SULL’ANALISI DELLA POESIA, post aperto a vari interventi (P. Pistoia, R. Veracini, G. Scarciglia, M. Maggi, G. Conte, ed altri); a cura di Piero Pistoia

da continuare…

RIFLESSIONI SULL’ANALISI DELLA POESIA

di Piero Pistoia

Per cogliere l’essenza di una poesia (o di un’opera d’arte in generale) è forse indispensabile calarla nella sua storia? E’ forse necessario sezionarla come fanno i retori, con i loro strumenti sofisticati e taglienti, rendendo estrinseci il ritmo, il metro, le rispondenze e le rime, le metafore che abbracciano, gli accordi di colori e di toni, le simmetrie, le armonie,…Tali aspetti consapevolizzati non acquistano forse significati accidentali e falsi, rompendo di fatto l’unità dell’intuizione poetica? E’ possibile capire una poesia senza conoscere niente del poeta, niente del background culturale in cui è sorta, niente degli strumenti e dei simboli linguistici usati? I grandi artisti non “…trascendono forse il tempo, le società e se medesimi in quanto uomini pratici (R Croce, Breviario di estetica, Laterza,1954, pag 136”? “Dare al contenuto sentimentale la forma artistica”, non “è dargli insieme l’impronta della Totalità, l’afflato cosmico”?

Forse alcune risposte si potranno trovare nei commenti sperimentali personali alla poesia di R. Jeffers, e alla poesia di Milosz scritti da Susanna Trentini, riportati su questo blog.

Un analogo esperimento continuerà con la stessa autrice su Montale ‘Ho sceso, dandoti il braccio’

Un altro  dei commenti che riflette le nostre aspettative e meglio risponde ai nostri criteri (da prendere come esempio lapalissiano di efficace presentazione di un’opera d’arte) è il sublime commento del poeta Veracini relativo alla poesia di W. Szymborska, ‘Un appunto’, in cui esplodono i punti emotivi nel raccontare un ‘appunto’ di vita. Lo stesso poeta-pittore Fidanzi commenta un’altra poesia di Wislawa con una sua poesia personale e ‘commenta’ Guernica di Picasso, cioè una pittura, con tre  musiche in successione: sinfonia di Shostokovich, serenade di Shubert, fuga di Bach.

Qualsiasi manifestazione artistica può essere commentata efficacemente soltanto con  un’analoga forma di arte o anche con altre tipologie artistiche? (per es., una pittura commentata con una poesia o con una musica o con svariate altre combinazioni). Controllare su questo blog.  Ciò che è altro da una amplificazione del sentimento e dell’emozione,  anche se fondato sulla storia e sul simbolo e per molti forse anche necessario, ma certamente non sufficiente, si potrà situare alla ‘cornice’ della zona ‘calda’ del commento, la sola agganciata al futuro lontano.

 

 

UN BREVE SENTIRE
del Dott. prof. Roberto Veracini

veracini1

I Testi seguenti sono rivisitati da ‘Il Sillabario’

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FIGURE RETORICHE del dott. prof. Maurizio Maggi

Leggere l’art. cliccando su:

ANALISI_POESIE in pdf

Altrimenti continuare…

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Dott. Prof. Maurizio Maggi

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POESIE DI “COSE” DEL MITO di G. CONTE, P. FIDANZI, P. PISTOIA, F. GHERARDINI

Curriculum di piero pistoia:

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RONDINI ED UNICORNI

Oggi,
la solita rondine
 fa due volte il giro
del pilastro di casa.
Due volte.
Quella del quindicesimo nido
sotto la gronda.
Da est.
L’unica di centinaia
che sbrillano in aria
davanti alla porta.
Da primavera.

Per compiacermi?
Un messaggio?
Un presagio?
Un volo complice?
Mi piace pensarlo.
Dal mondo autistico degli umani.

Oggi
mi sento
di incontrare unicorni.
Nel grano assolato
della valle.
E Pan
che zufola eterno
Ninfe
in nubi di polline.
E Venere nel mirto stellato.
E….

