COSE ALLA ‘RINFUSA’ DI BRUNER E FEYERABEND di Piero Pistoia e Gabriella Scarciglia

Articolo riproposto per  la sua attualità, leggermente rivisitato – per leggerlo cliccare su:

COSE DI BRUNER E FEYERABEND

Oppure leggerlo direttamente di seguito:….

COSE DI BRUNER E DI FEYERABEND

di Piero Pistoia e Gabriella Scarciglia

  • Il processo di apprendimento proprio delle Culture umane (afferma Bruner) è un processo interattivo dove le persone imparano le une dalle altre e non attraverso il mero procedimento del narrare e del mostrare. Appare così evidente il ruolo nuovo del maestro, che, nel migliore dei casi, prima preparava ed organizzava la sua lezione, o almeno pensava alle idee da esporre, alle argomentazioni da proporre, in vista della acquisizione di uno o più concetti. Sistemava cioè la materia in una scaletta che poi avrebbe esplicitata in una maniera chiara e coerente. Ma se viviamo in un mondo complesso-caotico introdurre una sistemazione non significa forse introdurre un aspetto illusorio? Nella nuova ottica la classe diventa una sotto-comunità dove si impara in scambi reciproci di idee ed argomentazioni. L’insegnante non è più così il detentore del sapere, onnisciente, ma un coordinatore dello scambio di idee e saperi degli altri, un orchestratore. E’ facile che molte idee scambiate siano sciocche dal nostro punto di vista; ma anche l’idea più sciocca può avere dei punti a sua forza per alcune persone e non solo. In sistemi complessi verrebbero favorite proprio le idee meno apprezzate dalle posizioni ufficiali dell’interno delle trappole della conoscenza (Piero Pistoia, Frattali, logica e senso comune, Didattica delle Scienze, La Scuola, Brescia, aprile 1995). Non poniamo limiti alla immaginazione, è questo lo slogan di Feyerabend che dovrebbe animare le classi; lasciamo proliferare i diversi punti di vista, diamo ascolto a tutte le voci, anche e specialmente a quelle dissonanti e sorprendenti per le tradizioni standard. Sono le idee diverse, le posizioni diverse, i punti di vista diversi (e più sono e meglio è) che producono progresso in ogni campo.

  • Non c’è un’unica spiegazione, quella causale, quella apollinea, avulsa dal contesto, il cui punto di vista è da “nessun dove”. Ma tante interpretazioni a seconda dei contesti, delle tradizioni e delle Culture. Questo tipo di atteggiamento in classe è, a nostro parere non soltanto opportuno, ma necessario in un momento in cui la Scuola sta diventando sempre più multietnica; in ogni classe si incontrano storie, tradizioni, culture di mondi totalmente diversi fra loro; convivono e si confrontano alunni tedeschi, svizzeri ecc. ed anche marocchini, albanesi, sloveni ecc. senza contare le varianti all’interno della nostra tradizione (i poveri ed i ricchi, i figli dei divorziati e quelli adottati ecc.). La famigerata formula di pluriclasse, fortemente criticata in ambiti pedagogico-didattici e da tempo eliminata, non sarebbe oggi, se rivisitata, una proposta all’avanguardia? Ecco due concetti irriducibili a confronto/scontro: la spiegazione e l’interpretazione, l’armonia e l’ambiguità, l’aspetto addomesticato e l’aspetto più selvaggio della conoscenza, se non quella del lupo, almeno quella del cane bastardo, che non è asservito al padrone razionale fino in fondo (Piero Pistoia, Il cane, il lupo ed il bastardo, Didattica delle Scienze, La Scuola, Brescia, novembre 1994).

