VINCENT VAN GOGH: IL GENIO LA SOLITUDINE LA PAZZIA; di Marino Magnabosco

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Marino Magnabosco, studente al tempo iscritto all’Istituto Tecnico Industriale di Pomarance (PI), scrisse questa interessante ricerca sul grande Vincent: da una sintesi iniziale, alla influenza sulla sua pittura  della Scuola Olandese,  degli Impressionisti e dell’arte giapponese.

Un enorme e sconvolgente campo di grano sotto cieli tormentati, svolazzano corvi neri , oscuri presagi della vita travagliata e solitaria del grande artista.

 

Per leggere questa ricerca in pdf cliccare su:

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RICORDIAMO GIANNINA PRATO ZANELLA: POETESSA

RICORDIAMO GIANNINA PRATO ZANELLA: POETESSA

Tenuto conto che, di poesia, molte creature spiritualmente vivono o sono vissute, proponiamo di dare spazio nel nostro blog ad una poetessa che, nella piu’ nobile accezione della discrezionalità, è vissuta fra noi dal sessantesimo al settantesimo anno: Giannina Prato Zanella. Poetessa destinata a restare, indipendentemente dal “clamor vitae”, in conseguenza certa del peso che nella poesia italiana ha esercitato ed eserciterà, non solo sugli addetti ai lavori, ma su quanti vorranno fregiarsi del titolo di “poeticamente informati”.

Giannina Prato, vivendo, non ha mai cercato la platealità. Coltissima, scelse di creare in silenzio e presentare la sua opera soltanto là dove un preciso margine di onesta verifica era possibile.. Collaborò soltanto a quotidiani di vasta tiratura o riviste qualificate. Dal 23-esimo al 68-esimo anno di età, concorse a 22 premi letterari di poesia e racconto, ma soltanto a quei premi, dove il giudizio della giuria veniva espresso in busta chiusa. E 22 (ventidue!) furono i premi letterari vinti da Giannina Prato: denaro, oro, opere d’arte. Questa premessa può sembrare jattante irruzione in un pelago quieto, ma risponde a pura realtà e a noi non rimane che il compito di cronisti.

La poesia che qui presentiamo: “Colline Metallifere” tratta dalla silloge “Relazioni Umane”, pubblicata nella Collana; “I Quindici”; Editore Allegranti, Pisa, 1976 e gentilmente concessa dallo scrittore G. Zanella, fa parte di un nucleo di lavori che Giannina ha voluto dedicare alla sua terra, Pomarance (Pi).

La Falugi Editrice, Pomarance, ha messo in stampa un libro postumo, che raccoglie tutti gli scritti inediti della poetessa.

Per leggere la poesia in pdf COLLINE METALLIFERE cliccare su:

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POESIE SULL’INVECCHIARE; “QUANDO E’ L’ORA” di Silvano Guerrieri; “SOLO RASSEGNAZIONE” di Piero Pistoia; “LA VECCHIAIA” di Raimondo Pistoia

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QUANDO E’ L’ORA

Quando sulla bocca non vi è piu’ sorriso,

quando il cuore arido medita vendetta,

quando ti nutri di singhiozzanti ricordi,

quando l’aria che ti circonda è grigia,

allora vieni o Morte,

brandisci la tua falce e colpisci,

ma non ridere della tua vittoria,

Tu guernisci un corpo senza vita.

(Silvano Guerrieri)

 

SOLO RASSEGNAZIONE

Dove vai?
“In nessun dove”, rispondo.
Non c’è più via da calcare.
Nessun verso da esperire.
Solo un ritorno. Una mera riflessione.
Isotropo lo spazio ed omogeneo.
Euclideo…
Riduttivo lo spazio dell’anima.
Ogni passo uguale all’altro.
Strumenti a zero risoluzione.
Si spegne il lume del senso.
La fiamma del cuore.
Dove sei folle animale curioso…?!
“Serve la saggezza…!”, dicono.
La generazione rischia, nuova, sulla pelle.

Più di prima.
Buon apprendistato. A Storia senza regole.

