L’EDITORIALE ED ALTRO

ATTENZIONE! QUESTO BLOG E’ IN VIA  DI SVILUPPO

PREMESSA

N.B. IN QUESTO BLOG, il sillabario2013, OGGETTO CULTURALE NUOVO ED AUTONOMO, RIPROPORREMO,  TALORA RIVISITATI, ANCHE INTERVENTI RITENUTI RILEVANTI DA ‘IL SILLABARIO’ CARTACEO OSPITATO AL TEMPO COME INSERTO DELLA ‘COMUNITA DI POMARANCE’,  OLTRE AD ALTRI.

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Per vedere la storia dal Sillabario cartaceo al Sillabario2013 cliccare sul seguente link: sillabario_storia2

 

Dopo anni dalla cessazione del ‘Sillabario cartaceo’, in una riunione in Comune alla presenza del Sindaco e dell’Assessore alla Cultura, fu proposto che questo blog fosse gestito dal Comune stesso, per es., come ‘scritti’ della Biblioteca Comunale, ma la proposta fu respinta.

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Il nuovo Sillabario2013  appare così  su un piano strutturale diverso: si pone come strumento di comunicazione culturale generale, il suo unico scopo, completamente gratuito ed indipendente, autodeterminato ed autofinanziato senza alcun legame eccetto quello con i suoi collaboratori ed, in esso, è completamente assente ogni scopo di lucro ed ogni transazione finanziaria di qualsiasi tipo ed a qualsiasi livello. Più di 15 anni fa cessando le pubblicazioni, l’inserto ‘Il Sillabario’ aveva lasciato una ‘nicchia’ culturale scoperta e nuovi soggetti l’avevano utilizzata per costruire questo nuovo oggetto culturale: ilsillabario2013. 

RERUM NATURA COGNOSCERE DIFFICILE QUIDEM EST, AT MODUM COGNOSCENDI LONGE DIFFICILIUS  (Campanella)

DISCORSO E SENSATE ESPERIENZE

 Il pensiero di Galileo nella cultura italiana è stato a lungo male interpretato e in particolare stravolto un aspetto importante del suo metodo scientifico (Galileo era un fisico teorico non un empirista tout court), chiaramente espresso nelle sue parole sulla teoria eliocentrica di Copernico “…, né posso abbastanza ammirar l’eminenza dell’ingegno di quelli che l’hanno ricevuta e stimata vera ed hanno con la vivacità dell’intelletto loro fatto forza tale a i proprii sensi, che abbiano possuto antepor quello che il discorso gli dettava, a quello che le sensate esperienze gli mostravano apertissimamente in contrario e più avanti “…, non posso trovar termine all’ammirazione mia, come abbia possuto in Aristarco e nel Copernico far la ragione tanta violenza al senso che contro a questa ella si sia fatta padrona della loro credulità” (Dialogo dei massimi sistemi 3a giornata in Galileo, Opere, Vol. III, pgg. 81-82, Salani, 1964).

E’ vero che in altri passi del suo trattato sembra sottolineare il contrario, per cui molti pensatori anche oggi in Italia valorizzano ad oltranza le sue ‘sensate esperienze’, anche sull’onda lunga del rimbalzo empiristico-pragmatico del dopo guerra. Secondo noi però in quei passi Galileo argomenta spesso ponendosi come interlocutore in un dialogo che muove dando ragione alla controparte per poi portare argomenti, come quello sopra, a sostegno di una tesi che vede ‘il discorso’ prevalente.

RIFLESSIONE1: Perchè molte relazioni tecniche, preposte alle scelte, costate al sociale svariate decine di migliaia di euro, presentano in piani cartesiani  rette su dati sperimentali senza misurare la loro rilevanza statistica? Risposta: perchè i fenomeni relativi a questi grafici rientrano già nello stato dell’arte!? COMMENTO: Caspita, che investimento!    (Un anonimo)

ASSERZIONE1:  Non c’è misura se non appare il suo errore; non c’è grafico sperimentale senza  le bande di confidenza!  (Lo stesso anonimo).

ASSERZIONE2: NEL COSMO CI SONO INDIZI SUFFICIENTI PER CONFERMARE QUALSIASI IPOTESI (KARL POPPER)

RIFLESSIONE2: Noi non cesseremo mai di esplorare  “l’oggetto complesso”  e l’obbiettivo di tutta questa esplorazione sarà quello di tornare al punto di partenza per osservarlo da angolazioni sempre nuove, utilizzando le informazioni che nel contempo si rendono disponibili relative al background culturale dell’oggetto stesso.

Lo stesso Anonimo

RIFLESSIONE3: “Sappiamo che la conoscenza assoluta non esiste, che esistono soltanto teorie; ma se ce ne dimentichiamo, quanto maggiore è la nostra istruzione, tanto più tenacemente crediamo negli assiomi. Una volta a Berlino domandai ad Einstein come gli era stato possibile – a lui scienziato esperto, incallito, un professore, matematico, fisico, astronomo – come, dunque, gli era stato possibile compiere le sue scoperte. <<Ma in che modo mai ha potuto farlo?>> gli chiesi e Albert Einstein rispose sorridendomi con aria comprensiva:<<Sfidando un assioma!>>” LINCOLN STEFFENS, un emerito reporter a cavallo del ‘900.

Lo scritto è ripreso dalla sua Autobiografia, riportato nel libro di Charles H. Hapgood “Lo scorrimento della crosta terrestre”, Einaudi editore, 2013, pag.1.