  • Forse esistono situazioni psico-biologiche ereditate dalla specie (specie specifiche), ma l’efficacia delle costruzioni degli altri significati, all’interno di questo background psico-biologico dipende quasi esclusivamente dai teatri culturali in cui avviene l’interazione (“mercati simbolici” di Bourdieu). Bruner,1996, pag. 126. L’aspetto esplicativo-causale è certamente potente (forse troppo) nella tradizione della ricerca scientifica (nella tradizione di un Indiano Hopi che significato potrebbe avere il tensore di gravità di Einstein?) ma solo se rimaniamo in ambiti spazio-temporali limitati e con poche variabili; è infatti capace di prevedere e controllare per tempi brevi il mondo fisico inorganico (che poi non è tutto il mondo inorganico) e perfino alcuni pochi aspetti del mondo della vita. Comunque certamente non riuscirà a fornire ragioni causali all’enorme mare tempestoso (per dirla con Wittgenstein) che squassa la piccola isola del razionale, addomesticata, povera e sonnolenta (“Che Dio ci scampi dalla povertà della visione e dal sonno di Newton”, Blake). A nostro avviso la stessa isola, insieme alla sua frontiera, potranno trovare anch’esse, nell’ambito della narrazione e della interpretazione, i modi per aprire nuovi percorsi, direttrici teoriche ed operative mai sperimentate, per recuperare dal non dicibile i nuovi giochi per agitare opportunamente il dicibile e rompere i paradigmi (Piero Pistoia, La teoria, la Realtà ed i Limiti della conoscenza, Didattica delle Scienze, La Scuola, Brescia, ottobre,1993).

  • Come insegnare l’argomento più vicino alla vita, quello delle “narrazioni” e delle “interpretazioni “ per eccellenza, come gli Studi sociali, la Storia e la “Letteratura” (le tre P di Bruner, il Presente, il Passato ed il Possibile) che a differenza della Scienza, suscita passioni contrastanti? Come si fa ad insegnare ai giovani una storia tragica e travagliata, che da molte parti è considerata un grosso errore? Come facciamo ad indurre la nuova generazione a riflettere sulla propria storia, non solo a studiarla, ma a reinterpretarla? Le reinterpretazioni possono “smascherare” le storie ufficiali delle nostre vittorie? E’ permesso? Ogni vittoria porta con sé ideologie, verità, insegnamenti istituzionalizzati da comunicare ed imporre! Sono queste le “narrazioni” che le nuove generazioni devono cercare di formulare od almeno porsi il problema di poterle formulare, se non la necessità di formularle.”Ma allora non c’è niente di sacro?”, si chiede Bruner (1996, pag.104) e la sua risposta è “Di sacro c’è che qualsiasi ricostruzione del passato, del presente e del possibile che sia ben forgiata, ben argomentata, scrupolosamente documentata e prospettivamente onesta merita rispetto”. Nell’operazione Desert storm, abbiamo vinto o perso? Perché nessun lutto ufficiale per le decine di migliaia di civili iracheni uccisi? Bruner 1996, pag. 127. Per non parlare di quella efficace e brillante azione strategica, dal sapore fortemente “causale”, che vince in sol colpo la guerra: migliaia di soldati nemici soffocati nella sabbia del “loro“ deserto, nelle trincee scavate nella “loro” terra, al semplice passaggio dei “nostri” potenti carroarmati giunti da un “lontano” continente. Il nemico non ha forse donne, bimbi e vecchi e ragioni da vendere? Proprio come noi, i vincitori! Non sono forse umani come noi e come noi appartenenti alla stessa specie Homo sapiens (sottospecie sapiens)? Dalla molteplicità delle interpretazioni della storia del passato, potremmo acquisire la compossibilità di soluzioni ai problemi del presente, aprendo possibilità più umane per il futuro. Sono nelle storie che ci raccontiamo le cause della nostra felicità o delle nostre disgrazie, altro che gettare nel fuoco ciò che non è spiegazione causale, come suggeriva Hume! Se sono tutte sofisticherie ed inganni (Hume), perché in regime di tirannia i primi ad essere imprigionati sono i romanzieri ed i poeti? Lo stesso Platone voleva espellere i tragediografi dalla sua Repubblica perché inutili e pericolosi! Rendere strano ciò che è fin troppo familiare ed aiutare a vedere continuamente in modo nuovo, a chi fa paura? Da una parte l’uso strettamente razionale e quindi innaturale e violento che fa la società dell’uomo, dall’altra l’interpretazione, collegata al sacro interiore (Moravia). Se davvero vogliamo rinnovare la Scuola portiamo in classe romanzieri e poeti!