Nel branco.


Non serve più!


Non porta il tempo la pace.
Solo rassegnazione.
Ma poi….
D’improvviso m’accorgo:
tutta la vita ho atteso con ansia
d’invecchiare!

(Piero Pistoia)

 

LA VECCHIAIA

 

Eccola.silenziosa e sorniona.Ti guarda in faccia.
abbassi gli occhi per non vederla.
Ti viene incontro, ti scansi, fai finta di nulla.
Passi avanti e sorridi: anche questa volta è andata.
Non è così: ti segue da vicino.
Non si fa vedere: sa che la vedi. ma lei ha esperienza.
Ti raggiunge .

Ti guarda fissa negli occhi.
L’affronti, digrigni i denti.
la Sfidi.
Toh! s’è fermata, ha avuto paura!!!.
Eccomi caro : ci sono e ti aspetto.
Non pensare di farla franca.
Alzo gli occhi al cielo e chiedo al buon Dio:
Sto nelle tue mani, mio Signore e quando arriva la mia ora eccomi qua,
ci sono anch’ io.

Raimondo Pistoia

“CONTROLLA IL CONTO SEI TU CHE LO DEVI PAGARE”: UNA SUCCESSIONE DI APPUNTI PER LEZIONI SULL^ INQUINAMENTO RADIOATTIVO E SULLE GRANDEZZE PER CONTROLLARLO; del dott. prof Piero Pistoia

Post in via di costruzione…

CONTROLLA IL CONTO SEI TU CHE LO DEVI PAGARE

INQUINAMENTO RADIOATTIVO E GRANDEZZE PER CONTROLLARLO

Parte prima

In prima istanza proviamo a cliccare su:

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COME SI FANNO I CONTI CON LE RADIAZIONI X E GAMMA

Parte seconda

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PROGRAMMA CALCOLO DOSE (HP-85)0001

La seconda parte della linea 1009 è riportata sotto:

:I;”-ESIMO ISOTOPO=”;: INPUT N(I)

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COME SI FANNO I CONTI CON ALFA E BETA

Parte terza

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All^inizio dell^ultima pagina della parte terza i due righi dello scritto a mano vengono di seguito riportati:

IDe = q *e * 1.6 * 10^-6 * 3600 * 168 / m*100  rem/h =

= 1.6 * 10^-6 * 3600 * 168 * Sommatoriai (qi * ei )/m*100; q in microci

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RIFLESSIONI PER UNA LEZIONE SULLA LETTURA DEGLI STRUMENTI E SUI CONCETTI DI SENSIBILITA, ERRORE ASSOLUTO STRUMENTALE, ERRORE ASSOLUTO ACCIDENTALE; PRECISIONE, ERRORE RELATIVO, ACCURATEZZA; del dott. prof. Piero Pistoia

Post in via di costruzione….

RIFLESSIONI PER UNA LEZIONE SCOLASTICA SULLA LETTURA DEGLI STRUMENTI E SUI CONCETTI DI “SENSIBILITA”, “ERRORE ASSOLUTO STRUMENTALE”, “ERRORE ASSOLUTO ACCIDENTALE” “PRECISIONE”, PRECISIONE ASSOLUTA”, “ERRORE RELATIVO”, “ACCURATEZZA”.

del dott. prof. Piero Pistoia

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Diremo che uno strumento è poco sensibile se variando di un intervallo non trascurabile la grandezza da misurare, non è possibile cogliere sullo strumento un cambiamento di indicazione; al contrario uno strumento è sensibile se può cogliere minime variazioni della grandezza da misurare. Allora si introduce come definizione di sensibilità il rapporto fra variazione di grandezza e corrispondente variazione di divisioni (cioè quanta variazione di grandezza corrisponde ad una divisione):

