L’EDITORIALE ED ALTRO

ATTENZIONE! QUESTO BLOG E’ IN VIA  DI SVILUPPO

PREMESSA

N.B. IN QUESTO BLOG, il sillabario2013, OGGETTO CULTURALE NUOVO ED AUTONOMO, RIPROPORREMO,  TALORA RIVISITATI, ANCHE INTERVENTI RITENUTI RILEVANTI DA ‘IL SILLABARIO’ OSPITATO AL TEMPO COME INSERTO DELLA ‘COMUNITA DI POMARANCE’,  OLTRE AD ALTRI.

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Per vedere la storia del Sillabario cliccare sul seguente link: sillabario_storia2

 

Dopo anni dalla cessazione del ‘Sillabario’, in una riunione in Comune alla presenza del Sindaco e dell’Assessore alla Cultura, fu proposto che questo blog fosse gestito dal Comune stesso, per es., come ‘scritti’ della Biblioteca Comunale, ma la proposta fu respinta.

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Il nuovo Sillabario2013  appare così  su un piano strutturale diverso: si pone come strumento di comunicazione culturale, il suo unico scopo, completamente gratuito ed indipendente, autodeterminato ed autofinanziato senza alcun legame eccetto quello con i suoi collaboratori ed, in esso, è completamente assente ogni scopo di lucro ed ogni transazione finanziaria di qualsiasi tipo ed a qualsiasi livello. Più di 15 anni fa cessando le pubblicazioni, l’inserto ‘Il Sillabario’ aveva lasciato una ‘nicchia’ culturale scoperta e nuovi soggetti l’avevano utilizzata per costruire questo nuovo oggetto culturale: ilsillabario2013. 

RERUM NATURA COGNOSCERE DIFFICILE QUIDEM EST, AT MODUM COGNOSCENDI LONGE DIFFICILIUS  (Campanella)

DISCORSO E SENSATE ESPERIENZE

 Il pensiero di Galileo nella cultura italiana è stato a lungo male interpretato e in particolare stravolto un aspetto importante del suo metodo scientifico (Galileo era un fisico teorico non un empirista tout court), chiaramente espresso nelle sue parole sulla teoria eliocentrica di Copernico “…, né posso abbastanza ammirar l’eminenza dell’ingegno di quelli che l’hanno ricevuta e stimata vera ed hanno con la vivacità dell’intelletto loro fatto forza tale a i proprii sensi, che abbiano possuto antepor quello che il discorso gli dettava, a quello che le sensate esperienze gli mostravano apertissimamente in contrario e più avanti “…, non posso trovar termine all’ammirazione mia, come abbia possuto in Aristarco e nel Copernico far la ragione tanta violenza al senso che contro a questa ella si sia fatta padrona della loro credulità” (Dialogo dei massimi sistemi 3a giornata in Galileo, Opere, Vol. III, pgg. 81-82, Salani, 1964).

E’ vero che in altri passi del suo trattato sembra sottolineare il contrario, per cui molti pensatori anche oggi in Italia valorizzano ad oltranza le sue ‘sensate esperienze’, anche sull’onda lunga del rimbalzo empiristico-pragmatico del dopo guerra. Secondo noi però in quei passi Galileo argomenta spesso ponendosi come interlocutore in un dialogo che muove dando ragione alla controparte per poi portare argomenti, come quello sopra, a sostegno di una tesi che vede ‘il discorso’ prevalente.

RIFLESSIONE1: Perchè molte relazioni tecniche, preposte alle scelte, costate al sociale svariate decine di migliaia di euro, presentano in piani cartesiani  rette su dati sperimentali senza misurare la loro rilevanza statistica? Risposta: perchè i fenomeni relativi a questi grafici rientrano già nello stato dell’arte. COMMENTO: Caspita, che investimento!    (Un anonimo)

ASSERZIONE1:  Non c’è misura se non appare il suo errore; non c’è grafico sperimentale senza  le bande di confidenza!  (Lo stesso anonimo).

ASSERZIONE2: NEL COSMO CI SONO INDIZI SUFFICIENTI PER CONFERMARE QUALSIASI IPOTESI (KARL POPPER)

RIFLESSIONE2: Noi non cesseremo mai di esplorare  “l’oggetto complesso”  e l’obbiettivo di tutta questa esplorazione sarà quello di tornare al punto di partenza per osservarlo da angolazioni sempre nuove, utilizzando le informazioni che nel contempo si rendono disponibili relative al background culturale dell’oggetto stesso.

Lo stesso Anonimo

RIFLESSIONE3: “Sappiamo che la conoscenza assoluta non esiste, che esistono soltanto teorie; ma se ce ne dimentichiamo, quanto maggiore è la nostra istruzione, tanto più tenacemente crediamo negli assiomi. Una volta a Berlino domandai ad Einstein come gli era stato possibile – a lui scienziato esperto, incallito, un professore, matematico, fisico, astronomo – come, dunque, gli era stato possibile compiere le sue scoperte. <<Ma in che modo mai ha potuto farlo?>> gli chiesi e Albert Einstein rispose sorridendomi con aria comprensiva:<<Sfidando un assioma!>>”

LINCOLN STEFFENS, un emerito reporter a cavallo del ‘900.

Lo scritto è ripreso dalla sua Autobiografia, riportato nel libro di Charles H. Hapgood “Lo scorrimento della crosta terrestre”, Einaudi editore, 2013, pag.1.

RIFLESSIONE4: E’ più importante il viaggio o la destinazione? Il processo o la soluzione del problema? Il cammino o la meta? AZZARDA UNA RISPOSTA.

Suggerimento:  se il cammino si fa con l’andare…, allora….

(Lo stesso anonimo)

RIFLESSIONE5: In termini ‘operativi’, la CULTURA è l’espansione verticale (nel senso dell’approfondimento) e l’estensione orizzontale (nel senso della multidisciplinarità e dell’applicazione) del fenomeno scolastico.

(Lo stesso anonimo)

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 EDITORIALE ED ALTRO: CHE TIPO DI COMUNICAZIONE CULTURALE PROPONIAMO PER QUESTO BLOG?