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NOTE

Il lettore che volesse ritrovare ed approfondire le idee appena accennate, può leggersi gli ultimi due libri scritti da Bruner e Feyerabend (Bruner, La cultura dell’educazione, Feltrinelli,1996 e Feyerabend, Ambiguità e armonia, Laterza 1998), che riassumono le loro tesi, oggetto di lunghi e sofferti dibattiti nel corso dell’ultimo mezzo secolo ed oltre. Da notare infine che tutti gli articoli di riferimento scritti da Piero Pistoia si trovano tutti riportati in questo blog.

Piero Pistoia e Gabriella Scarciglia

APPUNTI SUL PENSIERO DI J. BRUNER PRIMA DEL 1988 E DI ALTRI: auto-aggiornamento; a cura del dott. Piero Pistoia

Post in via di costruzione……

PREMESSA ALL’AUTO-AGGIORNAMENTO

Nel corso del nostro insegnamento, dopo l’esperimento AUTODIDASSI (cercare su questo blog), per un certo periodo, alcuni docenti pensarono insieme a ad altri interessati alla cultura, in particolare il maestro Andrea Pazzagli, l’ingegnere Ilvano Spinelli ed il sottoscritto ed altri sentirono ancora l’esigenza di un autoaggiornamento in particolare anche sulle discipline che affiancavano il lavoro scolastico (psicologia dell’età scolare, pedagogia e didattica metodologica relativa alle discipline insegnate). Nel corso degli anni si ritrovavano pi o meno periodicamente insieme per leggere e discutere su svariati testi relativi all’oggetto in questione, talora scrivendo le risultanze dei dibattiti che poi cercavano di pubblicare su riviste nazionali a direzione accademica come La Scuola di Brescia con le sue riviste (Didattica delle Scienze, Scuola e Didattica ecc.), la Loescher con La Ricerca ed altre a taglio più specifico (La Fisica nella Scuola, Riviste di elettronica  ed informatica aperte alla Scuola, per es. del Gruppo Editoriale Jackson, ecc.) e questa scelta fu decisa specialmente per ottenere un giudizio mediato dalle facoltà universitarie specifiche sui nostri risultati. Diciamo che avemmo un certo successo valutativo e morale (diversamente dalla indifferenza generalizzata della struttura scolastica, isolata nella lontana provincia, i cui interessi sia dei docenti, almeno allora al 90% pendolari, sia dei ‘coordinatori s.l.’, erano preminenti, per una ragione o per un’altra. Di questi lavori scritti a più mani alcuni furono pubblicati ed alcuni di essi possono essere letti ancora su questo blog.

Alcuni, dal sottoscritto, vennero ‘offerti’ alla Scuola sotto forma di aggiornamento personale.

Rimaniamo convinti che questi scritti pur datati, potrebbero ancora essere di stimolo e guida, anche per i contenuti ed i processi, in queste esperienze non esauribili, vista la complessità insita nel lavoro ‘insegnativo’.

Coloro che, nel corso di molti anni, parteciparono a questi incontri e discussioni, si sono poi persi attraverso i labirinti della vita, per una ragione o per un’altra.

Dopo tanti anni ho recuperato uno di questi scritti, denso di stimoli di riflessione, e,  perché non venga perduto, con una certa nostalgia anche per una giovinezza ed un entusiasmo che si sono spenti, ho voluto trasferirlo su questo blog, anche se poco presentabile nella forma. Allegato c’era il seguente schema grafico, tracciato a mano libera, firmato dal sottoscritto, leggibile cliccando sul link:

BRUNER_grafico sullo sviluppo della mente0001

Il seguente scritto, per es., fu presentato alla scuola come lavoro di autoaggiornamento, a.s. 1988-89

Ho trovato il seguente articolo dattiloscritto, se ben ricordo mai pubblicato, di oltre trent’anni fa, non firmato, in mezzo ad una caterva di appunti, scaturito certamente da una delle tante conversazioni argomentative durante l’auto-aggiornamento, e, nel rileggerlo posso ipotizzare, da certi passaggi, che la stesura possa essere stata di Andrea Pazzagli (o di altri, ma utilizzato per il nostro aggiornamento)

Dott. Piero Pistoia

BRUNERJ

Cliccando sul link precedente, in odt si legge il risultato di questo auto-aggiornamento, altrimenti leggere di seguito in jpg:

SENSO COMUNE E CULTURA SCIENTIFICA PARTECIPATA: i saperi preposti alle scelte; riflessioni sopra le righe; a cura di Piero Pistoia

CURRICULUM DI PIERO PISTOIA:

piero-pistoia-curriculumok (#)

Prime prove di trasferimento…

SENSO COMUNE E CULTURA SCIENTIFICA PARTECIPATA: i saperi preposti alle scelte, riflessioni sopra le righe; a cura del dott. Piero Pistoia

Cliccare sul link, leggere in esso e tornare indietro per leggere dopo il link!