D G/D N

Più alto è tale valore più bassa è la sensibilità (molti autori scelgono per definizione di sensibilità il reciproco del rapporto su detto, cioè: D N/D G; in tal modo più grande è tale quoziente, più alta sarà. la sensibilità; la nostra scelta permette un miglior confronto con altre grandezze significative per la misura, come, per es., l‘ Errore Assoluto strumentale. Il valore della sensibilità insieme alla chiarezza della scala (per la quale possiamo leggere ad occhio ora il decimo, ora il quinto … di divisione), mi danno delle indicazioni sul numero di cifre attribuibili alla misura che è come dire sul minimo intervallo di grandezza “leggibile”: più alta è la sensibilità e più chiara è la scala, più cifre decimali (!) posso essere attribuite alla misura; si dice allora che la misura ha alta precisione fittizia, nel senso di aver fornito un certo numero di cifre senza far riferimento al significato di tali cifre (P. Bevington “Data reduction and error analysis for fisica sciences” McGrw-Hill 1969). Per es., con la scala di una strumento (amperometro) nella quale possiamo leggere tranquillamente il decimo di divisione ed una strumento con sensibilità pari a 1mA/div (10-3 A/div, 0.001 A/div), allora possiamo ottenere un valore del tipo 0,0031 A; mentre con una scala che permetta una lettura di 1/5 di div e con una strumento di sensibilità 5 A/div, potremo leggere solo fino allampere. (da controllare)

Se, poi consideriamo che in generale sia possibile sempre leggere ad occhio, per es., un decimo od un quinto di divisione (a parità di chiarezza della scala), la sensibilità dello strumento è fortemente indicativa della precisione del risultato, cioè del numero delle cifre decimali (significative o meno) con cui posso scrivere la misura. Ma a noi, però, non interessa tanto scrivere la misura con molte cifre decimali, se poi esse non hanno alcuna relazione col “presunto valore vero” quanto sapere qualcosa sulla loro significatività, cioè in che rapporto stanno con il valore vero stesso.

Indicazioni sulla “significatività” delle cifre con cui è espressa la misura, ci derivano dalla conoscenza del così detto errore assoluto strumentale”.

In generale, l’errore dello strumento non può mai essere inferiore alla grandezza corrispondente al decimo di divisione, controllata dalle sensibilità, perchè altrimenti il costruttore avrebbe progettato uno strumento pi preciso di quanto poi possaessere utilizzato. Se conosciama il limite inferiore dell’errore, il limite superiore invece varierà da strumento a strumento, anche se in generale il costruttore fa in modo che l’errore coincida numericamente con la sensibilità, come da noi definita: l’Errore Assoluto Strumentale è la grandezza corrispondente ad una divisione della scala.

Ci accorgiamo pertanto che la lettura ad occhio ha senso solo quando il limite superiore dell’errore assoluto è inferiore alla grandezza corrispondente all’intervallo fra due divisioni successive. In tutti gli altri casi, quando il costruttore non ci rifornisce, per es., tramite la classe dello strumento (gli strumenti indicatori hanno indicata la classe di precisione, ovvero piu^ raramente la curva di taratura: strumenti campioni primari e secondari) il valore dell’errore strumentale, è consigliata la lettura alla tacca più vicina. Infatti se l’errore per es., è dell’ordine 1/1000 di Ampere significherà che, nelle nostre ipotesi, la sensibilità è 0,001 A/div (numericamente uguale all’Errore), la incertezza è di una divisione e, se il valore nominare era 0,003 A, il valore “vero” cadrà certamente fra 0,002 e 0,004.

L’Errore Assoluto Strumentale detto anche limite superiore dell’Errore Assoluto o massimo errore possibile o “precisione assoluta” mi individua così un intervallo intorno al valore nominale (risultato di una sola lettura o la media fra letture) in cui certamente cadrà il valore “vero” (si capisce anche come tale errore debba essere superiore almeno a 3 volte l’errore quadratico medio). Se poi ripetendo le misure la semidifferenza dei valori estremi, detta Errore Assoluto Accidentale, è superiore all’errore assoluto strumentale (caso che può verificarsi quando si usano strumenti con errore assoluto sempre piu^ piccolo), prenderemo l’ errore accidentalecome indicativo della precisione assoluta.

