RIFLESSIONI NON CONFORMI fauna povera; poesie di Piero Pistoia

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RIFLESSIONI NON CONFORMI di Piero Pistoia

PROLOGO

Non è della ragione, né dei suoi raffinati strumenti di analisi ( logica, matematica, statistica…), né delle sue direttrici operative (tecnologie), recuperare definitivamente i danni dalla Ragione stessa provocati al cosmo, a causa delle sue connaturate attività di “separazione” e “semplificazione”, per non parlare degli altri suoi obiettivi più egoistici e mirati, come l’aumento ad oltranza della qualità della vita, l’accanirsi per un accumulo indiscriminato di risorse a spese dell’energia di tutti …. Né è della ragione formulare catechismi atti a maturare coscienze, onde poter “vedere” gli infiniti nessi che la stessa ragione per sua natura recide. Né è della ragione costruire personalità plurime capaci di “osservare” da una molteplicità di punti di vista o sistemi di riferimento, perchè l’Io Plurimo è un Io debole e la ragione per sua natura attiene ad un Io dominante al centro dell’Universo.

La via che la Ragione intravede non è la Via e ciò che alla ragione appare come insignificante e senza senso, da un diverso sistema di riferimento, potrebbe di fatto risultare enorme, drammatico, determinante.

Qualsiasi azione di un Ente, che non riuscirà mai a cogliere tutti i nessi, sarà molto probabilmente dannosa.

ALCUNE CONSIDERAZIONI ECOLOGICHE

Gli ambientalisti, quelli pedanti (la maggioranza), da tempo si sono preoccupati della sopravvivenza nel nostro ecosistema terra di specie che più coinvolgono le emozioni, la cultura e l’estetica umana e non tengono conto a sufficienza del fatto che in specie dall’inizio della pratica dell’Agricoltura il tasso di estinzione di specie viventi sul pianeta terra è diecimila volte superiore a quello esistente quando la sola attività umana era la caccia e la raccolta.
Parlo della sparizione di centinaia di migliaia di specie di invertebrati (insetti e affini) adibiti alle impollinazioni e di forme ancora più primitive come Acari, Alghe, Fungni e Batteri, vere e proprie valvole che regolano i flussi di energia e di elementi nutritivi agli animali superiori. Si legge che in un metro quadro di pascolo si possono trovano più di centomila esseri di questo tipo e in un grammo di suolo di bosco anche milioni di batteri e funghi!
D’altra parte gli agricoltori orientati verso le monoculture, con le loro armi micidiali con probabilità uno di colpire l’obbiettivo (vermi, insetti, erbacce e tutta la fauna povera insomma), regolarmente autorizzati, hanno costruito dovunque (eccetto sul cemento) deserti artificiali ed asettici, organizzati a perdita d’occhio in monoculture pur ordinate e gradevoli per l’estetica umana, ma in cui non vivono né si vedono muovere altri animali eccetto il contadino (e talora qualche attonito cacciatore di passaggio col fucile sulle spalle). Così i contadini con le loro degradate culture agricole, insieme agli allevatori con i loro sudici branchi di pecore, bovini e polli, gli sgraziati capanni di lastre metalliche e i macchinari puzzolenti e rumorosi hanno trasformato la campagna in un immenso cimitero di spoglie di animali e vegetali appartenenti all’Universo!
Chi, nel corso degli anni, ha avuto occasione o interesse di osservare i campi arati sui declivi dei nostri colli nel periodo dei maggesi, avrà certamente notato continui cambiamenti. Ferite sono apparse dov’erano i fossi alberati e cespugliosi, o alberi isolati nei campi, o argini di separazione, rigogliosi di cisti e ginestre, spianati ormai dalle ruspe. E’ l’estesa situazione degradata che controlla il punto di vista, spostando gli interessi per mantenere ed espandere se stessa.

E’ ormai urgente riuscire a maturare una sensibilità verso il Cosmo nelle giovani generazioni (BIOFILIA ESTESA) e sembra che catechismi e precetti razionali non siano conformi e la Scuola ha ben altro da pensare in questo mondo globalizzato di ragionieri! Noi crediamo che un tentativo possa essere riscoperto in quelle discipline che una volta creavano vibrazioni emotive nel profondo dell’uomo attivando riti e archetipi; mi riferisco all’arte e in particolare alla poesia insegnata senza tanti strutturalismi come viene invece comunicata oggi.

In proposito vorrei proporre, come primo tentativo ed esempio, una poesia (si fa per dire!), certamente banale, ma da me scritta.

FAUNA POVERA

Fiche
glabre
allungate
dolenti
aprono
gradienti nei colli,
laddove di vita
fremeva il cespuglio
e l’albero
ondeggiava nel fosso.

Labbra beanti
schiudono aride
l’urlo muto
di faune povere,
silenti,
infime creature,
anima del mondo.
Micro-forme frattali,
inumane,
a milioni,
perdute
nella cicatrice dei colli
piaga di ruspe

L’anima spolvera
persa nei maggesi
il grido
nel sasso,
nella zolla.

Non si dice
del variante fringuello,
né del superbo falco,
cacciatore d’allodola:
l’estetica umana
fallisce
dove l’orrido nasconde
bellezza ed energia
di un Creatore diverso.

EPILOGO

Mi ricordo che mezzo secolo fa la nostra campagna era ancora una grande opera d’arte ed aveva quasi il carattere sacro e mistico che si attribuisce alle cattedrali, alla musica, alla poesia, all’arte.

E’ tempo di di ritornare a sollevare gli occhi al cielo, di tornare a guardare i tramonti ed i paesaggi dove acqua cristallina serpeggia nel verde fra alberi radi (l’antica savana della nostra infanzia come specie), impressi come archetipi evolutivi; è tempo di ritornare a meravigliarci e rabbrividire davanti ai misteri e ai riti che ci appresta ancora per poco la Natura.

E’ il balbettare ‘Sillabe’ del verso e non lo scoprire la ‘Parola’, che evoca significati profondi del Cosmo! (Quasimodo, “Parola”)

(Piero Pistoia)

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