L’EDITORIALE ED ALTRO

ATTENZIONE! QUESTO BLOG E’ IN VIA  DI SVILUPPO

PREMESSA

N.B. IN QUESTO BLOG, il sillabario2013, OGGETTO CULTURALE NUOVO ED AUTONOMO, RIPROPORREMO,  TALORA RIVISITATI, ANCHE INTERVENTI RITENUTI RILEVANTI DA ‘IL SILLABARIO’ OSPITATO AL TEMPO COME INSERTO DELLA ‘COMUNITA DI POMARANCE’,  OLTRE AD ALTRI.

______________________________

Per vedere la storia del Sillabario cliccare sul seguente link: sillabario_storia2

 

Dopo anni dalla cessazione del ‘Sillabario’, in una riunione in Comune alla presenza del Sindaco e dell’Assessore alla Cultura, fu proposto che questo blog fosse gestito dal Comune stesso, per es., come ‘scritti’ della Biblioteca Comunale, ma la proposta fu respinta.

___________________________

Il nuovo Sillabario2013  appare così  su un piano strutturale diverso: si pone come strumento di comunicazione culturale, il suo unico scopo, completamente gratuito ed indipendente, autodeterminato ed autofinanziato senza alcun legame eccetto quello con i suoi collaboratori ed, in esso, è completamente assente ogni scopo di lucro ed ogni transazione finanziaria di qualsiasi tipo ed a qualsiasi livello. Più di 15 anni fa cessando le pubblicazioni, l’inserto ‘Il Sillabario’ aveva lasciato una ‘nicchia’ culturale scoperta e nuovi soggetti l’avevano utilizzata per costruire questo nuovo oggetto culturale: ilsillabario2013. 

RERUM NATURA COGNOSCERE DIFFICILE QUIDEM EST, AT MODUM COGNOSCENDI LONGE DIFFICILIUS  (Campanella)

DISCORSO E SENSATE ESPERIENZE

 Il pensiero di Galileo nella cultura italiana è stato a lungo male interpretato e in particolare stravolto un aspetto importante del suo metodo scientifico (Galileo era un fisico teorico non un empirista tout court), chiaramente espresso nelle sue parole sulla teoria eliocentrica di Copernico “…, né posso abbastanza ammirar l’eminenza dell’ingegno di quelli che l’hanno ricevuta e stimata vera ed hanno con la vivacità dell’intelletto loro fatto forza tale a i proprii sensi, che abbiano possuto antepor quello che il discorso gli dettava, a quello che le sensate esperienze gli mostravano apertissimamente in contrario e più avanti “…, non posso trovar termine all’ammirazione mia, come abbia possuto in Aristarco e nel Copernico far la ragione tanta violenza al senso che contro a questa ella si sia fatta padrona della loro credulità” (Dialogo dei massimi sistemi 3a giornata in Galileo, Opere, Vol. III, pgg. 81-82, Salani, 1964).

E’ vero che in altri passi del suo trattato sembra sottolineare il contrario, per cui molti pensatori anche oggi in Italia valorizzano ad oltranza le sue ‘sensate esperienze’, anche sull’onda lunga del rimbalzo empiristico-pragmatico del dopo guerra. Secondo noi però in quei passi Galileo argomenta spesso ponendosi come interlocutore in un dialogo che muove dando ragione alla controparte per poi portare argomenti, come quello sopra, a sostegno di una tesi che vede ‘il discorso’ prevalente.

RIFLESSIONE1: Perchè molte relazioni tecniche, preposte alle scelte, costate al sociale svariate decine di migliaia di euro, presentano in piani cartesiani  rette su dati sperimentali senza misurare la loro rilevanza statistica? Risposta: perchè i fenomeni relativi a questi grafici rientrano già nello stato dell’arte. COMMENTO: Caspita, che investimento!    (Un anonimo)

ASSERZIONE1:  Non c’è misura se non appare il suo errore; non c’è grafico sperimentale senza  le bande di confidenza!  (Lo stesso anonimo).

ASSERZIONE2: NEL COSMO CI SONO INDIZI SUFFICIENTI PER CONFERMARE QUALSIASI IPOTESI (KARL POPPER)

RIFLESSIONE2: Noi non cesseremo mai di esplorare  “l’oggetto complesso”  e l’obbiettivo di tutta questa esplorazione sarà quello di tornare al punto di partenza per osservarlo da angolazioni sempre nuove, utilizzando le informazioni che nel contempo si rendono disponibili relative al background culturale dell’oggetto stesso.

Lo stesso Anonimo

RIFLESSIONE3: “Sappiamo che la conoscenza assoluta non esiste, che esistono soltanto teorie; ma se ce ne dimentichiamo, quanto maggiore è la nostra istruzione, tanto più tenacemente crediamo negli assiomi. Una volta a Berlino domandai ad Einstein come gli era stato possibile – a lui scienziato esperto, incallito, un professore, matematico, fisico, astronomo – come, dunque, gli era stato possibile compiere le sue scoperte. <<Ma in che modo mai ha potuto farlo?>> gli chiesi e Albert Einstein rispose sorridendomi con aria comprensiva:<<Sfidando un assioma!>>”

LINCOLN STEFFENS, un emerito reporter a cavallo del ‘900.

Lo scritto è ripreso dalla sua Autobiografia, riportato nel libro di Charles H. Hapgood “Lo scorrimento della crosta terrestre”, Einaudi editore, 2013, pag.1.

RIFLESSIONE4: E’ più importante il viaggio o la destinazione? Il processo o la soluzione del problema? Il cammino o la meta? AZZARDA UNA RISPOSTA.

Suggerimento:  se il cammino si fa con l’andare…, allora….

(Lo stesso anonimo)

RIFLESSIONE5: In termini ‘operativi’, la CULTURA è l’espansione verticale (nel senso dell’approfondimento) e l’estensione orizzontale (nel senso della multidisciplinarità e dell’applicazione) del fenomeno scolastico.

(Lo stesso anonimo)

_

_bukowski______________________________________________________

 EDITORIALE ED ALTRO: CHE TIPO DI COMUNICAZIONE CULTURALE PROPONIAMO PER QUESTO BLOG?

La realtà non si trova, ma si costruisce (Nelson Goodman “Vedere costruire il mondo”, Laterza1998). Secondo J.Bruner (“La cultura dell’educazione” , Feltrinelli 1997) tale costruzione passa attraverso l’attività del fare significato, per mezzo della così detta ‘cassetta degli attrezzi simbolici della Cultura’, cioè la tradizione ed i modi di pensare. I veicoli previlegiati di questi attrezzi  o strumenti (tradizione e modi di pensare) sono gli scambi interpersonali all’interno del gruppo. Da qui la nuova lezione didattica e il nuovo  modus cognoscendi (Campanella) da applicare e tradurre nel blob.

Importante è questo aspetto intersoggettivo  della costruzione della conoscenza, perchè l’intersoggettività è una delle più straordinarie predisposizioni archetipiche del genere umano, che permette di capire che cosa hanno in mente gli altri, riuscendo a cogliere i significati dal contesto in cui vengono pronunciate le parole, anche quando risultano ambigue.

In questa ottica, nel nostro blog, gli stessi spunti di discussione non conformi, la presenza di scollamenti talora avventurosi nelle argomentazioni e comunque le idee personali e divergenti  favorirebbero interazione col la presente tradizione e possibilità di cambiare il punto di vista. E ancora: più articoli focalizzati sullo stesso argomento, ora possono costituire insieme al lettore una sottocomunità culturale al cui interno si svolge l’interazione, ora la sottocomunità è costituita dagli autori stessi nel loro confronto (far imparare gli altri e imparare noi stessi in una continua interazione), cosicchè, e nello scolastico e nell’extra scolastico, l’aggiornamento assuma l’unica forma efficace quella dell’auto-aggiornamento, fornendo concreti indizi per la soluzione dei problemi posti anche dall’educazione permanente e ricorrente.

L’educazione attraverso questa comunicazione culturale deve saper guidare i giovani ed i meno giovani (si può acquisire cultura a tutte le età, secondo Bruner), che visitano il blog, ad usare gli strumenti del fare significato al fine di costruire una realtà tale da permettere dapprima un migliore adattamento al mondo in cui viviamo e poi, quando necessario, cambiarlo, rivoltarlo. Infatti se il nostro obiettivo non sarà quello di adattarsi al mondo di una tradizione, ma di guardare al di là di questo mondo-significato  – come per gli animali sagaci di Rilke che “fiutano  / che noi non molto sicuri stiamo di casa /  nel mondo significato” (R.M.RILKE, elegie Duinesi, Einaudi 1982) – sarà necessario come dicono alcuni pensatori e poeti anche attuali, “rovesciare” continuamente i mondi significato, portando ad esperire molti degli infiniti cosmi possibili arricchendo ogni volta la conoscenza. Sta forse in questo il Progresso? Più dubbi che certezze  per costruire il mondo (meno persone stupide!), più “discorso” che “sensate esperienze” che, se “semplificate” in esperimento, giocano un ruolo più ridotto di prima, quello di cercare ad oltranza di falsificare il discorso  (e non di verificarlo!) e toccare quindi la realtà (‘verisimiglianza’ popperiana).