RIFLESSIONE4: E’ più importante il viaggio o la destinazione? Il processo o la soluzione del problema? Il cammino o la meta? AZZARDA UNA RISPOSTA.

Suggerimento:  se il cammino si fa con l’andare…, allora….

(Lo stesso anonimo)

RIFLESSIONE5: In termini ‘operativi’, la CULTURA è l’espansione verticale (nel senso dell’approfondimento) e l’estensione orizzontale (nel senso della multidisciplinarità e dell’applicazione) del fenomeno scolastico.

(Lo stesso anonimo)

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_bukowski______________________________________________________

 EDITORIALE ED ALTRO: CHE TIPO DI COMUNICAZIONE CULTURALE PROPONIAMO PER QUESTO BLOG?

La realtà non si trova, ma si costruisce (Nelson Goodman “Vedere costruire il mondo”, Laterza1998). Secondo J.Bruner (“La cultura dell’educazione” , Feltrinelli 1997) tale costruzione passa attraverso l’attività del fare significato, per mezzo della così detta ‘cassetta degli attrezzi simbolici della Cultura’, cioè la tradizione ed i modi di pensare. I veicoli previlegiati di questi attrezzi  o strumenti (tradizione e modi di pensare) sono gli scambi interpersonali all’interno del gruppo. Da qui la nuova lezione didattica e il nuovo  modus cognoscendi (Campanella) da applicare e tradurre nel blob.

Importante è questo aspetto intersoggettivo  della costruzione della conoscenza, perchè l’intersoggettività è una delle più straordinarie predisposizioni archetipiche del genere umano, che permette di capire che cosa hanno in mente gli altri, riuscendo a cogliere i significati dal contesto in cui vengono pronunciate le parole, anche quando risultano ambigue.

In questa ottica, nel nostro blog, gli stessi spunti di discussione non conformi, la presenza di scollamenti talora avventurosi nelle argomentazioni e comunque le idee personali e divergenti  favorirebbero interazione con la presente tradizione e possibilità di cambiare il punto di vista. E ancora: più articoli focalizzati sullo stesso argomento, ora possono costituire insieme al lettore una sottocomunità culturale al cui interno si svolge l’interazione, ora la sottocomunità è costituita dagli autori stessi nel loro confronto (far imparare gli altri e imparare noi stessi in una continua interazione), cosicchè, e nello scolastico e nell’extra scolastico, l’aggiornamento assuma l’unica forma efficace quella dell’auto-aggiornamento, fornendo concreti indizi per la soluzione dei problemi posti anche dall’educazione permanente e ricorrente.

L’educazione attraverso questa comunicazione culturale deve saper guidare i giovani ed i meno giovani (si può acquisire cultura a tutte le età, secondo Bruner), che visitano il blog, ad usare gli strumenti del fare significato al fine di costruire una realtà tale da permettere dapprima un migliore adattamento al mondo in cui viviamo e poi, quando necessario, cambiarlo, rivoltarlo. Infatti se il nostro obiettivo non sarà quello di adattarsi al mondo di una tradizione, ma di guardare al di là di questo mondo-significato  – come per gli animali sagaci di Rilke che “fiutano  / che noi non molto sicuri stiamo di casa /  nel mondo significato” (R.M.RILKE, elegie Duinesi, Einaudi 1982) – sarà necessario come dicono alcuni pensatori e poeti anche attuali, “rovesciare” continuamente i mondi significato, portando ad esperire molti degli infiniti cosmi possibili arricchendo ogni volta la conoscenza. Sta forse in questo il Progresso? Più dubbi che certezze  per costruire il mondo (meno persone stupide!), più “discorso” che “sensate esperienze” che, se “semplificate” in esperimento, giocano un ruolo più ridotto di prima, quello di cercare ad oltranza di falsificare il discorso  (e non di verificarlo!) e toccare quindi la realtà (‘verisimiglianza’ popperiana).

Questo concetto di cultura partecipata non rimanda, come prima si pensava, al processo del “raccontare e del “mostrare” dove un singolo docente od un suo sostituto (libro, rivista film, computer predisposto.., oppure guida turistica),     possessore della “verità” in quella sezione del sapere, racconta e mostra in modo chiaro ed esplicito qualcosa a discenti ignari. Fino ad ieri un tale docente veniva valutato di ottima qualità. Ma ultimamente ci siamo accorti  (Bruner, cap.1, III, 1997) che più chiara ed esplicita è la comunicazione per questa via a senso unico, più basso sarà il tasso di apprendimento e meno fecondo di risultati il frammento culturale comunicato. Ci sembra che Bruner voglia con questo sostenere la tesi già sostenuta da B. Russell : “Ecco una importante verità, peggiore è la vostra logica, più interessanti sono le conseguenze a cui essa da origine”. Oggi, nell’era dei computers, si tende a comunicare pezzi fortemente razionalizzati di cultura, ordinati in scalette logiche ben definite e stringenti, dove la chiarezza ad oltranza determina certezza e rigidità senza spiragli al dubbio e all’elaborazione (comunicazione per teoremi e di teoremi), indebolendo la consapevolezza che la “verità” delle proposizioni analitiche della logica e della matematica  sia correlata strettamente ai presupposti: GARBAGE IN -> GARBAGE OUT!

