L’EDITORIALE ED ALTRO

ATTENZIONE! QUESTO BLOG E’ IN VIA  DI SVILUPPO

PREMESSA

N.B. IN QUESTO BLOG, il sillabario2013, OGGETTO CULTURALE NUOVO ED AUTONOMO, RIPROPORREMO,  TALORA RIVISITATI, ANCHE INTERVENTI RITENUTI RILEVANTI DA ‘IL SILLABARIO’ CARTACEO OSPITATO AL TEMPO COME INSERTO DELLA ‘COMUNITA DI POMARANCE’,  OLTRE AD ALTRI.

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Per vedere la storia dal Sillabario cartaceo al Sillabario2013 cliccare sul seguente link: sillabario_storia2

 

Dopo anni dalla cessazione del ‘Sillabario cartaceo’, in una riunione in Comune alla presenza del Sindaco e dell’Assessore alla Cultura, fu proposto che questo blog fosse gestito dal Comune stesso, per es., come ‘scritti’ della Biblioteca Comunale, ma la proposta fu respinta.

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Il nuovo Sillabario2013  appare così  su un piano strutturale diverso: si pone come strumento di comunicazione culturale generale, il suo unico scopo, completamente gratuito ed indipendente, autodeterminato ed autofinanziato senza alcun legame eccetto quello con i suoi collaboratori ed, in esso, è completamente assente ogni scopo di lucro ed ogni transazione finanziaria di qualsiasi tipo ed a qualsiasi livello. Più di 15 anni fa cessando le pubblicazioni, l’inserto ‘Il Sillabario’ aveva lasciato una ‘nicchia’ culturale scoperta e nuovi soggetti l’avevano utilizzata per costruire questo nuovo oggetto culturale: ilsillabario2013. 

RERUM NATURA COGNOSCERE DIFFICILE QUIDEM EST, AT MODUM COGNOSCENDI LONGE DIFFICILIUS  (Campanella)

DISCORSO E SENSATE ESPERIENZE

 Il pensiero di Galileo nella cultura italiana è stato a lungo male interpretato e in particolare stravolto un aspetto importante del suo metodo scientifico (Galileo era un fisico teorico non un empirista tout court), chiaramente espresso nelle sue parole sulla teoria eliocentrica di Copernico “…, né posso abbastanza ammirar l’eminenza dell’ingegno di quelli che l’hanno ricevuta e stimata vera ed hanno con la vivacità dell’intelletto loro fatto forza tale a i proprii sensi, che abbiano possuto antepor quello che il discorso gli dettava, a quello che le sensate esperienze gli mostravano apertissimamente in contrario e più avanti “…, non posso trovar termine all’ammirazione mia, come abbia possuto in Aristarco e nel Copernico far la ragione tanta violenza al senso che contro a questa ella si sia fatta padrona della loro credulità” (Dialogo dei massimi sistemi 3a giornata in Galileo, Opere, Vol. III, pgg. 81-82, Salani, 1964).

E’ vero che in altri passi del suo trattato sembra sottolineare il contrario, per cui molti pensatori anche oggi in Italia valorizzano ad oltranza le sue ‘sensate esperienze’, anche sull’onda lunga del rimbalzo empiristico-pragmatico del dopo guerra. Secondo noi però in quei passi Galileo argomenta spesso ponendosi come interlocutore in un dialogo che muove dando ragione alla controparte per poi portare argomenti, come quello sopra, a sostegno di una tesi che vede ‘il discorso’ prevalente.

RIFLESSIONE1: Perchè molte relazioni tecniche, preposte alle scelte, costate al sociale svariate decine di migliaia di euro, presentano in piani cartesiani  rette su dati sperimentali senza misurare la loro rilevanza statistica? Risposta: perchè i fenomeni relativi a questi grafici rientrano già nello stato dell’arte!? COMMENTO: Caspita, che investimento!    (Un anonimo)

ASSERZIONE1:  Non c’è misura se non appare il suo errore; non c’è grafico sperimentale senza  le bande di confidenza!  (Lo stesso anonimo).

ASSERZIONE2: NEL COSMO CI SONO INDIZI SUFFICIENTI PER CONFERMARE QUALSIASI IPOTESI (KARL POPPER)

RIFLESSIONE2: Noi non cesseremo mai di esplorare  “l’oggetto complesso”  e l’obbiettivo di tutta questa esplorazione sarà quello di tornare al punto di partenza per osservarlo da angolazioni sempre nuove, utilizzando le informazioni che nel contempo si rendono disponibili relative al background culturale dell’oggetto stesso.

