L’EDITORIALE ED ALTRO

ATTENZIONE! QUESTO BLOG E’ IN VIA  DI SVILUPPO

PREMESSA

N.B. IN QUESTO BLOG, il sillabario2013, OGGETTO CULTURALE NUOVO ED AUTONOMO, RIPROPORREMO,  TALORA RIVISITATI, ANCHE INTERVENTI RITENUTI RILEVANTI DA ‘IL SILLABARIO’ CARTACEO OSPITATO AL TEMPO COME INSERTO DELLA ‘COMUNITA DI POMARANCE’,  OLTRE AD ALTRI.

______________________________

Per vedere la storia dal Sillabario cartaceo al Sillabario2013 cliccare sul seguente link: sillabario_storia2

 

Dopo anni dalla cessazione del ‘Sillabario cartaceo’, in una riunione in Comune alla presenza del Sindaco e dell’Assessore alla Cultura, fu proposto che questo blog fosse gestito dal Comune stesso, per es., come ‘scritti’ della Biblioteca Comunale, ma la proposta fu respinta.

___________________________

Il nuovo Sillabario2013  appare così  su un piano strutturale diverso: si pone come strumento di comunicazione culturale generale, il suo unico scopo, completamente gratuito ed indipendente, autodeterminato ed autofinanziato senza alcun legame eccetto quello con i suoi collaboratori ed, in esso, è completamente assente ogni scopo di lucro ed ogni transazione finanziaria di qualsiasi tipo ed a qualsiasi livello. Più di 15 anni fa cessando le pubblicazioni, l’inserto ‘Il Sillabario’ aveva lasciato una ‘nicchia’ culturale scoperta e nuovi soggetti l’avevano utilizzata per costruire questo nuovo oggetto culturale: ilsillabario2013. 

RERUM NATURA COGNOSCERE DIFFICILE QUIDEM EST, AT MODUM COGNOSCENDI LONGE DIFFICILIUS  (Campanella)

DISCORSO E SENSATE ESPERIENZE

 Il pensiero di Galileo nella cultura italiana è stato a lungo male interpretato e in particolare stravolto un aspetto importante del suo metodo scientifico (Galileo era un fisico teorico non un empirista tout court), chiaramente espresso nelle sue parole sulla teoria eliocentrica di Copernico “…, né posso abbastanza ammirar l’eminenza dell’ingegno di quelli che l’hanno ricevuta e stimata vera ed hanno con la vivacità dell’intelletto loro fatto forza tale a i proprii sensi, che abbiano possuto antepor quello che il discorso gli dettava, a quello che le sensate esperienze gli mostravano apertissimamente in contrario e più avanti “…, non posso trovar termine all’ammirazione mia, come abbia possuto in Aristarco e nel Copernico far la ragione tanta violenza al senso che contro a questa ella si sia fatta padrona della loro credulità” (Dialogo dei massimi sistemi 3a giornata in Galileo, Opere, Vol. III, pgg. 81-82, Salani, 1964).

E’ vero che in altri passi del suo trattato sembra sottolineare il contrario, per cui molti pensatori anche oggi in Italia valorizzano ad oltranza le sue ‘sensate esperienze’, anche sull’onda lunga del rimbalzo empiristico-pragmatico del dopo guerra. Secondo noi però in quei passi Galileo argomenta spesso ponendosi come interlocutore in un dialogo che muove dando ragione alla controparte per poi portare argomenti, come quello sopra, a sostegno di una tesi che vede ‘il discorso’ prevalente.

RIFLESSIONE1: Perchè molte relazioni tecniche, preposte alle scelte, costate al sociale svariate decine di migliaia di euro, presentano in piani cartesiani  rette su dati sperimentali senza misurare la loro rilevanza statistica? Risposta: perchè i fenomeni relativi a questi grafici rientrano già nello stato dell’arte!? COMMENTO: Caspita, che investimento!    (Un anonimo)

ASSERZIONE1:  Non c’è misura se non appare il suo errore; non c’è grafico sperimentale senza  le bande di confidenza!  (Lo stesso anonimo).

ASSERZIONE2: NEL COSMO CI SONO INDIZI SUFFICIENTI PER CONFERMARE QUALSIASI IPOTESI (KARL POPPER)

RIFLESSIONE2: Noi non cesseremo mai di esplorare  “l’oggetto complesso”  e l’obbiettivo di tutta questa esplorazione sarà quello di tornare al punto di partenza per osservarlo da angolazioni sempre nuove, utilizzando le informazioni che nel contempo si rendono disponibili relative al background culturale dell’oggetto stesso.

Lo stesso Anonimo

RIFLESSIONE3: “Sappiamo che la conoscenza assoluta non esiste, che esistono soltanto teorie; ma se ce ne dimentichiamo, quanto maggiore è la nostra istruzione, tanto più tenacemente crediamo negli assiomi. Una volta a Berlino domandai ad Einstein come gli era stato possibile – a lui scienziato esperto, incallito, un professore, matematico, fisico, astronomo – come, dunque, gli era stato possibile compiere le sue scoperte. <<Ma in che modo mai ha potuto farlo?>> gli chiesi e Albert Einstein rispose sorridendomi con aria comprensiva:<<Sfidando un assioma!>>” LINCOLN STEFFENS, un emerito reporter a cavallo del ‘900.

Lo scritto è ripreso dalla sua Autobiografia, riportato nel libro di Charles H. Hapgood “Lo scorrimento della crosta terrestre”, Einaudi editore, 2013, pag.1.

RIFLESSIONE4: E’ più importante il viaggio o la destinazione? Il processo o la soluzione del problema? Il cammino o la meta? AZZARDA UNA RISPOSTA.

Suggerimento:  se il cammino si fa con l’andare…, allora….

(Lo stesso anonimo)

RIFLESSIONE5: In termini ‘operativi’, la CULTURA è l’espansione verticale (nel senso dell’approfondimento) e l’estensione orizzontale (nel senso della multidisciplinarità e dell’applicazione) del fenomeno scolastico.

(Lo stesso anonimo)

_

_bukowski______________________________________________________

 EDITORIALE ED ALTRO: CHE TIPO DI COMUNICAZIONE CULTURALE PROPONIAMO PER QUESTO BLOG?

La realtà non si trova, ma si costruisce (Nelson Goodman “Vedere costruire il mondo”, Laterza1998). Secondo J.Bruner (“La cultura dell’educazione” , Feltrinelli 1997) tale costruzione passa attraverso l’attività del fare significato, per mezzo della così detta ‘cassetta degli attrezzi simbolici della Cultura’, cioè la tradizione ed i modi di pensare. I veicoli previlegiati di questi attrezzi  o strumenti (tradizione e modi di pensare) sono gli scambi interpersonali all’interno del gruppo. Da qui la nuova lezione didattica e il nuovo  modus cognoscendi (Campanella) da applicare e tradurre nel blob.

Importante è questo aspetto intersoggettivo  della costruzione della conoscenza, perchè l’intersoggettività è una delle più straordinarie predisposizioni archetipiche del genere umano, che permette di capire che cosa hanno in mente gli altri, riuscendo a cogliere i significati dal contesto in cui vengono pronunciate le parole, anche quando risultano ambigue.

In questa ottica, nel nostro blog, gli stessi spunti di discussione non conformi, la presenza di scollamenti talora avventurosi nelle argomentazioni e comunque le idee personali e divergenti  favorirebbero interazione con la presente tradizione e possibilità di cambiare il punto di vista. E ancora: più articoli focalizzati sullo stesso argomento, ora possono costituire insieme al lettore una sottocomunità culturale al cui interno si svolge l’interazione, ora la sottocomunità è costituita dagli autori stessi nel loro confronto (far imparare gli altri e imparare noi stessi in una continua interazione), cosicchè, e nello scolastico e nell’extra scolastico, l’aggiornamento assuma l’unica forma efficace quella dell’auto-aggiornamento, fornendo concreti indizi per la soluzione dei problemi posti anche dall’educazione permanente e ricorrente.