La realtà non si trova, ma si costruisce (Nelson Goodman “Vedere costruire il mondo”, Laterza1998). Secondo J.Bruner (“La cultura dell’educazione” , Feltrinelli 1997) tale costruzione passa attraverso l’attività del fare significato, per mezzo della così detta ‘cassetta degli attrezzi simbolici della Cultura’, cioè la tradizione ed i modi di pensare. I veicoli previlegiati di questi attrezzi  o strumenti (tradizione e modi di pensare) sono gli scambi interpersonali all’interno del gruppo. Da qui la nuova lezione didattica e il nuovo  modus cognoscendi (Campanella) da applicare e tradurre nel blob.

Importante è questo aspetto intersoggettivo  della costruzione della conoscenza, perchè l’intersoggettività è una delle più straordinarie predisposizioni archetipiche del genere umano, che permette di capire che cosa hanno in mente gli altri, riuscendo a cogliere i significati dal contesto in cui vengono pronunciate le parole, anche quando risultano ambigue.

In questa ottica, nel nostro blog, gli stessi spunti di discussione non conformi, la presenza di scollamenti talora avventurosi nelle argomentazioni e comunque le idee personali e divergenti  favorirebbero interazione col la presente tradizione e possibilità di cambiare il punto di vista. E ancora: più articoli focalizzati sullo stesso argomento, ora possono costituire insieme al lettore una sottocomunità culturale al cui interno si svolge l’interazione, ora la sottocomunità è costituita dagli autori stessi nel loro confronto (far imparare gli altri e imparare noi stessi in una continua interazione), cosicchè, e nello scolastico e nell’extra scolastico, l’aggiornamento assuma l’unica forma efficace quella dell’auto-aggiornamento, fornendo concreti indizi per la soluzione dei problemi posti anche dall’educazione permanente e ricorrente.

L’educazione attraverso questa comunicazione culturale deve saper guidare i giovani ed i meno giovani (si può acquisire cultura a tutte le età, secondo Bruner), che visitano il blog, ad usare gli strumenti del fare significato al fine di costruire una realtà tale da permettere dapprima un migliore adattamento al mondo in cui viviamo e poi, quando necessario, cambiarlo, rivoltarlo. Infatti se il nostro obiettivo non sarà quello di adattarsi al mondo di una tradizione, ma di guardare al di là di questo mondo-significato  – come per gli animali sagaci di Rilke che “fiutano  / che noi non molto sicuri stiamo di casa /  nel mondo significato” (R.M.RILKE, elegie Duinesi, Einaudi 1982) – sarà necessario come dicono alcuni pensatori e poeti anche attuali, “rovesciare” continuamente i mondi significato, portando ad esperire molti degli infiniti cosmi possibili arricchendo ogni volta la conoscenza. Sta forse in questo il Progresso? Più dubbi che certezze  per costruire il mondo (meno persone stupide!), più “discorso” che “sensate esperienze” che, se “semplificate” in esperimento, giocano un ruolo più ridotto di prima, quello di cercare ad oltranza di falsificare il discorso  (e non di verificarlo!) e toccare quindi la realtà (‘verisimiglianza’ popperiana).

Questo concetto di cultura partecipata non rimanda, come prima si pensava, al processo del “raccontare e del “mostrare” dove un singolo docente od un suo sostituto (libro, rivista film, computer predisposto.., oppure guida turistica),     possessore della “verità” in quella sezione del sapere, racconta e mostra in modo chiaro ed esplicito qualcosa a discenti ignari. Fino ad ieri un tale docente veniva valutato di ottima qualità. Ma ultimamente ci siamo accorti  (Bruner, cap.1, III, 1997) che più chiara ed esplicita è la comunicazione per questa via a senso unico, più basso sarà il tasso di apprendimento e meno fecondo di risultati il frammento culturale comunicato. Ci sembra che Bruner voglia con questo sostenere la tesi già sostenuta da B. Russell : “Ecco una importante verità, peggiore è la vostra logica, più interessanti sono le conseguenze a cui essa da origine”. Oggi, nell’era dei computers, si tende a comunicare pezzi fortemente razionalizzati di cultura, ordinati in scalette logiche ben definite e stringenti, dove la chiarezza ad oltranza determina certezza e rigidità senza spiragli al dubbio e all’elaborazione (comunicazione per teoremi e di teoremi), indebolendo la consapevolezza che la “verità” delle proposizioni analitiche della logica e della matematica  sia correlata strettamente ai presupposti: GARBAGE IN -> GARBAGE OUT!

E questa modalità si ritrova  in ogni disciplina: si pensi all’uso esteso della ricerca delle forme retoriche nell’analisi strutturale delle poesie, a scapito di una riflessione profonda sull’emotivita e l’armonia suscitate dalla loro lettura, aspetti necessari per renderle immortali, universali e impresse nella memoria. In definitia, la speranza, comunque, è che possa permanere, forte ed articolato, il discorso sulla poesia, sia mediante la pubblicazione di testi poetici, sia nella veste critica, con la presentazione di saggi e relazioni letterarie. Questo impegno ci pare importante alla luce del ruolo sempre più centrale che, a giudizio di molti, la poesia va assumendo nella formazione culturale dei giovani. Poesia che appare punto fermo di una riflessione sia scolastica che extra scolastica. Poesia contenitore di passioni, sogni e desideri; ispiratrice di dialogo con se stessi e con gli altri, per mezzo del quale si può giungere ad una maturazione di idee nuove ed originali. In una fase oltremodo caotica dell’esperienza politico sociale dei nostri giorni, si ha, tra l’altro, (e forse proprio per questo) il bisogno da una parte di ritornare ad una poesia del significato, dei contenuti comprensibili, come dice G. Manacord e A. Berardinelli nell’Annuario “Poesia 94”. dall’altra di previligiare il significante, il ritmo, la forma, la struttura del verso e di riscoprire, come avviene in G. Conte, il mito, la lontananza, la profondità dell’anima, distanti da quella ragione (razionalità) che più non sembra evocatrice di verità assolute.

Comunicazione interattiva quindi, meno logica, sempre legata ai contesti, mai punti di vista da “nessun dove”. Comunicazione multidirezionale, punteggiata da punti interrogativi, aperta a ipotesi anche avventurose, sempre pronti a tornare al punto di partenza per osservare l'”oggetto” da un’angolazione completamente nuova. Se “la via si fa con l’andare”, un nuovo percorso può aprire prospettive diverse, arricchimenti inaspettatti e imprevisti facilitando la “scoperta” del collo di uscita dalla trappola di Witghenstein (vedere post relativo)!