Lo stesso Anonimo

RIFLESSIONE3: “Sappiamo che la conoscenza assoluta non esiste, che esistono soltanto teorie; ma se ce ne dimentichiamo, quanto maggiore è la nostra istruzione, tanto più tenacemente crediamo negli assiomi. Una volta a Berlino domandai ad Einstein come gli era stato possibile – a lui scienziato esperto, incallito, un professore, matematico, fisico, astronomo – come, dunque, gli era stato possibile compiere le sue scoperte. <<Ma in che modo mai ha potuto farlo?>> gli chiesi e Albert Einstein rispose sorridendomi con aria comprensiva:<<Sfidando un assioma!>>” LINCOLN STEFFENS, un emerito reporter a cavallo del ‘900.

Lo scritto è ripreso dalla sua Autobiografia, riportato nel libro di Charles H. Hapgood “Lo scorrimento della crosta terrestre”, Einaudi editore, 2013, pag.1.

RIFLESSIONE4: E’ più importante il viaggio o la destinazione? Il processo o la soluzione del problema? Il cammino o la meta? AZZARDA UNA RISPOSTA.

Suggerimento:  se il cammino si fa con l’andare…, allora….

(Lo stesso anonimo)

RIFLESSIONE5: In termini ‘operativi’, la CULTURA è l’espansione verticale (nel senso dell’approfondimento) e l’estensione orizzontale (nel senso della multidisciplinarità e dell’applicazione) del fenomeno scolastico.

(Lo stesso anonimo)

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 EDITORIALE ED ALTRO: CHE TIPO DI COMUNICAZIONE CULTURALE PROPONIAMO PER QUESTO BLOG?

La realtà non si trova, ma si costruisce (Nelson Goodman “Vedere costruire il mondo”, Laterza1998). Secondo J.Bruner (“La cultura dell’educazione” , Feltrinelli 1997) tale costruzione passa attraverso l’attività del fare significato, per mezzo della così detta ‘cassetta degli attrezzi simbolici della Cultura’, cioè la tradizione ed i modi di pensare. I veicoli previlegiati di questi attrezzi  o strumenti (tradizione e modi di pensare) sono gli scambi interpersonali all’interno del gruppo. Da qui la nuova lezione didattica e il nuovo  modus cognoscendi (Campanella) da applicare e tradurre nel blob.

Importante è questo aspetto intersoggettivo  della costruzione della conoscenza, perchè l’intersoggettività è una delle più straordinarie predisposizioni archetipiche del genere umano, che permette di capire che cosa hanno in mente gli altri, riuscendo a cogliere i significati dal contesto in cui vengono pronunciate le parole, anche quando risultano ambigue.

In questa ottica, nel nostro blog, gli stessi spunti di discussione non conformi, la presenza di scollamenti talora avventurosi nelle argomentazioni e comunque le idee personali e divergenti  favorirebbero interazione con la presente tradizione e possibilità di cambiare il punto di vista. E ancora: più articoli focalizzati sullo stesso argomento, ora possono costituire insieme al lettore una sottocomunità culturale al cui interno si svolge l’interazione, ora la sottocomunità è costituita dagli autori stessi nel loro confronto (far imparare gli altri e imparare noi stessi in una continua interazione), cosicchè, e nello scolastico e nell’extra scolastico, l’aggiornamento assuma l’unica forma efficace quella dell’auto-aggiornamento, fornendo concreti indizi per la soluzione dei problemi posti anche dall’educazione permanente e ricorrente.

L’educazione attraverso questa comunicazione culturale deve saper guidare i giovani ed i meno giovani (si può acquisire cultura a tutte le età, secondo Bruner), che visitano il blog, ad usare gli strumenti del fare significato al fine di costruire una realtà tale da permettere dapprima un migliore adattamento al mondo in cui viviamo e poi, quando necessario, cambiarlo, rivoltarlo. Infatti se il nostro obiettivo non sarà quello di adattarsi al mondo di una tradizione, ma di guardare al di là di questo mondo-significato  – come per gli animali sagaci di Rilke che “fiutano  / che noi non molto sicuri stiamo di casa /  nel mondo significato” (R.M.RILKE, elegie Duinesi, Einaudi 1982) – sarà necessario come dicono alcuni pensatori e poeti anche attuali, “rovesciare” continuamente i mondi significato, portando ad esperire molti degli infiniti cosmi possibili arricchendo ogni volta la conoscenza. Sta forse in questo il Progresso? Più dubbi che certezze  per costruire il mondo (meno persone stupide!), più “discorso” che “sensate esperienze” che, se “semplificate” in esperimento, giocano un ruolo più ridotto di prima, quello di cercare ad oltranza di falsificare il discorso  (e non di verificarlo!) e toccare quindi la realtà (‘verisimiglianza’ popperiana).