L’educazione attraverso questa comunicazione culturale deve saper guidare i giovani ed i meno giovani (si può acquisire cultura a tutte le età, secondo Bruner), che visitano il blog, ad usare gli strumenti del fare significato al fine di costruire una realtà tale da permettere dapprima un migliore adattamento al mondo in cui viviamo e poi, quando necessario, cambiarlo, rivoltarlo. Infatti se il nostro obiettivo non sarà quello di adattarsi al mondo di una tradizione, ma di guardare al di là di questo mondo-significato  – come per gli animali sagaci di Rilke che “fiutano  / che noi non molto sicuri stiamo di casa /  nel mondo significato” (R.M.RILKE, elegie Duinesi, Einaudi 1982) – sarà necessario come dicono alcuni pensatori e poeti anche attuali, “rovesciare” continuamente i mondi significato, portando ad esperire molti degli infiniti cosmi possibili arricchendo ogni volta la conoscenza. Sta forse in questo il Progresso? Più dubbi che certezze  per costruire il mondo (meno persone stupide!), più “discorso” che “sensate esperienze” che, se “semplificate” in esperimento, giocano un ruolo più ridotto di prima, quello di cercare ad oltranza di falsificare il discorso  (e non di verificarlo!) e toccare quindi la realtà (‘verisimiglianza’ popperiana).

Questo concetto di cultura partecipata non rimanda, come prima si pensava, al processo del “raccontare e del “mostrare” dove un singolo docente od un suo sostituto (libro, rivista film, computer predisposto.., oppure guida turistica),     possessore della “verità” in quella sezione del sapere, racconta e mostra in modo chiaro ed esplicito qualcosa a discenti ignari. Fino ad ieri un tale docente veniva valutato di ottima qualità. Ma ultimamente ci siamo accorti  (Bruner, cap.1, III, 1997) che più chiara ed esplicita è la comunicazione per questa via a senso unico, più basso sarà il tasso di apprendimento e meno fecondo di risultati il frammento culturale comunicato. Ci sembra che Bruner voglia con questo sostenere la tesi già sostenuta da B. Russell : “Ecco una importante verità, peggiore è la vostra logica, più interessanti sono le conseguenze a cui essa da origine”. Oggi, nell’era dei computers, si tende a comunicare pezzi fortemente razionalizzati di cultura, ordinati in scalette logiche ben definite e stringenti, dove la chiarezza ad oltranza determina certezza e rigidità senza spiragli al dubbio e all’elaborazione (comunicazione per teoremi e di teoremi), indebolendo la consapevolezza che la “verità” delle proposizioni analitiche della logica e della matematica  sia correlata strettamente ai presupposti: GARBAGE IN -> GARBAGE OUT!

E questa modalità si ritrova  in ogni disciplina: si pensi all’uso esteso della ricerca delle forme retoriche nell’analisi strutturale delle poesie, a scapito di una riflessione profonda sull’emotivita e l’armonia suscitate dalla loro lettura, aspetti necessari per renderle immortali, universali e impresse nella memoria. In definitia, la speranza, comunque, è che possa permanere, forte ed articolato, il discorso sulla poesia, sia mediante la pubblicazione di testi poetici, sia nella veste critica, con la presentazione di saggi e relazioni letterarie. Questo impegno ci pare importante alla luce del ruolo sempre più centrale che, a giudizio di molti, la poesia va assumendo nella formazione culturale dei giovani. Poesia che appare punto fermo di una riflessione sia scolastica che extra scolastica. Poesia contenitore di passioni, sogni e desideri; ispiratrice di dialogo con se stessi e con gli altri, per mezzo del quale si può giungere ad una maturazione di idee nuove ed originali. In una fase oltremodo caotica dell’esperienza politico sociale dei nostri giorni, si ha, tra l’altro, (e forse proprio per questo) il bisogno da una parte di ritornare ad una poesia del significato, dei contenuti comprensibili, come dice G. Manacord e A. Berardinelli nell’Annuario “Poesia 94”. dall’altra di previligiare il significante, il ritmo, la forma, la struttura del verso e di riscoprire, come avviene in G. Conte, il mito, la lontananza, la profondità dell’anima, distanti da quella ragione (razionalità) che più non sembra evocatrice di verità assolute.

Comunicazione interattiva quindi, meno logica, sempre legata ai contesti, mai punti di vista da “nessun dove”. Comunicazione multidirezionale, punteggiata da punti interrogativi, aperta a ipotesi anche avventurose, sempre pronti a tornare al punto di partenza per osservare l'”oggetto” da un’angolazione completamente nuova. Se “la via si fa con l’andare”, un nuovo percorso può aprire prospettive diverse, arricchimenti inaspettatti e imprevisti facilitando la “scoperta” del collo di uscita dalla trappola di Witghenstein (vedere post relativo)!

SCELTE OPERATIVE PROPOSTE PER IL BLOG BASATE SU CRITERI EVINTI DA SCELTE EPISTEMOLOGICHE (in particolare: il FALSIFICAZIONISMO di POPPER E la PSICOLOGIA CULTURALE  di J. BRUNER)

  • Ogni tema scelto di qualsiasi disciplina verrà trattato, quando possibile, contemporaneamente da più punti di vista, a partire da più autori anche da noi scelti per favorire l’apprendimento per confronto di opinioni.
  • Sarà per quanto possibile coinvolto l’ambiente universitario e della ricerca, perchè si garantisca fra l’altro la trattazione dei temi a livello più aggiornato e di alta qualità.
  • Coinvolgeremo sempre più intensamente in prima istanza i docenti di Istituti Scolastici anche locali (Valle del Cecina, Toscana, Italy), perchè non solo si aprano per il lettore possibilità di fruire più consapevolmente del tema trattato da più punti di vista, aumentandone la sensibilità e le aperture, ma si possa vedere realizzato nel tempo l’anello retroattivo positivo anche sulle scuole locali.
  • La scelte della poesia in primo piano (poesia d’autore) o di un’altra opera artistica (sculture e pitture) verrà lasciata ad un docente a rotazione perchè si riflettano in maniera diretta le esigenze dei programmi scolastici ed il blog possa entrare come punto di riferimento dei curricola scolastici locali e non, onde poter scoprire col tempo anche l’efficacia di un ciclo ricorsivo.
  • Si sceglieranno come temi di fondo, onde espandere la base culturale scolastica, una serie di argomenti duali: l’io l’inconscio, l’irrazionale ed il razionale, la poesia e la scienza, la mente ed il corpo, energia ed inquinamento con i relativi aspetti tecnici, conti compresi, evoluzione dei viventi e creazione continua, ecc…, che verranno trattati a lungo e senza scadenza essendo essi la base di buona parte della conoscenza sia verso l’esterno sia verso l’interno e colgono i principali dibattiti ancora caldi alla frontiera delle ricerca.
  • Altro argomento che permea tutta la conoscenza in specie del mondo occidentale riguarda le origini e l’evoluzione delle “cose” (origine della vita, origine dell’uomo, origine delle montagne, origine del sistema solare, del cosmo …)
  • Altro tema riguarda il significato profondo del paradosso e dell’antinomia che appaiono improvvsi in molti ambiti di conoscenza (forse nelle vicinanze delle uscite dalle trappole di Wittghestein).
  • Tutto questo sullo sfondo delle teorie della conoscenza in particolare il Falsificazionismo popperiano e delle teorie dell’apprendimento in particolare la psicologia culturale di J. Bruner.
  • In ultimo, non certo come importanza, ci divertiremo ad applicare la statistica alle serie di dati utilizzando in specie il programma R e il Mathematica di Wolfram, perchè riteniamo che oggi per falsificare il “discorso”  relativo alle scelte sociali, imposte dalle relazioni tecniche spesso complici del potere, sia necessario un uso esteso, oculato e critico di serie storiche da analizzare. Il cittadino dovrà pur ‘imparare a fare il conto’ se è poi lui che deve pagarlo!
  • Non avere paura di chiedere,
  • compagno! Non lasciarti influenzare, verifica tu stesso! Quel che non sai tu stesso, non lo saprai. Controlla il conto, sei tu che lo devi pagare. Punta il dito su ogni voce, chiedi: e questo, perché? Tu devi prendere il potere.
  • [Bertolt Brecht 1933]