Chiaramente quindi nessun rapporto teorico esiste fra Sensibilità di uno strumento e precisione assoluta o errore assoluto strumentale, anche se in pratica essi coincidono numericamente:

1 – La Sensibilità insieme alla “chiarezza” della scala) è legata al numero di cifre (talora decimali)con cui posso scrivere la misura (precisione) anche se poialcune di esse possono essere inutili per i nostri scopi. A questo punto è interessante precisare, per quanto riguarda il rapporto “Sensibilità” “scala”, come la sensibilità possa essere anche definita come il minimo intervallo di grandezza di cui ci possiamo accorgere nel misurare, coincidente in generale con la minima frazione di intervallo di graduazione leggibile sulla scala; cioè la “sensibilità”di una lettura coincide con il limite di sensibilità della scala. La tendenza a introdurre la definizione di sensibilità come rapporto, rende meno chiara la relazione suddetta.

2 – L’ errore strumentale (o precisione assoluta) al contrario ci indica in che intervallo cadrà “certamente” il valore “vero”, “quotando” quali cifre come significative e quali invece come “sparate a caso”.

Questa teoria semplificata dell’errore fornisce solo l’ordine di grandezza degli errori, permettendo la conoscenza dell’ errore massimo assoluto con una sola cifra significativa. Così facendo riferimento agli esempi all’inizio riportati, se la sensibilità e la chiarezza della scala mi permettono di leggere fino al decimillesimo di ampere: 0.0031 A, conoscendo l’ errore assoluto strumentale, sia peres., 0,001 A, chiaramente la cifra del millesimo è già incerta, per cui quella del decimillesimo è da considerarsi del tutto illusoria (sparata a caso), cioè essa non è significativa, per cui va eliminata arrotondando la cifra precedente (il valore della misura satrà allora:0.003 A +/- 0,001 A);in al modo la scrittura della misura è un indicedella sua precisione assoluta.

Facendo riferimento al secondo esempio di precisione molto inferiore, se la sensibilità e la lettura della scala non mi permettono di cogliere frazioni di Ampere, il costruttore dello strumento non può fornire un errore assoluto inferiore all’ Ampere, in quanto la cifra corrispondente all’ errore non potrebbe essere letta su quella scala.

L’accuratezza sembra una grandezza polisemica; infatti per Bevington mi indica se il valore nominale è vicino o lontano dal valore “vero”; una misura in questo senso sarà tanto più accurata tanto più lerrore assoluto strumentale (precisione assoluta) è piccolo. Quindi l’accuratezza mi dice in che rapporto sta il risultato con il valore “vero” , mentre “la precisione” indica l’esattezza con la quale abbiamo espresso il risultato indipendentemente dal fatto che tale risultato sia importante nell^individuare il valore “vero”.

L’ ”errore relativo” (errore assoluto/valore nominale; sempre espresso in %), rappresenta il modo incui l’ errore assoluto incide sulla misura (tale grandezza adimensionata è chiamata , da Glen e Ford, ancora “accuratezza”, di qui la polisemia).

Si è a volte sostenuto che, poiché l’ errore massimo assoluto è più grande certamente dell’ errore assoluto definito come differenza fra valore “vero” e valore nominale, il valore “vero” cadrà quindi più probabilmente nelle vicinanze del valore nominale (intervallo più stretto) che non agli estremi individuati dall’errore assoluto. Da ciò potrebbe derivare la liceità di leggere cifre decimali superiori alle concesse dall’ errore massimo assoluto stesso; infatti se l’ intervallo è più stretto significa che l’ errore incide su cifre di ordine inferiore. Per le seguenti ragioni siamo contrari a tale congettura:

a) Nessuna necessità costringe il valore “vero” a stare, nelle prova da noi fatte, proprio nelle vicinanze del valore nominale.

b) Se vogliamo accettare per fede l’ ipotesi precedente, rimane il fatto che le frazioni di divisione lette su di uno strumento che per costruzione non può fornire, hanno lo stesso valore come se fossero prese a caso; in tal modo si eviterebbe la fatica (conteggio delle frazioni…) di tentare di cogliere ciò che quello strumento non permette di cogliere.

c) Si correrebbe il rischio di ricadere nell’ incertezza collegata agli errori possibili e probabili, mentre, l’ errore assoluto limite, è proprio introdotto per dare indicazioni sicure, naturalmente perdendo in accuratezza.

d) Se, infine, vogliamo una misura più precisa, non è necessario ricorrere a congetture strane, ma basta usare uno strumento di classe maggiore.

