I RIFLESSI DELLA CULTURA MAGICA DELL’EUROPA MEDIOEVALE E NEL MONDO OCCIDENTALE MODERNO; della dott.ssa Cristina Ghilli

Il POST dal titolo “ESISTE UN METODO DI INVESTIGAZIONE ALTERNATIVO ALLA SCIENZA? es. il sacro, il magico, l’arte, medicina alternativa…; post a più voci” a cura del dott. P. Pistoia,  riporta, inseriti, più di dieci interventi, per un confronto diretto fra più punti di vista, secondo gli obbiettivi del nostro blog. Col tempo isoleremo i singoli articoli più o meno rivisitati per renderli più visibili, leggibili e con tags più indirizzati.

Segue il secondo articolo sulla magia di Cristina Ghilli

I RIFLESSI DELLA CULTURA MAGICA DELL’EUROPA MEDIOEVALE E NEL MONDO MODERNO

Della dott.ssa Cristina Ghilli

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DA CONTINUARE…

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IL VALORE COGNITIVO DEL PENSIERO MAGICO della dott.ssa Cristina Ghilli; precisazioni a cura del dott. P. Pistoia

Il POST dal titolo “ESISTE UN METODO DI INVESTIGAZIONE ALTERNATIVO ALLA SCIENZA? es. il sacro, il magico, l’arte, medicina alternativa…; post a più voci” a cura del dott. P. Pistoia,  riporta, inseriti, più di dieci interventi, per un confronto diretto fra più punti di vista, secondo i canoni del nostro blog. Col tempo isoleremo i singoli articoli più o meno rivisitati per renderli più visibili, leggibili e con tags meglio indirizzati.

Segue il primo articolo sulla magia di Cristina Ghilli

IL VALORE COGNITIVO DEL PENSIERO MAGICO della dott.ssa Cristina Ghilli

 

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BIBLIOGRAFIA CONSULTATA PER GLI ARTICOLI SULLA MAGIA

E. CASSIRER “Filosofia delle forme simboliche”, La Nuova Italia, 1966, vol. II°.

E. CASSIRER “Linguaggio e Mito”, Garzanti, 1975.

M. DAL PRA “Logica e Realtà, momenti del pensiero medioevale”, La Terza, 1974.

M. M. DAVY “Iniziazione al Medioevo”, Jaka book, 1981.

S. FREUD “Totem e Tabù”, Newton Compton, 1987.

S. FREUD “Una difficoltà della psicanalisi”, in C. MUSATTI “Freud: una antologia freudiana”, Bollati Boringhieri, 1949.

G. C. GARFAGNINI “Cosmologie medioevali”, Loescher, 1979.

E. GILSON “La filosofia del Medioevo”, La Nuova Italia, 1973.

G: W: F: HEGHEL “La religione della magia” in “Lezione sulla filosofia della religione”, Zanichelli, 1973, VoI. I°.

C. G. YUNG “Coscienza, inconscio e individuazione”, Bollati Boringhieri, 1985.

C. LEVI-STRAUSS “Il pensiero selvaggio”, Il Saggiatore, 1964.

E. MACCAGNOLO “Il Divino ed il Megacosmo”, Rusconi, 1980.

P. ROSSI “Francesco Bacone. Dalla magia alla scienza”, Laterza,1952.

C. WEBSTER “Magia e Scienza da Paracelso a Newton”, Il Mulino, 1984.

DA CONTINUARE…

 

ANCORA SULL’INDUZIONE del dott. Giacomo Brunetti; indicazioni del dott. Piero Pistoia

Per leggere l’articolo in pdf  “ANCORA SULL’INDUZIONE del dott. Giacomo Brunetti”, cliccare sotto:

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Indicazioni del dott. Piero Pistoia

IL dott. prof. Giacomo Brunetti ha anche pubblicato su questo blog l’art. “INDUZIONE E DEDUZIONE: due metodi di indagine scientifica”, del quale il presente può essere la seconda parteinserito nel post “EPISTEMOLOGIA ED OLTRE” a nome dei docenti G. Brunetti, P. Pistoia e G. Scarciglia.

