogni tradizione porta con sé una sua visione dell’oggetto, anche se parziale, incompleta, inventata e falsa; ma l’insieme di tutti i punti di vista creerà un invariante di vita umana, un’emergenza, in particolare per l’uomo occidentale, la migliore possibile. Anche le tradizioni più squalificate e considerate negative e non degne di credibilità (es., le ‘streghe’, bruciate sul rogo a migliaia,  dal primo Medioevo alle soglie dell’Illuminismo), vanno lasciate, magari isolate in attesa, in modo che, in quel momento fuori tempo, non disturbino (J. P. Feyerabend, l’epistemologo anarchico), perché nessuno è in grado di dire quanto bene ci sia ancora nel male e in che misura l’esistenza del bene sia stata legata ai crimini più atroci (enantiodromia eraclitea); [il Bene ed il Male sono connotati dalla storia e se la Storia (Historia) è  ‘oggetto’ complesso, nessuno potrà mai prevedere quanto, per es., l’evento ‘streghe’ possa aver  ‘perturbato’ la Storia futura (in particolare le res gestae, o humanae res), nei millenni successivi, cioè nel tempo lontano. Il filosofo medioevale Tommaso d’Aquino affermava  che <<Multae utilitates impedirentur si omnia peccata districte proibentur>>.

L’oggetto della conoscenza si fa analogo ad una pozzanghera di fango, dove sono cadute alcune gemme razionali ed a intervalli si aprono e si richiudono delle bolle oscure indicibili attraverso le quali è possibile gettare un rapido sguardo nelle zone più profonde.

Ho ritenuto di non aggiungere alcuna bibliografia, sicuro che il lettore di questa missiva sarà in grado senz’altro di riconoscere dietro lo scritto i nomi degli autori a cui si fa tacito riferimento.

DISTINTI SALUTI

piero pistoia