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Nel quadro del progetto di auto-aggiornamento che, al tempo, fu attivato (per informazioni ulteriori cercare in questo blog, per es., con il il tag AUTODIDASSI), il precedente scritto fu inviato a leggere, al tempo, all’Università di Pisa presso la Facoltà di Ingegneria, all’ accademico ing. dott. Renzo Pieri, prof. stabilizzato di Misure Elettriche, Assistente Ordinario di Elettrotecnica, che caldamente ringraziamo anche per i suoi qualificati consigli e commenti al margine.

Dott. prof. Piero Pistoia

FOTOMETRIA APPLICATA ALLA ASTRONOMIA SIDERALE di A. Valetti, accademico – art. ripreso da “Didattica delle scienze, La Scuola, Brescia”

N. B. – Qualora editore ed autore non volessero mantenere il seguente scritto in questo blog, completamente auto-finanziato, senza alcun fine di lucro, portale aperto alla cultura scolastica e alla cultura sociale, lo comunichi alla mail ao123456789vz@libero.it, e nell^immediato verrà definitivamente eliminato.

 

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QUELLO CHE NON TI HO MAI DETTO da “Via de Labirinti”; di Roberto Veracini

Da “Via de’ laberinti” (La vita felice, Milano, edizione ampliata 2020)

Nuova sezione: QUELLO CHE NON TI HO MAI DETTO

Con il tempo si ricordano

certi particolari del volto, i gesti,

si fissano nella memoria le espressioni

di una vita. Di mio padre ricordo

il sorriso da ragazzo e la luce

degli occhi, una contrazione impercettibile

della bocca quando incontrava una difficoltà,

una felicità trattenuta, controllata, infine radiosa

quando c’era da essere felici.

Fino all’ultimo era convinto

che sarebbe uscito

da quell’ospedale, si preoccupava

delle cose da fare, una volta fuori.

Era fatto così.

Non ne va bene una, diceva,

ma poi tornava ad aver fiducia nelle cose

della vita. Guardava avanti

sempre con quel sorriso

e gli brillavano gli occhi

Quello che non ti ho mai detto

a mio padre

Quello che non ti ho mai detto

è che mi piaceva tutto di te

anche se era tutto diverso

da me

*

Ora che invecchiando

sempre più ti somiglio

provo un piacere tutto

nuovo e inaspettato

*

Il tuo sorriso è rimasto

nella casa, non ci abbandona,

ma non riusciamo ancora

a farlo entrare in noi

*

Guardo i tuoi strumenti

di lavoro e immagino

le mani, che avevi

esili e giovani

*

Sono ancora qui

a pensarti

come mai prima,

come se

prima non fosse mai

stato. Ma questo

vuoto è così pieno

di te che nemmeno io

so come

Ospedale

(Il tradimento del figlio)

Ogni tanto il tuo sguardo

mi cerca, sospettoso,

mi stai ingannando?

Io vorrei sottrarmi

a quegli occhi

che forse già sanno

e pesano increduli

ogni mio cenno,

davvero mi stai

ingannando?

La responsabilità

Come se queste radici

portassero altri pesi

che non so decifrare.

Certe volte ascolto i tuoi

passi, che immagino leggeri

ma sono pesantissimi

e allora odio il figlio

che non vuole crescere,

il suo restare ovunque

esule.

Ma tu mi guardi e sorridi,

e rigiri ancora

fra le mani i miei fogli,

come facevi sempre

negli ultimi giorni

Roberto Veracini