R. Bacci – PF. Bianchi – P. Fidanzi –  F. Gherardini -L. Mannucci – P. Pistoia – A. Togoli,  R. Veracini –> promotori del blog

(PF. Bianchi  è  l’ amministratore del sito)

Praticamente da sempre il dott. Piero Pistoia ha svolto tacitamente la funzione di EDITORE del Blog e dal 2018 è stato nominato tale, ufficialmente, da WordPress insieme al dott. Paolo Fidanzi ed alla prof.ssa Nara Pistolesi. Interpellato anche il prof. Gherardini, ha rifiutato per gravi ragioni personali.

PROCESSO INDIZIARIO E RICERCA DEGLI INDIZI: post aperto a più voci; a cura dei docenti Piero Pistoia e Gabriella Scarciglia; con articoli di Giuseppe de Lalla, avv. ed altri

POST IN VIA DI COSTRUZIONE…

Per leggere LA PREMESSA dei docenti Piero Pistoia e Gabriella Scarciglia in pdf cliccare sul link:

PROCESSO_indiziario0001

:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

LE CRITICITA’ TIPICHE DELLA LETTURA DEGLI INDIZI A CARICO DELL’ACCUSATO. DALLE INDAGINI AL PROCESSO  dell’avv. Giuseppe Maria de Lalla

SITO: http://www.studiolegaledelalla.it

 

Per leggere lo scritto dell’avvocato De Lalla in pdf cliccare sul link:

processo-indiziarioOK

 

Ovvero  leggere direttamente:

LE CRITICITA’ TIPICHE DELLA LETTURA degli indizi a carico dell’accusato.

DALLE INDAGINI AL PROCESSO

Avv. Giuseppe Maria de Lalla

Il codice di procedura penale non dà una definizione né del concetto giuridico di prova né di quello altrettanto fondamentale di indizio sebbene i due termini – come è di intuitiva evidenza – siano di fondamentale importanza in tutta l’architettura del codice e, soprattutto, nel momento pratico dell’attuazione del diritto.
L’indizio – come si ricava dalla teoria del diritto applicato ovvero la Dottrina e la Giurisprudenza – è definibile come 
quel ragionamento logico deduttivo che nasce ed ha per oggetto un fatto storico diverso da quello che deve essere provato nel procedimento penale (ovvero la fattispecie di reato contestata) ma dal quale è possibile dedurre l’esistenza del reato vero e proprio (del quale il processo penale deve accertare l’esistenza e la paternità).


La prova, diversamente, è un ragionamento che 
da un fatto noto permette di risalire direttamente ad un altro fatto avvenuto nel passato.
Il citato art. 192 c.p.p. indica i tre criteri guida alla luce dei quali è legittimo dedurre dagli indizi l’esistenza di un fatto (reato, ma non solo).
Occorre, invero che gli indizi siano:
– 
Gravi: ovvero abbiano pregnante capacità dimostrativa;
– 
Precisi: non possano essere oggetto di numerose diverse interpretazioni;
– 
Concordanti: ovvero non contrastanti tra di loro né con altri elementi di certi (ovvero di prova).
La criticità della prova indiziaria 
è tutta nella sua potenziale interpretabilità poiché – diversamente dalla prova diretta che offre un collegamento fattuale tra due evenienze certe – consta di un processo mentale (del Giudicante) costituito da inferenze e deduzioni che, come tali, sono caratterizzate da un imprescindibile grado di soggettività e, quindi, di effettiva incertezza.
Si tratta, invero, di un percorso logico (o, meglio, che dovrebbe essere sempre tale) che permette la ricostruzione di un avvenimento passato partendo da un accadimento conosciuto che, tuttavia, 
non può essere considerato univocamente il diretto correlato del fatto storico da ricostruire.

La particolarità e la difficoltà dell’indizio è proprio questa: può essere la traccia di qualcosa ma anche di qualche cosa d’altro.

Il Legislatore dimostra di essere del tutto consapevole della criticità (e, direi, anche della pericolosità) insita nell’indizio quale strumento per la ricostruzione di un fatto-reato passato; tanto è vero che, indicando le linee guida dell’interpretazione della prova indiziaria (o indiretta), specifica nella prima parte del già citato comma 2 dell’art. 192 c.p.p. che la responsabilità penale basata sugli indizi è l’eccezione e non già la regola (….l’esistenza di un fatto non può essere desunta da indizi a meno che questi….).
Del resto, la lettura dell’indizio a carico dell’accusato è un effettivo 
vulnus che contraddistingue il procedimento penale tutto e non già solo la fase processuale dell’accertamento del merito; del resto – come cercherò di illustrare oltre – la parità tra accusa e difesa di fronte ad un Giudice terzo (parità che è il presupposto di una corretta interpretazione ed applicazione pratica del procedimento mentale tipico dell’indizio) è, per certi aspetti, fisiologicamente irraggiungibile nel nostro ordinamento.

In relazione alla fase procedurale anteriore a quella dell’accertamento del merito (ovvero quella delle investigazioni) bisogna sottolineare che gli investigatori (coordinati dal Pubblico Ministero) sono sempre esposti a quella che viene chiamata visione a tunnel” ovvero una interpretazione dei dati raccolti durante le indagini (e, quindi, massimamente degli indizi) di stampo marcatamente verificazionista ovvero tesa a supportare una tesi investigativa loro rappresentatasi come la più plausibile di tal che le forze e le menti di coloro che sono deputati a indagare si concentrano a individuare, raccogliere e valorizzare soprattutto quegli elementi (gli indizi) che rafforzano la tesi di partenza non coltivando altre ipotesi (si tratta delle tanto vituperate e note nei dibattiti massmediologici “indagini a senso unico”).
E’ ovvio che tale approccio può essere un grave ostacolo – fin dalle prime battute del procedimento penale – alla effettiva corretta ricostruzione dei fatti accaduti (e, ovviamente, prologo di un errore giudiziario e, spesso, di una illegittima applicazione di una misura cautelare coercitiva).
Mi preme altrettanto sottolineare che tale pericolo non è frutto di una diffusa incapacità o – men che meno – di mala fede delle Forze dell’Ordine (
che hanno un compito sempre obbiettivamente difficile non foss’altro per le condizioni in cui operano e che annoverano nelle loro fila menti tra le più fulgide e preparate nel campo della criminalistica e delle scienze forensi); bensì un bias del tutto naturale ed umano per il quale siamo tutti più propensi ad adottare una condotta non falsificazionista rispetto alle nostre convinzioni.
Un buon investigatore sa che la “visione a tunnel” non è mai eliminabile del tutto ed occorre saperla gestire sebbene sia quasi impossibile dominarla del tutto (e sicuramente la collegialità dell’organo investigativo può essere un buon modo per contenerne gli effetti maggiormente deleteri).