Questo concetto di cultura partecipata non rimanda, come prima si pensava, al processo del “raccontare e del “mostrare” dove un singolo docente od un suo sostituto (libro, rivista film, computer predisposto.., oppure guida turistica),     possessore della “verità” in quella sezione del sapere, racconta e mostra in modo chiaro ed esplicito qualcosa a discenti ignari. Fino ad ieri un tale docente veniva valutato di ottima qualità. Ma ultimamente ci siamo accorti  (Bruner, cap.1, III, 1997) che più chiara ed esplicita è la comunicazione per questa via a senso unico, più basso sarà il tasso di apprendimento e meno fecondo di risultati il frammento culturale comunicato. Ci sembra che Bruner voglia con questo sostenere la tesi già sostenuta da B. Russell : “Ecco una importante verità, peggiore è la vostra logica, più interessanti sono le conseguenze a cui essa da origine”. Oggi, nell’era dei computers, si tende a comunicare pezzi fortemente razionalizzati di cultura, ordinati in scalette logiche ben definite e stringenti, dove la chiarezza ad oltranza determina certezza e rigidità senza spiragli al dubbio e all’elaborazione (comunicazione per teoremi e di teoremi), indebolendo la consapevolezza che la “verità” delle proposizioni analitiche della logica e della matematica  sia correlata strettamente ai presupposti: GARBAGE IN -> GARBAGE OUT!

E questa modalità si ritrova  in ogni disciplina: si pensi all’uso esteso della ricerca delle forme retoriche nell’analisi strutturale delle poesie, a scapito di una riflessione profonda sull’emotivita e l’armonia suscitate dalla loro lettura, aspetti necessari per renderle immortali, universali e impresse nella memoria. In definitia, la speranza, comunque, è che possa permanere, forte ed articolato, il discorso sulla poesia, sia mediante la pubblicazione di testi poetici, sia nella veste critica, con la presentazione di saggi e relazioni letterarie. Questo impegno ci pare importante alla luce del ruolo sempre più centrale che, a giudizio di molti, la poesia va assumendo nella formazione culturale dei giovani. Poesia che appare punto fermo di una riflessione sia scolastica che extra scolastica. Poesia contenitore di passioni, sogni e desideri; ispiratrice di dialogo con se stessi e con gli altri, per mezzo del quale si può giungere ad una maturazione di idee nuove ed originali. In una fase oltremodo caotica dell’esperienza politico sociale dei nostri giorni, si ha, tra l’altro, (e forse proprio per questo) il bisogno da una parte di ritornare ad una poesia del significato, dei contenuti comprensibili, come dice G. Manacord e A. Berardinelli nell’Annuario “Poesia 94”. dall’altra di previligiare il significante, il ritmo, la forma, la struttura del verso e di riscoprire, come avviene in G. Conte, il mito, la lontananza, la profondità dell’anima, distanti da quella ragione (razionalità) che più non sembra evocatrice di verità assolute.

Comunicazione interattiva quindi, meno logica, sempre legata ai contesti, mai punti di vista da “nessun dove”. Comunicazione multidirezionale, punteggiata da punti interrogativi, aperta a ipotesi anche avventurose, sempre pronti a tornare al punto di partenza per osservare l'”oggetto” da un’angolazione completamente nuova. Se “la via si fa con l’andare”, un nuovo percorso può aprire prospettive diverse, arricchimenti inaspettatti e imprevisti facilitando la “scoperta” del collo di uscita dalla trappola di Witghenstein (vedere post relativo)!

SCELTE OPERATIVE PROPOSTE PER IL BLOG BASATE SU CRITERI EVINTI DA SCELTE EPISTEMOLOGICHE (in particolare: il FALSIFICAZIONISMO di POPPER E la PSICOLOGIA CULTURALE  di J. BRUNER)

  • Ogni tema scelto di qualsiasi disciplina verrà trattato, quando possibile, contemporaneamente da più punti di vista, a partire da più autori anche da noi scelti per favorire l’apprendimento per confronto di opinioni.
  • Sarà per quanto possibile coinvolto l’ambiente universitario e della ricerca, perchè si garantisca fra l’altro la trattazione dei temi a livello più aggiornato e di alta qualità.
  • Coinvolgeremo sempre più intensamente in prima istanza i docenti di Istituti Scolastici anche locali (Valle del Cecina, Toscana, Italy), perchè non solo si aprano per il lettore possibilità di fruire più consapevolmente del tema trattato da più punti di vista, aumentandone la sensibilità e le aperture, ma si possa vedere realizzato nel tempo l’anello retroattivo positivo anche sulle scuole locali.
  • La scelte della poesia in primo piano (poesia d’autore) o di un’altra opera artistica (sculture e pitture) verrà lasciata ad un docente a rotazione perchè si riflettano in maniera diretta le esigenze dei programmi scolastici ed il blog possa entrare come punto di riferimento dei curricola scolastici locali e non, onde poter scoprire col tempo anche l’efficacia di un ciclo ricorsivo.
  • Si sceglieranno come temi di fondo, onde espandere la base culturale scolastica, una serie di argomenti duali: l’io l’inconscio, l’irrazionale ed il razionale, la poesia e la scienza, la mente ed il corpo, energia ed inquinamento con i relativi aspetti tecnici, conti compresi, evoluzione dei viventi e creazione continua, ecc.,.che verranno trattati a lungo e senza scadenza essendo essi la base di buona parte della conoscenza sia verso l’esterno sia verso l’interno e colgono i principali dibattiti ancora caldi alla frontiera delle ricerca.
  • Altro argomento che permea tutta la conoscenza in specie del mondo occidentale riguarda le origini e l’evoluzione delle “cose” (origine della vita, origine dell’uomo, origine delle montagne, origine del sistema solare, del cosmo …)
  • Altro tema riguarda il significato profondo del paradosso e dell’antinomia che appaiono improvvsi in molti ambiti di conoscenza (forse nelle vicinanze delle uscite dalle trappole di Wittghestein).
  • Tutto questo sullo sfondo delle teorie della conoscenza in particolare il Falsificazionismo popperiano e delle teorie dell’apprendimento in particolare la psicologia culturale di J. Bruner.
  • In ultimo, non certo come importanza, ci divertiremo ad applicare la statistica alle serie di dati utilizzando in specie il programma R e il Mathematica di Wolfram, perchè riteniamo che oggi per falsificare il “discorso”  relativo alle scelte sociali, imposte dalle relazioni tecniche spesso complici del potere, sia necessario un uso esteso, oculato e critico di serie storiche da analizzare. Il cittadino dovrà pur ‘imparare a fare il conto’ se è poi lui che deve pagarlo!
  • Non avere paura di chiedere,
  • compagno! Non lasciarti influenzare, verifica tu stesso! Quel che non sai tu stesso, non lo saprai. Controlla il conto, sei tu che lo devi pagare. Punta il dito su ogni voce, chiedi: e questo, perché? Tu devi prendere il potere.
  • [Bertolt Brecht 1933]

R. Bacci – PF. Bianchi – P. Fidanzi –  F. Gherardini -L. Mannucci – P. Pistoia – A. Togoli,  R. Veracini –> promotori del blog

(PF. Bianchi  è  l’ amministratore del sito)

Annunci

BREVI RIFLESSIONI SUL SENSO DEI DATI DA ELABORARE IN STATISTICA E SUL PARADOSSO DELLA DEMOCRAZIA; a cura del dott. Piero Pistoia

BREVE RIFLESSIONE SUL SENSO DEI DATI DA ELABORARE IN STATISTICA

a cura del dott. Piero Pistoia

Come premessa generale a tutti gli scritti di statistica vorrei precisare almeno la risposta alla domanda, che si percepisce nell’aria, diciamo ingenua, ma forse anche pretestuosa per secondi obiettivi (nel prossimo non indifferente c’è sempre un po’ di malevolenza), e, se in buona fede, come minimo da inesperti, che suona grosso modo così: <<A chi serve studiare dati certamente già analizzati da altri, anche in ambiti accademici e magari anche in tempi ormai lontani, ovvero studiare dati simulati?>>.

Se i dati fossero simulati si tratterebbe di fare mera esercitazione sulle leggi della statistica e sui linguaggi informatici relativi, che data la potenza di questi strumenti, mi sembra, se condotto con criterio (si insegna cercando di costruire insieme nell’andare, nel senso che nel correggere si impara), si tratti di un ammaestramento comunicativo rilevante e non da poco!

Se poi i dati sono reali, raccolti sul campo, per le teorie sul forecast, l’analisi dei dati lontani spesso ha più significato di quelli vicini. In una iperbole, si rifletta sul battere di ali di una farfalla lontana nel tempo, in situazioni complesse!

