PER WISLAWA SZYMBORSKA del dott. prof. Roberto Veracini

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Per Wislawa Szymborska

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Per Wislawa Szymborska

Un appunto

La vita – è il solo modo

per coprirsi di foglie,

prendere fiato sulla sabbia,

sollevarsi sulle ali;

essere un cane,

o carezzarlo sul suo pelo caldo;

distinguere il dolore

da tutto ciò che dolore non è;

stare dentro gli eventi,

dileguarsi nelle vedute,

cercare il più piccolo errore.

Un’occasione eccezionale

per ricordare per un attimo

di che si è parlato

a luce spenta;

e almeno per una volta

inciampare in una pietra,

bagnarsi in qualche pioggia,

perdere le chiavi tra l’erba;

e seguire con gli occhi una scintilla nel vento;

e persistere nel non sapere

qualcosa d’importante.

(da “Un attimo”, 2002)

La profondità della poesia di Wislawa Szymborska è tutta nella sua leggerezza, cercata, voluta, esibita…una leggerezza che non ha tempo, si nutre di attimi, corre veloce, annusa l’aria, scopre la vita nelle sue forme minime, elementari e ne fa poesia colta, ironica, sorridente. Grande poesia, insieme raffinata e popolare, che non ha paura dei sentimenti e delle ragioni, e sa cogliere – con semplicità e stupore – la realtà nel suo divenire, il particolare che illumina, l’orizzonte nascosto e inaccessibile.

Wislawa Szymborska ha scritto sulle cose minime e sui grandi fatti, sulla felicità e sulla disperazione, ma sempre con la sua impronta leggera di interprete profonda della vita, sapendo comunque che – nella vita – bisogna “almeno per una volta/inciampare in una pietra,/bagnarsi in qualche pioggia, perdere le chiavi tra l’erba;/e seguire con gli occhi una scintilla nel vento;//e persistere nel non sapere/qualcosa d’importante”.

dott. Prof. Roberto Veracini

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POESIA DI WISLAWA SZYMBORSKA a cura di Paolo Fidanzi, post aperto

Questa grandissima poetessa polacca Premio Nobel per la letteratura del 1996 nata nel 1923 e morta nel 2012, ha lasciato come ultime testimonianze un paio di libretti  entrambi editi da ADELPHI nel 2012, “DUE PUNTI” e , postumo, “BASTA COSI’, carichi di estremo rigore ed ironia. Da uno di questi, “DUE PUNTI”, è tratto il testo  “AVVENIMENTO” che personalmente commento con una mia poesia e che invito gli amici che leggeranno questo post, in particolari studenti, a commentarla liberamente.

AVVENIMENTO

Cielo, terra, mattino,

ore otto e quindici.

Quiete e silenzio

tra le erbe ingiallite della savana.

In lontananza una pianta d’ebano

con foglie sempreverdi

e radici estese.

D’un tratto la beata immobilità viene turbata.

Due esseri che vogliono vivere scattati nella corsa.

Un’antilope in fuga impetuosa

e dietro una leonessa ansante ed affamata.

Al momento le loro chances  sono pari.

La fuggitiva è perfino in vantaggio.

E se non fosse per quella radice

che spunta dal terreno,

e se non fosse per l’inciampare

di uno dei quattro zoccoli,

se non fosse per il ritmo spezzato d’un quarto di secondo,

di cui approfitta la leonessa

con un lungo balzo.

Alla domanda-di chi la colpa,

nulla, solo silenzio.

Incolpevole il cielo, CIRCULUS COELESTIS.

Incolpevole la terra nutrice, TERRA NUTRIX.

Incolpevole il tempo, TEMPUS FUGGITIVUM.

Incolpevole l’antilope, GAZZELLA DORCAS.

Incolpevole la leonessa, LEO MASSAICUS.

Incolpevole l’ebano, DIOSPYROS MESPILIFORMIS.

E l’osservatore che guarda con il binocolo,

in casi come questo,

HOMO SAPIENS INNOCENS.

 

COMMENTO PERSONALE CON UNA MIA POESIA

Quando ciò che accade è senza rimedio,

quando l’agire umano non può influire oltre lo sguardo,

ecco la condanna dell’umanita’.

C’è  di sicuro qualcosa che sovrasta

la nostra buona volontà.

E a volte per questo si rinuncia ad agire.

Chi è più attento lo sa

e solo per decenza  forse si agiterà

per cercare di salvare qualcuno o se stesso

dalla necessità.

PAOLO FIDANZI