CIUCI, IL GATTO DELLA NOSTRA FAMIGLIA ed altro; riflessioni personali fuori dalle righe e, per provocare, forse non tutte condivisibili; dei docenti Piero Pistoia e Gabriella Scarciglia

 ANCORA DA CORREGGERE LA NUOVA VERSIONE!

Alla autrice di libri Nadia Arnice (del blog GIOIA PER I LIBRI) è piaciuto questo post

ll seguente articolo verrà rivisitato e aggiornato anche con informazioni nuove raccolte nel tempo, durante la vita del nostro Ciuci.

Il nostro Ciuci

attraversa

la vita facendo

dolce e tenera

compagnia

silenziosamente

(dare un^occhiata alle foto!)

Le cose piu^ importanti di questo mondo,

l^estasi, l^amore, la bontà,..tutte le

Verità sottili non sono mai troppo

palesi e riproducibili ed il mondo

che si fonda sul palese è tanto solido

quanto misero.

(G. Sermonti, biologo accademico, plurilaureato,

genetista, paleontologo, filosofo, scrittore)

CIUCI, IL GATTO DELLA NOSTRA FAMIGLIA

riflessioni personali forse non tutte condivisibili

di Piero Pistoia e Gabriella Scarciglia

PREMESSA

Per vedere l^articolo in pdf cliccare su il link sopra, ovvero continuare leggere

NB – Il link sopra in pdf contiene, in generale, una versione precedente senza foto; mentre il testo sotto, con foto, verrà continuamente aggiornato; ad intervalli pubblicheremo poi in pdf le successive versioni

Noi non siamo esperti etologi, ma riteniamo di avere titoli (un geo-fisico e una docente elementare, considerata di buon senso, sensibile e intuitiva, ambedue con passabili cognizioni epistemologiche) che, in qualche modo, possono entrare in sinergia nello interpretare e studiare un fenomeno naturale. 

Il nostro gatto ci ha scelto. E^ venuto per un certo tempo a dormire sulla soglia del portone di casa e quando aprivamo fuggiva, fino a quando entrò velocemente in casa e… si stabilì da noi.

Non appena fu chiaro che Ciuci stava bene a casa nostra e non  sarebbe piu^ andato via, lo portammo dal veterinario, per visitarlo, vaccinarlo, e ci consigliò anche di sterilizzarlo (se volevamo che vivesse piu^ a lungo e piu^ serenamente fra gli umani e… per gli umani!). Il veterinario abita e lavora a San Dalmazio (comune di Pomarance, Pi, Italy) in una villa, a circa 10 km da Pomarance in cui abitiamo, circondata da boschi fitti di una  macchia mediterranea in una topografia complessa, selvaggia, ricca di forre e pericoli, con presenza saltuariamente anche del lupo. Il tragitto per recarsi dal veterinario fu ovviamente fatto in macchina e quindi in gatto non poté “mappare” il territorio.

Trascorse così un anno in cui imparammo a conoscerci reciprocamente, imparammo a cogliere i segnali del Ciuci e ad agire di conseguenza ed a volerci reciprocamente sempre piu^ bene. Il Ciuci diventava sempre meno selvatico – aiutato anche dalla sterilizzazione! – (non dimentichiamo che fino ad un anno circa era vissuto da randagio). Infatti cominciò a dormire con noi, toccandoci con le sue zampette e facendo, felice, le fusa.

Trascorse in questo modo un anno sereno fino a quando non dovemmo riportarlo dal veterinario per il richiamo del vaccino. Arrivati dal veterinario, il gatto, spaventatissimo, riconobbe il posto e ricordò anche  il tragico esperimento precedente, riuscì in qualche modo a divincolarsi ed a fuggire.