Questo concetto di cultura partecipata non rimanda, come prima si pensava, al processo del “raccontare e del “mostrare” dove un singolo docente od un suo sostituto (libro, rivista film, computer predisposto.., oppure guida turistica),     possessore della “verità” in quella sezione del sapere, racconta e mostra in modo chiaro ed esplicito qualcosa a discenti ignari. Fino ad ieri un tale docente veniva valutato di ottima qualità. Ma ultimamente ci siamo accorti  (Bruner, cap.1, III, 1997) che più chiara ed esplicita è la comunicazione per questa via a senso unico, più basso sarà il tasso di apprendimento e meno fecondo di risultati il frammento culturale comunicato. Ci sembra che Bruner voglia con questo sostenere la tesi già sostenuta da B. Russell : “Ecco una importante verità, peggiore è la vostra logica, più interessanti sono le conseguenze a cui essa da origine”. Oggi, nell’era dei computers, si tende a comunicare pezzi fortemente razionalizzati di cultura, ordinati in scalette logiche ben definite e stringenti, dove la chiarezza ad oltranza determina certezza e rigidità senza spiragli al dubbio e all’elaborazione (comunicazione per teoremi e di teoremi), indebolendo la consapevolezza che la “verità” delle proposizioni analitiche della logica e della matematica  sia correlata strettamente ai presupposti: GARBAGE IN -> GARBAGE OUT!

E questa modalità si ritrova  in ogni disciplina: si pensi all’uso esteso della ricerca delle forme retoriche nell’analisi strutturale delle poesie, a scapito di una riflessione profonda sull’emotivita e l’armonia suscitate dalla loro lettura, aspetti necessari per renderle immortali, universali e impresse nella memoria. In definitia, la speranza, comunque, è che possa permanere, forte ed articolato, il discorso sulla poesia, sia mediante la pubblicazione di testi poetici, sia nella veste critica, con la presentazione di saggi e relazioni letterarie. Questo impegno ci pare importante alla luce del ruolo sempre più centrale che, a giudizio di molti, la poesia va assumendo nella formazione culturale dei giovani. Poesia che appare punto fermo di una riflessione sia scolastica che extra scolastica. Poesia contenitore di passioni, sogni e desideri; ispiratrice di dialogo con se stessi e con gli altri, per mezzo del quale si può giungere ad una maturazione di idee nuove ed originali. In una fase oltremodo caotica dell’esperienza politico sociale dei nostri giorni, si ha, tra l’altro, (e forse proprio per questo) il bisogno da una parte di ritornare ad una poesia del significato, dei contenuti comprensibili, come dice G. Manacord e A. Berardinelli nell’Annuario “Poesia 94”. dall’altra di previligiare il significante, il ritmo, la forma, la struttura del verso e di riscoprire, come avviene in G. Conte, il mito, la lontananza, la profondità dell’anima, distanti da quella ragione (razionalità) che più non sembra evocatrice di verità assolute.

Comunicazione interattiva quindi, meno logica, sempre legata ai contesti, mai punti di vista da “nessun dove”. Comunicazione multidirezionale, punteggiata da punti interrogativi, aperta a ipotesi anche avventurose, sempre pronti a tornare al punto di partenza per osservare l'”oggetto” da un’angolazione completamente nuova. Se “la via si fa con l’andare”, un nuovo percorso può aprire prospettive diverse, arricchimenti inaspettatti e imprevisti facilitando la “scoperta” del collo di uscita dalla trappola di Witghenstein (vedere post relativo)!

SCELTE OPERATIVE PROPOSTE PER IL BLOG BASATE SU CRITERI EVINTI DA SCELTE EPISTEMOLOGICHE (in particolare: il FALSIFICAZIONISMO di POPPER E la PSICOLOGIA CULTURALE  di J. BRUNER)

