SENSO COMUNE E CULTURA SCIENTIFICA PARTECIPATA: i saperi preposti alle scelte; riflessioni sopra le righe; a cura di Piero Pistoia

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SENSO COMUNE E CULTURA SCIENTIFICA PARTECIPATA: i saperi preposti alle scelte, riflessioni sopra le righe; a cura del dott. Piero Pistoia

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Per proporre all’attenzione del lettore alcuni dei saperi sopra accennati di notevole potenza investigativa sui dati storici, onde poter gettare uno sguardo sul futuro, cosa utile per la partecipazione e quindi per la libertà, rimandiamo a riflessioni su posts di questo blog che concernono l’analisi dei dati di serie storiche con la statistica ed il computer e in particolare l’analisi di Fourier, con il periogramma.

BIBLIOGRAFIA E NOTE

BIBLIOGRAFIA

 

 

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IL CANE, IL LUPO ED IL BASTARDO E I SISTEMI DI RIFERIMENTO del dott. Piero Pistoia

Curriculum di piero pistoia:

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IL CANE, IL LUPO, IL BASTARDO E I SISTEMI DI RIFERIMENTO
del dott. prof. Piero Pistoia (vers. rivisitata)

Ancora da precisare

La crisi della ragione classica esplose improvvisa all’inizio del secolo, dal dibattito sui fondamenti della geometria e della meccanica (Relatività e Meccanica Quantistica). Essa portò all’esigenza di recuperare processi razionali tali da fornire nel futuro un sapere più rigoroso e vigilato.
Sembrò allora che l’empirico fosse l’ambiente di ricerca più solido e stabile. Si individuarono così metodologie che salvaguardassero la massima fedeltà all’empirico e impedissero l’immissione, consapevole o inconsapevole, di elementi meta-empirici.
Innumerevoli furono i pensatori che si cimentarono in questo obiettivo (Circolo di Vienna e zone limitrofe), finchè, con Popper e il processo logico della falsificazione, sembrò risolto definitivamente il problema di costruire l’edificio razionale della conoscenza. Ma come affermava Hegel, quando tutto sembra chiarito, lo Spirito inizia a negare l’Intelletto e l’edificio così solido si incrina lasciando il passo alla forza vitale. La dimensione umana, coi paradigmi sociali (Kuhn) o con le aspettative dei ricercatori (Lakatos), si appropria di nuovo dell’attività della conoscenza (1).

Il vero profeta però della Nuova Alleanza uomo-natura è Feyerabend.
Feyerabend afferma, al fine di propagandare le proprie posizioni anarchiche, che quando si è ricevuto una rigida educazione generale alle regole del razionalismo dogmatico o critico o di altra natura, è facile che la ragione vinca. E’ infatti difficile e forse impossibile mettere in discussione il valore dell’argomentazione logica: i cani domestici si accucciano più prontamente delle loro controparti anarchiche (i lupi). Che ne sa il cane domestico del lupo? Obbedirà semplicemente al padrone di sempre a fronte di scelte verso libertà incomprese e del tutto mitiche  (2).
Ma forse Feyerabend aveva dimenticato il cane bastardo, che, pur domestico, non è così prevedibile nelle risposte e, sempre sotto metafora, riassume meglio il comportamento di chi si appresta alla conoscenza secondo le nuove tendenze.
E’ il bastardo infatti che può muoversi a zig zag  come l’ubriaco fra opposte posizioni e sistemi di riferimento, individuando forse la direzione giusta intravista nella nebbiosa e vaga atmosfera di chi si appresta alla conoscenza. Talora le oscillazioni si smorzano  con i tentativi intorno alla direzione più probabile, come nei processi matematici della “iterazione” o nei processi in cui la freccia mira al bersaglio (fenomeni stocastici). Gli spostamenti ora toccano da una parte un universo materialistico e deterministico, dove il complesso si esaurisce nelle parti (3), sotto il bisturi di una ragione grossolana (regno del cane domestico), ora dall’altra lambiscono l’Universo degli Stati Instabili (4), dove il caos è capace di organizzarsi spontaneamente su strutture dissipative e il  Caso è il caso (random) e la Necessità riguarda il distaccarsi necessario dalla zona di equilibrio, contro le ragioni del passato. Allora gli oggetti somigliano a fiamme, a vortici, alla vita stessa libera e indeterminata. Dove gli eventi saranno toccati dalle oscillazioni più improbabili, si sconfina nel non-dicibile, a cogliere le essenze più profonde dell’Essere, dove il mistico e il magico fanno da padroni  e le forze di libertà trovano le loro maggiori energie (il regno del lupo). L’oggetto si fa analogo ad una pozzanghera di fango, dove sono cadute alcune gemme razionali e a intervalli si aprono  e si richiudono bolle oscure indicibili attraverso le quali è possibile gettare uno sguardo rapido nelle zone più profonde. L’osservatore previlegiato sarà allora lo Scienziato-artista, lo Scienziato-mistico, lo Scienziato-stregone. Solo allora si riconquisterà la comprensione istintiva della vita e del nostro posto all’interno dell’Universo.