****

Ugualmente la fase processuale dell’accertamento del merito può ed è spesso lo sfondo per una lettura a senso unico degli indizi apparentemente a carico dell’imputato.
Lettura patologica che, come sopra accennato, trova il suo presupposto in una solo apparente parità delle parti (accusa e difesa) al cospetto del Giudice.
Anche in questo caso – quando il Giudice è vittima della visione a tunnel – le ragioni vanno individuate 
in un approccio psicologico a cui non sfugge nemmeno il giudicante uomo tra gli uomini.
Si pensi, infatti, all’apertura di un dibattimento (sede di accertamento del merito di quasi tutti i processi indiziari per i quali è spesso controproducente scegliere un rito alternativo come l’abbreviato ove gli spazi per la difesa risultano assai contratti potendosi basare solo sui documenti del fascicolo dell’accusa) all’inizio del quale il Giudice non è a conoscenza degli atti delle indagini preliminari (custoditi nel fascicolo del Pubblico Ministero).
Ebbene, la terzietà del Giudice che dovrebbe essere garantita dalla mancata conoscenza degli atti di indagine e che dovrebbe essere il logico presupposto di una corretta ed equilibrata lettura degli indizi, in realtà è minata dalla stessa architettura del processo penale.

Il Giudice, infatti, è chiamato a giudicare dopo che:
– Si è verificato un accadimento storico che, quantomeno, appare avere glie stremi del fatto reato;
– Quel fatto ambiguo ha dato il via alle indagini sulle quali hanno lavorato gli inquirenti che, evidentemente, ritengono di aver sufficienti elementi a carico dell’accusato;
– Il PM (un collega del Giudice) ha promosso l’azione penale con la richiesta di rinvio a giudizio;
– Il GUP (il Giudice dell’udienza preliminare, un altro collega del Giudice) a seguito dell’udienza preliminare ha deciso che vi sono sufficienti elementi per rinviare a Giudizio l’imputato;
– Magari l’imputato è anche stato sottoposto ed è sottoposto ad una misura cautelare ritenuta legittima da un altro suo Collega (il GIP che ha deciso durante la fase delle indagini preliminari);
– E, dulcis in fundo, dopo che l’imputato (magari con qualche precedente) gli viene presentato in aula incatenato e accompagnato due guardie penitenziarie.
Certamente, non paiono del tutto realizzatisi i presupposti per un giudizio davvero super partes e di una lettura a tutto tondo degli indizi che, peraltro, sono individuati, raccolti e dedotti dall’accusa pubblica (spesso affiancata da quella privata).

La difesa dell’imputato, quindi, si trova immediatamente in una situazione particolarmente svantaggiosa con una chiara disparità “situazionale” oltre che di mezzi, risorse (rispetto agli investigatori) e, addirittura, di tempo (infatti, il processo ha le sue rigide tempistiche scandite dal Giudice e dalla procedura mentre, al contrario, i tempi delle indagini preliminari – segrete e dominate al 100% dal pubblico Ministero e dai suoi investigatori – posso essere tutto sommato gestite con relativa libertà dall’organo dell’accusa).

Mi piace riportare qui sotto la massima di una recente Sentenza della Sezione VI^ della Corte di Cassazione (6 novembre – 6 dicembre 2013 n. 49135, Pubblicata su “Guida al diritto n. 12 del 15 marzo 2014) in tema di lettura ed interpretazione degli indizi.
I Giudici di legittimità 
pongono in primo piano la necessaria duplicità del ragionamento indiziario: una valutazione singola di ogni indizio ed un giudizio globale dei rapporti degli stessi tra di loro ponendo l’accento anche sull’opportunità di un percorso logico privo della rigidità matematica.
Si tratta, quindi, anche a parere del Corte, 
di un adempimento particolarmente complesso che, per certi aspetti, sfugge allo stretto rigore che dovrebbe garantire il pieno rispetto dei diritti dell’accusato ma che appare, obbiettivamente, più opportuno (sebbene più rischioso) nello specialissimo compito di giudicare altri esseri umani:

“…..Il procedimento logico di valutazione degli indizi si articola in due distinti momenti. Il primo è diretto ad accertare il maggiore o minore livello di gravità e di precisione degli indizi, ciascuno isolatamente considerato, tenendo presente che tale livello è direttamente proporzionale alla forza di necessità logica con la quale gli elementi indizianti conducono al fatto da dimostrare, ed è inversamente proporzionale alla molteplicità di accadimenti che se ne possono desumere secondo le regole di esperienza. Il secondo momento del giudizio indiziario è costituito dall’esame globale ed unitario, tendente a dissolvere la relativa ambiguità, posto che nella valutazione complessiva ciascun indizio si somma e si integra con gli altri, di tal che l’insieme può assumere quel pregnante ed univoco significato dimostrativo che consente di ritenere conseguita la prova logica del fatto; prova logica che non costituisce uno strumento meno qualificato rispetto alla prova diretta (o storica), quando sia conseguita con la rigorosità metodologica che giustifica e sostanzia il principio del cosiddetto libero convincimento del giudice (cfr Cassazione Sezioni Unite, 4 febbraio 1992, Musumeci ed altri), A tal riguardo, dovendosi però precisare che il metodo di lettura unitaria e complessiva dell’intero compendio probatorio non si esaurisce in una mera sommatoria degli indizi e non può perciò prescindere dalla operazione propedeutica che consiste nel valutare ogni prova indiziaria singolarmente, ciascuna nella propria valenza qualitativa e nel grado di precisione e gravità, per poi valorizzarla, ove ne ricorrano i presupposti, in una prospettiva globale e unitaria tendente a porne in luce i collegamenti e la confluenza in un medesimo contesto dimostrativo (Sezioni Unite, 12 luglio 2005, Mannino)…..”.

(articolo redatto dall’Avv. Giuseppe Maria de Lalla. Ne è vietata la duplicazione).

 

 

Riflessione poetica ” VANGELO SECONDO LUCA (cap. 17)”, scritta in occasione del tragico terremoto in Molise dell’Ottobre-Novembre del 2002; di Piero Pistoia

Per leggere in pdf la riflessione sul “Vangelo secondo Luca (cap. 17)”, cliccare sul link:

TERREMOTO IN MOLISE_Vangelo secondo Luca

 

APPUNTI SUL PENSIERO DI J. BRUNER PRIMA DEL 1988 E DI ALTRI: auto-aggiornamento; a cura del dott. Piero Pistoia

Post in via di costruzione……

PREMESSA ALL’AUTO-AGGIORNAMENTO

Nel corso del nostro insegnamento, dopo l’esperimento AUTODIDASSI (cercare su questo blog), per un certo periodo, alcuni docenti pensarono insieme a ad altri interessati alla cultura, in particolare il maestro Andrea Pazzagli, l’ingegnere Ilvano Spinelli ed il sottoscritto ed altri sentirono ancora l’esigenza di un autoaggiornamento in particolare anche sulle discipline che affiancavano il lavoro scolastico (psicologia dell’età scolare, pedagogia e didattica metodologica relativa alle discipline insegnate). Nel corso degli anni si ritrovavano pi o meno periodicamente insieme per leggere e discutere su svariati testi relativi all’oggetto in questione, talora scrivendo le risultanze dei dibattiti che poi cercavano di pubblicare su riviste nazionali a direzione accademica come La Scuola di Brescia con le sue riviste (Didattica delle Scienze, Scuola e Didattica ecc.), la Loescher con La Ricerca ed altre a taglio più specifico (La Fisica nella Scuola, Riviste di elettronica  ed informatica aperte alla Scuola, per es. del Gruppo Editoriale Jackson, ecc.) e questa scelta fu decisa specialmente per ottenere un giudizio mediato dalle facoltà universitarie specifiche sui nostri risultati. Diciamo che avemmo un certo successo valutativo e morale (diversamente dalla indifferenza generalizzata della struttura scolastica, isolata nella lontana provincia, i cui interessi sia dei docenti, almeno allora al 90% pendolari, sia dei ‘coordinatori s.l.’, erano preminenti, per una ragione o per un’altra. Di questi lavori scritti a più mani alcuni furono pubblicati ed alcuni di essi possono essere letti ancora su questo blog.