Ma ecco…
ancora un messaggio!

Alzo stupito
due dita aperte:
Hasta la victoria”.
Siiiiieempre”
sibila lei in volo.

Piero Pistoia

Foto del Mirto di Antonio Romano Liscia

mirto in fiore

…E Venere nel mirto stellato.

Piero Pistoia

SE RITORNANO GLI DEI…

“Chi non ha visto Poseidone, non conosce il mare. Chi non ha visto le Amadriadi, le Oreadi, le Naiadi almeno una volta non conosce gli alberi, nè i castagni dei boschi, né i tigli dei viali di città e non sa che cosa siano le montagne, quelle che precipitano rocciose fra i pini e quelle dei ghiacci perenni,nè i corsi d’acqua, il torrente tormentato dai rovi e dagli scogli e l’ampio fluire del fiume. Un segno mitico dà forma alla natura e crea il legame fra la sua essenza e la nostra: senza mito, essa diviene quell’informe scenario, quel gran magazzino da cui la nostra città si è approvvigionata senza amore e senza venerazione per secoli, lasciando soltanto la poesia a riparare e a dar rifugio agli dèi in esilio.

Con la morte di Pan, con la cacciata di Priapo dagli orti, delle Ninfe dalle foreste, di Artemide dalla luna e di Apollo dal sole, la Natura perde la sua forza vivente, fatta di luci, di profumi, di colori, di sapori, di panico, di esultanza, di bellezza. Gli alberi diventano soltanto alberi, le pietre soltanto pietre, le onde soltanto onde. Allora la natura non ci parla più, le energie viventi della terra, del mare, del cielo non hanno più forma né nome. Allora i cervi, i salmoni, le allodole sono davvero in pericolo.

Ma se ritorna il mito, ritornano l’anima e l’incanto; se ritorna Pan, porta con sé le altre divinità della Natura. Quando Pan è vivo, ci dice James Hillman, allora anche la Natura lo è. Così noi udiamo, la notte, sui rami di un pino, lo stridìo di una civetta e sappiamo che è Atena, vediamo il mattino sulla riva del mare un guscio di conchiglia e diciamo: è Afrodite”

 Da GIUSEPPE CONTE, “Il Passaggio di Ermes”,Ponte alle Grazie, 1999 pagg,62-63

 

TORNATO E’ IL TEMPO DEGLI DEI

Tornato è il tempo degli dèi.

Guarda!

Dove il leccio scuro
fa ombra greve su ruderi antichi
nasconde il muschio
la polvere del tempo.
Osserva!
Polvere fine, sconnessa.
Sono i ricordi.
Come rena macinati.
Gioie passioni dolori.
Cadaveri dello spirito.
Io’ disgregati.
Polvere fine scivola fra le dita.
Nella mente degli dèi.

E’ questo il posto!

Dove l’edera tenace
striscia geometrie impossibili
con lo stolone del pruno
nel verde tiepido
della nepitella odorosa,
florida come mai
e la vetriola diversa
fra sassi muschiosi
e la menta acuta
lancia fregi distorti
secondo cifre inesistenti
mentre a sprazzi
appare terra nuda acida nera,
zona d’ombra del reale –
lì abitano gli dèi!

Guarda!

Quel mucchio di pietre,
mai da umano sfiorate,
anima piccoli esseri:
ragni, lucertole, scarabei, formiche…    porcellio zigrinato2
e l’antico isopode,
il Porcèllio zigrinato …
il cerchio, la freccia e l’arco.    
                                                 porcellio zigrinato

Messaggeri
dello strano giardino dei sassi.
Messaggeri degli dèi!

E’ tempo!
Dai loculi delle città di cemento
in cerca di luoghi sacri.
Posto segreto dei bimbi.
Mappa della Terra del Sogno.             porcellio zigrinato1

Crostaceo: Armadillium vulgare

Foto da internet: Iblea s.r.l.