E questa modalità si ritrova  in ogni disciplina: si pensi all’uso esteso della ricerca delle forme retoriche nell’analisi strutturale delle poesie, a scapito di una riflessione profonda sull’emotivita e l’armonia suscitate dalla loro lettura, aspetti necessari per renderle immortali, universali e impresse nella memoria. In definitia, la speranza, comunque, è che possa permanere, forte ed articolato, il discorso sulla poesia, sia mediante la pubblicazione di testi poetici, sia nella veste critica, con la presentazione di saggi e relazioni letterarie. Questo impegno ci pare importante alla luce del ruolo sempre più centrale che, a giudizio di molti, la poesia va assumendo nella formazione culturale dei giovani. Poesia che appare punto fermo di una riflessione sia scolastica che extra scolastica. Poesia contenitore di passioni, sogni e desideri; ispiratrice di dialogo con se stessi e con gli altri, per mezzo del quale si può giungere ad una maturazione di idee nuove ed originali. In una fase oltremodo caotica dell’esperienza politico sociale dei nostri giorni, si ha, tra l’altro, (e forse proprio per questo) il bisogno da una parte di ritornare ad una poesia del significato, dei contenuti comprensibili, come dice G. Manacord e A. Berardinelli nell’Annuario “Poesia 94”. dall’altra di previligiare il significante, il ritmo, la forma, la struttura del verso e di riscoprire, come avviene in G. Conte, il mito, la lontananza, la profondità dell’anima, distanti da quella ragione (razionalità) che più non sembra evocatrice di verità assolute.

Comunicazione interattiva quindi, meno logica, sempre legata ai contesti, mai punti di vista da “nessun dove”. Comunicazione multidirezionale, punteggiata da punti interrogativi, aperta a ipotesi anche avventurose, sempre pronti a tornare al punto di partenza per osservare l'”oggetto” da un’angolazione completamente nuova. Se “la via si fa con l’andare”, un nuovo percorso può aprire prospettive diverse, arricchimenti inaspettatti e imprevisti facilitando la “scoperta” del collo di uscita dalla trappola di Witghenstein (vedere post relativo)!

SCELTE OPERATIVE PROPOSTE PER IL BLOG BASATE SU CRITERI EVINTI DA SCELTE EPISTEMOLOGICHE (in particolare: il FALSIFICAZIONISMO di POPPER E la PSICOLOGIA CULTURALE  di J. BRUNER)

  • Ogni tema scelto di qualsiasi disciplina verrà trattato, quando possibile, contemporaneamente da più punti di vista, a partire da più autori anche da noi scelti per favorire l’apprendimento per confronto di opinioni.
  • Sarà per quanto possibile coinvolto l’ambiente universitario e della ricerca, perchè si garantisca fra l’altro la trattazione dei temi a livello più aggiornato e di alta qualità.
  • Coinvolgeremo sempre più intensamente in prima istanza i docenti di Istituti Scolastici anche locali (Valle del Cecina, Toscana, Italy), perchè non solo si aprano per il lettore possibilità di fruire più consapevolmente del tema trattato da più punti di vista, aumentandone la sensibilità e le aperture, ma si possa vedere realizzato nel tempo l’anello retroattivo positivo anche sulle scuole locali.
  • La scelte della poesia in primo piano (poesia d’autore) o di un’altra opera artistica (sculture e pitture) verrà lasciata ad un docente a rotazione perchè si riflettano in maniera diretta le esigenze dei programmi scolastici ed il blog possa entrare come punto di riferimento dei curricola scolastici locali e non, onde poter scoprire col tempo anche l’efficacia di un ciclo ricorsivo.
  • Si sceglieranno come temi di fondo, onde espandere la base culturale scolastica, una serie di argomenti duali: l’io l’inconscio, l’irrazionale ed il razionale, la poesia e la scienza, la mente ed il corpo, energia ed inquinamento con i relativi aspetti tecnici, conti compresi, evoluzione dei viventi e creazione continua, ecc…, che verranno trattati a lungo e senza scadenza essendo essi la base di buona parte della conoscenza sia verso l’esterno sia verso l’interno e colgono i principali dibattiti ancora caldi alla frontiera delle ricerca.
  • Altro argomento che permea tutta la conoscenza in specie del mondo occidentale riguarda le origini e l’evoluzione delle “cose” (origine della vita, origine dell’uomo, origine delle montagne, origine del sistema solare, del cosmo …)
  • Altro tema riguarda il significato profondo del paradosso e dell’antinomia che appaiono improvvsi in molti ambiti di conoscenza (forse nelle vicinanze delle uscite dalle trappole di Wittghestein).
  • Tutto questo sullo sfondo delle teorie della conoscenza in particolare il Falsificazionismo popperiano e delle teorie dell’apprendimento in particolare la psicologia culturale di J. Bruner.
  • In ultimo, non certo come importanza, ci divertiremo ad applicare la statistica alle serie di dati utilizzando in specie il programma R e il Mathematica di Wolfram, perchè riteniamo che oggi per falsificare il “discorso”  relativo alle scelte sociali, imposte dalle relazioni tecniche spesso complici del potere, sia necessario un uso esteso, oculato e critico di serie storiche da analizzare. Il cittadino dovrà pur ‘imparare a fare il conto’ se è poi lui che deve pagarlo!
  • Non avere paura di chiedere,
  • compagno! Non lasciarti influenzare, verifica tu stesso! Quel che non sai tu stesso, non lo saprai. Controlla il conto, sei tu che lo devi pagare. Punta il dito su ogni voce, chiedi: e questo, perché? Tu devi prendere il potere.
  • [Bertolt Brecht 1933]

R. Bacci – PF. Bianchi – P. Fidanzi –  F. Gherardini -L. Mannucci – P. Pistoia – A. Togoli,  R. Veracini –> promotori del blog

(PF. Bianchi  è  l’ amministratore del sito)

Praticamente da sempre il dott. Piero Pistoia ha svolto tacitamente la funzione di EDITORE del Blog e dal 2018 è stato nominato tale, ufficialmente, da WordPress insieme al dott. Paolo Fidanzi ed alla prof.ssa Nara Pistolesi. Interpellato anche il prof. Gherardini, ha rifiutato per gravi ragioni personali.