LA STORIA DEI TRAGICI SEI MESI SUCCESSIVI

Cominciò così un periodo tristissimo, per noi vecchi (figlia e nipoti lontani), pieno di ansia, dispiaceri e qualche lieve speranza di ritrovarlo. Cominciammo una lunga ed estenuante ricerca; era febbraio, era freddo e noi pensavamo al nostro caro amico solo, al freddo, magari preda di animali (cinghiali, volpi, lupi… umani…) senza niente da mangiare. Pertanto tutti i giorni andavamo nei boschi vicini al luogo in cui era fuggito, chiamandolo, recandoci in tutti i poderi a chiedere se qualcuno lo avesse visto ed ogni giorno tornavamo a casa sempre piu^ delusi e affranti, ma ancora non disposti a mollare. Avevamo attaccato lungo il tratto di strada di interesse foto-protette dall^acqua del nostro disperso (simili alla foto iniziale della serie riportata sotto). Contattammo famiglie, davvero da ringraziare, sempre disponibili, che quotidianamente portavano cibo a branchi di gatti randagi e addirittura visitammo un gattile sulla costa, perché era uso che alcuni di questi randagi venissero trasferiti ai ricoveri per gatti o quello che erano. Addirittura  una famiglia ci catturò, con una gabbia a scatto, un gatto grigio, ma non era il nostro e fu subito liberato! Ma, ci venivano raccontate storie di gatti che avrebbero percorso km per ritornare alla loro famiglie riuscendoci  attivando i loro potenti sensi oltre la vista e ad ognuna di esse riprendevamo un minimo di speranza….

Era febbraio e a luglio, nonostante tutte le ricerche… del Ciuci nessuna notizia. Cominciammo a perdere le speranze consapevoli ormai che non avrebbe potuto rintracciare la nostra abitazione dal momento che il percorso era stato effettuato, chiuso in macchina, come già detto, e per di piu^ avrebbe dovuto attraversare almeno un fiume (il Possera) per arrivare a casa. 

Eravamo davvero disperati e ormai quasi rassegnati quando,  il 30 luglio, ricevemmo una telefonata del veterinario, molto gradita, di cui lo ringraziamo anche  perché ci rimase psicologicamente e fattivamente vicino per tutto in tempo, ci raccontò di una sua cliente di Castelnuovo V.C. che recandosi da lui gli aveva riferito di aver trovato un gattino grigio….Era possibile che  fosse il Ciuci!!….perché, riflettendo, per ovviare ai fiumi Possera e Pavone, poteva, in questi suoi tentativi, seguire un crinale lungo uno spartiacque, che portava a sud di Larderello quasi al confine  col paese di Castelnuovo, cortocircuitando i fiumi, e tale percorso si agganciava proprio al tratto della  strada che portava dal veterinario. Partimmo immediatamente, pieni speranza alla volta di Castelnuovo e arrivati constatammo che era davvero il nostro Ciuci. Era arrivato a casa della signora Antonelli, quasi moribondo, dimagrito e pieno di parassiti e Lei aveva provveduto ad effettuare i primi interventi per la sua sopravvivenza così… gli salvò la vita! La fortuna nostra e del gatto fu quella di trovare persone squisite disposte ad accogliere presso di loro un animale così mal ridotto e difficilmente recuperabile. Saremo sempre grati a quella famiglia che non dimenticheremo mai che aveva contribuito a restituirci affetto e serenità. Il Ciuci da quel momento, appena entrato in casa si riappropriò dei suoi spazi e delle sue abitudini per la nostra e la sua felicità. Lui, il Gatto, non si era mai imbrancato; il suo unico desiderio era tornare a casa sua con tutte le forze!

 

Accenniamo brevemente ad alcune particolari interazioni con il nostro Ciuci che sembra possano corroborare, a nostro parere, l^idea che il nostro gatto si comporti come uno strano piccolo umano con qualche svantaggio (se avesse l^ugola di un pappagallo, con questo nostro gatto, potremmo interagire con la parola!)