CONTROLLA IL CONTO0001

Per proporre all’attenzione del lettore alcuni dei saperi sopra accennati di notevole potenza investigativa sui dati storici, onde poter gettare uno sguardo sul futuro, cosa utile per la partecipazione e quindi per la libertà, rimandiamo a riflessioni su posts di questo blog che concernono l’analisi dei dati di serie storiche con la statistica ed il computer e in particolare l’analisi di Fourier, con il periogramma.

BIBLIOGRAFIA E NOTE

BIBLIOGRAFIA

 

 

ARISTOTELE HA FORSE DA DIRCI ANCORA QUALCOSA; del docente Andrea Pazzagli; con Nota al margine del coordinatore (NDC); post aperto

N.B. – Per leggere l’art. in pdf, cliccare sopra il link; poi, per leggere il resto dell’articolo, cliccare sulla freccia in alto a sinistra, che fa tornare indietro!

ARISTOTELE10001

Per leggerlo in jpg continuare

NOTA al margine, talora ‘a braccio’, forse un po’ azzardata e poco organizzata del coordinatore (NDC: P. Pistoia), solo per attivare una riflessione-discussione. Reinterpretazione della nozione ‘Buon Senso’.

 

PREMESSA PROBLEMATICA

Da controllare, ancora in questo blog, per es., il contenuto del tag “L’Opinione” ricordato nell’articolo precedente e su internet cercare il concetto di phrònesis, saggezza, discernimento…,rispetto a sapienza (sofia). Potrebbe significare anche Buon Senso? Qual è la differenza? Il buon senso è una ‘facility istintiva’ che  utilizza la sapienza di background individuale, nel ‘vedere di getto’ percorsi operativi nelle zone complesse, come, per es., nella morale, nell’etica, nell’insegnamento, politica ed altro,  al fine di ordinarle razionalmente, comprendendole, per poi di fatto su esse prendere decisioni? Se sì, sembrerebbero esistessero diversi livelli di buon senso rispetto ai gradi di sapienza posseduti (background di conoscenze teoriche al fine di cogliere le Verità nei diversi contesti), a partire dal ‘buon senso del senso comune’.

Nello scritto successivo, le cui informazioni sono state anche mutuate da vari scritti su Internet (compreso Wikipedia), si fa un tentativo ipotetico di inserire la nozione di Buon Senso nel quadro  aristotelico accennato in questo post. Deve essere considerato come un progetto di lavoro, una successione di appunti per una eventuale lezione-discussione.

BREVI CENNI SUI PROCESSI DI CONOSCENZA IN ARISTOTELE (384-322 a.C.n.)

(Etica Nicomachea)

Tre sono i modi per conoscere in Aristotele: Sofia (Epistème?), Technè e Phrònesis.

Primo modo: la nozione di Sofia-Episteme

Sofia-Epistème è la conoscenza teoretica intellettuale, certa e assoluta, considerata giustificata oltre ogni dubbio; appartiene alla categoria Know why. Questo modo è tradotto con ‘Sapienza’ che ha come unico fine le Verità riguardo la realtà delle cose. Consiste di una intuizione intellettuale potente che permette anche il processo induttivo, costruendo dai dati empirici enti universali (senza l’intervento divino), superando lo stesso processo logico formale limitato dalla possibilità di premesse false che conducono ad inesorabili conclusioni false. Per scoprire di più sulla nozione “induzione” cercare nel blog, per es., con il tag ‘induzione’, appunto. Tale conoscenza intellettuale viene contrapposta alla Doxa, che riguarda la semplice ‘opinione’.

Secondo modo: la nozione di Technè

Denota la Tecnologica (Know how); es., abilità,  colture…e l’arte, che, al tempo, ebbe gioco rilevante anche per l’oggetto tecnico.