E se poi sono già stati analizzati più volte anche in sedi accademiche, pur permanendo la causa primaria di un ammaestramento significativo, si ha anche maggiore opportunità di imparare a controllare il conto, perché nel passato e nel futuro siamo sempre noi a pagarlo! Se su quel conto sono state prese decisioni che ci riguardavano e se era sbagliato al tempo, tale sbaglio continuava a ripercuotersi su tutte le previsioni future (il forecast appunto)!

Ma perché i conti eseguiti in ambiti accademici possono essere ‘sbagliati’? Perché i conti sono tendenzialmente, direttamente o indirettamente, consapevolmente o inconsapevolmente, controllati da chi vengono pagati (chi ordina la relazione tecnica in qualche modo riesce a comunicare la propria idea che ‘pesa’ sul progetto), cioè dal potere, con maggior frequenza quanto più gli eventi in studio cadono in ambito complesso dove vari percorsi razionali sono sempre possibili. E questo è un rischio sempre in agguato.

BREVE RIFLESSIONE SUL PARADOSSO DELLA DEMOCRAZIA (paradosso di Garaudi)

DEMOCRAZIA0001 in pdf

Nota –  Le Tre P di Bruner  rappresentano il Passato, il Presente  e specialmente il Possibile che reinterpreta continuamente gli altri due. Controllare, anche sul blob, il loro significato ampliato, in particolare, nel post ANCORA SULL’ANALISI DELLA POESIAIl Circolo Ermeneutico, di piero pistoia e gabriella scarciglia.      

UNA LEZIONE SUL CONCETTO DI MOLE IN CHIMICA dell’Accademico e Pedagogo dott. Prof. Pierluigi Riani

Post in via di sviluppo…

Ci siamo permessi di trasferire su questo Blog, che non ha alcun fine di lucro, (ilsillabario2013.wordpress.com), ‘mantenuto’ da un gruppo di docenti di tutti gli ordini, Università compresa, la seguente lezione sul rilevante concetto di mole in chimica,  (pubblicata già sulla rivista “Didattica delle Scienze” n.212, ed. La Scuola di Brescia), per la sua chiarezza comunicativa, la valorizzazione di esso nei vari contesti, e la precisione scientifica. Ringraziamo l’autore se vorrà mantenerlo su questo Blog, altrimenti, avvertìti alla mail  ao123456789vz@libero.it, in breve la sopprimeremo.

Saremo grati all’autore se vorrà aprire con noi anche una futura collaborazione, sempre su lezioni e/o su comunicazioni culturali significative a Sua scelta. Può inviare i testi alla mail nominata.

Per leggere la lezione in pdf, cliccare su:

MOLI0001

 

Altrimenti continuare:

 

 

COMMENTO A ‘L’INFINITO’ di G. LEOPARDI; dott.ssa prof.ssa Nara Pistolesi

Per leggere l’articolo in .pdf, cliccare su:

L’infinito

 

Altrimenti leggere di seguito:

L’INFINITO: oltre il limite

      Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma, sedendo e mirando, interminati
spazi di lá da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima
quïete
io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Cosí tra questa
immensitá s’annega il pensier mio;
e il naufragar m’è dolce in questo mare.

“Un classico – afferma Italo Calvino – è un libro che non ha mai finito di dire ciò che ha da dire”1: una definizione che coglie in profondità il valore di un’opera intramontabile. Così è la bellissima poesia di Giacomo Leopardi scritta nel 1819, quasi duecento anni fa: nel tempo non ha perso la sua freschezza, la sua capacità di parlare al cuore dei lettori, la potenza del suo messaggio. Come mette bene in evidenza Luigi Blasucci nel suo ultimo libro su Leopardi La svolta dell’idillio2, L’infinito e Ricordanza (poi Alla luna) testimoniano il passaggio “da un idillio di tipo teocriteo, fantastico-popolare e oggettivistico, a un idillio ‘sentimentale’ e soggettivistico” il vero idillio leopardiano, definito da Leopardi stesso nel 1829 “Idilli esprimenti situazioni, affezioni, avventure storiche del mio animo”3. Sta qui la potenza del messaggio leopardiano che trasforma in poesia un’esperienza profonda dell’io: “il passaggio dallo stato antico al moderno” come l’autore chiarisce nello Zibaldone, in una pagina del 1° luglio 1820. Proprio nel 1819 il giovane Leopardi colloca una “mutazione totale” avvenuta in lui che lo trasforma da “poeta” in “filosofo”: “Da principio il mio forte era la fantasia, e i miei versi erano pieni d’immagini (…)” nel corso di quell’anno, complice anche la privazione dell’uso della vista e della distrazione della lettura “cominciai a sentire la mia infelicità in un modo assai più tenebroso, ad abbandonar la speranza, a rifletter profondamente sopra le cose (…) a sentir l’infelicità certa del mondo in luogo di conoscerla”. Come fa notare il prof. Blasucci nell’opera sopra citata, il 1819 fu anche l’anno di una lettura molto importante per Leopardi: il Werther di Goethe, opera alla quale rimandano molti riferimenti presenti nello Zibaldone. Questa lettura, secondo Blasucci – unita ad altre tra cui Corinne ou l’Italie di Madame de Stael – avrebbe avuto l’effetto di “suggerire, o meglio, promuovere” “un tipo di ‘esplorazione del proprio animo” che trovava terreno favorevole nel giovane poeta. Questa interpretazione è avvalorata da un altro passo dello Zibaldone (64) in cui Leopardi riflette sugli effetti che la lettura dei libri produce in lui, citando in particolare l’opera goethiana.

L’io è, quindi, l’indiscusso protagonista degli idilli leopardiani e la sua voce si esprime attraverso “parecchie modalità”: nell’Infinito è “pura dizione mentale”4.

La voce dell’io emerge a partire dall’incipit della poesia: attraverso l’uso della prima persona esprime un’esperienza di vita quotidiana di cui il Sempre iniziale sottolinea il carattere consuetudinario e il passato remoto fu discioglie “nella prospettiva di una durata indefinita”5.

Al modo degli idilli classici che di per sé sono “piccole immagini”, come suggerisce l’etimologia della parola (dal greco εἰδύλλιον), ci aspetteremmo forse che l’incipit proseguisse con la descrizione del paesaggio. Ma lo sguardo si ferma sulla siepe che interrompe il suo viaggio nel reale: “dell’ultimo orizzonte il guardo esclude”. Il forte “Ma” avversativo all’inizio del verso successivo introduce un’esperienza nuova: un viaggio interiore nello spazio e nel tempo di cui sono protagonista l’immaginazione e complice la natura. “Io nel pensier mi fingo” in forte posizione anastrofica sottolinea la potenza dell’immaginazione: il verbo “fingo”, dalla radice fig-, significa “plasmo, do forma, modello”, indica quindi una creazione plastica, in questo caso attraverso il pensiero. La grandezza e la forza dell’immagine creata si esprime con il lessico, con il ritmo, con il suono: i sostantivi “spazi” e “silenzi” in evidenza attraverso gli enjambement, si richiamano con l’anafora della /s/ e sono ambedue accompagnati da particolari e potenti forme di superlativo , quali “interminati”, “sovrumani”, anch’esse in stretto rapporto tra loro grazie alla posizione a fine verso e all’assonanza, resa più potente dall’ictus sulla /a/, il più aperto tra i suoni . Il culmine si raggiunge con “profondissima quïete”: come nota ancora Blasucci, questo superlativo è la parola più lunga nella serie e “quïete” è ampliata attraverso la dieresi.

La potenza dell’immagine è talmente grande che provoca smarrimento:” ove per poco / il cor non si spaura.”

Il punto fermo divide il verso e divide la poesia in due parti uguali. La “voce” del vento unita dal poeta all’”infinito silenzio” dell’immagine del pensiero, stimola il viaggio attraverso il tempo dall’eternità alla ‘stagione’ presente con la sua vita e i suoi suoni. Nell’”immensità”, o meglio, come sottolinea Blasucci richiamando vari interpreti e commentatori6, “tra” l’immensità, prodotto dell’immaginazione con il suo percorso nello spazio e nel tempo, “s’annega” il pensiero del poeta: ed ecco l’esperienza del naufragio. La potente metafora finale esprime il carattere straordinario dell’esperienza: la ‘dolcezza’ del naufragio nel “mare” dell’immensità.

Leopardi, nello Zibaldone (13 settembre 1821), richiamando il Pindemonte, afferma che lo stile è “non la veste, ma il corpo dei pensieri”: questa poesia ne offre esperienza piena. L’infinito emerge da una miriade di “segnali” presenti nel testo, individuati e ben spiegati ancora una volta da Luigi Blasucci nella sua analisi del 1985, Leopardi e i segnali dell’infinito, a cui abbiamo già fatto riferimento ed a cui rimandiamo. Questi segnali scaturiscono a livello lessicale, ritmico, fonico, morfosintattico e così via: la lettura non può che dar voce a questa esperienza di infinito e far provare la medesima esperienza a chi ascolta.