Alcuni, dal sottoscritto, vennero ‘offerti’ alla Scuola sotto forma di aggiornamento personale.

Rimaniamo convinti che questi scritti pur datati, potrebbero ancora essere di stimolo e guida, anche per i contenuti ed i processi, in queste esperienze non esauribili, vista la complessità insita nel lavoro ‘insegnativo’.

Coloro che, nel corso di molti anni, parteciparono a questi incontri e discussioni, si sono poi persi attraverso i labirinti della vita, per una ragione o per un’altra.

Dopo tanti anni ho recuperato uno di questi scritti, denso di stimoli di riflessione, e,  perché non venga perduto, con una certa nostalgia anche per una giovinezza ed un entusiasmo che si sono spenti, ho voluto trasferirlo su questo blog, anche se poco presentabile nella forma. Allegato c’era il seguente schema grafico, tracciato a mano libera, firmato dal sottoscritto, leggibile cliccando sul link:

BRUNER_grafico sullo sviluppo della mente0001

Il seguente scritto, per es., fu presentato alla scuola come lavoro di autoaggiornamento, a.s. 1988-89

Ho trovato il seguente articolo, se ben ricordo mai pubblicato, di oltre trent’anni fa, non firmato, in mezzo ad una caterva di appunti, scaturito certamente da una delle tante conversazioni argomentative durante l’auto-aggiornamento, e, nel rileggerlo posso ipotizzare, da certi passaggi, che la stesura possa essere stata di Andrea Pazzagli.

Dott. Piero Pistoia

BRUNERJ

Cliccando sul link precedente, in odt si legge il risultato di questo autoaggiornamento, altrimenti leggere di seguito in jpg:

SCALA MUSICALE “UNIVERSALE”; dott. prof. Giorgio Cellai

Il seguente articolo rappresenta il quarto articolo dopo Induzione Matematica, Successioni sui numeri reali, Progressioni sui reali, costituenti nell’insieme un modulo di insegnamento. Si può leggere in successione  l’intero modulo in questo blog cercando BREVI LEZIONI

Per leggere questo scritto in pdf, cliccare su:

Articolo scala temperata1

MEDIO ORIENTE: appunti di base per una serie di lezioni onde rendere più comprensibili le informazioni fornite dai mezzi di comunicazione di massa su un ‘groviglio’ di cronache a ‘bassa emergenza’ e ad alta frequenza di cambiamento; a cura del dott. Piero Pistoia e Gabriella Scarciglia

Post in via di costruzione…

SCHEMA MEDIO ORIENTE0001

 

Dallo schema ‘impasticciato’ che segue, da notare che il confine ad est di Israele coincide circa col fiume Giordano che, proveniente dal Libano, entra come immissario nel Mar Morto, circa alla stessa latitudine del sud della Cisgiordania e di Gaza e riesce come emissario sfociando nel golfo di Agaba nei pressi della città di Elat.

Dati per le lezioni enucleati dalla lettura dei paragrafi 14.7, 19.3 … a seguire del testo universitario G. Sabbatucci- V. Vidotto “Storia Contemporanea – il Novecento”, usato nelle classi all’Accademia Navale di Livorno, Editori Laterza, 2018; testo da consultare per approfondimenti, chiarimenti ed espansione delle cronache a tutto il Medio Oriente.

Ringraziamo autori ed Editori se ci permetteranno di mantenere gli appunti di questo post, che, in caso contrario, avvertiti alla mail: ao123456789vz@libero.it,  in breve sopprimeremo.

Per leggere gli appunti iniziali della prima parte (1948-1974) in Pdf, cliccare su:

MEDIO ORIENTE (parte prima)

::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

In attesa  di sintetizzare le successive cronache, che col tempo elaboreremo, vogliamo farvi leggere intanto un trafiletto del Corriere della sera, secondo noi significativo, scritto quasi mezzo secolo dopo la cronaca precedente, sempre sugli scontri Israele_Palestina e dintorni:

UNO RAPIDO SGUARDO  DA UNA FINESTRA APERTA SUL FUTURO

Siamo nel 2019

Nei giorni successivi Israele bombarda i lancia-missili di Hamas! e….la storia continua. ! Il 19-11-2019 Trump dichiara legali gli insediamenti israeliani in Gisgiordania……e così via in questa terra travagliata.

::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

 

Il link MEDIO ORIENTE (parte prima), precedente,verrà nel tempo scritto per esteso di seguito in odt; una volta terminato lo memorizzeremo in pdf.

MEDIO ORIENTE: appunti di base per una serie di lezioni per rendere più comprensibili le informazioni, fornite dai mezzi di comunicazione di massa, sul succedersi quasi quotidiano di rapidi cambiamenti di eventi e di cronache parziali in questa zona calda dell’Africa N-E

PARTE PRIMA

Dati enucleati dalla lettura del paragrafo 14.7, 19.3 ….a seguire del testo G. Sabbatucci- V. Vidotto “Storia contemporanea – il Novecento”, Editori Laterza, 2018

Dal 1948 verso la crisi del 1973-74: la guerra dei sei giorni (1967) e sue conseguenze, l’OLP e la lotta fratricida della Giordania (1970) contro i palestinesi (settembre nero), la guerra di Kippur (1973).

Dopo la costituzione dello Stato di Israele del 1948 (secondo il progetto ONU), il Medio Oriente divenne un continuo focolaio di tensione e perché gli arabi iniziarono a contestare la presenza per loro ingiusta, e non solo per loro, del popolo israeliano nei loro territori e per l’ingerenza antitetica di Stati Uniti e Unione Sovietica su questa zona. Nel 1967 l’Egitto con Nasser chiese all’ ONU, a presidio del Sinai, di ritirarsi da questa penisola, chiuse il golfo di Agaba, danneggiando i rifornimenti israeliani e strinse un patto con la Giordania. Il 5 giugno Israele, rispose con la distruzione al suolo dell’intera aviazione egiziana, attaccò Egitto, Giordania e Siria e conquistò in sei giorni il Sinai, tutta la riva occidentale del Giordano (Cisgiordania) compresa la parte orientale di Gerusalemme e le alture del Golan della Siria. Gli arabi contarono più di 30000 morti e 400000 ripararono in Giordania. Morirono invece pochi Israeliani come spesso accadeva in circostanze analoghe, in relazione fra attentati e rappresaglie.

Ora, una breve riflessione personale fra parentesi. Ma di fatto però è certo che gli israeliani, in ‘morti’, circa 25 anni prima, ‘avessero già dato in grande quantità’ …, ed, è  nostra opinione, gratuitamente, senza una ragione umanamente plausibile, ma … ai Tedeschi e  loro alleati!!). Prendere decisioni pesanti in un ambiente storico, che sta diventando sempre più complesso, per offrire un futuro migliore agli umani, è davvero molto difficile! quando dati ed informazioni di background di tutti i tipi si moltiplicano  all’infinito in ogni scelta;   lo è stato nel passato e lo sarà ancor più per il futuro. Sarà necessario andare ben oltre il voto di maggioranza! meglio muoversi in nome dei valori, ignorando gli egoismi e gli opportunismi politici. Comunque, a nostro avviso, i morti fra fazioni in guerra non vengono, di fatto, quasi mai ‘pesati’  in relazione ad un giudizio storico e morale oggettivo, spesso perfino in casi di strage e genocidi. Sempre a nostro parere, per una legge morale, in una guerra con mezzi tecnologici davvero dannosi, dopo la pace, vincitori e vinti dovrebbero pressappoco avere bilanciato il numero di morti! Chiusa parentesi.