E^ un bastardino pseudo-Certosino, di colore grigio uniforme  con riflessi argentati, ma non con il pelo lanoso dei Certosini di razza, bensì con pelo lucido e vellutato, ma con alcune macchie circolari scure caratteristiche dei certosini sul palato, e, come tutti i gatti, è curioso e sospettoso ( la curiosità al servizio  del sospetto!), ma  con un istinto estremamente sviluppato (in qualsiasi specie i fenotipi sono sempre differenziati) nel mappare in modo sistematico e capillare il territorio in cui vive per raccogliere informazioni vitali per poi rielaborarle durante il sonno, utili a migliorare sempre di piu^ i protocolli comportamentali per la sua sopravvivenza. I protocolli per ogni evento, nella sua potente memoria, gli consentono di formulare un modello ipotetico, continuamente in via di costruzione, ricco di ipotesi che nella quotidianità saranno falsificate o corroborate. Ad ogni ipotesi falsificata gli potrà accadere anche qualche evento negativo, che, se non mortale, consentirà di modificare il modello che diventerà nel tempo sempre piu^ affidabile. Ne deriva che il comportamento di sopravvivenza del gatto, forse come per tutti i viventi, diventando naturalmente sempre piu^ istintivo, seguirebbe, in qualche modo, le fasi popperiane piu^ o meno consapevolmente: P1 (problema iniziale), TT (teoria tentativa o ipotesi), EE (eliminazione critica dell^errore), P2 (nuovo problema). Forse sembrerebbe trattarsi di una razionalizzazione indirizzata dei processi “per tentativi, su ipotesi piu^ o meno consapevoli, ed errori”. In questa ottica, probabilmente la epistemologia di Karl Popper sarebbe applicabile a tutta la Vita, in maniera piu^ o meno consapevole, presente nel Cosmo! A nostro avviso anche per i comportamenti dei viventi lontanissimi dagli umani (a partire dai virus e monocellulari, le amebe, i parameci, le piante spontanee …, con i loro pur semplici strumenti di difesa, di offesa e per la ricerca di cibo, per sopravvivere), si potrebbero attivare, attraverso le diverse fasi popperiane, processi inter e multidisciplinari fisico chimici biologici… differenziati, che dovranno essere ancora studiati in profondità (si leggono già ora alcuni processi di questo tipo, per es., nel conformarsi delle associazioni di piantine spontanee (magari con rami trasformati in aculei) con la relativa fauna associata (insetti e quant^altro)… Naturalmente questi ultimi casi, come il paramecio con le sue ciglia a guisa di antenne o strumenti per il suo movimento, ma anche capaci di elaborare informazioni provenienti dall^esterno, reagendo all^ambiente circostante al fine di determinare se mangiare, lottare o riprodursi – in questi casi dicevamo, fra pensiero e azione non esisterà alcuna riflessione e, a differenza del nostro gatto, per essi, sentire un impulso vuol dire metterlo in atto. “Ma ciò non è poi così diverso da quasi tutti i piu^ civilizzati comportamenti umani! (pontifica Jeffrey Satinover ne “Il Cervello Quantico”! Ed. MACRO, a pag 276)

Per chi volesse approfondire la teoria epistemologica popperiana espressa dalla proposizione logica vera del modus tollens: [(H->Q) U (non-Q) -> (non-H] e vedere la sua critica sul fronte delle ipotesi e dei dati sperimentali, potrebbe, per es., ricercare, su questo blog, con il tag, “Karl Popper” o “Duhem-Quine”, aprendo il post “OSCURI” PENSIERI

Anche da quanto detto, si evince, come il gatto in particolare, possa avere un io anche se non ben definito e forse parzialmente consapevole, per cui comunque si porrà a fronte dell^umano come un individuo alla pari, in una interazione veicolata, da una parte, da parole chiave in un semplificato linguaggio umano (attento eh!, bravo, no! anche col dito, andiamo!, qualche vezzeggiativo…)  e dall^altra parte, da un “miao” differenziato nel suono a seconda delle situazioni, da battito di ciglia (tradotto per es.,“sono in accordo con te”) e ammiccamenti o da torsioni e allungamenti (per indicare e richiamare l^attenzione o un “crecchio”), quando muove la coda sbattendola (per suggerirci di lasciarlo stare), da forme particolari della coda (ritta a punto interrogativo, “ciao e buona giornata”), da rapide graffiature su poltrone (per indicare esigenze e subito dopo ammicca per dire cosa vuole)…; per non parlare del suo magico ruglìo a bassa frequenza, un suono di riconoscenza e di affetto, col quale rasserena se stesso e tutto l^ambiente vicino, quasi a ringraziarci per la nostra presenza; si dice che rugli anche quando sta per morire, per rendere piu^ sereno anche il distacco dalla vita.