ANCORA RIFLESSIONI PER UNA LEZIONE SULLA RELAZIONE FRA MASSA GRAVITAZIONALE E MASSA INERZIALE: una stranezza nell^Universo fisico; del dott. prof. Piero Pistoia

‘ ù D l r = m

Post in vi di costruzione…

Ancora una riflessione per una lezione sulla relazione fra massa gravitazionale e quella inerziale

Una stranezza nel nostro Universo fisico

del dott. prof. Piero Pistoia

Ammettiamo di avere già controllato in laboratorio che lungo un piano inclinato, in assenza di attrito, il moto di un oggetto è uniformemente accelerato. Facendo prove, lasciando andare (v0=0) l’oggetto  all’ inizio di ogni piano, su piani inclinati ad angoli diversi, si concludeva che  il moto si manteneva sempre uniformemente accelerato nell’ambito  degli errori sperimentali, ma i diversi moti  erano caratterizzati da diversi valori del rapporto S/t2, cioè accelerazioni diversificate secondo l’angolo di inclinazione. La caduta libera è un moto lungo uno speciale piano inclinato la cui altezza è uguale alla lunghezza (pendenza 90°), per cui tutti gli oggetti in caduta libera avranno  lo stesso tipo di moto dei precedenti, cioè uniformemente accelerato.

Ci accingiamo ora a discutere il seguente problema. Prima dell’esperimento cerchiamo di ipotizzare-indovinare la possibile variazione del rapporto S/t2 (che indichiamo con K) per gli oggetti usati di diverso peso, che lasciamo scivolare su di uno stesso piano, inclinato ad un angolo stabilito scelto a caso, ci domandiamo:

a) Se  i valori di K che otterremo dall’esperimento per i diversi oggetti avranno  valori diversi.

b) Oppure valori uguali.

c) Se ipotizzato un valore diverso,  a quali oggetti presumibilmente pensiamo di attribuire i valori più bassi o più alti.

 

RIFLESSIONI PER UNA LEZIONE SULLA LETTURA DEGLI STRUMENTI E SUI CONCETTI DI SENSIBILITA, ERRORE ASSOLUTO STRUMENTALE, ERRORE ASSOLUTO ACCIDENTALE; PRECISIONE, ERRORE RELATIVO, ACCURATEZZA; del dot. prof. Piero Pistoia

Post in via di costruzione….

RIFLESSIONI PER UNA LEZIONE SCOLASTICA SULLA LETTURA DEGLI STRUMENTI E SUI CONCETTI DI “SENSIBILITA”, “ERRORE ASSOLUTO STRUMENTALE”, “ERRORE ASSOLUTO ACCIDENTALE” “PRECISIONE”, PRECISIONE ASSOLUTA”, “ERRORE RELATIVO”, “ACCURATEZZA”.

del dott. prof. Piero Pistoia

‘ ù D l r = m

Diremo che uno strumento è poco sensibile se variando di un intervallo non trascurabile la grandezza da misurare, non è possibile cogliere sullo strumento un cambiamento di indicazione; al contrario uno strumento è sensibile se può cogliere minime variazioni della grandezza da misurare. Allora si introduce come definizione di sensibilità il rapporto fra variazione di grandezza e corrispondente variazione di divisioni (cioè quanta variazione di grandezza corrisponde ad una divisione):

D G/D N

Più alto è tale valore più bassa è la sensibilità (molti autori scelgono per definizione di sensibilità il reciproco del rapporto su detto, cioè: D N/D G; in tal modo più grande è tale quoziente, più alta sarà. la sensibilità; la nostra scelta permette un miglior confronto con altre grandezze significative per la misura, come, per es., l‘ Errore Assoluto strumentale. Il valore della sensibilità insieme alla chiarezza della scala (per la quale possiamo leggere ad occhio ora il decimo, ora il quinto … di divisione), mi danno delle indicazioni sul numero di cifre attribuibili alla misura che è come dire sul minimo intervallo di grandezza “leggibile”: più alta è la sensibilità e più chiara è la scala, più cifre decimali (!) posso essere attribuite alla misura; si dice allora che la misura ha alta precisione fittizia, nel senso di aver fornito un certo numero di cifre senza far riferimento al significato di tali cifre (P. Bevington “Data reduction and error analysis for fisica sciences” McGrw-Hill 1969). Per es., con la scala di una strumento (amperometro) nella quale possiamo leggere tranquillamente il decimo di divisione ed una strumento con sensibilità pari a 1mA/div (10-3 A/div, 0.001 A/div), allora possiamo ottenere un valore del tipo 0,0031 A; mentre con una scala che permetta una lettura di 1/5 di div e con una strumento di sensibilità 5 A/div, potremo leggere solo fino allampere. (da controllare)

Se, poi consideriamo che in generale sia possibile sempre leggere ad occhio, per es., un decimo od un quinto di divisione (a parità di chiarezza della scala), la sensibilità dello strumento è fortemente indicativa della precisione del risultato, cioè del numero delle cifre decimali (significative o meno) con cui posso scrivere la misura. Ma a noi, però, non interessa tanto scrivere la misura con molte cifre decimali, se poi esse non hanno alcuna relazione col “presunto valore vero” quanto sapere qualcosa sulla loro significatività, cioè in che rapporto stanno con il valore vero stesso.