Nello stesso post P. Pistoia e G. Scarciglia hanno pubblicato l’art. “ALCUNI ASPETTI DEL PENSIERO DI K. POPPER ED ALTRO: spunti per riflessioni e discussioni personali”

Infine ancora nello stesso post Piero Pistoia ha pubblicato l’art. “LA TEORIA E LA REALTA’ ED I LIMITI DELLA CONOSCENZA: Iperboli su Natura, Comunicazione culturale e Poesia” 

 

 

LIBERA INTERPRETAZIONE DELLA CANZONE “TEARS IN HEAVEN” (GOCCE DI PIANTO NEL CIELO), di Eric Clapton, a cura del dott. prof. Alessandro Togoli

Questo testo è una libera interpretazione della canzone di Eric Clapton “Tears In Heaven”, dedicata al figlio morto. La dedico non solo a Sara, mia figlia, ma a tutti i ragazzi che hanno abbandonato troppo presto questa vita, in particolare ad Alan, Michele, Francesco, Cheti, Mirko, Saida, che ho conosciuto, ma anche a tutti gli altri che non conosco.

Gocce di pianto nel cielo

Ricorderesti il nostro nome

Nel trovarci su nel cielo

Sentiresti il nostro calore

Nello scorgerci su nel cielo

Dobbiamo essere uniti

E continuare ad immaginarti

Perché non possiamo avvicinarti nel cielo

Carezzeresti la nostra mano

Nel trovarci su nel cielo

Sederesti in mezzo a noi

Con un sorriso su nel cielo

Cercheremo la nostra via nel buio e nella luce

Perché non possiamo che pensarti nel cielo

Il tempo ci può far cadere in basso,

il tempo ci può far piegare in ginocchio,

il tempo ci può far incrinare il cuore,

il tempo ci può fare implorare di smettere

Ma dietro il buio di una porta socchiusa si rischiara la pace

E noi sappiamo che la triste pioggia gelida non scenderà più dal cielo

Ricorderai il nostro nome

Nel sentirci su dal cielo

Sentirai il nostro calore

Nel vederci su dal cielo

Ancora una volta saremo uniti

nel continuare a recitare per te

Perché tu ci applaudi dal cielo

A cura di Alessandro Togoli

Chi volesse ascoltare questa canzone battere da Google “Facebook, Eric Clapton “Tears, In Heaven”

L’ANZIANO NELLA SOCIETA’ PRIMITIVA E NELLA GRECIA ANTICA del dott. Renato Bacci

L’ANZIANO NELLA SOCIETA’ PRIMITIVA E NELLA GRECIA ANTICA

dott. Renato Bacci

Quale il ruolo e la considerazione dell’anziano nella storia? Ricchezza o peso? Soggetto da venerare, rispettare o da disprezzare ed emarginare? Le risposte nel corso dei secoli si sono sprecate nell’uno e nell’altro senso, spesso caratterizzate dal peso che hanno avuto modelli economico- culturali nei vari momenti storici e nelle diverse società.

Voglio dire che nelle società primitive, là dove ovviamente non era né semplice né in uso datare l’età di una persona ma la si valutava sulla base delle funzioni che poteva svolgere all’interno di una comunità, importanti erano le conoscenze degli “ anziani” circa i metodi di caccia o di coltivazione che potevano trasmettere ai più giovani. E non solo, la loro capacità di ricordare e raccontare era il tramite attraverso il quale si collegavano le generazioni riconoscendosi in un’origine e in una storia comune a supporto dell’identità del gruppo. Insomma in una società di cacciatori – raccoglitori prima e di agricoltori poi il ruolo dell’anziano che poteva vantare un patrimonio di conoscenza e di esperienza non era affatto secondario.

Intendiamoci però anche sul concetto di “ anziano” : nell’antichità storica a 30 anni si veniva considerati maturi avanzati se non propriamente vecchi, questo perché difficilmente si campava oltre i cinquant’anni, né debbono trarre in inganno certe longevità di cui la storia ci racconta, proprio perché eccezioni e non certo regola.