1 – Il Ciuci porta uccellini, topini ed altro per giocarci in casa insieme a noi o per contraccambiare il cibo con cui lo alimentiamo! Per lo piu^ porta animaletti ancora vivi e ciò farebbe pensare che volesse giocare con loro insieme a noi. Il problema è grave in particolare per le arvicole in specie se sono incinte perché la nostra casa è vissuta e piena zeppa di tutto e di piu^; si rischierebbe una invasione rapida di topolini di campo, pur piccoli e simpatici, in casa, con difficoltà di poterci liberare! Per questo volevamo che il gatto non portasse in casa piu^ niente di vivo! La cosa non era però così semplice a risolvere, dovevamo controllarlo tutte le volte che rientrava! Un giorno arrivò con il suo topolino in bocca vivo. Cercai di fermarlo e lui lo liberò. Il topolino si mosse davanti al gatto e rapidamente, anche se con dispiacere, lo schiacciai sul pavimento….il segnale lanciato dalla morte, forse un segnale “morfico” (leggere morfismo sul blog) paralizzò il gatto, alzò i suoi magici occhi gialli verso di me, poi verso il topino sventrato e avvicinò il muso alla mia scarpa assassina, mentre gli urlavo no!, no!, anche con il dito! Per alcuni giorni quando indossavo le stesse scarpe il gatto le guardava, ma palesemente stava lontano da loro con sospetto, e lo fa ancora oggi! Bene da quel giorno non ha portato piu^ nulla in casa, corroborando quest^ultima ipotesi!

Da riflettere su come nella Natura selvaggia il segnale di morte, in specie la violenta, è fortemente percepibile dagli altri esseri viventi piu^ o meno consapevoli!

Alcuni ricercatori hanno addirittura progettato circuiti elettronici sensibili a tali segnali! Quello che costruì uno degli autori emise un segnale (in questo caso elettromagnetico) che, purtroppo, rientrava nel range dell^errore sperimentale (si perdeva nel rumore di fondo). Ci sono anche altre storie che narrano di questi eventi e di animali. Fra gli uomini, sembra, in qualche modo, si percepisca il segnale di morte fra individui legati da emozioni forti. Se muore, per es., un parente od un amico è facile che onde morfiche perturbino i sogni dei conoscenti… nella vicinanza temporale dell^evento, ma forse, date le caratteristiche di una onda morfica a velocità infinita (se esiste!), anche molto lontano nello spazio!

Si racconta che dei pescatori accesero un fuoco per far bollire dell^acqua in un campo ricoperto di fiori selvatici e raggiunta la bollitura gettarono direttamente nella pentola una manciata di gamberi vivi appena pescati. Improvvisamente un “nuvolo” di api ed altri insetti si sollevarono dai fiori, apparvero rumorosi intorno al fuoco per poi volar via. Un altro caso accadde agli autori. Sotto la grondaia qualche anno fa, le rondini per un lungo periodo di tempo avevano costruito decine di nidi (oggi ne sono rimasti i ruderi e le rondini si sono dileguate!), e in quel tempo a primavera un centinaio di rondini (balestrucci per la verità) si addensavano in continuo via vai, sopra il nostro pianerottolo in cima alle scale che portano al portone di casa. Una grossa ghiandaia svolazzava anche in nostra presenza, sfrontata e senza paura, addirittura sopra la parabola della televisione murata al parapetto, posta subito sotto la striscia dei nidi e spesso saltava anche sopra di esso, sempre la stessa.  Da tempo, sempre la stessa, attaccava i nidi col becco e gli artigli mandandoli in pezzi, facendo cadere giu^ in basso i resti con i nidiacei, che poi tranquillamente divorava. A noi lo svolazzare di rondini davanti al portone, non sappiamo perché, ci rendeva felici, rendendo il pianerottolo un luogo quasi magico, come dissero anche i due sacerdoti quando vennero a benedire la casa. Infine, quando ci accorgemmo che le rondini diradavano e le rimanenti schizzavano nervose (conoscevano bene il loro assassino!), prendemmo una decisione un po’ bastarda (anche la ghiandaia doveva sopravvivere…, ma noi siamo chiamati a distinguere fra il bene ed il male a favore nostro!); ci facemmo infatti prestare una carabina ad aria compressa e la uccidemmo. Proprio in quell^istante di morte, alzando gli occhi al cielo, vedemmo chiaramente costruirsi una enorme circonferenza stabile e quasi perfetta, ruotante, costituita  da rumorose rondini,  il cui centro si spostava avanti e indietro verso di noi. Al lettore la interpretazione…di questo strano evento.