  • Ogni tema scelto di qualsiasi disciplina verrà trattato, quando possibile, contemporaneamente da più punti di vista, a partire da più autori anche da noi scelti per favorire l’apprendimento per confronto di opinioni.
  • Sarà per quanto possibile coinvolto l’ambiente universitario e della ricerca, perchè si garantisca fra l’altro la trattazione dei temi a livello più aggiornato e di alta qualità.
  • Coinvolgeremo sempre più intensamente in prima istanza i docenti di Istituti Scolastici anche locali (Valle del Cecina, Toscana, Italy), perchè non solo si aprano per il lettore possibilità di fruire più consapevolmente del tema trattato da più punti di vista, aumentandone la sensibilità e le aperture, ma si possa vedere realizzato nel tempo l’anello retroattivo positivo anche sulle scuole locali.
  • La scelte della poesia in primo piano (poesia d’autore) o di un’altra opera artistica (sculture e pitture) verrà lasciata ad un docente a rotazione perchè si riflettano in maniera diretta le esigenze dei programmi scolastici ed il blog possa entrare come punto di riferimento dei curricola scolastici locali e non, onde poter scoprire col tempo anche l’efficacia di un ciclo ricorsivo.
  • Si sceglieranno come temi di fondo, onde espandere la base culturale scolastica, una serie di argomenti duali: l’io l’inconscio, l’irrazionale ed il razionale, la poesia e la scienza, la mente ed il corpo, energia ed inquinamento con i relativi aspetti tecnici, conti compresi, evoluzione dei viventi e creazione continua, ecc…, che verranno trattati a lungo e senza scadenza essendo essi la base di buona parte della conoscenza sia verso l’esterno sia verso l’interno e colgono i principali dibattiti ancora caldi alla frontiera delle ricerca.
  • Altro argomento che permea tutta la conoscenza in specie del mondo occidentale riguarda le origini e l’evoluzione delle “cose” (origine della vita, origine dell’uomo, origine delle montagne, origine del sistema solare, del cosmo …)
  • Altro tema riguarda il significato profondo del paradosso e dell’antinomia che appaiono improvvsi in molti ambiti di conoscenza (forse nelle vicinanze delle uscite dalle trappole di Wittghestein).
  • Tutto questo sullo sfondo delle teorie della conoscenza in particolare il Falsificazionismo popperiano e delle teorie dell’apprendimento in particolare la psicologia culturale di J. Bruner.
  • In ultimo, non certo come importanza, ci divertiremo ad applicare la statistica alle serie di dati utilizzando in specie il programma R e il Mathematica di Wolfram, perchè riteniamo che oggi per falsificare il “discorso”  relativo alle scelte sociali, imposte dalle relazioni tecniche spesso complici del potere, sia necessario un uso esteso, oculato e critico di serie storiche da analizzare. Il cittadino dovrà pur ‘imparare a fare il conto’ se è poi lui che deve pagarlo!
  • Non avere paura di chiedere,
  • compagno! Non lasciarti influenzare, verifica tu stesso! Quel che non sai tu stesso, non lo saprai. Controlla il conto, sei tu che lo devi pagare. Punta il dito su ogni voce, chiedi: e questo, perché? Tu devi prendere il potere.
  • [Bertolt Brecht 1933]

R. Bacci – PF. Bianchi – P. Fidanzi –  F. Gherardini -L. Mannucci – P. Pistoia – A. Togoli,  R. Veracini –> promotori del blog

(PF. Bianchi  è  l’ amministratore del sito)

Praticamente da sempre il dott. Piero Pistoia ha svolto tacitamente la funzione di EDITORE del Blog e dal 2018 è stato nominato tale, ufficialmente, da WordPress insieme al dott. Paolo Fidanzi ed alla prof.ssa Nara Pistolesi. Interpellato anche il prof. Gherardini, ha rifiutato per gravi ragioni personali.

OGNUNO COSTRUISCE LA PROPRIA ‘RELIGIONE’ SULLA VITA; una riflessione di Piero Pistoia

Forse… precisata e definitiva

Per leggere in pdf questa riflessione cliccare sul link seguente:

Evoluzio_traccia77

 

POESIA DI RAIMONDO PISTOIA

POST IN COSTRUZIONE

OCCHI A GUARDARE FRA FUMO DI NEBBIE

Alle prime albe dei giorni del freddo

cormorani  in formazione a muover ali maestose .

Un ritmo costante , teste dritte a guardare verso i futuri.

Una lunga linea nera taglia i cieli del primo mattino.

Silenziosa, fra fumo di nebbie e fioca luce dei lampioni,

tentennanti sotto l’agire dei venti .

Occhi a guardare il ripetersi della vita

e un timido raggio di sole a trafiggere nuvole.

raimondo pistoia

SPUNTI CRITICI PER TEMI SCOLASTICI E PROPOSTE PER RICERCHE ARGOMENTATIVE: brevi consigli, ma ‘densi’, incisivi e rilevanti per facilitare, almeno all’inizio, la soluzione per due problemi, a nostra avviso urgenti, la ‘Integrazione e la ‘Forestazione’; a cura di Piero Pistoia e Gabriella Scarciglia

Post da terminare….