SCELTE OPERATIVE PROPOSTE PER IL BLOG BASATE SU CRITERI EVINTI DA SCELTE EPISTEMOLOGICHE (in particolare: il FALSIFICAZIONISMO di POPPER E la PSICOLOGIA CULTURALE  di J. BRUNER)

  • Ogni tema scelto di qualsiasi disciplina verrà trattato, quando possibile, contemporaneamente da più punti di vista, a partire da più autori anche da noi scelti per favorire l’apprendimento per confronto di opinioni.
  • Sarà per quanto possibile coinvolto l’ambiente universitario e della ricerca, perchè si garantisca fra l’altro la trattazione dei temi a livello più aggiornato e di alta qualità.
  • Coinvolgeremo sempre più intensamente in prima istanza i docenti di Istituti Scolastici anche locali (Valle del Cecina, Toscana, Italy), perchè non solo si aprano per il lettore possibilità di fruire più consapevolmente del tema trattato da più punti di vista, aumentandone la sensibilità e le aperture, ma si possa vedere realizzato nel tempo l’anello retroattivo positivo anche sulle scuole locali.
  • La scelte della poesia in primo piano (poesia d’autore) o di un’altra opera artistica (sculture e pitture) verrà lasciata ad un docente a rotazione perchè si riflettano in maniera diretta le esigenze dei programmi scolastici ed il blog possa entrare come punto di riferimento dei curricola scolastici locali e non, onde poter scoprire col tempo anche l’efficacia di un ciclo ricorsivo.
  • Si sceglieranno come temi di fondo, onde espandere la base culturale scolastica, una serie di argomenti duali: l’io l’inconscio, l’irrazionale ed il razionale, la poesia e la scienza, la mente ed il corpo, energia ed inquinamento con i relativi aspetti tecnici, conti compresi, evoluzione dei viventi e creazione continua, ecc.,.che verranno trattati a lungo e senza scadenza essendo essi la base di buona parte della conoscenza sia verso l’esterno sia verso l’interno e colgono i principali dibattiti ancora caldi alla frontiera delle ricerca.
  • Altro argomento che permea tutta la conoscenza in specie del mondo occidentale riguarda le origini e l’evoluzione delle “cose” (origine della vita, origine dell’uomo, origine delle montagne, origine del sistema solare, del cosmo …)
  • Altro tema riguarda il significato profondo del paradosso e dell’antinomia che appaiono improvvsi in molti ambiti di conoscenza (forse nelle vicinanze delle uscite dalle trappole di Wittghestein).
  • Tutto questo sullo sfondo delle teorie della conoscenza in particolare il Falsificazionismo popperiano e delle teorie dell’apprendimento in particolare la psicologia culturale di J. Bruner.
  • In ultimo, non certo come importanza, ci divertiremo ad applicare la statistica alle serie di dati utilizzando in specie il programma R e il Mathematica di Wolfram, perchè riteniamo che oggi per falsificare il “discorso”  relativo alle scelte sociali, imposte dalle relazioni tecniche spesso complici del potere, sia necessario un uso esteso, oculato e critico di serie storiche da analizzare. Il cittadino dovrà pur ‘imparare a fare il conto’ se è poi lui che deve pagarlo!
  • Non avere paura di chiedere,
  • compagno! Non lasciarti influenzare, verifica tu stesso! Quel che non sai tu stesso, non lo saprai. Controlla il conto, sei tu che lo devi pagare. Punta il dito su ogni voce, chiedi: e questo, perché? Tu devi prendere il potere.
  • [Bertolt Brecht 1933]

R. Bacci – PF. Bianchi – P. Fidanzi –  F. Gherardini -L. Mannucci – P. Pistoia – A. Togoli,  R. Veracini –> promotori del blog

(PF. Bianchi  è  l’ amministratore del sito)

COMMENTI DELLE POESIE DI IVANA ROSSI: Il punto di vista del poeta-pittore dott. Paolo Fidanzi, medico-psicologo, ed il punto di vista del dott. Francesco Gherardini professore di ruolo in Lettere nella Scuola Superiore.

COMMENTO ALLE POESIE DI IVANA del dott. Paolo Fidanzi

Ho letto le poesie di Ivana Rossi. In due tempi . Le prime sei, le più antiche . Poi le ultime. Ho buttato giù alcune considerazioni , generiche, poiché la conoscenza è scarsa e potrei cadere nel giudizio.Resto a parlarne nel campo cognitivo di un “Effetto Alone”. E’ un fluire di ricordi, di connotazioni di un sentimento relativo, familiare. C’è il bisogno di ridefinire l’oggetto di cui si parla.
Si usano molti aggettivi, più che un sentire è uno svelare gli stati d’animo attraverso ciò che accade o sembra accadere. Si lascia una testimonianza precisa invitando , implicitamente, il lettore a trarne un vantaggio culturale. Si racconta qualcosa che in quanto lirico passa dal privato al sociale. Ma nella Rossi tende molto a restare nel privato , nel territorio intimo più che in quello sociale. Riguardo alla poetica si evocano atmosfere crepuscolari legate a tentativi post ermetici . C’è spesso la ricerca della parola asciutta che impronti un’immagine compiuta o uno scorcio di paesaggio , ma
lo sforzo viene ripagato solo in alcuni casi:”l’audace occhieggiare del fosso.” In altri la necessità di aggettivare prevale e spezza l’emozione, la frantuma sul nascere.
Bene, oltre non ritengo proseguire, troppo breve la frequentazione di queste poesie e ancora incerta la vocazione poetica, mi pare, per poter giungere a conclusioni critiche efficaci.