L’OLP (Organizzazione per la liberazione della Palestina) liberatosi dai controlli dei regimi arabi si ricostituì sotto Arafat in Giordania. Nel 1970 (settembre nero), sotto ricatto israeliano, il re di Giordania, Hussein si scagliò ‘a denti stretti’ contro i Feddayn (combattenti palestinesi) e i profughi palestinesi che, dopo avere avuto ancora migliaia di morti, ripararono infine in Libano, dove, ancora con l’OLP, estesero le loro ‘battaglie di liberazione’ (il terrorismo) sul piano internazionale.

Dal 1974 verso il 2008… Sadat e la guerra del Kippur del 1973, il blocco, petrolifero, Sadat ed accordi di Camp David fra Sadat e Begin del 1978, uccisione di Sadat nel 1981, gli accordi 1985, Arafat e tentativi di accordo per uno stato palestinese: falliti, Antifada1 del 1987, tensioni fra fazioni politico-religiose in Libano 1975, intervento della Siria in Libano, Saddam e la guerra del golfo (la prima) del 1980, elezione del laburista Rabin 1991, accordo fra Rabin ed Arafat, 1993,  da aggiungere altri brevi richiami nei successivi anni

Nel 1970 Nasser morì, il successore Sadat, deciso a riconquistare il Sinai il 6 ottobre del 1973, festa ebraica del Kippur, attaccò le linee israeliane penetrando nel Sinai. Gli Israeliani, col supporto rilevante dall’aviazione americana, cambiarono le sorti della battaglia e riconquistarono il Sinai. Alla fine della scontro però di fatto non ci furono vantaggi territoriali per gli Israeliani e il Sinai passò di nuovo agli Egiziani (1978) che si sentirono sul piano politico e psicologico vincitori, pensando di aver vendicato l’onta del 1967. Inoltre fu chiuso il canale di Suez e si propose il blocco petrolifero, da parte degli Stati Arabi, fra i quali i maggiori produttori di petrolio come Arabia Saudita, Iraq, Kuwait, contro i paesi occidentali amici di Israele, con successivo aumento drammatico del prezzo del petrolio (shock petrolifero) con forte crisi economica per i popoli industrializzati della terra con forti aumenti di tutti i prezzi (inflazione) in un ciclo vizioso ‘aumento dei prezzi, aumento conseguente dei salari e quindi sempre maggiore inflazione’.

All’indomani della crisi del mondo industrializzato per il petrolio (il 60% della risorsa era concentrata nella regione medio-meridionale), l’aggravarsi della soluzione del conflitto arabo-israeliano e il diventare sempre più integralista del fondamentalismo islamico, trasformarono il Medio Oriente nell’area più pericolosa del mondo. L’indomani della “guerra del Kippur” nell’intorno del 1975, il presidente egiziano Sadat attivò tentativi di pacificazione con Israele, contattando gli Stati Uniti e tagliando i ponti con l’Urss; infine si recò personalmente in Israele per offrire la pace al leader Begin della destra nazionalista, allora presidente. Si giunse così agli accordi di Camp David nel 1978, per i quali all’Egitto fu restituita la penisola del Sinai, conquistata nel 1967, fino al trattato di pace, l’anno dopo, con lo Stato Ebraico del 1979. Poco dopo Sadat, in disaccordo con gli Stati Arabi, fu ucciso nel 1981.

A partire circa dagli anni 1985, gli Stati Arabi più moderati (Giordania, Arabia Saudita e Arafat con la dirigenza dell’OLP), contro le posizioni del fronte del rifiuto, (Siria, Iraq, Libia e le organizzazioni radicali palestinesi), decisero di accettare l’esistenza dello Stato di Israele, in cambio del suo ritiro dai territori occupati (Cisgiordania e Striscia di Gaza) in maniera da poter costituire uno Stato Palestinese. Ma uno Stato Palestinese a ridosso di Israele ben presto fu considerato una minaccia alla sua esistenza, per cui Israele si oppose e la tensione aumentò alla fine del 1987, quando il popolo palestinese di questi territori si ribellò (Antifada1 = risveglio), mettendo in difficoltà i governi israeliani.

Di questi movimenti e contrasti risentì anche il Libano finora rimasto al margine dei conflitti arabo-israeliani, “dove l’OLP aveva trasferito le sue basi” dopo “il settembre nero” del 1970, come precisato precedentemente. La guerriglia che si attivò fece saltare l’equilibrio fra le diverse comunità libanesi: Cristiani, Musulmani sunniti, sciiti e drusi, (da Google si possono trovare informazioni su questi gruppi politico-religiosi ). Dal 1975 tutte le fazioni si attivarono in una guerra intestina a danno anche della popolazione civile. Nell’estate del 1982 Israele invase il paese fino a Beirut, scacciando in sanguinosi combattimenti la base dell’OLP. La forza multinazionale di pace (Stati Uniti, Francia, Italia e Gran Bretagna) consentì ai combattenti dell’OLP di rifugiarsi a Tunisi, ma la calma nel paese non si realizzò a causa di attentati contro America e Francia. Le forze straniere lasciarono il Libano nel 1981. Queste lotte intestine permisero alla vicina Siria di entrare in Libano, instaurandovi una specie di “protettorato”.

Nell’Estate del 1990 Saddam Hussein, dotato di un buon arsenale dall’URSS e da alcuni paesi occidentali compresa l’Italia, usati anche per invadere nel 1980 l’Iran, conquistò il piccolo Emirato del Kuwait filo-occidentale prospiciente al Golfo Persico, grande produttore di petrolio. Motivò questo intervento prendendo per esempio Israele con i suoi territori occupati, e si proclamò come promotore di una “guerra santa contro l’occidente”, ottenendo plausi anche dal mondo arabo, che non gli era poi così congeniale (per es. i palestinesi dell’OLP con Arafat).

Condannarono da subito l’invasione delle Nazioni Unite e gli Stati Uniti e inviarono in Arabia Saudita oltre 400000 miliziani appoggiati anche da contingenti europei (Francia, Gran Bretagna e Italia in minor misura) e una parte dei paesi Arabi (Egitto e Siria), costituendo una forza multinazionale. Stranamente l’URSS e Gorbaciov, per una crisi interna che portò poi al suo smembramento, bisognosi appunto dell’appoggio occidentale, si limitarono solo a tentare una debole mediazione presso l’ONU. ‘Eliminato’ l’URSS la forza multinazionale si mosse sotto supervisione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU). Comunque l’ONU impose a Saddam di ritirarsi dal Kuwait, minacciando la guerra, che ai primi del 1991 iniziò lo scontro: l’aviazione della multinazionale bombardò il territorio iracheno e le sue postazioni nel Kuwait e Saddan lanciò missili che caddero sulle città dell’Arabia Saudita e di Israele (che ora non c’entrava niente!), minacciando anche di usare armi chimiche che, di fatto, non possedeva, come fu poi dimostrato (vedere NOTA 1). Con la successiva offensiva di terra sempre della forza multinazionale sotto la copertura ONU, Saddam ed i suoi eserciti senza protezione nelle aree del deserto, dopo aver incendiato gli impianti petroliferi, in fretta si ritirarono dal Kuwait.