La considerazione dell’anziano variava poi da una cultura all’altra. Nelle antiche civiltà orientali, a partire da quelle indo-mesopotamiche, c’era un’attenzione particolare verso chi era andato in là con gli anni, evidentemente protetto e benedetto dagli dei, e si cercava di mantenerlo il più possibile in vita anche con pratiche magiche e interventi medicamentosi. Del resto sciamani, sacerdoti, scribi e stregoni, tutti in età avanzata, erano considerati i depositari del sapere di una pur rudimentale medicina e soprattutto erano ritenuti in grado di stabilire spesso un contatto con il mondo dell’al di là e di interpretare e prevedere il futuro. Questo perché ad oriente, diversamente da quanto accadrà in Grecia, il concetto e l’importanza della bellezza fisica erano decisamente marginali nel sentire comune e religioso. Tanto per fare un esempio le statue femminili delle zone orientali ci rappresentano donne matriarche, decisamente fin troppo in carne, con i seni pieni di latte, niente a che vedere insomma con le Veneri elleniche proporzionate, armoniche, espressione di rigidi canoni di bellezza estetica. Questo ci fa capire perché in una società, quale fu ad esempio quella ateniese, commerciale, dinamica, con il gusto canonico del bello, la condizione dell’anziano, con la conseguente decadenza psico fisica dovuta all’età fosse ritenuta quasi intollerabile e comunque sgradita. Atteggiamento del resto riscontrabile in buona parte della civiltà greca anche in epoche diverse.

Mimnermo, un poeta del VII secolo a.C., definisce la vecchiaia odiosa, che annebbia la mente e lo spirito, brutta e da disprezzare, inutile e pesante. Meglio morire che affrontare il processo dell’invecchiamento!:

Quale vita, quale gioia senza l’aurea Afrodite?

Possa io essere morto, quando non mi stiano più a cuore queste cose,

l’amore segreto, i dolci doni e il letto,

che sono fiori fugaci della giovinezza

per uomini e donne; ma quando sopraggiunge l’odiosa

vecchiaia, che rende l’uomo turpe e brutto allo stesso tempo,

sempre nell’animo lo tormentano tristi pensieri, né gode al vedere i raggi del sole,

ma è odioso ai ragazzi, disprezzato dalle donne:

così dolorosa un dio rese la vecchiaia.

 

Τίς δὲ βίος, τί δὲ τερπνὸν ἄτερ χρυσῆς Ἀφροδίτης;

Τεθναίην, ὅτε μοι μηκέτι ταῦτα μέλοι,

κρυπταδίη φιλότης καὶ μείλιχα δῶρα καὶ εὐνή,

οἷ’ ἥβης ἄνθεα γίγνεται ἁρπαλέα

ἀνδράσιν ἠδὲ γυναιξίν· ἐπεὶ δ’ ὀδυνηρὸν ἐπέλθῃ

γῆρας, ὅ τ’ αἰσχρὸν ὁμῶς καὶ κακὸν ἄνδρα τιθεῖ,

αἰεί μιν φρένας ἀμφὶ κακαὶ τείρουσι μέριμναι,

οὐδ’ αὐγὰς προσορῶν τέρπεται ἠελίου,

ἀλλ’ ἐχθρὸς μὲν παισίν, ἀτίμαστος δὲ γυναιξίν·

οὕτως ἀργαλέον γῆρας ἔθηκε θεός.

 

Ed ancora Saffo, manifesta ciò che prova la donna con l’avanzare dell’età, una terribile ferita narcisistica, conseguente allo svanire della freschezza e della bellezza del corpo:

Voi amate, ragazze, i bei doni delle Muse cinte di viola,

è la vostra ora, prenderete la lira melodiosa per il canto,

a me la pelle che era così tenera la vecchiaia ha devastato e da neri i capelli sono diventati bianchi,

e più non mi sostengono i ginocchi che volavano danzanti come cerbiatti;

ora gemo sovente, ma cosa potrei fare?.