Dott. Paolo Fidanzi

 

COMMENTO ALLE POESIE DI IVANA del dott. prof. Francesco Gherardini

LE POESIE DI IVANA / MATERNITA’

Tre nipoti, l’ultimo tre mesi fa; da nonno ho ri-scoperto la stupefacente bellezza dell’evento della nascita di un bambino e della felicità , incommensurabile rispetto a qualsiasi altro evento , che ha portato ai suoi genitori (e ai nonni ) . Il viatico giusto- credo- per leggere e commentare le tre poesie di Ivana Rossi sul tema della maternità. Mi limiterò alla prima con pochi richiami alle altre due.
Nei primi sei versi colpisce la scelta della parola “presagio” ; la trovo straordinariamente pregnante: il verbo presagire [ deriva dal latino prae = avanti e sagire = penetrare con lo spirito , derivante da sagus=indovino , termine che non casualmente ritorna nella poesia al verso 11 ] dà l’idea del preannunziare, del predire, del profetare, della magia. Vengono in mente le mille domande di amici e conoscenti : la prima “sarà maschio o femmina? ” . Un tempo a queste domande si rispondeva con congetture, le più bizzarre, si guardava ad esempio alla forma della pancia per stabilire il sesso del nascituro. Oggi si risponde quasi immediatamente con la sicurezza delle sentenze di laboratorio e ben presto si vede ( e si fotografa ) il feto mentre naviga nel suo mare. La poesia di Ivana risale , credo, a una trentina di anni fa, quando ancora la tecnologia non cancellava la visione e il sogno. Al presagio si accompagna l’aggettivo “segreto” . Vocabolo e attributo concorrono a fornirci l’idea del tentativo da parte della futura mamma di immaginare, di ascoltare , di interpretare, di capire le variazioni del corpo, tanto più in caso di prima gravidanza, di pre- vedere il futuro tenendolo stretto nei propri pensieri , proprio come fa un indovino. In “Maternità 1” compare un’immagine sublime : “La gioia nel grembo si muove / come ape nel vento / come alga nel mare”.
A che cosa si riferisce il presagio, quale è il suo contenuto? “di chiari archi notturni”. Certo è difficile interpretare emozioni e sentimenti ineffabili, soprattutto da chi certe trepidazioni può viverle solo di riflesso (come un nonno). Si nota subito il contrasto chiari/notturni, un ossimoro apparente che lascia immaginare le notti insonni a disegnare il futuro; il vocabolo “archi” suggerisce più di un’immagine : la volta del cielo, il ponte tra gli uomini e il Creatore,il sentirsi parte integrante di un tutto, le volte immense delle cattedrali; in “Maternità 1” è “chiarità di infinito”. Dalla volta celeste giunge la luce che penetra ovunque (“contagia l’attesa”) . Alla prima lettura urta un po’ questo verbo (contagia) che esprime sempre in altri contesti un pensiero negativo, ma in fondo risponde bene a ciò che accade nella realtà: la notte spesa a pensare… i pensieri che si sviluppano nella mente della donna sono come una materia impercettibile e volatile, un virus meraviglioso e positivo, imbattibile , ineliminabile che impregna di sé ogni attimo dell’attesa (l’impazienza è incontenibile , anche quando è “tenue” ossia tenuta a bada, non ostentata) , al punto di essere avvertita come linfa vitale. Da sottolineare due termini particolarmente allusivi : linfa , un vocabolo che immediatamente richiama l’immagine del feto nel liquido amniotico e attesa, la straordinaria bellezza dell’attesa, in questo caso dell’attesa di una gioia, anzi dell’evento più bello della vita umana, dell’ esperienza più piena e più profonda. Si tratta di una sensazione simile a quella che esprime Leopardi nella lirica “Il Sabato del Villaggio”, ma tutta sotto una luce positiva.
La “luce” rende l’attesa attraente, emozionante, la prima nascita, la visione della culla, la delicatezza degli atteggiamenti , una nuova vita che nasce dentro e che si avverte dai battiti del nuovo cuore. Un evento straordinario e sorprendente (la prima volta). Impossibile da descrivere da chi non l’ha provato. Qui sta la superiorità delle donne, la loro fortuna rispetto ai maschi. Il rovesciamento della freudiana invidia del pene. Un concetto – credo – forse adombrato anche in un verso successivo dalla espressione “stupore di donna”.
La seconda quartina è veramente pregevole: La vivida ansia si scioglie stupita / nel ritmo antico del tempo/
e inonda di pace il mio stupore di donna.L’impazienza, l’ansia non si può celare; ma quella certa agitazione si stempera e si supera quasi magicamente nel ritmo antico del tempo ; forse pensando che in fondo il miracolo della nascita , della vita, si ripete da secoli e che quello che ciascuna donna sta vivendo e che è meraviglioso, è stato già vissuto da milioni di donne nel corso della lunga storia dell’umanità. E arriva la pace, la serenità, quasi come un’onda improvvisa che travolge ogni altro pensiero , dilaga e placa l’ansia. Un po’ come “ e naufragar m’è dolce in questo mare” di leopardiana memoria.
Tiepidi fili / le tue carezze esitanti/ nel lieve respiro del ventre.
La poesia si sa è del poeta, ma anche del lettore che la interpreta ; in definitiva il testo assume, appena scritto e divulgato, una sua vita autonoma, tanto più se l’interpretazione letterale non è così agevole. A me pare che questi versi introducano la figura del compagno e mi sembrano accennare a un tipo di azione che ho visto tante volte in questi ultimi mesi prima della nascita del mio nipotino : il compagno che si avvicina alla donna gravida e che con estrema delicatezza (i fili) , titubante di fronte alla nuova vita che si distingue e si muove, le accarezza il ventre con le mani per sentire i movimenti del bambino e pone l’orecchio sul ventre per ascoltare i battiti del suo cuore, una carezza piena di amore per entrambi ,madre e figlio.
Racchiudo indifesa / la tenera gratitudine / dell’amore che cresce/ e indovino dolcezze impetuose/invisibili gesti furtivi/
palpitanti di carne/nella vita che nasce.
Anche questi versi si prestano a più di una interpretazione perché piuttosto criptici.
Racchiudo : questo verbo dà l’idea della volontà di proteggere la nuova vita in formazione, mentre l’aggettivo indifesa lascia pensare alla fragilità, alla debolezza, alla preoccupazione della puerpera di non farcela, di non essere all’altezza. L’amore che cresce? una circonlocuzione che può sostituire il vocabolo “ bambina”, la gravidanza ormai sta per terminare; ma associata all’altro termine “gratitudine” può invece essere più facilmente riferirsi al compagno. La nascita di un figlio in effetti generalmente rinsalda il rapporto amoroso tra i coniugi; l’amore coniugale cresce insieme col nascituro con il passare dei mesi di gestazione e in fondo si materializza nella nuova vita . Gratitudine in questo caso per l’ amore che il compagno le ha dato e che ha prodotto la nuova vita. Cfr. in proposito i versi in Maternità 2 “nel gioco dell’attesa/ il notturno ricordo/ tremante di fuoco” Ma la gratitudine potrebbe essere perfino indirizzata verso qualcosa di superiore, verso il Creatore per esempio , come accade in tante culture.Il nuovo nato come Dono del Cielo, del Signore.
Negli ultimi quattro versi ritorna la visione, il “presagio” (indovino= percepisco, immagino) che mescola ogni cosa: le dolcezze impetuose , traboccanti d’amore, lasciano pensare al desiderio di inondare di baci e carezze la figlia che sta per nascere che è carne della sua carne (palpitanti di carne), mentre gli invisibili gesti furtivi sono tenerezze che possiamo immaginare: gesti di affetto verso la bambina o verso il compagno ( in questo caso meglio si spiegherebbe l’uso dell’aggettivo furtivi, ovvero volutamente nascosti o non notati ). Ma la mia attenzione si è soffermata soprattutto sull’espressione “palpitante di carne” ; mi ha suggerito l’idea del battito del nuovo piccolo essere (lui sì indifeso) che si stacca definitivamente dalla madre, che era poco prima carne della sua stessa carne e che diventa un soggetto nuovo e autonomo, grazie a quel primo dolore che è il taglio del cordone ombelicale , la parte più traumatica – dicono gli psicologi- della nostra vita di esseri umani.