Come l’uomo di Bergson (5), il bastardo si pone contro una ragione, che distaccatasi dalle fonti della vita, ha creato al di sopra di essa e al di là, un tessuto di schemi e formule, costruendo un universo artificiale della “separazione” e della ‘semplificazione’, che vomita continuamente spazzatura, depredando  energia alla vita del Cosmo e “il cui cicaleccio è talmente assordante da farsi udire fin ai limiti dell’Universo” (6).

Come l’uomo di Bergson, il bastardo procede verso un nuovo razionalismo (7) che contemperi e rinsaldi vicendevolmente intuizione-istinto e ragione: una ragione che si riconcili con la vita e con l’Universo; qualcosa di più che la Nuova Alleanza di Prigogine (4).

Il bastardo è l’uomo eletto che riassume tutta la memoria del mondo
lanciandola verso il futuro in una esplosione di innumerevoli e contrastanti indirizzi, ognuno dei quali si pone come una vera e propria opera d’arte, nel campo della scienza, del sociale e della vita.

E’ il bastardo l’uomo che riassume,  a fascio, le molteplici tradizioni e punti di vista, dal passato primordiale al presente, l’uomo anarchico di Feyerabend, l’uomo che, nel processo conoscitivo, non disdegna l’argomentazione critica, ma neppure la voce dello sciamano, dell’artista e del mistico – riconosce ancora il padrone, ma non gli obbedisce fino in fondo.

La personalità plurima e la proliferazione dei punti di vista
indeboliscono la consapevolezza dell’Io, la cui esistenza per secoli è sfuggita alla logica. Si prepara così l’Io alla meraviglia di fronte alla Natura, diminuendo i rischi e le  tensioni psicologiche e spirituali (8), all’estasi geneticamente adattiva e alla contemplazione dell’Universo di cui facciamo parte inscindibile, riscoprendo il potere dell’istinto.

Indebolire l’Io significa fratellanza, sensibilità verso il cosmo
(BIOFILIA ESTESA): la curiosità diventa conoscenza partecipata e coinvolgente (1) aprendo la via magica alla scoperta essenziale.

Indebolire l’Io significa rifiutare almeno in parte i vantaggi esosi del nostro mondo artificiale della “separazione”, dove il Tutto si esaurisce nelle parti, risentendo come fenomeni naturali il dolore e la morte che l’Io dominante ha tenuto in una considerazione quasi oscena. E’ facile allora per il bastardo vedere il nostro Pianeta come un organismo vivente (6) e forse anche lo stesso Universo nel suo complesso (9) e, a guisa delle remote tradizioni, associare Dio all’Universo stesso in qualche modo.

Indebolire l’io significa sdrammatizzare la vita e la morte, diminuire la corsa sfrenata della nostra civiltà, riconsiderare il giudizio sul bene e sul male, sul falso e sul vero, sull’operare del giusto e del malvagio. L’Io a più sistemi di riferimento è l’Io che potrà capire e, se necessario, salvare (o salvarsi da?) l’Organismo-Universo, potendo riascoltare di nuovo la voce, da tempo assopita, degli dei, riattivando la camera destra del cervello (1) da tempo immemorabile disattivata.

Il Male come il Bene è parte della vita proprio come fu parte della
Creazione; certamente non gli si dà il benvenuto e lo si deve limitare, ma si deve anche lasciarlo sopravvivere nel suo dominio, perchè nessuno è in grado di dire quanto bene ci sia ancora in esso e in che misura la presenza del Bene sia legata ai crimini storici più atroci (10). “Multae utilitates impedirentur  si omnia peccata districate proibentur (San Tommaso)” in cui riecheggia il pensiero dell’oscuro Eraclito col suo concetto di “enantiodromia” (vedere il post relativo).

PROF.     PIERO PISTOIA

1 – O.TOBISCO “La crisi dei fondamenti” Borla, 1984

2 – P.K.FEYERABEND “Contro il Metodo” Lampugnani Nigri, 1973

3 – J.MONOD “Il Caso e la Necessit…” Mondadori, 1970

4 – I.PROGOGINE “La Nuova Alleanza” Einaudi, 1981

5 – H.BERGSON “L’Evoluzione Creatrice” Dall’Oglio, 1991

6 – J.LOVELOCK “Le Nuove Età di Gaia” Bollati-Boringhieri, 1991

7 – G.DE RUGGERO “Filosofi del Novecento” Laterza, 1958

8 – E.O.WILSON “The diversity of the life” sintesi da PANORAMA, 03-01-1993

9 – P.DAVIS “Il Cosmo Intelligente” Mondadori, 1990

10- P.K.FEYERABEND “Addio alla Ragione” Armando, 1990.

Ancora da precisare