 Piero Pistoia

UN BREVE PENSIERO IN PARTICOLARE SULLA PRECEDENTE POESIA   dott. prof. Francesco Gherardini

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E_MAIL di PAOLO FIDANZI

Cari amici, leggo di nuovo il sillabario, mi piace la bella foto collinare, tutti vedono le nostre colline, ma solo qualcuno ha provato a dipingerle. Vi manderò alcune foto. Non trovo più la mail di Pierfrancesco, anzi prima che ci incontriamo anche con Roberto potrei riaverla?L’idea mi è sembrata buona e i contenuti suggestivi con forti richiami di scienza che in gran parte non capisco e penso di non essere neppure in grado di affrontare un approccio conoscitivo. Riferimenti al mito invece mi affascinano, non a caso conobbi G.Conte nel lontano 1979 e rimasi colpito dalla sua raccolta “l’ultimo aprile bianco”, la poesia “figlia del sole e di perseide”: il dio cigno il dio toro il cinghiale/che baciò Adone nel loteto e lo uccise, Parsifae/parlò e un gatto più che miagolare rise/scuotendo le rugiade che si chiamano occhi…. le grandi mareggiate sono lontane e sono il deserto..” e ancora: APRILE CHE RITORNA E CHE CONSUMA NEI/GIARDINI DI GINESTRE E ACANTI, NEI/ VOLI DI PASSERI INVISIBILI E NEI CALENDARI/ APRILE CHE SGRETOLA CHE VERSA DALLE TIEPIDE/FOCI LE NUOVE NUVOLE SULLE/ SUE CARTE ANTICHE RIDISEGNA/LE ROTTE PER LE MILLE CHIGLIE DORATE_CHE/SI POSA IN QUESTA PIEGA DELLA CARENTE /EUROPA SU SCALINATE BIANCHE PALMIZI E ACQUITRINI…….. ABBIAMO SCAVATO LE MONTAGNE, GETTATO PONTI, CHE/COSA SARA’ DOMANI DI NOI?/APRILE SA /RITORNARE, ORA CONSUMA, IMBEVE I GIORNI COME/L’ACQUA FA DELLA SABBIA MORTA SPINGE I/CESPUGLI DI MARGHERITE AD AFFIORARE A ALZARE/ FITTE INGIGANTITE CORONE….”E ANCORA:”IO MEDUSA, QUELLO/PRIMA CHE IL MATTINO FOSSE ACCESO ED ERA/SEMPRE IL MATTINO, IO MATTINO, PRIMA CHE/ AMARE FOSSE AMARE IN DUE, AMARE IL DIO, IO /DIO,FARE SECCARE GLI ALBERI, SPEGNERE I FISCHI/I FLAUTI CHE SI DOVEVANO SUONARE E/DISTRUGGERE… UN SOGNO FIORISCE ANCORA IN BASSO DOVE/NON SI POTEVA CREDERE AD ALTRE FIORITURE, UN/PINO MARITTIMO PIEGATO DA TEMPESTE / ARCAICHE GENERO’ ALBE….

E’ UNA POESIA SCRITTA A S. GIMIGNANO NEL 1977 SEMPRE DA CONTE CHE DICE: QUADRIGA CHE SALE DAL MARE, CAVALLI/DI MARE E ALABASTRO, DAL LUNGO/COLLO SQUAMOSO, DELFINI COMETE CHE VANNO/
SULL’ORLO DEL MARE./QUADRIGA IL CUI VIAGGIO E’ TORNARE./DAI POZZI SEPOLTI SALGONO MOSTRI, DEMONI ALATI,” E ANCORA.., ma oltre la poesia, da cui mi sono fatto prendere forse troppo a lungo in questa occasione, colgo il tempo di un nuovo modo di comunicare e la necessità di un’espressione autentica e libera da paletti editoriali. Ho da proporre alcuni miei haiku inseriti in un progetto di ricerca espressiva pittorica che tende verso una nuova metafisica.
Un saluto e a presto.
paolo fidanzi