PROBLEMI POSTI DALLA INTEGRAZIONE

Una voce poetica sparge i suoi semi affinché germoglino in ogni ascolto, per riuscire a riportare l’essere nei confini dell’umano. E’ la disarmante ironia del poeta del Mali, che vive da tempo in Italia, Soumaila Diawara, che conosce ‘bene’ l’anima  degli umani, in particolare quella di pelle chiara. quando si rivolge ai migranti.

Migranti di tutto il mondo state attenti.

Se siete belli, abbruttitevi.

Se siete intelligenti, fate gli scemi.

Se siete alti, camminate sulle ginocchia.

Ma badate bene a non far sentire

nessuno di loro  uguale  a Voi.

Specie, quando come me,

non siete altro che neri.

 

PROBLEMI DI FORESTAZIONE da Le Scienze.it news del 23-10-2019

“I benefici climatici di un bosco vanno ben oltre l’assorbimento della CO2, ma serve una gestione strategica della forestazione: gli alberi vanno ripiantati nelle zone urbane più che ne boschi, già in espansione, per es., in Italia ed in Europa”.

Forse un consiglio da dare agli uffici  preposti al controllo dei giardini nelle città: “più alberi liberi e meno pratini e cespuglieti”, pur organizzati esteticamente secondo le forme classiche, però ormai lontane dalle nostre esigenze, anche culturali!

ESORCIZZARE IL MALE ed altro; di Roberto Niccolini, OpinioniWEB-XYZ

Post in via di modifica…

Scritto di R. Niccolini trasferito da OpinioniWEB (opinioni per districarsi nel marasma delle mezze verità quotidiane).

Esorcizzare il male

Ho deciso di ripubblicare un post di qualche hanno fa, è fonte per me di riflessione visto la situazione di allarmismo che si è creata per la diffusione del corona virus. Allora rimasi assai sorpreso nello scoprire che una bellissima filastrocca, “Giro giro tondo”, fosse in realtà una specie di esorcismo nei confronti della diffusione della terribile peste nera. Qualcuno l’ha forse mai associata a qualcosa di così tremendo e angosciante? A me riporta piacevoli ricordi d’infanzia! Se è stata scritta in un periodo in cui la scienza era davvero impotente di fronte alla malattia. possiamo dire che essa ha certamente assolto la sua funzione ludica e lenitiva di fronte al male. Oggi certamente in chi la recita spensierato di quei momenti terribili non c’è più traccia! Soprattutto nei bambini, più aperti degli adulti alla dimensione del mistero, dell’oltre. Infondo loro hanno messo appena il piede in questa vita e le sovrastrutture mentali e materiali della società in cui vivono non li hanno ancora condizionati. Forse nell’antichità tutti, anche gli adulti, erano in grado di vedere un ponte fra il qui e il non è ancora, proiettando la vita in una dimensione trascendente. Forse c’era anche una maggiore accettazione della propria dimensione umana e naturale, non imperava in modo così assoluto la sete di dominio sull’Essere e sul mondo. Ma soprattutto, visti gli strumenti limitati della scienza, ci si affidava alla preghiera.  La preghiera, in ogni sua forma, è davvero uno strumento potente: essa implica l’ammissione umana di un bisogno, di un chiedere aiuto; essa inoltre celebra la vita rivolgendosi a Dio, o ad un principio creatore. Eppure è ciò che più manca nella nostra realtà, farcita di tanta razionalità e assai poca fiducia. Non solo nell’altro, ma anche nella presenza di un Bene superiore in grado di giustificare l’Essere e sostenere la vita di fronte al non senso e al male.

Giro tondo

 

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Giudizio universale – Beato Angelico

Giro, giro tondo

casca il mondo

casca la terra

tutti giù per terra.

 

Una filastrocca per esorcizzare la morte, probabilmente di origini inglesi, inventata al tempo della peste nera quando mieteva vittime a migliaia e lasciava pochi dubbi sulla triste sorte di noi miseri umani.

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Barrea e il suo lago

Sulle sponde del lago di Barrea, formato da uno sbarramento artificiale all’inizio degli anni 50, nel 2005 a seguito di lavori realizzati per una pista ciclabile, è stata rinvenuta una necropoli sannita risalente al primo secolo avanti Cristo, gli antichi abitanti della valle del fiume Sangro appunto. Essa ha proprio una forma circolare, i defunti “tutti giù per terra” ma comunque vicini alla luce, a pochi centimetri dalla superficie, sono riaffiorati a ricordarci insieme alle nostre fiere origini “italiche”,  il legame con l’eternità che il cerchio, figura senza inizio e senza fine, simboleggia da sempre.

