RIFLESSIONI SU CARLO CASSOLA dott. Paolo Fidanzi

Sollecitato dall’iniziativa del treno letterario Volterra-Cecina, mi vengono alcune riflessioni su Carlo Cassola. Auto-escludendomi dalla ridda di critici accreditati a parlare della sua poetica e della sua storia mi sovviene un ricordo del 1980. Andai a trovarlo nella sua villa di Donoratico con sotto braccio una cartellina di poesie. Stavo facendo il “militare” a Livorno e Cassola ,mi pare,era già presidente della Lega per il Disarmo Unilaterale. Fui accolto con la speranza di leggere nei miei versi un seme della sua nuova passione, forse ideologia. E in parte credo, l’accontentai. Fuori piovigginava e Cassola si soffermò sull’incipit di una poesia di Montale :-Piove…..-

Non chiesi a quale poesia si riferisse. Forse a “Piove” della raccolta “SATURA”. Parlò soprattutto lui, mentre la moglie Pola , scendendo da una grande scala che portava al piano superiore della villa, ci portò qualcosa da bere. Cassola mi chiese se avessi letto il suo romanzo “L’ANTAGONISTA”. Se non lo avessi letto mi invitò a farlo poichè lo riteneva il più significativo

per capire il suo discorso letterario ed umano. Ci salutammo e in seguito i nostri contatti furono solo epistolari. Gli inviai anche un mio racconto fantastico ma la sua risposta fu diplomatica. Effettivamente la malattia che lo colpì gli tolse anche la capacità di scrivere e di lavorare serenamente. Non a caso qualche anno dopo morì.

Non so per quale motivo si cerchi in Cassola e la si evochi , seppur a ragione, solo quella che Enzo Siciliano definiva “la convinzione che in un luogo geografico, o in un ambiente sociale, sia incarnato lo spirito assoluto del mondo”

Considerato il nostro tempo così carico di contraddizioni e di paradossi , così disperatamente estraneo ad una qualsiasi forma misericordiosa laica della specie umana, penso che una riflessione si possa fare sulla sua posizione bizzarra quanto ossessiva assunta riguardo alla nostra sicura autodistruzione ad opera degli armamenti nucleari e delle guerre .

Ora leggendo gli ultimi suoi libri, in particolare “MIO PADRE” e “COLLOQUIO CON LE OMBRE”,si avverte in Cassola maturo la volontà di fare chiarezza sul suo bisogno di mettere in prima fila i propri antagonismi , più che antagonisti, come lui ama definirli, mascherandone le forme con molti dei suoi personaggi e con le sue dichiarate posizioni politiche.

Se i leit-motiv di suo padre erano “LA VITA E’ BREVE “ E “L’UOMO E’ CATTIVO”(1)e se questi non sono stati che giustificazioni per essere stato fascista, se la partecipazione di Cassola alla resistenza in Berignone sfocia nel colloquio con un partigiano morto nei termini che ora riporto, allora credo sia il tempo di riproporre ,anche a livello critico, la sua eccezionale attualità politico- esistenziale.

“Ripenso spesso ai partigiani morti. Ho immaginari colloqui con loro. Per consolarne uno, ho la malaugurata idea di parlargli del presente: gli dico che presto li raggiungeremo nel regno delle ombre. Scuote il capo: “non è per questo che avevamo combattuto. Tanto valeva fare come i nostri coetanei, che sono rimasti a casa finchè non ci hanno liberato”.”Sì, è stato tutto inutile”dico io.

“ A pensarci bene, è stato inutile qualsiasi atto di vita: anche il tuo, che hai perso tempo a ricrearla.”

“ Non sono stato capito. S’è visto in me il campione di letteratura che intendeva sottrarsi agli obblighi che la vita via via c’impone quando io, la vita, volevo celebrarla. Mi consolavo pensando che sarei stato capito in futuro. Purtroppo non c’è nessun futuro per il genere umano.”

“Allora è inutile la catena della vita se deve bruscamente interrompersi? Nessuno ce l’aveva prospettato. Nemmeno tu, che venivi a parlarci di libertà quando avresti dovuto parlarci della pura e semplice sopravvivenza.”

“E’ vero” Ammetto. “Facevo anch’io questione di un valore-di un valore diverso da quello che sostenevate voi- e non m’accorgevo che era in gioco qualcosa di molto più elementare: il diritto alla vita che compete a tutti gli uomini, presenti, passati e futuri, per il solo fatto che sono uomini.”

“Dicci perchè sei così pessimista.”

“A voi stava a cuore solo il miglioramento della vita. Così vi avevano fatto credere. Anche a me avevano fatto credere qualcosa del genere. Non mi sembrava che si potesse vivere in un mondo senza libertà,come a voi non sembrava possibile vivere in un mondo senza giustizia: mentre era la semplice vita, comunque fosse, che avremmo dovuto mettere al sicuro..Ciò che un tempo era affidato alla gente semplice, a coloro che vivono senza riflettere, a quelli che io ho chiamato gli antagonisti,era diventato il principale problema politico.”(2)

Paolo Fidanzi

(1) La letteratura Italiana-E.Siciliano Curcio Editore

(2)Carlo Cassola -Mio Padre- Rizzoli 1983 pag 95

(3)Carlo Cassola – Colloquio con le ombre-Rizzoli 1982 pag 12-13-14

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