Dott. Francesco Gherardini

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LA SEPTARIA DELLA VAL DI CECINA: strana e magica pietra di origine litologica secondaria da una tendenzialmente argillosa, dello studioso Massimo Magni, Gruppo Mineralogico di Cecina (li)

NDC

FOTO DI UN CAMPIONE DI SEPTARIA

Autore delle foto Piero Pistoia; proprietario della pietra Giuliano Ghilli, uno studioso oggi scomparso, grande conoscitore di rocce, minerali, fossili e dei luoghi di raccolta, in particolare in Val di Cecina. Vedere l’art. in questo blog sui calcedoni, di cui è co-autore. Per un ricordo di Ghilli cliccare su ….

 

Articolo in via di costruzione

IL PERCORSO DI PENSIERO DI J. S. BRUNER: DAL COGNITISMO COMPUTAZIONALE AL NARRATIVISMO, di Andrea Pazzagli

J. BRUNER: DAL COGNITIVISMO  COMPUTAZIONALE AL NARRATIVISMO
di Andrea Pazzagli

bruner20001

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Per leggere l’articolo in pdf cliccare sul link sopra

 

Art. rivisitato dall’inserto ‘Il Sillabario’ cartaceo.

 

 

RIFLESSIONI SUL FARE POESIA di Giorgio Albertazzi, Paolo Fidanzi, Piero Pistoia, Roberto Veracini ed altri

UNA BREVE RIFLESSIONE SULLA POESIA

di Giorgio Albertazzi

Ho chiesto spesso ai poeti perché scrivono versi, l’ho chiesto a Neruda ad Eliot, l’ho chiesto a Caldarelli, a Montale, a Gatto, a Luzi, che cos’è la poesia? Rispondono soltanto i poeti/critici o i poeti/letterati, parlando di ‘composizione’, di anapesti e spondei; i veri poeti non rispondono, si stringono nelle spalle sorridono, dicono tutt’al più una sola parola:”un ritmo…”.

Già perché il poeta è sempre selvaggio, ossessionato, ubriaco di vita e di morte; ma potrebbe essere allora semplicemente una possibile definizione romantica di “arte”, diciamo che la poesia è “insurrezione”, è connotazione di altro che la lingua di versi triti e pieni di decoro di molti decorosi poeti.

Partiamo quindi da Pound, come dice Sandburg. Perché si scrivono versi e si cantano nelle rivoluzioni e nelle ansie d’amore e di morte, che cosa sia quell’aurea che subito emana e prorompe dalla poesia autentica, quel magma, quel logos spermaticos. E dire versi con accenti giusti ed errati insieme, ma soprattutto cantare il ritmo, che viene prima del verso, eccetera.

Non è necessario capire, ma sentire sì: sentire è “provare” come diceva Benassi, il quale senza capire esprimeva il sound di “tutti i figli di Dio hanno le ali” come nessuno. E’ forse morta la poesia? E se è viva cerchiamola e cerchiamola ancora e diventeremo più belli e forse meno opachi. Niente vale di più di un verso di Penna o di Saffo in un certo momento della nostra vita.

Giorgio Albertazzi

ALCUNE BREVI RIFLESSIONI SUL FARE POESIA

di Piero Pistoia

CHE COS’E’ LA POESIA 

a cura di Paolo Fidanzi

A PROPOSITO DI POESIA

dott. Paolo Fidanzi

IL FERITO

di Roberto Veracini

(Un’idea della poesia)
Penso che tutti i poeti, finché tali, siano sempre in crisi
(E. Montale)

Il poeta è sempre ferito, si nutre della sua ferita, che non si rimargina
perché è la ferita del mondo: vive e rappresenta questa condizione fino in fondo e lo fa con gli strumenti che gli sono propri, i versi.

Per questo il poeta è anche il narciso, perché il peso di questa condizione è estremo e la ferita ha bisogno di incensi (veri o falsi) per essere sopportabile.

Ma il poeta è anche il disperato, quando la ferita si rivela insanabile e l’incenso svanisce, mostrando gli aspetti cupi e irrimediabili della realtà, la futilità delle cose e quindi dell’arte, che non basta più.

Il poeta è il sopravvissuto quando riscopre dalle macerie un segno ancora dell’esistenza e se lo porta con sé per sempre, perché tutto è ancora possibile, sempre.

Il poeta è il solitario del tempo, che riconosce e da cui è riconosciuto, ma tutto questo non appare, perché scoprire è meglio che far vedere, e il poeta vive del suo stupore e del modo in cui riesce a farlo sentire.