Mai come oggi, forse, in un mondo dove tutto sembra scoperto, dove le distanze sembrano annullate, c’è bisogno della consapevolezza del limite e della sua importanza: oltre il limite c’è lo spazio dell’io, della fantasia, dell’immaginazione, della creatività. La grandezza della poesia e della personalità di Leopardi scaturisce proprio da qui: la consapevolezza, l’accettazione, il superamento del limite. Egli dopo aver vissuto con estrema sofferenza la “mutazione” avvenuta in lui, va oltre gli impedimenti che avrebbero potuto bloccarlo: la salute fisica, il rigore della famiglia, un ambiente culturale con cui non si sente in armonia, il “secolo superbo e sciocco” in cui egli sente di vivere. Gli strumenti che gli permettono di andare oltre sono l’immaginazione, la fantasia, l’ironia che scaturiscono, però, da una profonda consapevolezza e da un’altrettanto profonda riflessione. Non a caso fra gli antichi il suo ideale è Platone, il poeta-filosofo: “il più profondo, più vasto, più sublime filosofo di essi antichi, che ardì concepire un sistema il quale abbracciasse tutta l’esistenza, e rendesse ragione di tutta la natura fu nel suo stile, nelle sue invenzioni ec. così poeta come tutti sanno” (Zibaldone 3245).

1 Perché leggere i classici, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1995, pg. 7.

2 Il Mulino, Bologna, 2017

3 Disegni letterari, 1828, in Tutte le poesie e tutte le prose, a cura di L. Felici e E. Trevi, Roma, Newton Compton, 2010.

4 L. Blasucci, op. cit., pg. 51.

5 L. Blasucci, Leopardi e i segnali dell’infinito, Il Mulino, Bologna, 1985.

6 Ibid. pg. 107: “la funzione originaria di “tra” è quella di connettere le due dimensioni evocate in precedenza, ossia l’infinito dello spazio e quello del tempo”.

LA CULTURA CLASSICA, VALORE, SIGNIFICATO, ATTUALITA’, di Roberto Righetto; a cura del dott. Piero Pistoia

Pubblichiamo uno scritto recente  di Roberto Righetto, trascritto dal Blog “RIFLESSIONI” Di Francesco Macri – FIDAE (pubblicato su Avvenire, domenica 22 Aprile2018), perchè in qualche modo ci sembra che si inserisca nel nostro attuale dibattito sulla BUONA SCUOLA, condotto sul nostro Blog (ilsillabario.wordpress.com), uno zibaldone culturale che si dovrebbe collocare, almeno come aspetttativa di noi docenti, nell’interfaccia Scolastico-Extrascolastico. Ci sembra che il nostro Blog abbia intersezioni culturali con il loro (Tematiche educative, dibattito culturale, riforma scolastica).

Abbiamo cercato di comunicare al loro blog RIFLESSIONI il trasferimento dell’art. di Righetto; abbiamo fatto un tentativo, con una nostra mail, inviata a scuolavalore@indire.it, da ‘girare’ a loro.

 

La cultura classica. Valore, significato, attualità

Roberto Righetto 

Un noto saggio edito dal Mulino nel 2014, Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica, la filosofa americana Martha Nussbaum evidenzia che «non c’è nulla da obiettare su una buona istruzione tecnicoscientifica », ma si dice preoccupata perché «altre capacità altrettanto importanti stanno correndo il rischio di scomparire nel vortice della concorrenza ». Si tratta di capacità «associate agli studi umanistici e artistici: la capacità di pensare criticamente, la capacità di trascendere i localismi e di affrontare i problemi mondiali come “cittadini del mondo”; e, infine, la capacità di raffigurarsi simpateticamente la categoria dell’altro ». Per questo – sostiene – nell’educazione dei giovani è fondamentale insegnare filosofia, storia e letteratura, mentre accade che, specie nelle società occidentali, «gli studi umanistici, l’arte e persino la storia vengano eliminati per lasciar spazio a competenze che producono profitti che mirano a vantaggi a breve termine». Scienza, tecnica ed economia hanno bisogno invece di un solido impianto umanistico per poter raggiungere i loro scopi in nome del vero progresso umano.

Esattamente all’opposto la pensa Andrea Ichino, docente laureato alla Bocconi di Milano e addottorato al Mit, per il quale «siamo rimasti l’unico Paese al mondo in cui, nelle scuole tradizionalmente di élite, gli studenti dedicano il massimo delle loro energie a studiare latino, greco e materie umanistiche». Allo stesso modo Michele Boldrin si scaglia contro la «maledetta cultura del liceo classico». Economisti di formazione statunitense vedono insomma nella cultura classica un ostacolo sulla via della globalizzazione. Sono lontani i tempi in cui per essere ammessi ad Harvard bisognava rispondere a domande sulla grammatica e la storia greca e romana oltre a quesiti di matematica; non solo, erano previste anche prove di traduzione al latino e al greco.

Il recente dibattito che ha diviso gli intellettuali italiani a proposito del liceo classico ha dimostrato come si sia indebolita nel nostro Paese, ma anche in Europa e in Occidente, l’idea della cultura classica come patrimonio condiviso. Molti pensano che sia un fardello del passato da cui bisogna liberarsi a tutto vantaggio degli studi scientifici, tecnologici ed economici. Perché continuare a fare versioni dal greco e prevedere ancora lo studio del latino nei licei scientifici?

Una difesa niente affatto scontata arriva ora proprio da uno scienziato, Lucio Russo, in un libro davvero fondamentale per capire le tendenze della cultura occidentale, Perché la cultura classica (Mondadori, pagine 228, euro 19,00). L’autore infatti non segue la linea scontata delle radici culturali che bisogna difendere a ogni costo e soprattutto rammenta che l’immenso patrimonio giunto fino a noi dal mondo antico non riguarda solo campi come filosofia e letteratura, ma anche proprio la scienza.

È il caso della cosmologia e dell’astronomia. Soprattutto in epoca ellenistica, vi fu un eccezionale sviluppo scientifico che portò ad esempio Aristarco di Samo a formulare la teoria eliocentrica, tanto che persino Copernico era cosciente di riprendere un’idea antica. E così la scoperta che le stelle fisse in realtà si muovono e l’idea newtoniana dell’attrazione degli astri fra loro e del Sole sui pianeti si può far risalire a Ipparco. Ciò nonostante, «il debito della scienza moderna verso l’antica cultura greca – constata Russo con una certa amarezza – è oggi in genere gravemente sottovalutato».

Oltre che ricordare il contributo della cultura classica in tutti i campi, compresi il diritto e la politica, l’autore dimostra come esso sia sempre più misconosciuto, tanto che oggi prevalgono le opinioni di Voltaire, che polemizzò contro chi sosteneva la superiorità della cultura antica, e di Spengler, per il quale «la storia del sapere occidentale è quella di una progressiva emancipazione dal pensiero antico». Russo delinea le tendenze fondamentali della nostra cultura che vanno in questa direzione. A partire dalla scuola, che nella seconda metà del Novecento ha finito per marginalizzare un po’ in tutta Europa gli indirizzi finalizzati a una preparazione generale polivalente.

A ciò si è abbinata la crescita impetuosa dell’industria culturale e dello spettacolo. Se il superamento della separazione storica fra cultura alta e cultura bassa è stato un bene per tutti, l’aver sostituito la scuola con l’intrattenimento ha portato sempre più a disprezzare l’eredità antica. Tanto più che – nota Russo contrapponendosi alla visione esageratamente ottimistica di Claudio Giunta nel suo pamphlet L’irragionevole processo alla cultura di massa siamo ben lontani dall’aver realizzato quella crescita culturale tanto auspicata, visto che «il 70 per cento degli italiani sono analfabeti funzionali, vale a dire incapaci di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere con testi scritti per intervenire attivamente nella società», come ha commentato Tullio De Mauro. Altro che “Rinascimento di massa”!

A tutto ciò si aggiunge il preoccupante analfabetismo scientifico, fenomeno non certamente aiutato dal diffondersi di una contaminazione con l’irrazionalismo, come si può constatare leggendo le opere del medico e guru indiano Deepak Chopra o del fisico americano Frank Tipler. Ma anche ricostruzioni oggi così amate come quella dell’antropologo Jared Diamond, che privilegia le ragioni geografiche e naturalistiche a quelle culturali nel considerare l’avanzamento e lo sviluppo delle civiltà nel corso dei secoli, si dimostrano assai parziali.

Al termine del suo excursus quanto mai efficace, Lucio Russo così conclude: «Fra gli aspetti non secondari dell’indebolimento dei nostri legami con la civiltà classica, accanto al progressivo abbandono del metodo dimostrativo, dobbiamo includere l’ampliarsi della frattura tra matematica e fisica, l’incrinarsi del rapporto classico tra teorie e fenomeni e il diffondersi dell’irrazionalismo in importanti settori della comunità dei fisici».

In breve, non è solo la cultura umanistica a dover preoccuparsi per la perdita d’aureola della cultura classica, ma anche quella scientifica. Per evitare il rischio dilagante di un’eccessiva specializzazione, occorre tornare alla visione di un grande studioso come Wilamowitz, il quale giudicava indispensabile «la conoscenza del mondo greco in tutti i suoi aspetti, letterari, filosofici, politici e scientifici, non tanto come disciplina in sé ma piuttosto come punto di partenza verso le diverse discipline».

