LA COLONIA, poesia di Paolo Fidanzi

Sono certo che i gatti si addormentano.

Spesso.

Non conosco i loro percorsi cerebrali

quando sognano il cielo

e la notte piena di stelle.

 

Sono certo che ROSINA mi vuol bene.

Perchè sono io che la cerco con lo sguardo

e il suo affetto mi è caro.

Centra le mie pupille

con le sue, gialle, e ascolta

il mio silenzio.

Sfumano così reciproche tristezze

in una mia carezza e un suo gorgoglio.

 

I suoi tre mici

Tina, Nina e d’Artagnan

sono dei parlatori.

Accennano discorsi ad ogni mia sollecita richiesta.

E’ un miagolio preciso

non come la mia voce ,

che tende sempre ad oscurare

quello che veramente sente.

 

La loro voce, invece,

come quella di ROSINA, la madre,

è pura e non mente a nessuno,

tantomeno a colui che la capisce.

Insegna a D’artagnan l’educazione

per la sua quasi certa, prossima, adozione.

 

Tina rimane e sarà lei a sopportare

il carico di una nuova procreazione,

lo sgravio di antiche sofferenze feline.

 

D’altronde, dopo circa tre mesi,

di nuovo gravida

-come natura vuole-

ROSINA abbandona ogni protesta

ed ogni protezione

verso i suoi piccolini che avranno,

-a ragione-

pretese alimentari

e forti richiami sociali.

 

 

PS.

Il gatto non è individualista.

Rifiuta di stare tra la folla

e vive un po’ appartato

solo per non essere pestato.

 

 

 

 

 

Paolo Fidanzi

settembre 2016

Volterra

LA STRADA DEI GIRASOLI di Paolo Fidanzi

 

I GIRASOLI  HANNO LA TESTA  PIEGATA.

S’INCHINANO AL SOLE D’AGOSTO.

 

UN FILO DI FUMO

SI LEVA

DAL VECCHIO PODERE:

RI – STRUTTURATO .

 

IL CIELO CELESTE

S’AFFOSSA DOVE PUO’.

 

CIO’ CHE RIMANE

SI SPANDE TRA GLI ULIVI.

 

 

Paolo Fidanzi

2016 strada 439 DIR

 

 

 

 

UN POLITICO COME GLI ALTRI di Paolo Fidanzi

UN POLITICO COME GLI ALTRI

E’ necessario intervenire.

Sulle questioni sociali,

su quelle private.

Sul tornaconto di chi predica bene

e poi razzola male.

E’ necessario un diniego,

un urlo di vendetta.

Il salto del pensiero dominante.

Urge spedire altrove

il pacco destinato alla povera gente.

Bisognerebbe sfamarsi di luce e di poesia.

Solo questo, l’azzardo di credersi niente.

Ecco, bisognerebbe uscire dal caos della promessa.

E della speranza.

L’idea di un uomo buono e di uno cattivo è superata.

Il gelo del sentimento accende luci deliranti.

Il mondo delle cose è sempre più spento .

Appare tutto scolorito, graffiato dal pianto

di chi ha perso la fede e la sua forza originaria,

la sua misericordia.

L’umiltà non ha sconfitto la volontà di potenza,

ma proveremo insieme a resistere ancora.

 

Paolo Fidanzi  2016

RIFLESSIONI SU CARLO CASSOLA dott. Paolo Fidanzi

Sollecitato dall’iniziativa del treno letterario Volterra-Cecina, mi vengono alcune riflessioni su Carlo Cassola. Auto-escludendomi dalla ridda di critici accreditati a parlare della sua poetica e della sua storia mi sovviene un ricordo del 1980. Andai a trovarlo nella sua villa di Donoratico con sotto braccio una cartellina di poesie. Stavo facendo il “militare” a Livorno e Cassola ,mi pare,era già presidente della Lega per il Disarmo Unilaterale. Fui accolto con la speranza di leggere nei miei versi un seme della sua nuova passione, forse ideologia. E in parte credo, l’accontentai. Fuori piovigginava e Cassola si soffermò sull’incipit di una poesia di Montale :-Piove…..-

Non chiesi a quale poesia si riferisse. Forse a “Piove” della raccolta “SATURA”. Parlò soprattutto lui, mentre la moglie Pola , scendendo da una grande scala che portava al piano superiore della villa, ci portò qualcosa da bere. Cassola mi chiese se avessi letto il suo romanzo “L’ANTAGONISTA”. Se non lo avessi letto mi invitò a farlo poichè lo riteneva il più significativo

per capire il suo discorso letterario ed umano. Ci salutammo e in seguito i nostri contatti furono solo epistolari. Gli inviai anche un mio racconto fantastico ma la sua risposta fu diplomatica. Effettivamente la malattia che lo colpì gli tolse anche la capacità di scrivere e di lavorare serenamente. Non a caso qualche anno dopo morì.

Non so per quale motivo si cerchi in Cassola e la si evochi , seppur a ragione, solo quella che Enzo Siciliano definiva “la convinzione che in un luogo geografico, o in un ambiente sociale, sia incarnato lo spirito assoluto del mondo”

Considerato il nostro tempo così carico di contraddizioni e di paradossi , così disperatamente estraneo ad una qualsiasi forma misericordiosa laica della specie umana, penso che una riflessione si possa fare sulla sua posizione bizzarra quanto ossessiva assunta riguardo alla nostra sicura autodistruzione ad opera degli armamenti nucleari e delle guerre .