 

ὔμμιν φίλα Μοίσαν ἰ]οκ[ό]λπων κάλα δῶρα παῖδες

πρέπει δὲ λάβην τὰ]ν̣ φιλάοιδον λιγύραν χελύνναν 2

ἐμοὶ δ᾿ ἄπαλόν πρὶν] π̣οτ᾿ [ἔ]οντα χρόα γῆρας ἤδη

αἰκίσσατο λεῦκαι δ᾿ἐγ]ένοντο τρίχες ἐκ μελαίναν 4

βάρυς δέ μ᾿ ὀ [θ]ῦμο̣ς̣ πεπόηται, γόνα δ᾿ οὐ φέροισι

τὰ δή ποτα λαίψηρ᾿ ἔον ὄρχησθ᾿ἴσανεβρίοισιν 6

τὰ <μὲν> στεναχίσδω θαμέως. Ἀλλὰ τί κεν ποείην;

 

Diversamente a Sparta, là dove persisteva un’ economia del latifondo legata fortemente alla terra e al suo sfruttamento, invece il vecchio godeva di grande considerazione, come il “ capoccia” , figura principe nelle famiglie delle nostre campagne

Era il saggio, memore di tante battaglie. Andava protetto e difeso, come dice il poeta Tirteo:

Combattete schierati dinanzi ai più anziani

dalle ginocchia non più agili,

non li abbandonate fuggendo.

E’ cosa turpe che invece dei giovani

combattendo in prima fila

i vecchi caduti giacciono al suolo

con la testa già da tempo canuta

e candido il mento,

nella polvere

l’ultimo glorioso respiro esalando

e con le care mani

coprendo le pudenda insanguinate,

cosa turpe a vedere e di biasimo degna.

 

ὦ νέοι, ἀλλὰ μάχεσθε παρ’ ἀλλήλοισι μένοντες,

μὴ δὲ φυγῆς αἰσχρῆς ἄρχετε μηδὲ φόβου,

ἀλλὰ μέγαν ποιεῖσθε καὶ ἄλκιμον ἐν φρεσὶ θυμόν

μὴ δὲ φιλοψυχεῖτ’ ἀνδράσι μαρνάμενοι˙

τοὺς δὲ παλαιοτέρους, ὧν οὐκέτι γούνατ’ ἐλαφρά,

μὴ καταλείποντες φεύγετε, τοὺς γεραιούς.

αἰσχρὸν γὰρ δὴ τοῦτο, μετὰ προμάχοισι πεσόντα

κεῖσθαι πρόσθε νέων ἄνδρα παλαιότερον,

ἤδη λευκὸν ἔχοντα κάρη πολιόν τε γένειον,

θυμὸν ἀποπνείοντ’ ἄλκιμον ἐν κονίηι,

αἱματόεντ’ αἰδοῖα φίλαισ’ ἐν χερσὶν ἔχοντα –

 

Ed era la “gerusia” , l’assemblea degli anziani, che provvedeva alle redazione delle leggi e all’applicazione della giustizia .

Una contrapposizione sul ruolo dell’anziano nella società è di tutta evidenza poi nel pensiero dei due massimi filosofi greci ovvero Aristotele e Platone. Il primo rifiutava la presenza degli anziani nel governo della città perché nell’uomo anima e corpo sono uniti e indivisibili, quindi quando il corpo decade entra in crisi anche la psiche e l’uomo diventa inutile e fastidioso per sé e per gli altri.

Platone, al contrario, sosteneva che solo gli anziani sono in grado di poter governare. La saggezza e la virtù appartengono all’anima e non possono essere scalfite dalla decadenza del corpo.

E così ancora se da una parte Omero pone più volte l’accento sulla saggezza del vecchio, nella tragedia greca spesso questa saggezza viene presentata come inutile se non dannosa e nella commedia addirittura la vecchiaia é ridicolizzata nelle sue manifestazioni con i difetti fisici e le turbe mentali: il vecchio è visto come misogino, avaro, uggioso , brontolone. Ma tragedia e commedia sono l’espressione di quella società ateniese imprenditoriale e commerciale di cui parlavo prima.