Il nome Italia deriva dall’antica lingua dei sanniti e significa libertà: dalle oppressioni, dalle ingiustizie e forse perfino dalla morte. La libertà è un peso per niente lieve da portare, un diritto ma anche un dovere per ogni uomo e di ogni popolo che creda nella vita (il cerchio) e giochi con la paura e con la morte (tutti giù per terra) esorcizzandola ancora e ancora e ancora verso l’infinito.

PROCESSO INDIZIARIO E RICERCA DEGLI INDIZI: post aperto a più voci; a cura dei docenti Piero Pistoia e Gabriella Scarciglia; con articoli del dott. Giuseppe de Lalla, avv. ed altri

POST IN VIA DI COSTRUZIONE…

LA PREMESSA

di Piero Pistoia e Gabriella Scarciglia

(riflessioni sopra le righe)

(Una specie  di “danni collaterali” su cittadini innocenti nel ricercare indizi nei processi penali)

 

Per leggere LA PREMESSA dei docenti Piero Pistoia e Gabriella Scarciglia in pdf cliccare sul link:

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N.B. In riferimento ai motivi, ipotizzati nell’articolo precedente, leggibile dal link, per cui alcuni degli interpellati non avrebbero prodotto interventi, si precisa che invece per i due marescialli contattati, in quanto militari,  avrebbe comportato  seguire svariati percorsi  burocratici, per es., richiedere permessi ai superiori ed altro, con non trascurabile aggravio di lavoro.

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LE CRITICITA’ TIPICHE DELLA LETTURA DEGLI INDIZI A CARICO DELL’ACCUSATO. DALLE INDAGINI AL PROCESSO  dell’avv. Giuseppe Maria de Lalla

SITO: http://www.studiolegaledelalla.it

 

Per leggere lo scritto dell’avvocato De Lalla in pdf cliccare sul link:

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Ovvero  leggere direttamente:

LE CRITICITA’ TIPICHE DELLA LETTURA degli indizi a carico dell’accusato.

DALLE INDAGINI AL PROCESSO

Avv. Giuseppe Maria de Lalla

Il codice di procedura penale non dà una definizione né del concetto giuridico di prova né di quello altrettanto fondamentale di indizio sebbene i due termini – come è di intuitiva evidenza – siano di fondamentale importanza in tutta l’architettura del codice e, soprattutto, nel momento pratico dell’attuazione del diritto.
L’indizio – come si ricava dalla teoria del diritto applicato ovvero la Dottrina e la Giurisprudenza – è definibile come 
quel ragionamento logico deduttivo che nasce ed ha per oggetto un fatto storico diverso da quello che deve essere provato nel procedimento penale (ovvero la fattispecie di reato contestata) ma dal quale è possibile dedurre l’esistenza del reato vero e proprio (del quale il processo penale deve accertare l’esistenza e la paternità).


La prova, diversamente, è un ragionamento che 
da un fatto noto permette di risalire direttamente ad un altro fatto avvenuto nel passato.
Il citato art. 192 c.p.p. indica i tre criteri guida alla luce dei quali è legittimo dedurre dagli indizi l’esistenza di un fatto (reato, ma non solo).
Occorre, invero che gli indizi siano:
– 
Gravi: ovvero abbiano pregnante capacità dimostrativa;
– 
Precisi: non possano essere oggetto di numerose diverse interpretazioni;
– 
Concordanti: ovvero non contrastanti tra di loro né con altri elementi di certi (ovvero di prova).
La criticità della prova indiziaria 
è tutta nella sua potenziale interpretabilità poiché – diversamente dalla prova diretta che offre un collegamento fattuale tra due evenienze certe – consta di un processo mentale (del Giudicante) costituito da inferenze e deduzioni che, come tali, sono caratterizzate da un imprescindibile grado di soggettività e, quindi, di effettiva incertezza.
Si tratta, invero, di un percorso logico (o, meglio, che dovrebbe essere sempre tale) che permette la ricostruzione di un avvenimento passato partendo da un accadimento conosciuto che, tuttavia, 
non può essere considerato univocamente il diretto correlato del fatto storico da ricostruire.

La particolarità e la difficoltà dell’indizio è proprio questa: può essere la traccia di qualcosa ma anche di qualche cosa d’altro.