Ora leggendo gli ultimi suoi libri, in particolare “MIO PADRE” e “COLLOQUIO CON LE OMBRE”,si avverte in Cassola maturo la volontà di fare chiarezza sul suo bisogno di mettere in prima fila i propri antagonismi , più che antagonisti, come lui ama definirli, mascherandone le forme con molti dei suoi personaggi e con le sue dichiarate posizioni politiche.

Se i leit-motiv di suo padre erano “LA VITA E’ BREVE “ E “L’UOMO E’ CATTIVO”(1)e se questi non sono stati che giustificazioni per essere stato fascista, se la partecipazione di Cassola alla resistenza in Berignone sfocia nel colloquio con un partigiano morto nei termini che ora riporto, allora credo sia il tempo di riproporre ,anche a livello critico, la sua eccezionale attualità politico- esistenziale.

“Ripenso spesso ai partigiani morti. Ho immaginari colloqui con loro. Per consolarne uno, ho la malaugurata idea di parlargli del presente: gli dico che presto li raggiungeremo nel regno delle ombre. Scuote il capo: “non è per questo che avevamo combattuto. Tanto valeva fare come i nostri coetanei, che sono rimasti a casa finchè non ci hanno liberato”.”Sì, è stato tutto inutile”dico io.

“ A pensarci bene, è stato inutile qualsiasi atto di vita: anche il tuo, che hai perso tempo a ricrearla.”

“ Non sono stato capito. S’è visto in me il campione di letteratura che intendeva sottrarsi agli obblighi che la vita via via c’impone quando io, la vita, volevo celebrarla. Mi consolavo pensando che sarei stato capito in futuro. Purtroppo non c’è nessun futuro per il genere umano.”

“Allora è inutile la catena della vita se deve bruscamente interrompersi? Nessuno ce l’aveva prospettato. Nemmeno tu, che venivi a parlarci di libertà quando avresti dovuto parlarci della pura e semplice sopravvivenza.”

“E’ vero” Ammetto. “Facevo anch’io questione di un valore-di un valore diverso da quello che sostenevate voi- e non m’accorgevo che era in gioco qualcosa di molto più elementare: il diritto alla vita che compete a tutti gli uomini, presenti, passati e futuri, per il solo fatto che sono uomini.”

“Dicci perchè sei così pessimista.”

“A voi stava a cuore solo il miglioramento della vita. Così vi avevano fatto credere. Anche a me avevano fatto credere qualcosa del genere. Non mi sembrava che si potesse vivere in un mondo senza libertà,come a voi non sembrava possibile vivere in un mondo senza giustizia: mentre era la semplice vita, comunque fosse, che avremmo dovuto mettere al sicuro..Ciò che un tempo era affidato alla gente semplice, a coloro che vivono senza riflettere, a quelli che io ho chiamato gli antagonisti,era diventato il principale problema politico.”(2)

Paolo Fidanzi

(1) La letteratura Italiana-E.Siciliano Curcio Editore

(2)Carlo Cassola -Mio Padre- Rizzoli 1983 pag 95

(3)Carlo Cassola – Colloquio con le ombre-Rizzoli 1982 pag 12-13-14

POESIA COME TESTIMONIANZA E CANTO

Difficile spiegare cos’è la poesia se non addirittura impossibile. Non resta che esprimere la propria idea di getto, intuitivamente, come fosse poesia quando se ne se avverte l’urgenza. Non un linguaggio ma una sintesi concentrata,zip,di avvenimenti che esplodono in un crogiolo di pensieri e di colori ,di note musicali e di figure geometriche . E’ un vento buono di accoglienza e autentico rifiuto. Una serie di “pannel” visivi auditivi che entrano nel sistema conoscitivo umano e lo trasformano , creando dal tutto un particolare ritmo e percorso di senso .Un ascolto sopra la media che rende a tutti giustizia delle dimenticanze sociali, delle storture comportamentali che corrompono la bontà umana e la trasformano in disonestà intellettuale.
La poesia può essere una piccola bomba d’acqua, seppur creata artificialmente, che scuote l’individuo dal torpore e dall’indifferenza, e assume il ruolo del colpo in testa che una buona lettura deve somministrare al lettore sprovveduto , come ci dice Kafka.

Paolo Fidanzi

MARE POCO MOSSO, poesia di Paolo Fidanzi che parla della sua arte; un Aiku “sfigurato” di una sua pittura

Dice Paolo Fidanzi del suo far poesia….clicca sul link:

FIDANZI_MARE POCO MOSSO_POESIA

 

MARE POCO MOSSO

Lame di luce.

Specchi alla deriva.

C’e’ sempre una vela all’orizzonte

che s’inarca.

Passa veloce

e presto si nasconde alla tua vista.

Anela il canto

il giovane gabbiano che s’avvita

nell’onda piccola e cresputa.

Corre la vita

e il mondo si rannicchia

dove il destino ormeggia la sua barca.

Paolo Fidanzi

01/09/2015

SFIGURIAMO UN AIKU PER UNA PITTURA DI P. FIDANZI

A cura di Anonimo

 

E’ Autunno.

Sottili veli di nebbia nascondono

anche l’isola senza nome

 

e la mia…

 

è questa figura

che oscura se ne va

nella pioggia.

(Pittura esposta nella sala della famiglia Pistoia)