Avvenire domenica 22 aprile 2018

 

ANCORA SULLA SCUOLA DI IERI E SCUOLA DI OGGI: commento al margine della dott.ssa prof.ssa Lucia Ghilli

Concordo pienamente con voi. Voglio avere il coraggio di aggiungere al vostro ricco e magnifico intervento poche (e già conosciute) riflessioni tra le miriadi che sottolineano l’importanza della scuola e della conoscenza quando aiutano a crescere davvero.

Conoscenza e vita: “Omnia mea mecum sunt”

E’ in primo luogo di fondamentale importanza che nessun tipo di interesse pratico si ponga come causa/effetto del sapere.

Seneca insegna:
“Il saggio non può perdere niente; ha tutto dentro di sé, non lascia niente alla sorte, tiene i suoi beni al sicuro, è tutto teso alla virtù, che non è legata a ciò che viene dalla sorte e per questo non può crescere né diminuire, perché […] la sorte può togliere solo ciò che ha dato, ma la sorte non dà la virtù, quindi non la può togliere: la virtù è libera, inviolabile, salda […] Il saggio […] mantiene il possesso della sola virtù […] e si serve di tutto il resto come di qualcosa di passeggero. […]. Demetrio Poliorcete, che aveva conquistato Megara, chiese al filosofo Stilpone se avesse subìto qualche perdita e Stilpone rispose: «Niente. Tutte le mie cose sono con me». Eppure il suo patrimonio era stato preso come bottino di guerra, il nemico aveva rapito le sue figlie, la sua patria era caduta in mani straniere e un re, circondato dalle armi di un esercito vincitore, gli faceva domande dall’alto della sua superiorità. Ma il filosofo scalfì la sua vittoria assicurandogli che, pur nella perdita della patria, non soltanto restava non vinto, ma addirittura non aveva subito danni. E aveva davvero con sé i veri beni, quelli che nessuno può toccare. Quei beni che aveva perso, quelli che erano stati sottratti, non li considerava suoi, ma cose precarie che seguivano un solo cenno della sorte. Per questo non li aveva mai amati come propri, perché il possesso di tutte le cose che provengono da fuori di noi è instabile e incerto.”
L’exemplum estremo di Stilpone non suggerisce l’inutilità del pane quotidiano, ma afferma l’assoluta superiorità dell’immateriale.

L’anomalia in nature ben dotate”

Arato, grande nemico dei tiranni, animato da un grande senso di giustizia, cadeva poi nelle imprese campali. Ecco la riflessione di Plutarco:
“A quanto pare, non solo esistono alcuni animali che hanno una vista acuta nell’oscurità e debole di giorno, perché la secchezza dovuta al sottile strato di umore oculare rende loro insopportabile il contatto con la luce, ma ci sono anche degli uomini che possiedono una forza e una perspicacia per natura soggette al turbamento allo scoperto e nelle guerre dichiarate e che riprendono vigore nelle imprese segrete e furtive. Una simile anomalia in nature ben dotate è provocata dalla mancanza di un’educazione filosofica, e ciò porta la virtù a restare priva di scienza, come un frutto nato spontaneamente e non coltivato.”

L’ingegno multiforme

Perché, tra tutti gli eroi dell’Iliade, solo di Ulisse ci resta un ampio e magnifico poema? L’uomo dall’ingegno multiforme compie un lungo e tortuoso viaggio, durante il quale più volte si ferma per una curiositas che lo spinge a osservare. Che cosa osserva Ulisse? L’uomo. La mente che indaga non si ferma se non per capire, a costo di correre grandi rischi, e solo così può tornare a casa, ovvero riscoprire il suo autentico sé, il vero “regno di Itaca”.

Programmi e ferraglia

Umberto Eco scriveva:
Tutti sappiamo che, per dirla in parole povere e con inevitabili anglicismi, il futuro sarà sempre più dominato dal “software” a scapito dello “hardware”, ovvero dalla elaborazione di programmi più che dalla produzione di oggetti che ne consentono l’applicazione. Steve Jobs è diventato quel che è diventato non perché ha progettato degli oggetti che si chiamano computer o tavolette (che ormai li costruiscono i paesi del Terzo mondo) ma perché ha ideato programmi innovatori che hanno reso i suoi computer più efficienti e creativi di quelli di Bill Gates, che fa peggio a ogni nuova versione di Windows. Quindi, anche nel mondo della tecnologia, l’avvenire è di chi sappia ragionare in modo da inventare programmi. E si dà il caso che chi abbia fatto una tesi di logica formale, di filologia classica, di filosofia, abbia allenato una mente più adatta a inventare programmi (che sono materia del tutto mentale) di chi abbia studiato come fabbricante di “ferraglia”.

La domanda, l’ipotesi, la libera analisi critica minacciano il mondo dell’interesse. Chiamare la scuola di oggi e, come alcuni sperano (e purtroppo saranno facilmente accontentati), anche quella di domani “buona scuola” significa usare un sotterraneo e pericoloso ossimoro.
La scuola “buona” è quella che cresce individui autonomi che sappiano ben porsi in relazione con altri individui e siano in grado di agire all’interno di una società che migliora se stessa grazie a “foreste” di sollecitazioni.
La scuola “buona” non insegna solo a reperire panem et circensem. La stessa espressione “alternanza scuola lavoro” suggerisce l’idea che finora scuola e lavoro siano stati “altera” (sappiamo che non è così) e che finalmente la buona scuola abbia fornito una soluzione efficace, permettendo di spendere immediatamente le conoscenze che si acquisiscono. Un’idea non solo utopistica, ma anche pericolosa, perché ormai sappiamo che una valida formazione si spende per lo più a distanza.

Grazie per i vostri preziosi contributi

Lucia Ghilli

LEGGERE SU QUESTO BLOG anche i due posts sulla ‘Buona Scuola’ a nome dei docenti Piero Pistoia, Donatella Scarciglia, Gabriella Scarciglia  ed il commento del dott. Prof Giacomo Brunetti

APPUNTI PER UNA LEZIONE: RIFLESSIONI ED OPINIONI SULL’EVOLUZIONE DELLA VITA SULLA TERRA; a cura del dott. Piero Pistoia

ART. IN VIA DI COSTRUZIONE…..

N. B. – RINGRAZIAMO AUTORI ED EDITORI, NOMINATI IN QUESTO ARTICOLO, SE CI PERMETTERANNO DI MANTENERE IN QUESTO BLOG, MESSAGGERO DI CULTURA (almeno nelle nostre intenzioni di insegnanti) SENZA FINI DI LUCRO (con estrema certezza), IL PRESENTE INTERVENTO; IN CASO CONTRARIO, AVVERTITI ALLA MAIL ao123456789vz@libero.it,  LO SOPPRIMEREMO IN BREVE.

 

S. J. GOULD E LA FAUNA DI BURGHESS, TEORIA DELLE CATASTROFI, EVOLUZIONE

APPUNTI PER UNA LEZIONE ALLA FRONTIERA DELLA NOZIONE “EVOLUZIONE”

dott. Piero Pistoia

PREMESSA

“Un primo affascinate insegnamento che ci viene dal giacimento [di argilloscisti] di Burghess, [dopo l’esplosione del Cambriano], è quello di una differenza sorprendente fra la vita del passato [lontano] e quella del presente pur contando un numero di specie molto minore, il giacimento [ di fossili a corpo molle] di Burghess – [a partire da] una cava, non più lunga di un isolato urbano, nella British Columbia, sulle Montagne Rocciose canadesi – contiene una disparità di piani anatomici che supera di gran lunga la varietà moderna in tutto il mondo!” Da Feltrinelli, “La vita meravigliosa” di S. J. Gould, pag. 61, prima edizione nei Saggi, Ottobre 1990

L’ambiente di Burghess era di tipo marino del Cambriano medio, pressochè privo di ossigeno, ubicato alla base di scarpate spesso soggette da frane del sedimento, che spesso travolgevano gli animali che venivano inglobati in ogni posizione (vedere foto di ‘spaccati’ tridimensionali sotto). Esistevano specie bentoniche o che vivevano infossate nei sedimenti, che poi venivano intrappolate dalle frane, ma anche, quelle planctoniche e natanti, che avrebbero lasciato traccia solo dopo la morte, quest’ultime certamente lasciarono a burghess meno fossili rispetto alle altre, potendo sfuggire agli eventi drammatici.

Le specie di animali di Burghess presentavano un grado di specializzazione straordinaria; di essi furono recuperati decine di migliaia di fossili e continuamente studiati da decine di ricercatori accademici nel corso più di un secolo e, ancora oggi, sta aumentando il numero dei fossili raccolti, studiati o rivisitati. Il problema Burghess, nonostante tutto, rimane ancora aperto sia nel pratico, sia nel teorico. Oggi quello che è certo è che la fauna cambriana di Burghess avesse già raggiunto uno stato di evoluzione e differenziazione straordinario nei loro piani anatomici strutturali (phyla).