Il Legislatore dimostra di essere del tutto consapevole della criticità (e, direi, anche della pericolosità) insita nell’indizio quale strumento per la ricostruzione di un fatto-reato passato; tanto è vero che, indicando le linee guida dell’interpretazione della prova indiziaria (o indiretta), specifica nella prima parte del già citato comma 2 dell’art. 192 c.p.p. che la responsabilità penale basata sugli indizi è l’eccezione e non già la regola (….l’esistenza di un fatto non può essere desunta da indizi a meno che questi….).
Del resto, la lettura dell’indizio a carico dell’accusato è un effettivo 
vulnus che contraddistingue il procedimento penale tutto e non già solo la fase processuale dell’accertamento del merito; del resto – come cercherò di illustrare oltre – la parità tra accusa e difesa di fronte ad un Giudice terzo (parità che è il presupposto di una corretta interpretazione ed applicazione pratica del procedimento mentale tipico dell’indizio) è, per certi aspetti, fisiologicamente irraggiungibile nel nostro ordinamento.

In relazione alla fase procedurale anteriore a quella dell’accertamento del merito (ovvero quella delle investigazioni) bisogna sottolineare che gli investigatori (coordinati dal Pubblico Ministero) sono sempre esposti a quella che viene chiamata visione a tunnel” ovvero una interpretazione dei dati raccolti durante le indagini (e, quindi, massimamente degli indizi) di stampo marcatamente verificazionista ovvero tesa a supportare una tesi investigativa loro rappresentatasi come la più plausibile di tal che le forze e le menti di coloro che sono deputati a indagare si concentrano a individuare, raccogliere e valorizzare soprattutto quegli elementi (gli indizi) che rafforzano la tesi di partenza non coltivando altre ipotesi (si tratta delle tanto vituperate e note nei dibattiti massmediologici “indagini a senso unico”).
E’ ovvio che tale approccio può essere un grave ostacolo – fin dalle prime battute del procedimento penale – alla effettiva corretta ricostruzione dei fatti accaduti (e, ovviamente, prologo di un errore giudiziario e, spesso, di una illegittima applicazione di una misura cautelare coercitiva).
Mi preme altrettanto sottolineare che tale pericolo non è frutto di una diffusa incapacità o – men che meno – di mala fede delle Forze dell’Ordine (
che hanno un compito sempre obbiettivamente difficile non foss’altro per le condizioni in cui operano e che annoverano nelle loro fila menti tra le più fulgide e preparate nel campo della criminalistica e delle scienze forensi); bensì un bias del tutto naturale ed umano per il quale siamo tutti più propensi ad adottare una condotta non falsificazionista rispetto alle nostre convinzioni.
Un buon investigatore sa che la “visione a tunnel” non è mai eliminabile del tutto ed occorre saperla gestire sebbene sia quasi impossibile dominarla del tutto (e sicuramente la collegialità dell’organo investigativo può essere un buon modo per contenerne gli effetti maggiormente deleteri).

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Ugualmente la fase processuale dell’accertamento del merito può ed è spesso lo sfondo per una lettura a senso unico degli indizi apparentemente a carico dell’imputato.
Lettura patologica che, come sopra accennato, trova il suo presupposto in una solo apparente parità delle parti (accusa e difesa) al cospetto del Giudice.
Anche in questo caso – quando il Giudice è vittima della visione a tunnel – le ragioni vanno individuate 
in un approccio psicologico a cui non sfugge nemmeno il giudicante uomo tra gli uomini.
Si pensi, infatti, all’apertura di un dibattimento (sede di accertamento del merito di quasi tutti i processi indiziari per i quali è spesso controproducente scegliere un rito alternativo come l’abbreviato ove gli spazi per la difesa risultano assai contratti potendosi basare solo sui documenti del fascicolo dell’accusa) all’inizio del quale il Giudice non è a conoscenza degli atti delle indagini preliminari (custoditi nel fascicolo del Pubblico Ministero).
Ebbene, la terzietà del Giudice che dovrebbe essere garantita dalla mancata conoscenza degli atti di indagine e che dovrebbe essere il logico presupposto di una corretta ed equilibrata lettura degli indizi, in realtà è minata dalla stessa architettura del processo penale.