E comunque il poeta resta il ferito, cercato e abbandonato, osannato e deriso, e la sua ferita è il mondo, che rappresenta ma non sa capire, perché il poeta ha in sé l’orizzonte intero e il suo limite. Non necessariamente in quest’ordine.

Roberto Veracini

 

LE POESIE DI IVANA ROSSI; come intermezzo un breve ricordo dello scultore Vittorio Merlo (NDC)

LE PRIME POESIE

Per vedere la prima poesia cliccare sul link sotto:

IVANA_MATERNITA’

Il Generale di Squadra Aerea, valoroso pilota, Vittorio Merlo, docente di Scienze Aereonautiche all’Accademia navale di Livorn0, fu scultore figurativo moderno (45 mostre in tutta Italia) attivo sulla costa livornese;  con i suoi bronzi e terracotte neo-realiste ispira nell’osservatore  momenti di godimento estetico nel cogliere la bellezza espressiva contenuta nelle sue opere, alcune delle quali si possono ammirare presso il “Circolo del 51” a Milano.

 

MATERNITA’

Il presagio segreto
di chiari archi notturni
contagia di luce l’attesa
come linfa di spazio vitale
e culla la tenue impazienza
di un battito nuovo.
La vivida ansia si scioglie stupita
nel ritmo antico del tempo
e inonda di pace
il mio stupore di donna.
Tiepidi fili
le tue carezze esitanti
nel lieve respiro del ventre.
Racchiudo indifesa
la tenera gratitudine
dell’amore che cresce
e indovino dolcezze impetuose
invisibili gesti furtivi
palpitanti di carne
nella vita che nasce.

 

LE ULTIME POESIE

Partire

Indugia lo sguardo
sull’ala del vento
in fuga verso il cielo.
Paesi come corolle
inerpicati sul seno
di azzurre colline
sfiorano improvvisi
l’arco dell’orizzonte.
Griglie di campanili
svettano immobili
sul profilo dei monti.
D’asfalto e muschio
la sciarpa grigia della strada
si snoda e si flette
e accarezza il ritorno.
Si può partire
anche restando fermi
a osservare il silenzio.

…  il fazzoletto a riparo dal sole…

Ai miei genitori

Quando la pigra estate
distende le sue braccia
sui campi orlati
di assordanti cicale
il ricordo di voi stringe il cuore.
Quando la bionda estate
chiude i suoi occhi d’oro
su scarlatti papaveri di fuoco
la mancanza di voi chiude la gola.
E ti rivedo madre
china sul grano
con l’arcuata falce
il fazzoletto a riparo dal sole
e la squillante voce a regalar parole.
E insieme padre vedo il tuo volto calmo
le braccia alzate a sollevar covoni
nel tranquillo dovere del lavoro.
Quieti sorrisi
sull’ondeggiante carro dei raccolti
da riportar nell’aia
per la promessa della trebbiatura.
Lieve sembrava il giorno
e leggiadro il ritorno
per me bambina
con in testa sogni
e tra le braccia giochi.
Dolci gli abbracci
e gentili i modi
sempre a me riservati
come fosse svanita ogni dura fatica.
E poi le filastrocche
a cullare il mio sonno
nella notte vibrante di creature
contro il buio stellato
che piano scivolava
nell’alba che sorgeva
a disegnare sconosciuti futuri.

 

Figlie nella vita

Si rincorrono gli anni
e avanza l’inverno
dispiegando i suoi giorni e la vita.
Ogni tempo o stagione
inizia e finisce
la ricerca e l’attesa invece indugiano piano
e non finiscono mai.
Basta accettare che lì sta il segreto:
nel cerchio sospeso dei sogni,
in quell’ora che lieve rintocca,
in quel divenire leggero,
nella pallida luna che corre.
Il passato e il futuro non sono dettagli,
ma solo il presente è irrinunciabile gioia.
Basta forse capire
che è il cammino il dono celeste,
non la partenza o l’arrivo
e in quel viaggio inebriarsi di gioia.
Gli alberi fuggitivi contro il cielo
e il grano che matura
i passi che ti portano
e le stelle che vibrano:
è questo forse il senso della vita
canto di uccelli nascosti
che disvelati tacciono.
E’ nello slancio, figlie,
nello stupore del quotidiano giorno,
nella gratitudine del risveglio
che canta la vita,
è nel vento sospeso
nella luce che cambia
nell’imbrunire
che non separa dai ricordi :
è nel cammino
è ora il senso della vita .

Ancora per te

Dolce scende il tuo profilo
e accarezza gli occhi
della mia nostalgia.
Forti i tuoi polsi
stringono lievemente
le strade del mio cuore.
E la musica di parole
attraversa il tuo sguardo
e come un ponte si lancia
a protezione del futuro.
E nell’arco della notte
le tue lacrime
saranno luce di luna
a sorprendere il buio.
Voglio cullarti
come se i tuoi anni
scivolassero verso l’inizio
del nostro primo incontro
a immaginare
la pienezza del poi.

La vita imperfetta

Quando viaggi nella vita
affamata di futuro
e lento ti sembra il giorno
nelle lunghe stagioni,
tutto ti appare possibile
e funzionale al tuo esistere.
I ponti si adagiano spontanei
tra le sponde di ogni utopia
e si distendono come carezze
ignare delle spine.
I tuoi progetti ridono nella certezza
di scelte inevitabili e ispirate
come i versi di una poesia.
E quella poesia
è un arco eterno
nell’immutabile bellezza
della gioventù.
Nella notte silente
immota una scia di stelle
disegna la via
protagonista del tuo domani.
La profondità dell’amore
allontana i rimpianti
e accende di colore
i toni pastello dei sogni.
Richiami di uccelli
e colline di grano
si stemperano
nella calda estate
dalle ali aperte
sui boschi di foglie dell’autunno.
L’inverno nell’agguato
del suo freddo candore
spinge lontano la mente:
vi guardo, figlie,
creature fresche e diverse
che proseguite la strada a modo vostro
in forma nuova e inaspettata.
E con stupore mi accorgo
che c’è niente da capire
negare o cambiare,
ma solo da amare
per essere felici.
E’ allora che la vita imperfetta
vibra di luce nella pienezza del suo canto.