Terzo modo: la nozione di Phrònesis

La Phrònesis (parola greca tradotta nella Treccani con ‘Saggezza’ e da Cicerone con ‘Prudentia’…) è una nozione che ha a che fare con la conoscenza e l’etica calate nella pratica. Si tratta forse di un processo  mentale da interfaccia fra l’Episteme e la complessità del reale, per trasferire le nozioni dall’alto attraverso un’azione indirizzata a sbrogliare la densità infinita delle cose del mondo in particolare quello umano (avrebbe buon gioco specialmente nell’Etica, nel processo insegnamento-apprendimento, nel praticare Politica, nella pratica della Giustizia…). La nozione che ha svariati contenuti, aldilà delle svariate zone di intersezioni  (Prudentia , Saggezza, Avvedutezza, Cautela, Discriminazione, Attenzione…) potrebbe richiedere, a monte,  1) una consapevolezza istintiva necessaria, a fronte di una potenzialità molteplice di eventi concreti che concernono un problema e 2) una capacità intuitiva a cogliere in equilibrio gli svariati aspetti dell’etica e della conoscenza rilevanti ai fini della soluzione dello stesso problema, per procedere a tracciarne i relativi percorsi decisionali. Ma, se vogliamo interpretare le cose del mondo tramite Phrònesis non troveremo mai l’Assoluto; di qui, secondo lo scrivente, deriva la nozione di Prudentia, a fronte delle possibili proposte per le soluzioni di problemi complessi e relative scelte decisionali. Si ritiene consistente (forse un po’ forzando)  che lo stesso J. Bruner, rispondendo alla domanda se interpretando il mondo siamo mai capaci di coglierne l’essenza, scrivesse a pag. 126 del testo”La Cultura dell’Educazione” Feltrinelli, che di assoluto, nel mondo interpretato, “c’è [solo] che qualsiasi ricostruzione del passato, del presente o del possibile che sia ben forgiata, ben argomentata, scrupolosamente commentata e prospettivamente onesta merita rispetto”, quindi anche  la nostra ricostruzione insieme a tutte le altre esplicitate e possibili! Allora forse non è preferibile neppure qualcuna costruita col Buon Senso, che potrebbe anche indovinare il mondo? Il Buon Senso non è forse un’attività mentale istintiva-intuitiva che solo alcuni umani la posseggono, e che si attiva sul contenuto delle tre memorie che possediamo (la biologica, la culturale e l’astrologica), nell’interfaccia di trasferimento? Chi volesse leggere qualcosa sulle memorie umane cercare su questo blog  i seguenti tags: “insegnamento della fisica” (Parte Seconda) o “memoria biologica“.

La Saggezza-Phrònesis in questo processo per indirizzare la Sapienza verso la zona delle cose complesse, potrebbe utilizzare un particolare strumento mentale intuitivo rapido ed efficace, che permetta di individuare e comprendere – in tempi brevi quasi impulsivi, nella immediatezza delle decisioni e delle discussioni a ‘caldo’ – percorsi  positivi nel fenomeno complesso, atti a realizzare questi fini pratici in fase decisionale, al fine di migliorare la struttura delle cose concrete in divenire.

A nostro avviso, ha buon senso, per es., chi, in una discussione argomentativa per la soluzione di un problema complesso nel concreto, riesce a cogliere i vari punti strategici rilevanti del dibattito, costruendo intuitivamente in tempo reale, un percorso decisionale efficace e a bassa entropia. In generale potremmo dire che ha buon senso chi riesce in tempo reale ad individuare intuitivamente (quasi indovinare) un percorso plausibile nell’intreccio caotico di un fenomeno complesso. Chi ha buon senso avrà, più di altri, la facoltà di proporre ipotesi creative da mettere poi al vaglio del processo falsificatorio. Il buon senso si ‘gioca’ così in diversi piani a fronte  dei diversi livelli di cultura posseduti.

Si potrebbe concludere con un’ipotesi, anche se  debole, associando i diversi aspetti  delle svariate nozioni attribuite alla parola greca Phrònesis  e confrontando il significato della  nozione-unione con la nozione che abbiamo di Buon Senso: se queste due nozioni venissero mediamente a coincidere significherebbe che chi non possiede buon senso, avrebbe scarsa Phrònesis e quindi difficoltà a utilizzare le proprie conoscenze, anche se ampie e approfondite, per risolvere i problemi della vita (specialmente se è quella degli altri).