Forniamo come dati di oggi non definitivi sulla composizione della fauna di Burghess, i seguenti: 50000-60000 fossili recuperati; almeno 150 specie non riconosciute suddivise in  119 generi, con 9 (10) Phyla già conosciuti (Priapulidi, Anellidi, Artropodi, Poriferi, Ctenophori, Echinodermi, Onychophora, Brachiopodi [Cefalopodi (Nectocaris prima incerta), da rivista Nature del 1-giugno-2010]; vedere immagine alla fine) e otto (8) phila, entro cui racchiudere tutte le nuove specie non catalogabili (confrontare i due spaccati di Burghess, trasferiti da Le Scienze, 1979 e 1994, da cui è possibile ricavare i nomi dei fossili numerati nelle due figure).

Lo spaccato seguente è ripreso da Le SCIENZE  ed. italiana di Scientifica American settembre 1979 n. 133, alle pagg 76-77. Lo scrivente è abbonato a detta rivista da sempre ed il blog dove scrive è uno zibaldone culturale calato nell’interfaccia scolastico-extrascolastico ed è completamente senza scopo di lucro. L’illustrazione fu inserita ne Le Scienze per l’articolo “La fauna degli Argilloscisti di Burghess” di Simon Conway Morris e H. B. Whittington. Si rimandano, alla lettura della stessa rivista, i nomi con breve descrizione dei  28 animali numerati in questa prima ricostruzione marina. Chi volesse vedere una rappresentazione a colori della stessa fauna con 46 fossili numerati compresi i 28 precedenti (i numeri dei due schemi non corrispondono), leggere Le Scienze dicembre 1994, n. 316 o confrontare i  28 animali numerati nello Schema 1 con i 46 dello Schema 2 dei quali sono riportati tutti i nomi in legenda, cercando di riscoprirne le forme, vedere dopo).  La legenda sottostante riporta invece  i nomi ricordati nella stessa illustrazione riportata anche in Gould, op. cit. pag. 200 (in tutto, 5 animali bizzarri di Burghess). Si tratta di una ricostruzione sottomarina di un luogo dove i sedimenti degli argilloscisti formano una piattaforma sotto l’acqua di mare in discesa che parte dai piedi di una grande scogliera (situata a nord della figura) e degrada verso il mare profondo lungo un gradiente NE-SO. La piattaforma è soggetta a frane. Da notare intanto la Pikaia gracilens (28) (10) unico rappresentante del phylum dei cordati nel Cambriano medio mentre nuota solitario a N-O.

Nello schema illustrativo 1, si notino i vermi Priapulidi nelle loro tane e vari organismi bizzarri di Burghess fra cui  Dimomischus (17) (17), l’Hallucigenia (18) (39) che si prepara a cibarsi di un verme  morto, l’Opabinia (19) (3) nell’atto di afferrare un vermetto con la sua unica appendice biforcuta e la wiwaxia (24) (1) coperta di squame e spine difensive. Uno sbaglio appare a nord-Ovest: due “fette di ananas” (10) (41) stanno nuotando; in effetti  gli autori dell’articolo de Le Scienze  riparano l’errore: questa struttura rappresenta la bocca carnivora dell’Anomalocaris. 

SCHEMA ILLUSTRATIVO 1

Vicino al nome dell’organismo si notano due numeri: Il primo numero fra parentesi rimanda allo schema 1 e il secondo allo schema 2

 

IL CAMMINO DELLA VITA A PARTIRE DA 3.75 MILIARDI DI ANNI (inizio della vita sulla terra) A 570 MILIONI DI ANNI (limite Precambriano/Cambriano), VERSO LA SEDIMENTAZIONE DELLA FAUNA DI BURGHESS (530 Ma)

0 – Il pianeta terra 4.5 miliardi di anni fa terminò la sua crescita dalla nebulosa planetaria; iniziò allora a differenziarsi in gusci in quanto fuso dall’impatto dei corpi celesti e dal decadimento di isotopi radioattivi di breve vita media e, quando la crosta raffreddata fu pronta per la vita, a circa 3.75 miliardi di anni in sedimenti ad ovest della Groelandia apparvero tracce di attività organica individuate da azione fotosintetica differenziale su isotopi del Carbonio con aumento del rapporto 12C/13C, indicanti un tipo di vita molto primitivo. Ma da  3.75 miliardi di anni  a 570 Ma (inizio Cambriano) non ci fu praticamente nessuna tendenza evolutiva rilevante per la vita, cioè per ben circa 2.4 miliardi di anni fu abitata da primitive cellule singole incomplete (procariote), prive di organelli interni (nucleo, cromosomi appaiati, mitocondri, cloroplasti) e da cui circa 1.4 miliardi di anni fa iniziarono a ‘costruirsi’ le molecole singole eucariote forse per aggregazione coloniale dalle procariore più piccole. 

1 – Subito prima di tale limite (570 Ma) probabilmente iniziò un fenomeno piuttosto improbabile, a partire da una estinzione di massa

2 – All’inizio del Cambriano o subito prima, infatti, sembra sia avvenuto un episodio abbastanza ‘dolce’ di diversificazione di forme prima dell’Esplosione del Cambriano medio;  infatti (almeno 100 Ma prima di Burghess), si ebbe l’apparizione nei documenti fossili di animali pluricellulari primitivi con parti molli (?), organismi a forma di frittella diffusi su scala mondiale come Ediacara (Australia, tra 620 e 550 milioni di anni fa) e le minuscole lame, coppette e capsule rigide del Tommotiano in Russia pure su scala mondiale, ‘la piccola fauna con parti dure’.  Si estinsero praticamente prima di Burghess e  sembra che questi pluricellulari iniziali  forse rappresentarono un tentativo evolutivo fallito. Comunque anche le loro diverse fasi di sviluppo furono discontinue ed episodiche e non in progresso graduale. Un creazionista forse potrebbe dire “sono le prove sperimentali iniziali di un Creatore  prima di affrontare la vera creazione della vita sulla terra (cioè l’esplosione del Cambriano medio)! Con l’ esplosione del Cambriano medio infatti, a partire da 530 Ma, in un intervallo di tempo di un secondo (5 Ma geologici), apparvero contemporaneamente tutti i phylum (piani anatomico -strutturali) degli animali moderni forse meno uno, i Briozoi, che si presentarono all’inizio del periodo successivo (Ordoviciano); ma è facile che cercando ancora nelle argilliti a Burghess…. L’Universo è così complesso che chi cerca trova? Si fa per dire! In una iperbole potremmo azzardare l’ipotesi che l’esplosione del Cambriano medio avesse le stesse caratteristiche funzionali  di un piccolo big bang per l’evoluzione della fauna terrestre. Chi sa se ci furono anche  prove sperimentali qualche frazione di secondo prima, come nel caso della fauna (tentativi sperimentali di Ediacara e Tommotiano)!

3 – Riassumendo con Gould (pag. 58, op. cit.), tra la nascita della vita e fauna di Burghess, invece di avere una continuo processo darwiniano di complessità, notiamo una successione di faune senza apparenti legami di continuità: da 3.75 a 1.4 miliadi di anni  (quasi per 2.5 miliardi di anni) si rinvengono solo cellule eucariote in stasi; successivamente da 1,4 miliardi a 570 milioni di anni (inizio Cambriano), cioè per altri 700 milioni di anni si aggregarono cellule protocariote a formare le prime cellule eucariote più grandi e organizzate, ma non una vita pluricellulare; infine, per arrivare a Burghess, passarono ancora 100 milioni di anni circa, 20 secondi geologici prima dell’esplosione Cambriana che durò 1 secondo (5 Ma) e in questa frazione di tempo geologico, si susseguirono tre faune straordinariamente diverse, Ediacara, Tommotiano e Burghess. E poi? Per arrivare a noi, cioè ancora 500 milioni di anni (altri 100 sec), la vita si mosse in tutte le direzioni e su essa si possono raccontare storie mirabili di trionfi e tragedie le più svariate, …ma non un singolo nuovo phylum o piano anatomico fondamentale si è aggiunto alla serie di Burghess“! E’ anche probabile che i piani anatomici strutturali a Burghess fossero in numero superiore a quelli rinvenibili della fauna attuale data che “molti dei primi esperimenti si sono estinti col passare del tempo e non è comparso alcun nuovo phylum. (Le Scienze, 1994, op. cit.).

4 – Ma quale potrebbe essere la ragione scientifica per il fatto che in un attimo geologico si siano sprigionati tutti i tipi di organizzazione anatomica? Ci sono almeno due ragioni: una <<esterna>> e l’altra <<interna>>.  Quella esterna è fondata “su base ecologica….L’esplosione del Cambriano rappresenta il riempimento iniziale del serbatoio ecologico di nicchie [completamente libere] per gli organismi pluricellulari e qualsiasi esperimento vi ha trovato spazio“; Quella interna è “basata sulla genetica e sullo sviluppo: i più antichi animali pluricellulari avevano forse conservato una certa flessibilità per il cambiamento genetico e la trasformazione embriologica, flessibilità che si è fortemente ridotta allorchè essi si sono <<bloccati>> in un insieme di modelli stabili e di successo”. (Le Scienze, 1994, pag. 69; op. cit.)