Il Giudice, infatti, è chiamato a giudicare dopo che:
– Si è verificato un accadimento storico che, quantomeno, appare avere glie stremi del fatto reato;
– Quel fatto ambiguo ha dato il via alle indagini sulle quali hanno lavorato gli inquirenti che, evidentemente, ritengono di aver sufficienti elementi a carico dell’accusato;
– Il PM (un collega del Giudice) ha promosso l’azione penale con la richiesta di rinvio a giudizio;
– Il GUP (il Giudice dell’udienza preliminare, un altro collega del Giudice) a seguito dell’udienza preliminare ha deciso che vi sono sufficienti elementi per rinviare a Giudizio l’imputato;
– Magari l’imputato è anche stato sottoposto ed è sottoposto ad una misura cautelare ritenuta legittima da un altro suo Collega (il GIP che ha deciso durante la fase delle indagini preliminari);
– E, dulcis in fundo, dopo che l’imputato (magari con qualche precedente) gli viene presentato in aula incatenato e accompagnato due guardie penitenziarie.
Certamente, non paiono del tutto realizzatisi i presupposti per un giudizio davvero super partes e di una lettura a tutto tondo degli indizi che, peraltro, sono individuati, raccolti e dedotti dall’accusa pubblica (spesso affiancata da quella privata).

La difesa dell’imputato, quindi, si trova immediatamente in una situazione particolarmente svantaggiosa con una chiara disparità “situazionale” oltre che di mezzi, risorse (rispetto agli investigatori) e, addirittura, di tempo (infatti, il processo ha le sue rigide tempistiche scandite dal Giudice e dalla procedura mentre, al contrario, i tempi delle indagini preliminari – segrete e dominate al 100% dal pubblico Ministero e dai suoi investigatori – posso essere tutto sommato gestite con relativa libertà dall’organo dell’accusa).

Mi piace riportare qui sotto la massima di una recente Sentenza della Sezione VI^ della Corte di Cassazione (6 novembre – 6 dicembre 2013 n. 49135, Pubblicata su “Guida al diritto n. 12 del 15 marzo 2014) in tema di lettura ed interpretazione degli indizi.
I Giudici di legittimità 
pongono in primo piano la necessaria duplicità del ragionamento indiziario: una valutazione singola di ogni indizio ed un giudizio globale dei rapporti degli stessi tra di loro ponendo l’accento anche sull’opportunità di un percorso logico privo della rigidità matematica.
Si tratta, quindi, anche a parere del Corte, 
di un adempimento particolarmente complesso che, per certi aspetti, sfugge allo stretto rigore che dovrebbe garantire il pieno rispetto dei diritti dell’accusato ma che appare, obbiettivamente, più opportuno (sebbene più rischioso) nello specialissimo compito di giudicare altri esseri umani:

“…..Il procedimento logico di valutazione degli indizi si articola in due distinti momenti. Il primo è diretto ad accertare il maggiore o minore livello di gravità e di precisione degli indizi, ciascuno isolatamente considerato, tenendo presente che tale livello è direttamente proporzionale alla forza di necessità logica con la quale gli elementi indizianti conducono al fatto da dimostrare, ed è inversamente proporzionale alla molteplicità di accadimenti che se ne possono desumere secondo le regole di esperienza. Il secondo momento del giudizio indiziario è costituito dall’esame globale ed unitario, tendente a dissolvere la relativa ambiguità, posto che nella valutazione complessiva ciascun indizio si somma e si integra con gli altri, di tal che l’insieme può assumere quel pregnante ed univoco significato dimostrativo che consente di ritenere conseguita la prova logica del fatto; prova logica che non costituisce uno strumento meno qualificato rispetto alla prova diretta (o storica), quando sia conseguita con la rigorosità metodologica che giustifica e sostanzia il principio del cosiddetto libero convincimento del giudice (cfr Cassazione Sezioni Unite, 4 febbraio 1992, Musumeci ed altri), A tal riguardo, dovendosi però precisare che il metodo di lettura unitaria e complessiva dell’intero compendio probatorio non si esaurisce in una mera sommatoria degli indizi e non può perciò prescindere dalla operazione propedeutica che consiste nel valutare ogni prova indiziaria singolarmente, ciascuna nella propria valenza qualitativa e nel grado di precisione e gravità, per poi valorizzarla, ove ne ricorrano i presupposti, in una prospettiva globale e unitaria tendente a porne in luce i collegamenti e la confluenza in un medesimo contesto dimostrativo (Sezioni Unite, 12 luglio 2005, Mannino)…..”.

(articolo redatto dall’Avv. Giuseppe Maria de Lalla. Ne è vietata la duplicazione).

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Riflessione poetica ” VANGELO SECONDO LUCA (cap. 17)”, scritta in occasione del tragico terremoto in Molise dell’Ottobre-Novembre del 2002; di Piero Pistoia

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TERREMOTO IN MOLISE_Vangelo secondo Luca