Sintetizzando questo scritto largamente ipotetico e forse scarsamente sostenibile, riteniamo che l’ “Einfunlung” (immedesimazione) a lungo protratta su un problema, oltre alle capacità intellettive razionali, attivi anche circuiti cerebrali che possono auto-funzionare,  a piena potenza nell’approccio epistemico (oggi praticamente non accettato a meno di introdurre qualche deus ex-machina esterno, contro i dettami del ‘rasoio di Occam’),  ma anche, in maniera meno stringente, in quello di Phrònesis. Questo fenomeno prettamente umano, deriverebbe da una interazione di tali circuiti sul contenuto delle memorie umane, quella biologica, la culturale e, forse anche la memoria astrologica (dovuta a interferenze sul cervello di qualche proprietà planetaria al momento della nascita). Mentre l’episteme sarebbe capace di agire sul mondo ‘reale’ in maniera assoluta, superando anche la stessa logica; nell’approccio ‘Phronesico’, le svariate interpretazioni del mondo, sotto i criteri conosciuti descritti sopra, fra cui di  particolare rilevanza, il prospettivamente onesto  [la buona fede], porterebbero a scelte di percorsi tutti accettabili (nel migliore dei casi!), ma difficilmente ordinabili per rilevanza (proposizione di Bruner riportata sopra), senza una capacità mentale inconsapevole e predittiva aggiuntiva (Buon Senso). Allora qualche percorso più probabile degli altri potrebbe forse essere individuato con le facilities del Buon Senso? Comunque i limiti della Phrònesis, che è tutto quello che l’uomo riesce a ottenere in materia di conoscenza, sembrano poi gli stessi che l’epistemologia riscontra nei processi scientifici. Rimarrebbe il dubbio da ‘districare’ su come addestrare gli umani al Buon Senso!

Attenzione allora, comunque sia, a collocare umani nei diversi punti di potere chiamati a decidere delle sorti di tutti gli altri, dovendo operare scelte in situazioni complesse!

Se qualcuno volesse rivedere, precisare, correggere, ampliare lo scritto precedente, inviare una mail a ao123456789vz@libero.it, aprendo un confronto.

SULLA DOXA ED EPISTEME
Non è che gli dei abbiano rivelato i loro segreti ai mortali, tuttavia, col tempo, se cercheremo troveremo ed impareremo a conoscere meglio (Senofane VI secolo a.C. , B 18).
Ma la Verità nessun uomo la conosce né la conoscerà mai, né sugli dèi né sulle cose di cui parlo. E anche se per caso dovesse pronunciare la Verità definitiva, lui stesso non lo saprebbe: perché tutto è tentativo di indovinare (Senofane, B 34)

 

APPUNTI SULLE “FASI DELLO SVILUPPO COGNITIVO” – Ruolo della Scuola da Piaget ad oggi; a cura del docente Pazzagli Andrea

NUMEROSI ARTICOLI IN QUESTO BLOG SONO INDIRIZZATI ALL’AUTO-AGGIORNAMENTO DEGLI INSEGNANTI E ALLA PREPARAZIONE DEI CONCORSI NELLA SCUOLA;  IN GENERALE RISPETTANO QUESTO OBBIETTIVO TUTTI I DOCENTI, COLLABORATORI DEL BLOG, DELLE DIVERSE DISCIPLINE.

Per leggere l’articolo di Andrea Pazzagli in PDF sulle ‘FASI COGNITIVE’, cliccare su:

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(Rivisitato da Il Sillabario cartaceo, inserto della Comunità di Pomarance ; 3-4 1997)

IL PERCORSO DI PENSIERO DI J. S. BRUNER: DAL COGNITISMO COMPUTAZIONALE AL NARRATIVISMO, di Andrea Pazzagli

J. BRUNER: DAL COGNITIVISMO  COMPUTAZIONALE AL NARRATIVISMO
di Andrea Pazzagli

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Per leggere l’articolo in pdf cliccare sul link sopra

 

Art. rivisitato dall’inserto ‘Il Sillabario’ cartaceo.