Dopo la liberazione del Kuwait il presidente G. Bush bloccò la forza multinazionale per paura di complicazioni diplomatiche e di un’espansione pericolosa del conflitto, ma riuscì in qualche modo a rivalutare la sua struttura militare, sottolineata anche dal contemporaneo collasso della potenza dell’URSS, a fronte della perdita di prestigio nella vicenda Vietnam. Questa situazione favorevole agli USA, permise loro di tentare un processo di pace nel Medio Oriente, favorito anche da un indebolimento del fronte arabo radicale; ma…ebbe scarso successo, come si vedrà. Nonostante tentativi di rivolta degli Sciiti e dei Curdi (da Google informazioni sul popolo Curdo, o il futuro articolo a nome dott. F. Gherardini in via di scrittura su CURDI e la loro poesia), Saddam sopravvisse politicamente alla sconfitta.

Nell’anno 1991 il presidente americano Bush convocò, in Spagna come primo tentativo di pace in Medio Oriente, rappresentanti dei territori occupati e delegazioni dei paesi confinanti che non riconoscevano lo stato di Israele.

Nell’anno 1992 nelle elezioni Israeliane vinse, dopo 20 anni di governo del Fronte Nazionalista (il partito del Likud), Rabin del partito laburista, che blocco l’espansione degli insediamenti di Israele nel territorio occupato e dimostrò aperture su concessioni territoriali ai paesi confinanti in cambio della pace.

Nell’anno 1993 il primo ministro Rabin e il ministro degli esteri Peres decisero di contattare, per la pace, direttamente l’OLP di Arafat, ormai indebolito e isolato nel mondo arabo per l’aiuto dato a Saddan durante la conquista del Quwait. Questo accordo prevedeva, oltre al riconoscimento reciproco, un parziale autogoverno degli arabi nei territori occupati “a partire da Gerico in Cisgeordania e dalla striscia di Gaza”. Questa accordo fu sottoscritto da Rabin ed Arafat in presenza di Bill Clinton. Esistevano di fatto però numerose situazioni di tensione sull’accordo, 1) a partire da come estendere l’autogoverno arabo sui territori occupati, 2) come comportarsi con gli insediamenti ebraici in questi territori, 3) come gestire il possesso di Gerusalemme, 4) l’ostilità della Siria e dell’Iran, 5) l’opposizione dell’ala intransigente dell’OLP e della destra israeliana e 6) la minaccia degli integralisti islamici. Queste numerose ragioni portarono ad numerosi attentati suicidi fra le forze armate ed i civili in Israele, che maturarono la strage di palestinesi operata nel 1994 da un colono nazionalista israeliano nella moschea di Hebron in Cisgiordania e terminò con l’uccisione di Rabin nel 1995 a tel Aviv. Nelle successive elezioni nel 1996 vinse il leader del partito del Likud, Netanyahu.

La vittoria della destra israeliana rallentò l’opera di pace, ma non la bloccò.

Nell’anno 1998, un nuovo accordo fra Netanyahu ed Arafat, sollecitato dall’America, fu firmato negli Stati Uniti: si fissarono tempi di ritiro da parte di Israele dai territori occupati in cambio di un impegno palestinese nel reprimere il terrorismo.

Nell’anno 1999, fu eletto un laburista della coalizione centro-sinistra.

Nell’anno 2000 Clinton fissò un nuovo incontro di pace a Camp David, dove nel 1978 fu negoziato il primo accordo fra Egitto ed Israele. Furono trattati problemi nuovi come quelli relativi alla capitale Gerusalemme e al ritorno dei profughi palestinesi nell’ipotizzato stato palestinese. Ma anche allora scoppiarono disaccordi sulla gestione dei luoghi santi a Gerusalemme: la visita di Sharon alla spianata delle moschee di Gerusalemme fu considerata una provocazione ed i palestinesi iniziarono una “Seconda Intifada” più cruenta della prima coinvolgendo Gaza e Cisgiordania per la presenza di insediamenti ebraici al loro interno e in molte città israeliane ci furono svariati attentati suicidi contro i civili attivati da Hamas. Questa situazione di paura ed incertezza attivò la crisi di governo.

Nel l’anno 2001 fu eletto Sharon che rafforzò la risposta militare; fu considerato inaffidabile Arafat nel bloccare il terrorismo e tutti i tentativi pace degli Stati fallirono; vi furono un susseguirsi di attentati e rappresaglie con ulteriori radicalizzazioni del terrorismo fondamentalista a danno dell’Occidente insieme  anche allo scoppio della Crisi Irachena (vedere MEDIO ORIENTE parte seconda).

Nell’anno 2002 fu costruita una barriera difensiva contro il terrorismo anche tracciata attraverso parti del territorio palestinese, diminuendo gli attentati, ma facendo esplodere proteste da tutto il mondo arabo e di parte della comunità internazionale.

Nell’anno 2005 fu costituito proprio da Sharon, in accordo con i laburisti di Peres, un governo di Unità Nazionale, per cui fu deciso unilateralmente il ritiro dell’esercito, e lo smantellamento delle colonie ebree nella striscia di Gaza. I coloni ebrei e la destra del Likut si opposero allora aspramente e Sharon decise di spaccare il suo partito costruendo una politica di centro.

Nell’anno 2004 moriva Arafat leader storico dei Palestinesi.

Nell’anno 2006 moriva anche Sharon, ma il suo partito si confermò ancora alle elezioni a guida di Olmert.

Nell’anno 2006 a Gaza ed in Cis-geordania le elezioni favorirono gli estremisti di Arafat che negavano l’esistenza di Israele, per cui l’effetto della successione del moderato Abu Mazen ad Arafat venne vanificato. Da Gaza non più occupata, partivano missili contro Israele che rispondeva con rappresaglie, mentre si creavano rivalità in seno all’Autorità Nazionale palestinese fra Amas ed Al Fatah, che esplosero in una vera e propria guerra civile nella Striscia di Gaza.

Nell’anno 2007 la Striscia passò sotto il controllo degli integralisti e la realizzazione di una stato palestinese in pace con Israele si allontanò. Solo alla fine del 2007 gli USA sarebbero riusciti ad organizzare una conferenza fra i principali paesi arabi in modo che Olmert e Abu Mazen si impegnassero per un nuovo accordo entro il 2008.

Nel frattempo il Libano già forzatamente pacificato dalla Siria rimase sempre diviso in due componenti politiche-etnico-religiose.

Nell’anno 2005 fu assassinato il primo ministro siriano sunnita, provocando movimenti di popolo e la Siria fu costretta a ritirare le truppe dal Libano, ma continuò a far sentire la sua influenza tramite il movimento integralista sciita Hezbollah, aiutato ed armato dall’Iran sciita.

Nell’anno 2006 Israele reagì ai lanci di missili di Hezbollah, entrando a sud del Libano e bombardando con gli aerei quartieri della capitale ed altre aree controllate dagli integralisti.

Seguì un tregua per intervento dell’ONU, con partecipazione determinante anche dell’Italia, con il ritiro delle truppe israeliane dal Libano. Israele in questo contesto fu accusata di inefficacia, e restarono ancora più precari gli equilibri del libano e dell’intera area del sud.

FINE PARTE PRIMA

NOTE

1 – per leggere un articolo sulla relazione del Presidente della Commissione di Controllo sulle ipotetiche armi chimiche di Saddam, cliccare sul link per leggere l’art. di Massimo Novelli, giornalista della REPUBBLICA in pdf:

Saddam_armi chimiche_biologiche

Saddam_armi chimiche2

Altrimenti in jpg:

parte o dall’altra, a seconda delle interpretazioni che ne vengono date>>

MASSIMO NOVELLI

Divisione Stampa Nazionale GEDI – Gruppo Editoriale S.p.A.-P.Iva 00906801006  Società soggetta all’attività di direzione coordinamento di CIR spa

Ancora una riflessione. Gli Stati Uniti, certi di trovare le armi furono un po’ seccati dal risultato della commissione di controllo, come i servizi segreti, anche se quest’ultimi dissero poi di non averle mai viste; ma la pressione forte provenne di fatto dai mass media che continuarono per lungo tempo  ad alimentare questo dubbio (?), sostenuto sembra ancora oggi. Comunque riflettendo, sembra proprio che la certezza  di certi eventi, politicamente rilevanti e densi di pathos, non possa essere dimostrata in maniera definitiva. Il ‘grande’ tiranno Saddam fu comunque ridicolizzato e poi impiccato (fine del 2006), gli uccisero i suoi  figli, uno dei quali di quattordici anni e noi … speriamo che fosse stato davvero colpevole!! Dal fatto concreto espresso dalla proposizione “non siamo riusciti a trovare armi chimiche e biologiche” non ne deriva, però, logicamente l’altra proposizione “Saddam non le ha mai usate”.