Indicazioni sulla “significatività” delle cifre con cui è espressa la misura, ci derivano dalla conoscenza del così detto errore assoluto strumentale”.

In generale, l’errore dello strumento non può mai essere inferiore alla grandezza corrispondente al decimo di divisione, controllata dalle sensibilità, perchè altrimenti il costruttore avrebbe progettato uno strumento pi preciso di quanto poi possaessere utilizzato. Se conosciama il limite inferiore dell’errore, il limite superiore invece varierà da strumento a strumento, anche se in generale il costruttore fa in modo che l’errore coincida numericamente con la sensibilità, come da noi definita: l’Errore Assoluto Strumentale è la grandezza corrispondente ad una divisione della scala.

Ci accorgiamo pertanto che la lettura ad occhio ha senso solo quando il limite superiore dell’errore assoluto è inferiore alla grandezza corrispondente all’intervallo fra due divisioni successive. In tutti gli altri casi, quando il costruttore non ci rifornisce, per es., tramite la classe dello strumento (gli strumenti indicatori hanno indicata la classe di precisione, ovvero piu^ raramente la curva di taratura: strumenti campioni primari e secondari) il valore dell’errore strumentale, è consigliata la lettura alla tacca più vicina. Infatti se l’errore per es., è dell’ordine 1/1000 di Ampere significherà che, nelle nostre ipotesi, la sensibilità è 0,001 A/div (numericamente uguale all’Errore), la incertezza è di una divisione e, se il valore nominare era 0,003 A, il valore “vero” cadrà certamente fra 0,002 e 0,004.

L’Errore Assoluto Strumentale detto anche limite superiore dell’Errore Assoluto o massimo errore possibile o “precisione assoluta” mi individua così un intervallo intorno al valore nominale (risultato di una sola lettura o la media fra letture) in cui certamente cadrà il valore “vero” (si capisce anche come tale errore debba essere superiore almeno a 3 volte l’errore quadratico medio). Se poi ripetendo le misure la semidifferenza dei valori estremi, detta Errore Assoluto Accidentale, è superiore all’errore assoluto strumentale (caso che può verificarsi quando si usano strumenti con errore assoluto sempre piu^ piccolo), prenderemo l’ errore accidentalecome indicativo della precisione assoluta.

Chiaramente quindi nessun rapporto teorico esiste fra Sensibilità di uno strumento e precisione assoluta o errore assoluto strumentale, anche se in pratica essi coincidono numericamente:

1 – La Sensibilità insieme alla “chiarezza” della scala) è legata al numero di cifre (talora decimali)con cui posso scrivere la misura (precisione) anche se poialcune di esse possono essere inutili per i nostri scopi. A questo punto è interessante precisare, per quanto riguarda il rapporto “Sensibilità” “scala”, come la sensibilità possa essere anche definita come il minimo intervallo di grandezza di cui ci possiamo accorgere nel misurare, coincidente in generale con la minima frazione di intervallo di graduazione leggibile sulla scala; cioè la “sensibilità”di una lettura coincide con il limite di sensibilità della scala. La tendenza a introdurre la definizione di sensibilità come rapporto, rende meno chiara la relazione suddetta.

2 – L’ errore strumentale (o precisione assoluta) al contrario ci indica in che intervallo cadrà “certamente” il valore “vero”, “quotando” quali cifre come significative e quali invece come “sparate a caso”.

Questa teoria semplificata dell’errore fornisce solo l’ordine di grandezza degli errori, permettendo la conoscenza dell’ errore massimo assoluto con una sola cifra significativa. Così facendo riferimento agli esempi all’inizio riportati, se la sensibilità e la chiarezza della scala mi permettono di leggere fino al decimillesimo di ampere: 0.0031 A, conoscendo l’ errore assoluto strumentale, sia peres., 0,001 A, chiaramente la cifra del millesimo è già incerta, per cui quella del decimillesimo è da considerarsi del tutto illusoria (sparata a caso), cioè essa non è significativa, per cui va eliminata arrotondando la cifra precedente (il valore della misura satrà allora:0.003 A +/- 0,001 A);in al modo la scrittura della misura è un indicedella sua precisione assoluta.

Facendo riferimento al secondo esempio di precisione molto inferiore, se la sensibilità e la lettura della scala non mi permettono di cogliere frazioni di Ampere, il costruttore dello strumento non può fornire un errore assoluto inferiore all’ Ampere, in quanto la cifra corrispondente all’ errore non potrebbe essere letta su quella scala.

L’accuratezza sembra una grandezza polisemica; infatti per Bevington mi indica se il valore nominale è vicino o lontano dal valore “vero”; una misura in questo senso sarà tanto più accurata tanto più lerrore assoluto strumentale (precisione assoluta) è piccolo. Quindi l’accuratezza mi dice in che rapporto sta il risultato con il valore “vero” , mentre “la precisione” indica l’esattezza con la quale abbiamo espresso il risultato indipendentemente dal fatto che tale risultato sia importante nell^individuare il valore “vero”.