 

Maturità

Come un gomitolo
si srotolano
strade note previste
o sconosciute.
Domata la superbia
inconsapevole di ieri
profondamente vedo
inaspettate
nuove possibilità.
Ignaro il cuore
si dispone
a cercare
sorprendenti
inattesi traguardi.

 

SEGUE UN BRONZETTO DELLO STESSO SCULTORE

 

DUE DOMANDE ALLO SCULTORE

Dove sta andando l’ Arte?

Vale la pena oggi di parlarne?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

UNA STORIA DI BASE SUL MIOCENE, APERTA, DA AGGIORNARE, CIOE’ DA ADEGUARE, CORREGGERE, REINTERPRETARE, NEL CORSO DEL TEMPO; ZONA DI POMARANCE-VOLTERRA; a cura del dott Piero Pistoia

DALLA CARTA STRATIGRAFICA INTERNAZIONALE (ICS)

IL LINKS CHE SEGUONO RIMANDANO ALLA PRIMA BOZZA DELL’ARTICOLO DA COMPLETARE CON CALMA ED AGGIUSTARE NELLE FIGURE DA INSERIRE

Le due figure al termine dell’art.  sono state riprese dalle ‘Note illustrative della carta geologica d’Italia a cura del “servizio Geologico D’Italia”; zona Pomarance; Università di Siena; Coord. Lazzarotto –  L.A.C. Firenze 2002

In odt:

MIOCENEok

In pdf:

MIOCENEok

 

CHI E’ L’AUTORE (traccia): CURRICULUM DI PIERO PISTOIA

Piero Pistoia, diplomato negli anni ’50 presso il Liceo Classico Galileo Galilei di Pisa, è dottore in Scienze Geologiche con lode e, da borsista, ha lavorato e pubblicato presso l’Istituto di Geologia Nucleare di Pisa, misurando le età degli “strani” graniti associati alle ofioliti (1) e studiando i serbatoi di gas e vapori della zona di Larderello. Successivamente ha scritto almeno una cinquantina di articoli pubblicati a stampa, a taglio didattico-epistemologico, di cui circa la metà retribuiti secondo legge,  dagli editori Loescher, Torino, (rivista “La Ricerca”), La Scuola di Brescia (“Didattica delle Scienze”), a controllo accademico ed altri, affrontando svariati problemi su temi scientifici: dall’astrofisica all’informatica, dall’antropologia culturale all’evoluzione dell’uomo, dalla fisica alla matematica applicata e alla statistica, dalla geologia applicata al Neoautoctono toscano, dall’origine dell’Appennino alla storia delle ofioliti, alle mineralizzazioni delle antiche cave in Val di Cecina (in particolare su calcedonio, opale e magnesite) ecc..  En passant, ha scritto qualcosa anche sul rapporto Scienza e Poesia, sul perché la Poesia ‘vera’ ha vita infinita (per mere ragioni logiche o perché coglie l’archetipo evolutivo profondo dell’umanità?); ha scritto alcuni commenti a poesie riprese da antologie scolastiche e,  infine decine di ‘tentativi’ poetici senza pretese. Molti di tali lavori sono stati riportati su questo blog. (2)

NOTE

(1) L’età dei graniti delle Argille Scagliose, associati alle ofioliti, corroborò sia l’ipotesi che esse fossero ‘strappate’ dal basamento ercinico durante i complessi  eventi che costruirono la catena appenninica, sia, indirettamente, rafforzò la teoria a falde si ricoprimento nell’orogenesi appenninica. Fu escluso così che il granito associato alle ofioliti non derivasse, almeno non in tutti i casi, da una cristallizzazione frazionata (serie di Bowen) da un magma basico od ultrabasico.

(2) Piero Pistoia ha superato concorsi abilitativi nazionali, al tempo fortemente selettivi (cioè non frequentò mai i ‘famigerati’ Corsi Abilitanti voluti dai sindacati!), per l’insegnamento nella Scuola Superiore per le seguenti discipline: Scienze Naturali, Chimica, Geografia, Merceologia, Agraria, FISICA e MATEMATICA. Le due ultime materie sono maiuscole per indicare che Piero Pistoia in esse, in tempi diversi, fu nominato in ruolo, scegliendo poi la FISICA, che insegnò praticamente per tutta la sua vita operativa.