CERCARE ANCHE LE PAROLE  ‘BRUNER’, ‘EPISTEMOLOGIA’  da questo blog, per trovare altri articoli ed informazioni sul Mentalismo Americano, Feyerabend, Popper ed altri, a cura dei docenti Piero Pistoia, Gabriella Scarciglia, Giacomo Brunetti.

 

MENTE E SOCIETA’ SONO DISTANTI DA BIOLOGIA E NATURA; una multimetodologia educatica; dott. Piero Pistoia

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MENTE E SOCIETA’

PUR OGGETTI COMPLESSI, SONO DISTANTI DA BIOLOGIA E  NATURA

Una multimetodologia educativa

Riflessioni del dott. Piero Pistoia

  • Insegnare per formare menti ‘adatte’ è un procedimento certamente non lineare che si applica a situazioni molto complesse. L’evoluzione della mente e della conoscenza al suo ‘interno’, si configura come l’evoluzione di un sistema estremamente complesso, fortemente sensibile alle azioni esterne e quindi scarsamente prevedibile. Dall’altra parte la stessa società è controllata da equazioni non lineari e perciò soggetta a divergenze esponenziali, diventando sempre più difficile omologare cittadini adatti alle società del futuro.

    L’oggetto mente/cervello per la sua possibilità di gestire quantità enormi di simboli in continua interazione con la super-sfera del Terzo Mondo popperiano, comporta per il soggetto umano dover gestire un estremo intreccio di algoritmi assai più libero, indeterminato ed arbitrario di qualsiasi altra specie (I. Illich). Ciò, obnubilata la possibilità di una percezione immediata ed univoca dei segni della Natura, conduce ad un mondo a-biologico la cui appartenenza al mondo naturale diventa un requisito nullo o trascurabile (la mente, ragione-intelletto, è lontana dalla biologia e dalla Natura). Sembra allora che solo il sistema inconscio, connotato dall’evoluzione, rimanga a difendere ancora l’appartenenza alla logica del vivente e se vogliamo valorizzare l’aspetto biologico e naturale dell’uomo, dobbiamo renderci consapevoli anche, in termini educativi, delle dinamiche sottese ai processi istintivi e archetipici. Lavorare nel simbolico porta ad una situazione a-biologica lontana dalla Natura. Si perdono i nessi con le cose dell’Universo e le intuizioni su come l’Universo funzioni e come curarlo e prevederne l’evoluzione (perdita del senso ecologico profondo). Ne deriva la probabilità che le argomentazioni razionali, i progetti scientifici, le elaborazioni logiche … non riescano ad indovinare il mondo. Riscopriamo la biologia dell’uomo ed i nessi nella memoria biologica, sollecitando gli archetipi ed usando come catalizzatori il rito ed il magico!

  • Si propone allora in sede didattica una metodologia multi-centrica e multi-direzionale che, per la stessa disciplina preveda un’azione educativa che si esplichi in vari modi e secondo vari metodi. Lo stesso metodo che da poco sta presentando anche in Italia una maggiore diffusione consapevole – che vede il razionalismo critico popperiano come sua base teorica -(ironia della sorte!) non sarà produttivo a lungo, dovendosi favorire ‘un metodo senza metodo’, un modo libero ed anarchico, anche se geniale e creativo, di intervenire sul mondo, “di inventare modelli di interpretazione anche fantasiosi, vere opere d’arte, per ‘rileggere’ il dato sperimentale e ‘costruire’ nuovi fatti e nuove informazioni al fine di formulare idee non precostituite nelle scienze, nella storia, nella letteratura e nella vita”. Il fatto didattico ed educativo non deve prevedere processi lineari e ‘precostituiti’ – programmare a più vie? – che condurrebbero sempre, anche nel migliore dei casi, alla “banalizzazione” del contenuto e della mente (J. Foerster in Manghi), né gli inputs devono condurre all’ “esattezza”, ma alla “complessità”: le idee trasmesse non sono da proporre come “informazioni” ma come “perturbazioni”. Le prove scolastiche tradizionali più che un mezzo per misurare il grado di conoscenza, in questa ottica, si ridurrebbero ad un mezzo per misurare il grado di “banalizzazione”! Chi ha successo nella scuola tradizionale avrebbe subìto un insegnamento banalizzante e per questo prevedibile; un punteggio massimo significherebbe perfetta banalizzazione, studente perfettamente prevedibile e quindi ben accetto nella società, che ammettiamo abbia esigenze indipendenti dal tempo. Esso non sarà fonte di sorprese né di problemi, ma solo finché si manterrà lo Statu Quo, cosa poco probabile in un fermento attivo come nell’attuale processo iperbolico del progresso.