L’ ”errore relativo” (errore assoluto/valore nominale; sempre espresso in %), rappresenta il modo incui l’ errore assoluto incide sulla misura (tale grandezza adimensionata è chiamata , da Glen e Ford, ancora “accuratezza”, di qui la polisemia).

Si è a volte sostenuto che, poiché l’ errore massimo assoluto è più grande certamente dell’ errore assoluto definito come differenza fra valore “vero” e valore nominale, il valore “vero” cadrà quindi più probabilmente nelle vicinanze del valore nominale (intervallo più stretto) che non agli estremi individuati dall’errore assoluto. Da ciò potrebbe derivare la liceità di leggere cifre decimali superiori alle concesse dall’ errore massimo assoluto stesso; infatti se l’ intervallo è più stretto significa che l’ errore incide su cifre di ordine inferiore. Per le seguenti ragioni siamo contrari a tale congettura:

a) Nessuna necessità costringe il valore “vero” a stare, nelle prova da noi fatte, proprio nelle vicinanze del valore nominale.

b) Se vogliamo accettare per fede l’ ipotesi precedente, rimane il fatto che le frazioni di divisione lette su di uno strumento che per costruzione non può fornire, hanno lo stesso valore come se fossero prese a caso; in tal modo si eviterebbe la fatica (conteggio delle frazioni…) di tentare di cogliere ciò che quello strumento non permette di cogliere.

c) Si correrebbe il rischio di ricadere nell’ incertezza collegata agli errori possibili e probabili, mentre, l’ errore assoluto limite, è proprio introdotto per dare indicazioni sicure, naturalmente perdendo in accuratezza.

d) Se, infine, vogliamo una misura più precisa, non è necessario ricorrere a congetture strane, ma basta usare uno strumento di classe maggiore.

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Nel quadro del progetto di auto-aggiornamento che, al tempo, fu attivato (per informazioni ulteriori cercare in questo blog, per es., con il il tag AUTODIDASSI), il precedente scritto fu inviato a leggere, al tempo, all’Università di Pisa presso la Facoltà di Ingegneria, all’ accademico ing. dott. Renzo Pieri, prof. stabilizzato di Misure Elettriche, Assistente Ordinario di Elettrotecnica, che caldamente ringraziamo anche per i suoi qualificati consigli e commenti al margine.

Dott. prof. Piero Pistoia

FOTOMETRIA APPLICATA ALLA ASTRONOMIA SIDERALE di A. Valetti, accademico – art. ripreso da “Didattica delle scienze, La Scuola, Brescia”

N. B. – Qualora editore ed autore non volessero mantenere il seguente scritto in questo blog, completamente auto-finanziato, senza alcun fine di lucro, portale aperto alla cultura scolastica e alla cultura sociale, lo comunichi alla mail ao123456789vz@libero.it, e nell^immediato verrà definitivamente eliminato.

 

ASTRONOMIA_valetti0001

QUELLO CHE NON TI HO MAI DETTO da “Via de Labirinti”; di Roberto Veracini

Da “Via de’ laberinti” (La vita felice, Milano, edizione ampliata 2020)

Nuova sezione: QUELLO CHE NON TI HO MAI DETTO

Con il tempo si ricordano

certi particolari del volto, i gesti,

si fissano nella memoria le espressioni

di una vita. Di mio padre ricordo

il sorriso da ragazzo e la luce

degli occhi, una contrazione impercettibile

della bocca quando incontrava una difficoltà,

una felicità trattenuta, controllata, infine radiosa

quando c’era da essere felici.

Fino all’ultimo era convinto

che sarebbe uscito

da quell’ospedale, si preoccupava

delle cose da fare, una volta fuori.

Era fatto così.

Non ne va bene una, diceva,

ma poi tornava ad aver fiducia nelle cose

della vita. Guardava avanti

sempre con quel sorriso

e gli brillavano gli occhi

Quello che non ti ho mai detto

a mio padre

Quello che non ti ho mai detto

è che mi piaceva tutto di te

anche se era tutto diverso

da me

*

Ora che invecchiando

sempre più ti somiglio

provo un piacere tutto

nuovo e inaspettato

*

Il tuo sorriso è rimasto

nella casa, non ci abbandona,

ma non riusciamo ancora

a farlo entrare in noi

*

Guardo i tuoi strumenti

di lavoro e immagino

le mani, che avevi

esili e giovani

*

Sono ancora qui

a pensarti

come mai prima,

come se

prima non fosse mai

stato. Ma questo

vuoto è così pieno

di te che nemmeno io

so come

Ospedale

(Il tradimento del figlio)

Ogni tanto il tuo sguardo

mi cerca, sospettoso,

mi stai ingannando?

Io vorrei sottrarmi

a quegli occhi

che forse già sanno

e pesano increduli

ogni mio cenno,

davvero mi stai

ingannando?

La responsabilità

Come se queste radici

portassero altri pesi

che non so decifrare.

Certe volte ascolto i tuoi

passi, che immagino leggeri

ma sono pesantissimi

e allora odio il figlio

che non vuole crescere,

il suo restare ovunque

esule.