Infatti riflettendo su alcuni passi struggenti delle poetesse e dei poeti Curdi e gli emozionanti commenti del dott. prof. Gherardini sulle stragi disumane ivi descritte e subite sulla loro pelle, operate da Saddam con indicazioni di eventi precisi, fa davvero pensare il contrario! Leggere questi passi e commenti su questo blog, per es. cercando col tag “Curdi”

Fine parte prima

PARTE SECONDA

PREMESSA

L’11 settembre 2001 due aerei di linea americani si schiantarono contro le torri gemelle  a New York sequestrati da commandos suicidi. I camikaze erano arabi, alcuni di essi appartenenti ad una organizzazione terroristica internazionale detta Al Quaeda (la base, la rete), operativa in Afghanistan, guidata da Osama Bin Laden. Solo, quattro settimane dopo l’attentato,  si attivarono le operazioni militari contro l’Afghanistan condotte da Nordamericani, Britannici (in campi logistici) ed altri paesi della Nato compresa l’Italia. Gli Stati Uniti ed alleati si limitarono a bombardare con aerei i territori, mentre le azioni di terra furono condotte dalle fazioni afghane avverse ai Talebani. L’offensiva fu rapida e vittoriosa. Alla fine del 2001 si stabilì il nuovo governo. Difficile  fu però, come accade spesso in questi territori, il consolidamento  del nuovo regime; i Talebani, usando le basi del vicino Pakistan ed i guadagni del commercio dell’oppio ripresero il controllo di parti del paese attivando contro i locali reparti e quelli stranieri, attentati sanguinosi e sequestri rendendo difficoltoso dare risposte efficaci, anche perché gli Stati Uniti erano contemporaneamente impegnati in Iraq guidato da Saddam, accusato di fiancheggiare il terrorismo e di nascondere armi di distruzione di massa.

LA GUERRA ALL’IRAQ (Seconda guerra del Golfo)

La comunità internazionale, se nel 1990-91 fu unita contro Saddam, in questa occasione (2001) si divise in due schieramenti: il primo per l’intervento  militare urgente (Stati Uniti e Gran Bretagna), il  secondo a  favore (Francia, Germania, Russia, Cina, Stati Arabi), propose una azione democratica. Comunque all’inizio del 2003, fallendo una nuova risoluzione ONU e dopo un breve ultimatum, le truppe angloamericane invasero l’Iraq da sud. Come nel 1991 la resistenza  irachena fu inefficiente ed in pochi giorni venne conquistato il paese e Saddam fuggì. Il paese esplose subito:”bande di Iracheni  compirono saccheggi e razzie negli edifici pubblici, negli uffici dei partiti, nelle scuole, nei musei con difficoltà di mantenere l’ordine da parte delle forze di occupazione“. Le intenzioni dei contingenti stranieri che volevano contribuire a ristabilire l’ordine erano  quelle di diffondere la democrazia in MEDIO ORIENTE per la costruzione di un nuovo equilibrio sociale favorevole all’Occidente, in particolare per il rifornimento di petrolio; un Iraq filo-occidentale  avrebbe messo in disparte l’Arabia Saudita, autoritaria tradizionalista e sospettata di avere legami con correnti fondamentaliste.

I neo-conservatori USA ritenevano strategico il progetto di coniugazione esportazione della democrazia e del rilancio della politica di potenza americana, indipendentemente dal consenso della comunità internazionale e degli alleati europei (unilateralismo). Nonostante interventi degli stabilizzatori dell’Iraq (cattura degli esponenti del vecchio regime e dello stesso Saddam (fine 2003), sostenitori di Saddam e gruppi integralisti arabi, ispiratisi ad AlQaeda, misero in atto suicidi contro i ‘sè dicenti pacificatori’.

In questa situazione “il 12 novembre 2003, morirono 19 italiani: dodici carabinieri, 5 soldati del contingente militare della città di Nassirya e 2 civili“. Neanche la formazione di un governo provvisorio costituito da sciiti, sunniti, curdi (gruppi etnico religiosi del paese) nè il varo nel 2004 di una costituzione, che tentò di mediare la fedeltà all’Islam con il rispetto di un pluralismo politico-religioso, bastarono per un mantenimento di un auto-governo.

Oltre a questo stillicidio di attentati, gruppi integralisti di Al Quaeda, dei seguaci del vecchio regime e bande criminali attivarono sequestri su personaggi considerati legati al nuovo regime, spesso terminati con esecuzioni trasmesse su internet.

I paesi occidentali erano divisi circa l’opportunità di un loro intervento in Iraq anche perché non si trovavano le armi di distruzione di massa che erano la principale motivazione sbandierata per un intervento. Intanto si moltiplicavano, nei paesi dell’Occidente, gli attentati ad opera del terrorismo islamico: ci fu l’attentato nel 2004 Spagna a fianco degli USA, tanto che nelle elezioni spagnole vinsero i socialisti che volevano il ritiro immediato dall’Iraq. Ci furono successivamente altri attentati in Europa ad opera del fondamentalismo islamico tanto che questi provocarono nell’opinione pubblica sempre più opposizioni verso interventi in Iraq; solo negli Stati Uniti rimase una diffusa volontà interventista, tanto che nelle elezioni presidenziali fu rieletto Bush. Durante il 2005, ci fu una svolta in Iraq, furono indette le elezioni per l’Assemblea Costituente e in seguito fu trovato l’accordo tra Sciiti e Curdi per l’approvazione di una Costituzione Federale confermato poi da un referendum popolare; intanto Saddam era sotto processo e nel Dicembre del 2006 fu ucciso.

Nemmeno tutto ciò però servì a rendere stabile a situazione in Iraq; c’era nel paese una cruda guerra civile,agli attentati di matrice fondamentalista si aggiungevano le proteste da parte di gruppi scontenti del nuovo assetto politico del paese. I Sunniti, che erano potenti al tempo di Saddam, si trovarono messi da parte sia politicamente sia nel controllo dei pozzi petroliferi. Intanto il prolungarsi del conflitto creava sempre più scontento e opposizione anche degli Stati Uniti, anche perché non furono mai trovate le tante famigerate armi di distruzione totale Bush perse le elezioni!

Intanto il terrorismo fondamentalista aveva trovato in Iraq un terreno fertile e contemporaneamente nel visino Iran si sviluppava, con l’elezione del nuovo presidente, un nuovo fondamentalismo che rilanciava le teorie intransigenti del vecchio Comeini, con slogan antisemiti, minacciando Israele e proclamando la volontà di sviluppare un grande programma nucleare, indifferenti alle condanne della Comunità Internazionale.

Tutto questo mentre anche in Libano e Palestina si rafforzavano movimenti fondamentalisti come Hamas e Hezbollah legati all’Iran.

Fine parte seconda

Potremmo tracciare in sintesi nel corso del tempo anche le cronache delle interazioni interne fra Iran, Arabia Saudita, Turchia, Egitto e Libia con il resto del Medio Oriente ed esterne in particolare con Stati Uniti e Russia, sempre per meglio intendere le cronache attuali (2020). Vedremo.