Dopo questo,  per qualche altro anno ancora, le rondini tornarono in primavera a “manutentare” i loro nidi sotto la nostra grondaia…poi sono sparite. A questo proposito  si può leggere su questo blog gli scritti sulle rondini richiamati dai tag  “Breve racconto su un evento di natura” e nel post “Poesie di cose del mito” con la poesia dal titolo “Rondini ed Unicorni”,  ambedue gli interventi degli autori della presente storia)

2 – Dall^ultima foto si intravede la televisione di camera e i relativi fili buttati sul letto. Il Ciuci dorme spesso sul letto e privilegia sdraiarsi sopra qualche filo o toccare con la zampina qualche punto del corpo umano a nudo (vedere alcune foto), in qualche modo. All^inizio rosicchiava i fili e un giorno ne staccò un pezzo, che noi raccogliemmo e in un secondo momento, quando il gatto si riposava, lo costringemmo a guardare questo frammento, strofinandoglielo sul muso, mentre a voce alta e muovendo il dito gli dicevamo il solito No! No! Lui non riusciva a capire, ma poi si avvicinò di nuovo al filo per due volte con la zampa per aggredirlo (per corroborare o falsificare  una sua ipotesi mentale sul nostro comportamento!) e noi ancora gridando e muovendo il dito, per due volte gli demmo uno scapaccione non molto forte e lui allora capì che non doveva rosicchiare i fili (ipotesi ritenuta da lui corroborata!), perché, nonostante preferisca ancora oggi sdraiarsi sui fili, non li ha piu^  rotti!

3 – Il comportamento adottato quando viene da fuori in casa e, per caso si siede incerto al centro di quattro porte aperte indeciso a pensare (come spesso fa), è allora che deve vagliare le informazioni sui contenuti delle 4 stanze mappate con accuratezza in precedenza, informazioni, che riesce a mantenere nella sua incredibile memoria, in maniera da poter sospettare delle variazioni che possono essere avvenute in sua assenza, perché è in quelle che potrebbe annidarsi il pericolo!

4 – Che il nostro gatto possa formulare, in maniera inconscia o parzialmente conscia, a se stesso ipotesi e conseguenti aspettative, lo possiamo intuire anche da un altro complicato accadimento. La poltrona del tinello è generalmente occupata da Gabriella, ma se  Gabriella si muove nei dintorni o è seduta su una sedia, allora può essere occupata da lui, e quando lei arriva o si alza, fugge via lasciandole il posto. Quando però ha compreso (in un gioco di falsificazioni e corroborazioni) che può sdraiarsi sulla poltrona senza che nessuno lo rimproveri, allora si adatta anche a dividere il suo spazio con altri.

5 – Il Ciuci è felice quando  uno di noi si sofferma in giardino; controlla dove andiamo: se ci avviciniamo al cancello lui esce pensando  di accompagnarci fino alla macchina; se invece ci sediamo in giardino lui fa “le prodezze”, ci fa ammirare quanto è bravo salendo velocemente sugli alberi intorno e aspettandosi il nostro “bravo”!

A fronte di quanto detto siamo convinti che il nostro gatto Ciuci, che per sua scelta, da anni, non usa piu^ la lettiera, possa uscire di casa quando vuole sia di notte che di giorno. Esce per alcune ore al giorno e di notte, ma rientra sempre circa alle stesse ore quasi possedesse un orologio interno. Conosce molto bene il suo mondo esterno e lo controlla tranquillamente con i suoi innumerevoli protocolli comportamentali sempre attivi in memoria, sperando naturalmente non incontri eventi così improvvisi da renderli non prevedibili, a togliercelo o a danneggiarlo per sempre! (per es., un umano nascosto gattofobo con una carabina, un arco, o forse magari una pinza, per poter strappare di brutto un unghiolo, da vero delinquente! e Ciuci ha subito forse anche questo ). Qualche mese fa, infatti, arrivò dolorante a casa, trascinandosi un grosso unghiolo della gamba destra anteriore, pendolante da un legamento di circa 5-6 cm! Il veterinario disse che un evento come quello non lo aveva mai visto! e fu costretto a tagliare di brutto l^unghiolo insieme a tutta la radice, e così il gatto è rimasto indebolito nella difesa per tutta la vita.