Ma tu mi guardi e sorridi,

e rigiri ancora

fra le mani i miei fogli,

come facevi sempre

negli ultimi giorni

Roberto Veracini

OPERA LETTERARIA “IL TOMESCHINO”; PRIMO RINASCIMENTO: commentata a piu^ voci; Umberto di Dio con prefazioni di Ferreri e Consolo

PREMESSA

Da continuare…..(da modificare o sopprimere)

Opera letteraria, fra la favola ed il romanzo cavalleresco,  IL TOMESCHINO del primo Rinascimento; commentato da Umberto di Dio nel suo libro ” Il Tomeschino e Regalbuto al tempo di Carmelo”; con recensioni di Consolo e Ferreri.

IL TOMESCHINO_recensione_F. Ferreri

 

Il Tomeschino_A. Consolo

APPUNTI RECUPERATI DA LEZIONI ACCADEMICHE: I MOTI VIBRATORI, verso la costruzione dell’equazione differenziale a derivate parziali seconde della propagazione delle onde; da rivisitare e spunti per uso didattico; a cura del dott. Piero Pistoia

Da continuare…e ricontrollare

nota_lettore_interessato -3 (4)

 

PREMESSA GENERALE

In generale, riassumendo quello che faremo, se consideriamo una piccola zona di un mezzo (lineare, superficiale o volumico), per es., elastico o di diversa natura, dove per azioni esterne, avviene una perturbazione, il processo  teorico per la costruzione della legge di propagazione dell^onda si può riassumere ” a parole”  grosso modo secondo queste fasi operative:

1 – Si individua la variazione di pressione o risultante delle forze applicate al piccolo elemento considerato.

2 – Si uguaglia poi tale risultante, per il II° Principio della dinamica, alla massa dell^elemento per la sua accelerazione acquistata, ottenendo in formula una prima uguaglianza.

3 – Tale risultante delle forze applicate “costruisce” di conseguenza una variazione di volume dell^elemento preso in considerazione, in funzione  anche delle caratteristiche (per es. elastiche) del mezzo, che sostituita al primo membro della prima uguaglianza ottenuta al punto 2, otteniamo l^equazione di propagazione dell^onda.

4 – Ci si accorge, facendo i “conti”, che la combinazione delle costanti relative alle caratteristiche del mezzo che appaiono nell^equazione finale, corrisponde alla velocità al quadrato dell^onda ottenuta.

Queste fasi si inseriscono costanti nella struttura in una costruzione geometrica che cambia con il mezzo.

post in via di costruzione

Per vedere la prima parte del post in pdf cliccare su:

onde_pendoli1 (5) 

Per vedere la seconda parte del post in odt, cliccare su:

onde_-propagazione_ariaok3-1

Terza parte:

onda-piana-in-tubo-con-fluido (7)

 

onda piana in tubo con fluido

Teoria matematica del suono: onda piana in un tubo di sezione unitaria contenente un fluido

Verso la costruzione dell^equazione della sua propagazione e sua velocità

onda piana in tubo con fluido

Consideriamo un tubo di sezione unitaria e consideriamo un^onda piana che si propaga. Sia az la distanza contata lungo l^asse, sulle facce di uno strato dz agiscono due pressioni leggermente diverse: P, (P + dP), così che la forza risultante (numericamente pari alla differenza fra le due pressioni) è:

-dP = –dP/dz . dz


Caratteri da usare con copia incolla:

‘ ù D l r = m d2 g d2 r = md e 

______________________

Questa forza agisce sulla quantità di fluido compreso nello strato rdz imprimendole una accelerazione d2s/dt2 dove s è lo spostamento dalla posizione di riposo. Precisamente, per la seconda legge della dinamica, che uguaglia la forza alla forza di inerzia, si può scrivere:

dP/dz . dz = rdz d2s/dt2 (1)

D’ altra parte la differenza di pressione rispetto alla pressione dell’ aria in quiete, si è originata dal fatto che c’è una variazione di volume dello strato considerato dovuta alla circostanza che gli spostamenti s sono leggermente differenti per le due facce dello strato. Precisamente la differenza degli spostamenti sarà ds/dz . dz e questo formato esprimerà anche la variazione di volume, avendo supposta unitaria l^area della sezione. Ora una variazione di volume è legata alla corrispondente pressione originatasi dalla relazione P – P0 = – e dv/v dove e è il modulo di compressibilità; ma dv = ds/dz.dz e v è espresso da dz:

P = –e ds/dz

che sostituita nella (1) si ottiene l^equazione fondamentale differenziale alle derivate seconde fra lo spostamento e l’ascissa e tempo. La s è invero funzione di z e t:

e /r.d2s/dz2 = d2s/dt2 (2)

Aperta parentesi (informazioni recuperate da intenet)

Modulo di compressibilità per alcuni materiali

Modulo di compressibilità K approssimato per materiali comuni:

Materiale

Compressibiltà

Vetro 35–55 GPa
Acciaio 160 GPa
Diamante[1] 442 GPa
Acqua 2,2 GPa (il valore aumenta ad alte pressioni)
Aria 0,142 MPa
Elio solido 50 MPa[2]

MODULO DI COMPRESSIBILITA^ ed altro

Il modulo è una quantità termodinamica e se ne deve specificare la dipendenza dalla temperatura, in particolre possiamo definire un modulo di compatibilità a tempertura costante (KT) o a entropia costante (KS), in casodi trasformazione adiabatica. In pratica tale distinzione è rilevante solo per i gas, poco per i liquidi e ancora meno per i solidi.