SCHEMA ILLUSTRATIVO 2
Illustrazione (modificata sulla destra) riportata ne LE Scienze, dicembre 1994, n. 316, pagg. 68-69. Molti organismi come il gigantesco Animalocaris, non vissero a lungo ed hanno una anatomia così peculiare che è impossibile classificarli nei phyla noti.

5 – Se fosse davvero così si potrebbe formulare una ipotesi azzardata e poco razionale per la presenza della vita sulla terra. Da quanto descritto sembrerebbe che Chi o che cosa avesse ‘progettato’ o ‘attivato’ Burghess in effetti avrebbe costruito l’attuale vita sulla terra con tutte le sue forme e, riavvolgendo il film, anche tutte le altre infinite possibili.

6 – Poco dopo questa prima fase, diciamo, incerta,  nell’ultimo episodio dell’Esplosione del Cambriano di fatto si sviluppò la improbabile Fauna di Burghess, con sviluppo anche di forme pluricellulari a tessuto molle.

7 – Di ‘trascendente bellezza‘ sono risultati gli organismi di Burghess e rilevanti  ‘per la nuova visione della vita che hanno ispirato‘ e per la loro estrema complessità dei loro apparati, che avrebbero fatto immaginare, in regime di neo-darwinismo – se avessero saltato il baratro della catastrofe cambriana – la loro sopravvivenza verso spettacolari esplosioni di forme di certo mai viste, dal partire da una loro strabiliante molteplicita di piani strutturali: l’Opabinia con i suoi 5 occhi e l’organo di prensione frontale, l’Anomalocaris, l’animale più grosso del suo tempo, un terribile predatore con una mascella circolare, l’Allucigenia con una anatomia che giustifica pienamente il suo nome ….. (Gould, op.cit.). Vedere legenda dello spaccato.

Da terminare……

CONCLUDIAMO QUESTI APPUNTI UN PO’ SCONNESSI CON I PUNTI INTERROGATIVI DI S. J. Gould (La vita Meravigliosa, op. cit. pag. 62), RINVIANDO IL LETTORE INTERESSATO A LEGGERE IL TESTO.

In un momento geologico prossimo alla fine del Cambriano, fecero la loro prima apparizione praticamente tutti i phyla moderni,  assieme ad una serie ancora maggiore di esperimenti anatomici che non sopravvissero a lungo. Nei successivi 500 milioni di anni non emerse alcun nuovo phylum, ma solo variazioni su piani  già ben affermati, anche se alcune di tali variazioni, come quella della coscienza umana, avrebbero in seguito esercitato un impatto sorprendente sul mondo. Che cosa mise in moto l’esplosione di Burghess? e che cosa lo disattivò così rapidamente? Che cosa, se qualcosa ci fu, favorì l’insieme limitato di progetti sopravvissuti rispetto alle altre possibilità fiorite nella fauna di Burghess? Questo schema di decimazione e di stabilizzazione, che cosa cerca di dirci sulla storia e sulla evoluzione?

Infine rimane da sottolineare ancora come la fauna di Burghess sembra così autorizzare l’introduzione di un nuovo concetto la ‘catastrofe’ o ‘decimazione’ improvvisa e indiscriminata che distruggendo gran parte della fauna del pianeta può avviare l’evoluzione in direzioni in gran parte imprevedibili, lasciando alla selezione naturale un raggio di azione più circoscritto. Nel ‘bestiario’ degli argilloscisti di Burghess, c’è un piccolo ‘cordato’ dall’aspetto insignificante, simile ad un verme. Quello che è certo è che, se quel lontano progenitore fosse stato coinvolto in una di tali decimazioni, l’uomo non sarebbe mai esistito.

‘ALBERI’ DELLA VITA A CONFRONTO

Walcott, nonostante fosse lo  scopritore ed il primo studioso della fauna di Burghess, continuò a pensare convenzionalmente che la vita col tempo si diversificasse sempre più con continuità a partire da una semplicità anatomica alla base con pochi piani strutturali, “interpretando ogni organismo della fauna di Burghess come un membro primitivo di qualche ramo importante del successivo albero della vita” (Gould, op. cit. pag. 42)

CONO DELLA DIVERSITA’ CRESCENTE

L’iconografia erronea ma ancora convenzionale della diversità crescente

Ma l’esatta ricostruzione di questa fauna sembra suggerire un modello (quasi albero rovesciato), dato il grande numero di piani anatomici strutturali subito dopo la diversificazione dei primi animali pluricellulari (EDIACARA e compagni) e l’albero successivo procedette per eliminazione e non per espansione di piani strutturali. La caterva di specie attuali sarebbere una “variazione sulla base di pochi piani anatomici fondamentali;  con un singolo piano fondamentale i tassonomisti hanno infatti descritto più di mezzo milione di specie di coleotteri “(Gould, op. cit. pag. 43)

ALBERO CAPOVOLTO DELLA DECIMAZIONE E DIVERSIFICAZIONE

<———-diversità anatomica ———>
Modello riveduto della decimazione e diversificazione

Albero filogenetico derivato dalla reinterpretazione della fauna di Burghess. L’eliminazione della maggior parte dei gruppi per estinzione lascia grandi vuoti morfologici fra gli organismi sopravvissuti. La linea tratteggiata rappresenta il tempo della fauna di Burghess, con la disparità a livello massimo (Gould, op. cit., pag. 220)

 

Continuano le ricerche, aumentano i fossili, si modificano le attribuzioni da phyla primitivi a fossili bizzarri e viceversa.

L’ULTIMA MODIFICA DELLA SAGA AVVENUTA NEL 2010

Nel Portale dell’evoluzione, detto PIKAIA, dell primo giugno 2010, si parla che, su l’ultimo numero di Nature, Smith e Caron, studiando nuovi fossili di Nectaris, già descritto come un animale con la testa di un artropode primitivo ed il corpo di un cordato, lo inseriscono come membro primitivo del phylum Cephalopoda. Pensavamo che questo phylum iniziasse 30 milioni di anni dopo il Cambriano medio (Burghess), con fossili simili al nautilo. Ancora una prova che a burghess ci potrebbero essere i ‘germi’ di tutti i phyla di oggi!

ECCO LA NUOVA NECTARIS

Forma corporea schiacciata e romboidale, grosse pinne laterali, un imbuto boccale con cui accelerava, coppia di lunghi tentacoli per procacciarsi le prede.

La lettura di questi appunti poco ordinati dovrebbero stimolare il lettore ad approfondire questi argomenti relativi all’evento più importante e bizzarro fin’ora conosciuto nel processo evolutivo della fauna terrestre, almeno sugli scritti nominati:

Stephen Jay Gould “La vita meravigliosa” Feltrinelli, 1990

LE SCIENZE, Settembre 1979 n. 133 “La fauna degli argilloscisti di Burghess” di S. C. Morris e H. B. Whittigton

LE SCIENZE, Dicembre 1994 n. 316 “L’evoluzione della vita sulla terra” di J. S. Gould

CONCLUSIONI

Proprio a partire da queste ricerche sul campo di forme di vita del passato remoto della terra e  dalla relativa documentazione fossile, che suggeriva la presenza di brusche accelerazioni nel processo evolutivo, in prima istanza per molto tempo trascurate, Gould e Eldredge proposero la Teoria degli Equilibri Punteggiati (brevi periodi geologici con improvvisi esplosioni evolutive seguiti da lunghi periodi di lenti ritmi uniformi di tipo darwiniano). Questa potente ipotesi intuitiva, proposta dai due ricercatori nell’articolo “Punctuta Equilibria An Alternative To Phyletic Graduation”  intorno agli anni settanta, osteggiata per lungo tempo sotto la pressione del paradigma darwiniano – come sempre un paradigma nelle accademie tende a mantenere se stesso – oggi sembra accettata e convalidata in ‘buona’ “teoria”, perché i suoi due autori “riuscirono a proporre una teoria scientifica innovativa non aggiungendo nuove informazioni, ma riformulando le conoscenze già accumulate dalla loro disciplina  e male interpretate” (Telmo Pievani, nell’introduzione al recente libro “L’Equilibrio Punteggiato” di prossima pubblicazione per Codice Edizioni. (Da Le Scienze Novembre 2018, pag. 8)

…………………………………………..


.