Riassumendo comunque pensiamo che il cervello del nostro gatto abbia superato l^efficienza delle così dette reti neurali, ancora in studio, che, sembra, abbiano necessità interna di feeback per controllare i propri errori di percorso e questo aprirebbe la possibilità di scelta libera, ma non casuale (LIBERO ARBITRIO)….(leggere, per es., alcuni passi del testo di J. Satinover, op. citata). Se l^umano non è una macchina, non lo è neppure il nostro gatto! Azzarderemmo affermare che il nostro bastardino sembrerebbe, a volte, indirizzare arbitrariamente il proprio addestramento! e di esso diventare così arbitro a differenza dei gatti di razza piu^ ammaestrabili e degli altri viventi non umani.

Concludiamo dicendo che il gatto, in particolare il nostro, fortemente curioso, raccoglie informazioni capillari dal territorio, variato e variabile in cui vive, le memorizza nella sua capace e potente memoria, rielaborandole poi probabilmente quando sembra addormentato (e dorme per molto tempo! ). Costruisce così, attraverso la successione popperiana un poco semplificata, numerosi protocolli di comportamento variabili nel tempo – di difesa, di offesa, ricerca del cibo… o  di tenero conforto – efficaci per la sua vita, affinché tutti i diversificati ambienti visitati e da visitare non contengano sorprese per mantenere – con la vita molto svariata che vi incontra (altri gatti, cani, topi, ramarri, lucertole, uccellini, umani talora pericolosi per superstizione… ma anche trappole, terreni avvelenati… per non parlare di macchine biciclette motorini )… – un rapporto favorevole per lui, ….ma, per mantenere, in particolare, con gli umani della sua famiglia sempre il solito grande affetto.

Alcune risonanze di quanto raccontato forse ci sono state suggerite anche da alcuni passaggi nella lettura del post di Dario Antiseri “Memoria biologica, Mondo 3 e stati problematici oggettivi” riportato in questo blog.

I protocolli di comportamento insomma, in generale, non sono sicuri e piu^ dubitiamo e piu^ siamo disposti a crederlo, piu^ impariamo dalla vita e così piu^ numerosi saranno i protocolli in memoria e piu^ ci sentiremo sicuri. Non facciamo come nel racconto del tacchino del matematico-filosofo Russell che pensava, al sorgere del sole, di avere il nutrimento, invece trovò la morte per nutrire gli umani! Facciamo morire le nostre teorie al nostro posto, in questo insegnamento sta qui la soluzione per una vita forse meno serena, ma piu^ sicura. E^ per questo che molti pensatori religiosi considerano che lo stesso sorgere del sole la mattina possa essere in effetti da considerare un vero e proprio miracolo! Così il nostro Ciuci lo abbiamo scherzosamente ribattezzato “Il grigio quasi popperiano con i baffi!”

Infine, se nel corso del tempo, girovagando nell^etere, qualche studioso interessato di etologia o quant^altro, prima o poi fortuitamente, gli capitasse di gettare uno sguardo a “ilsillabario2013.wordpress.com“e leggesse per curiosità il nostro post “Ciuci, il gatto“, gli saremmo grati se volesse e ampliare il discorso e/o correggere le nostre argomentazioni considerate sbagliate, inviando un proprio scritto a: ao123456789vz@libero.it; le aggiungeremmo e/o integreremmo, così come sono, nell^articolo, rispettando tutte le vostre coordinate. Un grazie sentito in anticipo.

I docenti: Piero Pistoia e Gabriella Scarciglia

 

 

SEGUONO ALCUNE FOTO DEL NOSTRO GATTO

Qui il nostro Ciuci aveva due anni e a Febbraio 2022 ne avrà cinque; è dell^Acquario, con tutti i suoi pregi e difetti

Nelle due foto precedenti appare un gatto “abusivo”, non so come sia salito sul terrazzo ad est ed il Ciuci sta di guardia a che non entri nella sua casa
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La poltrona nel tinello del punto 4
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