    Riportiamo dal post pubblicato in questo blog “L’intelligenza, la motivazione, la scuola ed il ruolo dell’insegnante” a firma della docente Gabriella Scarciglia, il frammento seguente che precisa la precedente riflessione .

  • <<… ‘Il tempo della lezione’ non deve essere tradizionalmente diviso in tempo di spiegazione davanti ad una classe muta ed in tempo di interrogazione in cui parla un solo alunno. Anche la lezione deve presentare quell’aspetto multidirezionale sempre efficace in situazione non lineare; momenti di spiegazione e interrogazione si alternino con interventi di tutta la classe; il contenuta da spiegare si costruisce così insieme e gli elementi della classe si muovono come in una palestra, ognuno farà il proprio esercizio, partecipando alla costruzione del sapere …. In queste condizioni la comunicazione insegnativa perturba l’atmosfera della classe, creando ansia e tensione, le molle dell’apprendere. E’ la perturbazione l’elemento critico che scuote lo Statu quo ed il precostituito, fino a proporre alternative e nuovi punti di vista sui vari campi del sapere.

    La costruzione della conoscenza sarà guidata da una multimetodologia che dal metodo mnemonico tradizionale, attraverso l’uso dei processi induttivi, pur ‘deboli’, (dai fatti alle idee) e dei ‘potenti’ processi deduttivi (dalle idee ai fatti), passi al “metodo senza metodo”, al modo libero ed anarchico di intervenire sul mondo, di inventare modelli di interpretazione anche fantasiosi, per ‘rileggere’ il dato sperimentale e costruire nuovi fatti e nuove informazioni. Si propongono così nuovi giochi linguistici, si ‘costruiscono’ opere d’arte dalla poesia , dalla pittura-scultura, fino ad idee non precostituite, né fino ad allora conosciute, nella scienza, nella storia e nella vita. Una buona banca-dati di tutti i tipi, anche più strani, per non iniziare sempre daccapo, verrà certamente fornita dai pensieri degli uomini del passato, anche il più lontano e non solo degli uomini (la stessa etologia potrebbe fornire stimoli creativi), che, pur riempiendo l’Universo di ‘posti’ e ‘oggetti’ mistici e strani, non sono da ritenersi meno geniali e affidabili dei nostri migliori ‘maghi’ (nella accezione letterale del termine) della scienza. Alimentiamo l’immaginazione e la creatività fuori norma, insieme al solito metodo logico-razionale pur freddo, amorale, scarsamente naturale (si pensi ai danni irreversibili che ha provocato al mondo non solo animale) e difficilmente coinvolgente, che funziona solo nel semplice, nell’artificiale e nel ‘vicino tempo-spazio’ e a volte nemmeno in queste circostanze, se ci imbattiamo in una ‘turbolenza’ e ciò capita sempre più spesso. Ma “ammorbidiamo” e “riscaldiamo” questo metodo. Inseriamo ai vari stadi del ‘curricolo a spirale’ proposti da Bruner (ai ‘primi’ passi’, ai ‘passaggi di transizione’, ma anche alla ‘comprensione finale’), le idee da apprendere da storie e narrazioni, come suggerisce la Storia della Scienza, se è vero che “si può falsificare una quantità spaventosa di ipotesi senza demolire la teoria in base a cui sono state formulate (Bruner 1997, pag136; “La cultura dell’educazione”, Feltrinelli)”, contro i falsificazionisti ingenui e che nei “cambiamenti di paradigma”si scoprono improvvisi stati intenzionali ed osservazioni da specifici punti di vista aprendo la scienza alla Narrazione ed alla Interpretazione. La Scienza e la Matematica condividono la fallibilità di tutti i tentativi umani, perché umana è la conoscenza, frammista ai nostri errori, ai nostri pregiudizi, ai nostri sogni, alle nostre speranze (K. Popper 1998, pag. 135 e pag.119;”Scienza e filosofia” CDE) dai quali è impossibile liberarci>>.