 

La base in -jpg dei precedenti articoli è stata trasferita da ‘Il Sillabario’ cartaceo

 

da continuare…

 

PROPRIETA’ DELL’ACQUA PER LA VITA E TEORIA QUANTISTICA: alcune conferenze del fisico teorico E. Del Giudice e trasferimento da internet della premessa tradotta in italiano (1 pag. su 12) dell’art. “ILLUMINATING WATER AND LIFE: E. DEL GIUDICE”; della ricercatrice Mae-Wan Ho, Institute Science in Society, London, UK (che pubblica on line nel 2015); a cura di Piero Pistoia

Post in via di costruzione…
 
QUALCHE RIFLESSIONE INCERTA E PROVVISORIA A BRACCIO di Piero Pistoia
 
Suggerito dalla Meccanica Quantistica che, a differenza della Meccanica Classica, vede la materia non inerte, ma attiva, sembra che l’acqua abbia infinite possibilità di coerenza, anche grazie ai suoi clusters in se stessi coerenti, con frequenze diverse da un aggregato all’altro, da una macromolecola all’altra, per cui l’acqua potrebbe risuonare con infiniti eventi. In quest’ottica, Emilio, in momenti di più alta tensione del suo uditorio durante le conferenze, riesce a distendere gli animi degli ascoltatori talora con batture e storielle piacevoli, davvero indovinate: ebbe a dire, in uno di questi frangenti, che per sua natura l’acqua per vita è di certo definibile “di facili costumi” permettendo di risuonare con tutti! Poi tali frequenze stabilizzate in acqua, raggruppate opportunamente e attivate tramite un campo elettromagnetico di background che fa da gabina di regia, mantenuto all’interno della massa vivente da particolari proprietà dell’acqua, potrebbero essere in grado, in qualche modo nel corso del tempo (tutto da proprietà precisare), di “costruire e far funzionare”, fra l’altro, i famosi cicli della microbiologia attivi nei corpuscoli cellulari dei viventi (es. per tutti gli altri, i mitocondri),  come il ciclo di Calvin, Lynen, il ciclo di Krebs…la fotosintesi clorofilliana…. Sembra di capire che molecole risonanti in ogni ambiente biologico si attirano ed ogni processo biochimico della microbiologia all’interno della masse viventi sarebbe provocato dai “facili costumi” dell’acqua per la  vita, che ‘giocherebbe’ ruoli incredibili in seno ai viventi. Sembra infine che in ambiente dominato dalla frequenza (mondo della fase), ogni cambiamento si trasmetterebbe fuori dal tempo pr cui questi eventi verrebbero ricreati in un processo istantaneo.
Nel fervido lavoro della ricercatrice Mae-wand Ho, condotto nel suo articolo nominato (vedere di seguito la pagina della sua premessa),  cerca, determinata, di agganciare, con più forza,  i concetti divulgativi di medio-alto livello di Emilio Del Giudice espressi nelle sue conferenze sull’acqua per la vita, ad  una trama di dati duri misurati con strumenti e processi strumentali sofisticati da una miriadi di esperimenti condotti in svariate parti del mondo descritti e sostenuti da centinaia di pubblicazione scientifiche. In particolare vengono riportati dati da misure di energia (meV) su salti da livelli energetici, misure di distanze e lunghezze (nm)… su superfici di macromolecole vibranti,  di aggregati di molecole di diversa taratura, su bulk water ecc. 
L’idea mi pare alla fine che si debbano aprire incastri su una tela, tessuta prima da Del Giudice e ora da Mae-Wan Ho (due grandi menti del cambiamento purtroppo recentemente scomparsi), inizio-principio per l’espansione di questa ricerca nuova, mai vista, alla frontiera delle accademie dello statu quo. Mae Ho infatti afferma: “Emilio has given a uniphying basis for a new science of water for life. In the rest of this paper I shall give an overview of how I see the subject in the light of his controbution, and how it  could be  taken forward.”
 
 
IL CONCETTO DI RISONANZA SECONDO EMILIO DEL GIUDICE
Altrogiornale.org.html
 
Per leggere lo scritto in pdf cliccare su:
 
 
N.B.
Si ringraziano i responsabili di ALTROGIORNALE ed i responsabili del sito “INFORMAhealthcare.com/ebm, se ci permetteranno di mantenere su questo blog l’art. di Emilio Del Giudice e la premessa all’articolo della Mae-Wan Ho;  in caso contrario, avvertìti alla E-mail “ao123456789vz@libero.it”, provvederemo immediatamente alla loro cancellazione.
 

ILLUMINANDO L’ACQUA E LA VITA: EMILIO DEL GIUDICE

di Mae-Wan Ho

Institute of Science in Society, London, UK


Abstract
La teoria dell’elettrodinamica quantistica dell’acqua, premessa da Del Giudice e colleghi, fornisce un utile fondamento per una nuova scienza dell’acqua per la vita. L’interazione di luce con l’acqua genera domini quantici coerenti in cui le molecole dell’acqua oscillano tra uno stato di base e uno stato eccitato vicino al potenziale di ionizzazione dell’acqua. Questo produce un plasma di elettroni liberi tali da favorire almeno le reazioni di ossido riduzione, base dell’energia metabolica negli organismi viventi. I domini coerenti stabilizzati dalle superfici, come membrane e molecole, forniscono una interfaccia d’acqua eccitata che attiva la fotosintesi, da cui dipende la maggior parte della vita sulla terra. L’acqua eccitata è la sorgente di protoni superconduttori per una intercomunicazione rapida all’interno del corpo. I domini coerenti possono anche catturare frequenze elettromagnetiche dall’ambiente per orchestrare e attivare reazioni biochimiche specifiche attraverso la risonanza, un meccanismo per la più precisa regolazione della funzione genetica.

Il Prometeo della nuova scienza

Emilio mi ha ispirato fra molti altri. Egli era gentile, molto generoso, divertente, saggio e brillante. L’ho atteso a lungo per discutere le mie ultime idee con lui su matematica, arte, bellezza, sulla coscienza e sull’universo (Ho,2014). Ma non doveva succedere. Egli era all’improvviso occupato lontano e senza preavviso.
Qui riporto quello che egli disse in un breve video per i nostri Colori dell’Acqua, arte/scienza/festival della musica in marzo 2013 (Del Giudice,2013):


“Sono totalmente discorde con il paradigma della scienza convenzionale che vede la materia come una entità inerte sollecitata da forze esterne. Il paradigma del campo fisico quantistico non separa la materi dal movimento, poiché la materia è intrinsecamente fluttuante. Vi è una possibilità di accordare le fluttuazioni quantistiche di un gran numero di corpi e creare coerenza della materia attraverso la musica. Gli organismi umani possono essere un frammento di tale coerenza. Le esperienze artistiche sono risonanze nella struttura del nostro paradigma del campo quantistico. La loro rilevanza, riguardo alla auto-organizzazione della materia è stata riconosciuta dagli artisti e umanisti molto prima degli scienziati. La scienza convenzionale è molto lontana dai drammi, bisogni e desideri del popolo. Non c’è posto per lo spontaneo movimento di organismi né dell’amore fra organismi. Il nostro compito oggi è mostrare che il paradigma del moderno campo quantistico è capace di innalzare la verità fisica allo stesso livello della verità della poesia”

Emilio ha acceso il fuoco per una scienza dell’organismo, come Prometeo l’ha fatto per la scienza classica del meccanicismo. Egli realmente vide se stesso in quel ruolo in un bel saggio (Del Giudice, 2014) dove onorava Herbert Frohlich (1905-1991), la cui idea di conservazione di energia ed eccitazioni coerenti per sistemi viventi fornì un’idea di partenza per mio interessamento alla fisica degli organismi nel tardo 1980. Mi conto fra i molti portatori di fiaccole di Emilio che vagheranno per il mondo a spargere il fuoco per disperdere le tenebre con la loro abbagliante luce.
Emilio fu uno scienziato prolifico ed originale, un gigante la cui eredità intellettuale dovrà essere valutata nel suo insieme nelle decadi a venire, essendo stato così avanti per il suo tempo. Egli è per lo più conosciuto per essere il pioniere per la teoria del campo quantistico riguardo alla materia soft condensata (Ho,2011). Confesso di avere iniziato ad apprezzare interamente il suo lavoro dopo aver esaminato la letteratura più convenzionale che mostrava l’acqua essere quantisticamente coerente anche sotto condizioni ambientali (Ho,2011). L’acqua coerente quantistica soggiace alla coerenza quantistica degli organismi (Ho, 2008a). Essa è il mezzo con cui la vita costringe il meccanismo macromolecolare quantistico (proteine e acidi nucleici) a lavorare con quasi il 100% di efficienza e con precisa coordinazione anche sotto ai livelli molecolari e sub-molecolari. Io chiamo questo “jazz quantistico”. Ispirato da Emilio ho iniziato a vedere chiaramente come l’acqua coerente quantistica alimenta di carburante la biosfera e fornisce l’elettricità che  anima la vita e rende possibile il jazz quantistico (Ho, 2012a). L’acqua coerente quantistica rappresenta veramente gli strumenti, medium e message, della vita (Ho,2014b). Emilio ci ha dato, una base unificante di una nuova scienza dell’acqua per la vita. Nel resto di questo articolo fornirò una supervisione di come vedo il soggetto alla luce del suo contributo e come esso potrebbe essere ampliato.

 
Post in via di costruzione…