SONO TARGATO LIVORNO 1912 (CAPRONI, LA CITTA’, LA MADRE); del dott. prof. Roberto Veracini

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Sono targato Livorno 1912

(Caproni, la città, la madre)

Dott. Prof. Roberto Veracini

Tutta la sezione dei “Versi livornesi” di Giorgio Caproni (nel “Seme del piangere”, 1959) è una descrizione di Livorno attraverso la presenza essenziale, fortissima di Anna Picchi, la madre del poeta.

A Livorno Caproni vive fino all’età di dieci anni: è quindi il luogo dell’infanzia – la targa della sua vita, come dice in uno scritto autobiografico, “Luoghi della mia vita e notizie della mia poesia” – e come tale acquista una dimensione unica; nei “Versi livornesi” scorrono come in un film le immagini di una città viva e popolare, le barche, il mare (“Livorno, quando lei passava,/ d’aria e di barche odorava.”), i Fossi (“La notte, lungo i Fossi,/ quanti cocomeri rossi”; “Ragazzi in pantaloni corti,/ e magri, lungo i Fossi,/ aizzandosi per nome/ giocavano, a pallone”), il porto (“La stanza dove lavorava/ tutta di porto odorava”, Corso Amedeo (“Tutto Cors’Amedeo,/ sentendola, si destava.”), Via Palestro (“Prendeva a passo svelto,/ dritta, per la Via Palestro,/ e chi di lei più viva,/ allora, in tant’aria nativa?”), il Voltone (“Sperduto sul Voltone,/ o nel buio d’un portone,/ che lacrime nel bambino/ che, debole come un cerino,/ tutto l’intero giorno/ aveva girato Livorno!”)… Ma è Annina che, pedalando incontro al vento, con la sua bicicletta azzurra, illumina ogni cosa (“Ma come s’illuminava/ la strada dove lei passava!”), crea una città, un paesaggio (“Livorno le si apriva/ tutta, vezzeggiativa:/ Livorno tutta invenzione/ nel sussurrare il suo nome”), rivela presenze nascoste, apparentemente insignificanti, quotidiane, anima la vita tutt’intorno, come un’autentica musa dell’esistenza.

Il mito popolare di Annina si fonde con il mito di Livorno, città dell’infanzia e del primo stupore, luogo ricorrente nella memoria poetica di Caproni. Ma la città vive e si nutre del personaggio-Annina, è una sua proiezione, come se fosse ad esso funzionale.

Come sempre, in Caproni, la condizione umana prevale sugli elementi pittorici, la personalità della ragazza di Livorno che “volava in bicicletta” conquista ogni spazio, ogni luogo fisico e poetico: dai Fossi al Cisternone, tutto passa attraverso la sua bicicletta in corsa, il paesaggio, le persone, le cose vivono di luce riflessa, filtrate dalla semplice, straordinaria magia della sua presenza viva e folgorante. Anna Picchi è Livorno, e la città si muove con lei, respira con lei, si rivela attraverso lei.

I “Versi livornesi” sono, per Caproni, un monumento alla madre e alla città. Livorno emana interamente dalla figura prorompente di Anna Picchi, dal suo sgonnellare fiero, dalla sua camicetta al vento: diviene quindi la città-madre, il sogno impossibile perché perduto per sempre, l’eterna nostalgia trasformata in canto.

Roberto Veracini

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