ASPETTI DEL RAPPORTO: MOMENTO DISCIPLINARE/MOMENTO SOCIALE NELL’INSEGNAMENTO SCOLASTICO; di A. Pazzagli-P. Pistoia

INSEGNAMENTO SCOLASTICO: MOMENTO DISCIPLINARE/MOMENTO SOCIALE

A. Pazzagli – P. Pistoia

  1. Oggi esistono due istituzioni rivolte a promuovere la comunicazione culturale e la costruzione della conoscenza:   l’istituzione scolastica ed il complesso delle istituzioni culturali emanate a vari livelli dai corpi sociali (enti locali, Provincie, Comunità Montane…).
  2. Questa bipolarità di istituzioni suppone due modalità di approccio sostanzialmente diverse al problema della comunicazione culturale e della costruzione della conoscenza.
  3. Una riflessione epistemologica sul modo in cui la cultura umana si è costruita ed un’analisi psicologica su come il cervello umano acquisisce conoscenza, ci ha chiarito come il Terzo Mondo di Popper si articoli in strutture disciplinari che si configurano come unici strumentiefficaci per sezionare l’oggetto complesso (sociale e/o naturale) in vista della sua razionalizzazione (cioè comprensione tramite il cervello umano). Di qui la risposta al delicato problema didattico del come sviluppare le potenzialità cerebrali tramite l’insegnamento delle discipline.
  4. Ne deriva che l’attività centrale dell’istituzione scolastica si situa in prospettiva disciplinare, proprio perché solo in tale prospettiva si aiuta la crescita intellettuale durante lo sviluppo.
  5.  Sorge di qui il problema di come costruire la struttura disciplinare.Sembrano esistere due tentativi di risposta al problema, alternativi e talora opposti:  a) La costruzione disciplinare prevede di partire dall’oggetto sociale complesso e a valenza interdisciplinare per costruire le singole discipline che ritorneranno poi sull’oggetto sociale provocandone per altro un arricchimento. Questa posizione, di chiara matrice deweyana, è ripreso in parte, per es., dalla stessa Tornatore che però è poi costretta a riconoscere che spesso la costruzione disciplinare prosegue per conto proprio senza possibilità di un ritorno interdisciplinare, sottolineando che l’unico vantaggio di tale metodo è la sensibilizzazione iniziale degli studenti ai problemi sociali, senza promozione di alcuna reale maturazione intellettiva. b) La costruzione disciplinare è tutta interna alla disciplina e si esplica attraverso le fasi della scoperta in cui si ritrova la sequenza popperiana dell’ipotesi e della falsificazione, attraverso i momenti curricolari ben programmati che hanno come strumento essenziale l’esperimento “pulito”. Questi momenti di costruzione seguono momenti di stasi, di ripensamento, di esercitazione, nei quali gioca un ruolo essenziale l’esperimento “grezzo”. E’ la fase dove, attraverso anche i primi tentativi si sezionare l’oggetto complesso a valenza interdisciplinare, si aumentano le possibilità del trasfer of training (termine popperiano). La costruzione disciplinare procede a gradini; ogni gradino si configura, per es., come unità didattica e ad ogni gradino ci si sofferma  per acquisire, su quella struttura parziale, competenza ed abilità crescenti, per trovare, nel ripensamento, la sorgente dei problemi che portano al gradino successivo.
  6. Le attuali esperienze scolastiche italiane, come conferma anche una lettura delle programmazioni a vario livello, non partono né dai presupposti di tipo a) tentativi di costruzione disciplinare a partire dall’oggetto sociale, né tanto meno da quelli di tipo b) costruzione disciplinare interna con ritorno periodico all’oggetto sociale. In effetti prevale una progettazione esterna a qualsiasi serio discorso pedagogico con fondamenti psicologici ed epistemologici coerentemente utilizzati: si nutre così una fiducia cieca che il semplice avvicinamento ad oggetti sociali, ( fatto anche al di fuori di qualsiasi impostazione scientifica propria delle stesse scienze sociali), garantisca una più alta efficacia formativa. Nel migliore dei casi si produce una  attività di tipo integrativo guidata dai superati criteri della pedagogia del “Tatonnement” (processo per tentativi ed errori), cui si affianca uno stentato ed insufficiente apparto disciplinare che rimane dopo tutto di carattere tradizionale. Si è ben lontani dunque  dalla più meditata proposta deweyana che condiziona l’efficacia del sociale alla mediazione del filtro culturale operata dalla scuola.
  7. In effetti si nota, in un mare di genericità, l’emergere occasionale di spunti pedagocici troppo spesso scarsamente riflessi quindi non utilizzati. Si parla, per es., dello stare insieme operando come finalità di primaria importanza, ma poi si precisano i rapporti delicati fra  i componenti del gruppo che opera (dinamica di gruppo e relative problematiche), Si teorizza una scuola “serena”,  dimenticando che la “scoperta” presuppone la febbre della ricerca della soluzione e l’ansia della conoscenza. “Serena” non sarà neppure la convivenza nel gruppo come un fatto acquisito naturale: vi sono infatti conflitti da superare in senso tendenziale (fine regolativo), fino ad arrivare ad un equilibrio dinamico fra il leader ed il gruppo strutturato. Si pone l’obbiettivo della socializzazione calibrandola sulle richieste delle teorie del senso comune e fraintendendola così con l’ “adattamento” passivo e privo di ogni connotazione culturale. In effetti nel passaggio dall’Io infantile provvisorio all’Io adulto (processo che occupa la pre-adolescenza e gran parte dell’adolescenza), ha importanza notevole il Mondo 3 di Popper e l’esigenza ad esso correlata dell’assunzione di una prospettiva disciplinare, nella misura in cui la identificazione personale avverrà a più alto livello e non a quello di una socializzazione meramente adattiva agli stimoli ambientali. Troppo spesso infatti si trascura la Letteratura e la stessa Storia viste come matrici di metafore mitiche utili appunto a favorire la consapevolezza della propria identità psicologica e storica, diventando in tal modo per i giovani quasi obbligante il riferimento ai modelli ed ai miti non validi proposti dall’industria culturale. Ma forse queste incompiutezze scientifiche dei progetti scolastici sono la conseguenza immediata di concrete situazioni poco razionalizzabili che continuamente si ritrovano nella scuola di oggi dopo la notevole scoperta dei problemi dell’handicappato e dello svantaggiato, ma con i successivi tentativi robinsoniani di portare loro soluzione in seno alle vecchie strutture.
  8. Il riaffermare, come a noi pare giusto, il primato del disciplinare dentro la scuola non esclude affatto a) la possibilità di un rapporto della scuola stessa col sociale diversamente vista, ma più efficace; b) il riconoscimento dell’importanza centrale che, nel quadro dell’educazione permanente, può assegnarsi all’intervento formativo culturale delle strutture sociali in un contesto metodologico più aderente alla legge della comunicazione culturale secondo finalità collaboranti con quelle della scuola in vista dell’integrazione culturale. Il primo aspetto sottolinea la distinzione fra esperimento “pulito” ed esperimento “grezzo”,  dove quest’ultimo, favorendo allargamento di competenza mediante “trasfer” alla Popper, consente una più efficace costruzione disciplinare e quindi favorisce un’accresciuta maturazione intellettuale. Il secondo aspetto sembra presentare tre componenti che corrispondono poi a tre possibilità di intervento del sociale, differenziate, ma non contrastanti. Prima possibilità, il sociale potrebbe farsi carico di affrontare lo studio di discipline o settori di conoscenza che la scuola spesso trascura, fuori dai corsi indirizzati, (ecologia, linguaggi estetici, agraria, urbanistica… e forse anche il settore sportivo). Seconda possibilità, il sociale potrebbe intervenire,  nel processo di comprensione dell’oggetto complesso, utilizzando gli strumenti razionali acquisiti scolasticamente, in maniera che il processo di sezionamento razionale “derivi” dalle teorie acquisite, andando oltre il consueto taglio educativo dei corsi professionali. Con la terza possibilità, il sociale potrebbe ripetere il procedimento dall’esperimento “grezzo” all’esperimento “pulito” in un percorso a più alto livello, portando ad utilizzare come esperimento “grezzo” lo stesso oggetto dell’attività lavorativa.

 A. Pazzagli – P. Pistoia

DA TERMINARE…