In un gas ideale o perfetto è un gas descritto dall’ equazione di stato dei gas perfetti e quindi rispetta le leggi di Boyle e Mariotte, la prima legge di Guy Lussac o legge di Charles e la seconda legge di Guy Lussac, in tutte le condizioni di temperatura, densità e pressione.

In questo modello KS = g P dove g è il coefficiente di dilatazione adiabatica e P la pressione.

In un fluido il modulo di compressibilità e la densità di massa determina la velocità del suono c secondo la relazione c = SQRT(K/r); In un solido si deve considerare una relazione analoga usando il modulo di Young er le onde longitudinali e modulo di taglio per quella trasversali (modulo di Bulk) . Il modulo di Young è il rapporto fra la forza applicata e la deformazione. Modulo di taglio (modulo elastico tangenziale) è la costante di Lamè che esprime il rapporto sforzo-deformazione tangenziali. Il modulo di Bulk è l’ aumento della densità provocata da una compressione ed è definito come l’ incremento di pressione necessario a causare un relativo incremento di densità secondo la relazione:

K = r.dP/dr

Chiusa parentesi

da continuare…

Comunque per approfondire in una chiara ed accurata trattazione, si possono per es., consultare i seguenti testi che non sono mai stati, a nostro avviso, così attuali come oggi, almeno per la didattica dei fondamenti:
1 – Gigli-Mezzetti “Istituzione di fisica sperimentale, vol. II; circa da pag. 700 a seguire” Editrice Politecnica italiana
2 – Edoardo Amaldi “Fisica sperimentale parte II”; circa da pag. 500 a seguire” Tipo-Litografia Marves

3- Gilberto Bernardini “Fisica Generale, parte 1”; Roma – Virgilio Veschi

4 – Tullio Derenzini “Lezioni di Fisica Sperimentale, Meccanica-Termologia”;  Pisa – Libreria Scientifica G. Pellegrini

MECCANICA RELATIVISTICA del dott. prof. Giorgio Cellai

Post in via di costruzione…

Per vedere  gli articoli del prof. Cellai in successione, cliccare sotto:

Cinematica rel. 1,2. pdf

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Tre applicazioni del concetto di tempo proprio dell’articolo precedente:

rel. 2.2-cinematica-prof. Cellai.pdf

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Cenni di dinamica relativistica-Il sillabario

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TEMA SCOLASTICO”PIETRE DI INCIAMPO” svolto dalla studentessa Giulia Porcinai

TITOLO DEL TEMA

PIETRE D’INCIAMPO: infòrmati su cosa siano le “pietre d’inciampo” dell’artista tedesco G. Demning e approfondisci l’argomento in modo da riflettere sul contributo che in questo caso specifico l’Arte fa ad alcune vittime incolpevoli della Storia.

Un uomo è dimenticato solo se è dimenticato il suo nome. Le pietre d’inciampo, creazioni dell’artista tedesco Gunter Demnig, sono segni che rimarranno nel futuro a salvaguardia della memoria di un passato che ancora ci appartiene. L’iniziativa, avviata in Germania nel 1995, consiste nel porre davanti alle ultime abitazioni delle vittime delle deportazioni nei campi di concentramento, dei blocchi di pietra della dimensione di un sanpietrino, ricoperti, sulla faccia superiore, da una piastra di ottone che riporta il nome della vittima, la data di nascita, il luogo della deportazione e, se conosciuta, la data di morte. Le pietre diventano quindi messaggere delle storie di persone, famiglie, ebrei, antifascisti, dissidenti politici, omosessuali e rom e non solo italiani, infatti le pietre si trovano in ventiquattro paesi europei per un totale di settantacinquemila istallazioni. Camminando per queste città, ci rende conto delle anomalie sul selciato stradale e, abbassando lo sguardo, siamo costretti a fermarci a ricordare e a riflettere sulle violenze e sulle barbarie avvenute durante l’occupazione nazifascista e, più in generale, nella storia dell’umanità. “Inciampiamo”, quindi, in senso visivo e mentale. Basta uno sguardo per creare un dialogo tra passato e presente, per accendere nelle persone l’interesse per le vittime e per le loro singole storie, per riflettere su ciò che è stato e può ancora accadere, per restituire individualità a chi si voleva ridurre soltanto a un numero e per riportare le vittime virtualmente a casa. Come afferma lo stesso Demnig, infatti, “le pietre sono prima di tutto per i parenti che altrimenti non avrebbero un posto dove piangere i loro cari morti in quegli anni. Come dice il Talmud ebraico, quando il nome di una persona è scritto, non si disperde la memoria di quell’uomo o di quella donna”. La memoria di ieri ci stimola a non rimanere inerti davanti alla violenza di oggi e a fare di tutto affinché non venga versato altro sangue. La funzione dell’arte è quindi quella di suscitare una riflessione su temi e problemi della società, ma, in questo caso, soprattutto quella di ricordare quello che è stata la storia. Questo non avviene tramite il solo utilizzo della parola, ma di un mezzo espressivo diverso: questi contro-monumenti costituiscono un nuovo modo di coniugare il linguaggio artistico, architettura e memoria.

Le pietre d’inciampo distribuite sulle strade delle città europee costituiscono, perciò, una mappa della memoria visiva, un museo diffuso su tutto il territorio: una volta istallate diventano parte integrante del tessuto urbano e seguendole si ricostruiscono le storie, come se si sfogliassero le pagine di un libro.