Dott. Renato Bacci

 

BREVI RIFLESSIONI SUL SENSO DEI DATI DA ELABORARE IN STATISTICA E SUL PARADOSSO DELLA DEMOCRAZIA; a cura del dott. Piero Pistoia

BREVE RIFLESSIONE SUL SENSO DEI DATI DA ELABORARE IN STATISTICA

a cura del dott. Piero Pistoia

Come premessa generale a tutti gli scritti di statistica vorrei precisare almeno la risposta alla domanda, che si percepisce nell’aria, diciamo ingenua, ma forse anche pretestuosa per secondi obiettivi (nel prossimo non indifferente c’è sempre un po’ di malevolenza), e, se in buona fede, come minimo da inesperti, che suona grosso modo così: <<A chi serve studiare dati certamente già analizzati da altri, anche in ambiti accademici e magari anche in tempi ormai lontani, ovvero studiare dati simulati?>>.

Se i dati fossero simulati si tratterebbe di fare mera esercitazione sulle leggi della statistica e sui linguaggi informatici relativi, che data la potenza di questi strumenti, mi sembra, se condotto con criterio (si insegna cercando di costruire insieme nell’andare, nel senso che nel correggere si impara), si tratti di un ammaestramento comunicativo rilevante e non da poco!

Se poi i dati sono reali, raccolti sul campo, per le teorie sul forecast, l’analisi dei dati lontani spesso ha più significato di quelli vicini. In una iperbole, si rifletta sul battere di ali di una farfalla lontana nel tempo, in situazioni complesse!

E se poi sono già stati analizzati più volte anche in sedi accademiche, pur permanendo la causa primaria di un ammaestramento significativo, si ha anche maggiore opportunità di imparare a controllare il conto, perché nel passato e nel futuro siamo sempre noi a pagarlo! Se su quel conto sono state prese decisioni che ci riguardavano e se era sbagliato al tempo, tale sbaglio continuava a ripercuotersi su tutte le previsioni future (il forecast appunto)!

Ma perché i conti eseguiti in ambiti accademici possono essere ‘sbagliati’? Perché i conti sono tendenzialmente, direttamente o indirettamente, consapevolmente o inconsapevolmente, controllati da chi vengono pagati (chi ordina la relazione tecnica in qualche modo riesce a comunicare la propria idea che ‘pesa’ sul progetto), cioè dal potere, con maggior frequenza quanto più gli eventi in studio cadono in ambito complesso dove vari percorsi razionali sono sempre possibili. E questo è un rischio sempre in agguato.

BREVE RIFLESSIONE SUL PARADOSSO DELLA DEMOCRAZIA (paradosso di Garaudi)

DEMOCRAZIA0001 in pdf

Nota –  Le Tre P di Bruner  rappresentano il Passato, il Presente  e specialmente il Possibile che reinterpreta continuamente gli altri due. Controllare, anche sul blob, il loro significato ampliato, in particolare, nel post ANCORA SULL’ANALISI DELLA POESIAIl Circolo Ermeneutico, di piero pistoia e gabriella scarciglia.      

UNA LEZIONE SUL CONCETTO DI MOLE IN CHIMICA dell’Accademico e Pedagogo dott. Prof. Pierluigi Riani

Post in via di sviluppo…

Ci siamo permessi di trasferire su questo Blog, che non ha alcun fine di lucro, (ilsillabario2013.wordpress.com), ‘mantenuto’ da un gruppo di docenti di tutti gli ordini, Università compresa, la seguente lezione sul rilevante concetto di mole in chimica,  (pubblicata già sulla rivista “Didattica delle Scienze” n.212, ed. La Scuola di Brescia), per la sua chiarezza comunicativa, la valorizzazione di esso nei vari contesti, e la precisione scientifica. Ringraziamo l’autore se vorrà mantenerlo su questo Blog, altrimenti, avvertìti alla mail  ao123456789vz@libero.it, in breve la sopprimeremo.

Saremo grati all’autore se vorrà aprire con noi anche una futura collaborazione, sempre su lezioni e/o su comunicazioni culturali significative a Sua scelta. Può inviare i testi alla mail nominata.

Per leggere la lezione in pdf, cliccare su:

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Altrimenti continuare: